RICEVIAMO DALLA SENATRICE PD VALERIA FEDELI

Inserito da casoledelsa il 23 Giugno 2016

ANALISI DEL VOTO AMMINISTRATIVO .

Con i ballottaggi di domenica si sono concluse le elezioni amministrative, e nel quadro molto articolato che emerge possiamo dire che il Partito Democratico ha perso nelle sfide più importanti contro il M5S, come a Roma e Torino, e ha vinto in quelle contro il centro destra, come a Bologna e Milano, dove Beppe Sala ha saputo puntare sugli obiettivi chiari e concreti con cui realizzare una città “sempre più inclusiva, aperta, internazionale”.

Indubbiamente i dati più emblematici della sconfitta del Partito Democratico sono quelli registrati a Roma e Torino. Nel primo caso l’esito era in buona parte prevedibile, perché nonostante l’alta qualità della squadra messa in campo dal candidato Roberto Giachetti, e nonostante il suo programma di governo della città serio, aggiornato e innovativo, sapevamo di uscire dalle difficili esperienze degli scandali di “mafia capitale” e delle dimissioni di Ignazio Marino. Una situazione che ha favorito la candidata del M5S indipendentemente dalle sue proposte, poche e confuse, e che molto si discosta da quanto accaduto a Torino, dove il risultato elettorale era molto meno prevedibile; il buon governo della giunta Fassino era riconosciuto ampiamente anche da osservatori non riconducibili al centrosinistra, ed è chiaro che a prevalere è stata la scelta dei partiti e degli elettori di centrodestra di votare il M5S contro il PD.

Questa è la dinamica di ciò che accade ogni volta in cui, in un contesto fortemente tripolare, due poli si uniscono per far perdere il terzo: dai voti di Casapound a quelli di Forza Italia, da quelli della Lega e di tutte le liste civiche create in funzione anti-PD, il M5S ha potuto raccogliere consensi nei ballottaggi in quantità sufficiente a garantirne il successo, e questo spiega in buona parte perché questi risultati erano poco prevedibili.

È opportuno ora riflettere, fare un’analisi reale e seria di ciò che è avvenuto a partire dalle elezioni del 2013, con la sorpresa del 25% ottenuto dal M5S, consapevoli che il voto è un segnale di malessere più generale rivolto al Partito Democratico oltre che alle singole leadership locali. Le cose fatte dal PD e realizzate grazie al PD sono molte, alcune auspicate dagli elettori e dalle elettrici di centrosinistra da molti anni, eppure paghiamo caro il fatto di non essere più percepiti pienamente come una comunità politica che ascolta, si confronta, e poi decide per il bene del Paese, allora vuol dire che dobbiamo tornare a comunicare un vero progetto politico ai tanti milioni di donne e uomini che in queste elezioni hanno preferito non votare o votare contro il PD. C’é bisogno di una qualità dell’analisi per scegliere come innovare e rilanciare il PD, rivedere ruoli e posizioni nella gestione del potere, ricostruire alleanze locali e radicamento nel territorio, ma anche ridefinire contenuti programmatici che sappiano concretamente rispondere in maniera più profonda i bisogni delle persone e alle domande di cambiamento, in particolare quelle provenienti dal mondo del lavoro, dai giovani, dalle donne, dalle forze produttive, dalle periferie.

Una prima fase della riflessione partirà già da venerdì, in occasione della direzione nazionale convocata da Matteo Renzi, e dovrà proseguire celermente in tutti i nostri opportuni spazi di espressione e decisione, con un focus sulla necessità di un comunità politica più unita nel suo importante pluralismo e capace di rappresentare fino in fondo i propri valori fondativi.

C’è da augurare un buon lavoro ai nuovi sindaci, e da auspicare che sappiano agire nel pieno interesse della collettività e con grande senso di responsabilità. Auguri da rivolgere a tutti loro, e in particolare alle due giovani donne elette alla guida di città importanti come Roma e Torino.

Infine, un ultimo pensiero lo rivolgo alla deputata Helen Joanne Cox, Presidente della Rete delle Donne Laburiste, barbaramente uccisa la settimana scorsa, durante una manifestazione nello Yorkshire, da un fanatico di estrema destra. Era una giovane donna che aveva portato con sé, nel proprio impegno politico, le tante esperienze maturate nelle campagne umanitarie e pacifiste, si batteva contro le discriminazioni e credeva profondamente nell’integrazione europea, per questo era divenuta protagonista della campagna per la permanenza del Regno Unito nella UE. Ho voluto sottoscrivere, insieme ad altri Senatori e Deputati, la dichiarazione di Crisis Action, organizzazione dedicata alla protezione dei civili nelle zone di guerra con la quale Joanne Cox collaborava molto da vicino. Donne e uomini di questa organizzazione si sono dichiarati scioccati “da questo violento attacco alla democrazia e ai nostri valori”, e hanno voluto ricordare Joanne Cox, “attivista, madre e collega infaticabile e compassionevole”, con le sue stesse parole, pronunciate nel suo primo discorso in Parlamento, appena un anno fa: “Pur celebrando la nostra diversità, noi siamo molto più uniti e abbiamo molto più in comune di quante siano le cose che ci dividono”. Parole che mi auguro ciascun parlamentare, anche in Italia, sappia fare proprie e tenere in vita in ogni scelta quotidiana, e che sono la migliore risposta alle provocazioni demagogiche e populiste che mettono insieme destra, Lega e M5S.
Grazie

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70 ANNI DAL DIRITTO DI VOTO ALLE DONNE

Inserito da casoledelsa il 13 Giugno 2016


Serata molto interessante al Palazzo dei Congressi di Casole d’Elsa sui 70 anni del voto alle donne.

Organizzata dalla Conferenza Democratiche Valdelsa e da PD Valdelsa, sono intervenute Livia Turco, Susanna Cenni, Viola Panichi Zalaffi, Serenella Pallecchi, Miriana Bucalossi e Sara Amadei, un grazie a tutte per quello che ci hanno detto e per le emozioni che hanno saputo suscitare.

Più generazioni a confronto che hanno analizzato la questione da diversi punti di vista, ognuna riportando le proprie esperienze e considerazioni e tutte sono arrivate alla conclusione che le donne hanno fatto molte conquiste, “battagliando”, come ha detto Livia Turco, ma ancora tanto resta da fare.

Complimenti a Elsa per come ha condotto la serata. Grazie anche a chi ha organizzato dietro le quinte: Enza e Teri.

Infine grazie a tutti coloro che hanno partecipato, senza i quali la serata non sarebbe stata così ben riuscita.

UNIONE COMUNALE PD CASOLE D’ELSA


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IN RICORDO DI ROBERTO LAPUCCI

Inserito da casoledelsa il 24 Maggio 2016

IL PD DI CASOLE D’ELSA ESPRIME LE PIU’ SENTITE CONDOGLIANZE ALLA FAMIGLIA LAPUCCI

PER LA SCOPARSA DI ROBERTO.

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CONSIGLIO COMUNALE DEL 30-4-2016

Inserito da casoledelsa il 10 Maggio 2016

Consiglio Comunale del 30/04/2016

Consiglio convocato d’urgenza il 28 aprile, per approvare regolamenti e tariffe di TASI, TARI e IMU. Il materiale da visionare era consistente, nei due giorni a disposizione a malapena potevano fare una lettura affrettata e superficiale, per questo abbiamo deciso di abbandonare la seduta in segno di protesta. Fra l’altro la convocazione d’urgenza, pur essendo contemplata nel regolamento, in questo caso, a nostro parere, non è giustificata, in quanto da tempo sapevamo che i suddetti regolamenti e tariffe dovevano essere approvate entro il 30 aprile.

Questo il documento che abbiamo letto in Consiglio:

“Relativamente alla convocazione d’urgenza del Consiglio Comunale ai sensi dell’Art. 36 comma 7 Regolamento del Consiglio Comunale, pervenuta ai Consiglieri il giorno 28/04/2016, con la presente nota intendiamo rappresentare tutto il nostro disappunto in merito alla condotta, adottata da codesta Amministrazione, nel convocare il presente Consiglio.

Non si può non tener conto infatti, che il materiale e gli argomenti oggetto del presente Consiglio Comunale, sono stati resi disponibili appena due giorni prima del Consiglio stesso.

Tenuto conto degli argomenti trattati e del volume del materiale oggetto di discussione, anche al di là della eventuale legittimità di tale convocazione d’urgenza (peraltro la scadenza del 30/04/2016 era nota da tempo), riteniamo politicamente scorretto impedire di fatto ai gruppi di minoranza di poter apportare una seria ed approfondita discussione su argomenti di tale importanza, quali quelli oggetto del presente Ordine del Giorno.

Alla luce di tutto ciò, abbiamo concordemente deciso di abbandonare, in segno di protesta, la seduta.”
GRUPPO CONSILIARE
CENTRO SINISTRA PER CASOLE D’ELSA

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GIORNO DEL RICORDO

Inserito da casoledelsa il 10 Febbraio 2016

UNIONE COMUNALE CASOLE D’ELSA
10 FEBBRAIO 2016
GIORNO DEL RICORDO
Nel corso del settembre-ottobre del 1943 e, in misura molto più ampia, durante la primavera del 1945, le foibe rappresentarono il simbolo di una tragedia spaventosa che colpì la popolazione giuliano-dalmata, quando alcune migliaia di persone vennero uccise dai partigiani di Tito ed i loro corpi furono gettati in parte in queste voragini, in parte nelle fosse comuni o in fondo all’Adriatico, oppure non tornarono dai vari luoghi di prigionia.

Per ricordare questa tragedia Con la Legge 30 marzo 2004 n. 92, “La Repubblica riconosce il 10 febbraio quale Giorno del Ricordo al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”.

Una triste pagina della nostra storia, tornata di attualità dopo le pulizie etniche che si sono riprodotte nella ex-Iugoslavia al momento della dissoluzione della Federazione delle Repubbliche Socialiste degli Slavi del Sud.

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“PER COSTRUIRE IL PARTITO DEMOCRATICO CHE VOGLIAMO”

Inserito da casoledelsa il 4 Gennaio 2016

Manifesto
Assemblea Regionale PD Toscana 12 settembre 2015
PER COSTRUIRE IL PARTITO DEMOCRATICO CHE VOGLIAMO
Premessa
Il Partito Democratico della Toscana vuole aprire una discussione, nelle assemblee e nei circoli, sul nostro modo di stare insieme, sul perché è ancor oggi fondamentale impegnarsi con passione in un partito. Vogliamo ricercare, a partire dai territori, quel filo rosso che tiene unita la nostra comunità di donne e uomini e pensare ai nuovi passi da percorrere insieme.
La missione del PD è quella di dare all’Italia una forza politica riformatrice ed europeista che trova le proprie radici nella storia della sinistra italiana e del cattolicesimo democratico, ma insieme le reinterpreta, pensando al bisogno che abbiamo oggi di integrazione tra culture differenti, al riconoscimento dei nuovi diritti civili e al rispetto dell’ambiente. Solo così possiamo proiettare nel futuro i valori di un partito che ha come obiettivo principale ridurre le disuguaglianze economiche, ma anche di conoscenza, promuovendo la libertà.
Per il nostro partito l’Europa, ancora prima che un’opportunità di sviluppo economico o un vincolo finanziario, è un sistema di valori: l’Europa rappresenta la pace tra i popoli e il valore della libertà. Il sogno degli Stati Uniti d’Europa descritto da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi nel Manifesto di Ventotene, oggi significa lavorare tutti insieme, anche tramite il partito socialista europeo, per un’Europa più politica e meno schiava degli indici economici. Il PD, attraverso il partito socialista europeo, deve farsi promotore di politiche pubbliche europee che si occupino di immigrazione, lavoro, sanità, scuola. Più che parlare di un’Europa politica dovremmo iniziare a promuovere un’Europa delle politiche, dalla concretezza dei contenuti delle politiche si può costruire un’Europa politica.
La visione è quella di un partito di governo a vocazione maggioritaria che dialoga con tutti, al proprio interno e con le altre forze sociali, ma poi decide sulla base di quelle che sono le priorità per il bene comune. La vocazione maggioritaria è lo sforzo di parlare a tutto il paese, ma non si riferisce soltanto al dato quantitativo dei voti presi, bensì soprattutto a un salto qualitativo che ci renda protagonisti nella costruzione di una “riforma intellettuale e morale” in una società sempre più complessa e strutturata come una “rete”. La visione maggioritaria vive in una tensione continua tra efficacia delle politiche e qualità della rappresentanza, e per ricoprire una funzione nazionale rafforza la sua azione attraverso la coincidenza di leadership politica e di premiership. Il mantenimento di questo punto è fondamentale perché garantisce la nostra funzione maggioritaria e di governo. Così avviene in tutte le democrazie europee a forma di governo parlamentare senza contare che la storia della sinistra degli ultimi venti anni dimostra che i momenti di maggiore instabilità si sono verificati quando queste due figure non coincidevano.
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Partito, governo, Istituzioni
Partito, governo e istituzioni sono sempre più interdipendenti. Il sistema istituzionale già a partire dall’elezione diretta dei sindaci e successivamente dei presidenti di Regione, si è andato configurando verso una chiara indicazione di chi deve governare. Anche la legge elettorale nazionale, l’Italicum, insieme alla riforma costituzionale, che supera il bicameralismo perfetto e ridefinisce i rapporti tra Stato e regioni, va nella direzione dell’individuazione di un sicuro vincitore, messo nelle condizioni di governare. Stiamo passando dalla “democrazia consociativa” che abbiamo conosciuto nella così detta “prima Repubblica”, basata sulla rappresentanza proporzionale delle forze politiche in Parlamento, a una “democrazia maggioritaria” nella quale la legittimità conferita dai nostri elettori e cittadini non è legata soltanto alla rappresentanza dei voti, ma anche all’efficacia delle politiche, ai contenuti e alle attese che le cose cambino in meglio con interventi concreti. In una logica che vede il rafforzamento degli organi esecutivi il ruolo del Partito Democratico diventa, anche nella dialettica con le amministrazioni da esso rappresentate, elemento di apertura e integrazione verso la società e promotore di “pensieri lunghi” capaci di elaborare una visione più ampia e lungimirante rispetto alla problematiche amministrative quotidiane. Con la legge 56/2014 (Delrio) e le successive leggi regionali vengono ridefiniti gli assetti istituzionali, “chi fa che cosa” sui vari livelli di governo. Inizia un percorso di superamento delle province, redistribuendo le funzioni tra Regione e comuni, vengono istituite le città metropolitane e promosse le fusioni e unioni dei comuni. Con la riforma costituzionale devono essere superate le conflittualità tra Stato e regioni sulle materie concorrenti e valorizzato il ruolo del Senato delle autonomie nelle materie regionali e nella valutazione delle politiche. Il Partito Democratico per essere più vicino ai territori, si deve strutturare su più livelli, autonomi e fondati sul principio costituzionale della sussidiarietà. Il partito deve ricercare un equilibrio dinamico tra il principio di sussidiarietà e il principio che attribuisce ad ogni livello la funzione di elaborare le proprie politiche. Deve essere ripensata un’organizzazione del partito in corrispondenza ai nuovi assetti istituzionali sui quali si definiscono le politiche. La definizione dei contenuti e l’elaborazione delle politiche devono essere l’anello di congiunzione tra partito, governo e istituzioni. Questo richiede una valorizzazione delle competenze all’interno del PD e insieme la consapevolezza che una leadership forte, politica o amministrativa, e un partito autorevole sono complementari.
Il PD si pone l’obiettivo di superare la frammentazione e definire quali sono gli ambiti ottimali di discussione sui quali riorganizzare i vari livelli del partito.
Sicuramente un livello è costituito da coordinamenti di area vasta dove si discutono le politiche di sviluppo e gli aspetti di indirizzo e valutazione delle politiche regionali, delle grandi opere infrastrutturali e della mobilità, ma anche delle politiche relative alle funzioni che tornano alla regione con il superamento delle provincie (definite dalla legge regionale toscana n. 22/2015), agricoltura, ambiente, energia, formazione professionale e alcuni aspetti di governo del territorio.
Inoltre considerando che i comuni come li abbiamo conosciuti fino ad oggi non sono più in grado, da soli, di erogare i servizi, sono spesso troppo piccoli e privi delle necessarie risorse per generare eccellenze ed economie di scala, va individuato un livello di coordinamento sovra comunale nel quale il partito possa discutere le politiche di erogazione dei servizi e dove raccogliere e analizzare i bisogni socio-economici dei cittadini e dei territori. Consideriamo anche che la L.R. 22/2015 restituisce ai comuni le funzioni ex provinciali del turismo, dello sport e della forestazione.
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La forma partito: organizzazione, Statuto
I partiti sono e rimangono uno strumento essenziale per la democrazia rappresentativa, non è pensabile una democrazia senza un sistema pluralistico di partiti che possano, come recita l’art. 49 della nostra Costituzione, “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. A questo proposito dobbiamo ricordare che l’Italia è stata tra i primi Paesi che hanno inserito nella propria carta costituzionale una norma dedicata ai partiti politici; e però, purtroppo, il nostro Paese si trova in drammatico e colpevole ritardo nell’approvazione di una legge specificamente dedicata ai partiti, una legge che ormai non è più rinviabile. Nel contempo, occorre provvedere ad una complessiva e profonda modifica dei nostri Statuti nazionali e regionali, tale da adeguare le varie forme organizzative e partecipative del nostro partito ai nuovi scenari socio-economici, così profondamente diversi rispetto al contesto in cui nacquero e si svilupparono i moderni partiti di massa, quelli con molti iscritti e con un’identità forte, dotati di un’organizzazione rigidamente gerarchica e con gruppi dirigenti in alcuni casi inamovibili. A tal fine può essere di grande utilità il concetto di governance, secondo il quale l’organizzazione va considerata come una rete in costante apertura con l’esterno. In questa logica, il partito deve proporsi di assumere un ruolo di guida all’interno di un network, cioè di un insieme di nodi o attori interdipendenti, dove si confrontano interessi spesso configgenti. Nel mondo di oggi, la “partigianeria” di un partito politico al passo coi tempi deve essere quindi intesa nel senso di essere “parte” di una rete nella quale l’aggregazione e la partecipazione avvengono non solo e non tanto in base ad una comunanza ideologica, ma anche e soprattutto sulla base di contenuti e obiettivi tali da legare assieme, magari anche soltanto per un tempo determinato, persone della più diversa e varia estrazione sociale, culturale e territoriale.
Si impone ormai un deciso cambio di paradigma sul piano dell’organizzazione: da partito tradizionale basato sulla militanza attiva e di massa, a partito aperto che cambia insieme alla società e valorizza sia gli iscritti che gli elettori, potenziando al massimo quel capitale di relazioni rappresentato dall’albo degli elettori delle primarie. Dobbiamo riconoscere che, nonostante le primarie e i tentativi di apertura, il PD ha ancora oggi un’organizzazione di tipo tradizionale con struttura piramidale. Ebbene, è necessario innestare forme flessibili e orizzontali di sviluppo organizzativo secondo il modello della organizzazione “a matrice”, dove a fianco delle funzioni tradizionali del partito vengono integrati processi orizzontali e trasversali attraverso “tavoli” o focus group presenti ai vari livelli territoriali e gestiti con metodi partecipativi, che si riuniscono in maniera mirata o spontanea su progetti che hanno un obiettivo e un limite temporale. In un organizzazione di questo tipo ci possiamo immaginare che agli iscritti rimangano tutti i compiti relativi all’organizzazione verticale tradizionale, mentre agli elettori, supportati dagli iscritti e dalle strutture del partito, deve essere lasciato il protagonismo sui progetti e sullo sviluppo orizzontale e aperto del partito.
Il ruolo dei circoli rimane fondamentale come primo livello organizzativo ed è nostro obiettivo aumentarli, ma, per poter svolgere il proprio compito, deve avere dimensioni aderenti e adeguate al proprio territorio e capacità politica di ascoltare i bisogni dei propri cittadini.
L’organizzazione di un partito, nelle democrazie, si basa su un fondamentale principio, il principio di maggioranza: si discute nelle sedi istituzionali o di partito, nelle forme che meglio possono consentire la rappresentanza di tutte le idee, ma successivamente le decisioni, anche quan3
do vengono prese a maggioranza, valgono per tutti. Il principio di maggioranza è quello secondo il quale la volontà dei più deve essere considerata come se fosse la decisione di tutti, quando si tratta di decisioni pubbliche. Il principio di maggioranza è quello che meglio promuove la libertà politica perché rappresenta il miglior accordo tra libertà individuale e volontà collettiva, in quanto sono scontentati i più se, un individuo, oppure una minoranza di individui, impediscono i cambiamenti o comunque le più importanti azioni di governo. Democrazia, nelle istituzioni e nei partiti, significa pluralismo e possibilità di discussione, ma anche efficacia delle decisioni. Il dissenso può essere motivato da ragioni individuali di coscienza o coerenza su determinate materie, ma non può essere legato a cordate che si organizzano come un partito dentro il partito.
Comunità e strumenti di partecipazione
La comunità del PD, la nostra comunità deve essere aperta, inclusiva, basata sull’idea della reciprocità. Il legame non è una “proprietà”, bensì una mancanza che deve essere reciprocamente compensata, non bastiamo a noi stessi, a maggior ragione se vogliamo cambiare insieme la società. Una comunità partito “vera”, dove gli incarichi sono assegnati attraverso una competizione positiva e sono sempre contendibili. Un partito vero, perché moderno e aperto. Un partito dove gli iscritti, ma ancor più i cittadini/elettori, partecipano attraverso strumenti come le primarie aperte, non solo per scegliere le candidature, ma anche su elementi programmatici, e altri metodi di coinvolgimento.
Il nostro partito non deve insomma essere inteso come un lago chiuso, ma piuttosto come un mare aperto. E dobbiamo andare oltre la discussione sterile su partiti liquidi o solidi. Il PD deve essere “semplicemente” ben organizzato, valorizzando il ruolo degli iscritti e aprendosi all’integrazione con il popolo delle primarie. Di più, dovremmo pensare a un “partito Expo” che sia come un contenitore dove vadano a confluire intelligenze, esperienze e idee, e che sia capace di valorizzarle ed espanderle. Un partito plurale, certo, ma anche unitario nella forza e nella determinazione nel perseguire i suoi obiettivi. Non dobbiamo essere autoreferenziali ma in continuo movimento e attenti alle innovazioni, in modo da assolvere funzioni ben precise e organizzarci come soggetto vivo e al passo coi tempi.
Deve essere valorizzato, nel rispetto delle normative sulla privacy, quel capitale di relazioni che è rappresentato dall’albo degli elettori delle primarie. L’albo degli iscritti deve essere utilizzato per capire cosa pensano quei milioni di persone e da lì elaborare le politiche di partito sui temi di carattere locale e nazionale
Deve essere promossa la partecipazione politica come strumento nuovo di protagonismo ad ogni livello del partito e della vita pubblica e come modalità per ricostruire la connessione tra amministratori e partito, tra elettori e partito, tra iscritti e partito per affermare un ruolo forte sui territori, in maniera particolare, considerando i nuovi assetti istituzionali, del partito regionale. La partecipazione permette di superare quel ruolo quasi esclusivamente procedurale che da tempo i partiti hanno assunto e dare modo così al PD di accogliere quello che arriva dalla società in maniera aperta, inclusiva, orizzontale, informale, flessibile. Il verbo “partecipare” significa prendere parte e essere parte, ovvero occorre far coesistere le forme tradizionali di partecipazione politica con altre modalità non convenzionali, patrimonio del mondo associativo e della cittadinanza attiva. È evidente 4
che tutto questo non può prescindere dall’utilizzo sistematico e strutturato della rete e dei social network che sempre più devono diventare luoghi e momenti di confronto, proposta e partecipazione politica.
Il PD si deve impegnare ad organizzare la più ampia partecipazione anche nei programmi elettorali e nella definizione delle politiche, attraverso laboratori civici, utili anche per monitorare e valutare l’attuazione degli impegni presi.
Formazione e selezione delle classi dirigenti
Parlare di formazione politica non significa limitarsi ad una preparazione rivolta a compiti istituzionali, elettivi o fiduciari, ma significa anche preparare personale politico in grado di dedicarsi in modo competente ed informato al Partito senza automatici sbocchi istituzionali. Un Partito moderno capace di muoversi all’interno delle contraddizioni di una società fluida e post moderna deve rinunciare a qualsiasi tentazione verticistica, senza, però, rinunciare a definire un quadro di regole chiare e condivise alle quali attenersi. Occorre costruire un luogo, un contenitore, fisico ma anche virtuale, all’interno del quale le intelligenze individuali e collettive si possano mettere al servizio delle finalità che il partito si pone, selezionando, con metodi democratici e discussi in modo ampio, le giuste ambizioni personali. Senza la costruzione di un autorevole spazio politico, che chiamiamo partito, all’interno del quale gli iscritti e gli elettori possano sentirsi parte di un tutto, è impossibile perseguire lo scopo principale di dare all’Italia una classe dirigente che garantisca buon governo e giustizia sociale. Le competenze quindi vanno cercate anche e soprattutto fuori di noi e attratte verso il Partito, mettendo in chiaro che si tratta di un luogo aperto e coinvolgente.
All’interno di questa logica la selezione della classe dirigente interna può differenziarsi per i vari livelli del partito, visti i forti cambiamenti istituzionali già in atto e in via di definizione, si pensi alla dimensione sovra comunale che coinvolge il nuovo assetto istituzionale a valle dell’abolizione delle province e il nuovo Senato federale. Per dare maggiore rilevanza al livello regionale, può essere una possibilità da valutare, anche l’elezione del segretario da parte dei soli iscritti come per gli altri livelli territoriali del partito.
Le primarie, strumento fondativo del Partito Democratico, sono sicuramente indicate per le elezioni a cariche istituzionali monocratiche e non solo, ma non sono un valore in sé, lo diventano quando valorizzano la partecipazione dei cittadini e insieme potenziano il consenso dei nostri candidati.

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PUBBLICHIAMO LE INTERROGAZIONI DEL CENTROSINISTRA PER CASOLE AL CONSIGLIO COMUNALE DEL 6-6-2015

Inserito da casoledelsa il 5 Giugno 2015

CENTRO SINISTRA
PER CASOLE D’ELSA

Al Sindaco di Casole d’Elsa
Dott. Piero Pii

Interrogazione scritta con richiesta di risposta scritta

•CONSIDERATO che ormai da diversi anni è stata prevista come opera pubblica la realizzazione della metanizzazione di Pievescola;
•TENUTO CONTO dell’importanza dell’opera e delle molte richieste dei cittadini della frazione sulle tempistiche anche in ragione del timore di dover affrontare un altro inverno con riscaldamento a GPL che, com’è noto, è molto meno economico ;
•RITENENDO che i cittadini, per il tramite anche del Consiglio Comunale, debbano essere informati sulla stato dei lavori e sui tempi della sua completa realizzazione

CHIEDIAMO

che l’amministrazione chiarisca quali lavori devono essere ancora realizzati e di chi è la competenza per l’affidamento e la direzione dei lavori degli stessi;
 che l’amministrazione fornisca le informazioni, in proprio possesso, sulla stato dei lavori, sui tempi di realizzazione, nonché sulla previsione di messa in funzione dell’impianto.
GRUPPO CONSILIARE
CENTRO SINISTRA PER CASOLE D’ELSA

Casole d’Elsa 6 giugno 2015

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Regionali, Parrini: “In Toscana il Pd più votato d’Italia. Siamo quelli che con più coerenza e successo abbiamo praticato la scommessa del partito a vocazione maggioritaria”

Inserito da casoledelsa il 4 Giugno 2015

1 GIUGNO 2015 –

Ho atteso di avere dati completi prima di fare un commento sulle elezioni in Toscana. Commento che faccio adesso molto volentieri: il risultato di Rossi e del Pd nella nostra regione è estremamente positivo. Siamo di gran lunga il Pd più votato d’Italia con il 46,4%, e quello che cresce di più rispetto alle ultime regionali (+4,2 punti %). Enrico Rossi, col 48% e 28 punti di distacco sul secondo arrivato, è il presidente Pd più votato d’Italia. Siamo quelli che con più coerenza e successo abbiamo praticato la scommessa del partito a vocazione maggioritaria. Cosa che ci permetterà di avere una maggioranza autosufficiente e ipercoesa in consiglio regionale (abbiamo visto nell’ultima legislatura quanto ciò sia importante quando si devono fare riforme incisive). Preoccupa, e dovrà essere per tutti oggetto di seria riflessione, l’aumento dell’astensione. Tra i consiglieri regionali viene largamente premiato il rinnovamento. Arretra sensibilmente il centrodestra, che perde 5 punti sulle regionali del 2010 (dal 33,6 al 28,6%). Al suo interno la Lega cresce in maniera forte ma non riesce a sfruttare se non in parte l’emorragia di voti dell’ex Pdl (Forza Italia e Fdi sono insieme al 12,4% contro il 27,1% del Pdl nel 2010: ciò significa che l’ex Pdl perde circa 15 punti, soltanto 10 dei quali si spostano verso la Lega Nord, mentre gli altri 5 sono ora fuori dal centrodestra tradizionale). La Lega Nord arriva al 16,2%: un dato significativo ma sostanzialmente in linea con quello umbro e più basso di quello della Liguria e, ovviamente, di quello del Veneto. Molto modesto il risultato del M5S. Per loro non sono possibili, a onor del vero, confronti con precedenti elezioni regionali. Paragonare un’elezione regionale con un’elezione di un altro tipo è certamente arbitrario, ma i 9 punti % in meno dei pentastellati rispetto a due anni fa salta agli occhi. Eloquente e modestissimo il risultato dell’estrema sinistra di Fattori: puntava al 10% e, al pari di Lega e M5S, sognava di mandare il Pd al ballottaggio. Invece di arrivare al 10% si è fermata al 6% perdendo un terzo dei consensi rispetto alle regionali del 2010. Le scelte di rottura di questa sinistra velleitaria e minoritaria, acerrima avversaria della sinistra di governo, vengono come al solito sonoramente bocciate dagli elettori dove il Pd, come in Toscana, si mostra unito e presenta candidature solide e lungimiranti. Dove, come in Liguria, le divisioni lacerano il Pd, le scelte della sinistra radicale, che comunque non arriva al 10%, ottengono un solo risultato: far perdere il Pd e far vincere Forza Italia. Un capolavoro (e, immagino, una grande soddisfazione). Grazie alle nuove regole elettorali, le donne in consiglio salgono da 5 a 9. Ancora poche, ma un passo avanti è stato fatto. Rivolgo un ringraziamento al candidato presidente Rossi e a tutti gli 80 candidati del Pd: ai 24 che sono stati eletti come agli altri 56 che non ce l’hanno fatta. Hanno tutti lavorato con impegno e grande energia. E si è visto con che confortanti conseguenze. A livello nazionale, dico che chi ha passato il tempo a dividere il partito e a combattere il segretario, insieme a chi gli ha teso imboscate fino all’ultimo (la Bindi in primo luogo), deve masticare amaro e fare i conti con una forte tenuta dei democratici. Vinciamo in 5 regioni e perdiamo in 2. Prima che Renzi diventasse segretario del partito i presidenti di regione del Pd erano 10. Da allora si è votato in 12 regioni e ora i presidenti di regione del Pd sono 15. NEL NUOVO CONSIGLIO REGIONALE TOSCANO IL PD È PIÙ FORTE E PORTA IL DOPPIO DI DONNE E DI RINNOVAMENTO. NE SONO ORGOGLIOSO. Nel 2010, 23 consiglieri regionali Pd (più Rossi) su 55. Questa volta 24 (più Rossi) su 41. Grazie al risultato elettorale (dal 42,2 al 46,4% dei voti) e al no alle alleanze extralarge, il Pd passa dal 43,6 al 61% dei seggi. Le elette Pd passano al 37,5% (9 su 24), dal 21,7% del 2010 (5 su 23): molto bene ma si deve far meglio. Il rinnovamento: i neoeletti del Pd sono il 79,2% (19 su 24) rispetto al 43,5% del 2010 (10 su 23). ALCUNE CONSIDERAZIONI SULL’ASTENSIONE. E INFINE UNA DOMANDA: COME MAI CHI OGGI PARLA SOLO DEL -12% DI AFFLUENZA NON DISSE NULLA DEL -11% DEL 2010? Il 51,7% degli elettori toscani si è astenuto. Un dato su cui riflettere a fondo. Non credo nelle spiegazioni monocausali. Penso che i motivi siano tanti: giudizio negativo sulla politica nazionale, verso le sue azioni e omissioni, verso le sue storture e degenerazioni; sfiducia nelle istituzioni; fastidio per le liti continue tra i partiti e nei partiti; scarsa reputazione dell’istituzione Regione (purtroppo è così, anche se la Toscana non ha conosciuto gli scandali e gli sprechi che hanno colpito altre regioni ed è stata un modello di virtù). Poi c’è anche, nell’astensione, una forte componente di menefreghismo, di disinteresse, di qualunquismo. Verso questa quota di astensionisti non mi va di fare né il buonista né l’ipocrita. A tutti gli altri astenuti dobbiamo invece semplicemente dimostrare – con atti concreti, con azioni di rinnovamento vero, con meno liti e più realizzazioni nel segno dell’equità e della crescita – che non è vero che i politici sono tutti ugualmente da condannare. Su questo pronto dobbiamo semplicemente fare di più e meglio, con umiltà e maggiore capacità di ascolto e di realizzazione. Rifiuto invece le interpretazioni strumentali. Ce ne sono due in campo, in queste ore: la prima è quella di chi fa parte di un partito e usa i dati sull’astensione come un’ascia contro gli altri partiti o contro altre componenti del suo stesso partito. Questo non è accettabile. È gioco delle tre carte: non è che uno può dire “sono d’accordo con me tutti quelli che mi hanno votato più gli astenuti”, oppure “sono contro di te tutti quelli che non ti hanno votato più gli astenuti”. L’astensione è un problema che interessa tutti e su cui tutti devono interrogarsi. La seconda interpretazione strumentale dell’alta astensione è quella di chi ha fatto di tutto, in queste settimane, per trasformare le regionali nell’occasione per abbattere Renzi e il governo. Gli è andata male. E adesso fanno il giochino che consiste nel dire: “non è vero che abbiamo mancato l’obiettivo, perché le nostre posizioni hanno anche il consenso di quelli che si sono astenuti”. Non mi paiono discorsi sensati. Una domanda infine a tutti i fini e compiaciuti analisti dell’astensione che stanno come me nel Pd. Loro credo debbano rispondere a una domanda: tra le regionali del 2005 e quelle del 2010 (prendo il dato toscano ma potrei prenderne altri, la situazione non cambierebbe) l’affluenza calò dal 71 al 60%. Cioè -11%. Questa volta – 12% rispetto a cinque anni fa. Come mai io cinque anni fa dicevo sull’astensione le stesse cose di oggi mentre per loro cinque anni fa il -11% di partecipazione non rappresentava un problema? Oppure ne parlarono con la stessa accoratezza con cui ne parlano oggi, dandogli stessi significati che gli danno oggi, e io non me ne accorsi? Ricordo anche tra il 1990 e il 2005 l’affluenza al voto regionale è calata dal 90% circa al 70% circa. Dario Parrini Segretario Pd toscana - See more at: http://www.pdtoscana.it/14594/#sthash.xTFoOlnp.dpuf

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Jobs Act : considerazioni emerse nella serata del 19-11-2014

Inserito da casoledelsa il 2 Dicembre 2014

Considerazioni emerse nella serata, dedicata al Jobs Act, di mercoledì 19 NOVEMBRE 2014 a Casole d’Elsa.

di Teri Carli

Come primo punto, mi pare che sia emersa comunque una volontà positiva, da parte del governo, di varare una normativa nuova che potesse rilanciare il lavoro e porre un’ argine alla drammatica situazione occupazionale in cui versa il nostro sistema economico. Questo è lo scenario generale nel quale si deve collocare il Jobs Act. Il governo Renzi, certamente anche per situazioni ereditate dal passato e per le quali non si può certamente farne una colpa all’attuale maggioranza, si è trovato a gestire una situazione difficilissima.

Emergono pero’ al contempo aspetti della riforma che potrebbero eccessivamente penalizzare chi il lavoro ce l’ha, intaccando fortemente diritti acquisiti dai lavoratori dopo molti anni di battaglie sindacali. L’obiettivo deve essere quello di accrescere l’occupazione di qualità, non di precarizzare interamente tutto il mondo del lavoro.

Saranno importanti poi i decreti attuativi della riforma che dovranno contenere la normativa specifica sui singoli argomenti trattati. Un passaggio fondamentale riguarda il discorso di abbassare la tassazione per chi assume a tempo indeterminato e nello stesso tempo alzarla per i rapporti a tempo determinato.

C’è poi dall’altra parte il sindacato che rivendica alcune incongruità della riforma che rivestono una notevole importanza. Ad esempio sull’estensione della maternità e alla conciliazione vita lavoro, non sono previste risorese economiche a sostegno.

Sull’art. 18 sarabbe importante evidenziare che le ragioni del licenzaimento discriminatorio non si possono circoscrivere solo alle questioni religiose e politiche, poichè ve ne sono anche altre, di carattere sindacale e sessuale ad esempio. Il reintegro quindi dovrebbe essere sempre previsto quando una sentenza afferma l’illegittimità di un licenziamento, di qualunque natura esso sia : economico, disciplinare, ecc.

Il sindacato fa notare inoltre che gli sgravi alle imprese vengono consegnati senza prevedere alcun onere della prova: in sintesi viene detto che si danno quando si assume, ma non si dice nulla di cosa succede se quel lavoratore viene licenziato.

Quindi l’invito emerso anche dal PD di casole è quello di abbassare i toni della polemica per consentire invece un giusto confronto con le parti sociali per arrivare a scelte maggiormente condivise. Un consiglio al PD nazionale è di concentrarsi su tutti quei punti ancora non chiari perchè si rischia di aver una buona riforma e rovinarla per alcuni punti (ES: Rapporti tra liberi professionisti o piccoli artigiani, le partite IVA singole).

TERI CARLI

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Lavoro: Serracchiani, proprio il Pd può essere luogo di sintesi

Inserito da casoledelsa il 22 Settembre 2014

Lavoro: Serracchiani, proprio il Pd può essere luogo di sintesi

18 Settembre 2014

“Confidiamo, e non a caso la direzione e’ convocata il 29 settembre, che si possa trovare il luogo della sintesi” sulla riforma del lavoro “proprio all’interno del Partito democratico, un partito che ha dimostrato maturita’ proprio quando si pensava si sciogliesse come neve al sole, come sulle riforme”. Cosi’ risponde Debora Serracchiani, vicesegretario del Pd, a chi la interpella sulle divisioni interne al partito sul Jobs act.

“Il presidente del Consiglio e’ stato chiaro nel dire che non c’e’ piu’ tempo da perdere su temi delicati come il lavoro: su questo Pd e governo hanno fatto proposte chiare e il Parlamento sta facendo la sua parte sul ddl delega. Noi abbiamo presentato il Jobs act, la scelta degli strumenti legislativi sara’ al governo e ai gruppi parlamentari”. Cosi’ Debora Serracchiani, vicesegretario del Pd, risponde a chi le domanda se per la riforma del Lavoro sia in arrivo un decreto legge. “Il tema del lavoro e’ delicato: non sara’ semplice ma siamo determinati. Sul ddl delega continuano i confronti anche con il ministro Poletti: abbiamo raggiunto accordi importanti su alcuni articoli, confidiamo che entro l’anno ci possa essere la definizione del passaggio parlamentare”, aggiunge Serracchiani. “E’ una riforma importante che tocca nodi non banali come l’introduzione del contratto a tutele crescenti, la riforma degli ammortizzatori sociali, l’allargamento delle tutele - prosegue - Stiamo cambiando profondamente il sistema del lavoro toccando anche lo statuto dei lavoratori che e’ ormai datato 40 anni”.

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