SPIRITO CIVICO - GIORNATE TOSCANE 2013

Inserito da casoledelsa il 16 Gennaio 2013

Spirito Civico
Giornate toscane 2013

Firenze 25-26-27-28 gennaio 2013
Cinema Teatro Odeon; Auditorium di S. Apollonia; Palazzo Strozzi Sacrati; Aula Magna del Rettorato dell’Università di Firenze

Spirito Civico - Lezioni dalla Storia, per il futuro
La Toscana è terra di antiche tradizioni civiche: ed è la terra in cui, con l’Umanesimo civile, sono rinati gli antichi ideali del repubblicanesimo. Dalla Toscana è tornata a vivere, in forme nuove, l’idea classica di una “res publica”, di un bene comune, alla cui cura sono chiamati a concorrere tutti i cittadini, portatori di diritti ma anche, e non di meno, di doveri nei confronti della comunità.

Le “Giornate toscane dello spirito civico”, di cui qui presentiamo la prima edizione, vogliono proporsi come un appuntamento periodico per riflettere intorno a questo grande tema: il rapporto tra cultura civica e democrazia, tra la qualità della democrazia e il contributo attivo che i cittadini possono dare alla vita collettiva; e sulla stretta connessione che, oggi, nel nostro tempo, si crea tra il senso di una comune appartenenza, la coesione sociale e la qualità stessa dello sviluppo economico e civile.

“Spirito civico” vuole significare proprio questo: l’idea che i cittadini siano ispirati da un senso vivo di appartenenza ad una comunità civica, mossi da una visione di ciò che è possibile definire come “interesse generale”, ma impegnati anche a discutere come un tale interesse sia diversamente interpretabile e praticabile. “Spirito civico” vuole altresì significare l’idea che la difesa e l’affermazione dei diritti e delle potenzialità umane di ciascun individuo devono essere strettamente legate alla difesa e all’affermazione di analoghi diritti e doveri negli altri, in condizioni di uguaglianza, di rispetto reciproco e di tolleranza. L’esercizio autentico della propria libertà e autonomia non può essere perseguito contro gli altri, ma solo
insieme agli altri.

Nell’anno in cui si celebra il 500° anniversario della pubblicazione del Principe di Machiavelli, non si poteva non partire dalla straordinaria lezione del grande fiorentino; ma vogliamo andare oltre, riflettere sulle connessioni tra cultura civica, istituzioni e sviluppo, di fronte alla crisi globale che stiamo attraversando.

Assessore al Bilancio, rapporti istituzionali e promozione dei diritti umani.

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UN GIORNO IN PRETURA ……IL BOSCO PERCEPITO

Inserito da casoledelsa il 20 Dicembre 2010

Conclusi il mio post “L’onore della fascia tricolore”del 11 Nov. 2010 con la richiesta al sig. Pii di DIMISSIONI dalla carica di Sindaco di Casole. Non avevo il minimo dubbio che le mie righe cadessero nel vuoto, rigettate come “rancorose” prive di qualsiasi senso di lucidità.

“Io Pii, il salvatore di Casole, colui che ho ridestato un paese dal torpore, devo dare retta ad uno straniero?”
In Consiglio Comunale alla domanda del capogruppo di opposizione, di avere chiarimenti su quanto apparso sui giornali in merito ad una sua condanna il sig. Pii, ostentò baldanza e sicurezza. Disse “ non ero niente alla data delle contestazioni, sono ingiustamente accusato, ma per aiutare gli altri imputati ( tra cui chi lo aveva assunto come consulente!!) ho oblato con estinzione del reato”.
Ieri sera al C.C. a Pievescola, altra lezione di morale “La giunta si muove nella legalità, se si possono concedere delle sanzioni previste dalla legge regionale 1/2005 dall’art. 133 al 139, noi le concediamo, perché questo è permesso dalla legge”.
Non ha aggiunto il sig. Pii che stamani andava in scena al tribunale di Poggibonsi un altro procedimento giudiziario che lo vedeva coinvolto. I quattro capi d’accusa andavano dagli abusi edilizi perpetrati in area soggetta a vincoli ( boschivo e idrogeologico ), omissioni procedurali, taglio del bosco.
“TAGLIO DEL BOSCO”. Come al Podere “Le Vigne” si dice che il bosco non c’era. Era solo percepito? Questo Dr. Formisano come è strano, vede bosco da tutte le parti.
Come nel precedente procedimento il Sig. Pii ha chiesto per i capi di imputazione 3 e 4 la possibilità di estinguere il reato attraverso un oblazione accordabile perché incensurato. Per i capi 1 e 2 – taglio del bosco e vincolo idrogeologico non essendo possibile un oblazione viene chiesto il proscioglimento portando quali prove che “IL BOSCO NON C’ERA” e l’area “NON ERA SOGGETTA A VINCOLO” relazioni di noti architetti.
A verificare questa tesi il PM chiamerà il 17 Febbraio 2011 (prossima udienza) per una audizione la signora Sonia Violetti (nome fatto dalla difesa stessa), attuale responsabile area tecnica del Comune di Casole d’Elsa.
Riflessioni: quel giorno un dipendente comunale dovrà discutere di una tesi portata a discolpa per un reato contro IL COMUNE DI CASOLE D’ELSA nella persona del SINDACO PROTEMPORE. Tesi per discolpare tra gli altri il Sig. Pii, dove in questo processo è persona accusata e offesa (in rappresentanza di tutti noi casolesi). Come potrà il sig. Pii (come sindaco) preparare la linea della Signora Violetti a tutela della comunità casolese? Lo sapremo solo il 17 Febbraio 2011, e lo stesso giorno ne daremo notizia ai casolesi perché per noi LA TRASPARENZA è una cosa seria, non una bandiera senza colori da sventolare.
DIMISSIONI. Ecco la parola ignorata, derisa dal sig. Pii e la sua Giunta.
Oggi più di ieri le DIMISSIONI vanno chieste a gran voce, senza distinzioni politiche ma per quel senso civico che al Sig. Pii viene meno verso i casolesi, ai quali continua a negare la verità.
Scrivere di questo è per il sig. Pii, la sua Giunta, i consiglieri di maggioranza,il Presidente di Pensare Comune il sig. Barbagallo Paolo e il PDL di Casole “perversa logica di divisione e di contrapposizione o “rancoroso”?

P.s. Oblazione accettata ( oltre 4mila euro) uguale a reati ammessi!!!!

Bruno Melani

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Habemus ministro (ora si cerca il Ministero)! Paolo Romani, da Telelivorno al ministero

Inserito da casoledelsa il 5 Ottobre 2010

Finalmente abbiamo un ministro per lo sviluppo economico: Paolo Romani.
Purtroppo ora si cerca il ministero.
la manovra 2011 gli ha sottratto 900 milioni di fondi di dotazione, i fondi Ue e Fas sono stati trasferiti al ministro degli Affari regionali Raffaele Fitto, i circa 800 milioni di fondi per il turismo sono passati direttamente sotto la gestione di Michela Vittoria Brambilla, l’Istituto per la Promozione Industriale è stato soppresso
Un degno ministro per un governo indegno. Un lobbista di Mediaset, ennesima declinazione di un conflitto d’interessi che è una delle più grandi anomalie democratiche del mondo occidentale. Starà in carica solo qualche mese, magrissima consolazione.

Paolo Romani, da Telelivorno al ministero
Il probabile nuovo ministro dello sviluppo economico raccontato nel libro di Gilioli e Di Corinto
4 ottobre 2010
Colmando un vuoto che si trascinava da mesi in modo imbarazzante, Paolo Romani ha giurato ed è stato nominato ministro dello sviluppo economico, incarico vacante dalle dimissioni di Claudio Scajola. Durante gli oltre 150 giorni di interim di Silvio Berlusconi, il nome di Romani era circolato spesso, e a luglio la nomina sembrava cosa fatta. Tutto saltò a causa delle perplessità di Giorgio Napolitano, che riteneva inopportuno che Romani - considerato il suo passato di imprenditore delle telecomunicazioni - si occupasse direttamente proprio di questa materia.
Questo è il ritratto di Paolo Romani fatto da Alessandro Gilioli - giornalista dell’Espresso e apprezzato blogger - e Arturo Di Corinto nel loro libro uscito da poco. Si chiama “I nemici della Rete” ed è edito da BUR. Il decreto di cui parla la prima frase è il cosiddetto “decreto Romani”, approvato lo scorso marzo, che recepisce la direttiva europea sugli audiovisivi ed equipara lo streaming di video online alle emittenti televisive tradizionali.

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NO! Io voglio capire.

Inserito da casoledelsa il 29 Settembre 2010

NO!  Io voglio capire.

 

Mi chiedo. Sono io che non stò capendo cosa succede nella politica o tutti siamo cogl…(così ci definirebbe Berlusconi).

Non mi interessa la storia della casa di Montecarlo, squallida vicenda di interessi personali. Cosa avrebbe detto o fatto il Sig. Storace se Fini non lo avesse trombato?

No! Voglio capire dell’appoggio del Partito Democratico al 4° governo Lombardo in Sicilia.

Oggi l’appartenenza alla maglia (valori) è mercificabile.

Esempio calcistico (politico).

Ibrahimovich (Calearo) che passa tranquillamente dalla Juve (PD) all’Inter (API) per finire al Milan (PDL). Il tutto giustificato: Ibra,per il bene dei tifosi, Calearo per il bene degli operai(sich!!).

Il Sig. Lombardo, personaggio indecifrabile (si far dire) che prima si allea con Cuffaro (condannato per mafia), oggi con il  PD!!!!

Ci spiegano, che dobbiamo combattere la mafia, quindi, chi meglio di noi (PD), difensori della legalità, possiamo aggregare tutte le anime pulite della Sicilia?

Poi, ci mettiamo davanti alla Tv e i telegiornali ci raccontano del teatrino della politica. Che siamo in piena campagna acquisti. Di politici che per un soldo di cacio saltano il fosso andando ad aggregarsi a chi, fino ad ieri, era il loro avversario più acerrimo (vero Mannino? Vero Pii?).

Ecco, vediamo il Sig. Lombardo che va da Berlusconi a porgere il cappello per “vedere cammello” e per il bene dei siciliani, decidere se il suo gruppo (MPA), voterà la fiducia al governo.

In me il sentimento di INDIGNAZIONE, oramai viene sostituito da INCAZZATURA.

E’ possibile che nel PD nessuno mi parli di queste “amicizie?” Non è bastato l’errore di aver candidato il Sig. Calearo per farci aprire gli occhi?

Caro PD, io voglio capire!

 Bruno Melani.

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“Nucleare in Toscana? Né adesso né mai”

Inserito da casoledelsa il 24 Settembre 2010

Ecco cosa ci stà preparando il governo. Se andiamo a vedere la cartina dei siti ipotizzati la Toscana è tra le piu’ gettonate, mentre pochissimi siti al Nord.

Il presidente Rossi
Secco no dal governatore all’ipotesi che nella nostra regione possa essere individuato dal governo un sito per le scorie radioattive.
 

Se sul tema dei Cie ( centri di identificazione ed espulsione per gli immigrati senza permesso di soggiorno) il presidente della Toscana, Enrico Rossi, si è fin dall’inizio detto disponibile a trovare un compromesso con il governo, a determinate condizioni, sul tema delle centrali nucleari alza le barricate. “Mi opporrò a ogni ipotesi di nucleare” ha dichiarato ieri il governatore dalle pagine elettroniche del suo profilo su Facebook. “La società per la gestione degli impianti nucleari in Italia - scrive Rossi - ha individuato 52 aree in tutto il Paese con caratteristiche adatte a ospitare un sito per le scorie radioattive. Tra queste ha indicato la Maremma. No grazie - sottolinea - la Maremma avrà suo uno sviluppo: penso al turismo, all’agricoltura e a un distretto per le energie rinnovabili a partire dalla geotermia”.

 

Giallo sulla lista segreta

Una chiusura senza appello, in risposta alla notizia secondo cui la Sogin, ossia la società controllata dal ministero del Tesoro per la gestione degli impianti nucleari, avrebbe pronta - ma tenuta ancora segreta - una lista di possibili siti sparsi sul territorio nazionale adatti ad accogliere le centrali e le scorie. Secondo le indiscrezioni filtrate finora, fra i luoghi deputati a poter accogliere impianti e scorie ci sarebbe anche la Toscana, e, in particolare, la Maremma. “Mi opporrò ad ogni ipotesi di nucleare”, ha concluso il suo messaggio su Facebook il presidente regionale Enrico Rossi. Ieri, da diversi parlamentari è arrivato l’invito al governo a rendere pubblica la lista di Sogin con i nomi dei possibili siti nucleari. Una questione che esplode nel bel mezzo della bagarre politica sulla difficile stabilità del governo. E che ha già sollevato contestazioni dalla Toscana ma anche da altre regioni.

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Cavaliere, ci dica se la legge è uguale per tutti!!

Inserito da casoledelsa il 23 Settembre 2010

Interessante articolo  di GIUSEPPE D’AVANZO  per un attenta riflessione.

 

DUNQUE, martedì prossimo Silvio Berlusconi è atteso in Parlamento per un discorso che i suoi desiderano sia addirittura memorabile. Che cosa si intende per “memorabile”? Quando e come le parole di un uomo di Stato diventano storiche? Vediamo.Si sa che il premier, nel suo intervento, illustrerà i cinque punti programmatici (giustizia, Mezzogiorno, fisco, federalismo e sicurezza) per rilanciare la corsa di un governo a corto di fiato. Berlusconi chiederà ai suoi alleati ostili (Fini) o delusi (Lega) di sottoscrivere intorno alle cinque questioni un “patto” per concludere la legislatura con un decoroso rispetto delle urgenze del Paese e degli impegni elettorali.
L’iniziativa può avere due esiti. Il primo, miserello. Berlusconi si accontenta di una risicata maggioranza che certifichi la sopravvivenza del suo governo e - insieme - la morte di ogni autarchia della sua leadership, costretta in una condizione di minorità politica a mendicare - di volta in volta - il consenso di Bossi, l’approvazione di Tremonti, la non belligeranza di Fini e il benestare finanche del governatore siciliano Raffaele Lombardo, di Storace, dei transfughi dell’Udc. Una pietosa baraonda senza futuro.

Il secondo approdo, imprevedibilissimo, è nello stile del signore di Arcore che, figlio viziato della politica della Prima Repubblica, si è inventato campione dell’antipolitica nella Seconda Repubblica (qualsiasi cosa questa formula significhi). Minorità? Autonomia limitata? Vaniloquio, cicaleccio di politici di professione - lo immaginiamo dire ai suoi - posso farne a meno di queste preoccupazioni ché sono capace di scrivere l’agenda dell’attenzione pubblica come voglio e quando voglio; ché la mia leadership non dipende dalle manovre romane - me ne fotto - ma dal rapporto diretto - che ho - con il popolo, con i suoi umori che sapientemente posso mescolare e maneggiare. Qualcuno pensa che non sia più in grado di farlo?

Le sabbie mobili

 


Si fa fatica a credere che Berlusconi, a un passo dal suo traguardo (la corsa al Quirinale), si accontenti di vivacchiare mediocremente fino a quando Fini sarà pronto con il suo nuovo partito o magari, per qualche seggiola in meno o finanziamento caduto, Lombardo o per dire un Cuffaro spengano le macchine che tengono in vita il governo. È più probabile che, come gli consigliano, Berlusconi provi la posa dello “statista” (è accaduto una sola volta il 25 aprile 2009 a Onna nel giorno del ricordo della Resistenza). È plausibile che egli tenti di tirarsi fuori dalle sabbie mobili che lo stanno inghiottendo con un’invenzione che “generi la politica dall’antipolitica, l’ordine dal caos”.Certo, può accadere anche questo, anche questa volta. Berlusconi ha dato in questi sedici anni prova di come possa governare il Barnum italiano con la frusta, con il sorriso, con una menzogna strepitosa, con la pura energia della sua teatralità, con lo sciagurato favore di un’opposizione inconcludente fino allo sconforto, ma il passaggio che il presidente del Consiglio affronterà tra una settimana appare finale perché questa volta - e in modo definitivo - pare in discussione lo stesso “contratto emotivo” che il popolo della destra ha sottoscritto identificandosi in lui, rappresentandosi in lui più che essere da lui rappresentato.

In questa curva dell’avventura berlusconiana, appare in gioco la “forza del sogno” che il Cavaliere ha indotto da tre lustri nel metabolismo sociale del Paese alimentando l’illusione, come è stato detto, di una potenza individuale e di gruppo, di una felicità e un benessere possibile, raggiungibile da chiunque, per chiunque a portata di mano se fossero stati gettati per aria - come egli prometteva - alcuni ostacoli: i “comunisti”, i migranti, l’informazione, il sindacato, i magistrati, la Rai pubblica, la cultura “giustizialista”, il fisco, la Costituzione… Bene, la maggioranza elettorale degli italiani ha creduto nell’Italia che aveva in mente (”Vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme un nuovo miracolo italiano”). Gli hanno detto: fallo, facci felici. Gli hanno consegnato in tre occasioni (1994, 2001, 2008) le chiavi del Palazzo e che cosa gli hanno visto combinare? Pochissimo. Quasi nulla. Quasi niente.

L’uomo del fare

 


L’uomo del fare, oculatissimo a coltivare il suo particulare, si è dimostrato un incapace quando i beni sono collettivi e gli affari pubblici. Nessuna delle strettoie che, nello schema illusorio di Berlusconi, ci trattengono sulla soglia della prosperità è stato mai rimosso con le riforme promesse. Nessuno. Nonostante le magie manipolatorie, chiunque ha potuto rendersi conto - anche i mafiosi di lui dicono: Iddu pensa solu a iddu - che in questi anni Berlusconi ha avuto una sola bussola: la sua tutela personale, la protezione della sua roba e quindi, soprattutto, l’assoluta necessità di evitare i processi che lo coinvolgono. Una dopo l’altra, le legislature vengono e vanno, quale che sia la forza della maggioranza che lo sostiene, in estenuanti fatiche parlamentari che devono assicurargli l’impunità.Una gigantesca macchina politico, giudiziaria, mediatica ferma nel tempo, che divora ogni cosa, ogni altro problema, argomento, intelligenza, dibattito, cancellando il presente e le priorità del Paese. Ce n’è una sola, nel mondo dell’Egoarca: il suo destino minacciato dall’opacità dei comportamenti che ne hanno fatto un tycoon. È dal passato che l’Egoarca si deve proteggere. È una coazione a ripetere che conferma le ragioni originarie della corsa politica di Berlusconi. Non ci sono state nascoste, in verità. Ce le ha spiegate per tempo Fedele Confalonieri quali fossero: “La verità è che, se Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremo sotto un ponte o in galera. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel “lodo Mondadori”" (Repubblica, 25 giugno 2000). Ancora più recentemente, Confalonieri ripete: “Le leggi ad personam? Le fa per proteggersi. Se non fai le leggi ad personam vai dentro” (La Stampa, 2 novembre 2009).
Siamo esattamente - oggi - nello stesso punto dove la storia è cominciata sedici anni fa. Ieri come oggi, il primo e solo punto dell’agenda politica del Cavaliere è combinarsi un’impunità tombale. Lo svela, nella demoralizzazione cinica dei più, un altro turiferario delle cerimonie di Arcore: “Adesso và a spiegare alla gente che buona parte del gigantesco casino in cui si trova la politica italiana dipende dalle decisioni della Corte costituzionale”. (Bruno Vespa, Panorama, 16 settembre 2010).

Rapido riepilogo per chi avesse perduto qualche battuta. Il 14 dicembre la Consulta decide se la legge del legittimo impedimento può vivere o è costituzionalmente nata morta. Quella legge che protegge l’Egoarca dai giudici per diciotto mesi dovrebbe dargli respiro e consentire di imporre al Parlamento una nuova legge immunitaria questa volta costituzionale, dopo gli scarabocchi (”lodi”) di Schifani e Alfano. Naturalmente, Berlusconi non si fida né dei giudici costituzionali né dei parlamentari ed è già al lavoro con i suoi azzeccagarbugli per scavare trincee e alzare muri che possano fermare la mano del giudice. Un nuovo intervento sulla prescrizione. Il divieto di utilizzare sentenze passate in giudicato. Una nuova legge sul legittimo impedimento che possa indurre la Corte a rinviare, il 14 dicembre, ogni pronunciamento. Una nuova legge costituzionale che egli conta di far approvare in doppia lettura entro l’aprile del 2011 prima di contarsi con un referendum confermativo (sempre che l’opposizione, complice o intontita, scandalosamente non l’approvi). Una “road map” - come la chiamano allegramente - che impegnerà da oggi e per un anno il Parlamento, il confronto tra i partiti, l’opinione pubblica e i media, l’intero discorso pubblico.

Da questo punto di vista, il “gigantesco casino in cui si trova la politica italiana” è meno ingarbugliato di come pretendono di raccontarcelo. Se non ci si lascia ingabbiare da ipocrisie anestetiche e tartufismi, la sola questione che ha l’interesse di Berlusconi - tra le cinque che egli proporrà tra una settimana al Parlamento, chiedendo un voto di fiducia - è la giustizia. Non la giustizia di tutti, la giustizia per tutti, ma la giustizia che riguarda da vicino lui, che preoccupa personalmente lui, che minaccia la di lui preziosissima roba. Nessuna sorpresa. Berlusconi è esattamente questo: è potere statale che, senza scrupoli e apertamente, protegge se stesso e i suoi interessi economici. È una rotta sempre più problematica in un’Italia infelice con un prodotto interno congelato, una ripresa lentissima, il debito pubblico in aumento, l’occupazione ancora in ribasso, le entrate dello Stato in flessione a petto di un’evasione fiscale che tocca tetti mai sfiorati in un deserto di politiche pubbliche a favore del lavoro, delle imprese, delle famiglie, del Mezzogiorno disgraziatissimo. È questa contraddizione - l’intera vita parlamentare assorbita dalle urgenze del Capo e non dai bisogni del Paese - che può decidere il collasso della “forza del sogno”, la rescissione di quel “contratto emotivo” che ha reso vincente il Cavaliere di Arcore. Anche perché quel che Berlusconi teme soprattutto è il cosiddetto “processo Mills” che è un processo assai rivelatore.

Il mito e la realtà

 


Breve memento per gli smemorati. Con il coinvolgimento “diretto e personale” del Cavaliere, l’avvocato inglese David Mills dà vita alle “64 società estere offshore del group B very discreet della Fininvest”. Le gestisce per conto e nell’interesse di Berlusconi e, in due occasioni (processi a Craxi e alle “fiamme gialle” corrotte), Mills mente in aula per tener lontano il Cavaliere da quella galassia di cui l’avvocato inglese si attribuisce la paternità ricevendone in cambio da Berlusconi “somme di denaro, estranee alle sue parcelle professionali” che lo ricompensano della testimonianza truccata. Questa storia non è più aperta soltanto al sospetto, come si dice. È un complesso di fatti coerente, dotato di senso che illumina chi è Berlusconi; quali sono i suoi metodi. Si comprende con quali pratiche fraudolente, sia nato l’impero del Biscione. All Iberian è stato lo strumento voluto e adoperato dal Cavaliere, il canale oscuro del suo successo.Anche qui bisogna rianimare, per l’ennesima volta, qualche ricordo. Lungo i sentieri del “group B very discreet della Fininvest” transitano quasi mille miliardi di lire di fondi neri; i 21 miliardi che ricompensano Bettino Craxi per l’approvazione della legge Mammì; i 91 miliardi destinati non si sa a chi mentre, in Parlamento, è in discussione la legge Mammì. In quelle società è occultata la proprietà abusiva di Tele+ (viola le norme antitrust italiane, per nasconderla furono corrotte le “fiamme gialle”); il controllo illegale dell’86 per cento di Telecinco (in disprezzo delle leggi spagnole); l’acquisto fittizio di azioni per conto del tycoon Leo Kirch contrario alle leggi antitrust tedesche. Da quelle società si muovono le risorse destinate poi da Cesare Previti alla corruzione dei giudici di Roma (assicurano al Cavaliere il controllo della Mondadori); gli acquisti di pacchetti azionari che, in violazione delle regole di mercato, favoriscono le scalate a Standa e Rinascente. La sentenza della Cassazione (che cancella per prescrizione la condanna di Mills confermandone i trucchi della testimonianza e la corruzione) documenta che, al fondo della fortuna del premier, ci sono evasione fiscale e bilanci taroccati, c’è la corruzione della politica, delle burocrazie della sicurezza, di giudici e testimoni; la manipolazione delle leggi che regolano il mercato e il risparmio in Italia e in Europa.

La sentenza conferma non solo che Berlusconi è stato il corruttore di Mills, ma che la mitologia dell’homo faber ha il suo fondamento nel malaffare, nell’illegalità, nella corruzione della Prima Repubblica. Consapevole di quanto questo ritratto di se stesso sospeso nella narrazione di David Mills contraddica la scintillante immagine del tycoon sempre vincente per genio fino ad umiliarne l’ideologia (è il mio trionfo personale che mi assegna il diritto di governare, sono le mie ricchezze la garanzia dell’infallibilità della mia politica), Berlusconi ha dovuto scavare tra sé e il suo passato un solco che lo allontanasse dall’ombra di quell’avvocato inglese. Questa necessità gli è stata sempre chiara negli ultimi dieci anni. Cosciente che se fosse prevalso il Berlusconi scorto nella trama svelata da David Mills, la sua avventura politica sarebbe apparsa il patetico sogno di grandezza di un briccone, in definitiva di un pover’uomo melodrammatico che vuole soltanto farla franca, il Cavaliere ha mentito a gola piena scommettendo però, in pubblico, la sua testa. “Ho dichiarato pubblicamente, nella mia qualità di leader politico responsabile quindi di fronte agli elettori, che di questa All Iberian non conosco neppure l’esistenza. Sfido chiunque a dimostrare il contrario” (Ansa, 23 novembre 1999). “Non conosco David Mills, lo giuro sui miei cinque figli. Se fosse vero, mi ritirerei dalla vita politica, lascerei l’Italia” (Ansa, 20 giugno 2008).

Bugiardo, corruttore, spergiuro anche quando fa voto della “testa dei suoi figli”. Sono panni che non può indossare. Per non indossarli è disposto anche a farsi imbozzolare in una minorità politica, anche a tenere fermo il Paese - per un altro intero e lungo anno - nella palude del suo interesse personale ingaggiando, in nome della solita falsa rivoluzione, un nuovo scontro con la democrazia parlamentare, gli organi di garanzia costituzionale, con gli stessi principi della Carta, legge delle leggi.

La legge è uguale per tutti?

 


È per tirarlo fuori da questo labirinto che i consiglieri più accorti spingono il premier a fare del suo intervento del 28 settembre un discorso memorabile, “da statista”. Hanno ragione, se non preparano le consuete fumisterie da fiera peronista. Noi crediamo - e lo diciamo anche con la convinzione del nostro disincanto - che ci sia un solo modo concreto e credibile, per Berlusconi, di dimostrarsi all’altezza della ambizione e responsabilità pubblica. Difenda il suo onore, la sua storia, la verità dei suoi giuramenti. Accetti di dimostrare nel solo luogo appropriato - il processo - l’irreprensibilità delle sue condotte e della sua fortuna. Eserciti in quel luogo - l’aula di un tribunale - i diritti della difesa. Le procedure proteggono quei diritti e a Berlusconi, sostiene, gli argomenti per farlo non mancano. Lo faccia. Martedì prossimo in Parlamento il presidente del Consiglio rivendichi di essere cittadino tra i cittadini con gli stessi diritti e gli stessi doveri di chiunque. Reclami - egli - l’uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge e chieda di essere processato a Milano senza alcuno scudo, impedimento, immunità. Metta da parte le sue personali preoccupazioni per lasciare libera la politica - il governo, il Parlamento - di affrontare le inquietudini degli italiani e le difficoltà del Paese. L’Italia ha dato tanto a Berlusconi, è giunto il tempo che Berlusconi dia qualcosa all’Italia che non sia una legge ad personam. Presidente, vuole dire - e finalmente dimostrare - che la legge in Italia è davvero uguale per tutti?  

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Giovanardi choc: «L’adozione gay causa la compravendita bambini»

Inserito da casoledelsa il 22 Settembre 2010

Questa la posizione di chi vuole riportare l’talia a 50 anni fa, la stessa persona che su USTICA ha usato parole forvianti per nascondere responsabilità politiche.

Nei paesi dove sono permesse le adozioni ai gay «è esplosa la compravendita di bambini». Lo ha denunciato Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e presidente della Commissione per le adozioni internazionali, confermando che la linea del governo è contraria a permettere le adozioni a coppie omosessuali. In un’intervista a KlausCondicio che ha diffuso il testo, il sottosegretario ha detto: «Là dove le adozioni da parte di coppie gay sono consentite, come negli Usa, ma anche in Brasile, è esplosa la compravendita di bambini e bambine. È una cosa che almeno con questo Governo non consentiremo mai e che voglio qui denunciare. È quello che sta avvenendo negli Stati Uniti e in Inghilterra, dove si possono comperare i fattori della produzione. Il fenomeno si può far rientrare all’interno del meccanismo del mercato, ma come a volte accade, in questo caso, non mi sembra ci siano grandi prospettive per la nostra società». Immediata la polemica. Paola Concia, deputata Pd: « Giovanardi violento con gay, vada via subito».

Per Giovanardi, «Imporre ad un bambino adottato due genitori dello stesso sesso significa fargli violenza psicologica. Il fatto che ci siano alcune famiglie eterosessuali in cui ci sono stati episodi di violenza o di cattiva educazione non vuol dire che la famiglia normale sia fonte di violenza e di maltrattamenti, come afferma Luca Barbareschi. Un bambino ha il diritto di crescere in un contesto dove una figura paterna e materna sono complementari fra di loro e garantiscono al bambino una crescita equilibrata. Togliere questo diritto al bambino Š fare una violenza sul bambino stesso. Si crea un diverso dagli altri, lo si candida all’infelicità».
20 settembre 2010

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LA SCORTA SIAMO NOI.

Inserito da casoledelsa il 17 Settembre 2010

Oggi mentre aspettavo che si svolgesse l’udienza per “Le Vigne” e “San Severo” mi tornava alla mente un articolo sull’Unità di Sabato 11 Settembre. “In morte di un sindaco ambientalista” di Roberto della Seta e Francesco Ferrante.

 

(..) Era un ambientalista, Angelo Vassallo, un ambientalista convinto che garantire la legalità e preservare il paesaggio siano premesse obbligate per dare a terre come la sua uno sviluppo vero, duraturo. Era il contrario della ridicola caricatura che spesso viene fatta di chi considera la difesa dell’ambiente una priorità assoluta: non un “nemico del progresso”, ma una persona consapevole che oggi non c’è vero progresso senza curare di più e meglio i beni comuni, e consapevole che il rispetto della legge e la tutela dell’ambiente sono tra i beni comuni più preziosi.

Questa, allora una prima domanda: se un sindaco così, per modo in cui amministra viene ammazzato, ciò significa che rappresenta un eccezione? Ci auguriamo naturalmente di no, ma certo non è felice un Paese dove chi con coraggio, determinazione e senza sconti si impegna per far valere l’interesse generale contro quello particolare e tante volte illecito di pochi, rischia di venire crivellato di pallottole.

Ci sono due grandi questioni sulle quali il nostro Paese è in difficoltà, queste rispondono al nome di legalità e ambiente. La destra che attualmente governa considera l’una e l’altra con fastidio.

 Sempre dall’Unità  l’ editoriale “La scorta siamo noi” di Francesca Fornario.

(..) Lo ha detto il Vice Sindaco di Pollica Stefano Pisani accanto alla bara bagnata dalla pioggia, come una barca che riprende il mare: “Tutti quelli che sono qui devono sapere che oggi hanno fatto una cosa che non potranno mai dimenticare. Oggi hanno promesso ad Angelo di impegnarsi. Oggi voi avete promesso al Sindaco di tutti di non dimenticare. Io a tutti quelli che sono qui chiedo un impegno: affinché quello che Angelo ha fatto per il nostro comune voi lo facciate per tutti.

 

Nel Programma elettorale del Centrosinistra per Casole si leggeva:

        (…)

Nell’amministrare  intendiamo osservare anche i principi basilari che devono guidare l’azione  corretta di una pubblica Amministrazione, ovvero:

 

a.          legalità, intesa come rispetto di norme, procedure, regole operative;

b.         efficienza, intesa come costante verifica della capacità operativa della struttura ed adeguamento della sua azione;

c.          efficacia, intesa come continua verifica dell’idoneità della nostra azione a rispondere ai bisogni che ne avevano determinato la scelta e lo specifico intervento;

d.         economicità, intesa come attenzione a realizzare interventi e servizi considerando un adeguato rapporto costi/benefici;

e.          trasparenza intesa non tanto come accessibilità, sempre garantita, ma soprattutto come diverso modo di intendere il rapporto Amministrazione – Cittadino.

 

E’ passato più di un anno da quando il Sindaco di Casole, dichiarò le sue priorità alla stampa (Le Vigne e San Severo) , riportando  come primo atto, a responsabile dei LL.PP, chi era .al centro dei fatti contestati dalle indagini.

Oggi l’assenza di chi dovrebbe spiegare i perché dei molti avvenimenti accaduti in questi anni, nell’urbanistica di Casole è difficile da capire. Noi fedeli al programma ci saremo sempre (legalità), informando costantemente i cittadini (trasparenza).

Continuerà  anche domani in Consiglio Comunale  il Sindaco di Casole (della trasparenza)  a negare un diritto dei casolesi: 

ESSERE  INFORMATI!!

                        di  B.M.

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PER SORRIDERE DELLA CATASTROFE……. (ma non troppo)!

Inserito da casoledelsa il 16 Settembre 2010

LAVAGNE VERDI
(
www.spinoza.it)Ricomincia l’anno scolastico. Non scordatevi la carta igienica.

La scuola scoppia: anche 35 alunni per classe.
Si pensa già a un’amnistia.

(Ma ci pensate? 35 alunni, e un solo crocifisso!)

Con un simile sovraffollamento, insegnare è diventata un’impresa. Ora
mancano le altre due “i”.

Negli anni del più grande licenziamento di massa della scuola
italiana, gli insegnanti di religione sono aumentati a 26.000 unità. E
io che ero rimasto ai pani e i pesci.

Molti studenti si troveranno in aule poco sicure.
Per abituarsi al mondo del lavoro.
(In Italia la scuola cade sempre più a pezzi. Ma solo per non stonare
col resto)

Ma ci sono anche esempi positivi: ad Adro, per rendere sicura una
nuova scuola, l’hanno imbullonata a un crocifisso.

Nella scuola di Adro appare ovunque il simbolo della Lega.
Prima era soltanto sui muri dei bagni.

Simboli leghisti anche sullo zerbino:
pestare una merda non è mai stato così piacevole.

Si uccide dottorando senza futuro. Non dottorerà.

Il suicidio del giovane, laureato in filosofia del linguaggio, porta
alla luce la silenziosa tragedia dei corsi di laurea inutili.

Ci si chiede perché il giovane ricercatore sia arrivato a un gesto
simile: con un po’ di pazienza sarebbe morto di fame.

Tagli all’istruzione: ieri proteste sullo stretto di Catania.

La polizia non ha caricato i manifestanti.
Solo qualche manganellata di rimprovero sulle mani.

A Roma numerosi studenti in sit-in per strada davanti al ministero.
Molti però credevano fosse la loro nuova aula.

La Gelmini inaugura l’anno scolastico al policlinico Gemelli.
Con un pap test.

Il ministro è favorevole alla lettura della Bibbia in classe.
Nell’ora di scienze.
(Non vedo perché no. L’Apocalisse di san Giovanni illustra benissimo
la sua riforma)

La Gelmini: “Non ricordo un primo giorno di scuola senza proteste
degli insegnanti”.
Lo dice per sembrare giovane.

Poi difende Adro: “Spesso a scuola entrano anche simboli di
sinistra”.
Ad esempio, lavoratori oppressi.

La Gelmini: “La scuola mette gli studenti al centro”.
Poi apre la botola.

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Angelo Vassallo, Angelo Vassallo, Angelo Vassallo…. per non dimenticare

Inserito da casoledelsa il 15 Settembre 2010

Da Repubblica di Mercoledì 8 Settembre, Michele Serra ci porta a riflettere su quanto sia importante “non dimenticare” i nomi, i fatti, i valori di tutte le persone che vengono uccise perché rappresentano “valori di libertà”.

 

Più ancora del sangue di Angelo Vassallo, ambientalista e sindaco, ennesimo martire della democrazia ucciso dalla dittatura criminale, è il suo nome che ci deve essere caro, e presente.

Angelo Vassallo, Angelo Vassallo, Angelo Vassallo: cerchiamo per piacere , nella nostra distrazione e nella nostra rassegnazione, di mandarlo a memoria, come si faceva con le poesie a scuola. Saviano ha gia fatto l’elenco terribile dei morti dimenticati. Militanti politici, amministratori, giudici, poliziotti, sindacalisti, uomini di stato e uomini del popolo freddati dai servi sicari che per quattro soldi onorano il potere bestiale dei loro padroni ricchi, feroci e ignoranti, distruttori della loro terra  e carnefici del loro popolo. Nemici della bellezza e del coraggio, edificatori di bruttezze e paura, con le loro montagne di denaro che ammorba, corrompe, avvelena, ma non sa creare niente di utile, di gentile e di condiviso. Impossibile immaginare un omicidio politico più politico di questo: il difensore del bene comune assassinato da chi vuole mangiarselo, il bene di tutti, e farne indigestione lui soltanto, lui e la sua piccola tribù ingorda.

Angelo Vassallo, Angelo Vassallo, Angelo Vassallo:                     i nomi , almeno i nomi, cerchiamo di salvarli dalla morte.

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