Unioni civili: un traguardo storico. Ora tuteliamo i bambini - Riceviamo dalla Sen. Valeria Fedeli e pubblichiamo

Inserito da casoledelsa il 12 Maggio 2016

Unioni civili: un traguardo storico. Ora tuteliamo i bambini

Un anno fa, in occasione della Giornata Internazionale contro l’Omofobia e la Transfobia che ricorre il 17 maggio, ho organizzato la conferenza “Diritti omosessuali. Diversità come valore”, per denunciare le forme di discriminazione che ancora colpiscono le persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender in ogni parte del mondo, e rilanciare l’impegno dell’Italia verso l’adozione di norme nazionali che riconoscano le unioni tra persone dello stesso sesso, un impegno che il nostro paese ha preso anche di fronte alle Nazioni Unite. Oggi non posso che esprimere la massima soddisfazione di fronte al raggiungimento di questo obiettivo, con l’ultimo passaggio parlamentare del disegno di legge sulle unioni civili. Si tratta di un risultato che le persone Lgbt attendono da decenni, e che solo un anno fa sembrava ancora molto lontano.
Da oggi, le coppie dello stesso sesso potranno godere di tutele e diritti che sono stati loro negati troppo a lungo: la possibilità di formare un’unione riconosciuta dallo Stato, con tutto quello che ciò comporta in termini di diritti e doveri dei partner, reversibilità della pensione, possibilità di assumere il cognome del partner. La legge offre inoltre, grazie ai richiami agli articoli 2 e 3 della Costituzione, un percorso verso la piena uguaglianza come prospettiva concreta da percorrere, e sul tema della stepchild adoption non nega, anzi certifica, la bontà della giurisprudenza più recente che l’ha estesa alle coppie omosessuali.
Con questo, però, il nostro impegno non è affatto terminato. Nel disegno approdato alla Camera, infatti, non sono state inserite le previsioni di legge a tutela dei figli di genitori dello stesso sesso, perché è mancata una maggioranza parlamentare capace di sostenere fino in fondo questo obiettivo. A questi bambini e queste bambine va oggi il mio primo pensiero, perché anch’essi, come i loro genitori, meritano di essere protetti da ogni forma di discriminazione. Le numerose sentenze dei Tribunali per i Minorenni che negli ultimi mesi hanno riconosciuto l’adozione a madri e padri “sociali”, in coppie omosessuali, segnano una strada che la politica non può continuare a ignorare. Non possiamo lasciare che questi minori e i loro genitori restino affidati alla sensibilità del giudice: servono certezze per favorire nei minori una crescita sana e attaccamenti stabili.
Dobbiamo riprendere quindi la strada annunciata alcuni mesi fa con l’impegno del Governo verso la riforma delle adozioni. A questo fine, ritengo un segnale molto importante il fatto che il Partito Democratico sia riuscito nei giorni scorsi a superare con una posizione condivisa lo scoglio maggiore incontrato nel corso del dibattito sulle unioni civili: la gestazione per altri (GPA), cosiddetta maternità surrogata. Con la mozione approvata alla Camera, infatti, è stato posto al centro del dibattito il nodo fondamentale di questa discussione, cioè il riconoscimento del diritto dei bambini all’identità personale e alla tutela, indipendentemente dal modo in cui sono venuti al mondo. Il testo chiede al Governo di impegnarsi ad avviare un confronto sulla base della risoluzione inserita dal Parlamento Europeo nella Relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo e sulla politica dell’Unione Europea in materia, e ad attivarsi per il pieno rispetto da parte dei paesi firmatari delle convenzioni internazionali sia per la tutela dei diritti umani e dei bambini, sia per il contrasto della violenza contro le donne.
È questo l’obiettivo che dobbiamo darci: da un lato la tutela delle donne, della loro libertà e autodeterminazione, dall’altro quella dei bambini. Per conseguirlo abbiamo bisogno di una regolamentazione internazionale del ricorso alla GPA, e non di una generica proibizione a priori che oltre a non funzionare nei suoi effetti pratici ha il grave difetto di penalizzare i minori nati con questa pratica e le tante famiglie che non possono avere figli ma vorrebbero crescere dei bambini, dando loro affetto e cure di qualità per nulla inferiore a quelli offerti dai genitori biologici. La questione riguarda, evidentemente, anche i figli di coppie omosessuali. Come ha dimostrato la recente sentenza del Tribunale per i Minorenni di Roma, che ha riconosciuto l’adozione in casi particolari (ex articolo 44 della legge 184) a una coppia di uomini che hanno avuto il figlio grazie alla gestazione per altri, la stepchild adoption è già una realtà nelle istituzioni preposte a difendere l’interesse dei minori. Una realtà in cui i bambini non sono, e non dovranno mai più in futuro, essere discriminati per come sono venuti al mondo

Categoria: Attività, Dibattito, Informazioni

 

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