RIORDINO ASSETTI ISTITUZIONALI : riceviamo dal Consigliere Regionale Simone Bezzini

Inserito da casoledelsa il 6 Aprile 2016

RIORDINO ASSETTI ISTITUZIONALI, PERCHE’ VOTERO SI’ ALLA RISOLUZIONE PD
Nessuna imposizione, ma apriamo un confronto vero: lo sviluppo locale ha bisogno di istituzioni forti.

Carissimi,
in questi giorni mi hanno scritto 14 sindaci della provincia di Siena, molti del Partito Democratico, altri provenienti da liste civiche o da schieramenti di centro destra, per chiedermi di votare no alla risoluzione del PD in consiglio regionale sul riassetto delle autonomie locali e sulle fusioni dei comuni. Mi chiedono di votare no: io invece voterò convintamente sì, e cerco di spiegarvi il perché. Perdonate la lunghezza, ma temi complessi meritano argomentazioni puntuali.

IL MONDO STA CAMBIANDO. Negli anni passati, quando ricoprivo il ruolo di presidente della Provincia, ho sostenuto che lo Stato dovesse riorganizzarsi attorno ai tre livelli elettivi: comuni, province, regioni, eliminando gli enti di secondo livello. Ho fatto la mia battaglia fino all’ultimo (devo dire quasi in solitaria), ma non è andata a buon fine. Sulla spinta di una forte campagna d’opinione pubblica, la legge Del Rio ha trasformato le province in enti di secondo livello, con sempre meno potere e risorse, ed ha obbligato i piccoli comuni ad associarsi. La Regione Toscana ha completato la riforma del Governo, a partire dalla legge regionale 22/2015, ridisegnando a sua volta l’architettura regionale, prendendosi in carico la gran parte delle funzioni delle province e, in misura residuale, assegnandole ai comuni. Tra pochi mesi saremo chiamati ad esprimerci sul referendum costituzionale che sposterà l’asse dalle Regioni verso lo Stato e da quello che rimane in carico delle Province, alle Regioni: piaccia o meno, è in atto un radicale processo di centralizzazione col quale l’attuale classe dirigente deve fare i conti.

LO SVILUPPO LOCALE HA BISOGNO DI ISTITUZIONI LOCALI FORTI, per avere una reale capacità di incidere nella programmazione dei propri territori, nelle politiche sanitarie, nei trasporti, nei servizi pubblici locali e in grado di interloquire con Firenze, Roma e Bruxelles. Credo che di fronte a questo quadro di radicale cambiamento chiudersi a riccio sia un errore e che anche i comuni non possano sfuggire a questa riflessione. Permettetemi una battuta, ma in una provincia dove Renzi ha preso più del 70% all’ultimo congresso del Pd mi sarei aspettato più apertura all’innovazione e meno conservazione.

PERSEGUIRE L’INTERESSE DEI NOSTRI CITTADINI significa poter avere strutture organizzative professionalmente adeguate, in grado di esprimere un’elevata capacità progettuale, politiche in grado di attrarre finanziamenti pubblici e privati, che spesso i piccoli comuni non hanno e non per il cattivo servizio svolto dai sindaci o dagli amministratori, che anzi devono essere ringraziati per il compito durissimo che svolgono ogni giorno (spesso quasi a titolo di volontariato), ma per le oggettive ristrettezze di personale e professionalità al proprio interno. Basta scorrere gli organici e vedere quanti pochi ingegneri o architetti siano in dotazione nei nostri comuni, soprattutto in quelli più piccoli, tanto per fare un esempio. Detto questo, le fusioni non sono la panacea di tutti i mali, certo, ma sono uno strumento nuovo che va conosciuto ed incentivato per far pesare di più il nostro territorio sulle scelte che lo riguardano e dare risposte migliori ai nostri cittadini. Le Unioni dei comuni possono essere un’altra risposta a questa esigenza, purché ci si creda sul serio, senza tentennamenti e le si usino per gestire funzioni significative su ampia scala (penso ad esempio all’urbanistica), per semplificare la vita a cittadini ed imprese, con una visione lungimirante del territorio. Sempre in tema di Unioni, l’esperienza degli ultimi anni ci segnala l’esigenza di una riforma della governance che le renda più incisive, coese e stabili.

NIENTE IMPOSIZIONI, MA APRIAMO UN CONFRONTO APPROFONDITO. Sono convinto che tali processi debbano partire dal basso, dal confronto e dallo studio, che l’obbligatorietà sarebbe sbagliata, ma al tempo stesso rimanere fermi non si può. Ricordiamoci che il tema non riguarda solo i piccoli comuni, è in corso una discussione molto avanzata sulla grande Firenze, con l’idea di ampliare i confini della città ad altri municipi. Di fronte a questa ipotesi, è possibile che non ci possa essere un gruppo di lavoro tecnico-istituzionale che studi la possibilità di integrazione tra Siena ed i comuni limitrofi valutando le diverse opzioni in campo: fusione, revisione dei confini o convenzioni? E’ possibile che studi analoghi non si facciano tra Colle e Poggibonsi? E’ possibile che non si possa rimettere su un binario costruttivo la discussione che si è sviluppata nel Chianti? O che in altri territori non si studino le possibilità offerte dalle Unioni dei Comuni, magari partendo dai tentativi coraggiosi che nel sud della provincia si stanno portando avanti? E potrei proseguire con altri esempi riguardanti altri territori.

DOBBIAMO COMBATTERE IL RISCHO MARGINALIZZAZIONE DEI TERRITORI RURALI E MONTANI. Di fronte a questo quadro, mi spiace dover notare come la stessa determinazione che vedo nel contestare la possibilità (perché di questo si tratta) delle fusioni, non la vedo nel chiedere più soldi al Governo per le strade provinciali dissestate, per garantire una dotazione minima dei servizi sul territorio, o nel presentare progetti innovativi sui quali richiedere investimenti regionali, nazionali o comunitari. Sono convinto da tempo che c’è una questione ampiamente sottovalutata dalle politiche regionali, ovvero quella della progressiva marginalizzazione di alcuni territori rurali e montani anche della provincia di Siena, ma su questo punto rischio di restare una voce isolata senza un sufficiente protagonismo propositivo dei sindaci e dei territori.

IL MIO VOTO FAVOREVOLE. La risoluzione del Pd può anche essere considerata non perfetta ma ha il merito di smuovere le acque e di avere aperto una discussione vera sul tema della riassetto degli enti locali. Inoltre la risoluzione traccia un percorso più complessivo di affronta un quadro più complessivo di riordino, semplificazione e razionalizzazione dei livelli di governance dei servizi pubblici locali, nel contesto di ristrettezza della spesa pubblica nel quale ci troviamo. Per tutti i motivi che ho qui richiamato ho deciso di votare a favore, e resto disponibile a proseguire la discussione nelle sedi istituzionali e politiche della mia provincia coinvolgendo istituzioni, forze sociali e rappresentanza economica.
Resto aperto ai vostro contributi: s.bezzini@consiglio.regione.toscana.it.

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