Come devolvere il 2×1000 al Partito Democratico

Inserito da casoledelsa il 22 Aprile 2016

Come devolvere il 2×1000 al Partito Democratico

nella dichiarazione dei redditi 2016

Cara democratica, caro democratico,

come saprai il Partito Democratico ha promosso la legge per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. La nuova legge, in vigore dal 2014, rende possibili solo finanziamenti privati e volontari.

Nel 2015 sono state 596.000 le scelte in favore del Partito Democratico!

Con l’abolizione del finanziamento pubblico abbiamo fatto una scelta che ci ha richiesto alcuni sacrifici, ma l’abbiamo ritenuta una scelta indispensabile verso tutti i cittadini. Adesso ti chiediamo di continuare a sostenerci in questa direzione contribuendo in maniera trasparente con il tuo 2×1000 al Partito Democratico; è sufficiente inserire il codice “M20″ nello spazio riservato al 2×1000 ai partiti firmando accanto alla casella per il codice, per proseguire la nostra attività sui territori e contribuire alle scelte del Governo.

Tutti i cittadini possono contribuire volontariamente all’attività del PD attraverso il 2×1000. Una scelta che non comporta alcun costo in più per ogni contribuente: si tratta del 2×1000 dell’Irpef già versata, esattamente come avviene con il 5×1000 per le associazioni di volontariato o l’8×1000 per le confessioni religiose.

Con il tuo contributo realizzeremo iniziative e campagne di sensibilizzazione sui temi per tutti noi più importanti, aumenteremo il nostro impegno nella formazione e insieme rafforzeremo il ruolo dei circoli sul territorio.

Grazie per il tuo sostegno

Segreteria Provinciale PD Siena

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I MAGGIO A MENSANO 2016

Inserito da casoledelsa il 19 Aprile 2016

“Primo Maggio a Mensano”. Così riportavano le locandine che, anni addietro, preannunciavano la “festa“.
Si celebra ancor oggi a Mensano, ma le sue origini risalgono ai primi del 900.
In quell’epoca erano già attivi movimenti popolari tra i contadini, i braccianti ed i modesti artigiani.

Viene creata la “Società del Barile “, prima proposta di spaccio cooperativo. Nel 1907 nasce la Società di Mutuo Soccorso -associazione di volontariato ed assistenza umanitaria. In questo contesto si innesta la celebrazione del 1° Maggio, come momento di aggregazione e di ritrovo; la festa si svolgeva allora ai piedi del paese nello spiazzo dove poi sorgerà il podere di Santa Maria Maddalena.

Dopo una lunga interruzione - a cavallo delle due guerre mondiali - la tradizione del primo maggio riprende con rinnovato entusiasmo: il “campanone” della chiesa suonava all’alba per un’ora intera, cori di giovani cantavano: VIENI O MAGGIO / TI ASPETTAN LE GENTI / TI SALUTANO I LIBERI CUORI - la banda musicale intonava gli inni, sin dal primo mattino, per le vie del paese iniziavano i rinfreschi, offerti dalle famiglie del luogo.
Nelle campagne si andava “a cantar maggio” in ottava di rima - passando di casolare in casolare - ed ogni sosta era un canto ed un rinfresco, per la soddisfazione dei cantori e degli ospiti.

Per la ricorrenza, ancora oggi al - Poggio di Castiglioni - (o Poggio del Deposito) tanta gente si ritrova in allegria per una sana merenda all’aperto, allietata dalle musiche della Bandaccia, per il mantenimento di una tradizione che è “storia“.

SONO IN DISTRIBUZIONE LE RICERCATISSIME BOTTIGLIE CELEBRATIVE,  DI  SANGIOVESE ROSSO  E VERMENTINO BIANCO, IN COLLABORAZIONE CON LA CANTINA SOCIALE DEL CHIANTI CLASSICO e COLLI SENESI.

1 BOTTIGLIA € 4

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CONF DA 3 BOTTIGLIE € 10,00

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UNA RIFORMA PER CAMBIARE L’ITALIA

Inserito da casoledelsa il 11 Aprile 2016

UNA RIFORMA PER CAMBIARE L’ITALIA
Per il Senato delle Autonomie
Roma, Tempio di Adriano, 10 marzo 2016
Introduzione di Marco Filippeschi, Presidente nazionale di Legautonomie e Sindaco Di Pisa
Grazie di essere intervenuti.
Grazie al ministro Maria Elena Boschi, al collega Matteo Ricci - vicepresidente dell’Anci - e al professor Stefano Ceccanti, che ha condiviso anche il cammino che ci ha portato qui.
Questa iniziativa vuole essere solo l’avvio di un percorso
 Condividiamo la Riforma Costituzionale, ne riconosciamo lo straordinario valore d’innovazione e anche di svolta politica, e dunque la sosteniamo e la sosterremo nel Referendum del prossimo autunno
 Legautonomie, che è un’associazione meno vincolata a doveri istituzionali che altre - un’associazione che quest’anno compie cento anni di vita -, darà sponda, in particolare, all’impegno dei sindaci e degli amministratori locali
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 Nel Comitato nazionale che si formerà e nei comitati locali il compito individuale dei sindaci, degli assessori, dei consiglieri comunali, di municipio e di circoscrizione sarà molto importante
 Non tanto come rappresentanti di partito, quanto come cittadini, cittadini impegnati e rappresentanti dei cittadini; così come lo sono - cittadini attivi - coloro che fanno parte di associazioni culturali e di volontariato, di sindacati, di rappresentanze d’impresa che, singolarmente, s’impegneranno perché la riforma passi e con essa il cambiamento che porterà
 Oggi lanciamo un appello per il Sì nel referendum, un appello positivo, costruttivo, che sarà anche uno strumento per il confronto, comune per comune, in contatto diretto con i cittadini, non impegnando, non usando le istituzioni, in tutto il paese
Molti fra noi sindaci hanno una sensibilità particolare alle riforme istituzionali e da tempo si battono perché si facciano
 Perché viviamo giorno per giorno la fatica del governo - le nostre soddisfazioni, che ci gratificano, sono davvero sudate -, viviamo il contatto diretto con cittadini, famiglie, imprenditori, che soffrono la crisi e cercano una speranza nuova
 Noi sappiamo bene per esperienza che se le istituzioni non cambiano, se la burocrazia pubblica non sarà rivoluzionata,
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se le decisioni non avranno prontezza e continuerà la sovrapposizione irresponsabile di poteri, le risposte non potranno venire e anche i segnali positivi di ripresa non daranno la svolta
Il superamento del bicameralismo paritario e ripetitivo e l’istituzione di una camera rappresentativa delle autonomie, non direttamente elettiva, è una scelta chiara, di enorme importanza, che noi sindaci abbiamo voluto
 E’ stata una rivendicazione dell’Anci e delle regioni, sostenuta in modo trasversale alle appartenenze
 Legautonomie ne ha fatto un tema permanente d’iniziativa e in questi anni, dal 2012, ha raccolto contributi sul sito web www.senatodelleautonomie.it
 Ricordo che una nostra ricerca a campione fatta nel 2011 fra i sindaci italiani dava un gradimento di oltre l’85 per cento di consensi al superamento del bicameralismo paritario e all’istituzione del Senato delle autonomie
 Dopo, durante il governo Letta, la consultazione pubblica sulle riforme costituzionali promossa dal ministro Quagliariello, che ha raccolse 203.061 questionari validati dall’Istat, vide l’87,8 per cento dei cittadini partecipanti esprimere lo stesso orientamento
C’è un gravissimo ritardo storico nel fare una riforma razionale
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 Non è il caso qui ripetere la lista delle proposte di riforma, delle occasioni mancate, delle commissioni parlamentari inconcluse, delle riforme sbagliate e bocciate
 L’ha riproposta il presidente Giorgio Napolitano in un appassionato e lucidissimo intervento fatto in Commissione Affari Costituzionali del Senato il 15 luglio scorso
 Il mito della Costituzione intoccabile non è accettabile, proprio per la prova data dal sistema parlamentare
 Napolitano ha usato parole chiare. Ha detto: “Credo che non ci sia neppure da diffondersi sulla indifendibilità del tipo di bicameralismo che costituì lo sbocco compromissorio, nella Carta del 1948, di una discussione contrastata e tesa in sede di Assemblea costituente. E ha aggiunto: “si finì per approdare al «pasticcio» del bicameralismo paritario”
 Non si deve dire altro!
C’è un’opinione larghissima che ha fatto una pressione positiva, quando ne ha avuto occasione, per voltare pagina
 Per superare un sistema antiquato e dispendioso, che complica e rende poco trasparente il processo legislativo, indebolendo così tutti i poteri
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 Non è qualunquistico dire che il sistema è irrazionale e anche inutilmente o dannosamente costoso (ciò che si spende per duplicare si può risparmiare o spendere per velocizzare e migliorare il procedimento legislativo)
Un sistema che non trova più giustificazione né ragione nella comparazione con i sistemi parlamentari degli altri paesi che hanno una democrazia più efficiente
 Certo, la semplificazione ridurrà anche i costi: si riduce a 630 il numero dei parlamentari direttamente eletti, che danno la fiducia al Governo
 Con una sola camera legislativa che vota la fiducia ai governi e dà l’indirizzo politico
 Questo cambiamento fondamentale significa esaltare la sovranità popolare (Art. 1), perché dà certezza e trasparenza alla funzione di rappresentanza
 E anche il potenziamento dei referendum e delle proposte di legge d’iniziativa popolare vanno nella stessa direzione
 95 senatori saranno espressi dai consigli regionali, rappresentanti delle regioni e dei comuni (che manterranno
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l’indennità della prima carica). E a questi si aggiungeranno i cinque di nomina presidenziale
 Nel senato ci saranno anche i sindaci: questa è una novità, una conquista importante non scontata in partenza
 Si crea un collegamento fra legislazione nazionale e regionale per evitare i conflitti (che oggi impegnano e ingolfano la Corte Costituzionale)
 E’ giusto che i nuovi senatori siano già rappresentanti di Regioni e Comuni e non eletti che rispondano solo a se stessi (una terza figura che non avrebbe giustificazione e darebbe di sicuro cattiva prova)
I sindaci - tutti, non solo quelli delle città metropolitane - possono essere aiutati ad alzare la testa, svolgendo un ruolo nazionale e recuperando peso politico
 I Consiglieri regionali e i Presidenti di regione possono riguadagnare fiducia
 C’è poi un posto dove si sarà obbligati a rendere organiche e compiute le riforme: in primo luogo quella dell’ordinamento delle autonomie locali e della riorganizzazione, dell’autoriforma - per esempio, con la fusione di comuni -, del sistema delle autonomie, oppure della gestione delle
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funzioni di area vasta (c’è l’articolo 40 del testo di riforma che lo impone)
 Cercheremo di raccogliere, anche nel sito web che dicevo, proposte e confronto per valorizzare i compiti del nuovo Senato. Si tratta di un confronto che è solo all’inizio
 Non accettiamo la sottovalutazione che si fa spesso, “in automatico”, del nuovo Senato e che tradisce una mentalità veterocentralista e poco rispetto per le tante migliaia di cittadini che sono eletti ad amministrare le comunità locali
Ma il risparmio più importante dato dalla riforma, impagabile, sarà la semplificazione e la certezza del procedimento legislativo
 Con il superamento dell’uso improprio del voto di fiducia e dei maxiemendamenti, una realtà patologica
 Per non dire degli effetti, sperimentati, dei sistemi elettorali differenziati per i due rami che possono provocare instabilità e confusione
 La storia è nota e la realtà sta di fronte a noi. E’ davvero da “sepolcri imbiancati” arroccarsi a difendere il Parlamento com’è in nome della “difesa della democrazia”
Promuovere la riforma è positivo. Purtroppo, a causa delle mancate riforme, più spesso ha valso un’opinione molto negativa,
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passiva, che si è tradotta nel discredito delle istituzioni e dei partiti, della politica
 Con l’astensionismo elettorale
 Alimentando posizioni populiste, che lucrano sulla crisi delle istituzioni e sulle degenerazioni che ne sono una manifestazione
 Non a caso ci si oppone alla riforma del parlamento, e anche a modelli di leggi elettorali che possano garantire scelta chiara fra alternative, responsabilizzazione degli eletti e stabilità di governo, e all’approvazione di una legge per dare regole democratiche ai partiti politici traducendo finalmente l’articolo 49 della Costituzione (in un paese dove hanno proliferato partiti personali o padronali, frammentazione dell’offerta politica)
 Obiettivi invece irrinunciabili, risposte alla crisi che in questa legislatura devono essere date, impegni presi solennemente e responsabilmente dal Parlamento, quando si è insediato
Devo dire, purtroppo, che è stato deprimente leggere il manifesto per il “No”, scritto dal professor Gustavo Zagreblesky
 Va detto con rispetto, quello che si deve alle opinioni altrui, ma con franchezza
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 E’ fatto di pregiudizi, d’invettive, di processi alle intenzioni e anche di attacchi personali a chi rappresenta lo Stato
 Mescola in modo qualunquista proposte e ispirazioni anche molto diverse, in una sommatoria improbabile
 Dedica solo poche parole ad un giudizio nel merito dei cambiamenti, lisciando il pelo dei populismi e del qualunquismo
 Riemerge un’allergia alle riforme che è separatezza rispetto a bisogni pressanti, in primo luogo di chi è colpito dalla crisi e dei giovani, che hanno diritto al futuro
 Non si può accettare l’idea subalterna di una società appagata e incattivita, ripiegata su se stessa e senza speranze
 Meglio il rischio del cambiamento che la certezza della palude che ci inghiotte
Sostenendo la riforma costituzionale sosteniamo un cambiamento necessario
 Una democrazia efficiente, con istituzioni più forti, per razionalizzare il sistema e rendere più efficaci tutti i poteri
 Cambiare e completare il Titolo V della Costituzione significa correggere ciò che è
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evidentemente imperfetto negli elenchi di materie
 Tuttavia è proprio l’esistenza di una sede rappresentativa nuova il rimedio maggiore, che potrà dare forza e coerenza alle competenze regionali, messe alla prova su politiche che comunque avranno nel dialogo fra la Camera e il nuovo Senato il luogo di composizione (e non nell’Aula dell’Alta Corte…)
 Cambiare per approvare le leggi con percorsi affidabili e trasparenti, comprensibili per i cittadini - a proposito di sovranità… -, rilegittimando il Parlamento
 Per governare con la certezza che all’assunzione di una chiara responsabilità conferita dagli elettori e alla distinzione fra i poteri sancita dalla Costituzione corrisponde la capacità di promuovere, approvare e gestire le riforme, d’incidere profondamente nella realtà
 Per rimettere il nostro paese sul binario della crescita e della giustizia sociale
 Dunque, per assicurare un equilibrio nuovo e dinamico fra i poteri centrali e quelli delle regioni e delle autonomie territoriali
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 Superando l’oscillazione assurda fra la predica di un federalismo dimostratosi poco responsabile e la pratica un centralismo che comprime le capacità di sviluppo e indebolisce il legame fra i cittadini e i governi locali
 Certo, noi abbiamo le nostre vertenze: dall’applicazione del patto di stabilità interno, all’autonomia fiscale e organizzativa, ai modi di attuazione della legge Delrio
 Ma non dobbiamo mai perdere di vista il quadro d’insieme e le ragioni di fondo della crisi (nella crisi europea e di fronte a sfide globali) che mettono alla prova le comunità locali e perciò non cerchiamo un “contropotere”
Domandiamoci: cosa ci guadagnano le autonomie locali, i comuni, le regioni con la riforma costituzionale?
 La prima risposta è una domanda retorica: dove saremmo oggi se non si avesse avuto il coraggio di fare la riforma dell’elezione diretta dei sindaci? La battaglia iniziò con un referendum e fu vinta, non senza fortissime resistenze (e, dopo, quella dei sistemi elettorali regionali)?
 In primo luogo ci guadagniamo l’efficienza della democrazia (che non è un problema solo italiano, ma che per noi è “il problema”)
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 Regioni e Comuni hanno bisogno di stabilità politica e di meccanismi decisionali funzionanti, non hanno bisogno di un potere centrale debole. La parola d’ordine è: “tutti più forti, fuori dalla palude”
 Perché riforme quali quella delle burocrazie pubbliche non si possono fare con l’ordinamento che c’è. Questa impossibilità a riformare radicalmente la sfera pubblica - ripeto, problema italiano, ma anche europeo - mantiene le fratture che bloccano il paese
 Fra Nord e Sud. Fra integrati e esclusi. Facilita l’iniquità fiscale. Dà spazi al malaffare e all’invadenza delle mafie. Alimenta un’antipolitica senza speranza e l’astensionismo elettorale. Perpetua e esaspera ogni egoismo
 E’ la pietra al collo che ci fa affondare
 La nostra riforma quindi risponde ad una domanda a volte esplicita, più spesso espressa dai tanti sintomi della crisi
Il cambiamento è necessario e è stato necessario il coraggio dimostrato nel promuoverlo e nel sostenerlo, da Matteo Renzi, dal governo, da un Ministro giovane capace e tenace
 Il governo si è impegnato: che male c’è, nella condizione data? E se non ora, quando?
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 Il male di ieri è stato il disimpegno
 E’ stata, nel passato, la debolezza nel proporre e sostenere il cambiamento, sempre più urgente, dalla crisi di governabilità, evidente già negli anni ‘70, fino alla crisi democratica che viviamo
 Siamo al limite. Al limite, anche, di non poter raccontare più la storia, anche quella delle mancate riforme: altro che sottili distinguo e giochi di parole…
 Una classe dirigente - e noi siamo parte della classe dirigente del paese - ha bisogno di raccontare la storia, anche di dar conto delle sconfitte di ieri
 Senza il coraggio delle riforme rischiamo di lasciare il campo a chi non ha storia, a chi non vuole storia e non ha bisogno di storia, perché vuole “tabula rasa”
 Ma noi sappiamo che i nostri figli hanno bisogno di una presa di responsabilità, non di una fuga
Dunque c’è stato coraggio, va sottolineato, anche che da parte dei senatori che hanno approvato un’autoriforma così radicale
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 E dai parte deputati in carica, che vedono ridursi di un terzo, da 945 a 630, il numero dei parlamentari direttamente eleggibili per la prossima legislatura
La difesa della Costituzione si fa con le riforme: lo diciamo a chi sente una preoccupazione sincera e vogliamo discutere con tutti
 Di fronte a tante insidie, globali e interne, quelle che oggi mettono in discussione l’Unione Europea e la nostra coesione, il senso effettivo e la qualità della democrazia
 Per l’attuazione dei suoi principii e per far valere davvero la sua altissima ispirazione di pace, democratica e di giustizia sociale
 La Costituzione si difende, per farla vivere davvero, approvando e attuando le riforme che restituiscono prestigio e fiducia alle rappresentanze elettive e ai governi
Riforme che ricostruiscono la politica e i suoi soggetti
 Che legittimano leadership politiche, necessarie, che si confrontano su progetti per il futuro e non nella palude della stagnazione conservatrice
 Che si misurano con le esperienze più avanzate, che danno i risultati che rendono così evidenti i nostri deficit competitivi
 Noi siamo portatori di una tradizione positiva, quella del riformismo municipale e del civismo: dobbiamo farla valere, oggi
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Allora io dico, dobbiamo scegliere, perché un grande e positivo cambiamento è ormai alla nostra portata
 Vogliamo rilanciare la nostra tradizione migliore? Il nostro riferimento sono i paesi del Nord Europa, le performances dei sistemi pubblici di altri grandi paesi europei, i nuovi modelli di welfare e educativi, le innovazioni urbane, le nuove economie che creano lavoro, come noi vogliamo?
 Oppure è l’esperienza della Grecia, l’assistenzialismo, l’infeudamento della sfera pubblica, sono le prove di alcuni paesi mediterranei o di democrazie deboli dell’Est dell’Unione?
La nostra scelta è per il meglio, per ridare un senso alla politica, anche dal basso, investendo la credibilità conquistata anche grazie alle poche riforme istituzionali fatte che hanno funzionato
 Il sostegno alla riforma costituzionale sarà uno spartiacque, l’occasione per fare una scelta, per voltare pagina davvero
 Per questo ce la metteremo tutta, grazie

MARCELLO FILIPPESCHI

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REFERENDUM DEL 17 APRILE 2016

Inserito da casoledelsa il 7 Aprile 2016

Referendum del 17 aprile 2016

Sulla durata delle trivellazioni in mare

Domenica 17 aprile 2016 si terrà il referendum abrogativo dell’articolo 6, comma 17, terzo periodo, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (Norme in materia ambientale) secondo il quale “le attività di coltivazione di idrocarburi relative a provvedimenti concessori già rilasciate in zone di mare entro le dodici miglia marine hanno durata pari alla vita utile del giacimento, nel rispetto degli standard di sicurezza e di salvaguardia ambientale”.

Chi vuole l’abrogazione di questa norma deve votare Sì, Chi preferisce invece che resti immutata deve votare No.

I seggi rimarranno aperti dalle 7 alle 23. Hanno diritto di voto i cittadini che entro il giorno fissato per la votazione hanno compiuto il 18° anno di età.
Per votare occorre essere muniti di carta d’identità o altro documento di identificazione (con fotografia) e della tessera elettorale.

Tutte le informazioni sul sito del Ministero dell’interno

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RIORDINO ASSETTI ISTITUZIONALI : riceviamo dal Consigliere Regionale Simone Bezzini

Inserito da casoledelsa il 6 Aprile 2016

RIORDINO ASSETTI ISTITUZIONALI, PERCHE’ VOTERO SI’ ALLA RISOLUZIONE PD
Nessuna imposizione, ma apriamo un confronto vero: lo sviluppo locale ha bisogno di istituzioni forti.

Carissimi,
in questi giorni mi hanno scritto 14 sindaci della provincia di Siena, molti del Partito Democratico, altri provenienti da liste civiche o da schieramenti di centro destra, per chiedermi di votare no alla risoluzione del PD in consiglio regionale sul riassetto delle autonomie locali e sulle fusioni dei comuni. Mi chiedono di votare no: io invece voterò convintamente sì, e cerco di spiegarvi il perché. Perdonate la lunghezza, ma temi complessi meritano argomentazioni puntuali.

IL MONDO STA CAMBIANDO. Negli anni passati, quando ricoprivo il ruolo di presidente della Provincia, ho sostenuto che lo Stato dovesse riorganizzarsi attorno ai tre livelli elettivi: comuni, province, regioni, eliminando gli enti di secondo livello. Ho fatto la mia battaglia fino all’ultimo (devo dire quasi in solitaria), ma non è andata a buon fine. Sulla spinta di una forte campagna d’opinione pubblica, la legge Del Rio ha trasformato le province in enti di secondo livello, con sempre meno potere e risorse, ed ha obbligato i piccoli comuni ad associarsi. La Regione Toscana ha completato la riforma del Governo, a partire dalla legge regionale 22/2015, ridisegnando a sua volta l’architettura regionale, prendendosi in carico la gran parte delle funzioni delle province e, in misura residuale, assegnandole ai comuni. Tra pochi mesi saremo chiamati ad esprimerci sul referendum costituzionale che sposterà l’asse dalle Regioni verso lo Stato e da quello che rimane in carico delle Province, alle Regioni: piaccia o meno, è in atto un radicale processo di centralizzazione col quale l’attuale classe dirigente deve fare i conti.

LO SVILUPPO LOCALE HA BISOGNO DI ISTITUZIONI LOCALI FORTI, per avere una reale capacità di incidere nella programmazione dei propri territori, nelle politiche sanitarie, nei trasporti, nei servizi pubblici locali e in grado di interloquire con Firenze, Roma e Bruxelles. Credo che di fronte a questo quadro di radicale cambiamento chiudersi a riccio sia un errore e che anche i comuni non possano sfuggire a questa riflessione. Permettetemi una battuta, ma in una provincia dove Renzi ha preso più del 70% all’ultimo congresso del Pd mi sarei aspettato più apertura all’innovazione e meno conservazione.

PERSEGUIRE L’INTERESSE DEI NOSTRI CITTADINI significa poter avere strutture organizzative professionalmente adeguate, in grado di esprimere un’elevata capacità progettuale, politiche in grado di attrarre finanziamenti pubblici e privati, che spesso i piccoli comuni non hanno e non per il cattivo servizio svolto dai sindaci o dagli amministratori, che anzi devono essere ringraziati per il compito durissimo che svolgono ogni giorno (spesso quasi a titolo di volontariato), ma per le oggettive ristrettezze di personale e professionalità al proprio interno. Basta scorrere gli organici e vedere quanti pochi ingegneri o architetti siano in dotazione nei nostri comuni, soprattutto in quelli più piccoli, tanto per fare un esempio. Detto questo, le fusioni non sono la panacea di tutti i mali, certo, ma sono uno strumento nuovo che va conosciuto ed incentivato per far pesare di più il nostro territorio sulle scelte che lo riguardano e dare risposte migliori ai nostri cittadini. Le Unioni dei comuni possono essere un’altra risposta a questa esigenza, purché ci si creda sul serio, senza tentennamenti e le si usino per gestire funzioni significative su ampia scala (penso ad esempio all’urbanistica), per semplificare la vita a cittadini ed imprese, con una visione lungimirante del territorio. Sempre in tema di Unioni, l’esperienza degli ultimi anni ci segnala l’esigenza di una riforma della governance che le renda più incisive, coese e stabili.

NIENTE IMPOSIZIONI, MA APRIAMO UN CONFRONTO APPROFONDITO. Sono convinto che tali processi debbano partire dal basso, dal confronto e dallo studio, che l’obbligatorietà sarebbe sbagliata, ma al tempo stesso rimanere fermi non si può. Ricordiamoci che il tema non riguarda solo i piccoli comuni, è in corso una discussione molto avanzata sulla grande Firenze, con l’idea di ampliare i confini della città ad altri municipi. Di fronte a questa ipotesi, è possibile che non ci possa essere un gruppo di lavoro tecnico-istituzionale che studi la possibilità di integrazione tra Siena ed i comuni limitrofi valutando le diverse opzioni in campo: fusione, revisione dei confini o convenzioni? E’ possibile che studi analoghi non si facciano tra Colle e Poggibonsi? E’ possibile che non si possa rimettere su un binario costruttivo la discussione che si è sviluppata nel Chianti? O che in altri territori non si studino le possibilità offerte dalle Unioni dei Comuni, magari partendo dai tentativi coraggiosi che nel sud della provincia si stanno portando avanti? E potrei proseguire con altri esempi riguardanti altri territori.

DOBBIAMO COMBATTERE IL RISCHO MARGINALIZZAZIONE DEI TERRITORI RURALI E MONTANI. Di fronte a questo quadro, mi spiace dover notare come la stessa determinazione che vedo nel contestare la possibilità (perché di questo si tratta) delle fusioni, non la vedo nel chiedere più soldi al Governo per le strade provinciali dissestate, per garantire una dotazione minima dei servizi sul territorio, o nel presentare progetti innovativi sui quali richiedere investimenti regionali, nazionali o comunitari. Sono convinto da tempo che c’è una questione ampiamente sottovalutata dalle politiche regionali, ovvero quella della progressiva marginalizzazione di alcuni territori rurali e montani anche della provincia di Siena, ma su questo punto rischio di restare una voce isolata senza un sufficiente protagonismo propositivo dei sindaci e dei territori.

IL MIO VOTO FAVOREVOLE. La risoluzione del Pd può anche essere considerata non perfetta ma ha il merito di smuovere le acque e di avere aperto una discussione vera sul tema della riassetto degli enti locali. Inoltre la risoluzione traccia un percorso più complessivo di affronta un quadro più complessivo di riordino, semplificazione e razionalizzazione dei livelli di governance dei servizi pubblici locali, nel contesto di ristrettezza della spesa pubblica nel quale ci troviamo. Per tutti i motivi che ho qui richiamato ho deciso di votare a favore, e resto disponibile a proseguire la discussione nelle sedi istituzionali e politiche della mia provincia coinvolgendo istituzioni, forze sociali e rappresentanza economica.
Resto aperto ai vostro contributi: s.bezzini@consiglio.regione.toscana.it.

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