BRUXELLES: PD, ATTACCO A EUROPA, TUTTI UNITI AL DI LA’ DEI COLORI

Inserito da casoledelsa il 23 Marzo 2016

BRUXELLES: PD, ATTACCO A EUROPA, TUTTI UNITI AL DI LA’ DEI COLORI

“Chiamiamo a raccolta tutto il partito in difesa di pace e democrazia”
Dichiarazione del presidente del Partito Democratico, Matteo Orfini, e dei vice segretari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani

Chiamiamo a raccolta tutti gli iscritti, i militanti, gli elettori e gli eletti del Partito Democratico in memoria delle vittime di Bruxelles, per esprimere vicinanza alle loro famiglie e per dimostrare in tutta Italia la nostra ferma determinazione per difendere i valori della pace, della democrazia e della dignità di tutte le persone. Ringraziamo le molte nostre federazioni locali che si stanno già mobilitando nelle città.

L’attacco al cuore dell’Europa ci chiama a essere tutti uniti, al di là dei colori politici, a sostegno dell’azione che l’Italia sta conducendo all’interno dell’Unione europea per l’assunzione di decisioni comuni non più rinviabili.

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DOCUMENTO PROVINCIALE SUI NUOVI ASSETTI ISTITUZIONALI

Inserito da casoledelsa il 22 Marzo 2016

Direzione provinciale
Siena, 18 Marzo 2016

Documento sui nuovi assetti istituzionali

Nel pieno della discussione sulla revisione degli assetti istituzionali che sta caratterizzando il nostro Paese e la nostra Regione, crediamo che sia opportuno puntualizzare alcuni elementi:

- La riorganizzazione degli enti locali, l’Italia si trova di fronte ad un percorso ancora incompiuto, e non è un caso unico: sono molti i Paesi europei che si sono mossi verso riforme di semplificazione e riorganizzazione, incluse quelle che hanno portato alla diminuzione dei livelli di governo e alla riduzione del numero di municipalità. E’ giusto incoraggiare le comunità a pensare il loro modello di riorganizzazione, anche attraverso forme di stimolo ai processi in atto.
- Il riassetto istituzionale deve perseguire il duplice obiettivo di salvaguardare la partecipazione democratica alla vita della propria comunità e di individuare le soluzioni più efficienti e funzionali per le diverse realtà territoriali, partendo dal presupposto che il solo criterio del numero degli abitanti, avulso da una più approfondita disamina del contesto territoriale, rischia di essere fuorviante e del tutto inadatto a offrire le risposte più appropriate;
- Non esiste un’unica soluzione valida per tutte le diverse situazioni. Le fusioni fra Comuni, che in alcune circostanze, generano economie di scala e indubbi miglioramenti nell’organizzazione dei servizi ai cittadini, mantenendo inalterati i livelli di democrazia salvaguardando le identità territoriali - e in questi casi è condivisibile la scelta degli incentivi rafforzati contenuti nell’ultima legge di Stabilità - possono, in altre situazioni, non rappresentare la risposta più giusta alle esigenze delle comunità. Anzi: in taluni casi, l’ampia estensione territoriale, la dispersione della popolazione, la necessità di presidiare adeguatamente territori marginali e spesso meno serviti, costituiscono elementi che debbono fare ben riflettere sul rischio connesso all’allontanamento della sede municipale che si correrebbe perseguendo l’ipotesi della fusione “tout- court”;
- Le gestioni associate in Unioni dei Comuni o tramite Convenzioni fra Enti possono costituire un’efficiente modalità di organizzazione delle funzioni, se producono condivisione di obiettivi e di risorse e conseguenti risparmi, mantenendo identità e specificità. Esistono, anche nella nostra provincia, esempi virtuosi e sperimentazioni interessanti che vanno sostenuti e consolidati anche prevedendo più consistenti incentivazioni;
- In altri casi, tuttavia, le Unioni dei Comuni finora non hanno rappresentato la risposta più efficace. A partire anche da questa considerazione, crediamo che sia possibile e fruttuoso far avanzare la riflessione, anche considerando che sono ancora in fase di discussione in sede parlamentare e presso ANCI e UNCEM alcune possibili revisioni normative dell’ordinamento sia in materia di esercizio delle funzioni associate, sia in materia di fusioni. Si può, forse, immaginare anche un modello “terzo” in cui, pur mantenendo le singole municipalità con alcune funzioni specifiche ben individuate, si possano accentrare alcune funzioni, anche in uno dei comuni;
- In ogni caso, la valutazione dell’assetto istituzionale più appropriato e funzionale e la conseguente scelta devono rimanere prerogativa delle singole comunità, alle quali non può essere sottratta la partecipazione alla decisione mediante consultazione popolare, né direttamente ricorrendo ad approcci coercitivi o a normative che impongano l’obbligatorietà di un percorso, né indirettamente, attraverso la progressiva riduzione delle risorse destinate ai comuni (specie ai piccoli comuni) o ricorrendo a metodi surrettizi di limitazione delle autonomie. Processi decisionali così delicati che hanno a che fare con la qualità della vita democratica e con il futuro di un territorio debbono trovare nella volontarietà e nella autonoma determinazione dei territori il loro fondamento.
- Ogni sforzo di riforma deve avere come presupposto il mantenimento della democrazia locale, intesa come il riconoscersi di una comunità nelle norme e nelle regole del sistema democratico. Per questo è essenziale che sia rispettato l’orientamento dei cittadini, quando questo viene espresso attraverso consultazioni popolari. Facendo seguito all’art. 133 della Costituzione Italiana e alla “Carta europea delle autonomie locali” cui l’Italia ha dato esecuzione con la legge 49 del 1989, che prevede la consultazione “eventualmente mediante referendum” delle comunità interessate per ogni modifica dei limiti locali territoriali.
- I territori marginali e quelli delle aree rurali hanno bisogno di essere sostenuti non solo nei percorsi di riorganizzazione istituzionali; le politiche regionali e nazionali e i relativi strumenti di programmazione dovranno infatti accompagnare i processi di adeguamento dei livelli istituzionali, ma anche sostenere quella dotazione civica minima di servizi indispensabile per garantire pari opportunità di sviluppo a tutti i territori. Senza queste politiche anche le scelte più coraggiose in termini di “fusioni” o di “unioni di comuni” rischiano di non cogliere l’obiettivo.
- Non siamo favorevoli a qualsiasi forma di fusione di comuni imposta per legge o di fatto, nella considerazione che le uniche fusioni volontarie sono quelle per le quali i cittadini si esprimono in maggioranza favorevolmente nei referendum in ogni singolo comune interessato.

- Chiediamo alla Regione e al Parlamento che tengano in debita considerazione queste istanze e valutino la questione dei riassetti istituzionali tenendo conto della necessità che siano le comunità locali a decidere in ultima istanza il loro destino.

- Come Partito Democratico di Siena ci impegniamo ad avviare un percorso di approfondimento e di verifica per l’individuazione di modelli condivisi e funzionali alle esigenze del territorio, all’innovazione e alla salvaguardia del livello di democrazia.

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CONSIGLIO COMUNALE: RISPOSTA DELL’AMMINISTRAZ.COMUNALE SULLE EMERGENZE DELLA FRAZIONE DI MENSANO

Inserito da casoledelsa il 15 Marzo 2016

PUBBLICHIAMO LA RISPOSTA RESA DALL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE SULLE EMERGENZE DELLA FRAZIONE DI MENSANO SU INTERROGAZIONE PRESENTATA IN OTTOBRE DAL CENTROSINISTRA PER CASOLE

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8 MARZO 2016 - di Valeria Fedeli

Inserito da casoledelsa il 9 Marzo 2016

la Giornata Internazionale della Donna è sempre un’occasione importante per ricordare in tutto il mondo le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, e per rinnovare l’impegno contro le discriminazioni e le violenze di cui ancora sono vittime. Quest’anno, in Italia, la ricorrenza del 70° anniversario del primo voto delle donne rende ancora più speciali le celebrazioni dell’8 marzo.

Il decreto legislativo n. 74 del 10 marzo 1946 accordava alle donne, oltre al diritto all’elettorato attivo ottenuto l’anno precedente, anche quello all’elettorato passivo. Le prime consultazioni alle quali le donne furono chiamate a partecipare si svolsero a partire da quella data, in cinque turni, per il rinnovo di 5.722 amministrazioni comunali, mentre le prime elezioni politiche, per la metà del Paese fino ad allora esclusa dal diritto di voto, furono quelle del Referendum istituzionale Monarchia-Repubblica, il 2 giugno del 1946. Su un totale di 556 deputati furono elette all’Assemblea Costituente 21 donne, e 5 di loro furono tra i 75 componenti della Commissione per la Costituzione: Teresa Noce e Nilde Iotti, per il PCI, Maria Federici e Angela Gotelli, per la DC, Lina Merlin, per il PSI. Così Teresa Noce raccontò nella sua autobiografia quel momento storico: “Furono le prime elezioni politiche democratiche dopo la Liberazione. Votarono anche le donne, a cui era stato finalmente concesso il diritto di voto. Dopo la loro partecipazione alle lotte contro il fascismo e alla guerra partigiana, sarebbe stato difficile continuare a negare loro il diritto di voto. Anche il grande numero di condannate dal Tribunale Speciale durante il ventennio nero, quasi tutte comuniste, aveva contribuito a dimostrare la maturità politica delle donne”.

A un anno dall’ingresso delle donne nell’Assemblea Costituente, Nadia Spano tenne in quella prestigiosa sede la prima commemorazione parlamentare della Giornata Internazionale delle Donna. Era l’8 marzo 1947. “E’ doveroso che si ricordi questa data anche qui - esordì la Spano - nell’Assemblea Democratica della Repubblica d’Italia, dove le donne, per la prima volta nella nostra storia, sono direttamente rappresentate. Esse si sono conquistate questo diritto partecipando con tutto il popolo alla grande battaglia di Liberazione… e attendono da noi in primo luogo che gettiamo le basi di un regime solido, che voglia sinceramente la pace e la fratellanza con tutti gli altri popoli… Esse chiedono che sia assicurato il lavoro a tutti, l’assistenza a chi ne ha bisogno, che sia protetta la maternità, che l’infanzia riceva le cure morali e materiali necessarie, che alla vecchiaia siano dati segni concreti di rispetto e di riconoscenza, che si inizi un’opera efficace per la soddisfazione delle esigenze più immediate delle donne e delle loro famiglie… che sia riconosciuta in tutti i campi la piena parità di diritti, esse che hanno dimostrato di saper sostenere la piena parità dei doveri…”.

In queste parole sono racchiuse già molte delle battaglie che hanno accompagnato, nei 70 anni successivi, donne e uomini d’Italia sulla strada verso la parità, ma evocano anche la storia che le aveva precedute. Quell’8 marzo, infatti, non venne all’improvviso, ma fu il risultato di decenni di battaglie in cui le donne riuscirono a dare alla differenza di genere una dimensione politica formalmente riconoscibile. Le radici della Giornata Internazionale della Donna si legano all’impegno di un gruppo di donne che, a Stoccarda, nel 1908, fondò l’Internazionale delle donne socialiste, dando vita due anni dopo alla proposta di una giornata mondiale della donna. Sempre in quell’anno, a Chicago, 129 operaie tessili in sciopero per il miglioramento delle condizioni disumane di lavoro, morirono arse vive per un incendio scoppiato nella fabbrica, le cui porte erano state chiuse, per ritorsione, dal datore di lavoro. A New York, 15mila operaie, soprattutto tessili, sfilando per le vie di New York, lanciarono lo slogan “per il pane e per le rose”, che ha riecheggiato per un secolo nelle lotte delle donne: “L’operaia deve avere il pane, ma deve avere anche le rose. Date una mano anche voi, donne del privilegio, a darle la scheda elettorale con cui combattere”, disse Rose Schneiderman, leader femminista e socialista della WTUL, di fronte ad una platea di suffragette. Mentre la sindacalista Emma Goldman, che seguì le vicende delle operaie tessili di Chicago e che fu protagonista della manifestazione di New York, scrisse: “ogni classe oppressa ha ottenuto la sua liberazione innanzitutto grazie alle sue forze”.

Ecco perché io credo che questo 8 marzo sia una straordinaria occasione per rinnovare la riconoscenza di ciascuna e ciascuno di noi verso le nostre madri costituenti e verso quelle donne, quelle operaie tessili, quelle donne dell’internazionale socialista, che hanno contribuito con la Giornata Internazionale della Donna, almeno una volta l’anno, a ricordare e fare il punto sui passi avanti compiuti, e sul cammino ancora da percorrere verso la libertà e l’uguaglianza, la piena cittadinanza delle donne e la loro piena partecipazione alla vita collettiva.

Le donne sono state protagoniste nella storia del Novecento: come scrisse Norberto Bobbio, il cammino delle donne verso l’uguaglianza rappresenta l’ “unica vera rivoluzione del nostro tempo”. OggiAggiungi un appuntamento per oggi questa memoria bisogna valorizzarla perché il contributo delle donne alla costruzione della nostra identità nazionale e culturale non è stato da meno di quello degli uomini. Dunque il senso dell’8 marzo è più vivo che mai, ed è quello di una straordinaria festa laica del lavoro, della dignità, della libertà, della partecipazione e della responsabilità delle donne, che ci impegna nel Parlamento e nel Paese affinché possano diventare la libertà, la responsabilità e la dignità di tutti.Nel 2008, a New York, parlando alle Nazioni Unite della ricorrenza dell’8 marzo, sostenni che il ruolo delle donne nel mondo stava cambiando. OggiAggiungi un appuntamento per oggi, sento di poter dire che è cambiato, e che, nonostante le tante discriminazioni e violenze esistenti nei confronti delle donne e i gap che ancora le dividono dagli uomini in termini occupazionali ed economici, comincia a diffondersi la consapevolezza, economica, sociale e istituzionale, che le politiche destinate alle donne sono politiche essenziali per il benessere di tutti, e che il ruolo delle donne è determinante nella costruzione di una nuova governance globale. Questa consapevolezza, ora è importante che si traduca in un concreto impegno anche da parte degli uomini. “Neanche loro beneficiano dei diritti della parità di genere”, ci ricordano le parole di Emma Watson, Ambasciatrice UN Women per la campagna HeForShe, delle Nazioni Unite: “uomini resi fragili ed insicuri dalla percezione distorta di cosa sia il successo maschile, imprigionati dagli stereotipi di genere”. Dunque, sensibilizzare e coinvolgere gli uomini, perché si facciano promotori attivi della riduzione delle disuguaglianze di genere, è uno degli obiettivi che considero più rilevanti, uno di quegli impegni che mi fanno guardare a questa ricorrenza con più entusiasmo e maggiore determinazione.

Buon 8 marzo a tutte e tutti. Per ottenere il pane, ma anche le rose!

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