RICEVIAMO DA VALERIA FEDELI E PUBBLICHIAMO:

Inserito da casoledelsa il 14 Luglio 2015


Con l’incontro fra i capi di Stato e di governo dell’Eurozona, dopo circa 17 ore di summit, è stato raggiunto ieri, all’unanimità, un accordo che potrebbe scongiurare la fuoriuscita della Grecia dalla moneta unica, e i cui punti principali prevedono la creazione di un fondo e alcune privatizzazioni con cui lo Stato greco potrà ridurre il proprio debito. Entro domani, il Parlamento greco dovrà approvare le riforme previste per questo piano di salvataggio, un’approvazione che non è scontata, date le pesanti condizioni imposte, ma che certamente si configura come ultima possibilità di superamento di una situazione di grave emergenza economica e di inedita crisi politica.
L’aspetto a mio parere più delicato, dal punto di vista politico, è che se da un lato dovremo essere in grado di superare le divergenze tra Stati intransigenti nei confronti del rigore economico e finanziario, e altri più aperti alla rinegoziazione di debiti e accordi, dall’altro la sfida più grande sarà quella di scrivere nuove regole per facilitare il rilancio del senso di appartenenza di tutti i cittadini europei a un comune destino da scrivere insieme, sentimento messo non poco in crisi anche dal rischio che lo stesso referendum greco possa innescare inediti e contradditori effetti di tipo populista e nazionalista, obiettivi tanto cari ai partiti noeuro e ai movimenti xenofobi in crescita in tutta Europa.
Questo accordo è frutto, a mio parere, di più variabili. Ho trovato positivo che il premier greco Alexis Tsipras, già la scorsa settimana, parlando all’Europarlamento, abbia ribadito la volontà di introdurre, nella proposta greca, cambiamenti sostenibili orientati alla crescita e all’occupazione, ma sappiamo che per fare questo è altrettanto fondamentale che la Grecia affianchi a concrete misure di sviluppo un credibile piano di riforme. Questa è una prospettiva che riguarda tutti gli Stati europei per riuscire a coniugare bilanci statali sani con scelte politiche per la crescita. Privatizzare, traendo profitti per ridurre il debito e ricapitalizzare le banche, può essere un percorso di inizio valido solo se affiancato da serie riforme di ammodernamento dello Stato, della burocrazia, della giustizia, delle politiche industriali. Una sfida, dunque, che a ben vedere parla a tutti noi europei e in particolare al nostro Paese, che sta faticosamente registrando i primi risultati positivi dopo anni di austerity e immobilità politica.
L’altra variabile che a mio parere ha giocato un ruolo fondamentale è l’aspetto geopolitico che la crisi greca ha contribuito a sollevare. La fuoriuscita della Grecia dalla Ue, infatti, non sarebbe solo un grave rischio per la tenuta interna dell’Unione Europea, ma potrebbe innescare una serie di conseguenze poco auspicabili in termini di scenario globale, con uno Stato ellenico fortemente condizionato dalle scelte politiche, economiche e militari della Russia e di tutta la sua area di influenza. Anche da questo punto di vista, dunque, quel che serve è un’Europa politica e veramente unita, che possa farsi protagonista nelle sfide globali con positive politiche per la crescita e per l’occupazione, per arginare il terrorismo, per affrontare il grande tema dell’immigrazione.
Continuo a pensare, dunque, che più che discutere di uno scontro tra buoni e cattivi governi, o tra buoni e cattivi popoli, ora è più che mai doveroso guardare a questo momento come a un’opportunità e necessità di cambiamento, cominciando a pensare alle nuove regole per fare gli Stati Uniti d’Europa, con un Parlamento dai pieni poteri di iniziativa legislativa, un Consiglio capace di contribuire attivamente alla procedura legislativa ordinaria e ad una partecipazione democratica dei popoli europei. Fare gli Stati Uniti d’Europa vuol dire riuscire ad affrontare con più forza le sfide dell’inclusione sociale e della promozione dell’uguaglianza, del nuovo welfare e dell’occupazione, del governo della finanza e di sviluppo di efficaci politiche di pace e sicurezza: tutti obiettivi, questi, inscritti nel manifesto del Partito Socialista Europeo, che oggi si configura come l’unica forza politica veramente in grado di poter rilanciare, su basi nuove, quel prezioso sentimento europeista su cui si basa la nostra cittadinanza.
Grazie
VALERIA FEDELI

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