Pigrizia e censura nella guerra al Califfo. Il re di Giordania a Strasburgo

Inserito da casoledelsa il 18 Marzo 2015

PUBBLICHIAMO IL COMUNICATO RICEVUTO DAL VICEPRESIDENTE DEL PARLAMENTO EUROPEO DAVIDE SASSOLI.

Pigrizia e censura nella guerra al Califfo. Il re di Giordania a Strasburgo

Come un calciatore si giudica dal coraggio, il dibattito pubblico di un paese si giudica dalla sua capacità di interloquire con i punti di vista che si formano lontano da noi. E questo è ancor più vero nel mondo globale, in cui la comunicazione avviene in tempo reale e consente la formazione di una opinione pubblica consapevole. Nel dibattito nostrano, pigrizia e cinismo hanno spesso il sopravvento. Ogni elemento che esca da stereotipi e luoghi comuni viene vissuto con fastidio, specie se impone la rivisitazione di stanchi cliché.

È il caso del dibattito sul mondo arabo e sul pericolo terroristico. È un caso di scuola. Ore e ore di televisione urlata e falsamente coinvolta impongono da mesi agli italiani i soliti punti di vista dei buoni e dei cattivi. Opinioni stantie, spesso inutili e fuori tempo. Per non scardinare il meccanismo, ripetuto all’infinito, si evita perfino di guardare in faccia la realtà e di segnalare ciò che ci propone la cronaca. Meno elementi abbiamo per valutazioni accurate, più ci si accontenta di urlatori che propongono sensazioni senza contenuti.

Nessuna eco ha avuto in Italia il discorso del re haschemita di Giordania, Abdullah II, pronunciato martedì scorso in un’aula del Parlamento europeo gremita in ogni angolo e con la presenza di numerose rappresentanze diplomatiche. Era un giovane sovrano, adesso è un leader. Governa un paese chiave nella scena mediorientale, ma ancor di più esprime una chiave di lettura dei fenomeni in corso rappresentativa di una larga parte del mondo arabo. In questo momento, il suo paese è anche un punto di forza dell’alleanza contro i terroristi dell’Is.

A braccio, in un inglese molto americano, Abdullah II ha parlato agli europei per parlare al suo popolo. E lo ha fatto con una chiarezza inconsueta: “Questa è una lotta che deve essere portata avanti in primo luogo dalle nazioni musulmane. Questa è una lotta all’interno dell’Islam”. Non lo dice il solito leghista che vuole battere il tasto sulla debolezza del mondo cosiddetto moderato. A parlare agli europei è un discendente della famiglia di Maometto. L’attacco del Califfato non ha niente di religioso, ma è una lotta per il potere che si estende sulla scena globale: “La minaccia non esiste soltanto in Siria o in Iraq. Ha colpito la Libia, lo Yemen, il Sinai, il Mali, la Nigeria, il Corno d’Africa, l’Asia, le Americhe e l’Australia. L’Europa ha sofferto per attacchi spregevoli e ha mostrato un coraggio imbattibile”.

Dopo aver ricordato di aver marciato a Parigi con la moglie Rania per condannare la strage di Charlie Hebdo, ha proposto alcune riflessioni per incoraggiare un nuovo rapporto fra Europa e mondo arabo. Con una premessa, che fa i conti con il tratto estremista di un fondamentalismo anti-religioso. Il richiamo al Profeta è coraggioso: “Nessuno avrà fede fino a quando non amerà il suo prossimo come se stesso”. Anche il Corano rilancia il precetto cristiano. E si tratta di quei valori dell’Islam che si insegnano a scuola, educando a “non distruggere o dissacrare un luogo dove è venerato Dio, sia esso una moschea, una chiesa o una sinagoga. (…) e noi non consentiremo ai terroristi di prendere in ostaggio la nostra religione”.

La premessa non ammette incertezze. Per rivolgersi a un Occidente senza strategia, il sovrano ha chiesto di abbandonare ogni forma di islamofobia per non fare “il gioco degli estremisti” e si è interrogato sullo stato di salute del sistema internazionale. “Continuo a sentire la domanda: come mai il mondo non difende i diritti dei palestinesi? Il processo di pace è in stallo. E questa carenza invia un messaggio pericoloso perché erode la fiducia nel diritto internazionale e nella comunità internazionale. Minaccia i pilastri della pace mondiale e cioè che i conflitti devono essere risolti attraverso vie politiche e consegna agli estremisti un potente slogan. Sono loro che sfruttano le ingiustizie e il conflitto strisciante, per dare legittimità e reclutare combattenti stranieri in Europa e nel mondo”. Contro la propaganda serve pensare al futuro e definire la rotta, ad esempio, verso una pace israelo-palestinese. Altra riflessione: la necessità di incoraggiare maggiore speranza.

“La radicalizzazione prospera proprio sull’esclusione e l’insicurezza economica”. Il discorso, interrotto molte volte dagli applausi, ha fatto intendere quanto la sfida dell’Is non sia diplomatizzabile, di quanto lavoro serva per costruire un nuovo assetto internazionale e dare “a tutti i popoli il rispetto che vogliono e meritano”. Era importante far conoscere all’opinione pubblica, preoccupata da una sfida globale, l’intervento del sovrano haschemita? Di certo, per ampliare la nostra conoscenza sulle riflessioni che impegnano il mondo arabo sempre in bilico fra conservazione e modernità; per valutare la determinazione di una nazione che si trova in prima linea nel contrasto militare al califfato islamico e nell’emergenza umanitaria ospitando migliaia di cristiani iracheni e 1,4 milioni di profughi siriani.

Un parallelismo, infine, ha colpito gli eurodeputati presenti a Strasburgo. “Ci sono persone che vivono in Europa oggi e che ricordano le devastazioni che hanno colpito il continente alla fine degli anni ‘30 e il conflitto mondiale che ne è seguito a causa di una ideologia aggressiva, espansionista basata sull’odio e sul disprezzo. Oggi stiamo combattendo una guerra simile”. Il Califfato come il Terzo Reich un tempo, con la pretesa di assumere valori e tradizioni a sostegno della propria ideologia di morte e di potere. È accaduto in Europa, accade oggi nel mondo islamico. Come allora, una Europa in ordine sparso e senza strategia espone e si espone a minacce imprevedibili.

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“GEOTERmia - Una energia made in Tuscany” INIZIATIVA DEL COORDINAMENTO PD VALDELSA SABATO 28 MARZO ore 16:00 a Colle di Val D’Elsa

Inserito da casoledelsa il 10 Marzo 2015

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8 marzo: Festa della donna

Inserito da casoledelsa il 9 Marzo 2015

8 marzo: Festa della donna

La Giornata internazionale della donna (comunemente definita Festa della donna) ricorre l’8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui sono ancora oggetto in molte parti del mondo.

Perché celebrare ancora l’8 marzo? L’Assemblea generale del ‘77 citò almeno due motivi tuttora validi: per riconoscere il fatto che, per assicurare la pace e il progresso sociale e le libertà fondamentali dell’essere umano, è richiesta la partecipazione attiva, l’eguaglianza e l’emancipazione delle donne e per rendere noto il contributo delle donne nella sfida della pace e della sicurezza internazionale.

L’8 marzo non è solo un giorno di festa, ma una celebrazione per le donne che riuscirono ad ottenere tutti quei diritti che noi donne moderne di oggi diamo per scontati: diritto di voto, uguaglianza sul lavoro, parità tra i sessi, tutte cose ottenute grazie alle lotte di grandi donne del passato.

Quello che era nato come un giorno che serviva a celebrare i diritti delle donne, a innalzare il loro ruolo nella storia e nella politica dell’epoca, per celebrare il coraggio e la determinazione delle donne, è ora un giorno che è stato in parte stravolto dal consumismo, dalla smania di dimostrare di essersi liberate, scimmiottando gli atteggiamenti sbagliati degli uomini. Per questo dovremmo riportare questa festa a quelli che erano gli antichi valori e far capire alle nuove generazioni che non dobbiamo dare niente per scontato, perché quelle libertà di cui oggi godiamo sono il frutto di dure lotte e soprattutto ancora oggi nel mondo ci sono persone, in particolare donne, che ancora non vedono riconosciuti quei diritti che a noi sono garantiti.

Molti pensano che la festa della donna sia ormai superata perché quei diritti per cui le donne del passato hanno lottato sono ormai conquistati, in realtà non è proprio così, perché se è vero che la nostra legislazione garantisce i diritti fondamentali alle donne e la parità con gli uomini, non dimentichiamoci quanto la donna deve ancora lottare per affermare quei diritti, sia nel mondo del lavoro che nella società civile. Basti pensare per esempio al fatto che in molti settori lavorativi le donne sono la stragrande maggioranza (scuola, sanità, ecc.), ma ai vertici continuano ad esserci uomini, oppure al preconcetto che esistono lavori più adatti alle donne (accudire gli anziani, fare le faccende domestiche, ecc.).

Io credo che abbia ancora un senso festeggiare l’8 marzo: una giornata in cui ricordare le conquiste sociali e politiche delle donne, un’occasione per rafforzare la lotta contro le discriminazioni e le violenze, un momento per riflettere sui passi ancora da compiere. La Giornata Internazionale della Donna, che cade ogni anno l’8 marzo, è tutto questo e anche di più. È un modo per ricordarsi da dove veniamo, noi donne, e dove stiamo andando.

Ogni donna deve essere orgogliosa di esserlo, orgogliosa soprattutto di quello che hanno fatto quelle che ci hanno preceduto per far sì che noi oggi possiamo vantare la nostra libertà. Pertanto ben venga la Festa della Donna, ma tutti i giorni dovrebbe essere 8 Marzo, per festeggiare il nostro essere donne, senza bisogno di una data sul calendario che ci ricordi di farlo.

Concludo con le parole che il Presidente Mattarella ha pronunciato alla tradizionale cerimonia al Quirinale in occasione dell’8 marzo: “Senza le donne l’Italia sarebbe più povera e ingiusta»”, rendendo omaggio a quella parte della popolazione su cui “grava il peso maggiore della crisi economica” e a cui “una società non bene organizzata affida il compito, delicato e fondamentale, di provvedere in maniera prevalente all’educazione dei figli e alla cura degli anziani e dei portatori di invalidità”. Proprio per questo le donne sono spesso “alla difficile ricerca di una compatibilità tra lavoro e famiglia”.

TERI CARLI

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Uffici postali, i sindaci toscani scrivono a Renzi

Inserito da casoledelsa il 6 Marzo 2015

5 marzo 2015 
Una lettera al presidente del Consiglio Matteo Renzi, per chiedere l’intervento del Governo sull’annunciato piano di chiusura e ridimensionamento degli uffici postali in Toscana. E’ quanto è stato deciso ieri 4 marzo, nella riunione che gli amministratori toscani hanno avuto nella sede della Regione con Anci Toscana e Uncem Toscana, per decidere ulteriori forme di protesta contro il piano di Poste Italiane Spa. E’ stato anche deciso di richiedere un incontro in tempi brevi con i parlamentari toscani.

Ecco il testo della lettera.
“Caro Presidente,

come saprai, Poste Italiane spa ha varato un nuovo piano di razionalizzazione degli uffici postali che riguarda tutto il territorio nazionale. La Toscana è una delle regioni più colpite: il piano prevede la chiusura di 64 uffici e la riduzione di orario per altri 37, per lo più in piccoli Comuni.

Si tratta di un provvedimento unilaterale, comunicato ai Sindaci solo e semplicemente tramite raccomandata. E che arriva a distanza di pochi anni dalla faticosa intesa del 2012 su un altro analogo programma di tagli.

Come ben sai, vista la tua esperienza di Sindaco, gli uffici postali sono presidi essenziali per tanta parte della popolazione, soprattutto per gli anziani e per chi abita lontano dai grandi centri.

Poste italiane è una società sana, a controllo interamente pubblico, che se da un lato persegue giustamente il contenimento dei costi, dall’altro non può sottrarsi dal garantire un servizio fondamentale, garantito ai nostri cittadini da norme nazionali ed europee.

I Sindaci della Toscana sono insorti contro il piano di Poste Italiane, che giudicano unanimemente insostenibile e che va a colpire territori e Comuni già in difficoltà.

Anci Toscana, insieme a Regione Toscana e ad Uncem Toscana, si è fatta carico di questa protesta ed affianca i Sindaci in questo difficile confronto, che passa anche da un ricorso al Tar che ogni Comune coinvolto sta preparando e presenterà nello stesso momento.

Siamo quindi a chiederti la disponibilità per un tuo intervento per un confronto tra il Governo e Poste Italiane S.p.A., con il coinvolgimento delle amministrazioni locali, per verificare la possibilità di continuare a garantire un servizio riconosciuto come universale.

Certi della tua attenzione, ti salutiamo cordialmente”

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Riordino Province: ecco la nuova legge della Toscana

Inserito da casoledelsa il 2 Marzo 2015

consiglio_reg_2 Saranno trasferite alla Regione le funzioni in materia di agricoltura, caccia e pesca, orientamento e formazione professionale. In materia di ambiente il trasferimento sarà limitato a gestione dei rifiuti, difesa del suolo, compresa difesa della costa e gestione del demanio idrico, tutela della qualità dell’aria, inquinamento acustico, tutela delle acque, energia, oltre alle funzioni di autorità per l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia), per l’Autorizzazione unica ambientale (Aua), per la Valutazione di impatto ambientale, sia strategica (Vas) che d’incidenza (Via).

Saranno trasferite ai Comuni le funzioni in materia di turismo, esclusa la formazione professionale degli addetti, sport, la tenuta degli albi regionali del terzo settore.

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