Adesione dei Comuni Valdelsani al Progetto “San Francesco”

Inserito da casoledelsa il 26 Novembre 2013

Di seguito l’intervento di Andrea Marrucci, capogruppo PD al Comune di San Gimignano, in rappresentanza di tutto il PD della Valdelsa al Consiglio Comunale Congiunto della Valdelsa che si è tenuto lo scorso 14 novembre per l’adesione al progetto “San Francesco” contro la criminalità organizzata:

Il PD della Valdelsa ed i Gruppi Consiliari aderiscono al PROGETTO SAN FRANCESCO con la consapevolezza che l’impegno nella lotta a tutti i tipi di criminalità organizzata è un dovere etico, morale, civico ancor prima che politico.

E con l’altrettanta consapevolezza che spetti però alla politica ed alle istituzioni fare la propria parte fino in fondo.

Soprattutto oggi, in questa fase di crisi economica. Anche qui. Anche in Valdelsa.

Dove abbiamo imparato che anche zone ad economia frazionata, come la nostra, sono a rischio.

Perché inserirsi e penetrare in un tessuto economico di piccole imprese, spesso in crisi, è molto più semplice che colpire grandi gruppi industriali o commerciali.

E dove è importante poter e saper riconoscere il fenomeno “mafioso” prima che sia troppo tardi.

Che cosa possiamo fare noi?

Proviamo a dirlo in 3 punti.

1. Parto da una storia, drammatica quanto esemplare. Quella di Rita ATRIA, ragazza di Partanna, nata in una famiglia mafiosa e poi, giovanissima, collaboratrice di giustizia.

A 17 anni RITA decide di denunciare il sistema mafioso del suo paese e vendicare così l’assassinio del padre e del fratello, anch’essi mafiosi.

Incontra il giudice Paolo Borsellino, che la proteggerà e la sosterrà nella ricerca di giustizia.
RITA inizia così una vita clandestina a Roma. Sotto falso nome, per mesi e mesi non vedrà nessuno, e soprattutto non vedrà mai più sua madre. Che intanto l’ha ripudiata.

Ma arriva l’estate del ‘92 e ammazzano Borsellino.

RITA non ce la fa ad andare avanti. Una settimana dopo si uccide.

Così al suo funerale, di tutto il paese, non andò nessuno.

Non andò neppure sua madre che, disamorata, l’aveva ripudiata e minacciata di morte perché quella figlia così poco allineata le procurava stizza e preoccupazione.

RITA ripeteva che “il primo mafioso da battere è il mafioso che è dentro di noi”.

E’ una frase che mi ha molto colpito e che fa riflettere.

La storia di Rita ci insegna che la voglia di legalità va ricercata ogni giorno.

Facendo che cosa?

Non ricercando la via facile, la scorciatoia che fa magari risparmiare tempo e denaro, non chiudendo gli occhi.

La storia di RITA ci insegna e ci chiede di essere tutti capaci a porci delle domande.

La storia di RITA ci insegna e ci chiede di essere osservatori critici, facendolo da persone libere e per bene.

2. La seconda cosa che possiamo e dobbiamo fare è battere l’indifferenza.

Non essere indifferenti.

Lo deve fare la politica, lo devono fare i cittadini.

Serve impegno.

Serve non fare finta di nulla, far finta di non vedere (es. del barista e del caporalato)

Perché una comunità che non guarda, che fa finta di non vedere non è una comunità sana.

Ed è una comunità che prepara il terreno al fenomeno mafioso.

3. La terza cosa che dobbiamo e possiamo fare è essere consapevoli del nostro ruolo di amministratori pubblici.

Anche qui in Valdelsa, come stamani.
Politica ed istituzioni possono fare molto nella costruzione di percorsi di educazione e di formazione alla legalità.

Politica ed istituzioni possono fare molto nel promuovere e sollecitare una cittadinanza attiva.

E lo dobbiamo fare senz’altro in due modi.

Il primo è mostrare, sempre, che l’amministrazione pubblica persegue esclusivamente l’interesse generale.

Avviso Pubblico, l’associazione dei Comuni e delle Regioni per la formazione civile contro le mafie, nel suo rapporto AMMINSITRATORI SOTTO TIRO ci dice che sono oltre 270 i casi in cui, nel 2011, amministratori locali hanno subito minacce o intimidazioni mafiose.

Mentre nel 2012 c’è il record negativo dei comuni sciolti per infiltrazione mafiosa: ben 25.

Il secondo è quello dell’esempio della politica e delle istituzioni.

Che richiedono uno stile di vita sobrio e trasparente.

Lontani da dubbi ed ambiguità.

***

Chiudo al volo con una riflessione rivolta ai ragazzi.

Quando studiavo e la scuola ci portava a mattinate come queste, mi domandavo sempre:

a che serve?

Sto perdendo tempo o posso imparare qualcosa?

Ebbene io penso che serva.

Che non stiate perdendo tempo.

Che anche dopo stamani sarete un po’ più ricchi.

E che tornando a casa oggi, avrete da pensare almeno a 4 parole chiave, a 4 concetti fondamentali. Su cui ragionare.

Il primo è il valore della LEGALITÀ, della cultura e del RISPETTO DELLE REGOLE.

Lo so, richiede fatica, ma il rispetto delle regole, soprattutto quelle che stanno alla base del nostro convivere ogni giorno, è la condizione per offrire a tutti uguali opportunità, occasioni di crescita, possibilità di farsi un futuro.

Il secondo ragazzi è il valore del RISPETTO reciproco.

Non ci saranno mai legalità e pace se prima non ci sarà rispetto reciproco.

Rispetto per la diversità di parola, di religione, di opinione, di razza e di cultura.

Il terzo aspetto importantissimo, dal quale non dobbiamo sottrarci nessuno è l’IMPEGNO.

L’impegno, quotidiano, a capire le cose, i fenomeni che ci stanno intorno.

L’Impegno a conoscere, a comprendere, ma anche a reagire.

L’impegno ad adoperarsi in prima persona, nel rispetto di quelle regole che dicevo all’inizio, perché le cose funzionino meglio, perché se non vanno, le cose cambino.

La quarta parola per reagire è ISTRUZIONE.

Lo so, ci siamo passati tutti da scuola e quando ci siamo rischiamo di non accorgercene: ma, ragazzi, è con la scuola, è con lo studio, è con la formazione che si diventa cittadini consapevoli, che ci si rende autonomi, che si riducono le disuguaglianze di partenza.

E’ con il sapere che si cresce, ed è con il sapere che si crea anche quella cultura della LEGALITÀ, del RISPETTO e dell’IMPEGNO di cui ho parlato.

(La mafia teme più la scuola della giustizia.

L’istruzione toglie erba sotto i piedi della cultura mafiosa”

A. Caponnetto 1994).

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Claudio Cavicchioli

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