FIRENZE
L’aumento di capitale di Banca Mps non escluderà il diritto d’opzione degli azionisti. È questo l’orientamento che sta maturando a Siena per la manovra da 2,5 miliardi, inserita nel piano di ristrutturazione concordato con Roma e Bruxelles, prevista nel 2014.
Insieme al vecchio aumento approvato in assemblea, quello da un miliardo affidato in delega al consiglio d’amministrazione, ritenuto inadeguato dalla Commissione europea, andrà dunque in soffitta anche il congelamento della prelazione per gli attuali soci, alcuni dei quali, come la Fondazione Mps (33,5% del Monte), non hanno comunque i mezzi per partecipare e dovranno diluirsi. A vantaggio di chi? Le condizioni del mercato e la tempistica con cui Rocca Salimbeni realizzerà le diverse fasi del piano, approvato lunedì e illustrato ieri alle organizzazioni sindacali, saranno determinanti.
A luglio del prossimo anno, il gruppo presieduto da Alessandro Profumo e guidato da Fabrizio Viola dovrà pagare allo Stato italiano gli interessi (9%) sui 4 miliardi di Monti bond sottoscritti dal Tesoro: 360 milioni che, a meno di operazioni straordinarie, verranno liquidati con l’emissione di nuove azioni Mps. Un po’ più del 10% della banca, insomma, finirà in mano pubblica. Non sarebbe la nazionalizzazione che qualcuno teme (gli azionisti attuali) e altri auspicano (il presidente del Consiglio provinciale di Siena, Riccardo Burresi), ma comunque aprirebbe allo Stato le porte di Rocca Salimbeni.
Profumo e Viola hanno ripetuto che, per loro, la strada maestra è quella che porta al rilancio del Monte in autonomia: «percorso difficile, ma non impossibile», che dovrebbe prevedere l’aumento di capitale e il conseguente ingresso di nuovi azionisti come snodo decisivo per chiudere la partita dei Monti bond (il piano indica 3 miliardi da restituire entro il 2014). Il resto è affidato ai tagli (8mila esuberi al 2017 e 550 sportelli cancellati) e al rilancio del business, per arrivare tra quattro anni a generare 900 milioni di utile netto.
L’ipotesi di un intervento pubblico non piace al fronte sindacale, che ha accolto il nuovo piano con comprensibile apprensione. «Si possono raggiungere i numeri del piano attraverso esodi volontari e incentivati, senza licenziamenti e senza forzature, che non accetteremo mai», è il commento di Lando Silleoni, segretario generale della Fabi. Rocca Salimbeni, peraltro, non prevede il ricorso alla mobilità. Silleoni dice «no» anche all’intervento dello Stato nel capitale della banca, mentre il segretario generale dell’Ugl credito, Fabio Verelli, chiede alle «forze politiche e imprenditoriali di respingere il diktat europeo» che obbliga il Monte a nuovi sacrifici e Agostino Megale, segretario generale della Fisc-Cgil, auspica la «garanzia del Governo italiano sulle prospettive occupazionali» del gruppo.
Intanto, il mercato continua a premiare il titolo Mps (+1,73% ieri), nella convinzione che la strada del rigore e del ritorno all’equilibrio di bilancio sia ormai irreversibile. Magari con l’arrivo, nel 2014, di qualche “cavaliere bianco” in grado di stabilizzare gli equilibri senesi.