CINQUE SINDACI IN CAMPO PER LA RIMOR

Inserito da casoledelsa il 28 Giugno 2013

Economia Cinque sindaci in campo per la Rimor “Solidarietà all’azienda. Siamo molto preoccupati” L’azienda valdelsana specializzata nella produzione di camper è in difficoltà. Esprimono vicinanza i primi cittadini di Poggibonsi, San Gimignano, Colle di val d’Elsa, Casole d’Elsa e Radicondoli 28/06/2013 15:37:19 “Massima solidarietà e sostegno ai lavoratori e all’azienda. Le istituzioni ci sono”. Queste le parole dei sindaci di Poggibonsi Lucia Coccheri, San Gimignano Giacomo Bassi, Colle di val d’Elsa Paolo Brogioni, Casole d’Elsa Piero Pii, Radicondoli Emiliano Bravi che testimoniano totale vicinanza alla Rimor, azienda valdelsana leader nel settore del camper. “Siamo molto preoccupati - dicono i sindaci - per quanto sta accadendo. Stiamo parlando di una azienda storica del nostro territorio, di un marchio storico e prestigioso che ha fatto crescere la Valdelsa e che ha fatto grande il plein air in Italia e nel mondo. Soprattutto stiamo parlando di un’azienda in cui lavorano circa 180 dipendenti, con un indotto dei più rilevanti e che conta altre cinquanta imprese. Un’azienda attiva e operativa da cui è stato lanciato un allarme preoccupante. Siamo - dicono ancora i sindaci - consapevoli della criticità della fase attuale, soprattutto siamo consapevoli che questa crisi economica imperversa da un tempo così lungo che è sempre più difficile gestirne gli effetti. Proprio per questo le istituzioni vogliono e vorranno capire fino in fondo cosa sta accadendo e quali sono i reali motivi per cui un’azienda che lavora e che dà lavoro a 180 persone e che ha in mano un importante portafoglio di clienti, sta rischiando di chiudere”. “Le voci che si susseguono - dicono i primi cittadini - sono inspiegabili. Viene da chiedersi se in questo paese un’azienda possa morire di ‘tatticismi bancari’, per usare l’espressione dell’amministratore delegato della Rimor. Noi vorremmo poter rispondere di no e quindi chiamiamo tutti gli attori della vicenda ad una responsabilità collettiva che permetta ad un’azienda che lavora e che dà lavoro di continuare a farlo. Perché questo è e deve essere l’interesse di tutti”. - See more at: http://www.corrieredisiena.it/notizie/cinque-sindaci-in-campo-per-la-rimor/006701#sthash.47KCa6Zg.dpuf

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CONCORSO - LOGO #OPENPD

Inserito da casoledelsa il 28 Giugno 2013

 

La mobilitazione “#OpenPd”, annunciata nei giorni scorsi dal Partito democratico provinciale di Siena sta per partire con circa cento iniziative su tutto il territorio provinciale. Per aumentare il livello di partecipazione per gli iscritti e i simpatizzanti creativi e appassionati di grafica, il Pd provinciale ha organizzato un concorso aperto a tutti per proporre il logo della campagna. Tutti coloro che vorranno partecipare proponendo la loro idea per il logo di “#OpenPd” potranno farlo inviando una o più bozze della loro proposta all’indirizzo pd@sienapartitodemocratico.it entro venerdì 28 giugno alle ore 20. Le proposte saranno valutate da un’apposita commissione e quella che sarà ritenuta migliore sarà utilizzata durante la mobilitazione, su manifesti, volantini e sulle comunicazioni on-line.

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PATTO DI STABILITA’, 33 MILIONI IN PIU’ DA SPENDERE PER COMUNI E PROVINCE

Inserito da casoledelsa il 27 Giugno 2013

FIRENZE – Buona notizia per i Comuni e le Province Toscane. Buona notizia, in parte già annunciata, sopratutto per i Comuni più piccoli, che sono anche quelli, spesso, con le maggiori difficoltà. Da subito gli uni e gli altri potranno infatti spendere un po’ più del previsto e far ripartire qualche cantiere: 33 milioni di maggiore spesa concessa dalla Regione, che Comuni e Province devono avere in cassa per poterli utilizzare ma che non sono più bloccati dal patto di stabilità.

“Non è la soluzione di tutti i problemi ma si tratta comunque di una boccata di ossigeno importante: per gli enti locali e per far ripartire l’economia, i cantieri e i progetti in corso. Con la decisione della giunta di ieri e la delibera di fine maggio sono 94 milioni in più da spendere quest’anno per Comuni e Province”, commenta l’assessore della Toscana al bilancio e al rapporto con gli enti locali Vittorio Bugli, a proposito del provvedimento deliberato ieri dalla giunta.

La possibilità riguardava tutti i Comuni toscani con più di 1.000 abitanti (che sono 270) e tutte e dieci le province. E tutti quelli che hanno fatto richiesta (237) ne hanno beneficiato.

Altri 61 milioni ‘ceduti’ a maggio – A fine maggio la Regione aveva già ceduto 61 milioni della propria capacità di spesa innalzando così dello stesso importo il tetto imposto dal ‘patto di stabilità’. Ne avevano goduto le dieci Province e 215 Comuni, a cui si sono poi aggiunti Castiglione d’Orcia e Montescudaio.

L’emendamento delle Regioni – Ora, in virtù di un emendamento proposto dalle Regioni ed approvato in sede di conversione del decreto del governo sui pagamenti della pubblica amministrazione, sono pronti appunto per essere spartiti altri 33 milioni di capacità di spesa regionale. Soldi da destinare a spese in conto capitale (e quindi investimenti). La giunta la settimana scorsa aveva stabilito i criteri per il riparto. Dopo il pronunciamento del Consiglio delle autonomie locali, ieri c’è stata l’approvazione delle delibera che stabilisce quanto ciascun Comune e Provincia potrà spendere in più, da subito, senza sforare il patto di stabilità. Con una novità importante: non si parla più di ‘residui passivi’ ma di ‘pagamento di obbligazioni’, il che vuol dire che non solo debiti non saldati di precedenti esercizi ma anche spese in divenire per progetti in corso o da partire. “Per aiutare gli enti locali – annota l’assessore Bugli – ad aprile abbiamo deciso di anticipare il trasferimento di una cinquantina di milioni di crediti non riscossi per opere bloccate dal patto di stabilità, sulla base del fondo deciso dal governo per i pagamenti dei debiti delle Pa”.

Una torta divisa in tre - Dei 33 milioni liberati dalla giunta un quarto (8 milioni e 312 mila euro) andrà alle Province, da utilizzare prioritariamente per interventi sulle strade ed altre opere strategiche in corso. Tutte e dieci le Province ne usufruiranno. La giunta ha poi deciso di accantonare 4 milioni del plafond per limitate e particolari situazione di emergenza di piccoli Comuni: quelli tra 1.000 e 5.000 abitanti, visto che sotto 1.000 il patto non si applica. Altri 10 milioni e 410 mila euro andranno sempre ai Comuni tra 1.000 e 5.000 abitanti (98 amministrazioni) ed altrettanto ai Comuni più popolati con più di 5.000 abitanti (139). Per i 33 milioni di capacità di spesa ulteriore ceduta lo Stato riconoscerà alla Regione un contributo straordinario, per il 2013, pari a 27 milioni e 708 mila euro. I comuni tra 1.000 e 5.000 abitanti sono tenuti ad applicare il patto di stabilità da quest’anno.

Per saperne di più:
Consulta il dettaglio con le tabelle del riparto tra i vari enti locali:
33 milioni di ulteriori spazi finanziari concessi a giugno | I 61 milioni ‘ceduti’ a fine maggio | Tabella sinottica dei due provvedimenti

Notizia correlata:
Regione, Comuni e Province chiede di modificare il patto di stabilità

Leggi anche:
Patto di stabilità, la Regione ‘cede’ 61 milioni a 215 Comuni e 10 Province (27 maggio 2013)

Categoria: Consiglio Comunale, GRUPPO CONSILIARE CENTROSINISTRA | Nessun Commento »

 

RAPPORTO RIFIUTI - ISPRA

Inserito da casoledelsa il 27 Giugno 2013

RIFIUTI
URBANI IN ITALIA

Ist. Sup.Protezione e Ricerca Ambientale (Ispra) – Rapporto
Rifiuti Urbani - Edizione 2013

Rapporto
Rifiuti Urbani - Edizione 2013

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Facciamo chiarezza sugli F-35

Inserito da casoledelsa il 27 Giugno 2013

Facciamo chiarezza sugli F-35

Non è un articolo facile da scrivere, ma sento l’esigenza di fare chiarezza su un tema molto delicato, cercando qui di spiegarvi la nostra posizione sul programma riguardante l’acquisto degli “F35”.
Per prima cosa, specifico subito che una mozione non è una legge: essa non modifica le leggi e gli ordinamenti esistenti, ma è solamente una raccomandazione politica che impegna il governo a mantenere una posizione politica.
Oggi, in aula, discuteremo di una mozione.
Lo dico perchè sicuramente lo sapevate già, ma nelle tante mail che ci arrivano sotto forma di “mail bombing” il messaggio che sta passando è che si vota per cancellare o meno l’acquisto degli F35.
In realtà non è così.
Passiamo a una parte un pochino più “tecnica”, ma altrettanto rilevante per la comprensione del tema. Riguardo la posizione espressa nella mozione di Sel esistono diversi punti critici
1) È il parlamento a dover decidere o meno nel merito dell’acquisto di sistemi d’armamento. Impegnare il governo rappresenta un fatto politico, ma che rischia di farci tornare indietro rispetto agli ordinamenti legislativi vigenti
Dal 1988 in Italia vigeva la legge Giacchè, che assegnava la titolarità della decisione su quando, cosa e perchè comprare sistemi d’arma in Italia solo al Governo. Il Partito Democratico ha cambiato questa legge, facendo approvare durante il governo Monti la legge 244, in vigore dal 1 gennaio di quest’anno. All’articolo 4 di tale legge, infatti, si assegna la titolarità delle decisioni di acquisto non al governo, bensì al parlamento, offrendo la possibilità di rendere più trasparenti le decisioni di investimento militare in un periodo così complicato di crisi economica.
È quindi il parlamento e non il governo, spesso e volentieri sottoposto alle pressioni forti delle industrie e delle amministrazioni militari, a essere impegnato nel merito della vicenda F35, pena il rischio di tornare in dietro rispetto alla legge 244.
2) I 10 miliardi previsti nella mozione, da spostare su progetti di carattere sociale, in realtà non sono mai stati stanziati.
Proprio a causa della legge Giacchè ci hanno sempre detto che se non compravamo gli F35 avremmo dovuto pagare enormi penali. E invece guarda un po’.. a oggi non abbiamo notizia di nessuna firma su nessun contratto che ci impegna ad acquistare questi aerei, e quindi nessuna penale.
Sugli F35 si è semplicemente aderito a un progetto, che deve entrare ancora nella fase attuativa, sono state erogate risorse in questi anni, che però sono state erogate in ricerca e sviluppo, nelle nostre aziende e nelle nostre università, ergo, non è presente a bilancio la somma destinata a tale acquisto e non è possibile utilizzare tale somma in altri ambiti.
Sulla scorta di tali considerazioni pensiamo che sia utile innanzitutto ripartire dall’applicazione della legge 244. Questa innovazione legislativa è stato un risultato dell’azione politica del Partito democratico, un atto di chiarezza nei confronti dei nostri cittadini che non abbiamo minimamente saputo comunicare.
Applicarla in modo serio cambierebbe in modo radicale il rapporto della nostra Difesa con il parlamento e ci permetterebbe anche di avere finalmente accesso alle spese e agli impegni presi per conto degli italiani dai governi precedenti, spesso senza aver informato correttamente e completamente il parlamento e quindi gli italiani.
È questo il vero “tema dei temi”: ribaltare finalmente i rapporti di forza.
Il PD ha preso la seguente posizione: iniziare un’indagine conoscitiva che abbia termine in pochi mesi, e solo a quel punto far decidere il parlamento su come impegnare i soldi del Paese, non solo sugli F35, ma sui sistemi d’arma nel loro complesso, nel frattempo, vincolando il Governo a non firmare nessun contratto bypassando il parlamento.
Come Giovani Democratici, aggiungiamo anche un altro punto: facciamo un libro bianco della difesa, degli esteri, del lavoro, della scuola, della sanità, di ogni tema. Abbiamo bisogno di una fotografia sulla condizione completa del nostro paese, come si fa con i censimenti.
Solo in questa maniera, solo avendo accesso ai programmi completi, ai documenti, a tutto, potremo decidere non solo in base a posizioni aprioristiche ma attraverso i fatti quale sia la scelta migliore per la difesa italiana e per il nostro sistema di welfare, tenendo conto della difficilissima situazione economica che stiamo vivendo, della crisi che strozza le famiglie e lo stato, e quindi di come eventualmente in futuro investire le nostre risorse economiche.
Magari facendolo eviteremo anche di creare nuove tragedie sociali come gli esodati, perchè finalmente avremmo un quadro completo e istituzionale, accessibile a tutti, che ci permetterebbe di capire meglio la realtà che ci circonda e anche di non dover fare indagini conoscitive su ogni tema, che a oggi si rendono spesso necessarie.

Giuditta Pini

PARLAMENTARE PARTITO DEMOCRATICO

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Per due ore soltanto rinnovabili, domenica l’Italia è stata più verde

Inserito da casoledelsa il 20 Giugno 2013

Per due ore soltanto rinnovabili,
domenica l’Italia è stata più verde

E’ la prima volta in assoluto che il fabbisogno viene da fonti green. E’ successo per 120 minuti domenica scorsa, quando il prezzo di tutta l’elettricità è andato a zero e non ci sono state emissioni. Fenomeno piccolo ma indicativo di una tendenza
di ANTONIO CIANCIULLO
da Repubblica

ROMA - Per un paio di ore, le emissioni serra del sistema elettrico italiano si sono azzerate: le rinnovabili hanno soddisfatto il 100% della domanda. E’ successo nel primo pomeriggio di domenica 16 giugno. E il prezzo dell’elettricità è precipitato a zero. E’ la prima volta che accade. Naturalmente non si sono fermati i contatori nelle nostre case, non abbiamo smesso di pagare l’elettricità. Si parla del prezzo di Borsa, il Pun (Prezzo Unico Nazionale) che deriva dal sistema di aste in cui si vende all’ingrosso, ora per ora, l’elettricità prodotta dai vari operatori. E domenica 16, giornata di sole e vento con una buona scorta d’acqua per l’idroelettrico, non c’è stata gara: l’energia pulita ha fatto l’en plein soddisfacendo l’intera domanda e facendo crollare il prezzo.

La ragione di questo crollo è spiegata dal meccanismo di mercato adottato in Italia. Le rinnovabili sono sempre offerte a prezzo zero perché non ci sono costi di combustibile da coprire e c’è l’obbligo europeo di ridurre le emissioni serra che minacciano la stabilità del clima. Ma di solito sodisfano solo una quota del mercato e il prezzo di tutte le vendite in una certa fascia oraria è dato dall’offerta accettata al prezzo più alto. In questo caso non c’è stato spazio per i combustibili fossili e, in assenza di acquisti a prezzo più alto, è rimasto il prezzo delle rinnovabili: zero.

Naturalmente è stato un momento limitato, ma ha indicato una tendenza perché non si tratta di un fenomeno isolato. Nel maggio scorso le rinnovabili hanno coperto la metà della domanda elettrica. Nel 2012 a Pasquetta, tra le ore 13 e le 14, il 64% dell’energia prodotta in Italia era arrivato dalle rinnovabili mentre in Sicilia la percentuale aveva raggiunto il 94%. E l’offerta media annuale che viene dai 600 mila impianti di rinnovabili sfiora quota 30%.

L’effetto delle rinnovabili sul sistema delle aste è dunque costante: riducendo la domanda di fossili elimina le offerte a prezzo più alto. E’ il fenomeno chiamato peak shaving: un abbassamento del valore di picco che tradizionalmente coincideva con le ore più calde della giornata, quelle in cui i consumi elettrici sono più alti. Ma proprio in questo periodo ormai è più alta anche la produzione di fotovoltaico e l’offerta di energia pulita calmiera i prezzi. Con un sistema di rinnovabili basato sul mix tra fonti continue (solare termodinamico, biomasse, geotermia) e discontinue (fotovoltaico, eolico) il prezzo all’ingrosso dell’energia è destinato a scendere. Due euro a megawattora per ogni punto percentuale in più di energia da fonti rinnovabili, calcola Terna.

Secondo l’Irex Annual Report 2013, curato dalla società di ricerca Althesys, il fotovoltaico, grazie al peak shaving, già nel 2012 ha permesso di abbassare di 1,4 miliardi di euro il prezzo dei consumi elettrici nella fascia più calda della giornata.
(20 giugno 2013)

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RIFORMA ISEE

Inserito da casoledelsa il 20 Giugno 2013

Riforma Isee, Ferrucci e Naldoni (Pd): “Strumento da riformare quanto prima. Servono nuovi parametri” 13 giugno 2013 “Siamo convinti della necessità di fare entrare in vigore il nuovo Isee, perché quello che utilizziamo è uno strumento superato che di fatto non rispecchia le esigenze e le condizioni economiche dei cittadini. Quindi deve essere aggiornato al più presto. Tra le altre, nella proposta del viceministro Maria Cecilia Guerra, c’è un’importante novità: con l’Isee corrente sarà infatti possibile integrare lo strumento nel caso in cui durante l’anno precedente ci siano stati cambiamenti rilevanti, come la perdita del lavoro. Poiché la nostra Regione è stata tra le prime ad utilizzare questo strumento, auspichiamo un veloce iter parlamentare affinché si arrivi quanto prima ad attuare un’indicazione Isee più vicina alla realtà”.Così Ivan Ferrucci, coordinatore segreteria del Pd toscano, e Simone Naldoni, consiglieri regionali Pd – sui nuovi parametri contenuti all’interno del Dpcm per la riforma dell’Isee. - See more at: http://www.pdtoscana.it/riforma-isee-ferrucci-e-naldoni-pd-strumento-da-riformare-quanto-prima-servono-nuovi-parametri/#sthash.DSLS5zJv.dpuf

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Il Pd provinciale senese lancia una mobilitazione in tutta la provincia: ”#OpenPd”

Inserito da casoledelsa il 17 Giugno 2013

Pd provinciale Siena: “Non hanno convocato il congresso subito, noi ci mobilitiamo con oltre cento iniziative aperte e un referendum”

Da sinistra Kuzmanovic, Biagianti, Guicciardini, Mannucci e Carnesecchi
Dopo aver chiesto la convocazione di un congresso subito, che non è arrivata, il Pd di Siena ha deciso di mobilitarsi e oggi, lunedì 17 giugno, ha illustrato in conferenza stampa la mobilitazione dal titolo “#OpenPd” che partirà nei prossimi giorni coinvolgendo tutti i 36 comuni della provincia di Siena.

“La richiesta di un congresso subito - ha spiegato il segretario provinciale del Pd di Siena, Niccolò Guicciardini - è partita da Siena già da alcune settimane attraverso lettere, incontri e interventi. Purtroppo, dalle parti di Roma il concetto di ‘subito’ non corrisponde al nostro. Ecco perché chiediamo nuovamente che il Pd nazionale fissi le date del congresso, con regole semplici e inclusive, e consenta ai circoli, alle unioni comunali e alle sedi provinciali di svolgere il passaggio congressuale prima di quello nazionale. Un congresso aperto e fondativo anche a Siena”.

“Sappiamo già, purtroppo, - continua Guicciardini - che la convocazione del congresso tarderà ad arrivare. Per questo, come Pd della provincia di Siena, ci attiveremo per una grande mobilitazione che coinvolga tutto il territorio. Una serie di appuntamenti propositivi, aperti a tutti coloro vorranno partecipare portando idee, critiche e proposte per rifondare dal basso il Partito democratico. Dalle elezioni amministrative, dove abbiamo vinto nonostante gli errori del gruppo dirigente nazionale, abbiamo avuto il messaggio che la vera forza del Pd è rappresentata dal suo essere popolare ed è da qui che dobbiamo ripartire. Un congresso fondativo di cui abbiamo bisogno anche a Siena, dove è fallito il modo con cui il Pd è stato fondato a livello provinciale. Dobbiamo lasciarci alle spalle qualsiasi tipo di logica pattizzia e spartitoria, facendo un partito che aderisca alla pelle viva della società senese, che è in profondo mutamento. Fare una seria autocritica sugli errori del passato è condizione necessaria per costruire il nuovo Partito democratico senese. Tanti, che hanno anche avuto ruoli di primo piano nel passato, se ne sono andati dal Pd e, invece di riconoscere i propri errori, stanno là fuori a criticarci. Da parte mia viene e verrà una proposta per unire tutti, tranne coloro che stanno nel Pd solo per dividere. Unire per essere più forti e soprattutto guardare all’esterno. L’esperienza delle primarie ci ha insegnato che il Pd ha uno straordinario potenziale espansivo nel suo radicamento, ma per fare questo deve avere le porte e le finestre aperte. Chiunque condivida i nostri ideali e le nostre idee deve sentirsi a casa propria, protagonista del cambiamento e del rilancio del Pd e di Siena”.

“La mobilitazione - ha detto Laura Mannucci, responsabile organizzazione del Pd provinciale senese - sarà costruita su circa cento iniziative e appuntamenti con un format ben preciso e uguale, in modo da dare sistematicità alla nostra campagna e rendendola un segno distintivo del Pd sul nostro territorio. Vogliamo mettere in moto davvero il potente motore democratico di cui dispone il Pd e siamo sicuri che solo con il confronto diretto, mettendoci direttamente in relazione con gli iscritti e i nostri sostenitori, mettendoci la faccia, sia l’unico modo per rilanciare questo partito. Ringrazio fin da ora tutti i segretari comunali e di circolo che si impegneranno in questa mobilitazione”.

“La mobilitazione, dal titolo “#OpenPd”, prevederà anche meccanismi di trasparenza on-line - ha aggiunto Francesco Carnesecchi, responsabile comunicazione del Pd provinciale - e confluirà nella seconda metà di luglio in un referendum, per il quale sarà aperta una finestra di dieci giorni in cui sarà possibile proporre quesiti per chiunque voglia. Potrà essere una grande giornata di festa in cui il Pd sarà davvero aperto a tutti e una risposta concreta alla richiesta di apertura e cambiamento, che altrimenti rischia sempre di essere vaga e poco incisiva se non dà luogo ad azioni”.

“La richiesta del congresso subito - ha aggiunto Andrea Biagianti, responsabile enti locali del Pd provinciale senese - non è un capriccio, ma una presa di coscienza della necessità di un lavoro mirato sulla proposta politica del nostro partito. Dobbiamo essere coraggiosi e determinati e, soprattutto, forza di cambiamento. Questo vale per gli assetti istituzionali come per le prospettive di sviluppo economico, per i rapporti con la Regione come per il nostro essere partito. Il prossimo anno ci aspettano sfide importanti in trenta comuni della provincia e dobbiamo partire dalle primarie in tutti i comuni, salvo quelle realtà con sindaci al primo mandato in cui non si ritenga necessario in modo condiviso. Le amministrative del 2014 devono essere il nostro orizzonte, perché saranno difficili e in tutte le realtà dobbiamo dialogare, come molti già fanno, con le forze sociali, civiche, fino anche ai comitati locali, laddove non siano solamente forze di protesta. Merito e competenza, e non fedeltà o adesione a correnti, dovranno essere i principi da seguire per scegliere chi rappresenta il Pd a tutti i livelli. Le correnti bloccate sono il diserbante delle idee. Il nostro deve essere un partito plurale in cui si discute e ci si divide sulle questioni, ma in modo libero. L’autonomia e la piena libertà di esprimere opinioni e idee, è condizione indispensabile per il nostro rilancio”.

“I Giovani democratici saranno parte attiva di questa mobilitazione con la loro freschezza e con iniziative mirate ai più giovani - ha concluso Sergio Kuzmanovic, segretario provinciale dei Giovani democratici - e per dimostrare quanto lavoro sul rinnovamento è stato fatto in questa nostra provincia. Inoltre, stiamo lanciando cantieri delle idee in tutti i comuni dove è presente la giovanile per iniziare a costruire le proposte per le elezioni amministrative 2014″.

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OBBLIGHI DI TRASPARENZA, GOVERNO VERSO IL RINVIO AL 2014 - NEL DECRETO UN FONDO PER I LAVORI DEI PICCOLI COMUNI

Inserito da casoledelsa il 14 Giugno 2013

Obblighi di
trasparenza, Governo verso il rinvio al 2014 - Nel decreto un fondo per i
lavori dei piccoli Comuni

In Consiglio dei ministri domani
anche lo slittamento di un anno degli obblighi di pubblicazione dei dati sulle
opere pubbliche da parte delle stazioni appaltanti

 

Governo verso la proroga degli obblighi di trasparenza negli appalti
previsti dalla legge anticorruzione. Secondo indiscrezioni dell’ultim’ora il
Consiglio dei ministri annunciato per domani potrebbe approvare lo slittamento
al 2014 degli obblighi di pubblicazione dei dati sulle opere pubbliche da parte
delle stazioni appaltanti. Nella bozza del provvedimento che sarà riesaminato
domani compare anche un fondo per i lavori di 6mila piccoli Comuni.

Sono queste le ultime novità rispetto al lavori di preparazione del pacchetto
di semplificazione e sviluppo in preparazione del Governo e che contiene molte
misure destinate al rilancio delle costruzioni.

Appalti e trasparenza. Il rinvio degli obblighi previsti dalla legge
anticorruzione darebbe base giuridica allo slittamento messo nero su bianco
ieri dall’Autorità di Vigilanza sui contratti pubblici che, con un comunicato
firmato dal presidente Sergio Santoro (clicca qui per scaricare il comunicato), ha fatto slittare al 31 gennaio
del prossimo anno il termine per l’invio dei dati su bandi, procedure e
andamento dei cantieri delle opere pubbliche all’Autorità.

Verrebbero così risolti anche i dubbi sul mantenimento dell’obbligo per le
stazioni appaltanti di comunicare a Via Ripetta di aver assolto agli
adempimenti di pubblicità previsti dalla legge anticorruzione, la legge
190/2012. Un obbligo che, secondo la delibera numero 26/2013, depositata a fine
maggio e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 10 giugno (clicca qui) avrebbe dovuto essere assolto con l’invio di un
modello standard messo a punto dalla stessa Autorità, tramite posta elettronica
certificata, entro il 15 giugno. Cioè domani: un termine troppo ravvicinato per
le stazioni appaltanti che avevano chiesto uno slittamento dei termini. Che con
tutta probabilità arriverà dal Governo domani, all’interno del cosiddetto
«decreto del fare».

Piccoli comuni. Nella bozza del decreto che sarà esaminato domani spunta
anche un fondo per alimentare i lavori dei piccoli comuni. Una misura che fa il
paio con l’emendamento al decreto sulle emergenze - appena approvato in prima
lettura dal Senato - che rinvia al 2014 l’obbligo di gestire gli appalti
tramite centrali di committenza per gli enti locali al di sotto di 5mila
abitanti. Una norma che sblocca gli interventi “congelati” da parte
di quegli enti che non erano riusciti a organizzarsi in modo da rispettare la
scadenza fissata al primo aprile 2013.

 

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ROSSI A CONFINDUSTRIA FIRENZE : IL LAVORO AL CENTRO

Inserito da casoledelsa il 14 Giugno 2013

FIRENZE – Un furore dettato da troppo amore, perchè “io amo il lavoro e l’industria”. Così ha esordito il presidente Enrico Rossi nel suo intervento all’assemblea annuale di Confindustria Firenze, che si è svolta oggi al Teatro Comunale, accennando alla recente polemica accesa dal suo “sfogo” nel corso dell’incontro con le operaie della ex Mabro. Un intervento che è poi proseguito con una analisi della situazione economica in Italia e in Toscana e con alcuni impegni precisi per la modernizzazione della città.

“Bisogna evitare in tutti i modi l’aumento dell’Iva – ha detto tra l’altro – Meglio ottenere un contributo maggiore alle entrate da parte dei patrimoni che non penalizzare ulteriormente i consumi già depressi”. Dopo aver sottolineato la tenuta della Toscana in un quadro di crisi prolungata, il presidente Rossi ha fatto riferimento alla centralità dell’industria e del manifatturiero come scelta della Regione che ha prodotto alcuni risultati. “C’è stata anche una svolta – ha detto – nei confronti della grande impresa e delle multinazionali, a cui abbiamo prestato rinnovata attenzione”.

Su questo tema notizie interessanti provengono dagli uffici regionali. Da quando (ottobre 2010) è stato attivato per la prima volta un settore per l’attrazione degli investimenti, sia a supporto delle 500 multinazionali già presenti nel territorio sia per nuovi investitori, malgrado la crisi si inizia ad avvertire un’inversione di tendenza. Innanzitutto non sono avvenute delocalizzazioni significative segno che, una volta inseritesi nel territorio, le multinazionali trovano ragioni utili per restare. Inoltre, su 43 richieste di assistenza pervenute al nuovo ufficio da 9 paesi diversi, 22 hanno poi portato effettivamente ad investimenti (8 acquisizioni, 6 espansioni, 8 nuovi investimenti).

Una battaglia condotta contro burocrazia e campanilismi ha poi permesso di raggiungere risultati concreti sul piano delle infrastrutture. Il presidente Rossi ha fatto riferimento all’approvazione del tracciato della Tirrenica, ai lavori per la terze corsie e alla variante Parco della piana-Aeroporto, una scelta “simbolo” per Firenze e per la Toscana. “A luglio il consiglio voterà il provvedimento – ha detto – per l’adeguamento di una infrastruttura fondamentale” che ha una clientela prevalentemente orientata agli affari, non al turismo. “Naturalmente – ha aggiunto – l’aeroporto deve essere raggiunto dalla tramvia”. Quindi linee 2 e 3 e anche linee 4 e 5 per arrivare fino a Campi Bisenzio e a Sesto Fiorentino. “Questa nostra volontà – ha detto – dobbiamo farla valere in Europa per ottenere la proroga dei finanziamenti”. Per quanto riguarda l’Alta velocità il presidente ha affermato che bisogna realizzarla: “Se ci sono state violanzioni o reati vanno perseguiti ma i cantieri devono restare aperti e i lavori devono proseguire”.

Infine la scuola, e soprattutto il rapporto scuola-lavoro, un tema caro al presidente che lo aveva affrontato anche nel corso della recente discussione del rapporto Irpet-Unioncamere. Rossi ha ricordato il grave tasso di abbondono scolastico, che in Toscana arriva al 18,6%, contro un 18,2% nazionale e che l’Europa ci impone di portarlo al 10% entro il 2020: “Se la sfida che abbiamo davanti è quella di rimettere il lavoro al centro dell’economia – ha detto – allora è decisivo recuperare un maggiore orientamento al lavoro nelle nostre strutture educative e formative. E mai possibile che un giovane a 30 anni non abbia mai incontrato il mondo del lavoro, non sia mai entrato in una fabbrica o in una bottega artigianale, non si sia mai misurato con il mondo del lavoro? C’è poi bisogno di un rapporto più stretto tra scuola ed esigenze delle imprese, tra domanda delle imprese e offerta del sistema scolastico: un solo esempio, l’offerta di periti meccanici è del 2,2% dei nostri diplomati a fronte di una domanda delle imprese del 14,8″

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