68° Anniversario della liberazione - A.N.P.I. Casole D’Elsa

Inserito da casoledelsa il 24 Aprile 2013

Giovedì 25 Aprile –OMAGGIO AI CADUTI

Ore 10.30 – Ritrovo in Piazza Libertà

10.45 - Inizio corteo fino al Monumento ai Caduti

11.00– Lettura lettere di partigiani – Deposizione fiori

Sabato 27 AprileFesta della Costituzione

Centro Congressi - Via Casolani - Casole

ORE 17.00 Documentario“Energia Rinnovabile”

17.45 Intervento Prof.Dario Ceccherini - ANPI Provin.

18.15 La Costituzione ai “Giovani Casolesi”

Domenica 28 Aprile –Le donne nella Resistenza

Circolo Cavallano - Via del Gesso - Casole

ORE 19.00 Spettacolo teatrale “La partigiana nuda”

20.15 Buffet

INGRESSO LIBERO

TUTTA la popolazione è invitata

locandina-25-aprile-2013

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STASERA ASSEMBLEA APERTA A TUTTI GLI ISCRITTI ED ELETTORI DEL PD

Inserito da casoledelsa il 24 Aprile 2013

“La difficile situazione politica,

parliamone insieme “

MERCOLEDI 24 APRILE

ORE 21.30

CIRCOLO PD VIA CASOLANI

ASSEMBLEA APERTA A TUTTI GLI ISCRITTI

E GLI ELETTORI DEL PD

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Bersani conferma le dimissioni

Inserito da casoledelsa il 24 Aprile 2013

La Direzione approva l’ordine del giorno con il mandato al vicesegretario e ai capigruppo per le consultazioni

“Confermo qui le mie dimissioni, che saranno portate all’Assemblea nazionale”.
Così Pier Luigi Bersani ha esordito nel suo intervento di apertura della Direzione nazionale del Pd, trasmessa in diretta streaming su youdem.tv.

“Ho dovuto annunciarle – ha aggiunto – dopo la bocciatura delle candidature di Marini e Prodi da parte dei franchi tiratori, molti dei nostri grandi elettori sono venuti meno a decisioni formali e collettive in un momento cruciale. Siamo stati su orlo di crisi gravissima e senza precedenti”.
“Da qui – ha tenuto a dire Bersani – vogliamo ancora una volta ringraziare il presidente Napolitano per la sua disponibilità”.
Per Bersani nel Pd “c’è un problema di fondo che va preso di petto, altrimenti si riproporrà”.

“Noi – ha rivendicato, ricordando tra gli altri il risultato di ieri in Friuli Venezia Giulia – siamo una storia di successo e questo nessuno ce lo toglierà, ma mai prima d’ora siamo stati messi di fronte alle nostre dirette responsabilità nazionali”.
“Si può dire che le elezioni le abbiamo vinte o no, ma alla prima prova non abbiamo retto e se non rimuoviamo il problema rischiamo di non reggere nelle prossime settimane e mesi”.
Per Bersani “insieme a difetti di anarchismo e di feudalizzazione si è palesato un problema grave di perdita di autonomia. Non si pensi che quanto successo sia episodio, c’è qualcosa di strutturale”.

“Si deve ripartire da un concetto basico – ha rilevato –: se vogliamo essere un partito dobbiamo concedere sovranità ad una comunità a cui si è aderito, altrimenti si è un autobus o un ascensore”.
“La metafora ce l’ha data Gherardo Colombo, che ha fatto capire tutto: entro in uno spazio solo per illuminare al meglio la mia soggettività”.

“Io ci credo, ho fiducia nel Pd – ha detto Bersani, chiudendo il suo intervento - e dopo 4 anni qualche idea me la sono fatta, aspetto di poterne discutere liberamente, fraternamente in un confronto che non tocchi tanto la linea politica ma una profonda riforma del partito. Le mie dimissioni, sono convinto, sono utili al partito per guardare in faccia il problema senza occultarlo illusoriamente”.
Bersani ha ricordato che “il partito non è in abbandono, la Direzione è operativa, i gruppi parlamentari anche, il vicesegretario e il tesoriere in pienezza di poteri” e, infine, ha proposto per le consultazioni al Colle una delegazione formata dal vicesegretario Enrico Letta e dai capigruppo Luigi Zanda e Roberto Speranza.

*****

La direzione del Pd, a larghissima maggioranza, ha approvato l’ordine del giorno che affida il mandato di rappresentare il Partito alle consultazioni in svolgimento al Quirinale per la formazione del prossimo esecutivo ai capigruppo di Camera e Senato, Roberto Speranza e Luigi Zanda e al vicesegretario Enrico Letta. Alla Direzione erano presenti 197 delegati e l’approvazione dell’ordine del giorno è avvenuta con soli 7 contrari e 14 astenuti.

Questo il testo dell’ordine del giorno:
La Direzione del Partito Democratico dà mandato al Vice-Segretario e ai Capigruppo alla Camera e al Senato di assicurare pieno sostegno al tentativo del Presidente della Repubblica di giungere alla formazione del governo, raccogliendo la sollecitazione ai partiti a esercitare la loro responsabilità, secondo le linee illustrate nel discorso di insediamento al Parlamento, e mettendo a disposizione la propria forza politica e le personalità utili a questo fine.

In particolare, l’adozione di misure urgenti, in sede europea e nazionale, per fronteggiare l’emergenza economico-sociale, in particolare il lavoro, e l’approvazione in tempi certi delle necessarie riforme in materia istituzionale, elettorale e di contenimento dei costi della politica sono le due priorità sulla base delle quali il Partito Democratico si impegna a sostenere il governo.
Approvato dalla Direzione nazionale PD del 23 aprile 2013

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DEBORA SERRACCHIANI VINCE IN FRIULI VENEZIA GIULIA E RIDA’ UN PO’ DI SPERANZA

Inserito da casoledelsa il 24 Aprile 2013

Tace per l`intero pomeriggio: scaramanzia e anche una buona dose di timore, tanto è scarso il suo vantaggio su Tondo. Ma quando alle nove di sera arriva in piazza Oberdan, sotto la sede del Consiglio regionale, festeggiatissima dai suol fan, Debora Serracchiani è un fiume in piena. E si toglie qualche soddisfazione, la “ragazza” che nel lontano 2009 si fece notare in un`assemblea dei Circoli del Pd con il suo dissacrante invito ante-litteram alla rottamazione nel suo partito.
Dica la verità: se l`aspettava?
«No. Sapevo dí aver fatto un`ottima campagna elettorale, ma quello che è successo a Roma negli ultimi giorni sembrava aver ribaltato la situazione. Ogni riferimento ai 101 franchi tiratori del Pd contro Prodi è ovviamente voluta».
Dunque lei dava per perse queste elezioni in Friuli-Venezia Giulia?
«Insomma… Ho ancora nelle orecchie quello che mi dicevamo molti miei sostenitori, gente del Pd: ma che cosa stanno facendo i nostri, sono impazziti?».
La Serracchiani ha vinto nonostante il Pd?
«Non posso non sottolineare che il mio partito l`ho avuto contro. Non certo quello locale, qui si sono tutti spesi in maniera splendida. Ma quello nazionale sì, ha complicato molto questa mia avventura».
In Friuli, per sostenerla, sono arrivati Bersani e Renzi…
«Sì, il segretario è venuto da candidato premier, durante la campagna elettorale per le politiche. Poi è stata la volta di Renzi, il 10 aprile. Altra storia, con lui c`è grande sintonia, anche da queste parti ha dimostrato di saper parlare oltre i confini tradizionali del Pd. Anch`io ero stata a Firenze durante la sua campagna elettorale».
Serracchiani, lei non ha vinto solo la presidenza della Regione…
«Guardi, due giorni fa ho pensato che solo un miracolo avrebbe potuto salvarmi. Mettiamola così: ringrazio tutti quelli che mi hanno aiutata, non certo gli altri».
Gli altri chi?
«Per esempio i 101 franchi tiratori che hanno impallinato Prodi. Mi piacerebbe conoscerli uno per uno».
Ha dei sospetti? Giovani e inesperti?
«Ma per carità. Nel mio partito io vorrei ci fosse una certezza: che le cose si facessero a viso aperto. In questi ultimi due mesi la storia ha presentato il suo biglietto a un`intera classe dirigente, intimandole un passo indietro».
Non è che ce l`ha con D`Aiema?
«Quando si compiono scelte sbagliate, e penso alla Bicamerale, bisogna poi avere la responsabilità di farsi da parte».
Il flop di Grillo?
«Immaginavo un risultato diverso, a sentire quello che dicevano. Il fatto è che fin quando si tratta di protestare contro tutto e tutti, com`è successo nella campagna per le politiche, è molto facile. Ma nel confronto sulle cose concrete da fare, i 5Stelle fanno molta fatica, e queste elezioni sono lì a dimostrarlo».
Con la sua vittoria, cambia qualcosa nel Pd?
«Intanto questa è la prova che i territori devono essere più rispettati dai dirigenti di Roma. Qui abbiamo faticato moltissimo, lo stiamo facendo da mesi, poi ci sono state 72 ore di impazzimento e nostro lavoro ha rischiato di diventare inutile».
Però è andata.
«Per fortuna, sono contentissima. Ma non è che adesso ci dimentichiamo quel che è successo. Non si può convocare la direzione del Pd per escludere il governissimo e poi presentare come candidato al Quirinale uno come Marini. E senza neppure spiegarlo, poi…».

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Il Pd ritrovi il coraggio- Guglielmo Epifani - L’Unità

Inserito da casoledelsa il 24 Aprile 2013

* Il Partito democratico vive un passaggio difficile, quanto mai prima. Innanzitutto per i suoi militanti, ed i suoi elettori. Si coglie un po` ovunque delusione, disorientamento, e anche rabbia. Di fronte a questo quadro il primo dovere è quello di aprire sedi di confronto, di discussione in tutti i circoli e nei luoghi di aggregazione.

Niente divisioni, ritrovare il coraggio del cambiamento

Dove questo è avvenuto in queste ore, i segnali dicono che il clima migliora, anche quando il dissenso resta. È inutile girarci attorno: pesa troppo la doppia sconfitta - del voto e del progetto politico del governo di cambiamento - capace di arrestare il decadimento economico, sociale e morale del Paese. E pesa il modo con cui, votazione dopo votazione, ci siamo resi inaffidabili, intanto verso noi stessi, dividendoci ed esponendo Franco Marini e Romano Prodi a un risultato del quale dobbiamo solo vergognarci.

L`elezione di Giorgio Napolitano consente finalmente di mettere al riparo le istituzioni, di rassicurare il Paese stretto dentro paure profonde e di evitare una lacerazione più profonda tra Paese e Parlamento. Una parte del popolo democratico ritrova, almeno alla fine, un senso. E la parte maggioritaria dei cittadini si riconosce nell`altissimo profilo del discorso presidenziale. Il Pd arriva alle giornate cruciali che ha di fronte sfiancato, diviso, con il segretario ed il presidente dimissionari insieme con la segreteria. Un atto inevitabile che è il riconoscimento di una responsabilità, che non deve essere caricata solo su chi per ruolo ne ha di più ma non può averla tutta. Il Pd si trova soprattutto a dover decidere in maniera chiara tra due sole alternative: dare la fiducia al governo che si andrà componendo sotto la regia istituzionale del presidente della Repubblica o sottrarvisi aprendo a un voto anticipato. Quest`ultima scelta aprirebbe sicuramente praterie per la destra e per il movimento di Grillo e annienterebbe qualsiasi prospettiva di una grande forza riformista e democratica. Senza contare la rottura che aprirebbe con il capo dello Stato che abbiamo voluto.

La Direzione del Pd è chiamata a scegliere e a dare i mandati conseguenti alla delegazione che avrà il compito di discutere nella sede più alta durante le consultazioni. La stessa Direzione, che potrebbe essere riunita in sessione permanente, dovrà accompagnare il percorso della formazione del governo e dare il giudizio finale. Per le considerazioni fatte, se il mandato fosse come io ritengo favorevole al governo, andrebbe evitata ogni forma di presunzione. E le richieste andrebbero circoscritte a due punti: l`alto profilo del governo e la priorità alla questione sociale ed economica nel programma, partendo dai punti che il presidente Napolitano ha messo al primo posto, cioè il lavoro e il Mezzogiorno.

Fatto il governo, si deve poi aprire il cantiere del congresso. Una fase di confronto e di discussione coraggiosa percne siamo in un momento nel quale ci vuole altro rispetto a una semplice manutenzione dell`esistente. Serve, invece, una vera e propria rigenerazione, un nuovo inizio. Bisogna ricreare le ragioni razionali e sentimentali che oggi sembrano cancellate e ritrovare il senso della funzione e del destino di un moderno partito riformista. Questa riflessione va fatta insieme al popolo democratico: ridefinendo come si sta assieme, come si decide, quando si deve decidere a maggioranza e come si discute. Recuperando una identità più forte e nitida, che metta in grado il Pd di scegliere assumendosi responsabilità e avendo coraggio. C`è bisogno di un senso diffuso di dovere e di servizio, sia da parte dei più anziani sia da parte dei più giovani. Come ha detto oggi Napolitano, nessuna auto indulgenza.

Il passaggio è stretto e difficile per il futuro dei democratici. C`è in agguato il rischio della divisione, anche se le lezioni della storia stanno lì a dire che quando ci si separa si è tutti più deboli, nessuno escluso. Se anche l`unico partito non personale italiano andasse disperso, il risultato sarebbe il ritorno indietro di tutto il sistema politico. E questo ci allontanerebbe dall`Europa. Per questo una vecchia regola dice che quando hai una sola strada davanti è meglio affrontarla con forza piuttosto che temerla. Per quanto difficile questa è la partita che dobbiamo giocare sino in fondo.

Il voto anticipato aprirebbe sicuramente praterie per il movimento di Grillo e per la destra.

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Claudio Cavicchioli

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