I MAGGIO A MENSANO 2013

Inserito da casoledelsa il 26 Aprile 2013

I MAGGIO A MENSANO 2013

ORE 8,30 COLAZIONE AL CENACOLO

ORE 16,30 MERENDA SUL POGGIO DEL DEPOSITO

RIBOLLITA, SALUMI E SALSICCIE ALLA BRACE

CANTI E MUSICHE CON LA BANDA SONORA LA GINESTRA DI POGGIBONSI

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I GIORNI CHE SCONVOLSERO IL PD

Inserito da casoledelsa il 26 Aprile 2013

I giorni che sconvolsero il PD
di Salvatore Tomaselli
Sono stati giorni drammatici quelli che hanno letteralmente sconvolto il
PD.
Prima ancora dei fatti della politica e dei suoi meccanismi spesso duri e
oscuri, c’é il grandissimo disagio personale vissuto dentro una vicenda che non
avrei mai immaginato di incontrare in questa mia esperienza politica e
istituzionale.

Sono esplose, in quei giorni, tutte insieme le contraddizioni e le vere e
proprie “incompatibilità” che persistono nel PD dalla sua nascita ad oggi. Si,
proprio così: idee della politica, della partecipazione alla vita pubblica,
dello “strumento” partito così profondamente diverse tra loro fino a rasentare
l’incompatibilità se non a prezzo di ipocrite sintesi spesso di facciata, a
tutti i livelli.
Il dramma, per tutti noi e, soprattutto, per il paese é aver prodotto questa
implosione in un’occasione istituzionale così decisiva come la elezione del
Presidente della Repubblica, sotto lo sguardo giustamente disorientato degli
italiani e disgustato della nostra gente.
Ho visto, in quei giorni, gravissimi e ripetuti errori di gestione di una
vicenda politica e istituzionale complessa e delicata, quale l’elezione del Capo
dello Stato, da parte del gruppo dirigente nazionale del PD, che francamente mi
hanno lasciato stupito e deluso, per l’inadeguatezza e l’approssimazione quasi
dilettantistiche e per un “coinvolgimento” burocratico e formale dei Grandi
elettori, circa 450, espressione del PD.
Prima ancora dei “tradimenti”, dichiarati o nel segreto dell’urna, si sono
consumate in quelle ore divisioni profonde. A cominciare dalla dissociazione e
dal venire meno del “vincolo di solidarietà” all’interno del gruppo dirigente
nazionale, verificatosi in modo clamoroso e plateale già dalla prima assemblea
del mercoledì sera prima del voto sulla proposta Marini.
A ciò si aggiunga la rottura del “vincolo di maggioranza” sia sul voto per
Marini (proposta approvata dai due terzi dell’assemblea e poi nel voto non
votata da metà dei grandi elettori PD), che per Prodi (approvata in assemblea
per acclamazione e poi “tradita” da uno su quattro) e infine con poche
(fortunatamente) decine di voti mancati allo stesso Napolitano.
Ed, ancora, si è consumata la crisi di una leadership, quella di Pierluigi
Bersani, delegittimata dalla sommatoria di tali episodi e da un partito
sfaldatosi sulla base di spinte centrifughe e contrapposte. Insomma, se l’on.
Alessandra Moretti, già portavoce di Bersani, per fare solo un esempio, si
astiene sulla proposta del Segretario perché altri non possono fare altrettanto
sentendosi liberi da ogni vincolo?
Ho pensato in quei momenti che il PD che avevo in mente io, con tanti altri,
forse non c’era più. Per essere chiari, un partito luogo collettivo del fare
politica, uno strumento (e non il fine) dell’impegno di tanti, fondato su
regole, diritti e doveri, tra cui: i vincoli di solidarietà e di maggioranza, il
riconoscimento di leadership autorevoli e condivise, la “responsabilità” piena e
consapevole dei gruppi dirigenti diffusi e dei rappresentanti istituzionali, un
processo di costruzione delle scelte democratico e partecipato e così via. E poi
un partito che metta al centro della sua azione l’Italia e non
l’autoriproduzione di se stesso.
Ho paura che di tutto ciò in quei giorni si sia visto poco. Anzi, quel PD
(l’ho “twittato” la notte dopo la prima assemblea) rischiava di essere un
problema per se e per l’Italia!
Le nostre profonde divisioni e i nostri limiti hanno, poi, reso il corpo del
PD, per quanto grande, del tutto permeabile a pressioni e condizionamenti
esterni, a cominciare dalla “rete”.
Lo avevo scritto subito dopo il voto di febbraio: “La natura e le stesse
modalit
à costitutive del PD sono da aggiornare….i luoghi del
fare politica sono sempre
pi
ù “altri” a cominciare dallirruzione
della
rete che si è
rivelata per tanti cittadini-elettori una sede non solo
competitiva ma
sostitutiva ai partiti tradizionali e alle
loro pratiche burocratiche e autoreferenziali, da cui il PD non
è purtroppo esente.”
Non potendo essere accusato di avere pregiudizi verso la rete e chi la
utilizza in modo intenso, da consumatore moderato posso permettermi di
richiamarne i limiti evidenti.
A cominciare dal diffondersi di linguaggi sempre più liquidatori e persino
violenti, ma soprattutto dall’affermazione di un cambio di paradigma nella
stessa comunicazione politica e nei processi di costruzione dell’opinione
pubblica.
Oggi i nostri circoli rischiano di apparire residuali, si discute sempre
meno, si elabora e si produce “politica” con sempre maggiore difficoltà, il
processo dialettico tra militanti e gruppi dirigenti si impoverisce.
Nel contempo basta inserire un post su Facebook per avere qualche decina di
“mi piace” o qualche decina di commenti. Oggi tutto è più immediato, bastano
pochi secondi e un clic per affermare un’idea o per stroncarne un’altra e
bastano pochi minuti perché ciò diventi, come si usa dire, “virale”, ovvero si
diffonda in rete.
Tutto ciò, da un lato, ha certamente reso ogni punto della rete e ogni
iscritto ai “social network” un protagonista ma, allo stesso tempo, ha
fortemente immiserito il confronto, sempre più basato su affermazioni mediate o,
addirittura, apodittiche, fino ad essere racchiuse nei 140 caratteri di
Twitter.
Cosa è avvenuto se non questo, insomma, nel momento in cui oltre 200 grandi
elettori del PD sulla proposta di Franco Marini si sono fidati più della rete
che gridava all’inciucio che del segretario nazionale del PD che l’aveva
avanzata?
Ma c’é qualcosa di più profondo, a mio parere, nell’irruzione della rete
nella politica italiana: si sta producendo un mutamento della qualità e della
architettura democratica nel nostro paese.
C’è una spinta forte verso una sorte di democrazia diretta, di chi non vuole
più “delegare” non solo perché non si fida più dei “delegati” ma perché la
tecnologia aiuta a promuovere un protagonismo diffuso ed una modalità di
intervento immediato che la democrazia rappresentativa non è in grado di
reggere: ne parla in modo diffuso e convincente Aldo Schiavone nel suo ultimo
lavoro “Non ti delego”.
Lo sbocco di questo processo non é ancora ben chiaro: può girare verso un
arricchimento della democrazia nel nostro paese ed una maggiore trasparenza
delle istituzioni, oppure può svoltare verso una distorsione della qualità e
della forza della nostra democrazia.
La risposta sarà nella capacità che avranno la politica e le istituzioni di
rinnovarsi profondamente e di tornare ad essere “utili” e “al servizio” del
popolo sovrano e dei suoi bisogni. Ce la faremo? È il tempo di idee forti e di
pensieri lunghi

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68° Anniversario della liberazione - A.N.P.I. Casole D’Elsa

Inserito da casoledelsa il 24 Aprile 2013

Giovedì 25 Aprile –OMAGGIO AI CADUTI

Ore 10.30 – Ritrovo in Piazza Libertà

10.45 - Inizio corteo fino al Monumento ai Caduti

11.00– Lettura lettere di partigiani – Deposizione fiori

Sabato 27 AprileFesta della Costituzione

Centro Congressi - Via Casolani - Casole

ORE 17.00 Documentario“Energia Rinnovabile”

17.45 Intervento Prof.Dario Ceccherini - ANPI Provin.

18.15 La Costituzione ai “Giovani Casolesi”

Domenica 28 Aprile –Le donne nella Resistenza

Circolo Cavallano - Via del Gesso - Casole

ORE 19.00 Spettacolo teatrale “La partigiana nuda”

20.15 Buffet

INGRESSO LIBERO

TUTTA la popolazione è invitata

locandina-25-aprile-2013

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STASERA ASSEMBLEA APERTA A TUTTI GLI ISCRITTI ED ELETTORI DEL PD

Inserito da casoledelsa il 24 Aprile 2013

“La difficile situazione politica,

parliamone insieme “

MERCOLEDI 24 APRILE

ORE 21.30

CIRCOLO PD VIA CASOLANI

ASSEMBLEA APERTA A TUTTI GLI ISCRITTI

E GLI ELETTORI DEL PD

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Bersani conferma le dimissioni

Inserito da casoledelsa il 24 Aprile 2013

La Direzione approva l’ordine del giorno con il mandato al vicesegretario e ai capigruppo per le consultazioni

“Confermo qui le mie dimissioni, che saranno portate all’Assemblea nazionale”.
Così Pier Luigi Bersani ha esordito nel suo intervento di apertura della Direzione nazionale del Pd, trasmessa in diretta streaming su youdem.tv.

“Ho dovuto annunciarle – ha aggiunto – dopo la bocciatura delle candidature di Marini e Prodi da parte dei franchi tiratori, molti dei nostri grandi elettori sono venuti meno a decisioni formali e collettive in un momento cruciale. Siamo stati su orlo di crisi gravissima e senza precedenti”.
“Da qui – ha tenuto a dire Bersani – vogliamo ancora una volta ringraziare il presidente Napolitano per la sua disponibilità”.
Per Bersani nel Pd “c’è un problema di fondo che va preso di petto, altrimenti si riproporrà”.

“Noi – ha rivendicato, ricordando tra gli altri il risultato di ieri in Friuli Venezia Giulia – siamo una storia di successo e questo nessuno ce lo toglierà, ma mai prima d’ora siamo stati messi di fronte alle nostre dirette responsabilità nazionali”.
“Si può dire che le elezioni le abbiamo vinte o no, ma alla prima prova non abbiamo retto e se non rimuoviamo il problema rischiamo di non reggere nelle prossime settimane e mesi”.
Per Bersani “insieme a difetti di anarchismo e di feudalizzazione si è palesato un problema grave di perdita di autonomia. Non si pensi che quanto successo sia episodio, c’è qualcosa di strutturale”.

“Si deve ripartire da un concetto basico – ha rilevato –: se vogliamo essere un partito dobbiamo concedere sovranità ad una comunità a cui si è aderito, altrimenti si è un autobus o un ascensore”.
“La metafora ce l’ha data Gherardo Colombo, che ha fatto capire tutto: entro in uno spazio solo per illuminare al meglio la mia soggettività”.

“Io ci credo, ho fiducia nel Pd – ha detto Bersani, chiudendo il suo intervento - e dopo 4 anni qualche idea me la sono fatta, aspetto di poterne discutere liberamente, fraternamente in un confronto che non tocchi tanto la linea politica ma una profonda riforma del partito. Le mie dimissioni, sono convinto, sono utili al partito per guardare in faccia il problema senza occultarlo illusoriamente”.
Bersani ha ricordato che “il partito non è in abbandono, la Direzione è operativa, i gruppi parlamentari anche, il vicesegretario e il tesoriere in pienezza di poteri” e, infine, ha proposto per le consultazioni al Colle una delegazione formata dal vicesegretario Enrico Letta e dai capigruppo Luigi Zanda e Roberto Speranza.

*****

La direzione del Pd, a larghissima maggioranza, ha approvato l’ordine del giorno che affida il mandato di rappresentare il Partito alle consultazioni in svolgimento al Quirinale per la formazione del prossimo esecutivo ai capigruppo di Camera e Senato, Roberto Speranza e Luigi Zanda e al vicesegretario Enrico Letta. Alla Direzione erano presenti 197 delegati e l’approvazione dell’ordine del giorno è avvenuta con soli 7 contrari e 14 astenuti.

Questo il testo dell’ordine del giorno:
La Direzione del Partito Democratico dà mandato al Vice-Segretario e ai Capigruppo alla Camera e al Senato di assicurare pieno sostegno al tentativo del Presidente della Repubblica di giungere alla formazione del governo, raccogliendo la sollecitazione ai partiti a esercitare la loro responsabilità, secondo le linee illustrate nel discorso di insediamento al Parlamento, e mettendo a disposizione la propria forza politica e le personalità utili a questo fine.

In particolare, l’adozione di misure urgenti, in sede europea e nazionale, per fronteggiare l’emergenza economico-sociale, in particolare il lavoro, e l’approvazione in tempi certi delle necessarie riforme in materia istituzionale, elettorale e di contenimento dei costi della politica sono le due priorità sulla base delle quali il Partito Democratico si impegna a sostenere il governo.
Approvato dalla Direzione nazionale PD del 23 aprile 2013

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DEBORA SERRACCHIANI VINCE IN FRIULI VENEZIA GIULIA E RIDA’ UN PO’ DI SPERANZA

Inserito da casoledelsa il 24 Aprile 2013

Tace per l`intero pomeriggio: scaramanzia e anche una buona dose di timore, tanto è scarso il suo vantaggio su Tondo. Ma quando alle nove di sera arriva in piazza Oberdan, sotto la sede del Consiglio regionale, festeggiatissima dai suol fan, Debora Serracchiani è un fiume in piena. E si toglie qualche soddisfazione, la “ragazza” che nel lontano 2009 si fece notare in un`assemblea dei Circoli del Pd con il suo dissacrante invito ante-litteram alla rottamazione nel suo partito.
Dica la verità: se l`aspettava?
«No. Sapevo dí aver fatto un`ottima campagna elettorale, ma quello che è successo a Roma negli ultimi giorni sembrava aver ribaltato la situazione. Ogni riferimento ai 101 franchi tiratori del Pd contro Prodi è ovviamente voluta».
Dunque lei dava per perse queste elezioni in Friuli-Venezia Giulia?
«Insomma… Ho ancora nelle orecchie quello che mi dicevamo molti miei sostenitori, gente del Pd: ma che cosa stanno facendo i nostri, sono impazziti?».
La Serracchiani ha vinto nonostante il Pd?
«Non posso non sottolineare che il mio partito l`ho avuto contro. Non certo quello locale, qui si sono tutti spesi in maniera splendida. Ma quello nazionale sì, ha complicato molto questa mia avventura».
In Friuli, per sostenerla, sono arrivati Bersani e Renzi…
«Sì, il segretario è venuto da candidato premier, durante la campagna elettorale per le politiche. Poi è stata la volta di Renzi, il 10 aprile. Altra storia, con lui c`è grande sintonia, anche da queste parti ha dimostrato di saper parlare oltre i confini tradizionali del Pd. Anch`io ero stata a Firenze durante la sua campagna elettorale».
Serracchiani, lei non ha vinto solo la presidenza della Regione…
«Guardi, due giorni fa ho pensato che solo un miracolo avrebbe potuto salvarmi. Mettiamola così: ringrazio tutti quelli che mi hanno aiutata, non certo gli altri».
Gli altri chi?
«Per esempio i 101 franchi tiratori che hanno impallinato Prodi. Mi piacerebbe conoscerli uno per uno».
Ha dei sospetti? Giovani e inesperti?
«Ma per carità. Nel mio partito io vorrei ci fosse una certezza: che le cose si facessero a viso aperto. In questi ultimi due mesi la storia ha presentato il suo biglietto a un`intera classe dirigente, intimandole un passo indietro».
Non è che ce l`ha con D`Aiema?
«Quando si compiono scelte sbagliate, e penso alla Bicamerale, bisogna poi avere la responsabilità di farsi da parte».
Il flop di Grillo?
«Immaginavo un risultato diverso, a sentire quello che dicevano. Il fatto è che fin quando si tratta di protestare contro tutto e tutti, com`è successo nella campagna per le politiche, è molto facile. Ma nel confronto sulle cose concrete da fare, i 5Stelle fanno molta fatica, e queste elezioni sono lì a dimostrarlo».
Con la sua vittoria, cambia qualcosa nel Pd?
«Intanto questa è la prova che i territori devono essere più rispettati dai dirigenti di Roma. Qui abbiamo faticato moltissimo, lo stiamo facendo da mesi, poi ci sono state 72 ore di impazzimento e nostro lavoro ha rischiato di diventare inutile».
Però è andata.
«Per fortuna, sono contentissima. Ma non è che adesso ci dimentichiamo quel che è successo. Non si può convocare la direzione del Pd per escludere il governissimo e poi presentare come candidato al Quirinale uno come Marini. E senza neppure spiegarlo, poi…».

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Il Pd ritrovi il coraggio- Guglielmo Epifani - L’Unità

Inserito da casoledelsa il 24 Aprile 2013

* Il Partito democratico vive un passaggio difficile, quanto mai prima. Innanzitutto per i suoi militanti, ed i suoi elettori. Si coglie un po` ovunque delusione, disorientamento, e anche rabbia. Di fronte a questo quadro il primo dovere è quello di aprire sedi di confronto, di discussione in tutti i circoli e nei luoghi di aggregazione.

Niente divisioni, ritrovare il coraggio del cambiamento

Dove questo è avvenuto in queste ore, i segnali dicono che il clima migliora, anche quando il dissenso resta. È inutile girarci attorno: pesa troppo la doppia sconfitta - del voto e del progetto politico del governo di cambiamento - capace di arrestare il decadimento economico, sociale e morale del Paese. E pesa il modo con cui, votazione dopo votazione, ci siamo resi inaffidabili, intanto verso noi stessi, dividendoci ed esponendo Franco Marini e Romano Prodi a un risultato del quale dobbiamo solo vergognarci.

L`elezione di Giorgio Napolitano consente finalmente di mettere al riparo le istituzioni, di rassicurare il Paese stretto dentro paure profonde e di evitare una lacerazione più profonda tra Paese e Parlamento. Una parte del popolo democratico ritrova, almeno alla fine, un senso. E la parte maggioritaria dei cittadini si riconosce nell`altissimo profilo del discorso presidenziale. Il Pd arriva alle giornate cruciali che ha di fronte sfiancato, diviso, con il segretario ed il presidente dimissionari insieme con la segreteria. Un atto inevitabile che è il riconoscimento di una responsabilità, che non deve essere caricata solo su chi per ruolo ne ha di più ma non può averla tutta. Il Pd si trova soprattutto a dover decidere in maniera chiara tra due sole alternative: dare la fiducia al governo che si andrà componendo sotto la regia istituzionale del presidente della Repubblica o sottrarvisi aprendo a un voto anticipato. Quest`ultima scelta aprirebbe sicuramente praterie per la destra e per il movimento di Grillo e annienterebbe qualsiasi prospettiva di una grande forza riformista e democratica. Senza contare la rottura che aprirebbe con il capo dello Stato che abbiamo voluto.

La Direzione del Pd è chiamata a scegliere e a dare i mandati conseguenti alla delegazione che avrà il compito di discutere nella sede più alta durante le consultazioni. La stessa Direzione, che potrebbe essere riunita in sessione permanente, dovrà accompagnare il percorso della formazione del governo e dare il giudizio finale. Per le considerazioni fatte, se il mandato fosse come io ritengo favorevole al governo, andrebbe evitata ogni forma di presunzione. E le richieste andrebbero circoscritte a due punti: l`alto profilo del governo e la priorità alla questione sociale ed economica nel programma, partendo dai punti che il presidente Napolitano ha messo al primo posto, cioè il lavoro e il Mezzogiorno.

Fatto il governo, si deve poi aprire il cantiere del congresso. Una fase di confronto e di discussione coraggiosa percne siamo in un momento nel quale ci vuole altro rispetto a una semplice manutenzione dell`esistente. Serve, invece, una vera e propria rigenerazione, un nuovo inizio. Bisogna ricreare le ragioni razionali e sentimentali che oggi sembrano cancellate e ritrovare il senso della funzione e del destino di un moderno partito riformista. Questa riflessione va fatta insieme al popolo democratico: ridefinendo come si sta assieme, come si decide, quando si deve decidere a maggioranza e come si discute. Recuperando una identità più forte e nitida, che metta in grado il Pd di scegliere assumendosi responsabilità e avendo coraggio. C`è bisogno di un senso diffuso di dovere e di servizio, sia da parte dei più anziani sia da parte dei più giovani. Come ha detto oggi Napolitano, nessuna auto indulgenza.

Il passaggio è stretto e difficile per il futuro dei democratici. C`è in agguato il rischio della divisione, anche se le lezioni della storia stanno lì a dire che quando ci si separa si è tutti più deboli, nessuno escluso. Se anche l`unico partito non personale italiano andasse disperso, il risultato sarebbe il ritorno indietro di tutto il sistema politico. E questo ci allontanerebbe dall`Europa. Per questo una vecchia regola dice che quando hai una sola strada davanti è meglio affrontarla con forza piuttosto che temerla. Per quanto difficile questa è la partita che dobbiamo giocare sino in fondo.

Il voto anticipato aprirebbe sicuramente praterie per il movimento di Grillo e per la destra.

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Referendum su fusione Comuni. L’Elba dice “no”; in Valdarno, Lucchesia, Pratomagno prevalgono i “si”

Inserito da casoledelsa il 23 Aprile 2013

FIRENZE – In tre dei quattro referendum per la fusione di 14 Comuni toscani, che si sono svolti ieri e oggi, gli elettori, in maggioranza, hanno detto “si” alla fusione (con percentuali comprese fra il 56 e l’81%) mentre in un caso (quello che riguardava il numero più elevato di cittadini e di Comuni: l’isola d’Elba) gli elettori hanno bocciato la richiesta di fusione (i “si” non hanno raggiunto il 40% e i “no” hanno superato quota 60%).

Disco verde, dunque, ai Comuni “Fabbriche di Vergemoli“, “Figline e Incisa Valdarno“, “Castelfranco Piandiscò“. Disco rosso al “Comune unico dell’Elba“.

In quest’ultimo referendum (11.867 i voti validi su 27.763 elettori), i “si” si sono fermati a quota 4.705 (39,65%) mentre i “no” sono saliti a 7.162 (60,35%). Schede bianche 19 e schede nulle 67. In uno solo degli 8 Comuni coinvolti (il più grande: Portoferraio) hanno prevalso i “si” (64,03%) sui “no” (35,97) mentre in tutti gli altri Comuni elbani hanno prevalso i “no” (con una punta massima – 76,85% – a Rio Marina).

In lucchesia gli abitanti di Vergemoli e Fabbriche di Vallico hanno, in complesso, detto “si” al Comune unico all’80,78% lasciando i “no” a quota 19,22%. I 489 voti validi sono così risultati: 395 “si” e 94 “no” (soltanto una scheda bianca e tre schede nulle).

Nel Valdarno i 5.885 voti validi espressi a Figline e Incisa sono risultati in favore del Comune unico al 70,54% (4.151 voti) e contrari per il restante 29,46% (1.734 voti). 35 le bianche e 19 le nulle.

Nel Pratomagno i 3.299 voti validi (19 le bianche e 14 le nulle), una volta scrutinati hanno visto la prevalenza dei “si” al Comune unico (56,59% con 1.867 voti) rispetto ai “no” (1.432 voti pari al 43,41%).

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“LA DIFFICILE SITUAZIONE POLITICA, PARLIAMONE INSIEME”

Inserito da casoledelsa il 22 Aprile 2013

La difficile situazione politica,

parliamone insieme “

MERCOLEDI 24 APRILE

ORE 21.30

CIRCOLO PD VIA CASOLANI

ASSEMBLEA APERTA A TUTTI GLI ISCRITTI

E GLI ELETTORI DEL PD

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Pd provinciale e parlamentari senesi: assemblee in tutta la provincia sulla situazione nazionale

Inserito da casoledelsa il 22 Aprile 2013

“Dobbiamo dimostrare da Siena qual è il Partito democratico in cui crediamo, quello che si fa strumento per rappresentare i bisogni e le difficoltà dei cittadini e che si impegna a risolvere una situazione di crisi senza precedenti. In questi giorni, purtroppo, abbiamo assistito a troppi tatticismi ed errori da parte del gruppo dirigente nazionale. Vogliamo reagire e proporre subito idee per ripartire e rilanciare”. Con queste parole il segretario provinciale del Pd di Siena, Niccolò Guicciardini, interviene sulla situazione nazionale delle ultime ore, annunciando un ciclo di assemblee pubbliche che si svolgeranno martedì 23 e mercoledì 24 aprile in tutta la provincia per discutere la difficile fase e lanciare proposte per il futuro. Iniziativa condivisa con i parlamentari senesi, Susanna Cenni e Luigi Dallai.

“Ci vuole coraggio, determinazione e unità tra i tantissimi iscritti ed elettori del Pd – continua Guicciardini – che vogliono vero rinnovamento e cambiamento. C’è bisogno, fino in fondo, di un passo indietro da parte di chi ha sbagliato. I parlamentari senesi, in questo momento difficile, hanno saputo rappresentare con coerenza e coraggio la richiesta forte e profonda del nostro elettorato. Per tutto questo, martedì e mercoledì organizzeremo assemblee pubbliche aperte a iscritti ed elettori del Pd, per discutere della difficile fase nazionale e per lanciare da Siena dieci punti irrinunciabili di cambiamento per far rinascere il Pd in tempi rapidi. Ringrazio fin da ora il Partito Democratico dei trentasei comuni che già si sta mobilitando”.

L’appello dei parlamentari senesi. “Sono ore difficilissime per il nostro partito. – si legge nella lettera inviata dai parlamentari senesi del Pd,Susanna Cenni e Luigi Dallai – Ieri, dopo un’assemblea che all’unanimità aveva scelto di investire sull’autorevole candidatura di Romano Prodi, padre dell’Ulivo e del Pd, 101 colleghi nel segreto dell’urna hanno affossato questa opportunità, senza avere nemmeno il coraggio di affrontare con trasparenza un confronto. Non si è distrutta solo una seria e autorevole possibilità, si è contribuito ad aggravare la situazione di stallo per un Paese che avrebbe un disperato e urgente bisogno di governo. È stata una scelta irresponsabile. Ieri sera Bersani ha annunciato con amarezza le sue dimissioni di fronte alla ‘pulsione verso la distruzione del Pd’ e in queste ore, mentre gli scrutini vanno avanti, siamo alla ricerca di una guida autorevole per il Paese. Sentiamo fortissimamente il disagio del Paese, dei cittadini, ma anche quello dei nostri tanti iscritti, elettori e sostenitori. Abbiamo ascoltato in questi giorni le loro voci, lo abbiamo fatto stando in contatto con il nostro gruppo dirigente provinciale. Abbiamo compiuto entrambi la scelta di non sostenere una proposta che divideva il centrosinistra e votato, in modo convinto, Romano Prodi”.

“Ci sarà tempo – continuano i due deputati – e ci saranno occasioni per discutere di responsabilità nella conduzione di questa fase e nell’affossamento della nostra proposta più forte, ma non possiamo permetterci l’esplosione del nostro partito in un momento così drammatico per la vita del Paese. Siamo una terra di democrazia, di impegno, di volontari e avremo la forza per aprire una fase nuova. Chiediamo ai nostri circoli e ai loro segretari di reagire, programmando da subito incontri e momenti di discussione. Noi siamo a disposizione per affrontare assieme la discussione che serve e il lavoro che c’è da fare. Il Paese ha bisogno di buona politica e di partiti sani. Non possiamo buttar via il Partito democratico, non possiamo permetterlo. Il nostro impegno, anche in queste difficili ore, va in questa direzione”.

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