Documento conclusivo Direzione territoriale 13 Marzo 2013 (aggiornamento Direzione 18 marzo 2013)

Inserito da casoledelsa il 19 Marzo 2013

La Direzione territoriale del Partito democratico senese partecipa al cordoglio per la scomparsa di Emo Bonifazi. Un partigiano, un dirigente politico, un amministratore, ma soprattutto un grande uomo, che ha dedicato la vita al servizio della politica e della lotta per il bene comune. Con Emo Bonifazi se ne va una grande figura del nostro territorio che ha dato tanto a Siena e al nostro Paese. Alla sua famiglia ed a tutti i suoi cari va la nostra vicinanza in questo momento di dolore. Emo è stato per tante persone un amico, un compagno, un punto di riferimento, con la sua vita ci ha insegnato come la politica debba essere vissuta, sempre, come passione e impegno al servizio degli altri. Emo Bonifazi ci mancherà molto e il suo ricordo, il suo pensiero e la sua vita resteranno per tutti noi un modello e un insegnamento da portare sempre nel cuore.

La Direzione territoriale del Partito democratico di Siena esprime soddisfazione per l’elezione dei Presidenti delle due Camere avvenuta sabato scorso. Riteniamo siano state scelte due persone capaci di interpretare al meglio questi tempi ed in grado di rappresentare ottimamente cariche così importanti per il nostro Paese.

La Direzione territoriale del Partito democratico senese, riunitasi a Siena, il 13 marzo 2013, approva la relazione del Segretario provinciale Niccolò Guicciardini.

La Direzione esprime preoccupazione per il momento delicato che il nostro territorio sta attraversando. Siena sta vivendo una fase difficile e di grande disorientamento. Dobbiamo mettere in campo uno sforzo straordinario per restituire serenità e lungimiranza al dibattito pubblico. Per far questo dovremo essere determinati e umili, capaci di dare un segnale di compattezza a tutti coloro che ancora credono nella forza riformatrice e di cambiamento del nostro Partito. Questo è il momento della responsabilità e delle scelte coraggiose.

La situazione di stallo determinata dall’esito del voto che ha visto un arretramento del Partito democratico anche a Siena, non deve paralizzarci in un atteggiamento passivo di sconforto, ma deve al contrario darci quella forza in più per affrontare la realtà. C’è in gioco il futuro del Paese e del nostro territorio e questo ci impone un grande senso di responsabilità e di coesione. Il Pd di Siena deve impegnarsi nelle prossime settimane per avanzare proposte che nascano con lo spirito della costruzione e non della contrapposizione. Un impegno, questo, indispensabile a livello nazionale, ma che dovrà riflettersi anche a livello locale.

La Direzione ritiene che l’esito del voto politico ci pone in una situazione di governabilità a rischio. Il Pd ha riportato un risultato deludente rispetto alle previsioni, che tradotto in numeri si evidenzia nella perdita di circa 3milioni e 600mila voti nel Paese. Il Partito democratico di Siena sottolinea come in una fase così complessa servano scelte nette e proposte chiare. Gli otto punti proposti dal nostro Segretario possono rappresentare un elemento importante rispetto ad alcuni problemi urgenti: recessione, povertà, disoccupazione, costi della politica, legge elettorale, riforme istituzionali.

Per quanto riguarda l’analisi del voto in provincia di Siena i dati sono in linea con quelli nazionali, con un calo percentuale di 12 punti alla Camera e di 10 punti al Senato. Il Pd si conferma primo partito in tutti i comuni della provincia. Un dato importante, che non può soddisfare. Si è registrato poi il tracollo del Pdl, che perde quasi il 50 per cento dei voti assoluti e quello della Lega che “scende” quasi del 60 per cento dei voti assoluti.

Il Pd di Siena è la seconda realtà provinciale in Toscana per consenso, ma dobbiamo sottolineare che, per la prima volta, il centrosinistra non supera il 50 per cento dei consensi. La Direzione auspica e si impegna a continuare il proprio lavoro sulla strada del rinnovamento, del confronto, delle proposte concrete. Un percorso che va nelle direzione opposta alla demagogia e al populismo del Pdl e del Movimento 5 stelle.

La Direzione ritiene che la stagione dei veleni e degli scontri debba essere chiusa in maniera definitiva. E’ necessario, in questo senso, che anche a Siena torni un clima di serenità e di speranza per consentire alla città di affrontare le sfide che la attendono nei prossimi mesi. Il “passo indietro” fatto da Franco Ceccuzzi è un gesto serio e responsabile, che mette davanti l’interesse della città, del Pd e del centrosinistra. Un passo indietro che non ferma, ma rafforza il processo di rinnovamento e di cambiamento avviato quando era Sindaco. Dobbiamo marcare la distanza da chi è terrorizzato dal vento nuovo che abbiamo iniziato a far soffiare, da chi ha provocato la caduta del Comune consegnando la città ad un lungo commissariamento. Archiviare una stagione di veleni e dire basta a posizioni come quelle tenute dall’associazione Confronti contro il Pd e i suoi esponenti, che anche negli ultimi giorni non ha perso occasione di attaccare il Partito democratico.

Siena vive una fase complicata in un contesto in cui, il Partito democratico della città e tutto il suo gruppo dirigente si trovano a fare i conti con un lavoro molto difficile. Occorre, da parte di tutti, un grande sforzo di unità, coesione e apertura, per riconquistare la fiducia nel futuro, portare avanti il cambiamento e vincere le elezioni a Siena. La Direzione condivide il percorso dell’Unione comunale di Siena che prevede le consultazioni le assemblee dei circoli e le primarie. Il Pd provinciale e i suoi dirigenti saranno sempre vicini e faranno sentire il loro sostegno a tutto il Pd cittadino e al suo gruppo dirigente

La Direzione valuta molto grave la vicenda del rimpasto di Giunta che ha visto l’esclusione di Luca Ceccobao dall’organo di governo guidato da Enrico Rossi, almeno per due motivi. Prima di tutto per Ceccobao, al quale va tutta la nostra solidarietà, che si è trovato a dover interrompere un lavoro importante per le infrastrutture della nostra Regione. In secondo luogo perché Siena si trova improvvisamente priva di una rappresentanza nella Giunta regionale, in una delle fase più difficili della sua storia. Accanto al danno dal punto di vista amministrativo, dunque, c’è anche un risvolto politico di grande rilevanza. Nei giorni scorsi ci eravamo espressi a tutti i livelli politici, ma anche amministrativi, per far sentire il no di tutto il nostro territorio al rimpasto della Giunta. Una scelta ancor più grave se si considera che è stata presa senza consultare nessuno e annunciata, poi, a mezzo stampa. Nella Direzione regionale del Pd di martedì 12 marzo, dopo aver stigmatizzato questo atto del Presidente, come Democratici senesi abbiamo deciso di dare un segnale forte abbandonando l’assemblea per esprimere il nostro dissenso. Crediamo che sia indispensabile richiedere attenzione alla Regione su alcuni temi essenziali per il nostro territorio. L’amministrazione regionale è stata vicina a Siena , ad esempio, con la sottoscrizione del patto per sviluppo e il sostegno al Santa Maria della Scala.

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Roberto Speranza, capogruppo alla Camera

Inserito da casoledelsa il 19 Marzo 2013

Roberto Speranza è il capogruppo del Pd alla Camera. Il segretario del partito Pier Luigi Bersani lo ha definito un “giovane di lungo corso” nel presentarlo ai deputati. E l’indicazione è stata accolta dagli applausi dei parlamentari del gruppo.
Il giovane lucano, 33 anni, laureato in Scienze Politiche, ha conseguito un dottorato di ricerca in Storia dell’Europa Mediterranea. Dal 2009 ricopre l’incarico di segretario regionale del Partito Democratico. È stato coordinatore della campagna per le primarie di Bersani.

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PARLAMENTO, LUIGI ZANDA SCELTO COME NUOVO CAPOGRUPPO PD AL SENATO

Inserito da casoledelsa il 19 Marzo 2013

Luigi Zanda è stato scelto come nuovo capogruppo del Pd a Senato. Il parlamentare è stato eletto per alzata di mano con un solo astenuto. La scelta è arrivata dopo che era stata bocciata l’ipotesi di una proroga delle presidenze dei due gruppi parlamentari. A rifiutarla sono stati proprio i due responsabili uscenti, Anna Finocchiaro (Senato) e Dario Franceschini (Camera).

“Ho sempre pensato che l’ipotesi della proroga dei presidenti dei gruppi parlamentari del Pd fosse sbagliata. Serve continuare il cambiamento”, ha scritto la Finocchiaro su Twitter.

Franceschini, sempre su Twitter, ha continuato: “Quando si imbocca una linea bisogna seguirla con coerenza. Non esistono proroghe. I gruppi Pd devono scegliere due nuovi capigruppo”.

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Discorso di insediamento del Presidente della Camera Laura Boldrini

Inserito da casoledelsa il 19 Marzo 2013

 

Care deputate e cari deputati, permettetemi di esprimere il mio più sentito ringraziamento per l’alto onore e responsabilità che comporta il compito di presiedere i lavori di questa assemblea.

Vorrei innanzitutto rivolgere il saluto rispettoso e riconoscente di tutta l’assemblea e mio personale al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che è custode rigoroso dell’unità del Paese e dei valori della costituzione repubblicana.

Vorrei inoltre inviare un saluto cordiale al Presidente dalla Corte costituzionale e al Presidente del consiglio.

Faccio a tutti voi i miei auguri di buon lavoro, soprattutto ai più giovani, a chi siede per la prima volta in quest’aula. Sono sicura che in un momento così difficile per il nostro paese, insieme, insieme riusciremo ad affrontare l’impegno straordinario di rappresentare nel migliore dei modi le istituzioni repubblicane.

Vorrei rivolgere inoltre un cordiale saluto a chi mi ha preceduto, al presidente Gianfranco Fini che ha svolto con responsabilità la sua funzione costituzionale.

Arrivo a questo incarico dopo aver trascorso tanti anni a difendere e rappresentare i diritti degli ultimi in Italia come in molte periferie del mondo. E’ un’esperienza che mi accompagnerà sempre e che da oggi metto al servizio di questa Camera. Farò in modo che questa istituzione sia anche il luogo di cittadinanza di chi ha più bisogno.

Il mio pensiero va a chi ha perduto certezze e speranze. Dovremmo impegnarci tutti a restituire  piena dignità a ogni diritto. Dovremo ingaggiare una battaglia vera contro la povertà, e non contro i poveri. In questa aula sono stati scritti i diritti universali della nostra Costituzione, la più bella del mondo. La responsabilità di questa istituzione si misura anche nella capacità di saperli rappresentare e garantire uno a uno.

Quest’Aula dovrà ascoltare la sofferenza sociale. Di una generazione cha ha smarrito se stessa, prigioniera della precarietà, costretta spesso a portare i propri talenti lontano dall’Italia.

Dovremo farci carico dell’umiliazione delle donne che subiscono violenza travestita da amore. Ed è un impegno che fin dal primo giorno affidiamo alla responsabilità della politica e del Parlamento.

Dovremo stare accanto a chi è caduto senza trovare la forza o l’aiuto per rialzarsi, ai tanti detenuti che oggi vivono in una condizione disumana e degradante come ha autorevolmente denunziato la Corte europea dei diritti umani di Strasburgo.

Dovremo dare strumenti a chi ha perso il lavoro o non lo ha mai trovato, a chi rischia di smarrire perfino l’ultimo sollievo della cassa integrazione, ai cosiddetti esodati, che nessuno di noi ha dimenticato.

Ai tanti imprenditori che costituiscono una risorsa essenziale per l’economia italiana e che oggi sono schiacciati dal peso della crisi, alle vittime del terremoto e a chi subisce ogni giorno gli effetti della scarsa cura del nostro territorio.

Dovremo impegnarci per restituire fiducia a quei pensionati che hanno lavorato tutta la vita e che oggi non riescono ad andare avanti.

Dovremo imparare a capire il mondo con lo sguardo aperto di chi arriva da lontano, con l’intensità e lo stupore di un bambino, con la ricchezza interiore inesplorata di un disabile.

In Parlamento sono stati scritti questi diritti, ma sono stati costruiti fuori da qui, liberando l’Italia e gli italiani dal fascismo.

Ricordiamo il sacrificio di chi è morto per le istituzioni e per questa democrazia. Anche con questo spirito siamo idealmente vicini a chi oggi a Firenze, assieme a Luigi Ciotti, ricorda tutti i morti per mano mafiosa. Al loro sacrificio ciascuno di noi e questo Paese devono molto.
E molto, molto dobbiamo anche al sacrificio di Aldo Moro e della sua scorta che ricordiamo con commozione oggi nel giorno in cui cade l’anniversario del loro assassinio.

Questo è un Parlamento largamente rinnovato. Scrolliamoci di dosso ogni indugio, nel dare piena dignità alla nostra istituzione che saprà riprendersi la centralità e la responsabilità del proprio ruolo. Facciamo di questa Camera la casa della buona politica. Rendiamo il Parlamento e Il nostro lavoro trasparenti, anche in una scelta di sobrietà che dobbiamo agli italiani.

Sarò la presidente di tutti, a partire da chi non mi ha votato, mi impegnerò perché la mia funzione sia luogo di garanzia per ciascuno di voi e per tutto il Paese.

L’Italia fa parte del nucleo dei fondatori del processo di integrazione europea, dovremo impegnarci ad avvicinare i cittadini italiani a questa sfida, a un progetto che sappia recuperare per intero la visione e la missione che furono pensate, con lungimiranza, da Altiero Spinelli.

Lavoriamo perché l’Europa torni ad essere un grande sogno, un crocevia di popoli e di culture, un approdo certo per i diritti delle persone, un luogo della libertà, della fraternità e della pace.

Anche i protagonisti della vita spirituale religiosa ci spronano ad osare di più: per questo abbiamo accolto con gioia i gesti e le parole del nuovo pontefice, venuto emblematicamente “dalla fine del mondo”. A papa Francesco il saluto carico di speranze di tutti noi.

Consentitemi un saluto anche alle istituzioni internazionali, alle associazioni e alle organizzazioni delle Nazioni Unite in cui ho lavorato per 24 anni e  permettetemi – visto che questo è stato fino ad oggi il mio impegno – un pensiero per i molti, troppi morti senza nome che il nostro Mediterraneo custodisce. Un mare che dovrà sempre più diventare un ponte verso altri luoghi, altre culture, altre religioni.

Sento forte l’alto richiamo del Presidente della Repubblica sull’unità del Paese, un richiamo che questa aula è chiamata a raccogliere con pienezza e con convinzione.

La politica deve tornare ad essere una speranza, un servizio, una passione.

Stiamo iniziando un viaggio, oggi iniziamo un viaggio. Cercherò di portare assieme a ciascuno di voi, con cura e umiltà, la richiesta di cambiamento che alla politica oggi rivolgono tutti gli italiani, soprattutto in nostri figli. Grazie.

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Discorso di insediamento del Presidente del Senato Pietro Grasso

Inserito da casoledelsa il 19 Marzo 2013

Care senatrici, cari senatori,

mi scuserete, ma voglio rivolgere questo mio primo discorso soprattutto a quei

cittadini che stanno seguendo i lavori di quest’Aula con speranza e apprensione per

il futuro del nostro Paese.

Il Paese mai come oggi ha bisogno di risposte rapide ed efficaci all’altezza della

crisi economica e sociale, ma anche politica, che sta vivendo. Mai come ora la storia

italiana si intreccia con quella europea e i destini sono comuni, mai come oggi il

compito della politica è quello di restituire ai cittadini la coscienza di questa sfida.

Quando ieri sono entrato per la prima volta da Senatore in quest’Aula mi ha

colpito l’affresco sul soffitto, che vi invito a guardare. Riporta quattro parole che

sono state sempre di grande ispirazione per la mia vita e che spero lo saranno ogni

giorno per ciascuno di noi nei lavori che andremo ad affrontare: Giustizia, Diritto,

Fortezza e Concordia.

Quella concordia, e quella pace sociale, di cui il Paese ha ora disperatamente

bisogno.

Domani è l’Anniversario dell’Unità d’Italia, quel 17 marzo di 152 anni fa in cui

è cominciata la nostra Storia come comunità nazionale dopo un lungo e difficile

cammino di unificazione. Nei 152 anni della nostra Storia, soprattutto nei momenti

più difficili, abbiamo saputo unirci, superare le differenze, affermare con fermezza

i nostri valori comuni e trovare insieme un sentiero condiviso. Il primo pensiero va

sicuramente alla fase costituente della nostra Repubblica, quando uomini e donne

di diversa cultura hanno saputo darci quella che è ancora oggi considerata una delle

Carte Costituzionali più belle e moderne del mondo.

Lasciatemi in questo momento ricordare Teresa Mattei, che dell’Assemblea

Costituente fu la più giovane donna eletta, che per tutta la vita è stata attiva per

affermare e difendere i diritti delle donne, troppo spesso calpestati anche nel nostro

Paese, e che ci ha lasciato pochi giorni fa.

Siamo davanti a un passaggio storico straordinario: abbiamo il dovere di esserne

consapevoli, il diritto e la responsabilità di indicare un cambiamento possibile perché

in gioco è la qualità della democrazia che stiamo vivendo e che lasceremo in eredità

ai nostri figli e ai nostri nipoti.

La crisi è a un punto tale che potremo risalire solo se riusciremo a trovare il

modo di volare alto e proporre soluzioni condivise, innovative e, lasciatemi dire,

sorprendenti che sappiano affrontare le priorità e allo stesso tempo avviare un

cammino a lungo termine: dobbiamo davvero iniziare una nuova fase costituente

che sappia stupire e stupirci.

Oggi è il 16 marzo e non posso che ringraziare il Presidente Colombo che

stamattina ci ha commosso con il ricordo dell’anniversario del rapimento di Aldo

Moro e della strage di via Fani che provocò la morte dei 5 agenti di scorta Raffaele

Iozzino, Oreste Leonardi, Domenico Ricci, Giulio Rivera e Francesco Zizzi. Al loro

sacrificio di servitori dello Stato va il nostro omaggio deferente e commosso. Oggi

bisogna ridare dignità e risorse alle Forze dell’Ordine e alla Magistratura.

Sono trascorsi 35 anni da quel tragico giorno che non fu solo il dramma di un

uomo e di una famiglia, ma dell’intero Paese: in Aldo Moro il terrorismo brigatista

individuò il nemico più consapevole di un progetto davvero riformatore, l’uomo e il

dirigente politico che aveva compreso il bisogno e le speranze di rigenerazione che

animavano dal profondo e tormentavano la società italiana. Come Moro scrisse in

un suo saggio giovanile «Forse il destino dell’uomo non è di realizzare pienamente

la giustizia, ma di avere perpetuamente della giustizia fame e sete. Ma è sempre un

grande destino».

Oggi inoltre migliaia di giovani a Firenze hanno partecipato alla“Giornata della

Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime delle mafie”, e mi è molto dispiaciuto

non poter essere con loro come ogni anno. Hanno pronunciato e ascoltato gli oltre

900 nomi di vittime della criminalità organizzata. Nomi di cittadini, appartenenti

alle forze dell’ordine, sindacalisti, politici, amministratori locali, giornalisti, sacerdoti,

imprenditori, magistrati, persone innocenti uccise nel pieno della loro vita. Il loro

impegno, il loro sacrificio, il loro esempio dovrà essere il nostro faro.

Ho dedicato la mia vita alla lotta alla mafia in qualità di magistrato. E devo

dirvi che dopo essermi dimesso dalla magistratura pensavo di poter essere utile al

Paese in forza della mia esperienza professionale nel mondo della giustizia, ma la

vita riserva sempre delle sorprese. Oggi interpreto questo mio nuovo e imprevisto

impegno con spirito di servizio per contribuire alla soluzione dei problemi di questo

Paese. Ho sempre cercato Verità e Giustizia e continuerò a cercarle da questo

scranno, auspicando che venga istituita una nuova Commissione d’Inchiesta su tutte

le Stragi irrisolte del nostro Paese.

Se oggi, davanti a voi, dovessi scegliere un momento in cui raccogliere la storia

della mia vita professionale precedente non vorrei limitarmi a menzionare gli amici e

i colleghi caduti in difesa della democrazia e dello Stato di diritto che ho conosciuto.

Non c’è infatti un solo nome e volto che può racchiuderli tutti e purtroppo, se dovessi

citarli tutti, la lista sarebbe troppo lunga. Mi viene piuttosto in mente e nel cuore un

momento che li abbraccia uno a uno ed è il ricordo della voce e delle parole di una

giovane donna. Mi riferisco al dolore straziato di Rosaria Costa, la moglie dell’agente

Vito Schifani morto insieme ai colleghi Rocco Dicillo e Antonino Montinaro nella

strage di Capaci il 22 maggio 1992 in cui persero la vita i magistrati Giovanni Falcone

e Francesca Morvillo.

Non ho dimenticato le sue parole il giorno dei funerali del marito, quel microfono

strappato ai riti e alle convenzioni delle cerimonie:

«chiedo innanzitutto che venga fatta giustizia, adesso. Rivolgendomi agli

uomini della mafia, perché ci sono qua dentro (e non), ma certamente non cristiani,

sappiate che anche per voi c’è possibilità di perdono: io vi perdono, però vi dovete

mettere in ginocchio, se avete il coraggio di cambiare…Ma loro non cambiano… [...]

…loro non vogliono cambiare…Vi chiediamo [...] di operare anche voi per la pace, la

giustizia, la speranza e l’amore per tutti»

Giustizia e cambiamento, questa è la sfida che abbiamo davanti. Ci attende

un intenso lavoro comune per rispondere, con i fatti, alle attese dei cittadini che

chiedono anzitutto più giustizia sociale e più etica, nella consapevolezza che il lavoro

è uno dei principali problemi di questo Paese.

Penso alle risposte che al più presto, ed è già tardi, dovremo dare ai disoccupati,

ai cassintegrati, agli esodati, alle imprese e a tutti quei giovani che vivono una vita a

metà: hanno prospettive incerte, lavori, chi ce l’ha, poco retribuiti, quando riescono

a uscire dalla casa dei genitori vivono in appartamenti che non possono comprare,

cercando di costruire una famiglia che non sanno come sostenere.

Penso all’insostenibile situazione delle carceri nel nostro Paese, che hanno

bisogno di interventi prioritari, a una giustizia che oggi va riformata in modo organico,

agli immigrati che cercano qui una speranza di futuro, ai diritti in quanto tali, che non

possono essere elargiti col ricatto del dovere e che non possono conoscere limiti,

altrimenti diventano privilegi.

Penso alle Istituzioni sul territorio, ai Sindaci dei Comuni che stanno soffrendo e

faticano a garantire i servizi essenziali ai loro cittadini. Sappiano che lo Stato è dalla

loro parte, e che il nostro impegno sarà di fare il massimo sforzo per garantire loro

l’ossigeno di cui hanno bisogno.

Penso al mondo della Scuola, nelle cui aule ogni giorno si affaccia il futuro

del nostro Paese, e agli insegnanti che fra mille difficoltà si impegnano a formare

cittadini attivi e responsabili

Penso alla nostra posizione sullo scenario europeo: siamo tra i Paesi fondatori

dell’Unione e il nostro compito è portare nelle Istituzioni comunitarie le esigenze e

i bisogni dei cittadini. L’Europa non è solo moneta ed economia, deve essere anche

l’incontro tra popoli e culture.

Penso a questa politica, alla quale mi sono appena avvicinato, che ha bisogno

di essere cambiata e ripensata dal profondo, nei suoi costi, nelle sue regole, nei suoi

riti, nelle sue consuetudini, nella sua immagine, rispondendo ai segnali che i cittadini

ci hanno mandato e ci mandano in ogni occasione. Sogno che quest’Aula diventi

una casa di vetro, e questa scelta possa contagiare tutte le altre Istituzioni.

Di quanto radicale e urgente sia il tempo del cambiamento lo dimostra la scelta

del nuovo Pontefice, Papa Francesco, i cui primi atti hanno evidenziato un’attenzione

prioritaria verso i bisogni reali delle persone.

Voglio in conclusione rivolgere a nome dell’Assemblea dei senatori e mio

personale un deferente saluto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano,

supremo garante della Costituzione e dell’unità italiana che con saggezza e salda

cultura istituzionale esercita il suo mandato di Capo dello Stato.

Desidero anche ringraziare il mio predecessore, il senatore Renato Schifani, per

l’impegno profuso al servizio di questa assemblea.

Un omaggio speciale indirizzo ai Presidenti emeriti della Repubblica, ai senatori

a vita e a Emilio Colombo che ha presieduto con inesauribile energia la fase iniziale

di questa XVII legislatura, lui che ha visto nascere la Repubblica partecipando ai

lavori dell’Assemblea Costituente.

Chiudo ricordando cosa mi disse il Capo dell’ufficio Istruzione del Tribunale di

Palermo Antonino Caponnetto, poco prima di entrare nell’aula del maxi processo

«Fatti forza, ragazzo, vai avanti a schiena dritta e testa alta e segui sempre e soltanto

la voce della tua coscienza».

Sono certo che in questo momento e in quest’Aula l’avrebbe ripetuto a ciascuno

di noi.

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I CITTADINI E QUEL SENTIRSI “PARTE CIVILE”… Scegliere l’impegno attivo può comportare sacrifici ma è l’unica strada possibile

Inserito da casoledelsa il 19 Marzo 2013

ARTICOLO RICEVUTA DA BRUNO MELANI

SIENA. Oggi che c’è il sole ci mettiamo a guardare con speranza a tutte le “cose belle” accadute in questi ultimi giorni. Non che ce ne siano tante… ma facciamocele bastare, accidenti!

Quella più importante è del 13 marzo scorso. Habemus papam Francesco. Il Papa delle “prime volte”: quello della svolta, speriamo noi. Il Papa della povertà, della regola, della modestia. Nella stessa data, nel 1972, nel Congresso del Pci a Milano, Enrico Berlinguer veniva eletto segretario nazionale.

In questa stessa data (e torniamo al 2013) un manipolo di cittadini di Sovicille, rappresentati dall’avvocato Luigi De Mossi, si è costituito parte civile nella causa seguita alle indagini sul procedimento di privatizzazione dell’aeroporto di Ampugnano. Una notizia incoraggiante: semplici cittadini che, vista la totale -  e immotivata - assenza del Comune nel procedimento, hanno deciso di farsi carico della tutela dell’ente, a proprie spese. Un bell’esempio di partecipazione… e un sonoro schiaffone a chi, seduto sullo scranno più alto, quello di massima rappresentanza della comunità, tace. Per carità, c’è ancora tempo… ma cosa si aspetta? Cosa trattiene ancora il sindaco dal compiere ogni azione in proprio potere per tutelare un bene che gli è solo stato temporaneamente affidato e che, possibilmente, deve essere gestito con il criterio “del buon padre di famiglia”?

Il Gup Gaggelli riconoscendo la surroga dei cittadini, ha rivolto formale diffida al Comune di Sovicille “affinché assuma le determinazioni di competenza in ordine alla eventuale sua costituzione di parte civile in via diretta e principale” . Chissà cosa accadrà adesso. Chissà se saremo costretti ad assistere all’ennesima dolorosa assenza. Abbiamo già assistito all’assenza degli altri enti pubblici nel caso di Ampugnano: il Comune di Siena, per esempio. E pure la Provincia.

Ed abbiamo assistito, dolorosamente, all’assenza dell’Università di Siena nel procedimento sul buco di bilancio.

Siamo sconcertati dal silenzio delle istituzioni pubbliche. Siamo sconcertati  e impotenti di fronte alla noncuranza dimostrata da chi, oggi, si trova a rappresentarle (e quindi a tutelarle, gestirle e proteggerle). Visto in quest’ottica - l’unica possibile - questo è un silenzio colpevole che danneggia un bene comune. Quello di chi cerca di stare sottotraccia e di farsi notare il meno possibile.

E risuonano, proprio mentre scrivo queste umili riflessioni, le parole del neo presidente della Camera, Laura Boldrini. Una donna che viene attaccata dal centro destra perchè si è occupata dei più deboli della terra (e il fatto si commenta da solo!). Quasi come un monito, che passa sopra le teste dei deputati ed esce dall’austero emiciclo per raggiungere i sindaci, presidenti delle Province, presidenti delle Regioni, i Rettori, i Direttori generali delle Asl e delle aziende ospedaliera, i rappresentanti di associazioni, istituti scolastici, partiti politici, i giudici… e fino agli insegnanti, i medici, gli avvocati, i padri e le madri…” la politica come passione, come servizio”… avendo come faro i principi della Costituzione e quindi il bene della collettività. A partire proprio dalla tutela dei più deboli. A partire proprio dalla salvaguardia dei beni pubblici.

Esistono amministratori (o aspiranti tali) in grado di assumersi questo carico di responsabilità? Esistono uomini che, dopo aver attentamente analizzato gli onori delle cariche pubbliche, si soffermano poi, seriamente e coscienziosamente, a valutarne gli oneri? E, se ci sono, dove possiamo trovarli?

Un piccolo manipolo di cittadini di Sovicille, probabilmente forte della positiva esperienza del comitato contro l’ampliamento dell’aeroporto di Ampugnano, ha deciso di farsi carico degli oneri che sono rimasti, al momento, sprovvisti di responsabile istituzionale. Anche l’Associazione Buongoverno Mps si muove in tal senso, sebbene qui non si parli di cosa pubblica.

Insomma, i cittadini si riprendono, in qualche modo, la dignità che gli appartiene, con una rinnovata partecipazione ed un impegno che deve far impallidire chi è pagato per questo. E così facendo mettono in pratica un principio di condivisione e di com-passione che supera mille volte, in potenza, il bieco intreccio di interessi dei pochi. Quel groviglio che ha ammorbato non solo la politica, l’economia, la società ma pure l’aria che respiriamo.

In questo cammino di consapevolezza (che speriamo non si interrompa ma coinvolga altri, tanti, tutti) anche i partiti dovranno cominciare a fare i conti con i loro iscritti, sempre più contrari all’obbedienza “acritica”. Primarie si, primarie no… Primarie sempre, diciamo noi. Sezioni aperte, voce a coloro che saranno chiamati a scegliere il sindaco. Chi sceglie la via della partecipazione non può decidere quando attuarla: questa diventa una necessità “a prescindere”. La paura di perdere il proprio status non è una giustificazione lontanamente sufficiente neppure di fronte alla propria coscienza. Non può esserlo in un momento storico che pare rappresentare temporalmente quell’attimo esatto in cui, dopo aver toccato il fondo si guarda verso l’alto e, da un punto buio e profondo, si riesce a scorgere un cielo stellato.

E’ da poco stata battuta la notizia che Piero Grasso è stato eletto Presidente del Senato. Un ex Procuratore antimafia a rappresentare i senatori della Repubblica Italiana… in un’aula la iustitia; nell’altra la pietas. Gli auspici sono buoni, attendiamo i fatti.

Attendiamo, sempre, che anche a Siena, come a Sovicille, i cittadini si costituiscano parte civile nei tanti sconcertanti fatti che hanno portato danni alla città. E non fa differenza se ci sono cause in corso in Trubunale oppure no. Parte civile potrebbe voler dire anche solo chiedere, informarsi, attivarsi, proporsi di dare un contributo ad un evento, ad un incontro, ad un moto di protesta…

Quando si smette di essere servi, facendo in questo modo la prima scelta libera, non ci sono tante strade da percorrere. Affrontando tutti i sacrifici del caso (perché una scelta giusta si riconosce dai sacrifici rinfrancanti che comporta) tornare indietro diventa impensabile.

Assaggiato il sapore della libertà, dell’autodeterminazione, della partecipazione, non se ne può più fare a meno. Per fortuna…

Di Raffaella Zelia Ruscitto

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IL RICORDO DI EMO BONIFAZI

Inserito da casoledelsa il 19 Marzo 2013

ANCHE IL PD DI CASOLE D’ELSA E IL CIRCOLO DI MENSANO RICORDANO CON AFFETTO EMO BONIFAZI, PIU’ VOLTE OSPITE E PROTAGONISTA DEL I^ MAGGIO A MENSANO, NEGLI ANNI 60 E 70.

 A Ilaria e a Marco le più sentite condoglianze.

PD MENSANO

 SUSANNA CENNI RICORDA EMO BONIFAZI
News 19-03-2013
“Emo (Bonifazi n.d.r.)- ricorda la parlamentare senese del PD Susanna Cenni -, un pozzo di esperienza, di vita e di memoria. Sono tra coloro che ha avuto modo di conoscerlo, di ascoltarlo, anche di discutere animatamente con lui. Un uomo meticoloso, attento, innamorato dell’impegno politico e della sua terra. Un uomo che sino agli ultimi suoi anni ha amato studiare, approfondire, pensare, scrivere. Anche quando non aveva più incarichi di primo piano, nei suoi contributi non è’ mai stato banale, è stato invece sempre capace di sollecitare confronto. Ci mancherà. Sarà una figura di cui conservare preziosamente la memoria e la storia, perché è storia della nostra terra, della sua evoluzione, della sua democrazia. A Ilaria e a Marco le mie più sentite condoglianze.

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