PRIMARIE APERTE PER I PARLAMENTARI DEMOCRATICI

Inserito da casoledelsa il 13 Dicembre 2012

Il PD farà le primarie aperte a tutti anche ai non iscritti entro fine anno, per permettere ai cittadini di scegliere i loro candidati in Parlamento. La decisione è stata presa nell’incontro tra il Segretario Pier Luigi Bersani e i Segretari regionali

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La Segreteria nazionale del Partito Democratico, riunita questa mattina con i segretari regionali, con i capigruppo del partito alla Camera e al Senato e con il presidente dell’Assemblea nazionale PD, ha deciso di svolgere in tutta Italia primarie aperte per la scelta dei candidati per le elezioni politiche alla Camera e al Senato.
Il Partito Democratico ha scelto da tempo di impegnarsi per la riforma della politica, per il rinnovamento nella qualità, per l’apertura alla società, per migliorare concretamente il rapporto tra la politica e i cittadini.
La sfida vinta con lo svolgimento delle primarie di coalizione Italia Bene Comune e con la partecipazione popolare alla scelta del candidato presidente del Consiglio del centrosinistra, impegna a proseguire nello sforzo di rinnovamento e di cambiamento della politica.
In questo contesto, la mancata riforma della legge elettorale ha reso indispensabile la scelta delle primarie per l’indicazione dei candidati, pur nella consapevolezza della ristrettezza dei tempi, della complessità organizzativa, dello sforzo che sarà necessario richiedere ai volontari e ai circoli del PD in un periodo per larga parte festivo.
La Segreteria nazionale del PD chiede ai propri iscritti, ai militanti, ai volontari un impegno straordinario per rendere possibile la migliore riuscita di questa iniziativa, pur dopo il lavoro profuso per lo svolgimento delle primarie della coalizione Italia Bene comune.
Queste primarie saranno un appuntamento decisivo per caratterizzare ancora una volta il PD come il partito dell’apertura e del rapporto con la società: saranno lo strumento che il PD offre ai cittadini per restituire loro la possibilità di avere rappresentanti scelti e non nominati dai vertici politici.
Regole e principi generali per lo svolgimento delle primarie saranno indicati nel corso della Direzione nazionale del partito Democratico convocata per lunedì 17 dicembre. Seguiranno nei giorni successivi le riunioni delle direzioni regionali e degli organismi dirigenti provinciali.
Nella riunione di oggi è emersa la condivisione di alcuni primi punti che saranno sottoposti alla Direzione, in particolare con riferimento all’elettorato attivo, che sarà riservato agli iscritti al PD e ai votanti alle primarie del 25 novembre che al momento del voto si dichiarino elettori del PD. Quanto all’elettorato passivo, saranno gli organi territoriali e gli iscritti a selezionare i candidati da sottoporre alle primarie.
Gli obiettivi da raggiungere con questa iniziativa sono: fare in modo che ogni territorio abbia i propri rappresentanti parlamentari scelti con le primarie; un rafforzamento significativo della presenza delle donne nei gruppi parlamentari del PD; una presenza di competenze e di personalità esterne, in modo da comporre una rappresentanza parlamentare del PD che sappia affrontare la responsabilità di governare il paese per offrire all’Italia la possibilità di una riscossa civica, sociale, economica, politica.
Le date per lo svolgimento delle primarie saranno decise in diretto collegamento con le date delle elezioni politiche e con le conseguenti scadenze per la presentazione ufficiale delle liste.
Se le elezioni politiche fossero fissate per il 17 febbraio, di fatto le ultime date possibili per svolgere le primarie e consentire così procedure ordinate e l’approvazione della Direzione Nazionale, che dovrà riunirsi i primi di gennaio, in tempo per la presentazione delle liste, saranno quelle del 29 e 30 dicembre.

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Parte la Tares, costerà più della Tia

Inserito da casoledelsa il 13 Dicembre 2012

Parte la Tares, costerà più della Tia

di Gianni Trovati

In questo articolo

Partirà davvero dal 2013 il nuovo tributo sui rifiuti e servizi, chiamato a sostituire Tarsu e Tia per l’igiene urbana e a finanziare i «servizi indivisibili» (illuminazione pubblica, manutenzione strade e così via). E chiamerà i cittadini alla cassa per la prima rata già dal prossimo gennaio (le altre rate sono previste ad aprile, luglio e ottobre). Il tributo, battezzato Tares, è previsto fin dal decreto salva-Italia dello scorso dicembre, ma i correttivi indispensabili ad avviare la macchina dovrebbero arrivare in extremis con gli emendamenti al Ddl di stabilità che ieri erano in corso di elaborazione per essere presentati da parte dei relatori al provvedimento.

Con le modifiche dovrebbe venire rivista la base imponibile, rimandando il calcolo basato sull’80% della superficie catastale per utilizzare in prima applicazione i parametri utilizzati oggi dai Comuni per le attuali tasse e tariffe e viene recuperata la possibilità di gestire la riscossione delle entrate da parte delle società che oggi raccolgono la tariffa, anche se il conto corrente in cui verranno depositate le somme dovrà essere intestato direttamente al Comune. Morale della favola: il nuovo prelievo partirà da subito, vedrà la scadenza della prima rata già alla fine di gennaio e, soprattutto, chiederà ai cittadini più di quanto pagano oggi.

A gonfiare i conti saranno due elementi. Con la Tares, le bollette pagate dai cittadini dovranno per legge coprire integralmente i costi del servizio, per cui i Comuni che ancora non sono arrivati a questo obiettivo nonostante gli aumenti degli ultimi anni dovranno ritoccare ancora le richieste.
Il problema è più diffuso nei Comuni che ancora oggi applicano la vecchia Tarsu, e che sono 6.700, cioè quasi l’83% del totale. A Milano, per esempio, il servizio rifiuti costa 271,4 milioni all’anno: nel 2011 la Tarsu ha raccolto in città solo 209 milioni, con gli aggiustamenti del 2012 si è saliti a 257,6 milioni, ma per raggiungere l’obiettivo della copertura totale occorrerà far crescere il gettito di un altro 5,4%.

La distribuzione del carico, naturalmente, sarà decisa in base al metodo tariffario, che i Comuni ancora legati alla Tarsu sono chiamati a introdurre nelle prossime settimane utilizzando il «metodo normalizzato» impiegato già dalle attuali tariffe e che sarà definitivamente applicato anche alla Tares, visto che è stata soppressa la norma che prevedeva l’emanazione di un nuovo regolamento ministeriale. Più semplice la partita nei circa 1.300 Comuni che oggi applicano la tariffa rifiuti (nelle forme della Tia 1 prevista dal decreto Ronchi del 1997 o, più raramente, della Tia 2 disegnata dal Codice ambiente del 2006): in pratica, per il momento, potranno continuare a seguire le vecchie regole.

Ma c’è anche un altro elemento che entrerà in campo a gennaio e produrrà aumenti per tutti a prescindere dal sistema utilizzato oggi dal Comune per far pagare il servizio rifiuti. La Tares porta infatti con sé una maggiorazione chiamata a finanziare i «servizi indivisibili comunali», come l’illuminazione pubblica o la manutenzione delle strade. Il valore di base è già fissato dalla legge, è collegato anch’esso agli immobili utilizzati a qualsiasi titolo e prevede 30 centesimi al metro quadrato, che il Comune può portare a 40 centesimi se la situazione delle casse lo impone.

Solo questa partita vale un miliardo, che lo Stato sottrae al calcolo degli ex trasferimenti (travolti anche dalle novità sull’Imu; si veda l’articolo qui a fianco), e che rappresenta la prima ragione per la quale tutte le richieste di rimandare al 2014 il debutto del nuovo prelievo sono cadute nel vuoto.
In prima applicazione, comunque, tutti i calcoli saranno fatti in base alla Tarsu o Tia attuali e sulla “tariffa” dei 30 centesimi al metro quadrato, rimandando i conguagli con gli aumenti locali all’ultima rata. Esattamente come avviene quest’anno con l’Imu.

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