Scrivici le tue idee per il Partito Democratico della provincia di Siena - campagna di ascolto del PD provinciale

Inserito da casoledelsa il 5 Luglio 2012

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Documento delle forze del centrosinistra senese sul piano industriale della Banca Mps

Inserito da casoledelsa il 5 Luglio 2012

Le forze politiche del centrosinistra che hanno operato nel Consiglio Comunale e condiviso il governo di Siena, in questo ultimo mandato amministrativo, si sono incontrate per rinnovare il patto politico e per riconfermare il loro impegno al servizio della comunità senese.

Il difficile momento che vive la città chiede di ripartire dall’operato della Giunta guidata da Franco Ceccuzzi, per spingere ancora più avanti l’innovazione progettuale ed il rinnovamento nella scelta delle persone.

Il nuovo cantiere programmatico dovrà essere aperto a tutte le forze politiche, sociali, civiche che si battono per un vero cambiamento, auspicando che vi sia una grande partecipazione di senesi che si vogliono impegnare in prima persona per il futuro della città. Il centrosinistra, nell’augurare buon lavoro al Prefetto Laudanna, è impegnato nel rafforzare la propria presenza ed iniziativa politica per continuare ad essere, anche e soprattutto in questa delicata fase commissariale, un punto di riferimento di tutti i senesi.

La rinascita di Siena ripartirà con il rilancio delle sue eccellenze, prima tra tutte la Banca Monte dei Paschi che sta vivendo una fase molto difficile. L’aumento di ulteriori 2 miliardi dei Tremonti Bond nel capitale della Banca danno la misura di una situazione che era e rimane molto seria. Si tratta di un intervento straordinario dello Stato motivato da una esigenza di stabilità del sistema creditizio e favorito dal rinnovamento totale operato per il consiglio di amministrazione di Mps.

La città deve essere resa consapevole del punto in cui siamo e dal quale occorre ripartire. Negli anni passati mentre maturavano e crescevano i problemi, che sono causa delle gravi difficoltà odierne, si è invece diffusa una visione autocelebrativa che ha indebolito la capacità critica della città nella lettura di una realtà che si andava deteriorando..

E’ solo grazie a questo anno di mandato del Comune di Siena che è stata avviata una discussione autocritica per cercare di storicizzare con obiettività le vicende della Banca e della Fondazione Monte dei Paschi, passaggio ineludibile per introdurre quelle innovazioni necessarie per ritrovare slancio e fiducia sulle prospettive future. La mozione approvata dal Consiglio Comunale il 3 Aprile scorso rappresenta un passaggio di verità ed punto di riferimento sempre attuale. Un atto importante sul quale una parte di consiglieri di maggioranza ha votato contro per arroccarsi a difesa del passato ed in particolare del Presidente della Fondazione.

I fattori che hanno appesantito la situazione sono certamente rappresentati da una crisi economica internazionale che colpito tutte le banche in ogni area del mondo ed ha penalizzato oltremodo quelle commerciali. Ma vi sono anche motivazioni più strettamente locali alla base delle difficoltà: l’acquisizione di Banca Antonveneta – sbagliata per tempi e per modi e che richiama alla responsabilità gli organismi che hanno governato quella fase – lo sbilanciamento del portafoglio titoli, molti problemi di natura organizzativa e gestionale per lungo tempo accantonati, un operato del management che non sempre ha perseguito gli interessi della città e della Banca Mps.

Vi è poi il peso di elementi di carattere strategico come un malinteso concetto di controllo che è stato scambiato per valore numerico, le opportunità di crescita non realizzate per poi dover ricorrere ad acquisizioni che si sono purtroppo rivelate azzardate, la perdita della distinzione dei ruoli tra i diversi attori politici, istituzionali, sociali, aziendali che ha indebolito le reciproche autonomie e non ha favorito la crescita di una cultura finanziaria adeguata alla città del terzo gruppo bancario del paese.

Un contesto che ha reso necessario e urgente l’innalzamento del livello di professionalità degli amministratori della banca e soprattutto di inaugurare un metodo che punta a restituire a ciascun soggetto l’ambito delle proprie competenze e delle proprie responsabilità.

L’ impegno di tutti deve essere rivolto a tutelare l’indipendenza strategica della banca ed il suo legame con Siena, reso oggi possibile in virtù dell’impegno dello Stato che potrà essere superato solo con il ritorno alla redditività, rigenerare il patrimonio della Fondazione, evitare la perdita di posti di lavoro, ritrovare una banca commerciale a servizio dell’economia reale.

Il Piano Industriale non è tanto una strategia quanto una strada obbligata per uscire dalla crisi e per il rilancio del gruppo, la possibilità di tornare a produrre utili, a guardare con fiducia al futuro di una città che ha la forza morale, culturale per risollevarsi. Occorre al tempo stesso ribadire che il rapporto con il i territorio rappresenta per la Banca un valore aggiunto, garantito dall’attenzione continua che hanno e dovranno avere i vertici di Banca Mps.

Il Piano Industriale che punta al rilancio impone dei sacrifici molto duri per i dipendenti. Il centrosinistra esprime sostegno e solidarietà a tutti i dipendenti del gruppo Mps auspicando che il confronto tra l’azienda ed i sindacati possa avvicinare le posizioni e trovare un punto d’incontro, nell’interesse della banca e delle persone coinvolte. Il primario obiettivo di non perdere alcun posto di lavoro deve essere coniugato anche con la garanzia delle tutele già acquisite da trasportare nell’ambito delle operazioni di eventuali trasformazioni societarie che verranno operate. Tutte le azioni di contenimento dei costi dovranno essere ispirate ad equità con un contributo progressivo in base al reddito ed alle responsabilità. Il merito ed il riconoscimento della professionalità dovranno essere al centro della valorizzazione delle risorse umane che rappresentano un grande patrimonio per l’azienda.

I vertici hanno già dato i segnali giusti con la rinuncia agli emolumenti della Presidenza, con la riduzione di spese di rappresentanza e con l’obiettivo di ridurre i consigli di amministrazione ed il numero dei rispettivi componenti.

La politica mentre ha la responsabilità di tutelare l’autonomia della fase gestionale della Banca, deve impegnarsi di più nel far crescere la cultura del confronto e del dialogo in una situazione radicalmente cambiata rispetto al passato, e nel far sentire la vicinanza della città a tutti i dipendenti del gruppo, come a chi oggi ha accettato la difficilissima sfida di guidare la Banca Monte dei Paschi nel momento più difficile della sua storia. In questa fase è proprio l’interesse della città che chiede di superare pregiudizi e contrapposizioni.

Una  strategia nuova è necessaria anche per la Fondazione Monte dei Paschi che deve diversificare il patrimonio, garantire gli impegni presi con il Comune di Siena, i Comuni e la provincia, innovare lo Statuto in funzione della sua nuova missione, ridurre ulteriormente i costi a partire dalle indennità. E’ urgente la presa d’atto da parte del Presidente della necessità di dare avvio immediato ad un nuovo corso che può essere credibile solo con un suo passo indietro. I gravi risultati negativi dell’ultimo bilancio sia in ordine alla situazione patrimoniale che al conto economico impone una svolta immediata ed una riflessione critica da parte dei membri della Deputazione Generale sulla stessa Presidenza, ai fini della tutela del patrimonio dell’Ente

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Spending review, Bersani: “Non indebolire prestazioni sociali. Se il governo ascolta evita errori”

Inserito da casoledelsa il 5 Luglio 2012

Siamo a disposizione per un confronto anche durante l’iter parlamentare“. Così Pier Luigi Bersani, a margine del sit-in del PD a piazza Montecitorio per chiedere il riconoscimento del diritto di cittadinanza ai figli degli immigrati è tornato a chiedere un confronto nel merito con il governo sulla spending review, ed è tornato a spiegare la linea del PD.

Il Segretario democratico che aveva chiesto di discutere nel merito del provvedimento, ha ribadito di “non formalizzarsi rispetto ad un incontro con il premier Mario Monti. Posso vederlo - ha detto - prima, dopo o durante, sono a disposizione, si può discutere anche dentro un percorso parlamentare”.

Bersani, ai microfoni dei cronisti ha fatto un parallelo: “Come per la riforma delle pensioni, se si faceva come proponevamo noi, non ci trovavamo ora con questo problema degli esodati. Un po’ tecnici siamo anche noi…. Sento dire tante cose - ha spiegato - ma io di carte non ne ho viste, ora aspettiamo ma la nostra attitudine è chiara. Siamo d’accordo a non aumentare l’iva, siamo d’accordo a risparmi strutturali della pubblica amministrazione ma non vogliamo misure che indeboliscano la risposta sociale, cioè le prestazioni sociali come sanità, istruzione e servizi sociali base dei Comuni. Bene il risparmio sulla siringa - ha aggiunto - ma l’iniezione va fatta”.

A chi ha osservato che, mentre il presidente Usa Barack Obama strappa una storica riforma della sanità, il governo italiano smantella la sanità pubblica, Bersani ha frenato: “Ce ne vuole prima che l’America abbia la nostra sanita’ pubblica…”.

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Caro segretario, impegnatevi a salvare il paesaggio di Roberta De Monticelli

Inserito da casoledelsa il 5 Luglio 2012

Caro Segretario,

grazie di essere venuto all’incontro con Sandra Bonsanti e Gustavo Zagrebelsky, grazie di aver provato a rispondere alle loro e nostre domande, e grazie per i tratti di umanità e simpatia che specie in conclusione trapelavano dalle sue parole. Naturalmente questo ringraziamento introduce una delle mille domande che ancora molti di noi avrebbero voluto rivolgerle – perché è importante che anche da queste nostre domande emergano infine quelle “dieci parole” che devono, secondo il suo pensiero, riassumere le cose da fare, secondo un “progetto di società” che coloro che sceglieranno di votare Pd possano riconoscere come proprio. E’ importante che quelle dieci parole siano davvero scelte con la massima cura – e anche con la massima attenzione a tutte le domande sensate che salgono dai cittadini. Sarebbe bello se questa mia questione non fosse che la prima di una nuova serie, che vada ad aggiungersi a tutte quelle che le sono già state proposte, o a rinforzarle, sfaccettarle, precisarle….

La questione che vorrei sollevare prende avvio dal suo discorso iniziale, nel quale ha accennato a una serie di problemi con cui la cittadinanza e dunque la politica si scontrano, qui ed ora, ma che non nascono qui. Vengono da decisioni prese “altrove” – altrove rispetto ai luoghi deputati della politica “nazionale”, le istituzioni dello Stato, il Parlamento, i partiti. E ha fatto esempi calzanti e familiari – la finanza, il lavoro. Ne ha fatto un terzo che invece non è calzante: l’ambiente.

Non sono un’ambientalista – me ne mancano tutte le necessarie, complesse competenze – ma proprio questo è segno che la questione, DA NOI, non è certamente un lusso per nicchie verdi e nemmeno per no-global, no Tav, no-men di professione. DA NOI, è una questione che le comprende quasi tutte: perché è una questione che punta il dito su quello che non esiterei a chiamare il suicidio morale di una nazione, l’aspetto terribilmente visibile della catastrofe morale e civile che si misura in tasso di corruzione e crescita della zona grigia di contiguità fra politica e – purtroppo – criminalità, più o meno organizzata.

Non sono un’ambientalista anche nel senso che non sono “solo” tale, e lo dico per pregarla, Segretario, di non far spallucce come se fosse una questione di lusso, una questione secondaria nel disastro in mezzo al quale ci troviamo. Di non fare come da sempre fa in questo nostro Paese la sinistra, per la quale la bellezza (l’aspetto visibile di quell’”ordine” che i disastri ambientali distruggono) è un lusso, e prima viene il necessario. La bellezza non è un lusso e la sua distruzione ha lo stesso significato della distruzione di tutti gli altri beni senza i quali semplicemente non vale la pena di vivere. E per i quali, invece, il pane quotidiano è un mezzo (non di solo pane vive l’uomo): la giustizia, la libertà, la ricerca del vero. L’idea che la bellezza sia un lusso ha fatto a questo nostro Paese più danno – infinitamente di più – di qualunque attardata nostalgia di “socialismi reali”, centralismi “democratici” e altre eredità da un pezzo dismesse dalla sinistra italiana. Mentre quell’idea resta purtroppo un’ovvietà mai dismessa dal suo arsenale mentale.

Non sono un’ambientalista, e perciò l’ambiente che ci circonda qui, in Italia, preferirei chiamarlo, con Salvatore Settis, il paesaggio storico, che comprende tanta parte di beni “comuni” – naturali e culturali. Ecco: Zagrebelsky insisteva sulla necessità di chiarire cosa fa la differenza, nelle parole e nei programmi che il Pd proporrà, perché nessuno direbbe “abbasso il lavoro” o “distruggiamo l’ambiente”. Ecco allora una parola nuova e una battaglia specifica, che uno studioso di fama internazionale come Settis propone da molto tempo, pubblicamente e quotidianamente. Ma perché né il Pd né il governo dei “tecnici” sembrano essersene accorti? Perché abbiamo ai due ministeri che per l’Italia sono infinitamente importanti, quelli dell’ambiente e dei beni culturali, due ministri che meno “tecnici”, cioè esperti e appassionati dei problemi specifici, non si può? Cosa ha fatto il Pd perché così non fosse?

Dopo queste tre negazioni potrà immaginare la mia questione senza – speriamo – subito rimuoverla: qual è la linea del Pd sull’ambiente italiano, o meglio sui nostri paesaggi storici – se ce ne è una? I nostri paesaggi storici: vale a dire il volto stesso del nostro Paese, la nostra identità, il nostro marchio di valore agli occhi del mondo, la nostra residua risorsa economica, il (già scarso) futuro dei nostri figli, e inoltre e più in profondità il nostro e loro nutrimento spirituale e culturale, la nostra radice. Ma anche qualcosa che non appartiene a noi, e tanto meno a ciascuna regione o provincia o comune, ma in alcuni casi all’umanità intera. Questo nostro volto, caro Segretario, noi da una ventina d’anni a questa parte lo stiamo distruggendo, con una sistematicità, un’intensità, una rapidità che non ha eguali nei decenni precedenti, compresi gli anni del boom e gli edonistici anni ’80. Per questo l’ho chiamato un suicidio: è l’anima del nostro Paese che stiamo svendendo agli interessi più sordidi quando va bene, e alle mafie che gestiscono l’edilizia quando va male, cioè quasi sempre.

Ne è consapevole, la dirigenza del Partito, di questo suicidio, sintomo della tranquilla disperazione di cui parlava Zagrebelsky, tanto simile agli atti autolesionistici che gli adolescenti depressi tanto spesso compiono? E come intende porvi, pur così tardivamente, rimedio? Ora per precisare davvero il senso di questa mia domanda concluderò sulle ragioni per cui ritengo del tutto inadeguato il suo terzo esempio dei “problemi che vengono da decisioni prese altrove”, oltre i limiti della vita politica nazionale.

No, Segretario, le decisioni sui nostri paesaggi storici non vengono prese altrove, ma nel cuore spesso già devastato di quegli stessi paesaggi. Le decisioni devastanti sono da vent’anni assolutamente bipartisan. Sono purtroppo molto spesso l’opera di quegli amministratori locali, anche quelli della sinistra, che – come lei ha detto – intanto si stanno facendo le ossa per ascendere a ruoli più “nazionali”, nel Partito o nelle istituzioni. Peccato che se le stiano facendo, le loro giovani ossa, a furia di lasciare che vadano in polvere le fragili, antiche ossa di questo Paese, che non sono solo quelle di Pompei o della Domus Aurea che frana. A furia di svendere spiagge e pinete e fiumi e colli e monti e legalità – in cambio di consenso, un consenso criminoso quand’anche diffuso. Con la solita scusa, quella che anche lei, stasera, sembra aver abbozzato a un accenno di Zagrebelsky in questa direzione: c’è prima la questione sociale. C’è la questione dello sviluppo, dicono sindaci e governatori. Certo: lo sviluppo come cementificazione e consumo di territorio, che poi crea semplicemente mostruosità invendibili distruggendo risorse realissime. Distruggendo il motivo per cui da tutto il mondo si veniva in Italia – che non è certo quello di contemplare baie un tempo famose ridotte a periferie industriali, profili collinari dolcissimi stuprate da autostrade e superstrade sempre più ridondanti e inutili, valli montane immortalate nei libri di viaggio dei classici europei sfasciate dalla dinamite e coperte di cemento. Debbo fare qualche esempio? Certo che ci sono lodevoli eccezioni, soprattutto in alcuni (piccoli o piccolissimi) comuni. Ma c’è una tal caterva di esempi terribili, Segretario, lo chieda a qualunque volontario di Italia nostra, vada a guardare il sito “Salviamo il Paesaggio”!

Devo proprio fare qualche esempio simbolico, simbolico tanto dell’anima di questo Paese così amato nel mondo – nonostante tutto – quanto di alcune roccaforti della “buona” amministrazione, del buon governo delle sinistre? Ecco: Assisi è “patrimonio dell’umanità”. Vada una volta a mettersi proprio di fianco al cartello che lo attesta, Segretario, e si affacci da quella terrazza a contemplare la piana sottostante. Non è molto diversa da quella di una degradata periferia semi-urbanizzata, insieme caotica, volgare e miserevole, soprattutto dove ostenta ricchezza. E questo non è una specie di crimine contro l’umanità, quell’umanità di cui Assisi è patrimonio? Oppure, Segretario, vada in Toscana, quel nostro luogo dell’anima il cui solo nome evoca sospiri di nostalgia o di desiderio in tutte – senza eccezione – le persone che ho incontrato all’estero, nelle università di tutto il mondo. Percorra in tutta la sua lunghezza la Riva degli Etruschi: vi troverà una percentuale di “porticcioli turistici” alta come quella del Lazio – infame e ridicola, uno ogni tre o dieci chilometri: e sa di cosa parlo, vero? Immani cementificazioni che sono nella maggior parte dei casi non solo non-funzionali come porti, ma totalmente fallimentari sia dal punto di vista commerciale che da quello immobiliare. Si figuri che a Cecina stanno addirittura spostando la foce del fiume, per far posto a un’opera enorme, che aggraverà enormemente il già gravissimo problema dell’erosione costiera (decine e decine e decine di metri di spiaggia e pineta mangiati in pochi anni). Con una diga marina, la distruzione di due spiagge e relative pinete, l’installazione di quaranta centri commerciali, residences, un numero spropositato di box e perfino un eliporto, e il tutto lo sa dove, Segretario? In Riserva Naturale di Stato (Tomboli di Cecina) e Area Regionale Protetta (ANPIL Fiume Cecina). E cosa dice l’ottimo Presidente della Regione Toscana? Disse, dopo le alluvioni di quest’inverno: mai più costruzioni sull’alveo dei fiumi! Ma cosa fa la Regione Toscana? Dice sì all’accordo fra il Comune di Cecina che regala la foce, e l’azionariato privato che la riceve per farsi il porto, che per di più ottiene gratis lo scavo del fiume, perché la sabbia (velenosissima, inquinata dalla Solvay) verrà riciclata per un’improbabile rinascimento della spiaggia che resta, e questo si può fare col programma anti-erosione della Comunità Europea! E a chi confida, la Regione Toscana, il controllo delle condizioni imposte per la concessione dei permessi? Al Comune di Cecina, implicato fino alle orecchie nell’operazione che dovrebbe controllare! E come risponde, l’Assessore all’Ambiente della Regione Toscana, a una sequela di obiezioni del WWF sul disastro ambientale che l’operazione provocherà (“bomba ambientale” e “stupro paesaggistico” l’hanno definita gli esperti di Italia nostra), una sequela da far tremare i polsi? Ecco come: DECRETA “Queste obiezioni non sussistono”, punto.

Perdoni Segretario se l’affliggo con questi dettagli che ho veduto e letto coi miei occhi: ma non sono queste cose un esempio terribile di complicità con la malversazione che sta facendo naufragare il Paese, con l’aggravio di essere malversazioni presentate dagli stessi che proclamano “gride” manzoniane come “mai più costruire sull’alveo dei fiumi”? Non voglio dire che ci siano consapevoli elementi di malversazione in questi specifici casi – io non lo credo, almeno. Ma c’è forse ancora di peggio: c’è una sottovalutazione talmente inconsapevole e irresponsabile di questo povero valore che ci resta, e che dovremmo tutti difendere con le unghie e coi denti, la bellezza, da far cadere le braccia. C’è un’idea profondamente e dimostrabilmente sbagliata di sviluppo. C’è assoluta ignoranza del fatto che certi paesaggi non appartengono a un comune o a una regione, ma all’umanità tutta intera. E se questi, questi toscani, ad esempio, sono per tradizione i più esperti fra gli amministratori del Pd, i più colti – come saranno gli altri? Come potremo chiedere agli onesti e ai responsabili di credere ancora alla bontà delle amministrazioni locali della sinistra?? E infine, Segretario, a chi risale quella “Legge Burlando” che ha semplificato, appunto, la concessione ovvero la svendita dei terreni demaniali per costruire porticcioli? Se non a uno che fu perfino Ministro, e le cui gesta, in quanto presidente della Regione Liguria, sono narrate nel libro di Marco Preve e Ferruccio Sansa, Il partito del cemento, Chiarelettere 2008 ? A chi si debbono, a proposito di amministratori locali, quelle “costruzioni sull’alveo dei fiumi” che hanno causato addirittura perdite di vite umane?

No, Segretario, queste decisioni non sono mai state prese altrove. Ma qui, nella mente e nel cuore dei luoghi che ne sono stati devastati, nell’opaca quotidianità degli scambi fra politica e affari, dagli eredi di quegli amministratori che per decenni avevano “salvato” il paesaggio. E che negli ultimi vent’anni hanno ceduto, come di schianto, al dilagare della malapolitica. La Spaccamaremma, l’autostrada più assurda del mondo, l’ha voluta Altiero Matteoli. Ma c’è chi dall’altra parte – dalla nostra, Segretario, e questo non è un grido di dolore, è un lungo pianto, che non ha mai risposta – si sta sforzando di fare anche di peggio. Perché? Perché non dite niente?

Lo fermerete, questo suicidio? Se non ora, quando?

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