GLI ITALIANI ED IL FISCO: L’INDAGINE DEL CENSIS

Inserito da casoledelsa il 28 Gennaio 2011

GLI ITALIANI ED IL FISCO: L’INDAGINE DEL CENSIS

Questo numero del dossier è focalizzato sui risultati dell’indagine “Gli italiani ed il Fisco”: la ricerca condotta dal Censis (Centro Studi Investimenti Sociali) per il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, nella quale vengono approfondite le opinioni e aspettative dei cittadini, e le trasformazioni avvenute nel rapporto tra gli italiani e il fisco. Si segnala che per la consultazione di alcuni link a fondo pagina è necessaria la registrazione gratuita al sito internet del Censis.

I CONTENUTI DEL DOSSIER
La percezione che gli italiani hanno del fisco continua ad essere sostanzialmente negativa: ingiusto per il 36,2 per cento, inefficiente per il 25,5 per cento ed esoso per il 23,7 per cento. Solo il 9,9 per cento lo giudica efficiente e il 4,7 per cento lo ritiene solidale.

E’ quanto emerge da una ricerca realizzata dal Censis per il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, presentata nei giorni scorsi a Roma dal Direttore Generale del Censis Giuseppe Roma, dal Presidente del Censis Giuseppe De Rita e dal Presidente del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili Claudio Siciliotti.

Un giudizio indiscutibile al quale si somma l’indicazione dell’evasione fiscale come il principale problema del fisco. E’ così per il 44,4 per cento degli intervistati, esattamente il doppio di quanti (il 22 per cento) individuano in un eccessivo livello di tassazione il male maggiore.

La condanna dell’evasione rappresenta la tematica che interessa, in questo contesto, maggiormente gli italiani. La sensazione diffusa, che emerge dall’inchiesta, è che sono sempre più numerosi quelli che, nonostante l’incremento degli accertamenti, riescono a “farla franca”, sottraendosi ai propri doveri di contribuenti. Il 60 per cento del campione ritiene che l’evasione fiscale sia addirittura aumentata negli ultimi tre anni.

Come prevedibile, la grande maggioranza degli italiani giudica quindi elevato il carico fiscale. La pensa così ben l’81,1 per cento del campione. Le imposte meno accettate sono: il canone Rai (per il 47,3 per cento), il bollo auto (14,5 per cento), l’Ici (12,7 per cento), la tassa sulla nettezza urbana (12,1 per cento) e l’Irpef (11,6 per cento). Ma le tasse non sono giudicate troppo alte in assoluto, quanto piuttosto in relazione alla qualità dei servizi ricevuti (è così per il 58,1 per cento degli intervistati). Posti di fronte all’opzione “più servizi, più tasse” oppure “meno tasse, meno servizi”, la maggioranza (il 55,7 per cento) propende per la prima ipotesi. Gli italiani sembrano dunque chiedere un ritorno alla funzione di protezione tradizionalmente svolta dallo Stato, affievolitasi negli ultimi due decenni. E il richiamo all’abbassamento delle tasse sembra avere “meno attrazione” rispetto alla voglia di una maggiore giustizia fiscale.

La mancanza di tutele per il cittadino di fronte al sistema fiscale è l’altro grande tema che emerge dalla ricerca. Comprendere e risolvere i “rapporti con il fisco” continua ad essere ancora molto faticoso. La complessità e la scarsa chiarezza del sistema tributario sono la principale fonte di disagio per il 79,9 per cento del campione, seguono la difficoltà a vedere tutelati i propri diritti di contribuente (72,3 per cento) e la mole di documentazione necessaria per avere accesso alle agevolazioni (72,2 per cento). Il 68,2 per cento lamenta poi i tempi di attesa troppo lunghi per ottenere i rimborsi.

Complessivamente, per il 36,8 per cento degli intervistati il sistema fiscale negli ultimi tre anni è peggiorato, è rimasto uguale per il 48,6 per cento ed è migliorato solo per 14,6 per cento. Unica eccezione positiva è rappresentata dalla facilità di pagamento dei tributi, migliorata per il 52,7 per cento del campione. Alla maggior parte degli intervistati il fisco continua ad apparire “poco amico”. Quasi 8 italiani su 10 (il 76,9 per cento) si sentono poco o per niente tutelati, e addirittura il 55,4 per cento non ha mai sentito parlare dello “Statuto del contribuente” (il 22,1 per cento ne ha sentito parlare, ma non sa di cosa si tratta). Lo strumento che dovrebbe garantire maggiore certezza giuridica per i contribuenti è quindi sostanzialmente sconosciuto.

Timorosi di sbagliare o di imbattersi in errori del fisco, l’82 per cento degli italiani si affida al supporto degli intermediari. Per la dichiarazione dei redditi il 40,5 per cento opta per i commercialisti e il 41,5 per cento per i “Caf”. La funzione di intermediazione svolta dai commercialisti viene vista come decisiva: la giudica utile il 76,5 per cento degli italiani. Anche perché il 55,7 per cento non utilizza internet in alcun modo per lo svolgimento degli adempimenti fiscali, il 28,1 per cento lo fa unicamente per cercare informazioni e solo il 15,7 per cento effettua pagamenti, quando è possibile, per via telematica.

Il 51,7 per cento degli italiani ritiene poi l’aumento dei controlli e degli accertamenti fiscali per combattere l’evasione l’intervento più urgente da attuare, mentre “solamente” il 23,4 per cento chiede di abbassare il livello dell’imposizione fiscale e il 22,1 per cento di semplificare il sistema tributario. Aumentare le forme di tutela del contribuente è la priorità per il 20 per cento del campione, per il 16,6 per cento la soluzione è l’attuazione del federalismo fiscale, per il 12,5 per cento occorre invece introdurre il quoziente familiare.

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