Arretrare nei diritti o perdere il lavoro: è questa la modernità?

Inserito da casoledelsa il 17 Gennaio 2011

Arretrare nei diritti o perdere il lavoro: è questa la modernità?
di Stefano Fassina*, da l’Unità, 7 gennaio 2011L’essenza della cultura riformista è fare un’analisi autonoma ed empiricamente fondata della realtà, tentare i risultati possibili in base ai rapporti di forza dati, valutare gli esiti effettivi dell’azione intrapresa, costruire le condizioni per equilibri più avanzati. Di fronte a “Fabbrica Italia”, riformisti e radicali, sul versante sindacale e politico non sono stati all’altezza della sfida. La divisione tra resistenza ideologica e rassegnazione pragmatica ha acuito le debolezze ed i rischi di irrilevanza degli uni e degli altri, a danno di lavoratori e lavoratrici.

Il difetto principale è stato di analisi. Il timore di smarrirsi ha portato a rimuovere dalla discussione la drammatica asimmetria nei rapporti di forza tra capitale, a caccia di lavoro low cost nelle sterminate praterie dell’economia globale, e lavoro relegato nella dimensione locale della politica e del sindacato. Abbiamo fatto finta di essere ancora nel ‘900, quando il lavoro negoziava con il capitale dentro i confini dello stato nazionale e lo sciopero era un’arma efficace. Abbiamo definito “accordo” un atto unilaterale dove è evidente la regressione del lavoro, mentre non si fa nessun passo avanti nella partecipazione dei lavoratori e delle lavoratrici alla governance e agli utili dell’impresa, anzi si torna indietro alle rappresentanze nominate dai vertici sindacali. Non abbiamo neanche tentato una valutazione del piano industriale per provare a capire le prospettive dell’adesione alla proposta “prendere o lasciare” di Fiat.

Non abbiamo neppure ricordato che Fiat non sforna modelli competitivi e di conseguenza perde quote di mercato rispetto a marchi che pagano il lavoro il 30-40% in più che in Italia, hanno orari di lavoro ordinari di gran lunga inferiori e contrattano gli straordinari con i sindacati. Abbiamo anche dovuto apprendere dai soliti avanguardisti del riformismo che la modernità secondo Marchionne è l’unica modernità possibile. Da loro riascoltare il disco rotto dell’ideologia conservatrice: il canto della coincidenza di interessi tra lavoratori e azionisti, mentre nel 2011, anno segnato da mesi e mesi di cassa integrazione per il gruppo di Torino, i capital gains attesi dal dott. Marchionne sulle sue stock options Fiat ammontano ad oltre 100 milioni di euro, ossia più della somma dei salari degli operai e degli stipendi dei quadri delle Carrozzerie Mirafiori in un anno di lavoro a tempo pieno.

Abbiamo dovuto ricevere lezioni di cambiamento da chi è senza bussola ed identifica, in ossequio ai cascami di una fallita cultura neo-liberista, i problemi di produttività dell’Italia e la sua carenza di investimenti esteri nella regolazione del mercato del lavoro e nell’indisciplina di qualche leader sindacale. Non abbiamo alzato lo sguardo per vedere che Detroit, Pomigliano e Mirafiori e smantellamento del welfare in USA e in Europa per salvare le grandi ricchezze finanziarie di pochi alimentano la stagnazione in corso al di qua e al di là dell’Atlantico, lasciano le classi medie senza prospettive alla deriva populista e condannano l’Occidente alla marginalità. Abbiamo fatto finta di avere scelta.

Hanno fatto finta i sindacati che hanno firmato e la Fiom che non ha firmato. Ha fatto finta nei partiti di centrosinistra chi ha sostenuto chi ha firmato e chi ha sostenuto chi non ha firmato. Avremmo dovuto riconoscere, come riconosceranno i lavoratori delle Carrozzerie Mirafiori il 13 e 14 Gennaio nel referendum a risposta unica, di non avere, oggi, scelta: non si può rinunciare al lavoro, nonostante l’arretramento delle condizioni del lavoro. Dobbiamo prendere atto della realtà, riconoscere i risultati del voto di Mirafiori, ristabilire le condizioni per la piena agibilità sindacale in Fiat e costruire insieme una controffensiva per riportare il lavoro a fondamento dell’ordine democratico, in Italia ed in Europa.

*responsabile economia PD

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IL PRESIDENTE DELLA REGIONE TOSCANA - ROSSI ALLA EATON - IL COMMENTO DEL SOCIOLOGO LUCIANO GALLINO

Inserito da casoledelsa il 17 Gennaio 2011

Oggi su Repubblica Luciano Gallino commenta la vicenda della Eaton di Massa a partire da una frase pronunciata dal presidente Enrico Rossi nel corso di una assemblea in fabbrica: “Qui c’è un problema serio di rapporto tra il capitale e la democrazia“. Ecco il testo dell’intervento di Gallino che su R2 accompagna un articolo dell’inviato Jenner Meletti.

Distorto un sistema economico che separa il lavoro dalla persona
Così rischiamo di minare le radici della democrazia

Democrazia è la possibilità di avere voce nelle decisioni che toccano la propria vita

“Qui c´è un problema serio di rapporto tra il capitale e la democrazia”. Non lo ha detto uno dei soliti sindacalisti che, a quanto si legge, ostacolano la modernizzazione produttiva. Ma il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, in un´assemblea con i lavoratori della Eaton di Massa svoltasi poco prima di Natale. Trecento persone che dopo due anni di cassa integrazione hanno ricevuto a metà ottobre 2010 altrettante lettere di licenziamento. Forse perché l´azienda era invecchiata, le sue tecnologie superate, i prodotti rifiutati dal mercato? Niente affatto. La Eaton produceva componenti avanzati per motori d´auto, venduti ai maggiori costruttori europei, con buoni margini di utile. Ma è successo che nell´Ohio, sede dell´azienda madre, qualcuno ha fatto due calcoli e ha scoperto che in Polonia si possono produrre gli stessi componenti a un costo inferiore. Si sa, laggiù costa tutto meno: il lavoro, i terreni, i servizi. Quindi il management ha deciso di chiudere lo stabilimento di Massa e spostare la produzione in quel paese. Gli azionisti apprezzeranno.

È un´azione di chiara razionalità economica, si dirà. Che c´entra la democrazia? La risposta sta in quelle centinaia di lavoratori che occupano la loro fabbrica senza macchine perché sono state spedite all´estero, che fanno lo sciopero della fame, bloccano per qualche ora l´autostrada. Democrazia è la possibilità di avere voce nelle decisioni che toccano la propria vita, partecipare in qualche misura ad esse, poter discutere del proprio destino; magari per accettarlo, alla fine, anche se ingrato. A modo loro, quei lavoratori ripropongono un detto che ebbe peso agli esordi stessi della democrazia: siamo tanti, non contiamo niente, vorremmo contare qualcosa. Ci ricordano pure che c´è qualcosa di profondamente distorto in un sistema economico e politico che separa il lavoro dalla persona.

Il primo è considerato una merce che un´impresa ha pieno diritto di comprare al prezzo che le conviene, o buttare da parte perché non serve più. La seconda è un essere umano che ha una storia, sentimenti, rapporti familiari, desideri, amicizie, un senso di dignità. È possibile, dobbiamo chiederci, che dinanzi al rischio di restare senza lavoro, che significa anche perdere gran parte dell´identità di persona perché la società intera è stata costruita attorno all´idea di lavoro retribuito, nessuno in pratica abbia il diritto riconosciuto di discutere se ci sono soluzioni possibili, altre strade meno impervie, di affermare che una razionalità economica che non lascia nessuna voce agli interessati al di fuori degli azionisti è una forma di irrazionalità che sta minando alle radici la democrazia?

Bisogna dire che nel caso particolare della Eaton il comune e la regione, insieme con i sindacalisti e un certo numero di politici, sono stati ad ascoltare la voce dei lavoratori. Hanno formulato controproposte alla casa madre, hanno messo sul tavolo capitali per mantenere anche in altre forme la produzione industriale nell´area. Finora le risposte della società dell´Ohio, per la quale lo stabilimento di Massa, Italia, è forse solo un paio di pixel sullo schermo dei computer centrali, sono state in prevalenza negative. Si può sperare vi sia ancora qualche margine per ottenere ulteriori sostegni al reddito, e recuperare un´attività produttiva che ridia prospettive di occupazione stabile agli ex dipendenti. Ma l´occupazione da parte degli operai della fabbrica svuotata delle sue macchine pone la politica, e tutti noi, dinanzi a una questione che il prosieguo della Grande Crisi farà diventare sempre più impellente. C´è un problema generale di rapporto tra capitale e democrazia, che non si risolverà anche se qui e là si porrà rimedio a problemi locali.

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SETTIMANA DELL’ENERGIA IN PROVINCIA DELLA PROVINCIA DI SIENA

Inserito da casoledelsa il 17 Gennaio 2011

SIENA - Ecco il programma della Settimana dell’Energia che si aprirà lunedì 17 gennaio alle ore 10 con la presentazione della relazione sullo stato dell’ambiente della provincia di Siena che vedrà la partecipazione dell’assessore regionale all’ambiente, Annarita Bramerini. Dalle ore 15, invece, sarà presentata l’analisi sulla percezione dell’ambiente dei cittadini della provincia di Siena, curata dalla società Microcosmos. Nella giornata di martedì 18 gennaio, dalle ore 15, sarà fatto il punto sul bilancio delle emissioni di gas serra sul territorio senese e della certificazione, Iso 14064/1, con esperti del settore di livello nazionale. Mercoledì 19 gennaio, alle ore 10, spazio al progetto “Siena Carbon Free 2015″, mentre alle ore 15 saranno presentati le azioni e le esperienze più innovative nel settore della green economy. Giovedi 20 gennaio, alle ore 10, è previsto un incontro dedicato ai progetti messi in campo in provincia di Siena sulle rinnovabili e sull’efficientamento energetico: dalla geotermia agli impianti a biomasse, dall’uso del metano liquido al fotovoltaico fino alle altre esperienze innovative portate avanti in alcuni settori produttivi, a partire dall’agricoltura. Alle ore 15, invece, sarà la volta della presentazione dello stato di attuazione del progetto per la realizzazione del polo tecnologico delle rinnovabili.

Gli incontri previsti dalla Settimana dell’energia si chiuderanno venerdì 21 gennaio, con la presentazione dei progetti messi in campo per favorire l’efficientamento energetico, oltre alle azioni portate avanti dall’amministrazione provinciale, in collaborazione con gli altri soggetti istituzionali, per raggiungere l’obiettivo di azzerare le emissioni di gas serra in provincia di Siena nel 2015. Vanno in questa direzione, il progetto pilota di mobilità transnazionale Rinnovambiente, che coinvolge anche la provincia di Grosseto e la Regione Toscana, e l’Istituto tecnico superiore energia e ambiente, la scuola di alta tecnologia per lo sviluppo sostenibile.

Tutti i giorni, dalle ore 9 alle ore 18, presso Palazzo Squarcialupi in Piazza Duomo, sarà possibile visitare la mostra dedicata ai progetti sullo sfruttamento delle energie rinnovabili in provincia di Siena. Nella giornata di sabato 22 gennaio, l’esposizione sarà aperta dalle ore 9 alle ore 13. Nel corso della Settimana dell’ Energia, parteciperanno, tra gli altri, gli assessori regionali Annarita Bramerini, Gianfranco Simoncini e Stella Targetti; Gabriello Mancini, presidente della Fondazione Monte dei Paschi di Siena; Sergio Andreis, del Kyoto Club; Edo Ronchi, della Fondazione Sviluppo Sostenibile; Emanuele Burgin, del Coordinamento Agende 21 Locali Italiane, oltre a rappresentanti di Enea, Arpat, Asl, Università degli Studi di Siena, associazioni di categoria, imprese della provincia di Siena e funzionari dell’ amministrazione provinciale senese.

Per informazioni, è possibile consultare il sito di Apea, all’indirizzo www.apea.siena.it, e quello della Provincia, www. provincia. siena.it.

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