BORSE LAVORO: NUOVO STRUMENTO ANTI CRISI DA PROVINCIA DI SIENA E FONDAZIONE MPS

Inserito da casoledelsa il 1 Dicembre 2010

Facciamo eco all’interessante articolo di Barbara Senesi, sull’importanza della Formazione nelle politiche attive per il lavoro, riportando la notizia del Bando provinciale sulle Borse Lavoro.

Un’ottimo esempio di sostegno reale,  in un grave momento di crisi come quello che sta  attraversando anche la nostra provincia. 

Borse lavoro: nuovo strumento anti crisi da Provincia di Siena e Fondazione Mps

Tirocini in azienda, della durata di quattro mesi, per sostenere reddito e favorire la formazione. Centocinquanta borse di lavoro, dell’importo di 600 euro mensili, per una durata massima di quattro mesi, finalizzate a sostenere l’accesso e la permanenza in azienda di persone in difficoltà occupazionali. E’ questo il cuore del bando emanato dalla Provincia di Siena e rivolto a chi, per età e contesto sociale, rischia di uscire dal mercato del lavoro. La copertura del nuovo progetto anti crisi promosso grazie alla sinergia tra istituzioni, è garantito dalla Fondazione Monte dei Paschi di Siena, che ha stanziato 360mila euro attraverso il bando straordinario 2010.

I beneficiari delle borse lavoro. Le borse lavoro per la frequenza di tirocini sono strumenti ideati per avviare percorsi formativi direttamente all’interno delle aziende, favorendo l’autonomia e l’apprendimento di specifiche competenze professionali spendibili per l’inserimento lavorativo di chi ne usufruisce. I beneficiari delle borse lavoro sono i disoccupati fino a 35 anni di età e i lavoratori disoccupati over 50, domiciliati e residenti in provincia di Siena e privi di misure di sostegno al reddito, come ammortizzatori sociali di carattere nazionale e misure di sostegno regionali o provinciali.

Il coinvolgimento delle aziende del territorio.

 Possono attivare tirocini formativi e di orientamento tutte le imprese che hanno una sede operativa sul territorio della provincia di Siena. La domanda di adesione al bando potrà essere presentata direttamente al Centro Impiego di competenza territoriale (Siena, Poggibonsi, Montepulciano, Sinalunga e Abbadia) e il tirocinio potrà essere richiesto per mansioni che comportino l’acquisizione di competenze di carattere qualificato o specializzato. Nel comparto edile sono ammessi tirocini solo per il settore impiegatizio. Sarà la Provincia ad erogare la borsa mensile del valore di 600 euro per ogni mese di tirocinio, per una durata massima di quattro mensilità. Le risorse stanziate saranno assegnate, fino ad esaurimento, ai tirocinanti individuati dalle imprese che aderiranno al progetto, fino alla scadenza fissata al 30 giugno 2011.

“Oltre ad offrire sostegno al reddito - spiega Simonetta Pellegrini, assessore provinciale alla formazione e alle politiche attive del lavoro - lo strumento delle borse lavoro è utilissimo per aiutare chi ne usufruisce ad acquisire mansioni lavorative ed esperienze utili per accedere e rientrare nel mondo del lavoro. Grazie al sostegno della Fondazione Monte dei Paschi, con questo progetto la Provincia aggiunge un ulteriore tassello alle misure promosse per sostenere il reddito delle famiglie, riqualificare il capitale umano, programmare azioni integrate di formazione e politiche attive del lavoro, in un contesto ancora delicato per il sistema economico provinciale”.

Informazioni. Il bando è disponibile sul sito www.impiego.provincia.siena.it. Per la modulistica e l’assistenza necessaria alla compilazione è possibile rivolgersi ai Centri per l’impiego di competenza o chiamare il numero verde della Provincia di Siena, gratuito da fisso e cellulare, 800904504, attivo dal lunedì al venerdì dalle ore 9.30 alle ore 12.30 e dalle 14.30 alle 17.30 .
C.C.

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WIKILEAKS

Inserito da casoledelsa il 1 Dicembre 2010

Wikileaks
Le prime rivelazioni sui comunicati diplomatici fatti uscire da Wikileaks provocano varie riflessioni. Come giornalista sono una miniera di particolari affascinanti del mondo chiuso della diplomazia, particolari che rendono fresche e colorate quelle che sono normalmente le noiose strette di mano che vediamo fotografate sulle prime pagine del giornale, la materia prima di cui è fatta la storia, per cui di solito bisogna aspettare decenni prima che si possano aprire gli archivi.Dal punto di vista del cittadino questo flusso continuo di materiale riservato desta qualche preoccupazione: diventa sempre più difficile condurre la diplomazia, basata sulla riservatezza e la possibilità di offrire giudizi candidi ai propri colleghi e superiori.

Finora viene fuori un’immagine abbastanza positiva del livello dei diplomatici americani come ha scritto la storico Timothy Garton Ash: “La mia opinione personale del Dipartimento di Stato si è alzata di diversi gradi…molto di quello che troviamo qui è lavoro di prim’ordine”. Da quello che si legge si capisce l’enorme complessità e difficoltà dell’attuale situazione internazionale, le mille insidie e minacce presentate dal terrorismo, l’intreccio complesso di interessi strategici, le fragili personalità umane. Si vede spesso con occhio disincantato i grandi della terra, dove il potere (soprattutto il potere quasi senza limiti) porta a comportamenti stravaganti e spesso paranoici. Pensiamo alle descrizioni del dittatore libico Gheddafi, che viaggia sempre con la sua infermiera ucraina o il leader ceceno che balla ad un matrimonio in un bagno di vodka, pistola in tasca, insieme a connazionali musulmani.

Nel caso italiano i diplomatici americani hanno colto due elementi importanti. Il delirio di onnipotenza di Berlusconi, la sua vita privata stravagante e disordinata e la sua incapacità di distinguere tra interessi privati e quelli pubblici l’hanno reso una persona inaffidabile. La situazione va molto oltre i problemi posti dai festini del Presidente del Consiglio. La preoccupazione, espressa ai più alti livelli anche dal Segretario di Stato Hillary Clinton, è che ci potrebbero essere affari economici sottobanco tra il presidente russo Vladimir Putin e Berlusconi. Certamente c’è qualcosa di molto strano e di molto malsano in questo rapporto: i lunghi viaggi in Russia di Berlusconi, spesso con appuntamenti ufficiali limitati, le vacanze di Putin e famiglia nelle ville in Sardegna di Berlusconi, la rivelazione sconcertante che la prostituta Patrizia d’Addario ha passato la notte in quello che Berlusconi ha chiamato “il letto di Putin”. Non sono rapporti normali da capi di Stato.

È arcinota la tendenza del Presidente del Consiglio, da vecchio imprenditore, di captare al volo opportunità imprenditoriali in qualsiasi momento e situazione: in un paese normale ci sarebbe già una commissione parlamentare per chiarire se ci sono rapporti d’affari tra il leader russo e quello italiano. A sentire le voci, Putin con il controllo quasi assoluto della ricchezza energetica del suo paese sarebbe in grado di canalizzare una parte de flusso energetico dove gli pare, arricchendo se stesso e i suoi partner scelti con contratti che valgono miliardi. Se cosi fosse con il leader italiano, Putin avrebbe la possibilità di condizionare pesantemente la politica estera di uno dei membri chiave dell’Unione Europea e della Nato. Effettivamente, come ha osservato la diplomazia americana, Berlusconi è sembrato il portavoce di Putin in Europa. E quindi il sospetto c’è. Sarebbe giusto sapere se fondato o meno.

Non so se introdurre questi elementi di franchezza nel mondo cortese e un po’ ipocrita della diplomazia faccia del bene o del male. Molto spesso la diplomazia esige che si faccia buon viso a cattivo gioco, che si vada d’accordo con persone che non piacciono particolarmente e che ci sia una certa ipocrisia (una qualità spesso troppo denigrata), necessaria per armonizzare gli interessi conflittuali e separare i sentimenti privati dal bene pubblico.

In questo caso sono particolarmente affascinanti le discussioni private su molti leader Arabi che in privato incitano gli stati Uniti a fermare il programma nucleare iraniano, mentre in pubblico protesterebbero se gli Stati uniti o Israele facessero qualcosa di concreto. La situazione mi ricorda un’osservazione molto acuta di Thomas Friedman, un giornalista con molta esperienza nel Medio Oriente: mentre in molti casi conta di più cosa dicono in leader in privato rispetto a quello che dicono in pubblico, Friedman sostiene che nel mondo arabo conta di più quello che dicono in pubblico rispetto a quello che dicono in privato. Quindi il fatto che molti leader arabi si dimostrino ragionevoli sulla coesistenza con Israele in privato, ma gridano ‘morte ad Israele’ davanti alle folle nei loro paesi, è indicativo, perche si sentono vincolati dall’opinione pubblica dei loro paesi, e quindi in questi casi vale di meno la parola privata. Perciò sarà interessante vedere se chiudere il divario tra dichiarazioni private e pubbliche sia un bene o un male.

 da Repubblica 30.11.2010

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