GEORGOFILI: LO STATO NON SI COSTITUISCE PARTE CIVILE

Inserito da casoledelsa il 24 Novembre 2010

Istituzioni: Lo Stato non si è costituito parte civile al secondo processo sulle stragi del 1993
Georgofili, Rossi: “Non potevo crederci. Sono senza parole”
L’Avvocatura ha detto che non lo sapeva. Costituiti in vece Regione e Comune

“Non potevo crederci: ho dovuto rileggere la notizia più volte. E se non fosse una cosa davvero seria, ci sarebbe quasi da ridere. E’ infatti vergognoso che lo Stato non si sia costituito parte civile nel secondo processo sulle stragi mafiose del 1993.

E lascia senza parole che l’Avvocatura dello Stato si giustifichi dicendo non lo hanno fatto perchè non erano venuti a conoscenza”. Così il presidente della Toscana Enrico Rossi commenta l’avvio dei processi, stamani, sulle stragi mafiose del 1993: la Regione e il Comune di Firenze si sono costituiti parte civile, lo Stato (che nel primo processo c’era) invece no.

Per l’esplosione di un Fiat Fiorino imbottito di tritolo sotto la Torre dei Pulci, sede dell’Accademia dei Georgofili, nella notte tra il 26 e il 27 maggio 1993 morirono cinque persone: la più piccola avev a appena cinquanta giorni di vita, il più anziano 39 anni. Altre quarantotto rimasero ferite.

“La mancata costituzione dello Stato come parte civile - conclude Rossi - è un’offesa a tutti loro”.

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DICHIARAZIONE DI VOTO GRUPPO CONSILIARE CENTROSINISTRA PER CASOLE D’ELSA-Variante al Piano Strutturale-Adozione

Inserito da casoledelsa il 24 Novembre 2010

Il piano strutturale di Casole è stato approvato ai sensi della L.R. 5/95 con d.c.c. N°54 del 28/06/2000.
Il regolamento urbanistico invece è stato approvato il 21/05/2001 con d.c.c. n.27 ed ha subìto nel corso degli anni ben 23 varianti.
E’ opportuno inoltre chiarire, al fine di un’analisi attenta e dettagliata, che nel periodo 2000 - 2010 sono stati approvati due Ptc provinciali ( 2000 e 2010), una nuova Legge Regionale N. 1/2005 e un Pit Regionale nel 2007
Nella relazione alla variante di salvaguardia marzo 2009, l’amministrazione tra l’altro specificava:
le motivazioni e gli obiettivi per i quali si rende necessaria una Variante di salvaguardia del Regolamento Urbanistico individuando, di conseguenza, la necessità di un successivo adeguamento del PS alla L.R. 1/2005 “Norme per il governo del territorio” nonché agli altri strumenti della Pianificazione Territoriale (PIT e PTCP); (…)
Già nel 2006 era emersa l’esigenza di una revisione degli Strumenti Urbanistici Comunali (Piano Strutturale, Regolamento Urbanistico, Programma Integrato d’Intervento), infatti nel novembre del 2006 l’Amministrazione comunale aveva avviato il procedimento di formazione per la Variante al Piano Strutturale (PS) individuando la necessità di aggiornare il Piano rispetto ai nuovi indirizzi della L.R. 1/2005 ma, nel contempo, rappresentava l’occasione per una rilettura, anche politica e una revisione delle scelte, esaminandone gli elementi di “fragilità” e criticità.
Successivamente, nel novembre 2007, viene approvato dal Consiglio Comunale un documento di indirizzi preliminari presentato ad un’assemblea pubblica il primo dicembre 2007. Nel documento veniva evidenziata la necessità di adeguamento del PS, oltre che alla L.R. 1/2005, anche al Piano di indirizzo territoriale (PIT) della Regione Toscana approvato da poco (luglio 2007) e al Piano Territoriale di Coordinamento della Provincia di Siena (PTC), che era ed è attualmente in fase di revisione. Naturalmente l’aggiornamento del Piano Strutturale avrebbe comportato, immediatamente a seguire, la revisione del Regolamento Urbanistico.
Tra gli elementi emersi nel Documento Preliminare c’era la consapevolezza di arrivare ad uno strumento di sintesi di scelte condivise tradotte in strumenti di tutela attiva del patrimonio e delle risorse naturali e
culturali a disposizione attraverso nuove progettualità capaci di indirizzare una relazione virtuosa tra pubblico e privato, frutto dell’insieme delle componenti sociali presenti sul territorio.
Rispetto ai singoli aspetti fin qui trattati è da sottolineare, inoltre, che nella gestione di tutti questi strumenti (PS/RU/PII), per forza di cosa, da leggere e applicare, in stretto rapporto di relazione e coerenza tra loro, sono state date letture, interpretazioni, modalità di applicazione non sempre coerenti. Appare evidente la criticità relativa alla trasmissione di norme e dati tra PS, RU e PII operazione che, spesso, viene ripetuta, più di una volta, rendendo poco chiara l’applicazione degli strumenti in questione. Il tutto risulta aggravato dalla molteplicità e dalla sovrapposizione di Varianti con il risultato di dare, in definitiva, poca certezza circa i contenuti dell’azione pianificatoria.
In sintesi, obiettivo principale della Variante di salvaguardia era, in primo luogo, quello di evidenziare le incongruenze rilevate tra RU, PII e il PS, mettendo, in questa fase, in salvaguardia quelle previsioni che risultano non coerenti tra loro, al fine di un successivo riallineamento degli Atti di governo del territorio con gli Strumenti della pianificazione territoriale (PIT, PTC, PS) determinandone la coerenza; in secondo luogo, di rendere, per quanto possibile, adeguata la normativa e le modalità d’attuazione degli interventi, con particolare attenzione alle aree di “trasformazione”, alla prassi urbanistica corrente così da rendere “adeguati” gli interventi più “delicati” sotto il profilo paesistico, dimensionale e strategico. (…)

Questo è il quadro generale dal quale è necessario partire.
I punti fondamentali sui quali si basa il nostro documento e posti alla base del nostro ragionamento sono essenzialmente 4:
• Dotarsi di strumenti urbanistici Comunali pensati e realizzati per raggiungere una quanto minima coerenza con il Pit (Piano integrato territoriale della Regione Toscana) e il Ptcp (Piano territoriale di coordinamento provinciale).
• Valutare con attenzione la conservazione del patrimonio territoriale. prevedendo il contenimento dell’espansione edilizia, la qualità dei nuovi nuclei residenziali, la trasformazione delle aree industriali, l’impossibilità di trasformare gli annessi agricoli in villette o fabbricati residenziali.
• Avviare un’indagine sul complesso delle dinamiche sociali e demografiche per determinare quale sia il reale fabbisogno abitativo, tenendo conto di quanto già realizzato ma attualmente sfitto o invenduto.
• Privilegiare il recupero e la valorizzazione degli insediamenti esistenti, prima del consumo di nuovo territorio.

Non riteniamo sufficiente, a questo punto, fare una nuova, ulteriore variante, che serva solo ad allineare alle nuove normative provinciali e regionali il piano strutturale di Casole, a correggerne le criticità ed a cambiare alcuni indirizzi, mantenendo però la filosofia e l’impostazione, giuste 10 anni fa.
All’epoca la stesura dell’attuale piano, non considerava le nuove richieste, le nuove sensibilità e le nuove necessità che nel frattempo si sono palesate nella società.
Riteniamo infatti che per risolvere i problemi di tipo urbanistico nel nostro Comune sia necessario adottare nuovi strumenti (piano strutturale, regolamento urbanistico e regolamento edilizio) oltre che in linea con quelli Provinciali e Regionali, calzanti con la realtà attuale di Casole d’Elsa prevedendo il contenimento dell’espansione edilizia, la qualità delle nuove edificazioni, la trasformazione in chiave ecologica delle aree industriali e disincentivare la trasformazione del nostro patrimonio rurale in fabbricati residenziali.
Pensiamo che per questo sia per questo necessario iniziare un’indagine approfondita sul complesso delle dinamiche sociali e demografiche e per determinare quale sia il reale fabbisogno abitativo.
E’ opportuno in ogni caso privilegiare il recupero e la valorizzazione degli insediamenti esistenti, prima del consumo del territorio
Occorre lavorare quindi, “per rendere il futuro del paese Casole più a misura delle persone che lo abitano e che lo vivono” e per costruire “un nuovo progetto che metta al centro le esigenze di socialità, di sviluppo sostenibile e di qualità della vita e dell’ambiente per tutti i cittadini.
Una variante formulata sulle basi, del vecchio P.R e che non recepisce le mutate sensibilità in materia ambientale e paesaggistica, è da considerare inadeguata.
Sarebbe infatti importante partire anche dalla quantificazione precisa delle abitazioni invendute o sfitte, (Solo a San Severo sono previsti oltre 50 appartamenti) e dalle concessioni non ritirate (Cavallano, Le Poggiole,Pievescola ecc) per verificare le vere esigenze e le richieste insediative di questo Comune, privilegiando in primis il recupero del patrimonio immobiliare esistente e riducendo così al minimo il consumo di suolo.
Una previsione urbanistica è sempre inevitabilmente legata ad una ripresa della curva occupazionale anche nel settore industriale ed artigianale, è quindi compito di un’Amministrazione, per ridare attrattività insediativa nelle zone produttive ( Piano di Casole e la Zona Artigianale dei Ponti di Pievescola), prevedere strumenti pianificatori che considerino la trasformazione di queste aree in APEA: Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate.
Un Comune, inoltre, dovrebbe essere sempre più in grado di fare delle scelte ampie che si estendano oltre ai confini comunali attraverso “tavoli di area vasta” comprendenti attori quali la Valdelsa e l’Unione dei Comuni della Val di Merse.
Sarebbe utile in questa fase di previsione, prima di tutto, considerare un adeguato completamento dei nuclei residenziali recentemente realizzati (vedi Cavallano, Lucciana, Pievescola) garantendo loro i servizi essenziali mancanti quali fogne, depuratori, acqua , zone verdi, linea telefonica rete telematica, raccolta rifiuti, metano e parcheggi, evitando così di farle diventare “zone dormitorio”.
Oggi Casole ha bisogno di un piano di sviluppo nel segno della green economy; che regolamenti una politica ambientale, che moltiplichi gli spazi verdi pubblici e privati, ed infine affronti la questione legata alla gestione ecologica del patrimonio edilizio, “regolamentando per tutti i futuri interventi, le norme sul risparmio energetico che andranno a dimezzare il consumo di riserve primarie come acqua e energia.
Che prevedano la riduzione di emissioni inquinanti , con un forte utilizzo delle fonti energetiche rinnovabili, creando così opportunità per un corretto investimento mirato alla produzione continua di reddito e non di rendita, favorendo un nuovo sviluppo e creando tante “nuove” opportunità di lavoro.
Eventuali “situazioni forzate” previste nel 2000 non possono essere risolte con la sola traslazione delle zone edificabili, né tanto meno con la totale riconversione delle strutture turistico-ricettive in residenziali.
Sappiamo bene che ci sono oneri già pagati per previsioni mai realizzate.
Compito dell’Amministrazione è anche quello di portare avanti il diritto di revisione delle proprie scelte urbanistiche, senza ledere i diritti di terzi coinvolti, ma soprattutto senza che questi influenzino le scelte finali.
Noi crediamo che seppur nella complicazione della situazione degli strumenti urbanistici, la cui discrepanza per primi abbiamo denunciato, l’Amministrazione abbia la possibilità di dare risposte a certe problematiche senza vanificare le scelte preordinate, che comunque ad oggi non ci sembra che vadano verso la visione da noi sostenuta.
Pianificare non vuol dire spostare e riconvertire.
Ciò che non è stato realizzato si ridiscute mettendolo come base di partenza per le nuove scelte

TURISMO
Pensare che il turismo non sia più un punto di forza dell’economia casolese, come fanno pensare alcuni cambiamenti di destinazione da turistico ad abitativo per certi interventi secondo la proposta di variante, è a dir poco incongruo con la linea sostenuta per anni dalla Pubblica Amministrazione e testimoniata da significative azioni di promozione del territorio.
I posti letto raggiunti sono sicuramente in equilibrio e sufficienti con quanto nel tempo auspicato, ma non per questo giustificano una riconversione generale al residenziale di quelli ancora non “nati” o di quelli che sembrano in eccesso per la drammatica flessione generale che si è abbattuta sul paese.
A nostro avviso, passare da turistico a residenziale, non è certo un passaggio automatico, a meno che non si voglia riconsiderare in generale l’utilizzo delle funzioni originarie di case e poderi, che oggi hanno invece una previsione turistica.
Dove c’erano le case possono tornarci le case?
Anche questo apre un tema va confrontato con un altre considerazioni: quanti appartamenti oggi si possono ottenere dai casolari dove prima abitava un unica famiglia? Quali servizi richiederà alla Pubblica Amministrazione questa nuova popolazione così dislocata?
Speriamo che a queste domande qualcuno dia oggi una risposta, e non incorra domani, in una strutturale carenza di servizi.

AGRICOLTURA
Analizziamo inoltre il tema dell’agricoltura considerato a nostro avviso uno dei motori per lo sviluppo economico di un territorio e di una comunità.
Negli “obiettivi generali del governo di un territorio” si deve infatti trovare il concetto ” valorizzazione, qualificazione e potenziamento dell’attività agricola in essere” .
Un territorio sano anche da un punto di vista economico/produttivo è fonte di ricchezza per l’intera popolazione.
Come contribuire al rilancio del territorio alla luce di una crisi economica che ancora sembra lontana dal concludersi e che non ha risparmiato nemmeno il Comune di Casole e le sue attività produttive?
Crediamo che il mezzo più efficace debba essere proprio un nuovo Piano Strutturale, dotandolo di quegli strumenti necessari allo sviluppo delle imprese, del territorio e dell’agricoltura, non dimenticando che il PS si pone in interrelazione con la strumentazione urbanistica sovraordinata (P.I.T. regionale e P.T.C. provinciale) a cui va sempre fatto riferimento nella pianificazione..
Scommettiamo quindi a 360 gradi sull’agricoltura ed in particolare sulle eccellenze del nostro territorio, Vino Doc, …. sull’esempio di quelle zone della nostra penisola che hanno fatto del marketing territoriale legato ai prodotti enogastronomici il loro punto di forza.
L’obiettivo è proprio questo: legare il prodotto al territorio, alla sua cultura, alla sue tradizioni, per aumentarne il valore.
Determinante la previsione e la valorizzazione della tutela del patrimonio rurale e la conservazione degli eco-sistemi locali, anche attraverso l’impiego di fonti di energie rinnovabili.
Obiettivo finale di questa scelta è legare strettamente il prodotto al territorio e allo stesso tempo indirizzare l’economia e la crescita per i prossimi anni.
La scienza oggi ha evidenziato che proprio il legame tra il territorio e prodotto sono fondamentali per le sue qualità organolettiche e per le caratteristiche distintive che lo fanno unico, nei confronti di un mercato che tende ad uniformare ed appiattire.
Le parole chiave dei prossimi mesi, anni saranno quindi: marketing territoriale, valorizzazione e preservazione dei vigneti e oliveti, investimenti e commercializzazione.
Un lavoro quindi concertato con imprenditori agricoli e associazioni di categoria per definire quelle norme per l’edilizia di servizio , non solo capaci di dare strumenti e possibilità di lavorare al meglio, ma anche per sviluppare la loro attività imprenditoriali.

Concludiamo quindi ricordando all’Assemblea, che un atto amministrativo importante come la Variante al Piano Strutturale, che assume impegni importanti, per il futuro di un territorio, viste le indagini ancora in corso, che coinvolgono alcuni amministratori pubblici, dovrebbe prudentemente essere rinviata e discussa ad avvenuta risoluzione delle questioni giudiziarie.

Esprimiamo quindi con questo documento la proposta alternativa a quella della maggioranza, con conseguente votazione contraria al punto all’ordine del giorno.

Categoria: Consiglio Comunale, GRUPPO CONSILIARE CENTROSINISTRA, Segreteria | Nessun Commento »

 

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