INTERVENTO CONCLUSIVO PIERLUIGI BERSANI

Inserito da casoledelsa il 7 Ottobre 2010

SOCIETA’ E STATO CAMMININO ASSIEME”

“Noi dobbiamo rendere più umana la nostra società e per farlo dobbiamo funzionare con cultura politica e unità d’azione perché siamo un’associazione che coltiva la libertà, il dibattito, la discussione. E’ il nostro compito”. Parte da qui Pier Luigi Bersani concludendo DemocraziaLavoro, la scuola politica del PD. Il segretario del PD spiega che “Democrazia e lavoro sono parole attaccate per noi, siamo nel pieno di un passaggio epocale in cui non è possibile non essere democratici ma abbiamo una crisi profonda della democrazia rappresentativa. la democrazia è stata inventata per decidere attraverso la partecipazione se non lo fa perde credibilità, i cittadini si sfiduciano. Certo essere informati per deliberare è complicato e non si può pensare di risolverlo solo con internet, perché l’informazione non è conoscenza, servono schemi logici, gerarchie di info, aumentano i meccanismi di delega. Scatta il meccanismo della delega a dei custodi mentre i meccanismi sono deboli, si vota anche in Russia, Iran, Venezuela, Thailandia.
E nei paesi democratici? Si è tutti sotto la pressione di modelli a sfondo populista, attenuati o accentuati, con regressioni sul piano democratico, formazioni reazionarie e se non attiviamo meccanismi di controllo tutte le democrazie scadranno nel populismo. A casa nostra dobbiamo rafforzare la democrazia essendo fedeli ai principi fondamentali della Costituzione, estendiamo la democrazia, senza ingenuità ma con compromessi con nuove realtà come l’immigrazione,evitando la deriva autoritaria”.

LA CRISI ECONOMICA
“Abbiamo avuto anni di crescita con un baco forte all’interno come dimostra questa crisi, che ha aumentato el diseguaglianze in modo impressionante. C’erano alternative? Certo, pensate a quando l’avvento dell’informatica ha cambiato il capitalismo mondiale, cercando investitori per far girare le nuove tecnologie, sono state richieste regole simili nei diversi paesi, si sono ristrutturate imprese e assetti proprietari. Poi ci sono state distorsioni profonde nelle economie reali e nei processi distributivi, negli USA per 15 anni i salari sono stati fermi, non si è investito sul welfare e c’era solo l’indebitamento con mutui e carte di credito, e Tremonti voleva farci far lo stesso nel 2002, ricordiamolo…l’idea era che col debito ci si arricchiva, il valore della casa si sarebbe rivalutato per tutti. Io dissi: vuol farci vender casa per comprar la pizza e ora non c’è più né pizza né casa. Salari bassi come in Cina e una bolla immobiliare. Poi i cinesi con il primo grande piano sociale hanno investito sul welfare altrimenti le merci rimarrebbero invendute. Negli USA tutto è stato pompato da una domanda finta di debiti e ora le imprese son ferme.
Ma quel debito su chi vien giù? Chi lo paga? Il welfare? I servizi, le condizioni sociali?
Nel mio viaggio negli USA ho portato una proposta del NENS: una bad company per i debiti, una tassa mondiale sulle transazioni finanziarie così che sia la finanza a pagare i danni che ha fatto e non i cittadini. Questa proposta non è stata contesta perché sbagliata ma perché mi dicevano: non è possibile, ma bisognerebbe mettere insieme i paesi, l’FMI mi ha detto: facciamo una tassa sulle banche. Si così la paga il consumatore, ho già capito. E’ una questione di rapporti di forze, la finanza è diventata una forza reale.
Dobbiamo mettere regole, sostenere i mercati interni per assorbire la capacità produttiva, il modello export applicato a USA, Cina, Brasile, Germania non funziona, dovremmo vendere a Marte. L’Europa può controllare la finanza, suscitare investimenti, aprire un mercato interno con 150 milioni di europei che oggi non possono comprare le auto come l’energia dove costa di meno. Non lo stiamo facendo e in Italia abbiamo perso il doppio del PIL degli altri paesi, abbiamo preso una botta molto grossa e rischiamo di uscir dalla crisi vedendo ridimensionata la nostra base produttiva.
Oggi Marchionne dice che aspettar la crescita senza far niente è un atto di fede. Oggi. L’avesse detto2 anni fa ci dava una mano, sia che si partisse dalla visione berlusconiana del non far nulla che la crisi non c’era che da quella epocal-castastrofica di Tremonti che stava per saltar anche la Cina e non c’era da far niente. Siam stati senza far niente. Il bello è che ci dicono solo di non far danni come la Grecia non ci chiederanno di crear lavoro perché c’è una guerra ormai per garantirsi posti di lavoro. Vogliamo capirlo che si fregano le mani se pur non andando in default rinunciamo alla nostra base produttiva… dobbiamo avere un sogno perché siamo migliori di quel che ci succede, ma non siano favole, sia lo sforzo di cambiamento, di riforma, dove chi ha di più deve dar di più altrimenti è inutile governare. Lavoro e legalità, lavoro e riscossa civica sono il fulcro riassuntivo di quel che dobbiamo fare, il titolo di tutti i temi concreti di proposte e riforme”.

L’IMPORTANZA DEL LAVORO.
Nella classicità il lavoro era condizione servile, nel post-moderno siamo arrivati al lavoro come gioco, quasi disprezzato. Noi veniamo da una civiltà giudaico-cristiana che ci ha detto che il lavoro è fatica, condanna pe ri peccati ma anche una via di purificazione da ora et labora alle cattedrali dove sotto il sacro son rappresentati nelle formelle gli artigiani che lavorano, altro che disprezzo. Poi nel rinascimento l’uomo vice-dio che aveva il compito di creare la realtà lavorando, pensiero e azione diceva Pico della Mirandola, e le utopie erano tutte fondate sulla società del lavoro, anche al riforma protestante. Poi l’industrializzaizone, l’alienazione e il riformismo per liberare il lavoro con i diritti sindacali. Poi siamo arrivati ai consumatori, ancora più ampia come definizione, siam tutti consumatori: lavorare non è tutto certo può dirlo solo chi il lavoro ce l’ha. Cioè, se chiamiamo cittadinanza l’insieme di diritti economico-sociali e la possibilità di aver relazioni è chiaro che è più del lavoro ma non può esserci cittadinanza senza lavoro e la persona senza lavoro è diminuita. Non è solo casa e mangiare, lavorare è avere la tua quota di trasformazione del mondo. E lavoro non è solo quantità, i cattolici parlano di ricomposizione tra persona e lavoro, cioè di qualità di lavoro. In primis conoscenza, formazione, senza si rimane fuori, non c’è articolo 18 che tenga. E il lavoro è dipendente, autonomo,professionale, dell’artista e dell’artigiano. Lavoro per chi lavora bene e con le regole, che includono la tutela di chi lavora. Si parla di diritto del lavoro perché si riconosce che c’è un soggetto più debole che va tutelato. E nel lavoro può esserci il conflitto, che si ricompone cercando di migliorare le condizioni. Quando diciamo lavoro ci rivolgiamo a questo universo e pretendiamo che sia messo al centro della riscossa del paese contro deregolazioni, posizioni di rendita, corporative, regressive. Credo sia la chiave giusta in Italia, dove si ha bisogno di riprendere la strada con una scossa. Alleggeriamo il carico fiscale su famiglie e basso reddito, recuperiamo evasione fiscale e rendite e generiamo lavoro e un nuovo welfare che deve e può dare buona occupazione.
C’è anche un problema regolativo balzato all’attenzione quando in assenza del ministro dello sviluppo economico che mastro Geppetto starà facendo di legno.
Certo siamo ancora tra i partiti progressisti più grandi d’Europa perché il dumping della globalizzaizone ha dato una frustrata ai paesi dove siamo visti come chi ha voluto il welfare andato in crisi. Mentre la destra ha cavalcato il protezionismo e il ripiegamento culturale, dia chiudiamoci in casa. Che ci insegna che non può esistere il riformismo in un solo paese, ma al conservazione sì, dobbiamo darci una dimensione europea. Qui la risposta alla Sacconi è meno stato più società. Per l’amor di dio può contenere cose buone come lo stimolo alla sussidiarietà, ma se oltrepassa un limite vuol dire che si mettono in gioco dei diritti comuni stabilendo che tutto è derogabile se in due lo si pattuisce. Bisogna però vedere cosa si dà e cosa si tiene come diritto comune, universale. Qui dobbiamo dire delle cose chiare: quel che non è accettabile da Marchionne o Sacconi è che si dica che metà degli italiani ha capito e la metà no. Sappiamo tutti che ad esempio il padrone non è più quello di una volta che decideva lui ed il mercato era locale, mentre oggi è su una barca che può affondare. Ogni lavoratore sa che con la sua azienda sulla stessa barca, che non ci sono i magazzini e le commesse van fatte in tempo reale, ognuno sa che bisogna spostare sulla dimensione aziendale una serie di pattuzioni su salari, investimenti ect-. Il problema è la regolazione, e qui torniamo alla democrazia. lo si fa con meccanismi di partecipazione con contratti nazionali , accordi, sindacali e normative, nuove forme di rappresentanza e rappresentatività, con regole uguali a Pomigliano, al Lingotto o Fincantieri. Poi c’è la dimensione universale: stabiliamo che un’ora di lavoro precario non può costare meno di un’ora di lavoro stabile o diventiamo tutti precari? Non meno stato e più società ma stato e società devono darsi una mano.
E non dimentichiamo che il mondo del lavoro è tutelato da elementi di corruzione eclatanti, come la legislazione speciale della protezione Civile che ha generato cricche perché quelle cricche hanno fatto queste leggi che distorcono il mercato. Ricolleghiamo riscossa economica e riscossa civica con serietà, onesta, legalità,regole. Basta barzellette. Noi ci siamo con le nostre proposte, riprendiamo contatto con la realtà adesso che siamo al secondo tempo del berlusconismo. Attenti che Berlusconi ha preso il largo nel ‘94 nel discredito della politica e potrebbe anche lasciarci nel pieno discredito della politica, non guardiamoci le punte delle scarpe, guadiamo il corpo grosso del problema, a che c’è disaffezione, disillusione,s cogliona mento verso la politica. facciamoci vedere e diciamo le cose che la gente vive: lavoro, scuola, università, servizi, enti locali. Mobilitiamoci con un messaggio di concretezza e compresenza sui problemi. Facciamo vedere che abbiamo simpatia per la gente. Pensiero, azione e simpatia. E a noi la Lega ci fa un baffo. E lo si vedrà. Torniamo a casa con idee chiare e la disponibilità a metterci in movimento che il tempo è questo.

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FERMIAMOCI!!!

Inserito da casoledelsa il 7 Ottobre 2010

Fermiamoci!  

Quanti avvenimenti in questi ultimi 10 giorni si sono susseguiti, su cui non possiamo che fermarci un attimo a riflettere.

 

q       Il Premio Nobel per la medicina viene assegnato al padre della ricerca sulla fecondazione artificiale il biologo  ed embrionologo britannico Robert Edwards di 85 anni che nel 1978 ha fatto nascere Luoise Brown, la prima figlia della provetta.

q       Il Tribunale civile di Firenze dice stop alla legge sulla fecondazione assistita più comunemente “Legge 40”, rimandandola alla Corte Costituzionale.

q       In un paese della Puglia  viena uccisa una giovane ragazza di 15 anni da uno zio, una vicenda che ha sicuramente colpito tutta l’Italia per la sua drammaticità familiare.

q       La Regione Lazio nel piano di risanamento della Sanità Regionale, ha decurtato il 20% circa la capacità riabilitativa delle cooperative sociali, lasciando soli centinaia di ragazzi con handicap gravi calpestando un loro diritto fondamentale che è quello della qualità della vita.

q       A Prato, il Sindaco rifiuta il lutto cittadini per la morte di tre donne la cui unica colpa è essere cinesi, in disprezzo dell’uguaglianza fra i cittadini.

Ecco la morte e la vita, momenti così distanti tra loro ma vicini nel sentimento di tutti noi, in mezzo la sofferenza e la solidarietà.

Scriveva il 25 Settembre 2010,  Moni Ovaia sull’Unità “ (..) il governo si da con maniacale accanimento alla distruzione delle fondamenta dello stato democratico con lo strumento della demagogia populista più vieta, dell’intorbidamento delle acque per cancellare le differenze fra il giusto e l’ingiusto, fra la legalità e il crimine. Con questa tecnica antica e oscena, vengono demoliti a colpi di mazza i pilastri dell’intera società: i principi costituzionali, la scuola pubblica, la cultura, i fondamenti morali, i diritti civili e i diritti sociali (..)”.

Oggi, sempre sull’Unità,  Ignazio Marino riprende i temi etici, che in una società civile non possono stare al secondo posto. Un grande Partito civile e laico come è il PD,  deve evitare che si arrivi ancora una volta al parere derimente della magistratura per risolvere il conflitto tra le leggi e tra queste e i progressi della conoscenza.

Molti Consigli Comunali stanno approvando l’adozione del registro comunale conseguente al testamento biologico. Molti hanno già approvato la mozione sull’omofobia che è una Legge attualmente in discussione alle Camere.

Ieri in un convegno a Viareggio sul tema del Federalismo Fiscale, il quadro dipinto sul futuro di questo paese è a tinte nere. I tagli imposti dal Governo alle Regioni e a cascata alle Provincie e Comuni, colpiranno in modo prevalente le fascie meno abbienti. Meno servizi sociali, meno cultura, meno trasporti, meno sostegno alle imprese e ai lavoratori.

Mi chiedo, ci sarà un’altra rivoluzione? Questo disagio ci porterà indietro agli anni 68/70?

Credo che ci sarà una rivoluzione morale, che deve partire da ognuno di noi, da quello che hai dentro, nei valori che riesci a trasmettere.

Mentre la crisi economica porterà ad una guerra tra poveri. Ci salveremo solo attraverso solide basi della tolleranza, del dialogo, del rispetto delle idee altrui, ma anche dell’intransigenza sui principi e valori quali la “solidarietà”.

  Casole, 7 Ottobre 2010            Bruno Melani

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