Meloni, Mugnaioli (Pd): “Il governo dia risposte in tempi rapidi sull’Università di Siena”

Inserito da casoledelsa il 28 Ottobre 2010

“Siamo al fianco dei lavoratori dell’Ateneo, del Presidente della Provincia di Siena, Simone Bezzini e del sindaco di Siena, Maurizio Cenni che, di fronte al silenzio del Governo sulla crisi dell’Ateneo senese, hanno deciso di dare voce alle istituzioni che rappresentano andando direttamente a Roma, sotto le finestre di Palazzo Chigi, fino a che non saranno ricevuti per far convocare il tavolo nazionale di crisi”. Con queste parole Elisa Meloni, segretario provinciale del Partito democratico senese, e Alessandro Mugnaioli, segretario dell’Unione comunale del Pd di Siena, commentano la decisione di Simone Bezzini e Maurizio Cenni, di organizzare un presidio davanti al Palazzo del Governo per avere un incontro con l’esecutivo sull’Università di Siena, già richiesto un anno fa e rimasto, fino ad oggi senza risposta.

“Il governo - continuano Meloni e Mugnaioli - , che ha competenza primaria sull’Università, continua a tacere di fronte alla grave crisi finanziaria che sta vivendo l’Ateneo senese, ignorando le sollecitazioni ricevute dalle istituzioni locali, dalle interrogazioni dei nostri parlamentari e dal mondo accademico che ieri ha sfilato per le vie della città. Noi eravamo con loro perché sappiamo che la partita che si gioca sull’Università è vitale per tutte le persone che ci lavorano, per il futuro di Siena e di tutto il territorio. Oggi il governo deve dire, con chiarezza e in tempi rapidi, quando convocherà il tavolo nazionale di crisi, quale è la sua posizione sul piano di risanamento, sul quale ha dato giudizi contradditori, e se intenda emanare il decreto di nomina del nuovo Rettore oppure se dispone di elementi ostativi e che comportano la necessità di altri provvedimenti di natura amministrativa”.

“L’unico neo, che non ha compromesso la riuscita e la portata della manifestazione, - continuano i due segretari democratici - è stato il rifiuto da parte di alcuni sindacati non confederali di incontrare il sindaco e il presidente della Provincia che, per quanto possono essere considerati lontani dal punto di vista politico, sono fino alle prossime elezioni, i rappresentanti di tutti i cittadini. Si tratta di dirigenti sindacali che hanno più a cuore il fiancheggiamento alle liste civiche e alla Lega piuttosto che gli interessi dei propri associati. Ciò è ampiamente dimostrato dal ruolo, quanto mento ambiguo, svolto durante la crisi dell’Università e soprattutto durante la direzioni Miccolis - Qugliarello, passata alla storia come inconcludente sul piano di risanamento, ma molto dinamica sul fronte dell’attivismo politico. In un giorno in cui la città è stata sensibilizzata con una forma democratica di mobilitazione sarebbe stato più utile se tali interessi fossero stati presentati di fronte alle istituzioni. I lavoratori dell’Ateneo e i cittadini senesi sapranno farsi un giudizio su quanto avvenuto”.

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COMUNICATO STAMPA DEI CAPIGRUPPO PD VALDELSA SENESE E FIORENTINA

Inserito da casoledelsa il 26 Ottobre 2010

Comunicato stampa
L’intervento sulla scia del consiglio comunale straordinario che si è svolto nei giorni scorsi in Valdelsa
Scuola: dai capigruppo Pd un appello in difesa dello sviluppo del territorio
Un appello a tutte le forze politiche che hanno a cuore il buon funzionamento e la qualità formativa delle scuole in Valdelsa, ricordando il ruolo importante di una buona istruzione nello sviluppo economico e nella tenuta sociale delle comunità e del territorio in cui vivono. E’ quello che lanciano i capigruppo Pd che siedono nei consigli comunali di Casole d’Elsa (Claudio Cavicchioli), Certaldo (Denise Bagnoli), Colle di Val d’Elsa (Andrea Ferrini), Monteriggioni (Paola Buti), Poggibonsi (Mauro Burresi), Radicondoli (Marco Tozzi) e San Gimignano (Andrea Marrucci) sulla scia del consiglio comunale aperto che si è svolto nei giorni scorsi nella città del cristallo riunendo istituzioni, personale scolastico, genitori, studenti e numerosi cittadini.”Nel consiglio comunale - affermano i capigruppo Pd - è stato ribadito il quadro preoccupante in cui si trovano le scuole valdelsane, di ogni ordine e grado, e la necessità di potenziare politiche di area che diano una risposta forte alle problematiche del settore, di fronte ai tagli lineari e indiscriminati portati avanti dal governo. Solo se sapremo investire sui saperi, scommettendo sulla qualità del capitale umano della nostra zona e di tutto il nostro Paese e su una società della conoscenza diffusa, potremo tornare a crescere”.

“L’operato del governo contro l’istruzione pubblica - continuano i capigruppo Pd - penalizzano le giovani generazioni, che subiranno maggiormente il depauperamento e la dequalificazione della scuola pubblica come elevatore sociale, quando, invece, la sfida sta nel trovare nuovi modelli educativi e una nuova didattica che permetta di affrontare tutte le problematiche che si legano al nostro tempo: disagio sociale, integrazione, disgregazione dei nuclei familiari, apprendimenti diversificati per dislessia, disgrafia, discalculia, dislessia mista ed iperattività, integrazione alla disabilità, problematiche di concentrazione e apprendimento legate alla società dei media”.

“La scuola di domani deve promuovere le persone, le loro conoscenze e le loro competenze lungo tutto l’arco della vita, perché possano acquisire e mantenere i diritti di cittadinanza. Deve dare priorità all’apprendimento, tenendo conto del divenire dei ragazzi nelle diverse età e contesti sociali in cui vivono, e formare cittadini capaci di partecipare attivamente e consapevolmente alla vita economica e civile. La scuola che vogliamo ha fra i propri scopi la trasmissione dei principi che fondano la convivenza civile e non può non essere conforme ai principi della Costituzione e alla Dichiarazione dei diritti dell’uomo. Questi due pilastri della democrazia implicano, oggi, la promozione di una cittadinanza attiva in una società e, quindi, in una scuola sempre più interculturale e nuove modalità di organizzazione dei tempi, degli spazi e dei gruppi. Una scuola in queste condizioni anche un ‘presidio pedagogico’ del territorio, capace di promuovere, attraverso la formazione, nuove relazioni sociali, sviluppo, integrazione e mobilità sociale”.

“Per raggiungere questi obiettivi - concludono i capigruppo Pd - è necessario arricchire l’offerta formativa attraverso una rete che riunisca scuole, istituzioni e tutti i soggetti impegnati nello sviluppo del territorio, affinché la funzione di ‘mediazione’ della scuola, finora svolta prevalentemente nei confronti della cultura umanistico-classica e occidentale, si rivolga anche alle altre culture e storie presenti dopo l’evoluzione sociale e demografica della Valdelsa. Solo così daremo un futuro concreto e al passo con i tempi ai nostri ragazzi e al nostro territorio”.

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FIAT, MARCHIONNE MINACCIA DI TAGLIARE

Inserito da casoledelsa il 25 Ottobre 2010

Fiat, Marchionne minaccia di tagliare.
Alt del PD: dialogo con i sindacati, dal governo aspettiamo una politica industriale
Damiano: “Accettare la sfida della competitività ma no alla logica che allude a tagli”. Fassina: “Marchionne faccia chiarezza su ‘Fabbrica Italia’”
Fanno discutere le dichiarazioni dell’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, sul rapporto tra l’Italia e l’azienda che amministra, rilasciate ier, ospite della trasmissione ‘Che tempo che fa’ condotta da Fabio Fazio: “La Fiat potrebbe fare di più se potesse tagliare l’Italia, perché siamo al 118° posto su 139 Paesi per efficienza del mercato del lavoro. Nemmeno un euro dei 2 miliardi dell’utile operativo dei primi 9 mesi del 2010 è arrivato dal nostro Paese”.Immediata la reazione di Cesare Damiano, capogruppo in Commissione Lavoro del Pd, a difesa dei lavoratori dell’azienda e della loro storia: “Le parole di Marchionne sono ingenerose nei confronti dell’Italia e dei lavoratori che hanno contribuito a fare grande la Fiat. L’azienda è nata e cresciuta nel nostro Paese più di 100 anni fa, e se oggi è una multinazionale di successo è anche grazie a questo inizio”.

Marchionne, ha sostenuto il proprio intervento sottolineando che Fiat a differenza di molte concorrenti europee “tra il 2008 e il 2009 non ha ricevuto incentivi dalle casse dello Stato. Gli incentivi - ha spiegato- sono soldi che vanno ai consumatori, perché in Italia sette macchine comprate su dieci sono straniere”.
E proprio su questo punto, Damiano ha ribadito le inefficienze del governo, nella politica industriale. “Il governo si svegli e reagisca e, come hanno fatto tutti i Paesi industrialmente avanzati, si doti di una politica industriale per i settori strategici capace di sostenere innovazione e ricerca. Questo vale anche per l’auto e per i veicoli industriali e commerciali. Il PD si batterà contro una scelta che possa ‘tagliare’ l’Italia, (come ha accennato sarebbe utile fare Marchionne) e chiede l’attuazione del piano d’investimenti promesso dall’azienda. Dobbiamo scommettere su un futuro comune costruito con un patto sociale - ha concluso Damiano - che colleghi la competitività dell’impresa con la difesa dell’occupazione. Nel mercato globale la sfida della competitività è continua. Chi oggi guadagna domani può perdere e viceversa per questo non è condivisibile una logica che allude ad un potenziale taglio di rami secchi basato su un risultato di conto economico”.

Secondo Stefano Fassina, Responsabile Economia e Lavoro della Segreteria del Pd, “le parole di Marchionne colgono problemi veri aperti in Italia da decenni, come: il ritardo delle riforme per dare alle imprese contesti adeguati ad affrontare la competizione globale; l’abbandono della politica industriale, dopo l’avvio di Industria 2015 nel 2006; la necessità di definire le regole per la democrazia nei luoghi di lavoro; l’urgenza di aggiornare i modelli contrattuali per dare spazio alla dimensione aziendale. Tuttavia Marchionne dovrebbe riflettere sul fatto che una parte molto significativa delle imprese italiane in questi anni è riuscita attraverso gli investimenti innovativi, la riorganizzazione dei processi produttivi e il sostegno convinto di tutti i sindacati, anche metalmeccanici, a conquistare importanti mercati esteri e ad essere all’avanguardia nel mondo. Forse, più che minacciare di tagliare l’Italia dovrebbe valutare se la Fiat negli anni passati in Italia ha fatto gli investimenti giusti. E’ un caso che la Fiat fa profitti soltanto negli stabilimenti dei Paesi dove il costo del lavoro è una frazione di quello italiano? Infine, oltre a chiedere ritmi di lavoro più pesanti, dovrebbe anche rispondere alle domande poste da tutti i sindacati metalmeccanici sui contenuti di Fabbrica Italia”.

“Fabbrica Italia - ha concluso Fassina - dovrebbe servire ad innalzare la qualità dei modelli. Per ora, abbiamo assistito a continue richieste di intensificazione dei ritmi di lavoro, ad un continua offensiva per la riduzione dei costi di lavoro, ma non abbiamo visto nessun piano articolato sui modelli da produrre, l’organizzazione della produzione e delle filiere della componentistica. Oltre a scaricare le responsabilità sui sindacati, il dott. Marchionne dovrebbe dire quali sono i contenuti del piano Fabbrica Italia”.

Fassina infine, a nome del Pd, ha chiesto un intervento del Governo, che ‘invece di stare a guardare, dovrebbe finalmente mettere in campo una politica industriale per il settore auto’.

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IL PD DI CASOLE D’ELSA E L’IMPIANTO FOTOVOLTAICO COMUNALE

Inserito da casoledelsa il 25 Ottobre 2010

 

IL PD DI CASOLE E
L’IMPIANTO FOTOVOLTAICO COMUNALE 

E’ ormai più di un anno che si sta svolgendo nel nostro Comune un dibattito politico-amministrativo sulla realizzazione dell’impianto fotovoltaico pubblico.
Il PD di Casole con questo documento, in linea anche con la battaglia che il PD nazionale sta portando avanti contro l’energia nucleare, intende ribadire il sostegno e l’appoggio a qualsiasi tipo di energia rinnovabile.
Ricordiamo infatti che il nostro partito è stato il primo a dare un contributo importante in questo senso, presentando un documento di indirizzo in Commissione Consiliare Energia con il quale s’indicavano scelte ben precise, sulle misure di sviluppo energetico da portare avanti, nel nostro Comune.
Il documento propone di incentivare il processo di diffusione delle varietà di energie utilizzabili anche nelle aree rurali, cercando così di esaudire le richieste degli imprenditori agricoli e privilegiando l’utilizzo di terreni poco sfruttati o poco sfruttabili, in modo tale da incentivarne l’utilizzo ma al contempo cercare di salvaguardare l’impatto paesaggistico ed evitare possibili speculazioni o “corse all’impianto”.
Tutte scelte queste, che la nostra Amministrazione Comunale, sembra fino ora aver disatteso.
L’incentivo e l’attenzione che il nostro partito ha riposto fin da subito sul tema non deve però distrarci dal come poi vengono realizzate e ciò a garanzia dei cittadini.
Su tutto e quindi anche sul caso dell’impianto Comunale non crediamo, come invece spesso purtroppo è successo, che il fine giustifichi i mezzi, ecco perché, anche alla luce di situazioni e modalità poco trasparenti, intendiamo controllare, a seguito del Bando di Project Financing, la regolarità degli atti rilasciati e vigilare su quelli che seguiranno, verificando che per questi siano sempre rispettate tutte le procedure previste e in futuro che non contrastino con le linee guida nazionali che usciranno presumibilmente a Novembre.

 
-APPROVATO ALL’UNANIMITA’ DALL’ASSEMBLEA DELL’UNIONE COMUNALE DEL PD in data Lunedì 11 Ottobre 2010-

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LODO ALFANO - LEGGE VERGOGNA

Inserito da casoledelsa il 21 Ottobre 2010

Lodo Alfano retroattivo, una legge vergogna. Fallo sapere!

La commissione Affari Costituzionali del Senato ha approvato l’emendamento che rende “retroattivo” il Lodo Alfano: i procedimenti giudiziari a carico del Presidente della Repubblica e del presidente del Consiglio, anche se relativi a fatti antecedenti l’assunzione della carica, potranno essere sospesi previa deliberazione delle Camere.

Si vuole fare una legge costituzionale ad personam, retroattiva, un salvacondotto indecente. È vergognoso, il PD farà barriera con tutte le forze. Comprese le vostre.

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RELAZIONE DI ELISA MELONI -

Inserito da casoledelsa il 19 Ottobre 2010

 

Cari democratici e care democratiche,
la Direzione di questa mattina è stata convocata per discutere l’impostazione del nostro percorso in relazione sia alla fase economica, sociale e politica che attraversa il nostro Paese, sia al lavoro che caratterizza e che attende il nostro Partito e tutto lo schieramento di centrosinistra in vista delle prossime scadenze elettorali in tre Comuni della nostra provincia, tra cui quello capoluogo.
Il contesto nazionale
Tutti noi avremo preferito avvicinarci a queste sfide in un contesto nazionale diverso, ma la realtà, purtroppo, è che da anni è in atto un processo di disgregazione del Paese, che sta scivolando verso il basso in tutti i parametri che determinano la maggiore o minore qualità della vita. La crisi ancora in corso non fa altro che velocizzare questo processo di indebolimento che, per sintetizzare all’estremo, potrebbe essere fotografato dal dato per cui la ricchezza persa dall’Italia, rispetto all’Europa è del doppio così come la leggerissima ripresa degli ultimi mesi da noi è pari alla metà di quella dei nostri partner internazionali.
I danni del berlusconismo
Non starò a farvi un elenco dei numeri di questo progressivo declino, anche perché è la vita reale, la nostra quotidianità che ci mette davanti ai problemi e alle difficoltà del Paese. I redditi e i consumi sono in decremento, al contrario del debito pubblico che aumenta; le famiglie riescono a risparmiare sempre con maggior difficoltà e devono svolgere la funzione di “ammortizzatori sociali” nei confronti dei figli e dei genitori alle prese con la disoccupazione o la perdita del lavoro.
Sette miliardi di euro al mese. Questa cifra, che segna l’incremento del debito pubblico del nostro Paese dall’avvio del governo Berlusconi, dà l’idea del danno delle politica economica di Tremonti. Il nuovo record del debito pubblico secondo i dati diffusi da Banca d’Italia nel supplemento al Bollettino statistico, si è attestato, ad agosto, a 1.843 miliardi di euro, con un aumento di quasi 2,4 miliardi rispetto a luglio.
Da mesi il Partito democratico chiede una riflessione responsabile sul ristagno della nostra economia, sui costi sociali della crisi e sui problemi delle imprese a ripartire. La cifra del debito pubblico e’ una fotografia impietosa dello scollamento tra paese e governo che, infatti, ha presentato in questi giorni la Decisione di finanza pubblica per gli anni 2011-2013 nella quale si fa finta di ignorare questi dati e non ci si preoccupa della eventuale cura.
Iniziano, poi, a venir meno certezze sui servizi primari e questo non fa altro che aumentare la diseguaglianza tra chi, comunque, può ancora contare su una certa ricchezza e chi, al contrario, precipita verso la soglia della povertà. Il Rapporto Caritas stima in 8,3 milioni le persone che vivono al di sotto della soglia di “forte fragilità economica”, sono aumentate del 25% negli ultimi due anni le persone che si rivolgono a questa organizzazione.
Non è uno scenario apocalittico, è quello che sta accadendo al nostro Paese dopo quindici anni di berlusconismo. Il nostro dovere, ora, è impedire che dalle macerie del berlusconismo si diffonda un atteggiamento di rassegnazione nazionale che accetti, passivamente, la miseria di questi anni in cui il cosiddetto “governo del fare” ha, in realtà, saputo solo confezionare sogni alimentati dalla macchina dei sondaggi per mantenere il consenso, occupando ogni spazio di comunicazione e normalizzando ogni sussulto di dibattito pubblico.
Le picconate che il governo ha assestato al Paese in questi hanno colpito in profondità e su più fronti. A cominciare da quello dei valori comuni, dalla condizione femminile piegata alle battute e alle volgarità del premier, all’abbandono dei lavoratori precari, fino all’umiliazione per quegli imprenditori onesti che, pagando le tasse, fanno la parte dei fessi perché, nel frattempo, c’è chi viene protetto dal governo dopo aver illecitamente portato soldi all’estero o è stato graziato nel pagamento delle multe dall’ennesimo condono. Concordo appieno con le parole non di un nostro esponente politico, ma del segretario generale della Cei Mariano Crociata che parlando dell’unico federalismo possibile, quello solidale, afferma “servono nuovi e più efficaci assetti in un sistema assistenziale caratterizzato da troppi squilibri” e aggiunge “è particolarmente grave l’elusione e l’evasione fiscale, perché si tratta di sottrazione di risorse che pesano sugli onesti e diminuiscono le risorse per gli indigenti”. E aggiungo io magari parlassimo solo degli indigenti, una fetta sempre più consistente del ceto medio vive in una situazione di estrema precarietà.
Il declino dell’immagine dell’Italia all’estero
Il nostro Paese continua a perdere posizioni anche nell’immagine all’estero, sospesa tra le visite degli amici di Berlusconi fra banchetti ed eventi improbabili, come l’ultimo show di Gheddafi nella capitale, e il duro lavoro in prima linea dei nostri soldati il cui compito, portare la pace e la democrazia nel mondo, è complicato dalle incertezze dell’esecutivo. Siamo ancora scossi dall’ultimo dramma proveniente dal teatro di guerra afghano, nel quale quattro nostri ragazzi hanno perso la vita, portando così a trentaquattro il numero di vittime italiane in quella missione. Nello stringermi alle famiglie che hanno subito questo lutto, vorrei esprimere a nome mio e di tutto il Partito democratico senese la nostra vicinanza a tutti i soldati impegnati all’estero. Vorrei poi dire che sono d’accordo con quanto detto da Piero Fassino nel corso dell’assemblea nazionale di Varese, e ripreso da Bersani: “si può anche morire per la democrazia, per la lotta al terrorismo, per la dignità umana, per la civiltà, ma bisogna essere certi di arrivare al risultato che ci si è prefissati”. Per questo è giusto che la politica si assuma maggiori responsabilità rispetto alla presenza militare e, in particolar modo rispetto all’Afghanistan, è fondamentale valutare l’efficacia della nostra azione ed, eventualmente, correggere la rotta.
La guerra sulla quale la maggioranza che sostiene il governo sembra impegnata, però, è quella che si combatte, ogni giorno, nei talk show televisivi e sulle pagine dei giornali, a colpi di dossier, gossip, accuse reciproche. Lotte di potere ad uso e consumo della destra, mentre il Paese precipita. Pensare che la parola chiave di Berlusconi, quando due anni or sono si presentò al Parlamento per l’insediamento del suo esecutivo era “crescita”. Oggi, in Italia che cresce solo nel debito pubblico, nella burocratizzazione e nei tempi della giustizia.
Non ci sono più alibi, oggi siamo noi che abbiamo il compito di guidare la svolta.
Le proposte del Pd e la campagna d’autunno
L’assemblea nazionale del nostro Partito di venerdì e sabato scorso, ha approvato - a seguito di un lavoro intenso fatto nelle commissioni - alcune proposte programmatiche sui temi della scuola, dell’agricoltura, del fisco, delle piccole e medie imprese, della mobilità e trasporti, del federalismo e dell’immigrazione, che rappresentano, insieme ai documenti approvati nella riunione del 22 maggio scorso, una prima piattaforma programmatica importante, sulla quale costruire un nuovo Ulivo.
Finalmente il nostro Partito supera nei fatti quella che è una vera e propria fase costituente prolungata per comunicare a ragionare e discutere nel merito di quelli che sono i temi che stanno a cuore al nostro Paese.
Scuola
L’investimento sul capitalo umano del nostro Paese per la costruzione di una società della conoscenza, un investimento fondamentale per il futuro del nostro Paese e delle future generazioni, ma soprattutto per tornare a crescere, diventa una condizione imprescindibile. Oggi purtroppo i livelli di istruzioni nel nostro Paese sono molto più bassi rispetto agli altri paesi europei.
Il rapporto Ocse evidenzia come la media di investimenti in istruzione dei paesi membri sia cresciuta enormemente negli ultimi anni fino a raggiungere il 5.7 del Pil. L’Italia con il suo 4.5 è penultima davanti solo alla Slovacchia. Ormai è dimostrato che la spesa per l’istruzione produce rendimenti certi, come maggior gettito fiscale, maggiore occupabilità, fino a far dire che il rendimento medio dell’investimento in istruzione è pari all’8.9%.
In questi anni il governo con i tagli e con la Riforma Gelmini ha portato al collasso il nostro sistema di istruzione. Le cifre parlano da sole: meno8 miliardi e meno 132mila posti per gli insegnanti ed il personale ATA.
Rispettare la Costituzione è la stella polare del Partito democratico e applicarla in ogni sua parte in maniera sostanziale. Per questo la scuola deve essere per tutti accessibile e garantire pari opportunità, promuovendo le capacità, i meriti e diventando il primo fattore di mobilità sociale.
Le proposte del Partito democratico prevedono:
a) L’asilo nido come servizio educativo di ogni bambina e ogni bambino, anziché un servizio a domanda individuale e la possibilità che tutti i bambini possano frequentare la scuola per l’infanzia;
b) La certezza di funzionamento delle scuole, con superamento del precariato scolastico;
c) La programmazione certa dei fabbisogni di insegnanti per le scuole;
d) La piena autonomia didattica;
e) Il tempo pieno per la scuola primaria;
f) Il superamento dei livelli essenziali delle prestazioni e il riconoscimento dei livelli essenziali degli apprendimenti e delle competenze per l’unitarietà dell’ordinamento dell’istruzione in tutto il Paese.
g) La formazione e il reclutamento degli insegnanti;
h) La lotta alla dispersione scolastica;
i) Investire sull’istruzione tecnica e professionale di qualità;
j) Un piano nazionale per l’edilizia scolastica.
Vogliamo cominciare, come è nostro stile, dalle cose semplici e concrete: lavoro, sapere, sostegno agli enti locali, impegno per una vera e propria ‘riscossa civica’ che dia ai territori e ai cittadini la possibilità di ritrovare la politica con la P maiuscola, quella della polis, che si occupa del destino della comunità.
Anche per questo abbiamo bisogno di legare saldamente la battaglia del Pd a livello nazionale con le campagne elettorali per le elezioni comunali. Anche la nostra realtà deve essere ben consapevole che ci aspetta uno scontro con chi vorrebbe conquistare Siena con autoritarismo sbandierando i vessilli dell’antipolitica e del moralismo. Non vinceranno, neanche questa volta, ma dobbiamo essere in grado di dare al nostro Partito una vitalità e un progetto in grado di rafforzarci per vincere le sfide del nostro tempo.
Nelle prossime settimane daremo il via, anche nella nostra provincia, ad una campagna porta a porta attraverso la quale potremo far conoscere ai cittadini le proposte del Pd per ridare all’Italia un’idea di futuro più rosea.
Questa campagna sarà preceduta da una discussione in tutto il territorio rispetto ai tagli del governo, alla conseguente riorganizzazione regionale, al rilancio delle politiche pubbliche essenziali per le nostre comunità, necessariamente legate alla individuazione di nuove priorità nello scenario che si è determinato, al completamento del percorso congressuale, con l’elezione degli organismi dirigenti di area lo svolgimento del congresso dell’Unione comunale di S. Gimignano, ad un confronto con tutti i circoli, per rivitalizzarne al massimo il ruolo e l’operatività sul territorio, ad una grande campagna sull’università, così come è stato sulla scuola.
Sul fronte economico e sociale è il lavoro che farà da baricentro a tutta la nostra azione, a cominciare dalle politiche fiscali. C’è bisogno di un fisco che si sposti dal lavoro, dall’impresa e dalla famiglia con redditi medio bassi, verso l’evasione fiscale e i redditi da patrimonio e da finanza. Misure queste che garantirebbero equità e giustizia, due valori attraverso i quali si fa anche occupazione.
I dati sulla crisi economica relativi alla provincia di Siena, anche se migliori di quelli regionali e nazionali, attestano che il nostro territorio è stato inevitabilmente colpito e gli effetti negativi si protrarranno ancora per mesi. Una ripresa che produca effettivamente risultati sui livelli occupazionali è da ipotizzare in un arco temporale medio-lungo.
La disoccupazione si ferma comunque a 5,1 inferiore al dato toscano e nazionale. Nel raffronto fra primo semestre del 2010 e corrispondente periodo del 2009 registriamo, da una parte, la consistente riduzione della cassa integrazione ordinaria (quasi 30 per cento) e straordinaria che, considerando anche le procedure di mobilità, è calata del 40 per cento; dall’altra oltre un migliaio di disoccupati in più iscritti ai centri per l’impiego. I cassintegrati e i lavoratori in mobilità sono prevalentemente maschi, concentrati in misura maggiore nella zona della Val d’Elsa; la disoccupazione complessiva però è femminile, anche se è in aumento tra i maschi e tra i giovani, che sono il 23 per cento di coloro che si iscrivono alle liste di disoccupazione.
Dunque, è la disoccupazione, una delle facce più preoccupanti di questa crisi, insieme a quella produttiva. Ebbene se al 31 dicembre 2009 i disoccupati iscritti ai centri per l’impiego della provincia erano 20498, sei mesi più tardi (al 30 giugno 2010) erano già 21856.
Non dobbiamo dimenticare, ma anzi cercare di valorizzare al meglio, e lo dico al Partito a tutti i livelli, che la Provincia di Siena (unica in Italia) insieme agli enti locali ha cercato di fronteggiare la situazione con interventi concreti, quali, ad esempio, le misure di sostegno e integrazione al reddito che, grazie alle risorse della Fondazione Mps, hanno offerto un significativo aiuto ad oltre 3.000 lavoratori. Allo stesso tempo la Provincia ha svolto un importante ruolo di coordinamento per consentire che istituzioni, sindacati, associazioni di categoria, enti finanziari ‘facessero squadra’ al fine di gestire insieme certe crisi aziendali che, proprio grazie a questa azione congiunta, sono state superate salvando così posti di lavoro. lavoro.
Naturalmente servono riforme e risorse che non possono arrivare dai tagli indiscriminati che sta mettendo in atto il governo, ma dal recupero fiscale, da interventi straordinari come, per esempio, la messa a gare delle frequenze liberate dal digitale terrestre, dall’apertura di centinaia di cantieri locali, che sarebbero pronti ad iniziare i lavori, ma che sono bloccati dalle esigenze di opere, tanto grandi quanto inutili, come il Ponte sullo stretto.
Purtroppo il nostro territorio sta pagando un duro prezzo ai ritardi e alle incapacità del governo anche sul fronte delle infrastrutture. E’ di pochi giorni fa l’incontro sulla Due Mari tra il ministro Altero Matteoli, gli enti locali e le Regioni attraversate dal tracciato della Grosseto - Fano. Ancora nessuna risposta chiara sui tempi di realizzazione per questa strada fondamentale non solo per il nostro territorio, ma per tutto il Paese, anche in chiave di corridoio europeo. Di certo, ad oggi, c’è solo che la Due Marti non compare più nell’elenco di infrastrutture strategiche da completare entro il 2020. Il Ministro ci deve delle risposte, per non vanificare dieci anni di programmazione che, con la delibera Cipe 121 del 2001 e la finanziaria del governo Prodi del 2006, hanno sempre visto la E78 tra le opere strategiche.Sappiamo che, per crescere, dobbiamo ragionare in un’ottica complessiva nei diversi settori. La logica dell’isolamento e dei compartimenti stagni è vecchia e frutto di una cultura dello spreco e delle rendite. Per questo dobbiamo rivitalizzare il sapere, dove si formano e crescono i dirigenti, i tecnici e i professionisti del domani. Non è un caso, allora, se sotto questo governo si sta consumando il più grande licenziamento di massa della storia, che ha come conseguenza la riduzione dell’offerta formativa, della ricerca e della cultura.
Nel mentre tutti i paesi europei parlano di università e di ricerca come unico metodo per uscire dalla crisi economica, in Italia ne parliamo al contrario, rispetto a tutti gli altri. In Europa si ragiona di come mantenere alti i livelli di investimento in formazione, in Italia il governo Berlusconi continua a tagliare i fondi per scuola, università e ricerca e continua a tagliare, quindi, ogni possibilità di ripresa per il nostro Paese.
In particolar modo sull’Università, l’atteggiamento di totale chiusura alle proposte delle opposizioni sul ddl Gelmini è la conferma che il governo non ha alcuna intenzione di arrivare ad una riforma condivisa. Nel corso dell’esame sono state bocciate tutte le proposte del Pd: dalla restituzione del maltolto agli atenei (1,5 miliardi solo per il 2011) alla autonomia responsabile, basata sulla valutazione dei risultati; dall’istituzione di borse di studio nazionali che tengano conto simultaneamente di reddito e merito degli studenti; all’arricchimento delle opportunità del diritto allo studio; dal contrasto al precariato della conoscenza con l’istituzione del contratto unico formativo di ricerca, alla proposta per arrivare in cattedra in 6 anni fino al piano straordinario per portare in 6 anni almeno 15mila ricercatori (strutturati e precari) nel ruolo di professore. Insomma sono state respinte tutte le proposte che avrebbero potuto raddrizzare un provvedimento storto e iniquo.

Noi questo non lo possiamo permettere, anche perché stiamo già vivendo, sulla nostra pelle il disastro della crisi del nostro Ateneo.
E al dramma si aggiunge il dramma, 1 milione e 472 mila euro di mancato pagamento delle ritenute Irpef. Si aggrava la situazione debitoria dell’Ateneo, che aumenta, di ora in ora, lo stato di agitazione dei dipendenti, dei tecnici, dei docenti, dei ricercatori, dei collaboratori e degli studenti. Ha ragione Donato Montibello, il nostro responsabile formazione e università “C’è un urgente bisogno di stabilità, di chiarezza e di avere risposte concrete sulle tappe del percorso di risanamento. Per questo è necessario che la fase di transizione si concluda al più presto con l’insediamento dei nuovi consiglieri di amministrazione e del nuovo Rettore, una volta preso atto delle eventuali conseguenze derivanti dall’inchiesta conclusa dalla Procura di Siena”.
La vicenda delle progressioni economiche orizzontali va chiusa al più presto, ricercando tutte le possibili intese tra Ateneo e sindacati, secondo i principi dell’equità e della sostenibilità, proprio per salvaguardare l’Università di Siena e i suoi dipendenti, rimettendo al centro il piano di risanamento e un progetto nuovo per il suo rilancio.
La priorità è operare con urgenza sul fronte del risanamento, riducendo ulteriormente i costi, intervenendo sulle sedi periferiche e razionalizzando l’offerta formativa.
Chi continua a perseverare in modo strumentale sul commissariamento, come la Lega Nord e le liste civiche di Piccini, gioca sulla pelle dell’Ateneo e della città perché porterebbe ad un epilogo sciagurato i 1600 lavoratori, facendone carne da macello.
Sul fronte del lavoro, la proposta del Pd si lega ad alcuni progetti chiave per il futuro del Paese che citerò solo per punti: da una nuova industrializzazione, con un piano di nuovi brevetti, alla qualificazione dell’offerta turistica alberghiera e dei servizi, come per esempio stiamo già cercando di fare, grazie al contributo di Regione, Provincia e Comune, a Chianciano Terme. Ma se vogliamo più lavoro e di maggior qualità dobbiamo puntare soprattutto sull’innovazione, facendo leva su alcuni elementi che da un lato possono contribuire all’ammodernamento del Paese e, dall’altro, offrire nuove opportunità alle imprese. Penso alle ristrutturazione edilizie, alla promozione del risparmio energetico, all’investimento sulle energie rinnovabili e sulla green economy.
Sforzi e progetti che, a fronte dei tagli del governo ai territori, non possono trovare sbocchi concreti. Per questo occorre batterci per rivedere un patto di stabilità che danneggia i Comuni virtuosi e rilanciare il ruolo degli enti locali che, in questo momento, si trovano a dover fare i conti con tagli tali che rischiano, solo per fare un esempio, di ridurre del 30 per cento dei servizi e dell’occupazione nei servizi pubblici locali.
Insomma, se è vero come dice Bersani che “da quindici anni l’Italia sta facendo il balletto intorno a Berlusconi”, noi dobbiamo interrompere le danze. Anche partendo da una riscossa civica che torni a far dialogare Stato e società, politica e cittadinanza. Per questo in cima alle nostre priorità ci sono e dovranno continuare ad esserci la legalità e l’onestà, la fedeltà alla Costituzione e la lotta per una riforma della giustizia che guardi alle esigenze dei cittadini e non di uno solo. Se i cittadini sono sempre più arrabbiati e il clima nel Paese è sempre più caratterizzato da episodi di preoccupante violenza e macro e microcriminalità, noi dovremo saper essere testimoni e costruttori di valori positivi, dal grande tema dei diritti civili, alla questione femminile, dal governo dell’immigrazione fino alla lotta per una legge moderna ed efficace contro l’omofobia. Vogliamo un’Italia diversa e un’Italia migliore di quella che abbiamo oggi e per questo dobbiamo dialogare e discutere con tutte quelle forze di centrosinistra che, insieme a noi, vogliono voltare pagina. Basta alleanza contro qualcuno e qualcosa. Vogliamo un nuovo Ulivo.
Il nuovo Ulivo
Il nuovo Ulivo si deve fondare su un patto chiaro, che superi nella percezione e nei fatti l’esperienza de l’Unione. Serve un vincolo forte su un progetto comune e un accordo politico. Il nuovo centrosinistra in chiave di governo. E da qui vanno ricercate le condizioni per discutere con tutti quelli disponibili, dentro e fuori il Parlamento, anche sulle regole del gioco, la riforma delle Istituzioni e la difesa della Costituzione e dello Stato di diritto.
Anche a Siena è necessario riaprire quel cantiere di centrosinistra che dopo le elezioni provinciali, ha visto una battuta di arresto in virtù di stagioni congressuali aperte in gran parte delle forze politiche. Un tavolo nel quale ricostruire una relazione anche con le forze politiche con non condividono con noi l’esperienza di governo. Abbiamo maggioranze diverse nei diversi comuni che andranno al voto nella prossima primavera, in quelli che lo faranno nel 2012. Diverse anche rispetto al quadro unitario costruito nel 2009, a partire dall’Amministrazione provinciale, dove governiamo con Idv e Sel, mentre Rifondazione comunista siede nei banche dell’opposizione.

SIENA
Partiamo dal capoluogo: abbiamo iniziato insieme all’Unione comunale cittadina il lungo percorso che ci porterà alla primavera del prossimo anno. L’abbiamo fatto dando il meglio di noi, mostrando i tratti più veri e genuini della nostra identità. Quelli che si toccano con mano camminando nei viali della Fortezza medicea. Il popolo delle Feste democratiche rappresenta, come ho detto spesso, il volto del nostro Partito e dentro quella splendida cornice, nella mostra e nelle iniziative politiche, abbiamo voluto evidenziare i gioielli e le grande risorse che questa città ha a disposizione che, seppur vivano in alcuni casi tutte le difficoltà del presente, possono rappresentare ancora un grande volano per proiettare Siena nel futuro.
Polo farmaceutico e biomedicale, Banca e Fondazione Mps, l’Ateneo, la cultura, il mondo del volontariato, il patrimonio artistico e architettonico, il centro storico, il Policlinico Le Scotte. Sono questi alcuni dei nostri gioielli che hanno segnato la nostra storia e contraddistingueranno il nostro domani, nella consapevolezza che i grandi cambiamenti e le trasformazioni tutt’ora in atto, ci impongono di guardare a tutto questo con un’idea più dinamica. Solo così potremo continuare a garantire i livelli di eccellenza che abbiamo raggiunto e quella qualità diffusa di benessere e di opportunità per tutti.
Sempre dalla Fortezza è stata lanciata la campagna d’ascolto “diccene quattro” che si concluderà nei prossimi giorni e che ha già raggiunto un risultato, in termini di partecipazione, molto importante: oltre 1500 persone, infatti, hanno deciso di far sentire la propria voce rispetto al programma che si aspettano che il nostro Partito sostenga nei prossimi anni di amministrazione. Ma di questo, e delle conseguenti scelte dell’Unione comunale di Siena, potrà parlarvi Alessandro Mugnaioli in maniera molto più puntuale di me. Parallelamente è stato aperto un confronto per la costruzione del tavolo del centrosinistra che è ancora in pieno svolgimento.
La nostra proposta politica dovrà essere in grado di raccogliere le opinioni e i giudizi dei senesi, che sono per tutti noi un grande patrimonio di idee e, il metodo dell’ascolto e della partecipazione, dovrà essere la bussola che orienterà il nostro progetto per il futuro. Il confronto preliminare aperto in città, con le altre forze del centrosinistra non è ad un livello di maturazione soddisfacente, in particolare con una parte dell’Italia dei valori, ma non solo.
Quindi, al di là di alcune prese di posizione su alcuni temi, che sono comprensibili da parte di coloro che non hanno condiviso gli ultimi anni di governo della città, degli ultimi 5 anni, come l’IdV, non accettiamo che, attraverso la delegittimazione della classe dirigente che ha avuto ruoli di primo piano in città e in provincia, si cerchi di riscrivere alcune pagine di storia. Anche perché, vorrei aggiungere, che le parole pronunciate da quel partito sono suggerite da altri. Le liste civiche, appunto. A confermare che la storia si ripete. In provincia a fare il lavoro sporco tocca quasi sempre alla Lega Nord che esegue e presenta ordini del giorno ordinati da Pierluigi Piccini. Il tema è sempre lo stesso: sostenere una questione morale inesistente, che riguarderebbe il nostro P
artito. La verità è che i padani di casa nostra hanno una visione a dir poco caricaturale della realtà della nostra provincia.

Il clima di odio, veleni e sospetti che si vuole insinuare anche in terra di Siena è qualcosa che non ci appartiene, che allontana le persone dalla politica e impedisce una dialettica democratica vera tra le varie forze. I cittadini hanno il diritto di poter scegliere su proposte politiche e programmatiche diverse e alternative, in un confronto aperto e trasparente. Perché questo avvenga è necessario che nessuno abdichi al proprio ruolo o deleghi ad altri le proprie funzioni. E’ incomprensibile che chi governa questo Paese non voglia rafforzare la propria proposta politica anche a Siena, ma si affidi a qualche personaggio, che per altro, la sua collocazione politica pare averla trovata, tra le file dei rutelliani, dopo avere indossato tutte le casacche possibili, ma mai quella del PDL.

Anche a casa nostra qualora ci fosse qualcuno che pensasse che mentre si sta nel partito si può strizzare l’occhio a qualche possibile alleato, magari anche raccontando qualche “cosetta” falsa sulla quale nemmeno gli organismi dirigenti si sono confrontati, è bene che sappia che stare in un partito è una scelta volontaria. La si fa perché si condividono progetti e idee e, anche qualora non fosse così, si rispettano comunque le scelte della maggioranza e degli organismi dirigenti. Credo che ognuno di noi abbia ben presente la posta in gioco della partita che è in corso. Mi auguro che sappia distinguere quelli che stanno nel nostro campo rispetto a quelli che stanno nel campo avverso. Guai se per qualche vendetta personale, o per fare qualche sgambetto a qualcuno di noi, pensasse di poter vendere la pelle dell’orso prima ancora di averlo ucciso. Sappia che non glielo lasceremo fare in nessuna delle due ipotesi.
Il Partito democratico ha una grande funzione storica da svolgere in questa città.
Ascoltando i diversi interventi della Direzione comunale di ieri sera, di cui condivido la relazione, il dibattito ed il documento approvato, ho percepito che vi è in tutto il gruppo dirigente questa grande consapevolezza e la forte tensione unitaria, che considero indispensabile. Oggi, con una grande partecipazione, abbiamo il compito di farla percepire e toccare con mano a tutti i cittadini, per inaugurare un cantiere programmatico che abbia la capacità di aprire una nuova pagina di storia.
Ringrazio Maurizio e la Giunta per il lavoro compiuto in questi anni:

Chiusi e Trequanda
Anche nel Comune di Chiusi, la prossima primavera si terranno le elezioni amministrative per il rinnovo del sindaco e del Consiglio comunale, con un anno di anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato prevista per il 2012. Tutti voi sapete che oggi, a seguito dell’opzione esercitata da Luca Ceccobao rispetto all’assessorato regionale, fortemente voluta dal tutto il gruppo dirigente del Partito democratico senese, su cui sono riposte grandi aspettative di tutta la nostra provincia, l’Amministrazione comunale è guidata dal vicesindaco Fausto Bardini, che ringrazio sentitamente insieme a tutta la Giunta e al Consiglio comunale, per l’impegno, che anche in assenza di Luca stanno profondendo in questi mesi.
Gli 8 anni di Amministrazione con Luca Ceccobao, che voglio sentitamente ringraziare, si sono caratterizzati per una scelta di forte condivisione di un percorso che ha avuto come obiettivo la centralità di Chiusi come motore di sviluppo per l’intero territorio della Valdichiana.
Non spetta a me fare un rendiconto dettagliato del lavoro compiuto, su cui sarà dai prossimi giorni al lavoro Paolo Giglioni e l’Unione comunale. Ma vorrei ricordare le scuole, il Centro Commerciale Naturale alla Stazione, il bilancio sempre in equilibrio, senza tagliare servizi soprattutto nel sociale, i marciapiedi alla Stazione e la risistemazione degli scarichi e delle condutture del Nucleo Centrale della Stazione con le zone limitrofe, ed a Montallese, l’acquisizione a titolo gratuito dalla Regione dell’ex Centro Carni, la ristrutturazione del Prestigioso Museo Etrusco nel centro storico con la pavimentazione di Piazza XX settembre, il risanamento del Lago, è un dato di fatto derivato dall’impegno delle Amministrazioni con i Sindaci Ciarini e Ceccobao.
La maggioranza uscente composta da Pd, SeL, PS durante questi anni è stata coesa, condivisa e convinta di intraprendere un lungo viaggio.
Anche a Chiusi è in costruzione una lista civica trasversale che già dalle prime iniziative non fa altro che alimentare confusione ed avvelenare il clima politico.
A questo si aggiunge l’attività impropria di alcuni associazioni e gruppi di pressione che sempre più si ergono a soggetto politico avanzando richieste e pretese non sempre trasparenti e legittime.
Noi vogliamo con la nostra identità, con spirito unitario, senza tentazioni egemonizzanti, ma senza subire od imporre ricatti, essere protagonisti di un percorso politico e programmatico aperto, dialogante con la società chiusina.
Per questo il partito locale ha deciso di proseguire con la campagna di ascolto “La Città che voglio”, cominciata nel mese di luglio alla Festa democratica e ripresa fino alla fine di settembre coinvolgendo tutti cittadini che hanno interesse a creare un percorso democratico, per la definizione dei temi utili alla costruzione ed elaborazione del documento programmatico, in vista della prossima scadenza elettorale per il rinnovo dell’Amministrazione Comunale di Chiusi. Sono stati raccolti ben 653 questionari, il 15 - 20 % della nostra forza elettorale, complessivamente fra Festa democratica svoltasi a luglio, sezioni aperte e porta a porta, iniziative svoltesi nel mese di settembre, i cittadini contattati sono stati oltre gli 800.
Hanno risposto ai quesiti le seguenti fasce di età :
o 52 fino a 29 anni ;
o 215 fra i 30 ed i 50 anni ;
o 251 fra i 50 ed i 70 anni ;
o 96 oltre i 70 anni;
o 17 che non hanno indicato la propria età.
Nella quasi totalità delle risposte si è evidenziato il peggioramento della situazione economica a Chiusi, con un forbice minore fra peggiorata e migliorata nella fascia oltre i 70 anni.
Tutti hanno chiesto il rilancio dell’immagine di Chiusi nel nostro territorio ed il valore di Chiusi come centro logistico, la fascia fino a 29 anni ha richiesto di puntare sul terziario avanzato. Inoltre c’è da evidenziare la necessità di una maggiore integrazione con la Valdichiana.
Alla domanda come vuoi la prossima amministrazione, la maggioranza ha chiesto che sia più vicina ai cittadini, poi vi sono state in sequenza :
o qualsiasi schieramento purché risolva i problemi,
o rappresentanza di Centro Sinistra
o in continuità con la passata amministrazione.
Nella fascia oltre i 70 anni la rappresentanza di Centro sinistra prevale su qualsiasi rappresentanza.
I servizi e gli interventi maggiormente apprezzati sono state l’ambiente e le opere pubbliche seguite dagli interventi nelle frazioni e gli interventi alle famiglie. La fascia fino ai 29 anni apprezzano maggiormente i musei mentre quella superiore ai 70 anni gli interventi sul sociale.
Gli interventi ritenuti indispensabili sono: il turismo, le imprese e l’occupazione. Per la fascia fino a 29 anni si evidenziano come interventi prioritari il turismo e gli eventi culturali. Nessuno ha evidenziato la necessità della integrazione degli extra comunitari. Questo è un dato con molte interpretazioni, fra queste che non c’è sensibilità verso queste problematiche oppure che non vengono vissute come emergenze in termini di sicurezza.
Da questi dati si può evidenziare complessivamente che c’è un forte bisogno di rilancio economico, dell’immagine di Chiusi sia come centro logistico che come centro turistico, che le tematiche dell’occupazione e del sociale sono importanti
La campagna di ascolto proseguirà con incontri con le Associazioni di categoria, sociali e culturali, a Chiusi c’è una forte articolazione associativa.
Per il Pd di Chiusi rimane prioritario il programma e la costruzione delle alleanze sarà imperniata sulla base dei contenuti e delle priorità emersi anche in questa occasione. Il rapporto con le altre forze del centro sinistra attualmente è in fase di elaborazione: vi sono stati congressi come quelli di SeL, che ha eletto il nuovo gruppo dirigente, con un rinnovamento significativo in termini di età; vi sono delle sacche di perplessità su questo sistema di alleanze da parte di alcuni esponenti di Rifondazione Comunista che appare molto arroccata nei propri ideologismi, una parte consistente di essa è rappresentata da dirigenti delle passate amministrazioni; mentre il Circolo Turati di Chiusi dei Riformisti si è dimostrato disponibile a proseguire in questo cammino di alleanze.
Trequanda
Concludo questo viaggio tra le realtà che andranno al voto nel 2011 con Trequanda. A Franca Muzzi, che ha governato in questi cinque anni vorrei rivolgere il mio grazie nel modo più forte e sincero e lo scorso mese ad una Direzione della sua Unione comunale ha annunciato la sua volontà di non essere disponibile ad una ricandidatura.
Franca è una grande donna e una Democratica di cui il Partito ha un grande bisogno e di cui l’Amministrazione sentirà una grande mancanza.
Credo e permettetemi di dirlo che in questi anni abbia aperto un processo irreversibile per quel Comune che abbiamo il compito e la responsabilità, insieme a Simonetta e al gruppo dirigente locale di portare avanti.
In questa anni di mandato Trequanda ha conosciuto un periodo di sviluppo e di crescita, raggiungendo obiettivi importanti. Non era scontato, anche perché, per i primi tre anni di mandato l’Amministrazione comunale ha incontrato noi pochi ostacoli per attivare nuovi mutui, dati quelli già esistenti e la necessità di intervenire su situazioni difficoltose pregresse. Nonostante questo, la Giunta ha colto risultati importanti. Vorrei ricordare i numerosi interventi di riqualificazione urbana, l’adozione del piano strutturale, il mantenimento di servizi essenziali, come quello di sostegno agli anziani, per la prima infanzia e l’apertura di un nuovo asilo. Si devono a questa Amministrazione comunale, inoltre, l’ampliamento del Museo e il mantenimento degli standard museali determinati dalla Regione Toscana per il Museo della Terracotta di Petroio; la riapertura della Biblioteca comunale, il potenziamento dell’Ufficio turistico; lo sviluppo delle manifestazioni culturali locali per la promozione dei prodotti tipici locali, l’apertura dello Spaccio di Filiera Corta “Dal Podere al Palato” e il potenziamento degli spazi destinati ad attività di mercatale.
Buon lavoro a tutti. Grazie.

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DOCUMENTO CONCLUSIVO DIREZIONE PROVINCIALE PD

Inserito da casoledelsa il 19 Ottobre 2010

DOCUMENTO CONCLUSIVO
La Direzione territoriale del Partito Democratico senese, riunitasi a Siena, il 16 ottobre 2010, alla presenza del Segretario regionale Andrea Manciulli approva la relazione del Segretario Elisa Meloni.

La Direzione territoriale esprime viva preoccupazione per il processo di disgregazione del Paese in atto da anni, che sta facendo precipitare verso il basso tutti i parametri che determinano la competitività, con un progressivo indebolimento, accelerato dalla crisi ancora in corso. La maggioranza che sostiene il Governo anziché contro la crisi economica e per la ripresa, combatte ogni giorno, nei talk show televisivi e sulle pagine dei giornali, a colpi di dossier, gossip, accuse reciproche, una battaglia contro se stessa. Lotte di potere ad uso e consumo della destra, mentre il Paese precipita. Oggi, l’Italia cresce solo nel debito pubblico, che il Governo Prodi aveva abbassato considerevolmente, nella burocratizzazione e nei tempi della giustizia e in più guadagna il penultimo posto in Europa in investimento nel sapere e nel capitale umano.

La Direzione valuta positivamente i contenuti emersi dall’assemblea nazionale del nostro Partito di venerdì e sabato scorso, che ha approvato - a seguito di un lavoro intenso fatto nelle commissioni - alcune proposte programmatiche sui temi della scuola, dell’agricoltura, del fisco, delle piccole e medie imprese, della mobilità e trasporti, del federalismo e dell’immigrazione, che rappresentano, insieme ai documenti della riunione del 22 maggio, una prima piattaforma programmatica importante sulla quale costruire un nuovo Ulivo.

Nell’impostazione del nostro percorso in relazione sia alla fase economica, sociale e politica che attraversa il nostro Paese, sia al lavoro che caratterizza e che attende il nostro Partito e tutto lo schieramento di centrosinistra in vista delle prossime scadenze elettorali in tre Comuni della nostra provincia, Siena, Chiusi e Trequanda, impegna tutti gli organismi dirigenti ad una grande mobilitazione accompagnata da un grande porta a porta per far conoscere ai cittadini le proposte del Pd per ridare all’Italia un’idea di futuro più rosea. Questa campagna sarà preceduta da: una discussione in tutto il territorio rispetto ai tagli del Governo, che fruga nelle tasche dei cittadini costringendo i Comuni a farlo, alla conseguente riorganizzazione regionale, al rilancio delle politiche pubbliche essenziali per le nostre comunità, necessariamente legate alla individuazione di nuove priorità nello scenario che si è determinato; dal completamento del percorso congressuale, con l’elezione degli organismi dirigenti di area lo svolgimento del congresso dell’Unione comunale di San Gimignano; da un confronto con tutti i circoli, per rivitalizzarne al massimo il ruolo e l’operatività sul territorio, ad una grande campagna sull’università, così come è stato sulla scuola.

Rispetto alla grave situazione dell’Ateneo senese, la Direzione provinciale ribadisce la necessità che la fase di transizione si concluda al più presto con l’insediamento dei nuovi consiglieri di amministrazione e del nuovo Rettore, una volta preso atto delle eventuali conseguenze derivanti dall’inchiesta della Procura di Siena. La vicenda delle progressioni economiche orizzontali va chiusa al più presto, ricercando tutte le possibili intese tra Ateneo e sindacati, secondo i principi dell’equità e della sostenibilità, proprio per salvaguardare l’Università e i suoi dipendenti, rimettendo al centro il piano di risanamento e un progetto nuovo per il suo rilancio. La priorità è operare con urgenza sul fronte del risanamento, riducendo ulteriormente i costi, intervenendo sulle sedi periferiche e razionalizzando l’offerta formativa. La Direzione condanna fortemente la possibilità di un commissariamento che tra l’altro metterebbe a repentaglio i 1600 lavoratori, ai quali vogliamo esprimere tutta la nostra vicinanza e solidarietà, come ribadiremo nell’attivo del prossimo 28 ottobre.

La Direzione territoriale, altresì, esprime grande vicinanza a tutti gli amministratori del Partito democratico che traggono legittimità ed ispirazione nella propria azione dal consenso ricevuto dai cittadini, dal radicamento nelle rispettive comunità, dallo spirito di servizio che li anima e che affonda le radici nel civismo senese, dal senso delle istituzioni democratiche che si è sviluppato dalle forze che hanno fatto la lotta di liberazione ed hanno costruito la Repubblica, dall’onestà dei comportamenti individuali.

La capacità di leggere i cambiamenti che arrivano dal globale ed entrano nel locale, di dare risposte ai nuovi bisogni è oggi messa ancora di più alla prova dalla crisi economica e dalla restrizioni della finanza pubblica. La classi dirigenti dovranno investire ancora di più in partecipazione, ispirarsi a sobrietà nei comportamenti e nelle scelte amministrative, contenere i costi della politica, resistendo agli attacchi del Governo agli Enti Locali, che sono l’istanza più vicina ai bisogni dei cittadini, efficientare e responsabilizzare la pubblica amministrazione come ulteriore leva di sviluppo dei territori. Sarà necessario sperimentare nuove soluzioni e dare spazio alla creatività per reagire alla stagione dei tagli al welfare, alla scuola ed all’università.

Il centrosinistra ha di fronte a sé un sistema politico locale anomalo in cui l’assenza del Pdl dall’attività di opposizione non è altro che una colpevole desistenza a favore di liste civiche prive di un qualsiasi progetto di governo in cui si ritrova personale politico che ha esaurito il suo ciclo in uno o più partiti, un acceso fanatismo che scarica nella lotta politica le frustrazioni individuali. Le sconfitte maturate in diverse tornate elettorali hanno generato un disegno di destabilizzazione che fa uso della bassa manovalanza leghista, di un ciclostile per gli esposti, che ormai troppo spesso rischia di ingessare le macchine amministrative e gli uffici pubblici, e della vicinanza agli apparati dello stato per destabilizzare le principali istituzioni locali e provocare traumaticamente la fine dell’esperienza di governo del centrosinistra, senza passare dal consenso.

Il compito del gruppo dirigente del Pd è quello di reagire in modo unito e compatto rafforzando l’iniziativa politica ed il sostegno ai propri amministratori, isolando con fermezza quelle forze interne e del centrosinistra che si pongono con ambiguità o interesse nei confronti di liste civiche che avvelenano la vita pubblica nella città e nella provincia di Siena, anche con la denigrazione, la diffamazione, cercando di arrecare un danno irreversibile al partito e alla città.

La Direzione, in vista degli importanti appuntamenti che riguardano i tre Comuni che andranno al voto la prossima primavera, condivide le seguenti indicazioni:
1. E’ necessario riaprire quel cantiere di centrosinistra che, dopo le elezioni provinciali, ha visto una battuta di arresto in virtù di stagioni congressuali aperte in gran parte delle forze politiche. Un tavolo nel quale ricostruire una relazione anche con le forze politiche con non condividono con noi l’esperienza di governo. Abbiamo maggioranze diverse nei diversi comuni che andranno al voto nella prossima primavera, in quelli che lo faranno nel 2012. Diverse anche rispetto al quadro unitario costruito nel 2009, a partire dall’Amministrazione provinciale, dove governiamo con Idv e Sel, mentre Rifondazione comunista siede nei banchi dell’opposizione.

2. A Siena, Chiusi e Trequanda la costruzione delle alleanze dovrà riprendere a partire dalla valorizzazione del positivo lavoro di questi anni con le maggioranze uscenti da allargare, sulla base di un percorso programmatico, ad altre forze del centrosinistra, che attualmente non condividono con noi l’esperienza di governo;

3. Per la scelta dei candidati a sindaco, la strada maestra da percorrere è quella delle primarie di coalizione, così come previsto dallo Statuto nazionale, con un percorso che porti il Pd a scegliere un/una proprio/a candidato, nella massima coesione ed unità, attraverso percorsi che vedano il più ampio coinvolgimento possibile dei nostri iscritti e militanti.

 

 

APPROVATO ALL’UNANIMITA’

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Interrogazione: raccolta differenziata

Inserito da casoledelsa il 19 Ottobre 2010

DAL CONSIGLIO COMUNALE STRAORDINARIO DEL 18-10-2010

Interrogazione scritta con richiesta di risposta scritta

PREMESSO

 il costante impegno da parte della Regione Toscana e della Provincia di Siena in iniziative mirate alla riduzione dei rifiuti e l’incremento della quota di raccolta differenziata,
 che il Comune di Casole d’Elsa ha profuso negli ultimi anni un fortissimo impegno per l’incremento della quota di raccolta differenziata, tanto da arrivare alla quota del 47% nel 2007 e del 53% nel 2008,
 che all’inizio di ottobre sono stati resi noti i dati ufficiali con cui la Regione Toscana certifica la raccolta dei rifiuti per l’anno 2009 nei 287 comuni Toscani, da cui si evince un grosso crollo della quota di raccolta differenziata nel Comune di Casole, sceso di 13 punti percentuali, al 40,7%
CHIEDIAMO

• i motivi di una così drastica riduzione della quota di raccolta differenziata nel nostro Comune, a fronte di una quota di rifiuti pro-capite rimasta sostanzialmente stabile;
• quali azioni intende intraprendere l’Amministrazione Comunale per aumentare, nella popolazione la consapevolezza dell’importanza di concetti, come la riduzione globale dei rifiuti prodotti e l’incremento della loro raccolta differenziata, riportandola per il prossimo anno di nuovo oltre il 45%, visto anche l’aggravio del 20% in più, della tariffa previsto dalla Regione Toscana per i Comuni che non hanno raggiunto tale obiettivo.
Capogruppo
Centrosinistra per Casole d’Elsa
(Claudio Cavicchioli)

Casole lì 18-10-2010

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CHI C’E’ DIETRO QUELLA BANCA ?

Inserito da casoledelsa il 18 Ottobre 2010

L’analisi

Il forziere di famiglia del Cavaliere

Gli intrecci della Banca Arner. Di Berlusconi il “conto numero 1″. Tra i clienti Doris e i Previti. Nella sede milanese anche i conti delle holding che fanno capo ai figli Marina e Piersilvio. L’istituto è sotto inchiesta per riciclaggio, e Bankitalia ne certifica l’opacità

di GIUSEPPE D’AVANZO

Lo spin è il movimento rotatorio, l’avvitamento o l’effetto ricurvo di un palla da gioco. Lo spinning è la procedura con cui il politico previene o contrasta la diffusione di informazioni imbarazzanti, è la tecnica che plasma le mezze verità per costruire storie, finzioni opportunamente orientate. Le procedure diversive sono tipiche dello spinning.

Se sei in imbarazzo su una questione, afferrane un’altra. Se non ce l’hai sotto mano, creala, inventala e parla di quello. Spiega chi studia e analizza i discorsi politici: “L’atteggiamento sensato di fronte alla strategia diversiva consiste nel riportare l’attenzione sulla questione principale: quali sono le domande a cui non è stata data risposta? Qual è la risposta e perché non viene fornita? Contro la diversione sistematica c’è un solo strumento: l’iterazione, il riportare insistentemente l’attenzione sul punto principale, sui contenuti in discussione, e sul vero e sul falso che lo riguarda” (Franca D’Agostini, Verità avvelenata, Bollati Boringhieri).

Sono utili queste definizioni per comprendere l’iniziativa di Nicolò Ghedini contro Report e apprezzare il lavoro iterativo di Milena Gabanelli perché non è la prima volta che Report affronta le opacità della banca Arner e il suo intreccio con gli affari, i soldi e gli uomini di Silvio Berlusconi. Se l’avvocato del Capo chiede un intervento contro una trasmissione Rai si finirà per parlare di Potere e di Rai e non di quel che ha rivelato l’inchiesta televisiva. Che al contrario è la questione più importante (l’altra, pur rilevante, ne è soltanto un corollario). Cerchiamo di capire di che cosa si tratta.

Nella sede milanese della banca svizzera Arner la famiglia Berlusconi ha quattro conti correnti per un totale di 60 milioni di euro, di cui uno intestato direttamente al presidente del Consiglio per dieci milioni (è il conto n. 1 della banca) e altri tre per 50 milioni a capo delle holding italiane Seconda, Ottava e Quinta, amministrate dai figli Marina e Piersilvio. Tra i clienti della banca ci sono molti nomi dello stato maggiore del Cavaliere: Ennio Doris, fondatore del gruppo Mediolanum; la famiglia dell’avvocato Cesare Previti, condannato in via definitiva per i casi Imi-Sir e Lodo Mondadori; Salvatore Sciascia, direttore dei servizi fiscali del gruppo Fininvest condannato in via definitiva dalla Cassazione a 2 anni e 6 mesi per la corruzione di alcuni ufficiali della Guardia di Finanza. Alla Arner vengono gestite le società anonime Centocinquantacinque e Karsira Holding, che a cascata controllano due società amministrate dalla famiglia di Giovanni Acampora anche lui condannato per il Lodo Mondadori. Alla Arner vengono gestiti i soldi della Flat Point Development Limited, una immobiliare con proprietari misteriosi che sta costruendo ville ad Antigua per Silvio Berlusconi. Infine, last but non least, la Arner ha avuto tra i suoi fondatori Paolo Del Bue che, nella sentenza che ha condannato David Mills, è definito l’amministratore di società (Century One, Universal One) riconducibili “direttamente a Silvio Berlusconi”.

La presenza di Berlusconi, dei figli, degli amministratori del patrimonio personale del Capo, degli amici del cerchio strettissimo - come Previti, Sciascia, Acampora: uomini che si immolano per salvare il Capo - lasciano credere che la Banca Arner sia nel cuore del Cavaliere. Così vicina alla sua attenzione che alcuni arrivano a sussurrare che Arner sia del Cavaliere. La questione merita una domanda diretta: signor presidente, la banca Arner è sua? L’interrogativo che, un anno fa, Milena Gabanelli propone al premier è però un altro. Report, nel novembre del 2009, dà conto delle opacità della Arner e illustra per quali ragioni e circostanze la banca vicina a Berlusconi è sotto il torchio dagli ispettori della vigilanza della Banca d’Italia che vi rintracciano “gravi irregolarità a causa delle carenze e delle violazioni in materia di contrasto del riciclaggio”.

L’inchiesta di Report in quell’occasione si chiude con un appello, diciamo così. Milena Gabanelli si chiede “se non sarebbe opportuno, per il premier, prendere i suoi 60 milioni di euro, spostarli dalla banca Arner e depositarli in un’altra banca italiana un po’ più trasparente”. L’appello cade nel vuoto. E la Gabanelli ora ci ritorna su. Questa volta scopre che il 20 settembre 2007 Berlusconi ha comprato quattro acri di terra da una società di Antigua, la Flat Point Development, impegnata a costruire sull’isola caraibica ville e villoni su un’area di 160 ettari. Report spiega che di questa Flat non si conoscono i proprietari effettivi. Sono protetti da un sistema di scatole cinesi che sfocia a Curacao, Antille olandesi, e da un rosario di prestanomi e fiduciari con nomi italiani. Legittimo quindi, anche in questa occasione, la seconda domanda che Milena Gabanelli pone a Silvio Berlusconi: “I 22 milioni di euro portati dal nostro premier ad Antigua corrispondono al reale valore di mercato di ciò che ha acquistato? E a chi li ha versati e chi è il proprietario di mezza isola? Un imprenditore catanese? Lui medesimo? Un’opacità che il presidente del Consiglio avrebbe il dovere di dissipare”.

Siamo allora al nocciolo della questione. Anche in questo caso, lo si può riassumere con qualche domanda. Chi è il proprietario effettivo della Banca Arner? E’ di Silvio Berlusconi? Se non lo è, il Cavaliere ne conosce l’identità? Se Silvio Berlusconi è soltanto uno dei correntisti - anche se il numero 1 - quali sono i motivi che lo spingono a utilizzare un istituto di credito di pessima reputazione, sotto inchiesta per riciclaggio, cosi oscuro da convincere Bankitalia a sostenere “l’impossibilità di accertare i beneficiari economici di alcune società che hanno il conto alla Arner Italia” e, fra queste, la Flat Point Development Limited di Antigua? A chi Berlusconi ha versato il denaro per acquistare i terreni di Antigua? Conosce i proprietari della Flat Point di cui i pubblici ministeri di Milano segnalano “l’assoluta opacità dell’effettivo beneficiario” e rilevano le “causali poco verosimili” di “trasferimenti di somme all’estero” tra Flat Point, la filiale italiana di Arner Bank (che ha due dirigenti indagati per riciclaggio) e poi la Arner svizzera? Può Berlusconi smentire pubblicamente che la Flat Point Development Limited sia una sua proprietà? Ecco queste sono le questioni imbarazzanti che hanno convinto Ghedini a giocare una palla ad effetto per parlar d’altro. 

(18 ottobre 2010)

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RONDE PADANE

Inserito da casoledelsa il 14 Ottobre 2010

Ronda usa e getta
dal quotidiano l’Unità
Ronde padane, torniamo in questo cimitero monumentale della mitologia leghista. Daniele Pellicciardi, figlio di due pensionati assassinati nel 1997, per anni ha accettato di fare il presidente delle ronde di Oderzo. Ora ha deciso di staccare la spina e queste sono parole sue - raccolte dalla Tribuna di Treviso -: «Lascio perché sono stanco di essere usato dalla politica a tutti i livelli…io e la mia famiglia siamo stati abbandonati soprattutto da chi ha usato la nostra storia per fare campagna elettorale facendo leva sulla paura e sulla necessità di sicurezza…il senatore Vallardi fa quasi fatica a salutarmi, ho scritto a Zaia e non mi ha mai risposto…lascio l’ennesima associazione di volontariato che dovrebbe essere neutrale e al servizio di tutti i cittadini ma che invece non ha nulla a che vedere con la sicurezza». Dice di non farcela ad arrivare alla fine del mese con i soldi. Tempo fa, Renzo Bossi in un’intervista ha ricordato con sufficienza che lui non va nemmeno a vedere quanti soldi ci sono nel suo conto bancario.

14 ottobre 2010

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Claudio Cavicchioli

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