Ecco cosa ci stà preparando il governo. Se andiamo a vedere la cartina dei siti ipotizzati la Toscana è tra le piu’ gettonate, mentre pochissimi siti al Nord.
Il presidente Rossi
Secco no dal governatore all’ipotesi che nella nostra regione possa essere individuato dal governo un sito per le scorie radioattive.
Se sul tema dei Cie ( centri di identificazione ed espulsione per gli immigrati senza permesso di soggiorno) il presidente della Toscana, Enrico Rossi, si è fin dall’inizio detto disponibile a trovare un compromesso con il governo, a determinate condizioni, sul tema delle centrali nucleari alza le barricate. “Mi opporrò a ogni ipotesi di nucleare” ha dichiarato ieri il governatore dalle pagine elettroniche del suo profilo su Facebook. “La società per la gestione degli impianti nucleari in Italia - scrive Rossi - ha individuato 52 aree in tutto il Paese con caratteristiche adatte a ospitare un sito per le scorie radioattive. Tra queste ha indicato la Maremma. No grazie - sottolinea - la Maremma avrà suo uno sviluppo: penso al turismo, all’agricoltura e a un distretto per le energie rinnovabili a partire dalla geotermia”.
Giallo sulla lista segreta
Una chiusura senza appello, in risposta alla notizia secondo cui la Sogin, ossia la società controllata dal ministero del Tesoro per la gestione degli impianti nucleari, avrebbe pronta - ma tenuta ancora segreta - una lista di possibili siti sparsi sul territorio nazionale adatti ad accogliere le centrali e le scorie. Secondo le indiscrezioni filtrate finora, fra i luoghi deputati a poter accogliere impianti e scorie ci sarebbe anche la Toscana, e, in particolare, la Maremma. “Mi opporrò ad ogni ipotesi di nucleare”, ha concluso il suo messaggio su Facebook il presidente regionale Enrico Rossi. Ieri, da diversi parlamentari è arrivato l’invito al governo a rendere pubblica la lista di Sogin con i nomi dei possibili siti nucleari. Una questione che esplode nel bel mezzo della bagarre politica sulla difficile stabilità del governo. E che ha già sollevato contestazioni dalla Toscana ma anche da altre regioni.
L’unico sentimento che ho provato al termine del Consiglio Comunale di Casole di Sabato 18 Settembre è “INDIGNAZIONE”.
Il Sindaco, nelle comunicazioni, non ha fatto il minimo accenno ad Angelo Vassallo Sindaco di Pollica ucciso dalla mafia. Nessun accenno alla morte, nella serata precedente, dell’ufficiale italiano nella guerra a Kabul. DUE EROI del nostro tempo, uniti dal valore “difesa della libertà, della legalità”, è stato il Capogruppo del Centrosinistra per Casole Cavicchioli che doverosamente e senza retorica ha chiesto al Consiglio di ricordare questi EROI.
No! Per il Sindaco di Casole, la sua Giunta i suoi Consiglieri questi non sono fatti che interessano, che vanno ricordati. Mi chiedo: cosa interessa a questi signori? Dare solidarietà all’Assessore (da quando?) Alfio Barbagallo,. Ancora una volta il Consiglio Comunale viene usato da questi “personaggi” per fini personali.
Non mi stancherò di ricordare al Sig. Sindaco (della trasparenza) il ruolo del Consiglio Comunale “. “Il consiglio comunale è un organo istituzionale importante che deve valorizzare il rapporto fra l’amministrazione comunale e il cittadino, avvicinando l’una ai bisogni dell’altro”. ( leggasi BISOGNI non INTERESSI PERSONALI).
Pubblichiamo un documento, esposto nei bar di Casole, dove il Sig. Alfio Barbagallo comunica, a chi (secondo il Sindaco) dovrebbe dargli delle scuse - di aver sistemato la recinzione. Di questa irregolarità, il Sindaco non ne ha parlato, perché il Sindaco di Casole difende, GLI AMICI ( è nel suo diritto se non usa il Consiglio Comunale), e NON I CITTADINI (è un suo dovere per fatti di interesse collettivo). Il Sindaco non difende, coloro, che, esercitando un proprio diritto corretta circolazione sul territorio – I CACCIATORI – sono stati aggrediti verbalmente dal PROPRIETARIO TERRIERO sig. Alfio Barbagallo. Per il Sindaco vale la legge del “ del più forte” e non “del giusto”.
A questo Sindaco, a questa Giunta, a questi Consiglieri di maggioranza, chiedo: invece di parlare del sig. Barbagallo (promosso Assessore), non comunicate alla comunità casolese della sentenza sul procedimento penale sulla discarica del Piano? Non lo fate, forse perché si tocca persone care al Sindaco? E se il Sindaco si scandalizza della negligenza della Provincia – per non trovare un documento che poi trova - cosa ci dice della negligenza della sua struttura che un documento regolarmente protocollato E’ SPARITO O PERSO? Ma la salute dei cittadini per il Sindaco quale posto occupa nelle sue priorità? A questi signori, che hanno solidarizzato con il Sig. Alfio Barbagallo (promosso Assessore) per fatti personali e non si sono ricordati di EROI NAZIONALI o si nascondono fatti di rilevante interesse per la salute pubblica, io dico anzi grido: VERGOGNATEVI !!!.
CHIEDETE VOI SCUSA A TUTTA LA CITTADINANZA PER IL VOSTRO SILENZIO!!!
Pubblicare questo è per Il Sindaco la sua Giunta, i consiglieri di maggioranza,il Presidente di Pensare Comune e i sig.ri Barbagallo Paolo e Alfio è: “perversa logica di divisione e di contrapposizione?
Bruno Melani
NOTIZIE DAL PARLAMENTO
di Franco CECCUZZI
Ci sono due appuntamenti cruciali nei prossimi giorni: la direzione nazionale del Pd di domani e, grazie all’iniziativa del Pd, la presenza di Berlusconi alla Camera il 28 e 29 settembre. La crisi di governo approderà in Aula e dopo la discussione ci sarà un voto, che metterà alla prova la tenuta e la consistenza della maggioranza. Il risultato numerico ottenuto per negare l’autorizzazione all’utilizzo delle intercettazioni che riguardano il deputato Cosentino è simile a quello che ha respinto la mozione di sfiducia sul sottosegretario Caliendo. Questa mattina 307 a 285 con una differenza di 22 voti inferiore ai 35 deputati che aderiscono al gruppo Futuro e Libertà per l’Italia. La legislatura rimane in bilico perché Pdl e Lega non sono autosufficienti, e nemmeno la scandalosa campagna acquisti di Silvio Berlusconi cambierà questo dato. Il gruppo di Fini si regolerà di volta in volta più sulla base delle considerazioni politiche che del singolo provvedimento per logorare il premier ed avere il tempo di organizzare il partito. La Lega spinge per andare al voto per estendere l’ipoteca sul centrodestra e sul paese. Ma dietro le quinte non è escluso che tra Berlusconi, Bossi e Fini e, chissà, forse anche Casini, torni il sereno per riproporre, un giorno, il centrodestra in versione 2001. Uno scenario che si sviluppa a condizione che non si vada al voto almeno prima del 2012, per riassorbire le scorie dei conflitti tra i gruppi dirigenti e tra gli elettori. La coesione interna e la capacità d’iniziativa nel Parlamento e nel paese da parte del Pd saranno fattori decisivi. Messa alla prova da una intelligente ed incalzante attività di opposizione, come hanno fatto sin qui i nostri gruppi parlamentari, la maggioranza potrebbe non reggere il peso delle sue contraddizioni ed i risentimenti anziché assorbirsi potrebbero crescere. Occorre opporsi duramente su tutto: sulla politica economica e sociale innanzi tutto, sulla scuola e sull’università, fino al federalismo. Anche il Pd è per il federalismo, ma non può affidarne l’attuazione ad un governo che se ne deve andare a casa. Le elezioni anticipate, diversamente dalle pavide analisi interne e dei commentatori superficiali, convengono sempre al Pd. Primo per far cadere il governo Berlusconi, grande risultato di periodo e di fase storica. Secondo per giocarsi la possibilità di vincere le elezioni, il cui risultato è molto più aperto di quello che si scrive. Si scioglierebbero le Camere a causa del fallimento di una maggioranza che aveva 100 deputati di vantaggio. Terzo per evitare che se il voto va al 2012 o 2013 si verifichi lo scenario peggiore con il quale l’Udc torna nel centrodestra. Se si vota subito, invece, le posizioni rimangono queste e anche il terzo polo non avrebbe il tempo di strutturarsi. La direzione nazionale del Pd deve parlare al paese, trasmettere l’immagine di un gruppo dirigente che si propone di prendere il posto del centrodestra, tenere insieme le diversità includendo tutti nella gestione del partito. Se è vero che non è questa la fase per far esplodere il pluralismo e che sarebbe stato meglio che certe iniziative non fossero state assunte, adesso occorre prendere atto che partono da idee diverse e da un disagio presente nel partito, e che va riassorbito. E’ nell’interesse del partito, a partire, ovviamente da chi lo guida. Proprio perché vogliamo andare a votare abbiamo bisogno di una larga e forte condivisione sulla leadership come sul Nuovo Ulivo, fugando i dubbi di una riedizione dell’Unione 2006, per iniziare a far crescere il programma e la nuova cultura politica.
Interessante articolo di GIUSEPPE D’AVANZO per un attenta riflessione.
DUNQUE, martedì prossimo Silvio Berlusconi è atteso in Parlamento per un discorso che i suoi desiderano sia addirittura memorabile. Che cosa si intende per “memorabile”? Quando e come le parole di un uomo di Stato diventano storiche? Vediamo.Si sa che il premier, nel suo intervento, illustrerà i cinque punti programmatici (giustizia, Mezzogiorno, fisco, federalismo e sicurezza) per rilanciare la corsa di un governo a corto di fiato. Berlusconi chiederà ai suoi alleati ostili (Fini) o delusi (Lega) di sottoscrivere intorno alle cinque questioni un “patto” per concludere la legislatura con un decoroso rispetto delle urgenze del Paese e degli impegni elettorali.
L’iniziativa può avere due esiti. Il primo, miserello. Berlusconi si accontenta di una risicata maggioranza che certifichi la sopravvivenza del suo governo e - insieme - la morte di ogni autarchia della sua leadership, costretta in una condizione di minorità politica a mendicare - di volta in volta - il consenso di Bossi, l’approvazione di Tremonti, la non belligeranza di Fini e il benestare finanche del governatore siciliano Raffaele Lombardo, di Storace, dei transfughi dell’Udc. Una pietosa baraonda senza futuro.
Il secondo approdo, imprevedibilissimo, è nello stile del signore di Arcore che, figlio viziato della politica della Prima Repubblica, si è inventato campione dell’antipolitica nella Seconda Repubblica (qualsiasi cosa questa formula significhi). Minorità? Autonomia limitata? Vaniloquio, cicaleccio di politici di professione - lo immaginiamo dire ai suoi - posso farne a meno di queste preoccupazioni ché sono capace di scrivere l’agenda dell’attenzione pubblica come voglio e quando voglio; ché la mia leadership non dipende dalle manovre romane - me ne fotto - ma dal rapporto diretto - che ho - con il popolo, con i suoi umori che sapientemente posso mescolare e maneggiare. Qualcuno pensa che non sia più in grado di farlo?
Le sabbie mobili
Si fa fatica a credere che Berlusconi, a un passo dal suo traguardo (la corsa al Quirinale), si accontenti di vivacchiare mediocremente fino a quando Fini sarà pronto con il suo nuovo partito o magari, per qualche seggiola in meno o finanziamento caduto, Lombardo o per dire un Cuffaro spengano le macchine che tengono in vita il governo. È più probabile che, come gli consigliano, Berlusconi provi la posa dello “statista” (è accaduto una sola volta il 25 aprile 2009 a Onna nel giorno del ricordo della Resistenza). È plausibile che egli tenti di tirarsi fuori dalle sabbie mobili che lo stanno inghiottendo con un’invenzione che “generi la politica dall’antipolitica, l’ordine dal caos”.Certo, può accadere anche questo, anche questa volta. Berlusconi ha dato in questi sedici anni prova di come possa governare il Barnum italiano con la frusta, con il sorriso, con una menzogna strepitosa, con la pura energia della sua teatralità, con lo sciagurato favore di un’opposizione inconcludente fino allo sconforto, ma il passaggio che il presidente del Consiglio affronterà tra una settimana appare finale perché questa volta - e in modo definitivo - pare in discussione lo stesso “contratto emotivo” che il popolo della destra ha sottoscritto identificandosi in lui, rappresentandosi in lui più che essere da lui rappresentato.
In questa curva dell’avventura berlusconiana, appare in gioco la “forza del sogno” che il Cavaliere ha indotto da tre lustri nel metabolismo sociale del Paese alimentando l’illusione, come è stato detto, di una potenza individuale e di gruppo, di una felicità e un benessere possibile, raggiungibile da chiunque, per chiunque a portata di mano se fossero stati gettati per aria - come egli prometteva - alcuni ostacoli: i “comunisti”, i migranti, l’informazione, il sindacato, i magistrati, la Rai pubblica, la cultura “giustizialista”, il fisco, la Costituzione… Bene, la maggioranza elettorale degli italiani ha creduto nell’Italia che aveva in mente (”Vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme un nuovo miracolo italiano”). Gli hanno detto: fallo, facci felici. Gli hanno consegnato in tre occasioni (1994, 2001, 2008) le chiavi del Palazzo e che cosa gli hanno visto combinare? Pochissimo. Quasi nulla. Quasi niente.
L’uomo del fare
L’uomo del fare, oculatissimo a coltivare il suo particulare, si è dimostrato un incapace quando i beni sono collettivi e gli affari pubblici. Nessuna delle strettoie che, nello schema illusorio di Berlusconi, ci trattengono sulla soglia della prosperità è stato mai rimosso con le riforme promesse. Nessuno. Nonostante le magie manipolatorie, chiunque ha potuto rendersi conto - anche i mafiosi di lui dicono: Iddu pensa solu a iddu - che in questi anni Berlusconi ha avuto una sola bussola: la sua tutela personale, la protezione della sua roba e quindi, soprattutto, l’assoluta necessità di evitare i processi che lo coinvolgono. Una dopo l’altra, le legislature vengono e vanno, quale che sia la forza della maggioranza che lo sostiene, in estenuanti fatiche parlamentari che devono assicurargli l’impunità.Una gigantesca macchina politico, giudiziaria, mediatica ferma nel tempo, che divora ogni cosa, ogni altro problema, argomento, intelligenza, dibattito, cancellando il presente e le priorità del Paese. Ce n’è una sola, nel mondo dell’Egoarca: il suo destino minacciato dall’opacità dei comportamenti che ne hanno fatto un tycoon. È dal passato che l’Egoarca si deve proteggere. È una coazione a ripetere che conferma le ragioni originarie della corsa politica di Berlusconi. Non ci sono state nascoste, in verità. Ce le ha spiegate per tempo Fedele Confalonieri quali fossero: “La verità è che, se Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremo sotto un ponte o in galera. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel “lodo Mondadori”" (Repubblica, 25 giugno 2000). Ancora più recentemente, Confalonieri ripete: “Le leggi ad personam? Le fa per proteggersi. Se non fai le leggi ad personam vai dentro” (La Stampa, 2 novembre 2009).
Siamo esattamente - oggi - nello stesso punto dove la storia è cominciata sedici anni fa. Ieri come oggi, il primo e solo punto dell’agenda politica del Cavaliere è combinarsi un’impunità tombale. Lo svela, nella demoralizzazione cinica dei più, un altro turiferario delle cerimonie di Arcore: “Adesso và a spiegare alla gente che buona parte del gigantesco casino in cui si trova la politica italiana dipende dalle decisioni della Corte costituzionale”. (Bruno Vespa, Panorama, 16 settembre 2010).
Rapido riepilogo per chi avesse perduto qualche battuta. Il 14 dicembre la Consulta decide se la legge del legittimo impedimento può vivere o è costituzionalmente nata morta. Quella legge che protegge l’Egoarca dai giudici per diciotto mesi dovrebbe dargli respiro e consentire di imporre al Parlamento una nuova legge immunitaria questa volta costituzionale, dopo gli scarabocchi (”lodi”) di Schifani e Alfano. Naturalmente, Berlusconi non si fida né dei giudici costituzionali né dei parlamentari ed è già al lavoro con i suoi azzeccagarbugli per scavare trincee e alzare muri che possano fermare la mano del giudice. Un nuovo intervento sulla prescrizione. Il divieto di utilizzare sentenze passate in giudicato. Una nuova legge sul legittimo impedimento che possa indurre la Corte a rinviare, il 14 dicembre, ogni pronunciamento. Una nuova legge costituzionale che egli conta di far approvare in doppia lettura entro l’aprile del 2011 prima di contarsi con un referendum confermativo (sempre che l’opposizione, complice o intontita, scandalosamente non l’approvi). Una “road map” - come la chiamano allegramente - che impegnerà da oggi e per un anno il Parlamento, il confronto tra i partiti, l’opinione pubblica e i media, l’intero discorso pubblico.
Da questo punto di vista, il “gigantesco casino in cui si trova la politica italiana” è meno ingarbugliato di come pretendono di raccontarcelo. Se non ci si lascia ingabbiare da ipocrisie anestetiche e tartufismi, la sola questione che ha l’interesse di Berlusconi - tra le cinque che egli proporrà tra una settimana al Parlamento, chiedendo un voto di fiducia - è la giustizia. Non la giustizia di tutti, la giustizia per tutti, ma la giustizia che riguarda da vicino lui, che preoccupa personalmente lui, che minaccia la di lui preziosissima roba. Nessuna sorpresa. Berlusconi è esattamente questo: è potere statale che, senza scrupoli e apertamente, protegge se stesso e i suoi interessi economici. È una rotta sempre più problematica in un’Italia infelice con un prodotto interno congelato, una ripresa lentissima, il debito pubblico in aumento, l’occupazione ancora in ribasso, le entrate dello Stato in flessione a petto di un’evasione fiscale che tocca tetti mai sfiorati in un deserto di politiche pubbliche a favore del lavoro, delle imprese, delle famiglie, del Mezzogiorno disgraziatissimo. È questa contraddizione - l’intera vita parlamentare assorbita dalle urgenze del Capo e non dai bisogni del Paese - che può decidere il collasso della “forza del sogno”, la rescissione di quel “contratto emotivo” che ha reso vincente il Cavaliere di Arcore. Anche perché quel che Berlusconi teme soprattutto è il cosiddetto “processo Mills” che è un processo assai rivelatore.
Il mito e la realtà
Breve memento per gli smemorati. Con il coinvolgimento “diretto e personale” del Cavaliere, l’avvocato inglese David Mills dà vita alle “64 società estere offshore del group B very discreet della Fininvest”. Le gestisce per conto e nell’interesse di Berlusconi e, in due occasioni (processi a Craxi e alle “fiamme gialle” corrotte), Mills mente in aula per tener lontano il Cavaliere da quella galassia di cui l’avvocato inglese si attribuisce la paternità ricevendone in cambio da Berlusconi “somme di denaro, estranee alle sue parcelle professionali” che lo ricompensano della testimonianza truccata. Questa storia non è più aperta soltanto al sospetto, come si dice. È un complesso di fatti coerente, dotato di senso che illumina chi è Berlusconi; quali sono i suoi metodi. Si comprende con quali pratiche fraudolente, sia nato l’impero del Biscione. All Iberian è stato lo strumento voluto e adoperato dal Cavaliere, il canale oscuro del suo successo.Anche qui bisogna rianimare, per l’ennesima volta, qualche ricordo. Lungo i sentieri del “group B very discreet della Fininvest” transitano quasi mille miliardi di lire di fondi neri; i 21 miliardi che ricompensano Bettino Craxi per l’approvazione della legge Mammì; i 91 miliardi destinati non si sa a chi mentre, in Parlamento, è in discussione la legge Mammì. In quelle società è occultata la proprietà abusiva di Tele+ (viola le norme antitrust italiane, per nasconderla furono corrotte le “fiamme gialle”); il controllo illegale dell’86 per cento di Telecinco (in disprezzo delle leggi spagnole); l’acquisto fittizio di azioni per conto del tycoon Leo Kirch contrario alle leggi antitrust tedesche. Da quelle società si muovono le risorse destinate poi da Cesare Previti alla corruzione dei giudici di Roma (assicurano al Cavaliere il controllo della Mondadori); gli acquisti di pacchetti azionari che, in violazione delle regole di mercato, favoriscono le scalate a Standa e Rinascente. La sentenza della Cassazione (che cancella per prescrizione la condanna di Mills confermandone i trucchi della testimonianza e la corruzione) documenta che, al fondo della fortuna del premier, ci sono evasione fiscale e bilanci taroccati, c’è la corruzione della politica, delle burocrazie della sicurezza, di giudici e testimoni; la manipolazione delle leggi che regolano il mercato e il risparmio in Italia e in Europa.
La sentenza conferma non solo che Berlusconi è stato il corruttore di Mills, ma che la mitologia dell’homo faber ha il suo fondamento nel malaffare, nell’illegalità, nella corruzione della Prima Repubblica. Consapevole di quanto questo ritratto di se stesso sospeso nella narrazione di David Mills contraddica la scintillante immagine del tycoon sempre vincente per genio fino ad umiliarne l’ideologia (è il mio trionfo personale che mi assegna il diritto di governare, sono le mie ricchezze la garanzia dell’infallibilità della mia politica), Berlusconi ha dovuto scavare tra sé e il suo passato un solco che lo allontanasse dall’ombra di quell’avvocato inglese. Questa necessità gli è stata sempre chiara negli ultimi dieci anni. Cosciente che se fosse prevalso il Berlusconi scorto nella trama svelata da David Mills, la sua avventura politica sarebbe apparsa il patetico sogno di grandezza di un briccone, in definitiva di un pover’uomo melodrammatico che vuole soltanto farla franca, il Cavaliere ha mentito a gola piena scommettendo però, in pubblico, la sua testa. “Ho dichiarato pubblicamente, nella mia qualità di leader politico responsabile quindi di fronte agli elettori, che di questa All Iberian non conosco neppure l’esistenza. Sfido chiunque a dimostrare il contrario” (Ansa, 23 novembre 1999). “Non conosco David Mills, lo giuro sui miei cinque figli. Se fosse vero, mi ritirerei dalla vita politica, lascerei l’Italia” (Ansa, 20 giugno 2008).
Bugiardo, corruttore, spergiuro anche quando fa voto della “testa dei suoi figli”. Sono panni che non può indossare. Per non indossarli è disposto anche a farsi imbozzolare in una minorità politica, anche a tenere fermo il Paese - per un altro intero e lungo anno - nella palude del suo interesse personale ingaggiando, in nome della solita falsa rivoluzione, un nuovo scontro con la democrazia parlamentare, gli organi di garanzia costituzionale, con gli stessi principi della Carta, legge delle leggi.
La legge è uguale per tutti?
È per tirarlo fuori da questo labirinto che i consiglieri più accorti spingono il premier a fare del suo intervento del 28 settembre un discorso memorabile, “da statista”. Hanno ragione, se non preparano le consuete fumisterie da fiera peronista. Noi crediamo - e lo diciamo anche con la convinzione del nostro disincanto - che ci sia un solo modo concreto e credibile, per Berlusconi, di dimostrarsi all’altezza della ambizione e responsabilità pubblica. Difenda il suo onore, la sua storia, la verità dei suoi giuramenti. Accetti di dimostrare nel solo luogo appropriato - il processo - l’irreprensibilità delle sue condotte e della sua fortuna. Eserciti in quel luogo - l’aula di un tribunale - i diritti della difesa. Le procedure proteggono quei diritti e a Berlusconi, sostiene, gli argomenti per farlo non mancano. Lo faccia. Martedì prossimo in Parlamento il presidente del Consiglio rivendichi di essere cittadino tra i cittadini con gli stessi diritti e gli stessi doveri di chiunque. Reclami - egli - l’uguaglianza dei cittadini dinanzi alla legge e chieda di essere processato a Milano senza alcuno scudo, impedimento, immunità. Metta da parte le sue personali preoccupazioni per lasciare libera la politica - il governo, il Parlamento - di affrontare le inquietudini degli italiani e le difficoltà del Paese. L’Italia ha dato tanto a Berlusconi, è giunto il tempo che Berlusconi dia qualcosa all’Italia che non sia una legge ad personam. Presidente, vuole dire - e finalmente dimostrare - che la legge in Italia è davvero uguale per tutti?
Questa la posizione di chi vuole riportare l’talia a 50 anni fa, la stessa persona che su USTICA ha usato parole forvianti per nascondere responsabilità politiche.
Nei paesi dove sono permesse le adozioni ai gay «è esplosa la compravendita di bambini». Lo ha denunciato Carlo Giovanardi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e presidente della Commissione per le adozioni internazionali, confermando che la linea del governo è contraria a permettere le adozioni a coppie omosessuali. In un’intervista a KlausCondicio che ha diffuso il testo, il sottosegretario ha detto: «Là dove le adozioni da parte di coppie gay sono consentite, come negli Usa, ma anche in Brasile, è esplosa la compravendita di bambini e bambine. È una cosa che almeno con questo Governo non consentiremo mai e che voglio qui denunciare. È quello che sta avvenendo negli Stati Uniti e in Inghilterra, dove si possono comperare i fattori della produzione. Il fenomeno si può far rientrare all’interno del meccanismo del mercato, ma come a volte accade, in questo caso, non mi sembra ci siano grandi prospettive per la nostra società». Immediata la polemica. Paola Concia, deputata Pd: « Giovanardi violento con gay, vada via subito».
Per Giovanardi, «Imporre ad un bambino adottato due genitori dello stesso sesso significa fargli violenza psicologica. Il fatto che ci siano alcune famiglie eterosessuali in cui ci sono stati episodi di violenza o di cattiva educazione non vuol dire che la famiglia normale sia fonte di violenza e di maltrattamenti, come afferma Luca Barbareschi. Un bambino ha il diritto di crescere in un contesto dove una figura paterna e materna sono complementari fra di loro e garantiscono al bambino una crescita equilibrata. Togliere questo diritto al bambino Š fare una violenza sul bambino stesso. Si crea un diverso dagli altri, lo si candida all’infelicità».
20 settembre 2010
Cara amica, caro amico,il nostro partito, attraverso i circoli, le oltre duemila feste che si sono svolte quest’anno, le tante iniziative sul territorio, le mobilitazioni e le campagne su singoli temi si propone di stringere sempre più i contatti con i cittadini. Nel corso dell’autunno sono previste molte iniziative sul territorio. Appare così necessario avere un riscontro diretto su quelle che sono le proposte e gli interventi.
Per raccogliere idee, suggerimenti, critiche, abbiamo pensato di inviare ai nostri elettori un questionario la cui compilazione richiederà solo pochi minuti.
Ti chiediamo pertanto di rispondere alle domande sulle diverse questioni. Speriamo che l’iniziativa sia di tuo gradimento e ti inviamo i più cordiali saluti.
ti chiediamo di
copiare e incollare il seguente link nella barra del browser:http://questionari.partitodemocratico.it/pd/login.php?magic=52cdd10a6c847f9ee7393839cd595724849014cc73240601d60826f39e4319b5
alla fine daremo ampia comunicazione dei risultati dell’inchiesta.
Grazie della tua partecipazione PD PROVINCIA SIENA
INTERROGAZIONI PRESENTATE DAL GRUPPO CENTROSINISTRA PER CASOLE D’ELSA
AL CONSIGLIO COMUNALE DEL 18.9.2010
Interrogazione scritta con richiesta di risposta verbale
PREMESSO
CHE:il nostro Comune già da diversi anni è insignito della Bandiera Arancione, marchio della qualità turistico ambientale, destinato alle piccole località, d’eccellenza dell’entroterra.
Che: tra i requisiti richiesti per il conseguimento di questo titolo è importante dimostrare di essere in grado di offrire un sistema di offerta turistica e di accoglienza organizzato;
Che è interesse dell’amministrazione pubblica e degli operatori di settore, favorire politiche di supporto all’attività turistico
alberghiera da considerare una delle attività economiche prevalenti nel nostro Comune;che nell’attualità non risulterebbe aperta alcuna struttura comunale adibita ad ufficio turistico o a centro informazioni;
CHIEDE
Al Sindaco o all’Assessore competente se effettivamente è presente nel nostro Comune o nel centro Storico di Casole d’Elsa, un punto informazioni turistiche, con ampia fruibilità da parte dei visitatori, che fornisca un servizio adeguato di promozione del nostro territorio.
GRUPPO CENTROSINISTRA
PER CASOLE D’ELSA
Casole lì 18/09/2010
Interrogazione scritta con richiesta di risposta scritta
Oggetto: Concessioni Pietralata
PREMESSO
Che in data 30 Aprile questo Gruppo consiliare ha presentato interrogazione scritta con richiesta di risposta scritta alla quale il Sindaco ha risposto con lettera del 19 Maggio 2010 Prot. 4044 allegando relazione del tecnico istruttore Area Urbanistica ed Edilizia Privata Geom. Claudia Losi.
Che tale risposta risulta parziale, mancando di riferire sui punti - 6,7,8
CONSTATATO
Che dalle copie delle concessioni prodotte si può supporrre che la n. 12 del 1/2/2005 e n. 59 del 12/5/2005 siano scadute in quanto i lavori dovevano iniziare entro un anno dal rilascio dell’atto e terminare entro tre anni dalla data inizio lavori
Che le concessioni sono rilasciate per destinazione a fini Turistico - Ricettive, mentre sono state fatte opere che prefigurano una destinazione a fini residenziali subendo quindi una variazione negli oneri di urbanizzazione
CHIEDONO
Se corrisponde al vero che la differenza imputabile per gli oneri di urbanizzazione alla Società R.B. Toscana e stimabile in 103.000,00 euro, Se si, copia dell’atto e relativa controdeduzione della Soc. R.B.Toscana o eventuale copia del pagamento e titolo di Bilancio;
Se i titoli a costruire scaduti sono stati annullati, in caso non affermativo, le motivazioni e cosa si intende fare per annullare l’atto.
Di avere risposte ai punti richiamati in premessa.
GRUPPO CONSILIARE
Centrosinistra per Casole d’Elsa
Casole lì 18 Settembre 2010
Interrogazione scritta con richiesta di risposta scritta
Oggetto: ART: 129 UMI SD 2A - Poggio a Bimbi
PREMESSO
Ø Che con D.C.C. n. 137 del 30-9-2009 “atto di indirizzo in merito all’area Poggio ai Bimbi” viene approvato dal gruppo di maggioranza.
Ø Che la Provincia di Siena – Lavori Pubblici – difesa del suolo – Assetto del territorio ha fatto una controdeduzione prot. 3638 del 4-5-2010 alla variante di assestamento al R.U. – Riadozione n. 11 del 8-2-2010 sulla scheda normativa UMI SD2A Poggio ai Bimbi dove si chiede di verificare l’opportunità di inserire i dimensionamenti UMI SD2A e SD2A.3. A tale richiesta viene specificato che tali inteventi sono messi in salvagurdia di cui all’art.67 delle NTA.
Ø Che la Regione Toscana – Settore Sperimentazione e Pianificazione Territoriale ha fatto una controdeduzione prot. 3638 del 4-5-2010 alla variante di assestamento al R.U. – Riadozione n. 11 del 8-2-2010 , au Art. 129 – UMI SD 2A (Poggio ai Bimbi) dove si legge: la sostenibilità dell’intervento dovrà essere verificata e valutata rispetto ai valori paesag
.gistici presenti facendo riferimento alle Schede di paesaggio PIT e in particolare essendo l’area tutelata ai sensi dell’art.136 del D.lgs. 42/2004, con gli obbiettivi di tutela e gli indirizzi di qualità del paesaggistica contenuti nella sez. 4 dove “è assolutamente prescritta la tutela del centro storico e del suo intorno territoriale per salvaguardare la loro integrità storico – culturale e le visuali panoramiche da esse offerte”. Stante quanto sopra , per tale previsione non sembra verificata la coerenza con il PIT.
A tale osservazione si rispondeva: (..) ma riguardo all’intervento in questione è intenzione dell’Amministrazione comunale eliminare l’area in trasformazione attivando un processo di perequazione con l’individuazione di un altra area in una localizzazione meno “sensibile” prevedendo contemporaneamente la riqualificazione e valorizzazione dell’area Poggio ai Bimbi inserendola tra le aree di interesse pubblico.
TENUTO CONTO
Ø Che sono stati pagati oneri di urbanizzazione per circa 104.000,00 euro.
Ø Che sono stati fatti lavori collaterali
CONSTATATO
Che il Sindaco ha comunicato nel corso di un Consiglio Comunale che l’insediamento Poggio ai Bimbi viene eliminato senza nessuna costruzione e di aver raggiunto un accordo con la proprietà
CHIEDONO
Ø Copia dell’accordo ufficiale tra l’Amministrazione e la proprietà, o eventuale preaccordo o quant’altro possa far dichiarare al Sindaco di aver raggiunto un accordo con la proprietà.
Ø Quali capitoli di Bilancio sono interessati dall’operazione.
Ø Se sono stati restituiti oneri di urbanizzazione, parziali o totali.
Ø Per la pertinenza delle abitazioni esistenti nella zona nord, quale intervento di riqualificazione è previsto. Se è stato presentato un progetto. Se esistono delle concessioni, quali.Se sono stati incassati oneri di urbanizzazione.
Claudio Cavicchioli
Centrosinistra per Casole d’Elsa
Casole lì 14 Settembre 2010
Articolo di Sonia Maggi
SIENA - Il terremoto scoppiò nel 2007, ne parlarono tutti. Un caso di abuso edilizio nel cuore della Toscana di vaste proporzioni e per di più con la complicità, almeno questa l’accusa, del Comune di Casole che aveva regolarmente rilasciato le concessioni edilizie. Tutto cominciò quando il pm Mario Formisano mise gli occhi sul borgo di san Severo, allora in fase di edificazione. Appariscente per tipologia architettonica e anche per gli annessi e connessi, la colata di cemento, come fu definita dagli ambientalisti, occupava una intera collina a breve distanza dal paese di Casole. Un bel numero di palazzine per 54 appartamenti, frutto del recupero di un vecchio podere: San Severo appunto. Nacque subito il sospetto che si trattasse di una moltiplicazione “dei pani e dei pesci” e in effetti, dalle verifiche fatte in fase di indagine, emerse un abuso edilizio per almeno 5000 metri cubi. Insomma un caso clamoroso che si portò dietro sei avvisi di garanzia e una estensione delle indagini a macchia d’olio che costrinsero all’apertura di altri fascicoli, a catena, uno dopo l’altro. Al punto che Casole si assunse ben presto la fama della sede di una delle più grosse speculazioni edilizie degli ultimi anni in Toscana.
Ville nel bosco Dopo San Severo fu la volta delle Vigne, un complesso edilizio edificato nel bosco della Selva sulle spoglie di un antico podere mezzadrile: da una casa con porcilaia erano spuntate dozzine di villetta di ottima fattura architettonica. Nuove indagini, per giungere alla conclusione che non solo erano stati gonfiati i volumi ma che era stata deturpata una porzione di bosco: nove avvisi di garanzia in questo caso.
Un terremoto, destinato dunque a far crollare quelle case definite abusive dalla magistratura e nel frattempo mettere in ginocchio ditte costruttrici, imprenditori, società immobiliari e gli stessi acquirenti, alcuni dei quali avevano già pagato il preliminare di acquisto.La soluzione - Per San Severo si è trovata una soluzione che ha portato al completo dissequestro del lotto: il comune ha approvato un nuovo piano di recupero che ha riportato sulla correttezza le volumetrie edificabili con conseguente demolizione dell’eccedenza e oggi, nonostante gli atti vandalici che hanno distrutto parte del costruito durante la lunga fase dei sigilli, i costruttori sono in procinto di terminare le palazzine e procedere alla vendita. Tutto sanato? Quasi.
L’aspetto penale - Resta da superare l’aspetto penale e ieri mattina il procedimento di San Severo riunito a quello delle Vigne è approdato dal Gup. Il giudice Monica Gaggelli ha optato per un rinvio, sebbene l’avvocato difensore di tre (dei sei) imputati per san Severo, di cui due coinvolti anche nel procedimento per le Vigne, abbia chiesto il patteggiamento. Il Gup ha accolto la richiesta di rito abbreviato per gli assistiti dell’avvocato Paolo Emilio Falaschi che ha consigliato ai suoi clienti la linea difensiva più “accomodante”, diciamo, così come ha fatto il difensore dell’imputato belga coinvolto nel caso le Vigne.
Parte civile - Per tutti gli altri coinvolti invece, il giudice dovrà decidere sul rinvio a giudizio o archiviazione, ma lo farà il prossimo 26 novembre, data in cui è stata fissata la prima udienza. L’impedimento di ieri mattina che ha portato a fissare una nuova data è legato alla richiesta di costituzione di parte civile dell’associazione ambientalista Casole Nostra per la quale è stata presentata un’eccezione: l’associazione si è formalmente costituita dopo l’accertamento del del reato e dunque potrebbe non essere ammessa. In questo caso la parte civile sarà sostenuta direttamente da Italia Nostra.
Demolizione? Ci si chiede a questo punto che fine faranno le villette delle Vigne, ancora sotto sequestro e se, come per San Severo si possa arrivare ad un dissequestro dopo demolizione parziale. Per il momento questa ipotesi sembra bloccata dal fatto che non è stato ancora chiesto al Comune di Casole un nuovo piano di recupero e dunque in teoria resta più probabile, in caso di accertamento del reato, la totale demolizione.
Oggi mentre aspettavo che si svolgesse l’udienza per “Le Vigne” e “San Severo” mi tornava alla mente un articolo sull’Unità di Sabato 11 Settembre. “In morte di un sindaco ambientalista” di Roberto della Seta e Francesco Ferrante.
(..) Era un ambientalista, Angelo Vassallo, un ambientalista convinto che garantire la legalità e preservare il paesaggio siano premesse obbligate per dare a terre come la sua uno sviluppo vero, duraturo. Era il contrario della ridicola caricatura che spesso viene fatta di chi considera la difesa dell’ambiente una priorità assoluta: non un “nemico del progresso”, ma una persona consapevole che oggi non c’è vero progresso senza curare di più e meglio i beni comuni, e consapevole che il rispetto della legge e la tutela dell’ambiente sono tra i beni comuni più preziosi.
Questa, allora una prima domanda: se un sindaco così, per modo in cui amministra viene ammazzato, ciò significa che rappresenta un eccezione? Ci auguriamo naturalmente di no, ma certo non è felice un Paese dove chi con coraggio, determinazione e senza sconti si impegna per far valere l’interesse generale contro quello particolare e tante volte illecito di pochi, rischia di venire crivellato di pallottole.
Ci sono due grandi questioni sulle quali il nostro Paese è in difficoltà, queste rispondono al nome di legalità e ambiente. La destra che attualmente governa considera l’una e l’altra con fastidio.
Sempre dall’Unità l’ editoriale “La scorta siamo noi” di Francesca Fornario.
(..) Lo ha detto il Vice Sindaco di Pollica Stefano Pisani accanto alla bara bagnata dalla pioggia, come una barca che riprende il mare: “Tutti quelli che sono qui devono sapere che oggi hanno fatto una cosa che non potranno mai dimenticare. Oggi hanno promesso ad Angelo di impegnarsi. Oggi voi avete promesso al Sindaco di tutti di non dimenticare. Io a tutti quelli che sono qui chiedo un impegno: affinché quello che Angelo ha fatto per il nostro comune voi lo facciate per tutti.
Nel Programma elettorale del Centrosinistra per Casole si leggeva:
(…)
Nell’amministrare intendiamo osservare anche i principi basilari che devono guidare l’azione corretta di una pubblica Amministrazione, ovvero:
a. legalità, intesa come rispetto di norme, procedure, regole operative;
b. efficienza, intesa come costante verifica della capacità operativa della struttura ed adeguamento della sua azione;
c. efficacia, intesa come continua verifica dell’idoneità della nostra azione a rispondere ai bisogni che ne avevano determinato la scelta e lo specifico intervento;
d. economicità, intesa come attenzione a realizzare interventi e servizi considerando un adeguato rapporto costi/benefici;
e. trasparenza intesa non tanto come accessibilità, sempre garantita, ma soprattutto come diverso modo di intendere il rapporto Amministrazione – Cittadino.
E’ passato più di un anno da quando il Sindaco di Casole, dichiarò le sue priorità alla stampa (Le Vigne e San Severo) , riportando come primo atto, a responsabile dei LL.PP, chi era .al centro dei fatti contestati dalle indagini.
Oggi l’assenza di chi dovrebbe spiegare i perché dei molti avvenimenti accaduti in questi anni, nell’urbanistica di Casole è difficile da capire. Noi fedeli al programma ci saremo sempre (legalità), informando costantemente i cittadini (trasparenza).
Continuerà anche domani in Consiglio Comunale il Sindaco di Casole (della trasparenza) a negare un diritto dei casolesi:
ESSERE INFORMATI!!
di B.M.
LAVAGNE VERDI
(www.spinoza.it)Ricomincia l’anno scolastico. Non scordatevi la carta igienica.
La scuola scoppia: anche 35 alunni per classe.
Si pensa già a un’amnistia.
(Ma ci pensate? 35 alunni, e un solo crocifisso!)
Con un simile sovraffollamento, insegnare è diventata un’impresa. Ora
mancano le altre due “i”.
Negli anni del più grande licenziamento di massa della scuola
italiana, gli insegnanti di religione sono aumentati a 26.000 unità. E
io che ero rimasto ai pani e i pesci.
Molti studenti si troveranno in aule poco sicure.
Per abituarsi al mondo del lavoro.
(In Italia la scuola cade sempre più a pezzi. Ma solo per non stonare
col resto)
Ma ci sono anche esempi positivi: ad Adro, per rendere sicura una
nuova scuola, l’hanno imbullonata a un crocifisso.
Nella scuola di Adro appare ovunque il simbolo della Lega.
Prima era soltanto sui muri dei bagni.
Simboli leghisti anche sullo zerbino:
pestare una merda non è mai stato così piacevole.
Si uccide dottorando senza futuro. Non dottorerà.
Il suicidio del giovane, laureato in filosofia del linguaggio, porta
alla luce la silenziosa tragedia dei corsi di laurea inutili.
Ci si chiede perché il giovane ricercatore sia arrivato a un gesto
simile: con un po’ di pazienza sarebbe morto di fame.
Tagli all’istruzione: ieri proteste sullo stretto di Catania.
La polizia non ha caricato i manifestanti.
Solo qualche manganellata di rimprovero sulle mani.
A Roma numerosi studenti in sit-in per strada davanti al ministero.
Molti però credevano fosse la loro nuova aula.
La Gelmini inaugura l’anno scolastico al policlinico Gemelli.
Con un pap test.
Il ministro è favorevole alla lettura della Bibbia in classe.
Nell’ora di scienze.
(Non vedo perché no. L’Apocalisse di san Giovanni illustra benissimo
la sua riforma)
La Gelmini: “Non ricordo un primo giorno di scuola senza proteste
degli insegnanti”.
Lo dice per sembrare giovane.
Poi difende Adro: “Spesso a scuola entrano anche simboli di
sinistra”.
Ad esempio, lavoratori oppressi.
La Gelmini: “La scuola mette gli studenti al centro”.
Poi apre la botola.