Leali ma non conformisti

Inserito da casoledelsa il 30 Settembre 2010

Pubblichiamo volentieri il documento scritto da alcuni amici pisani, in vista del congresso provinciale.

Noi a Siena abbiamo eletto i nostri direttivi nella seconda metà di Giugno. E’ importante però capire e riflettere cosa dicono e pensano la base di altre provincie. Questo è un momento importante per la vita politica del paese. Siamo alla vigilia del voto?

La scelta degli organismi dirigenti del partito provinciale è l’occasione per avviare un confronto sui processi che stanno segnando lo sviluppo di questo territorio e sul ruolo che il partito stesso può giocarvi. Crediamo opportuno aprire il dibattito con un documento che porta all’attenzione degli iscritti, dirigenti e rappresentanti istituzionali del partito quelli che riteniamo essere i nodi più problematici su cui c’è bisogno di un’elaborazione politica nuova nella convinzione che il successo del Partito Democratico provinciale si potrà misurare sulle soluzioni che saprà individuarvi. Lo facciamo pubblicamente non solo perché il partito non ha nulla da temere da un confronto sulle idee “leale ma non conformista”, ma perché l’essenza della democrazia sta in questo confronto ed anzi riteniamo che una malinteso sforzo di unanimismo abbia appannato la capacità di dibattere lealmente tra noi e con la società, allontanando la partecipazione e lasciando cosi eccessivo spazio a schieramenti personalistici.

Il quadro politico

La sfida principale che il nostro partito deve affrontare, a livello locale come a livello nazionale, è sapere trovare soluzioni ai problemi collettivi che siano allo stesso tempo socialmente eque e potenzialmente maggioritarie, capaci di promuovere la giustizia e di raccogliere il consenso popolare. Nel contesto attuale, segnato dalla crisi economica, diventa necessario indicare senza indugio alcune priorità politiche perché il paese non può permettersi di rimanere immobile: i problemi sociali sempre più gravi richiedono soluzioni alte. Un fallimento nella capacità di gestire l’attuale ristrutturazione del capitalismo mondiale significherebbe il fallimento del progetto nato con la fondazione del Partito Democratico e lascerebbe il campo alle forze politiche che coltivano il progetto di una ristrutturazione culturale, finanziaria, dei diritti, del lavoro e del capitale fortemente diseguale e antidemocratica. Riuscire in questo intento richiede un affinamento del nostro armamentario politico e culturale: se i processi produttivi e culturali portano la società ad essere sempre più frammentata in interessi particolari spesso contrapposti l’elaborazione politica non può affidarsi prevalentemente allo strumento della mediazione, ma deve proporre visioni più generali. Le organizzazioni sociali che organizzavano il consenso di massa (i sindacati, i partiti e le chiese) hanno diminuito la loro capacità di intercettare e mediare i bisogni collettivi, e la politica è chiamata a guardare con crescente attenzione agli interessi di chi deve affrontare le difficoltà odierne senza poter contare su canali privilegiati di rappresentanza. Questa lettura della vocazione del PD ci porta ad individuare alcuni nodi locali come prioritari.

Il lavoro

Il PD è il partito del lavoro, e deve rappresentare tutti i lavoratori: quelli presenti, futuri e passati. I lavoratori presenti vanno tutelati nel proprio posto di lavoro in termini di sicurezza, di dignità e di possibilità di espressione delle loro attitudini. L’occupazione femminile (che nella provincia di Pisa e nel resto del Paese è abbondantemente al di sotto della media europea) deve essere promossa con misure di sostegno e di conciliazione vita-lavoro. Bisogna denunciare e combattere la piaga del lavoro nero (immigrato e non), anche a costo di toccare interessi consolidati e influenti, ed investire in efficaci percorsi di formazione professionale per proteggere i lavoratori nel mercato del lavoro. La crisi economica, con le sue ripercussioni sulle imprese private e sugli enti pubblici, ha evidenziato alcune contraddizioni che fasi più floride ci avevano permesso di nascondere: questa situazione richiede un nuovo diritto del lavoro perché l’attuale legislazione, ispirata alla protezione del posto di lavoro, è stata elaborata in un contesto economico e sociale molto diverso dall’attuale e rappresenta oggi un ostacolo alle opportunità dei lavoratori futuri. Il Partito Democratico deve proteggere sia i lavoratori nel mercato del lavoro che quelli che a questo mercato si affacciano, sviluppando il sistema di formazione professionale e riformando il sistema degli ammortizzatori sociali in chiave universalistica. Il PD di oggi ha grandi difficoltà ad intercettare il voto dei giovani, dei lavoratori “sospesi” (disoccupati, sotto occupati, precari): la sfida più grande per costruire il PD di domani è quella di costruire una nuova cultura del lavoro, di dare voce a questa generazione, di farsi difensori dei loro diritti. Per i lavoratori passati (pensionati) bisogna promuovere politiche di sostegno che evitino la loro marginalizzazione sociale, ma che li valorizzino come depositari e mezzi di trasmissione alle future generazioni di una cultura sociale e lavorativa espressione dell’identità del territorio. Il sistema economico pisano, incentrato su una varietà di settori produttivi, richiede una particolare attenzione alle peculiarità locali: dal comparto turistico a quello agro-alimentare e dei servizi, dal distretto conciario a quello meccanico, esso è prevalentemente articolato in aziende di piccole dimensioni. Ciò porta benefici nella flessibilità gestionale, ma anche svantaggi per la determinazione di una politica di sviluppo armonica e non disordinata o casuale. Un Partito capillarmente diffuso come il PD deve essere in grado di comprendere e governare questa complessità. In sede di scelte politiche che impattano sull’economia territoriale, il Partito può e deve ascoltare e contemperare le richieste di tutti gli attori sociali, inclusi gli imprenditori che troppo spesso guardano alla politica come ad un elemento di freno e non come un luogo di confronto nella progettazione dello sviluppo economico. Il Partito deve quindi promuovere e diventare lo snodo fondamentale di una rete collettiva, attraverso un metodo che parta dall’ascolto soggettivo (dei lavoratori, dei pensionati, degli studenti, degli imprenditori) ed arrivi alla proposta integrata e compartecipata di un modello di sviluppo locale condiviso e solidale, lontano da una logica di pura e confusa emergenza e con rinnovate possibilità competitive di mercato. In questo quadro ed in un area come quella pisana in cui esiste una università ed una ricerca di eccellenza diventa strategico favorire e rafforzare le collaborazioni tra impresa e ricerca di qualità.

Le politiche sociali

Ridurre la spesa sociale, direttamente o tramite i tagli agli enti locali, significa far pagare la crisi ai più deboli e minare lo spirito della costituzione. Insieme alla denuncia puntuale dei tagli effettuati dal governo centrale è necessario proporre un nuovo orizzonte per il welfare, che in Italia ha contato troppo spesso sul ruolo della famiglia tradizionale che oggi non è più in grado di supplire alle carenze pubbliche. La stagione attuale è segnata da conflitti molto preoccupanti sul sistema educativo, sui servizi per l’infanzia e sulla questione abitativa: su questi temi il nostro partito deve portare avanti politiche credibili ed eque. La formazione e la scuola pubblica sono visti dalla destra come un peso per la società. Il PD deve rimarcare con forza che l’accesso ad una istruzione qualificata deve essere offerto e garantito a tutti. L’azione del PD deve essere coordinata tra il livello nazionale che deve contrastare in ogni modo possibile le politiche dell’attuale Governo, e i livelli locali che devono cercare di mantenere il livello dei servizi educativi e formativi offerti, pur nel quadro dei tagli alle spese degli enti locali. Occorre invertire la politica attuale ed investire in tutta la scuola pubblica, dagli asili nido fino all’Università ed alla ricerca post laurea. Per quanto riguarda la scuola dell’infanzia la priorità è rappresentata dall’offrire a tutte le famiglie una risposta; per fare questo è necessario razionalizzare i costi affidandosi anche all’iniziativa privata in convenzione e monitorando costantemente la qualità del servizio. Attenzione all’infanzia significa anche costruire città e paesi che siano a misura di bambino, con spazi di socializzazione e svago sicuri e fruibili ovvero diffusi sul territorio e protetti dal traffico. Rispetto agli altri paesi europei, l’Italia registra una percentuale estremamente bassa di edilizia popolare: con una percentuale pari al 4% è, infatti, quello con la minore quota di alloggi di edilizia sociale pubblica, a fronte del 36% dell’Olanda e del 20% della media comunitaria. La spesa per l’offerta abitativa pubblica in Italia, dagli anni ‘80, si è ridotta del 90% (fonte ANCI). A Pisa la situazione del mercato degli affitti è sottoposta ad ulteriori tensioni per la particolarità degli affitti agli studenti. Il PD, deve promuovere politiche più efficaci sulla casa, a livello regionale e provinciale. L’ultimo piano casa regionale mette a disposizione importanti risorse ma è incentrato sulla costruzione di nuovi edifici, con l’effetto di continuare a consumare territorio. Riteniamo più opportuno destinare maggiori risorse all’acquisto di abitazioni invendute, alla sostituzione edilizia ed alla riappropriazione di alloggi abitati da nuclei familiari che non hanno più i requisiti per risiedervi. E’ sicuramente importante il sostegno ad iniziative come l’Agenzia Casa. Tutto questo deve necessariamente accompagnarsi al contrasto dell’elusione fiscale per il recupero di risorse da reimpegnare nell’edilizia popolare e nei servizi. La crisi economica sta facendo emergere tensioni abitative anche in comuni che fino a qualche anno fa ne erano esenti; questi non possono essere lasciati da soli ma devono essere inclusi in processi di programmazione di dimensione più ampia. Il tessuto provinciale pisano è ricco di capitale sociale, come testimoniato dalle molte associazioni attive in svariati campi: queste sono palestra di democrazia e laboratori di partecipazione, e rendono più sicure le nostre città. La ricchezza dell’associazionismo risiede anche nel loro ruolo di elaborazione e di critica, che alimenta e qualifica il discorso pubblico. Il Partito democratico riconosce il contributo delle associazioni con le quali porta avanti un continuo dialogo.

L’uso del territorio

Il PD deve mettere al centro le tematiche ambientali, dove è necessaria un’inversione di tendenza: non può esserci sviluppo senza attenzione alle risorse naturali e al nostro immenso patrimonio territoriale e paesaggistico. L’area vasta è il luogo primo dove affrontare questi temi, che vanno oltre i confini comunali: lo sviluppo della rete infrastrutturale, lo smaltimento dei rifiuti, la collocazione dei grandi impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, la distribuzione sul territorio delle aree industriali et cetera. La dimensione provinciale è quella ottimale per affrontare queste sfide e garantire uno sviluppo equilibrato e coerente del territorio e deve per questo promuovere meccanismi perequativi che garantiscano un’equa ripartizione fra i comuni dei vantaggi e degli svantaggi dovuti alla localizzazione di certe funzioni, nell’interesse della collettività. Lo sviluppo urbano ed industriale del territorio pisano ha seguito negli anni una politica di sfruttamento intensivo, fortemente pilotato dalle necessità economiche dei comuni e delle province che hanno visto nel reddito che arriva dai trasferimenti o dalle entrate proprie direttamente legate al consumo del territorio (ICI, concessioni edilizie e urbanizzazioni) la soluzione a larga parte delle proprie esigenze finanziarie. Risulta in questa fase di profonda crisi del mercato immobiliare quasi surreale il dibattito che si è aperto a livello regionale sulle politiche urbanistiche. Negli ultimi 2 anni e forse ancora per i prossimi 2 o 3 anni saranno gli stessi costruttori ad investire pochissimo su nuove costruzioni anche nel caso di permessi a costruire già rilasciati o in aree già edificabili. E’ quindi importante inoltre che il PD cerchi di limitare il consumo di suolo: questo significa promuovere leggi e scelte amministrative che favoriscano il riuso del territorio legando ogni nuovo insediamento alla rimozione dei manufatti ed al recupero delle aree dismesse, oppure alle ristrutturazione ed alle ricostruzioni in loco, come già ampiamente previsto nelle legislazioni degli altri paesi europei. E’ poi importante che i futuri piani regolatori, come sta già accadendo in alcuni comuni, tendano ad abbattere la rendita finanziaria con l’applicazione di criteri di perequazione edilizia. L’attività edilizia deve essere piuttosto volta al recupero degli edifici, alla costruzione in aree già urbanizzate, al miglioramento della qualità dell’abitare, seguendo le linee d’indirizzo dettate dalla nuova amministrazione regionale. E’ necessario impiegare più risorse per analizzare la struttura del territorio e studiare le dinamiche socio-economiche, perché il dimensionamento degli strumenti urbanistici sia collegato all’effettivo fabbisogno e non alla speculazione e all’esigenza di “fare cassa” con gli oneri di urbanizzazione per sostenere i bilanci comunali strozzati dai vincoli del patto di stabilità. Per questo, è a maggior ragione necessario svincolare il finanziamento degli enti locali dal consumo di territorio se si vuole evitare che i comuni, pressati da un lato dalla mancanza di risorse e dall’altro dall’aumento delle competenze, debbano abdicare al loro ruolo di programmazione. A livello provinciale è prioritaria una pianificazione coordinata degli interventi, superando la contrapposizione tra “area pisana” e “area valdera” e la gestione ristretta delle piccole unioni comunali, al fine di gestire piani integrati che permettano di individuare in maniera organica le aree di urbanizzazione e di industrializzazione. Il coordinamento della programmazione è irrinunciabile per lo sviluppo delle infrastrutture, per la riqualificazione del territorio, la riduzione del rischio di inquinamento dei suoli e la prevenzione del rischio idraulico.

Il partito

La ragione della crescita di tanti movimenti riconducibili ad una cultura di sinistra, dai “grillini” al “popolo viola”, e del contemporaneo forte incremento dell’astensione elettorale, va ricercata nella diffusa sensazione che il PD non riesca ad offrire una concreta alternativa, che sia talvolta lontano dai problemi reali, lento ad intervenire nel quotidiano: il PD pisano non fa eccezione. Riteniamo che questo non derivi dalla mancanza di iniziative, ma piuttosto da un profilo identitario incerto: la ricerca di una identità democratica non può essere condotta guardando all’indietro verso le culture politiche del novecento che sono proprie dei partiti fondatori, ma deve partire dalla definizione dei referenti sociali a cui vogliamo offrire rappresentanza. Accettare questo punto di partenza significa anche non cedere alla tentazione di elaborare un profilo simile a quello dei partiti di destra: i concetti di sicurezza, sviluppo economico, efficienza della pubblica amministrazione sono centrali per il nostro partito ma devono essere coniugati con quelli di legalità, giustizia e pari opportunità. Occorre che il PD ritorni a farsi sentire senza incertezze, riprendendosi il proprio spazio tra la gente. I circoli devono diventare luoghi di coordinamento con la società, dove il PD ed i suoi rappresentanti nelle amministrazioni devono dialogare continuamente con i cittadini, così come altre occasioni di confronto vanno costantemente generate ed alimentate. Il partito deve essere luogo di confronto e proposta, stimolo per le amministrazioni democratiche a svolgere al meglio il proprio mandato. È necessario che il PD definisca in modo netto ed inequivocabile la centralità delle primarie, coinvolgendo gli iscritti al partito nella scelta delle proprie cariche interne e di tutti gli elettori per le cariche monocratiche. Per quanto riguarda in particolare il partito a livello provinciale è opportuno riprendere quanto stabilisce lo statuto regionale: “Il Coordinamento territoriale rappresenta l’unitarietà della politica del partito nel territorio di competenza provinciale o sub-provinciale ed in rapporto con il livello regionale concorre all’elaborazione dell’indirizzo politico del partito, nelle forme e nei limiti previsti dagli statuti regionale e nazionale”. È quindi necessario che il livello provinciale assuma un ruolo di maggior coordinamento delle politiche dei comuni e della provincia che molto spesso, in passato hanno seguito strade diverse ed a volte contrastanti tra loro. Per fare questo sono necessari momenti di confronto e di formazione degli amministratori. Al contempo è necessario che il livello provinciale dia spazio alle 4 macroaree provinciali, decentrando poteri, risorse umane e finanziarie, in modo che ogni tema possa essere affrontato nella dimensione più opportuna. Rafforzare il partito a livello di zona, deve andare in parallelo alla riduzione della proliferazione di dipartimenti, aree di lavoro ed incarichi che, anziché rendere più efficace l’azione della politica, portano ad organismi dirigenti pletorici. In questo quadro diventa anche urgente affrontare la giusta esigenza avvertita da molte parti di una riduzione graduale ma sostanziale dell’apparato politico la cui dimensione risulta anacronistica, inutile e dannosa per un partito del XXI secolo.

 

Categoria: Dibattito

 

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