La scuola di un paese per vecchi

Inserito da casoledelsa il 7 Settembre 2010

Alla ripresa della stagione scolastica, pubblichiamo questo bell’articolo che descrive in maniera puntuale quella che è la situazione dopo la Riforma Gelmini.

Il Gruppo Consiliare Centrosinistra per Casole d’Elsa aveva presentato nella seduta del 24.10.2009 un ordine del giorno dove si metteva in discussione logica perversa di questa riforma, peccato poi che è stata respinta con il voto contrario di tutta la maggioranza del Gruppo Pensare Comune.

C.C. 

La scuola di un paese per vecchi

La scuola di un paese per vecchi

Dopo tanto parlare e discutere di riordino della scuola fra addetti ai lavori, la presunta riforma è arrivata e le più nere previsioni si stanno avverando. La scuola effettivamente cambia, nel senso che peggiora e la precarietà, da condizione di molti docenti, diventa sentimento diffuso in tutti quelli che vi hanno a che fare. Insomma non si “riforma” un bel nulla, e sì che ce ne sarebbe davvero bisogno. Ci si limita a ridurre l’impegno dello Stato nella scuola, quella pubblica, ovvero si taglia il personale; non i peggiori, ma gli ultimi arrivati (secondo rigidi criteri burocratici), e si eliminano le risorse a disposizione delle scuole, non solo per l’innovazione ma anche per il semplice funzionamento.
La novità di questi giorni è che famiglie e studenti stanno realizzando che le spese della presunta riforma-Gelmini sono anche a loro carico, non solo del personale precario della scuola tanto inviso alla ministra. Perché per ridurre il numero dei docenti bisogna aumentare il numero degli studenti per classe, fino a non saper più dove metterli (la Legge ha ispirato la costruzione di aule per ospitare massimo 25 studenti). Mentre ridurre i bidelli significa avere scuole meno “aperte” e minori attività extra scolastiche, così come ridurre il personale tecnico significa meno attività pratiche e di laboratorio. E ridurre i fondi significa obbligare le scuole a chiedere maggiori contributi “volontari” alle famiglie. Così mentre in tutto il mondo si riflette su come personalizzare l’apprendimento scolastico per andare incontro a molteplicità e complessità che caratterizzano gli studenti e i processi educativi, da noi si aumenta vertiginosamente il numero degli studenti per classe, si allontanano i docenti più giovani e spesso più motivati dalle aule, si riducono le compresenze e gli insegnanti di “sostegno” e gli investimenti in tecnologie educative, e si sostituisce l’idea di apprendimento diffuso attraverso l’uso distribuito delle tecnologie in classe (dopo il docente-presentatore delle Lavagne Interattive Multimediali, forse l’insegnamento delegato al mezzo televisivo?).
Si tratta nel complesso di una ricetta stupidamente familista, sottrarre risorse collettive e rimandare al “ghé pensi mi” dei parenti per le risposte individuali. I bisogni degli alunni sono in realtà sempre più ampi e complessi e le famiglie, in assenza di un moderno sistema di welfare, assegnano alla scuola una funzione e una responsabilità impropria, diciamo “terapeutica”, chiedendo aiuto e supporto nella cura ed educazione dei figli, anche al di là delle questioni legate strettamente all’istruzione e alla formazione.
Tutto ciò è coerente con un’idea nostalgica e semplicistica di una scuola del passato (la retorica del maestro unico) che stride con la realtà quotidiana: classi con studenti di ogni parte del mondo, nativi “digitali” capaci di accedere ma non di selezionare e scegliere fra enormi quantità di informazioni, spesso affetti da disturbi di attenzione e apprendimento, sempre più difficili da motivare da parte di una scuola identica a se stessa da oltre 50 anni.
Da questo nasce il senso di disorientamento e precarietà che pervade il mondo della scuola, di fronte a risposte illogiche e paradossali alle domande della società.
Il ruolo dei partiti politici di opposizione è quello di rendere quest’operazione chiara a tutto l’elettorato, dato che buona parte di questo ha sostenuto e sostiene l’attuale maggioranza di governo. E sì che i figli a scuola ce li manderà anche chi ha votato Berlusconi…Come PD stiamo cercando di offrire agli insegnanti una sponda politica e parlamentare. Speriamo di riuscire a farlo compiutamente. Noi ce la stiamo mettendo tutta.
La cosa più grave è che dalle politiche scolastiche si capisce come l’attuale governo non abbia nessuna idea di futuro per questo Paese. Per questo non investe nella scuola, nella formazione e nella ricerca, fregandosene altamente dello smarrimento delle generazioni più giovani di fronte a un quadro di differenziali intergenerazionali, territoriali, socio-culturali che rendono l’Italia un paese “vecchio e per vecchi”.


* Foto Margaret Bourke-White. Classe di bambini rifugiati in una scuola provvisioria a Cinecittà, Roma 1944. Fonte Archivio Life.

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Claudio Cavicchioli

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