Inseriamo, com’ è nostra consuetudine, il resoconto sintetico della festa tenutasi a Mensano dal 22 al 25 luglio 2010:
INCASSI COMPLESSIVI ( GARA DI BRISCOLA, CUCINA E LOTTERIA) €URO 3.912,00
SPESE TOTALI ( SPETTACOLI - ALIMENTI E MERCI VARIE - PUBBLICITA) €URO 3027,92—– UTILE NETTO €URO 885,08
PARTE DEL RICAVATO SARA’ IMPUTATO ALLA VOCE AMMORTAMENTI, PER LE SPESE DELL’ACQUISTO DEI TAVOLI IN LEGNO PER LE FESTE DEL PAESE.
IL RESIDUO VERRA’ VERSATO NEL CONTO CORRENTE INTESTATO PD CIRCOLO DI MENSANO - PRESSO MPS CASOLE D’ELSA
UN GRAZIE DI CUORE A TUTTI I VOLONTARI DELLA FESTA ED AI NUMEROSI PARTECIPANTI —
PARTITO DEMOCRATICO - MENSANO
Mentre il “popolo” è al mare e Cesare-Berlusconi fa il “nonno”, i suoi sudditi tramano contro le più alte cariche dello Stato. Un articolo dell’Unità di oggi, ci porta a riflessioni importanti.
Vigilate Italiani Vigilate!!!!
Napolitano reagisce: «Pdl chieda impeachment»
È stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso che in questi giorni avevano provveduto via, via a colmare esponenti della maggioranza, più o meno autorevoli. Tra i più recenti i ministri Alfano e Maroni. Così davanti alle parole affidate all’edizione di Ferragosto del Giornale da Maurizio Bianconi, vicepresidente del gruppo dei deputati del Pdl, un’origine nella Fiamma dura e pura ed ora epico avversario dei finiani, recente protagonista di un assalto in piena aula di Montecitorio ai traditori, il presidente della Repubblica ha perso la pazienza e detto basta. E ha dato un altolà alla deriva, anche se sembra inarrestabile, degli attacchi che ormai quotidianamente gli vengono rivolti da una maggioranza in difficoltà che vuol cercare di dimostrare in tutti i modi che le responsabilità sono altrove. Anche al Colle dove si starebbe pensando, appunto, addirittura di violare la Costituzione non ripsettando la volontà popolare. E Napolitano, che della Carte è da sempre attento e sommo difensore, affermazioni di questo genere non poteva farle passare sotto silenzio. Parole che sono lì a dimostrare come si stia perdendo il senso della responsabilità e della misura proprio tra chi ha la responsabilità di governare e dovrebbe essenzialmente dedicare i propri sforzi a garantire un futuro migliore ad un paese dilaniato da una crisi senza precedenti.
L’onorevole Bianconi ha accusato il Capo dello Stato di stare «tradendo la Costituzione» cosa che si può fare «non rispettandola o fingendo di farlo». E il Presidente ha voluto ricordare, a lui ma anche a tutti coloro che in questi giorni si stanno lanciando in fantasiosi esercizi di parte in cui la Costituzione materiale che sembra in alcune interpretazioni quasi sopravanzare le regole fissate dalla Carta, che sono quelle che regolano i meccanismi della democrazia e vanno sempre rispettate da tutti e che l’ipotizzato tradimento rientra in una «materia regolata dalla stessa Carta, di cui l’onorevole Bianconi è di certo attento conoscitore» essendo, va ricordato, anche membro sostituto del Comitato parlamentare per i procedimenti di accusa, l’unico che attiva e vaglia le richieste di messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica. Quindi la sfida.
«Se egli fosse convinto delle sue ragioni avrebbe il dovere di assumere iniziative ai sensi dell’articolo 90 e relative norme di attuazione. Altrimenti le sue resteranno solo gratuite insinuazioni e indebite pressioni, al pari di altre interpretazioni arbitrarie delle posizioni del Presidente della Repubblica e di conseguenti processi alle intenzioni». Che non sono altro, questi ultimi, che le previsioni più diverse che in questi giorni sono state fatte sul comportamento futuro di Napolitano davanti ad una possibile crisi di governo che non c’è, che non ha avuto ancora uno svolgimento e di cui non è in alcun modo al momento ipotizzabile la possibile conclusione. Non ha mai parlato il Presidente né di governi tecnici, né di governi istituzionali. Né di alcuna altra formula. Men che mai di elezioni vicine, magari in autunno, usate come una clava nell’assoluta ignoranza delle regole di base che portano ad una consultazione elettorale. Inaccetabile, dunque, un “processo alle intenzioni” legato a fatti che non sono ancora accaduti e debbono avvenire, al di là della schermaglia più o meno dura, nel luogo deputato al confronto che è e resta il Parlamento. Infatti solo dopo la verifica parlamentare di una crisi della maggioranza uscita vincitrice dalla scorsa consultazione elettorale, il Presidente della Repubblica dovrebbe scendere in campo nel segno delle prerogative dettate dalla Costituzione. Comportarsi in altro modo significherebbe anticipare tempi di cui la scadenza non è possibile in alcun modo anticipare a tavolino. O per i propri progetti.
Questi concetti, d’altra parte, il Presidente li aveva ribaditi nell’intervista dei giorni scorsi all’Unità, e poi al Corriere della Sera, in cui aveva sollecitato anche che i toni venissero abbassati nell’interesse più generale del Paese che altrimenti rischia di veder vanificata una pur lieve ripresa anche se il panorama mondiale resta preoccupante. Ipotizzare l’impeachment, parlare di possibili dossier modello Boffo, anticipare le volontà, considerare le elezioni un’arma come se bipolarismo significasse assenza di regole da rispettare. Questo è il desolante panorama sembra limitarsi sempre più ad una guerra tra bande. L’uscita dell’on. Bianconi, che peraltro si è sorpreso per la reazione a suo parere eccessiva del presidente, non va certo sulla strada del necessario dibattito e confronto che si è perso in questi giorni nelle sortite più o meno ad effetto di ministri e politici del centrodestra. Solo Bossi non è stato al gioco al massacro: «Ha dei limiti anche lui, ma io non faccio dichiarazioni contro il presidente».
La crisi economica è ora affiancata da una crisi politica che si manifesta oggi, dopo l’approvazione della manovra, ma che era già in corso. La XVI legislatura era già finita da mesi e paradossalmente dopo la vittoria senza limiti del centrodestra alle regionali, che già disponeva di numeri parlamentari senza limiti. L’effetto delle vicende parlamentari degli ultimi giorni è il seguente: Futuro e Libertà per l’Italia ha privato Pdl e Lega della maggioranza alla Camera, ma per Fini si tratta di una vittoria a metà dal momento che Pdl e Lega hanno la forza per fermare al Senato la formazione di qualsiasi governo che non li comprenda. Una situazione bloccata che dà il senso di un equlibrio precario, che è quanto di più lontano dall’interesse del Paese. La nuova formazione di Fini, dopo l’esibizione muscolare della Camera con 33 deputati, si scopre all’improvviso troppo debole in virtù dei numeri del Senato che non permettono di sostituire Berlusconi con un governo tecnico. L’astensione sulla mozione di sfiducia a Caliendo mette a nudo, impietosamente, la paura delle elezioni anticipate e di una strategia fortemente condizionata solo dalla necessità di evitarle ad ogni costo che, se esibita oltre un certo limite, può diventare imbarazzante per chiunque la pratichi. L’Italia è ormai senza governo, ma escono i decreti delegati sul federalismo che incidono sul sistema fiscale, non c’è da tre mesi il ministro dello sviluppo economico – con 200 dossier di crisi aziendali abbandonati sul tavolo - la corruzione dilagante annienta la credibilità del sistema politico, la magistratura ha scoperto un pezzo del Pdl al lavoro per condizionare e nominare giudici della Cassazione e della Consulta. Personalmente ritengo che le elezioni anticipate siano la strada migliore da percorrere. La manovra parlamentare, che peraltro è senza numeri, non potrà garantire un nuovo esecutivo capace di governare l’Italia e rischia solo di destrutturare il sistema bipolare, che rimane la conquista più importante degli ultimi venti anni. Senza la quale, sarà il caso di ricordarlo, la sinistra storica non avrebbe mai governato. Il Pd, anche per non cadere nella palude centrista che può inghiottire anche un grande partito, non ha paura del voto e può mettere in campo rapidamente una strategia per l’alternativa. Per l’interesse del Paese e della sua democrazia parlamentare, che può reggere una pessima legge elettorale ma non questo governo e la coda del berlusconismo, che si porta dietro corruzione e trame oscure. Meglio votare subito allora.
Franco Ceccuzzi
Pubblichiamo con piacere, un interessante articolo del Sindaco di Monteriggioni, sulla valorizzazione della Via Francigena. Si tratta di un ottimo esempio di sviluppo turistico, attento alla tutela del territorio ed al recupero degli antichi tracciati, percorsi dai pellegrini nel mediovevo, da Canterbury a Roma.
(claudio c.)
Nell’Italia travagliata di oggi, dove la politica è slabbrata e ci si accapiglia, senza trovare mai sintesi che invece altre Nazioni riescono talvolta a costruire, soprattutto nei momenti di crisi più grave, ecco che avanza un’opportunità nuova. E’ la Francigena, col suo trasporto di conoscenza, di senso dell’accoglienza, di turismo consapevole, di spiritualità. Se sono stati Prodi e Rutelli a rilanciare un’idea che sonnecchiava, oggi grazie anche alla spinta dell’Associazione Europea delle Vie Francigene sono il commissario europeo Antonio Tajani (PDL) e l’europarlamentare Silvia Costa (PD) o i ministri Brambilla e Bondi che sviluppano il progetto del grande itinerario culturale europeo . Del resto, l’eclatante unanimità del Consiglio Provinciale conferma questo slancio unitario che oltrepassa le differenze e pone l’Amministrazione Provinciale di Siena all’avanguardia in Italia ed in tutta Europa: coordinare i Comuni interessati per ripristinare uno dei tre grandi percorsi del pellegrinaggio del Medioevo, garantendo la sicurezza del percorso ai viaggiatori a piedi od in bici e concordando col Ministero varianti al tracciato che lo valorizzano ancor di più. Offrendo agli uomini di oggi la possibilità di un’esperienza che si intreccia con l’evoluzione del turismo e sviluppa un circuito economico nuovo, che può sostenere e potenziare un settore come quello turistico che pur esprimendo fatturati inferiori all’industria ha grandi risvolti occupazionali, resi ancora più importanti dal fatto che le aziende manifatturiere che sopravvivranno alla crisi, difficilmente faranno nuove assunzioni. Noto con compiacimento che ci si sta finalmente rendendo conto che la Francigena non è l’ennesimo itinerario escursionistico ma reca con sé un alone di mito, da diffondere e raccontare per soddisfare profondi bisogni religiosi e morali. Ciò che rende straordinario il Cammino di Santiago di Compostela non è il tracciato bensì chi lo percorre e le sue motivazioni. Attraverso la Francigena, la politica italiana (dal Governo al piccolo Comune che ne viene attraversato) può per una volta arrivare in orario all’appuntamento con la storia, organizzando seriamente il percorso, collaborando col mondo dell’associazionismo e del volontariato, realizzando una rete di ospitalità a basso costo, interagendo con la Chiesa alla quale competerà accogliere a Roma, presso la Basilica di San Pietro, i moderni pellegrini. Anche se sono 2mila i km dell’intera Francigena da Canterbury a Roma (mille in Italia) ed anche di più se si considera il collegamento con Santiago, già sarebbe molto se i circa 550 km del percorso in Toscana e nel Lazio costituissero già nel 2011 o 2012 un “unicum” offerto al mondo per un viaggio a ritroso nel tempo di mille anni indietro. Un viaggio carico di simboli, alla ricerca di sé stessi, di valori perduti, di esperienze intriganti. Adesso c’è da rimboccarsi le maniche, come hanno fatto i 6 Comuni della Valdelsa senese e fiorentina col loro progetto-pilota coordinato con la Regione Toscana, come sta facendo la Provincia con i team guidati dal vicepresidente Alessandro Pinciani , che anche in queste settimane stanno lavorando sul campo per assestare e migliorare il tratto senese della Francigena. In ogni Comune interessato dovrà sorgere una struttura di accoglienza. Dovranno essere definiti programmi di manutenzione e regole di salvaguardia urbanistica e paesaggistica. Ogni Parrocchia dovrà aprirsi all’incontro con migliaia di giovani e meno giovani che si dirigeranno verso Roma. Dopo Santiago, sta scoccando l’ora dell’Italia.
BRUNO VALENTINI
Accolta con favore l’iniziativa promossa dal PD territoriale di Casole, del Cinema a Rivellino. Già stiamo programmando le iniziative per la stagione 2011, che vedranno in cartellone avvenimenti di interesse vario.
VOGLIAMO RINGRAZIARE CHI CON LA PROPRIA COLLABORAZIONE HA PERMESSO CHE L’INIZIATIVA DEL CINEMA SIA ANDATA IN ONDA:
GRUPPO ARCHEOLOGICO CASOLESE E CONTRADA DEL MERLO E L’INSTANCABILE ROMEO.
GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE, DAL PD DI CASOLE.
Proponiamo un contributo che ci arriva dal Compagno Gianni Bassanini. L’argomento merita attenzione e riflessione, quella che oggi il Governo Berlusconi dirotta su temi di interesse solo suoi.
Come la vicenda della casa di Montecarlo ci fa perdere di vista le divisioni all’interno del PDL e lo sfascio di una maggioranza che lascia il paese alla deriva.
Vorremmo che alla Fiera dell’Alberaia il Sindaco Pii rassicurasse la popolazione che nella zona industriale del Piano non ci sono problemi di tetti con amianto. BM
Ma l’approvazione di questa legge non ci mette al riparo dalle malattie,
infatti le patologie causate dalla respirazione di fibre di amianto sono
caratterizzate da tempi di latenza molto lunghi. Dall’esposizione al
manifestarsi della malattia possono trascorrere diverse decine di anni, se oggi
scomparisse l’amianto e i suoi prodotti bisognerebbe aspettare quasi 50 anni
prima di definire debellato il pericolo di malattie .
Nelle scuole italiane il materiale cancerogeno è nei tetti, nelle palestre,
nei muri, ma non stanno meglio gli ospedali di vecchia costruzione e molti
addetti alla manutenzione degli impianti sono stati colpiti o da absteosi o
mesotelioma o carcinoma polmonare(le classiche malattie provocate appunto
dall’amianto)
Le scuole italiane sono 41.900 circa, quindi stando al dossier il 20% delle
scuole è a rischio. Ci chiediamo quanti altri edifici pubblici siano nella
stessa condizione e quante altre vittime causerà l’amianto nei prossimi
decenni .
Ma nonostante la gravità della situazione il Governo taglia i fondi destinati
alla bonifica per esempio i 358 milioni di euro per l’edilizia scolastica di
cui si è persa traccia nell’ultima Finanziaria estiva. E se la situazione non
fosse tragica potremmo concludere con una battura: scappati buoi si chiude la
stalla. Stiamo parlando di vite umane e di bambini in età scolare per la
sicurezza dei quali occorrerebbe l’obbligo morale di reperire i fondi atti alla
bonifica degli istituti scolatici. Ma appunto occorrerebbe perchè nei fatti il
Governo questa assunzione di responsabilità civile non ha alcuna intenzione di
rispettarla, salvo poi parlare a sproposito sui Tg di sicurezza.
www.confederazionecobaspisa.it
MOZIONE
OGGETTO: Utilizzo dell’acqua del rubinetto e “Case dell’Acqua”
PREMESSO CHE
* L’italia risulta al primo posto nella classifica di consumo acqua in bottiglia con 194 litri pro capite nel 2006. La tendenza è in costante crescita ed ha visto il dato triplicare in poco più di 20 anni, dato che nel 1985 erano appena 65 litri.
* Gli effetti del consumo dell’acqua in bottiglia sono devastanti:
Ø nel 2006 per la sola produzione delle bottiglie sono state utilizzate 350mila tonnellate di polietilene tereftalato(PET) con consumo di 665mila tonnellate di petrolio e un emissione di gas serra si circa 910mila tonnelletae di CO2 equivalente;
Ø delle bottiglie prodotte appena un terzo è stata avviata al riciclaggio, mentre il resto è andato ad intasare le discariche accelerandone l’esaurimento in una situazione in cui è sempre più complicato aprirne di nuove.
* A questo inquinamento va aggiunto quello legato ai trasporti, nell’ambito di un sistema assurdo in cui l’acqua viene spesso consumata a km di distanza rispetto allo stabilimento di imbottigliamento, con trasporti che ovviamente avvengono per lo più su strada.
CONSIDERATO CHE:
Ø ogni amministrazione locale deve sentire questo impegno come centrale nella propria attività amministrativa;
Ø i cittadini sono portati a utilizzare acqua in bottiglia anziché acqua dell’acquedotto a causa di campagna e pubblicitarie martellanti e spesso forvianti e dalla diffusa quanto immotivata convinzione che l’acqua del rubinetto abbia controindicazioni sanitarie;
Ø le differenze di prezzo al consumo tra acqua in bottiglia e acqua dell’acquedotto sono incommensurabili;
Ø con la sostituzione dell’acqua in bottiglia con l’acqua del rubinetto da tutte le strutture comunali si avrebbe un risparmio per la collettività.
VERIFICATO CHE
Ø “L’installazione di fontanelle per l’erogazione gratuita di acqua naturale” è pienamente in linea con i progetti e le iniziative per ridurre la produzione di rifiuti.
Ø Le esperienze già avviate in Comuni vicini stanno dando risultati positivi sia in termini di gradimento fra i cittadini che di riduzione nell’uso delle bottiglie in plastica.
Ø Che l’Acquedotto del Fiora, gestore del ciclo idrico nell’Ato Ombrone, ha maturato esperienze e realizzazioni di impianti acqua pubblica
Ø Che l’impegno economico è in linea con il rapporto costi - benefici
il Consiglio Comunale impegna il Sindaco e la Giunta
Ø avviare una campagna informativa per formare nell’opinione pubblica una consapevolezza e una cultura dell’acqua come diritto e bene comune da tutelare e garantire; rendendo noto attraverso il sito del comune, i risultati dei periodici esami svolti dal servizio idrico sulle caratteristiche dell’acqua dell’acquedotto per informare correttamente i cittadini e motivarli così all’uso dell’acqua dei rubinetti;
Ø introdurre in tutte le strutture comunali, quali ad esempio scuole mense ed uffici, il consumo di acqua pubblica, abbandonando quello di acqua in bottiglie di plastica, avvalendosi all’occorrenza di sistemi di trattamento dell’acqua comunque sempre prevedendo adeguati controlli;
Ø procedere alla realizzazione di installazioni di distribuzione di acqua pubblica naturale e gassata delle “Case dell’Acqua” o “fontane” già oggi diffuse con successo in molti comuni della Valdelsa
Ø a istituire una commissione rappresentativa di tutte le anime politiche e ambientalistiche operanti nel Comune di Casole d’Elsa, al fine di individuare i luoghi e criteri migliori per le “Case dell’Acqua” o “fontane”.
Gruppo Consigliare
Casole d’Elsa, 20 Luglio 2010 Centrosinistra per Casole d’Elsa
Dall’UNITA’ di oggi intervista al Sindaco di Bari di Cesare Buquicchio.
Il sindaco di Bari e presidente del Pd pugliese, Michele Emiliano, non smentisce la sua fama di uomo che parla chiaro: “Io le chiavi di casa mia ad uno come Sergio Chiamparino gliele darei senza problemi. Sono sicuro che si ricorderebbe di annaffiare le piante. Con Veltroni, D’Alema, Franceschini e gli altri leader Pd non starei così sicuro”. Sarà il Ferragosto alle porte e, appunto, la ricerca comune a tanti, di un parente o un amico “fidato” a cui lasciare le incombenze di casa, ma la metafora di Emiliano rende l’idea. Se a questo ci aggiungiamo quello che il sindaco di Bari dice su Nichi Vendola pochi passaggi dopo, ecco esposto in bella copia il tema del ” ticket Chiamparino-Vendola” (o Vendola-Chiamparino) per battere Berlusconi”. Ma conviene fare un passo indietro e seguire il ragionamento dell’ex magistrato.
Chi sarà, secondo lei, il prossimo presidente del consiglio?
“Nella situazione attuale nessuno ci libera di Berlusconi. Ma non è una questione di tempo è una questione di idea del paese da costruire. Se il Pd non propone la sua idea chiara, alternativa e, soprattuto, comune a tutti, e continua a rimanere nella sua Torre di Babele in cui ognuno dice la sua, ognuno porta la sua idea di politica e la sua concezione della storia e del futuro dell’Italia, non riuscirà a battere Berlusconi e ad affrancarsi dal berlusconismo”.
Serve un nuovo Lingotto, una nuova costituente, per sciogliere i nodi del Pd?
“No, non c’è tempo. Non si può fare una costituente ogni settimana. Serve che qualcuno prenda delle decisioni. Altrimenti c’è l’impressione che il Pd non abbia una visione chiara sui cui chiedere il consenso degli elettori. Ci sono dei problemi su cui si può trovare un punto comune in poco tempo. Stiamo dalla parte delle banche o dei cittadini? Dalla parte delle grandi industrie o degli operai? Dalla parte delle partite iva o dei precari?”.
Non è chiaro, tra queste scelte, dove sta il Pd?
“No, spesso e volentieri non è chiaro. Io sto dalla parte di chi non ha tutele, dalla parte di chi si sente solo a confrontare le proprie aspettative di vita con il mercato. E sentirsi abbandonati al mercato, senza nessuno (senza la politica, senza il sindacato, senza la tutela reale delle leggi e di chi le fa rispettare) che ti aiuta a difenderti, non è bello”.
Perché il Pd finora non l’ha fatto?
“Perché vuole stare da tutte le parti. Vuole difendere la Fiat e nello stesso tempo il piccolo carrozziere. Il Pdl è chiaramente il riferimento politico di chi è più ricco e vuole pagare meno tasse. E che per questo è disposto anche a ridiscutere l’organizzazione del nostro Stato”.
Se Berlusconi prendesse solo i voti dei più ricchi non avrebbe la maggioranza…
“Perché noi non siamo competitivi, finora non abbiamo rappresentato una alternativa. Io dico sempre che sono il sindaco di chi non conta nulla. E siccome poi faccio quello che dico, il Pd a Bari, città storicamente di destra, arriva al 45%. Se mi chiedessero qual è la proposta che oggi ha Bersani, D’Alema, Franceschini o Veltroni per la nazione non saprei rispondere”.
Vale lo stesso per il sindaco di Torino Sergio Chiamparino?
“Beh, no. Con lui siamo colleghi, ci incontriamo spesso e ci scambiamo idee per risolvere problemi concreti. Lui non parla mai di ‘aria fritta’, lui ha le idee chiare”.
Quasi superfluo a questo punto chiederle di governi di transizione e delle altre opzioni che il Pd sta esaminando in queste ore.
“Lo so che la politica deve avere una sua parte di tattica e di strategia, ma non fa per me. Si è visto anche quando ci sono state le ultime elezioni regionali, e il partito mi aveva chiesto di sfidare Nichi Vendola, come è andata a finire… Ma, tornando alle ipotesi di governi di transizione, io vedo solo pastrocchi che la gente non capirebbe e che darebbero l’occasione a Berlusconi di fare una delle sue solite campagne mediatiche dipingendosi come uno ’solo contro tutti’, solo contro i nemici, contro il sistema, ecc… E rivincerebbe ancora. Non è più di moda il politicismo, così come non sono più di moda i partiti vecchio stampo come il Pci o la Dc di una volta… Ne ho parlato chiaramente con D’Alema”.
Allora come si batte Berlusconi?
“Avendo il coraggio e la forza di dire come faremmo noi le cose al posto suo. La destra in Italia è scarsa. È scarsa di idee, di ragionamenti, di visioni efficaci del futuro, di narrazioni…”.
Fermo. Ora ha citato esplicitamente Vendola…
“Sì. Io non sono tecnicamente un vendoliano. Sul modo di amministrare abbiamo idee diverse, ma ho la netta impressione che l’unico finora che nel nostro paese stia facendo lo sforzo per trovare parole e idee nitide e chiare per immaginare un futuro sia lui. Lo sta facendo anche esponendosi al rischio di non essere condiviso, di non cercare a tutti i costi il consenso di tutti. Ma almeno la gente lo trova chiaro, capisce il suo sforzo e lo segue”.
Quindi il Pd deve stare con lui?
“Mi sembra normale. È normale qui in Puglia dove il Pd e Vendola ora sono la stessa cosa pur avendo storie e idee diverse su alcuni punti, ma la destinazione è comune. Ambiente, lavoro, sviluppo, un patto tra generazioni, il modello di potere che deve stare alla base delle istituzioni. Su queste cose, su questi temi prioritari, Vendola ha idee chiare”.
Insomma, Vendola o Chiamparino? O tutti e due insieme?
“Io penso che un segretario del Pd come Bersani che riuscisse a creare una proposta di questo tipo con una collaborazione tra i due, con un patto tra nord e sud, tra un amministratore serio, concreto e preparato come Chiamparino e un politico capace di suscitare nuove emozioni, nuove visioni del futuro come Vendola, e magari, riuscisse anche a coinvolgere su questo progetto gli altri partiti di opposizione, potrebbe entrare nella storia della politica italiana. Quindi sì a tutti e due insieme, candidato premier e vicepremier a seconda di chi prende più voti alle primarie, ma con un patto di collaborazione siglato prima del voto”.
Con gli altri partiti? Quali? Non c’è il rischio “gran calderone”?
“Non credo che gli altri possano aspirare ad essere gli sfidanti di Berlusconi. Se poi l’alleanza avesse come programma quello di far ripartire il paese e fare quelle riforme su cui ormai sono tutti d’accordo (tranne Berlusconi), a cominciare dalla legge sul conflitto elettorale e dalla riforma elettorale, allora penso che ci potrebbe stare dentro sia Casini che Di Pietro, e forse anche Fini”.
Bene fece il gruppo consiliare “Centrosinistra per Casole” a non partecipare alla discussione sul Regolamento fotovoltaico, non avendo avuto il tempo per una riflessione attenta ed esaustiva alla proposta del Sindaco Pii.
C’è “l’uomo del gioco delle tre carte”, “l’Azzeccagarbugli dè noialtri”, “il pifferaio magico”, “l’uomo del fare”.
Io, dopo la lettura dell’ultima versione (siamo sicuri che sia l’ultima) del Regolamento fotovoltaico, scelgo la definizione “l’Azzeccagarbugli dè noialtri”.
Nella prima stesura del Regolamento del 9 Luglio, si parlava di potenza massima per UTOIE di 1Mw annuo.
Nel versione del 30 Luglio, il Sindaco ha voluto mischiare un po’ le carte cercando attraverso leggi e leggine di confondere il povere lettore.
Ø Ha tolto le UTOIE ( di fatto peggiorando le cose, in quanto come da lui stesso affermato, nell’UTOIE Casole Centro non saremmo mai arrivati a simili installazioni), quindi nessun vincolo per il territorio. Immaginatevi cosa potrebbe diventare Monteguidi o Berignone o il Piano ( qui giorni fa si aggirava noto imprenditore casolese a fare foto al paesaggio zona: isola ecologica!!!).
Ø Ha inserito art 3, comma 2, lett C che permette di derogare il limite di 200 kwh/p sino a 1000 kwh/p semplicemente ed arbitrariamente affermando che ‘entro il limite di 1 Mw per azienda, per ogni 10 kw/ di potenza installata eccedente il limite dei 200 kw l’imprenditore deve dimostrare di detenere almeno 1 ettaro di terreno utilizzato per l’attività agricola, il tutto ricorrendo al trucco di incrociare tra loro 2 diversi articoli inseriti nella L. 244/2007 e prec. art 2 comma 150 lett. A e art 2 commi 144 e 145.
In definitiva il limite non e’ di 200 kw ma di 1000 kw .
Ø Nell’ art. 4 del Regolamento proposto, si dice che il richiedente si impegna: punto 3) effettuare i miglioramenti ambientali previsti nel progetto presentato e approvato dall’amministrazione comunale. Ci chiediamo: quali sono le regole per i miglioramenti ambientali? chi nell’amministrazione è preposto all’approvazione ed al controllo?
Aspettiamo dal Sindaco l’elenco dei richiedenti, ad oggi, di impianti fotovoltaici a terra in terreno agricolo, relativo parere dell’amministrazione, parere Provincia e Regione.
Chiedere questo per il Sindaco Pii, il Pres. di Pensare Comune, il Sig. Paolo Barbagallo è “veleno” o “ trasparenza e chiarezza verso i casolesi?”.
Mai più un altro San Severo!!