La proposta di Bersani

Inserito da casoledelsa il 30 Agosto 2010

“Nuovo Ulivo e un’Alleanza democratica
per sconfiggere Silvio Berlusconi”

La svolta di Bersani: è ora di suonare le nostre campane. Occorre l’impegno univoco di tutte le forze progressiste. Il consenso per il Cavaliere è ancora largo ma il rapporto tra promesse e realtà è sempre più labile

di PIERLUIGI BERSANI

CARO direttore, dopo anni di illusione berlusconiana l’Italia continua a regredire sul piano economico e sociale e si allontana, alla luce di ogni parametro, dai paesi forti dell’Europa. Nello stesso tempo l’impegno a riformare e a rafforzare le istituzioni repubblicane si sta trasformando in una deformazione grave della nostra democrazia. Ci si vuole trascinare ad un sistema dove il consenso viene prima delle regole e cioè delle forme e dei limiti della Costituzione; dove si limita l’indipendenza della Magistratura; dove il Parlamento viene composto da nominati; dove il Governo ha il diritto all’impunità e ad una informazione asservita e favorevole; dove si annebbiano i confini fra interesse pubblico e privato. I segni di tutto questo li abbiamo potuti valutare in questi anni berlusconiani: regressione dello spirito civico e della moralità pubblica, politica ridotta a tifoseria, allargamento del divario tra nord e sud, nessuna buona riforma sui problemi veri dei cittadini. Il populismo infatti è, per definizione, una democrazia che non decide, specializzata com’è nell’usare il governo per fare consenso e non il consenso per fare governo. Il dato di fondo della situazione politica sta qui, mentre la questione sociale e quella del lavoro sono senza risposte e si drammatizzano ogni giorno. Il consenso per Berlusconi è ancora largo, ma il rapporto fra parole e fatti e fra promesse e realtà diventa sempre più labile anche nella percezione dei ceti popolari. Vengono alla luce degenerazioni corruttive che vivono all’ombra di un potere personalizzato. Gli strappi all’assetto costituzionale non sono più sopportati da una parte della destra attratta da ipotesi liberali e conservatrici di stampo europeo.

A questo punto per Berlusconi la scelta è fra ripiegare o alzare la posta. Per l’Italia la scelta non riguarda più solo un governo, ma finalmente una idea di democrazia e di società. La prossima scadenza elettorale, più o meno anticipata che sia, comporterà in ogni caso una scelta di fondo. Rispetto a tutto questo, la proposta alternativa soffre ancora di debolezze che devono essere rapidamente superate. Il venir meno di una promessa populista produce sempre, direttamente o specularmente, fenomeni di distacco dei cittadini dalla politica, una spinta alla radicalizzazione impotente, espressioni vere e proprie di antipolitica che possono insorgere da ogni lato. Il compito dell’alternativa è quello di trasformare grande parte di queste forze disperse in energia positiva, collegandole ad un progetto politico capace di sorreggere non solo una proposta di governo ma una proposta di sistema. Tocca al PD innanzitutto, come maggiore forza dell’opposizione, indicare una strada che colleghi efficacemente l’iniziativa di oggi alla sfida radicale e dirimente di domani.

Rendendoci disponibili oggi ad un governo di transizione non cerchiamo né scorciatoie né ribaltoni. Sfidiamo piuttosto la destra a riconoscere la realtà e ad ammettere l’impossibilità di mandare avanti l’attuale esperienza di governo e ad introdurre correttivi, a cominciare dalla legge elettorale, che consegnino lo scettro ai cittadini, per tornare poi in tempi brevi al voto. Sarebbe questo un tradimento del mandato elettorale? L’elettore in realtà è stato tradito da chi non è più in grado di rappresentare la sua coalizione e mantenere le promesse del suo programma. Sarebbe questo uno strappo costituzionale? Qui siamo all’analfabetismo o alla sfacciata malafede. E’ l’esclusione in via di principio di questa ipotesi, il vero strappo costituzionale!

Chi ha rispetto della Costituzione della Repubblica e del suo Presidente deve considerare invece tutte le possibilità. Noi lo facciamo. Noi consideriamo la possibilità che il Governo provi a sopravvivere con una specie di respirazione artificiale, rifiutandosi di prendere atto della sua crisi politica. Una soluzione che non porterebbe lontano e alla quale risponderemmo con una opposizione netta. Riteniamo infatti doveroso che la destra in disfacimento certifichi la sua crisi in Parlamento. Consideriamo altresì la possibilità che la situazione precipiti verso un vuoto politico e verso elezioni svolte con questa sciagurata legge elettorale, in una situazione economica, sociale e finanziaria di acutissima criticità. In questo caso la nostra proposta avrebbe la stessa ispirazione che oggi ci fa proporre un governo di transizione; una ispirazione cioè che deriva dall’analisi di fondo cui ho accennato. Noi proporremmo un’alleanza democratica per una legislatura costituente. Un’alleanza capace finalmente di sconfiggere una interpretazione populista e distruttiva del bipolarismo, capace di riaffermare i principi costituzionali, di rafforzare le istituzioni rendendo più efficiente una salda democrazia parlamentare (a cominciare da una nuova legge elettorale) e di promuovere un federalismo concepito per unire e non per dividere. Sto parlando di una alleanza che può assumere, nell’emergenza, la forma di un patto politico ed elettorale vero e proprio, o che invece può assumere forme più articolate di convergenza che garantiscano comunque un impegno comune sugli essenziali fondamenti costituzionali e sulle regole del gioco. Una proposta che potrebbe coinvolgere anche forze contrarie al berlusconismo che in un contesto politico normale (come già avviene in Europa) avrebbero un’altra collocazione; una proposta che dovrebbe rivolgersi ad energie esterne ai partiti interessate ad una svolta democratica, civica e morale. Come si vede, questa idea nasce dalla convinzione che la fuoriuscita dal berlusconismo non sia un processo lineare, cioè legato ad una semplice alternanza di governo in un sistema che funziona. Si dovrà uscire, lo ribadisco, da una fase politica e culturale e non solo da un governo, verso una repubblica in cui alternanza e bipolarismo assumano la forma di una vera fisiologia democratica.

Per dare l’impulso decisivo a questo cruciale passaggio occorre l’impegno univoco, leale, convinto e coeso di tutte le forze progressiste, che sono adesso chiamate a mettersi all’altezza di una responsabilità democratica e nazionale. Come potrebbero queste forze essere credibili se in un simile frangente non dessero per prime una prova di consapevolezza, di unità e di determinazione comune? Ecco allora la proposta di un percorso comune delle forze di centrosinistra interessate ad una piattaforma fatta di lavoro, di civismo, di equità, di innovazione e disponibili ad impegnarsi ad una progressiva semplificazione politica e organizzativa che rafforzi il grande campo del centrosinistra. Un simile percorso dovrebbe lasciarci definitivamente alle spalle l’esperienza dell’Unione e prendere semmai la forma e la coerenza di un nuovo Ulivo. Un nuovo Ulivo in cui i partiti del centro sinistra possano esprimere un progetto univoco di alternativa per l’Italia e per l’Europa e mettersi al servizio di un più vasto movimento di riscossa economica e civile del Paese. Dunque, un nuovo Ulivo ed una Alleanza per la democrazia. Su queste proposte il Pd vuole esprimere la sua funzione nazionale e di governo.

Su queste basi politiche il Partito Democratico organizzerà per l’autunno una grande campagna di mobilitazione sui temi sociali e della democrazia. E’ giunto il tempo infatti di suonare le nostre campane.

(26 agosto 2010)

Categoria: Informazioni | Nessun Commento »

 

Il PD di Casole.

Inserito da casoledelsa il 27 Agosto 2010

Il PD di Casole e la rappresentatività.

 

La notizia è apparsa nei giornali locali, ma questo per Casole ha una rilevanza maggiore che non deve rimanere nell’ombra.

E’ importante, infatti che i nostri iscritti sappiano che alla riunione territoriale del Pd che si è svolta lo scorso 2 Agosto presso il Circolo ARCI di Sovicille, sono stati approvati all’unanimità i membri del Direttivo Provinciale e quelli del Comitato politico.

Il PD di Casole conta ben 4 membri all’interno del Direttivo Provinciale: Claudia Rumachella, Valentina Feti, Mario Batoni e Bruno Melani . Claudia Rumachella è stata nominata anche nel Comitato Politico, organo voluto espressamente dal Segretario Provinciale Elisa Meloni.

Bruno Melani fa parte anche dell’ Assemblea  Regionale

Questo per Casole, soprattutto dopo la sconfitta elettorale,  è un passo importante, un punto da dove ripartire per crescere e rafforzarsi. Questo  ha voluto sottolineare e ribadire anche in occasione di quella assemblea, il segretario Provinciale Elisa Meloni. E’ un segnale con il quale il PD provinciale ha voluto dimostrare la propria vicinanza, compattezza e coesione anche dove il PD non amministra.

La presenza all’interno della dirigenza provinciale e regionale sta a significare che il Pd di Casole è vivo e vegeto e sta in  tutti i livelli di rappresentanza politica. E’ composto da persone serie che si impegnano e, che, grazie a questo, hanno la possibilità di confrontarsi e stare all’interno dello stesso gruppo a cui fanno parte tutti gli altri Sindaci dei Comuni vicini, gli Amministratori provinciali e regionali. Ciò non può che portare beneficio, un valore aggiunto notevole del quale dobbiamo  onorarci, caricandoci di responsabilità verso tutto l’elettorato.

Nel ringraziare il segretario Provinciale Elisa Meloni per la fiducia accordateci, ora più che mai, siamo convinti che  “l’unione fa la forza”!

Categoria: Segreteria | Nessun Commento »

 

Giunta Pii - La scuola – cultura e la DESTRA.

Inserito da casoledelsa il 27 Agosto 2010

Dove sono il Sindaco Pii, la sua Giunta il  Consigliere alla scuola  Sig.ra Frati mentre la Riforma Gelmini inizia a far vedere i suoi effetti (danni)?

 

La Giunta Pii, prima vota “NO” in Consiglio Comunale, alla mozione del Centrosinistra per Casole contro la “riforma Gelmini”, poi non aderisce alla protesta dei Sindaci della Valdelsa ( Colle, Poggibonsi San Gimignano,  Certaldo) contro i tagli di 2 classi al Liceo A.Volta di Colle, che ha ripercussioni anche su famiglie e giovani di Casole. Protesta portata avanti in sede Parlamentare dai deputati del PD Ceccuzzi e Cenni.

 

Spieghi la DESTRA di Pensare Comune e di Pii, la contraddizione tra “Creiamo il polo culturale della Valdelsa” e l’adesione ad una riforma fatta di soli tagli all’istruzione pubblica, portata avanti dal Governo Berlusconi.

“Il liceo A. Volta” è una scuola di eccellenza e tale deve restare. E’ inaccettabile che la scuola pubblica sia penalizzata in questo modo.

 

Non è più il tempo di ingannare i cittadini, dica Pii, la sua Giunta, il consigliere alla scuola Sig.ra Frati, perché non hanno fatto niente per risolvere i problemi prodotti dalla “Gelmini” nelle scuole della Valdelsa. Basta nascondersi dietro lo slogan del “siamo una lista civica”.

Siete una DESTRA MASCHERATA e SMASCHERATA!!.

QUESTO E’ IL VERO VOLTO DI PIERO PII E DELLA SUA GIUNTA.

 

Dire questo per il Sindaco Pii, il Pres. di Pensare Comune, il Sig. Paolo Barbagallo è   perversa logica di divisione e di contrapposizione?.

Categoria: Dibattito, News | Nessun Commento »

 

ALLARME SCUOLA

Inserito da casoledelsa il 25 Agosto 2010

Categoria: Informazioni | Nessun Commento »

 

Un Piano Energetico per Casole - Proposta del Centrosinistra per Casole

Inserito da casoledelsa il 24 Agosto 2010

Il Gruppo Consiliare Centrosinistra per Casole ha presentato una proposta  il “Piano energetico per Casole”, in discussione da alcuni mesi in Commissione energia. Il documento vuole essere base di discussione ed approfondimento sia in ambito Comunale che in sede di Consulta dell’Ambiente.

Premessa

L’energia ed i problemi ad essa collegati rappresentano uno degli argomenti più attuali e sentiti a livello mondiale, sia per i risvolti economici ed ambientali, sia per l’impatto che le necessarie scelte in merito potranno avere sulla qualità vita delle persone.

Le società occidentali, le economie più avanzate del pianeta, hanno basato la loro crescita su un impiego massiccio dell’energia, soprattutto da fonte fossile (petrolio, carbone, gas naturale), che a conti fatti, rischia di non poter essere sostenibile nel giro di alcuni decenni. Le fonti fossili, su cui oggi ci basiamo in maniera privilegiata, sono esauribili e probabilmente termineranno nel giro di alcuni decenni: ci sono esperti in materia che dicono che abbiamo già raggiunto, se non superato, il picco di massima produzione, dopodiché il costo di queste fonti di energia non potrà che salire.

Si pone quindi il primo problema: l’esauribilità e la sostenibilità dei combustibili fossili dal punto di vista economico e la necessità di una futura sostituzione anche parziale, con altre fonti di energia. Gesti che oggi sono banalissimi ai nostri occhi, come accendere la luce, guidare l’auto, prendere l’ascensore, ecc. potrebbero essere, un “privilegio” con il costo dell’energia alle stelle: ne abbiamo avuto una prova lo scorso anno.

Il secondo grande problema è la sostenibilità dei combustibili fossili dal punto di vista ambientale globale: la comunità internazionale si sta muovendo tra grosse difficoltà date da interessi economici e geopolitici, ma anche da forti diseguaglianze per contrastare il cambiamento climatico in atto che parrebbe indotto dell’uso massiccio dei combustibili fossili. Immettendo ogni anno in atmosfera milioni di tonnellate di CO2 aumentiamo il potere della stessa di riflettere parte del calore della terra, impedendone lo scambio con l’universo, il risultato è che la temperatura media della terra è destinata ad aumentare nel giro dei prossimi decenni, più di quanto non sia successo finora. Ciò potrebbe portare a forti cambiamenti sulla biodiversità e sugli ecosistemi della Terra, che si rifletterebbero in radicali cambiamenti del nostro stile di vita.

Appare quindi necessario affrontare in maniera decisa questi aspetti, cambiando alcune nostre abitudini quotidiane, accettando adesso piccoli compromessi e facendo scelte oculate per evitare di dover fronteggiare noi e le future generazioni, un mondo che potrebbe essere più “difficile” dell’attuale. Ciò non significa tornare indietro, stare al freddo, avere una qualità di vita peggiore di degli standard attuali, ma guardare in faccia la realtà per fare scelte che permettano di ottenere la stessa qualità di vita con consumi energetici più bassi in generale e con una quanto più ampia e sicura diversificazione delle fonti energetiche primarie, optando il più possibile per quelle rinnovabili (sole e vento per primi, ma anche le maree, il calore della terra, le biomasse) e per quelle con il più basso livello di carbonio (leggi CO2) per unità di energia “utile” prodotta, come il gas naturale.

Gli enti locali non hanno competenze dirette in materia di pianificazione energetica, che secondo la Costituzione sono demandate alle Regioni ed allo Stato, ma possono comunque effettuare delle scelte che possano incentivare le energie rinnovabili, la riduzione dei consumi e l’efficienza energetica. Se analizziamo i consumi di energia, suddivisi per campo di impiego, ci rendiamo conto di come una grossa fetta (dati ENEA) faccia capo al settore residenziale, commerciale e industriale. Ridurre sensibilmente i consumi delle nostre case e fare in modo che in esse si possano sfruttare quanto più possibile le fonti di energia rinnovabile, che la natura ci offre “gratis” sarà una cosa necessaria, una forte assunzione di responsabilità verso le generazioni future, oltre che un grosso risparmio per noi stessi fin da subito. La proposta che facciamo riguarda proprio possibili linee guida da seguire nel nostro comune, cercando per prima cosa di favorire la diffusione di una consapevolezza e di una conoscenza “verde” e dell’uso, da parte una fetta più larga possibile della popolazione e delle varie attività produttive del territorio casolese, di tecnologie mirate al risparmio energetico e all’uso delle fonti rinnovabili.

In questo modo potremmo dire di aver fatto un grosso servizio alla nostra comunità e aver contribuito ancora di più a rendere il nostro territorio, già di per sé di grande pregio e bellezza, sempre più tutelato ed “appetibile” agli occhi di turisti ed investitori esterni.

Obiettivi

L’obiettivo principale è la riduzione del consumo delle risorse naturali (acqua e energia) e dei combustibili fossili nel territorio del comune di Casole d’Elsa. Questo obiettivo deve necessariamente comprendere due aree di intervento distinte e complementari:

la diffusione, tra la popolazione e tra le imprese casolesi di ogni settore, della conoscenza delle problematiche energetiche ed ambientali, dei possibili vantaggi e delle opportunità di risparmio e di sviluppo economico che possono rappresentare. Ciò sarebbe possibile collaborando opportunamente con l’Agenzia Provinciale per l’Energia e l’Ambiente, di cui siamo soci.

La messa a punto di metodi e strumenti, di carattere sia urbanistico che economico, che incoraggino e favoriscano interventi mirati al risparmio energetico (riduzione del consumo globale di energia) negli edifici pubblici e privati, residenziali e produttivi, all’impiego di tecnologie per l’utilizzo di una significativa quota (almeno il 50%) di energia da fonte rinnovabile e alla creazione di una vera e propria “filiera” del settore, grazie a cui si creino nuovi posti di lavoro sul nostro territorio, con la nascita e lo sviluppo di un nuovo e lungimirante settore d’impresa.

Procedura e proposte

Alla luce di quanto premesso e degli obiettivi da perseguire, avanziamo al Sindaco e alla Giunta una proposta di procedura da seguire, propedeutica alla definizione degli interventi da mettere in atto ed una serie di proposte sugli stessi.

Primo passo: accurato esame dei consumi globali di energia (elettricità, gas e combustibili solidi e liquidi) e acqua per uso abitativo, ricettivo e manifatturiero. Raccogliere i dati sui livelli di consumo energetico e diviso tra le varie fonti energetiche impiegate, sentendo anche gli enti gestori dei vari servizi, in modo da vedere quali sono i margini di riduzione e di intervento concretamente auspicabili.

Secondo passo: individuare gli interventi di riduzione dei consumi fattibili e le fonti di energia rinnovabile effettivamente sfruttabili con convenienza economica.

Riteniamo che le fonti energetiche rinnovabili da sfruttare concretamente sul nostro territorio e per questo motivo da incentivare potrebbero essere:

                        Solare (termico, solar cooling e fotovoltaico)

                        Biomasse (legna e scarti di lavorazione assimilabili nell’industria e nell’agricoltura)

                        Energia geotermica (pompe di calore ed eventuali campi di calore endogeno, anche a basso livello di entalpia, presenti sul nostro territorio)

                        Microeolico (nei luoghi del nostro territorio che ne presentino le caratteristiche)

 

Sarebbero inoltre da introdurre tra le tecnologie da incentivare la cogenerazione e la trigenerazione (rispettivamente produzione combinata di elettricità e calore e di elettricità,calore e freddo), pur se alimentate con fonti energetiche fossili.

Andrebbero favorito su tutto il territorio comunale il passaggio verso combustibili a bassa emissione di anidride carbonica (metano, biomasse) e a sistemi di combustione a basso consumo, come le caldaie a condensazione al posto di quelle tradizionali, che a parità di calore fornito permettono un consumo di energia primaria inferiore del 25-30%; in alternativa ai sistemi a combustione, andrebbe favorita l’installazione di sistemi di riscaldamento/raffreddamento a pompa di calore con pannelli radianti o impianti a pavimento, al posto dei tradizionali sistemi a termosifoni. Tali impianti dovrebbero essere integrati da pannelli solari termici e/o fotovoltaici.

Sarebbe comunque importante valutare, per le frazioni più lontane da Casole e ove non persistano vincoli particolari, se fosse più conveniente la metanizzazione completa e l’installazione di singole unità per la produzione di energia termica o l’installazione, anche in project financing, di un sistema centralizzato di cogenerazione e teleriscaldamento, preferibilmente alimentato alimentato a biomassa.

Va poi continuata la ricerca verso il risparmio energetico in tutti i settori, a partire dagli edifici pubblici, con interventi che permettano un minore consumo elettrico (illuminazione) e termico (migliore isolamento); vediamo di buon occhio l’iniziativa intrapresa sul risparmio energetico legato all’illuminazione pubblica ed auspichiamo che possa avere affetti tangibili nell’arco di pochi mesi.

Riteniamo utile introdurre nell’attuale parco mezzi di cui è dotato il comune mezzi a basso impatto ambientale (esempio piccoli mezzi d’opera elettrici o ibridi) e l’uso, se possibile, del biodiesel, magari in cooperazione con altri soggetti istituzionali della nostra Provincia, come già fatto in altre realtà.

Separato dal contesto energetico, ma sempre nell’ottica di minor consumo di risorse, andrebbe favorito il risparmio idrico, favorendo il recupero delle acque meteoriche per l’irrigazione, il water, la lavatrice, contestualmente alla riduzione dei consumi idrici (rubinetti con miscelatore aria acqua, water con vaschette separate.

Le azioni che proponiamo

Proponiamo la redazione di un documento divulgativo su queste tematiche, chiaro e comprensibile a tutta la cittadinanza, che spieghi il problema e gli nostri obiettivi. Documento che sarebbe utile discutere ed approvare in consiglio comunale come linea vincolante da divulgare alla popolazione.

Proponiamo di aggiornare velocemente il Regolamento Edilizio, stabilendo le norme per il risparmio energetico e l’installazione dei dispositivi per lo sfruttamento delle energie rinnovabili. Si tratterrebbe di un’operazione da fare nel giro di poche settimane, che possa andare a colmare delle lacune dell’attuale regolamento edilizio e che possano diventare parte integrante del nuovo regolamento, da stilare contestualmente alla Variante Generale al Piano Strutturale.

Proponiamo di indirizzare eventuali impianti per la produzione industriale di elettricità da fonti rinnovabili (potenza istallata superiore ai 20kWp) come complemento ed eventualmente recupero di aree già sfruttate ai fini edilizi (residenziali o produttivi) o in aree degradate. Riteniamo utile invece limitare numero e dimensione di tali impianti in area agricola, procedendo con un apposito regolamento.

Proponiamo l’istituzione di convenzioni tra gli installatori e le banche che operano sul nostro territorio con lo scopo di ottenere sconti e prezzi trasparenti e stabiliti univocamente per i cittadini del di Casole d’Elsa, in tutti gli interventi in materia di risparmio energetico e fonti rinnovabili.

Proponiamo che vengano istituite rapidamente iniziative per l’incentivo al risparmio energetico e all’utilizzo delle fonti rinnovabili sulle nuove edificazioni e sulle ristrutturazioni, con vantaggi da concretizzare sui volumi edificabili, sugli oneri di urbanizzazione e su altre imposte; tutti gli incentivi andrebbero attribuiti in base alla qualità energetica raggiunta dell’edificio e all’uso di acqua meteorica di recupero legate al suo funzionamento; per avere accesso all’incentivo, tali traguardi dovranno essere certificati da professionisti abilitati. L’incentivo dovrebbe premiare chi investe per realizzare edifici che consumino la minore energia primaria, basandosi sulle classi energetiche previste dalle norme nazionali. L’incentivo potrebbe avere la forma di una riduzione degli oneri di urbanizzazione, tanto maggiore, quanto più alta la classe energetica raggiunta dall’immobile dopo l’intervento.

Proponiamo, in un momento di crisi economica diffusa e generalizzata come quello attuale, che il Comune di Casole d’Elsa si faccia promotore di opportunità di iniziativa economica stabile e strutturale, non estemporanea, che abbia come oggetto i temi del risparmio energetico e

dell’impiego delle energie rinnovabili, creando le condizioni perché il comune di Casole d’Elsa diventi luogo di investimento da parte delle imprese private e si crei un vero proprio polo di ricerca e sviluppo, oltre che di produzione di tecnologie legate alla “green economy”. Importante, sotto questo aspetto, sarà la cooperazione con tutti i comuni limitrofi, non solo quelli della Valdelsa, e con le altre istituzioni locali, come l’Amministrazione Provinciale di Siena e la Regione Toscana, ma anche con la Fondazione Monte dei Pachi di Siena, l’APEA, le associazioni di categorie e il sistema universitario toscano. Riteniamo che sia importante fare sinergie con le altre istituzioni, oltre che favorire le iniziative di sinergia tra queste e le aziende del settore.

Proponiamo di guardare al settore agro-forestale e zootecnico come ad un settore in cui si possa investire per creare nuove opportunità di crescita e di impiego. L’energia da fonte rinnovabile può e deve essere vista anche come un reddito aggiuntivo per l’agricoltura. Per questo motivo, riteniamo che sia importante creare sul territorio casolese le opportunità per lo sviluppo di una vera e propria filiera delle agro-energie, come l’impiego da parte delle nostre aziende zootecniche del biogas prodotto da scarti di lavorazioni e dai reflui degli allevamenti, oppure come la creazione di un mercato per la biomassa solida come il cippato, prodotto anche come sottoprodotto del taglio del bosco e dagli scarti agricoli e arboricoli, oltre che da colture dedicate da proporre alla nostra imprenditoria agricola.

Proponiamo, sempre nell’ottica di un minore consumo di risorse primarie, di incentivare ulteriormente la raccolta differenziata con un’intesa con Sienambiente, mirata all’estensione della raccolta porta a porta nei centri storici ed una sorta di “Carta di Fedeltà” per i rifiuti conferiti all’isola ecologica. Sulla falsariga di altri progetti attivati anche in Toscana potremmo dotare le famiglie di Casole di un tesserino in cui si registrano le quantità e le tipologie di rifiuti conferiti da una famiglia all’isola ecologica. Sulla base di quanto conferito nel corso dell’anno solare, la famiglia andrebbe all’ufficio tributi del Comune per e chiedere il riconoscimento di quanto conferito ed in base a questo ottenere, per l’anno successivo, uno sconto sulla tassa dei rifiuti.

Proponiamo di introdurre mezzi a basso impatto ambientale (esempio piccoli mezzi d’opera elettrici o ibridi) nell’attuale parco mezzi comunale e l’uso, se possibile, del biodiesel, magari in cooperazione con altri soggetti istituzionali della nostra Provincia.

Impegniamo il Sindaco e la Giunta del Comune di Casole d’Elsa a perseguire gli scopi e le azioni indicate nel presente documento, coinvolgendo anche le altre istituzioni locali e dandone relazione periodica al Consiglio Comunale.

 

Categoria: Consiglio Comunale, GRUPPO CONSILIARE CENTROSINISTRA | Nessun Commento »

 

Direzione Provinciale del PD Siena

Inserito da casoledelsa il 23 Agosto 2010

Bozza del documento finale della Direzione Provinciale del Partito Democratico di giovedì 19 agosto, a Siena, presso il circolo Arci del Ruffolo.

 

 La Direzione provinciale del Partito Democratico esprime solidarietà al Presidente della Repubblica Napolitano, supremo garante delle istituzioni che è stato oggetto di attacchi inaccettabili da parte di una maggioranza di governo allo sbando  che scarica le proprie tensioni sul punto di riferimento di tutti gli italiani.

Pdl e Lega, sono tenute insieme esclusivamente da un patto di potere che si basa sullo scambio federalismo/presidenzialismo, capace di stravolgere le istituzioni democratiche e la coesione del Paese, sulla blindatura dell’attuale legge elettorale, che priva gli italiani della libertà di scegliere i parlamentari, un cinico avanzamento della Lega Nord che incurante della gigantesca questione morale scoppiata nel partito di Berlusconi, si avvantaggia del crescente degrado del Pdl, che ha in Denis Verdini un coordinatore nazionale accusato di reati gravissimi oltre che dalla magistratura dalla Banca d’Italia.

La maggioranza di governo che disponeva di cento deputati di vantaggio ha fallito. Correttezza istituzionale impone che il Presidente del Consiglio si presenti alle Camere per verificare se è in grado di governare, altrimenti l’iniziativa deve passare al Quirinale. Il Pd è pronto alle elezioni politiche anticipate per cambiare, chiudere la stagione sciagurata di Berlusconi, meglio passando per un esecutivo di breve durata che governi la finanza pubblica, assuma misure di sostegno alla ripresa e di equità sociale, cambi la legge elettorale”.

I partiti di centrodestra non hanno alcuna legittimità etica e politica a livello locale per sollevare una questione morale nel territorio senese, strumentalizzando le inchieste in corso. Il Pd ribadisce la propria fiducia nell’azione della magistratura e chiede che venga fatta chiarezza al più presto su tutte pratiche aperte e sin qui conosciute: Ampugnano, Monte dei Paschi, Università, cavalli del Palio. Istituzioni e temi che rappresentano al massimo l’identità della città e hanno una intima ed esteriore delicatezza.

 

La correttezza del PD e dei suoi iscritti, e dei suoi eletti è sempre stata massima. In questo senso vogliamo ricordare il caso di Casole d’Elsa e la scelta di non ricandidarsi da parte del Sindaco uscente Valentina Feti, coinvolta da un’inchiesta che a distanza di due anni non ci risulta ancora aver avuto ulteriori sviluppi. Una scelta completamente diversa rispetto a quella dell’attuale sindaco Piero Pii, esponente di una lista civica, rinviato a giudizio nella stessa inchiesta.

 

Vi è un chiaro intento da parte delle liste civiche, del Pdl e della Lega, di intimidire il governo locale, di fare della pratica dell’esposto penale, del blocco amministrativo, dei libri patacca la cifra della propria iniziativa politica. Il fallimento ottenuto al Comune di Siena, prima con la cocente sconfitta elettorale di Piccini, poi con il tentativo di paralisi amministrativa, utilizzando anche una certa familiarità con gli apparati dello Stato, è ora rivolto verso l’Amministrazione Provinciale di cui si teme lo svilupparsi di una qualificata e organica politica di sviluppo del territorio, dopo che ha garantito tenuta sociale e produttiva durante la crisi. La ricerca ossessiva e violenta di episodi di corruzione tra gli amministratori pubblici della provincia di Siena non ha dato per il momento alcun frutto e si rivolgerà contro chi ha alimentato un clima di veleni. Il Pd è sereno in quanto partito di donne e uomini che vivono la politica con passione e che ora è chiamato a rispondere con vigore a questa campagna denigratoria e trasversale con l’iniziativa politica ed il rinnovamento dei gruppo dirigenti su basi esclusivamente meritocratiche, respingendo i tentativi di chi vuole utilizzare le relazioni o le pratiche correntizie. Il Pdl locale è ancora devastato dal vizio originale di essere nato sull’asse Verdini-Piccini, e di essere rappresentato in regione proprio da un consigliere nominato da Verdini, mentre la Lega Nord è ridotta all’ultima lista civica in ordine d’importanza. Si tratta di forze inaffidabili per la città, pronte, come hanno dimostrato in questi anni, a minare la credibilità di Siena pur di far avanzare il proprio disegno distruttivo”.

Su l’aeroporto di Ampugnano si ribadisce che la pista non sarà allungata né saranno aumentate le cubature edificate, né il limite massimo di traffico per la struttura. “L’obiettivo è solo quello di adeguare l’impianto alle vigenti normative e di ridurre l’impatto della struttura nel rispetto dell’ambiente e del paesaggio. Un adeguamento necessario per il rispetto delle norme di sicurezza previste dall’Enac e propedeutico alla permanenza della concessione alla società aeroportuale da parte dello stesso ente. Una volta superata l’attuale fase critica rimarrà la necessità di individuare un socio industriale che abbia capacità gestionali e sgravi il pubblico da quei costi di apertura dell’impianto che da decenni gravano sulla struttura, in particolare con gli attuali vincoli di finanza pubblica. Siena è un territorio piccolo, ma che ha luoghi ed eccellenze di carattere nazionale ed internazionale che sono tipici di aree ben più grandi della nostra. Per questo la provincia di Siena necessita di connessioni con l’Italia ed il resto del mondo che l’attuale struttura dell’aeroporto di Ampugnano può senza dubbio implementare, pur in un quadro in cui rimane prioritario investire sulle strade e sulla rotaia. Una visione eccessivamente conservatrice del nostro territorio non è oggi sufficiente a garantire i livelli di benessere a cui siamo abituati ed è destinata a favorire la rendita, a danno del reddito e dell’occupazione. L’obiettivo del Partito democratico è quello di dare una scossa al nostro territorio tutelandone le eccellenze e valorizzando l’innovazione. Chi in questo vuole leggere una mancanza di rispetto per il nostro ambiente non conosce la provincia di Siena, non conosce il nostro partito, non conosce i nostri amministratori: noi abbiamo intenzione di batterci per far crescere e migliorare il nostro territorioattraverso programmi, contenuti e donne ed uomini in grado di affrontare le sfide che ci attendono per continuare a governare questa provincia con successo.

 

Categoria: Informazioni, News | Nessun Commento »

 

MONDADORI SALVATA DAL FISCO

Inserito da casoledelsa il 23 Agosto 2010

 

IL CASO
Mondadori salvata dal Fisco
scandalo “ad aziendam” per il Cavaliere
La somma dovuta dall’azienda editoriale: 173 milioni, più imposte, interessi, indennità di mora e sanzioni. Una norma che si somma ai 36 provvedimenti “ad personam” fatti licenziare alle Camere dal premier. Segrate è difesa al meglio: i suoi interessi li cura lo studio tributario di Giulio Tremonti, nel ‘91 non ancora ministro. Marina Berlusconi mette da parte 8,6 milioni, in attesa delle integrazioni al decreto. Che puntualmente arrivano
di MASSIMO GIANNINI

Sotto i nostri occhi, distolti dalla Parentopoli privata di Gianfranco Fini usata come arma di distruzione politica e di distrazione di massa, sta passando uno scandalo pubblico che non stiamo vedendo. Questo scandalo si chiama Mondadori. Il colosso editoriale di Segrate - di cui il premier Berlusconi è “mero proprietario” e la figlia Marina è presidente - doveva al Fisco la bellezza di 400 miliardi di vecchie lire, per una controversia iniziata nel ‘91. Grazie al decreto numero 40, approvato dal governo il 25 marzo e convertito in legge il 22 maggio, potrà chiudere la maxi-vertenza pagando un mini-tributo: non i 350 milioni di euro previsti (tra mancati versamenti d’imposta, sanzioni e interessi) ma solo 8,6. E amici come prima.Un “condono riservato”. Meglio ancora, una legge “ad aziendam”. Che si somma alle 36 leggi “ad personam” volute e fatte licenziare dalle Camere dal Cavaliere, in questi tumultuosi quindici anni di avventurismo politico. Repubblica ha già dato la notizia, in splendida solitudine, l’11 agosto scorso. Ma ora che il centrodestra discute di una “questione morale” al suo interno, ora che la propaganda di regime costruisce teoremi assolutori sul “così fan tutti” e la macchina del fango istruisce dossier avvelenati sulle compravendite immobiliari, è utile tornarci su. E raccontare fin dall’inizio la storia, che descrive meglio di ogni altra l’enormità del conflitto di interessi del premier, il micidiale intreccio tra funzioni pubbliche e affari privati, l’uso personale del potere esecutivo e l’abuso politico sul potere legislativo.

Il prologo: paura a Segrate

La vicenda inizia nel 1991, quando il marchio Mondadori, da poco entrato nell’orbita berlusconiana, decide di varare una vasta riorganizzazione nelle province dell’impero. Scatta una fusione infragruppo tra la stessa Arnoldo Mondadori Editore e la Arnoldo Mondadori Editore Finanziaria (Amef). Operazioni molto in voga, soprattutto all’epoca, per nascondere plusvalenze e pagare meno tasse. Il Fisco se ne accorge, scattano gli accertamenti, e le Finanze chiedono inizialmente 200 miliardi di imposte da versare. L’azienda ricorre e si apre il solito, lunghissimo contenzioso. Da allora, la Mondadori vince i due round iniziali, davanti alle Commissioni tributarie di primo e di secondo grado. È assistita al meglio: i suoi interessi fiscali li cura, in aula, lo studio tributario di Giulio Tremonti, nel 1991 non ancora ministro delle Finanze (lo diventerà nel ‘94, con il primo governo Berlusconi). Nell’autunno del 2008 l’Agenzia delle Entrate presenta il suo ricorso in terzo grado, alla Cassazione. Nel frattempo la somma dovuta dall’azienda editoriale del presidente del Consiglio è lievitata: 173 milioni di euro di imposte dovute, alle quali si devono aggiungere gli interessi, le indennità di mora e le eventuali sanzioni. Il totale fa 350 milioni di euro, appunto.

Se la Suprema Corte accogliesse il ricorso, per Segrate sarebbe un salasso pesantissimo. Soprattutto in una fase di crisi drammatica per il mercato editoriale, affogato quanto e più di altri settori dalla “tempesta perfetta” dei mutui subprime che dal 2007 in poi sommerge l’economia del pianeta. Così, nel silenzio che aleggia sull’intera vicenda e nel circuito perverso del berlusconismo che lega la famiglia naturale alla famiglia politica, scatta un piano con le relative contromisure. Che non sono aziendali, secondo il principio del liberalismo classico: mi difendo “nel” mercato, e non “dal” mercato. Ma normative, secondo il principio del liberismo berlusconiano: se dal mercato non mi posso difendere, cambio le leggi. Un “metodo” collaudato, ormai, che anche sul fronte dell’economia (come avviene da anni su quello della giustizia) esige il “salto di qualità”: chiamando in causa la politica, mobilitando il partito del premier, militarizzando il Parlamento. Un “metodo” che, nel caso specifico, si tradurrà in tre tentativi successivi di piegare l’ordinamento generale in funzione di un vantaggio particolare. I primi due falliranno. Il terzo centrerà l’obiettivo.

Il primo tentativo: il “pacchetto giustizia”

Siamo all’inverno 2008. Nessuno sa nulla, del braccio di ferro che vede impegnate la Mondadori e l’Amministrazione Finanziaria. Nel frattempo, il 13 aprile dello stesso anno il Cavaliere ha stravinto le elezioni, è di nuovo capo del governo, e Tremonti, da “difensore” del colosso di Segrate in veste di tributarista, è diventato “accusatore” del gruppo, in veste di ministro dell’Economia. Può scattare il primo tentativo. E nessuno si insospettisce, quando nel mese di dicembre un altro ministro del Berlusconi Terzo, il guardasigilli Angelino Alfano, presenta il suo corposo “pacchetto giustizia” nel quale, insieme al processo breve e alla nuova disciplina delle intercettazioni telefoniche, compare anche la cosiddetta “definizione agevolata delle liti tributarie”. Una norma stringatissima: prevede che nelle controversie fiscali nelle quali abbia avuto una sentenza favorevole, in primo e in secondo grado, il contribuente può estinguere la pendenza, senza aspettare l’eventuale pronuncia successiva in terzo grado (cioè la Cassazione) versando all’erario il 5% del dovuto. È un piccolo “colpo di spugna”, senz’altro. Ma è l’ennesimo, e sembra rientrare nella logica delle sanatorie generalizzate, delle quali i governi di centrodestra sono da sempre paladini. In realtà, è esattamente il “condono riservato” che serve alla Mondadori.

L’operazione non riesce. Il treno del “pacchetto giustizia”, che veicola la pillola avvelenata di quello che poi sarà ribattezzato il “Lodo Cassazione”, non parte. La dura reazione del Quirinale, dei magistrati e dell’opposizione, sia sul processo breve che sulle intercettazioni, costringe Alfano allo stop. “Il pacchetto giustizia è rinviato al prossimo anno”, dichiara il Guardasigilli alla vigilia di Natale. Così si blocca anche la “leggina” salva-Mondadori. Ma dietro le quinte, nei primi mesi del 2009, non si blocca il lavoro dell’inner circle del presidente del Consiglio. Il tempo stringe: la Cassazione ha già fissato l’udienza per il 28 ottobre 2009, di fronte alla sezione tributaria, per discutere della controversia fiscale tra l’Agenzia delle Entrate e l’azienda di Segrate. Così scatta il secondo tentativo. In autunno si discute alla Camera la Legge Finanziaria per il 2010. È il secondo “treno” in partenza, e per chi lavora a tutelare gli affari del premier è da prendere al volo.

Il secondo tentativo: la Finanziaria

Giusto alla vigilia dell’udienza davanti alla sezione tributaria della Suprema Corte, presieduta da un magistrato notoriamente inflessibile come Enrico Altieri, accadono due fatti. Il primo fatto accade al “Palazzaccio” di Piazza Cavour: il 27 ottobre il presidente della Cassazione Vincenzo Carbone (che poi risulterà pesantemente coinvolto nello scandalo della cosiddetta P3) decide a sorpresa di togliere la causa Agenzia delle Entrate/Mondadori alla sezione tributaria, e di affidarla alle Sezioni Unite come richiesto dagli avvocati di Segrate, con l’ovvio slittamento dei tempi in cui verrà discussa. Il secondo fatto accade a Montecitorio: il 29 ottobre, in piena notte, il presidente della Commissione Bilancio Antonio Azzolini, ovviamente del Pdl, trasmette alla Camera il testo di due emendamenti alla Finanziaria. Il primo innalza da 75 a 78 anni l’età di pensionamento per i magistrati della Cassazione (Carbone, il presidente che due giorni prima ha deciso di attribuire la causa Mondadori alle Sezioni Unite, sta per compiere proprio 75 anni, e quindi dovrebbe lasciare il servizio di lì a poco). Il secondo riproduce testualmente la “definizione agevolata delle liti tributarie” già prevista un anno prima dal “pacchetto giustizia” di Alfano. È di nuovo la legge “ad aziendam”, che stavolta, con la corsia preferenziale della manovra economica, non può non arrivare al traguardo.

Ma anche questo secondo tentativo fallisce. Stavolta, a bloccarlo, è Gianfranco Fini. La mattina del 30 ottobre, cioè poche ore dopo il blitz notturno di Azzolini, il relatore alla Finanziaria Maurizio Sala (ex An) avverte il presidente della Camera: “Leggiti questo emendamento che consente a chi è in causa con il Fisco e ha avuto ragione in primo e in secondo grado di evitare la Cassazione pagando un obolo del 5%: c’è del marcio in Danimarca…”. Fini legge, e capisce tutto. È l’emendamento salva-Mondadori, con la manovra non c’entra nulla, e non può passare. La norma salta ancora una volta. E non a caso, proprio in quella fase, cominciano a crescere le tensioni politiche tra Berlusconi e Fini, che due anni dopo porteranno alla rottura. Ma crescono anche le preoccupazioni di Marina sull’andamento dei conti di Segrate. Per questo il premier e i suoi uomini non demordono, e di lì a poco tornano all’attacco. Scatta il terzo tentativo. Siamo ai primi mesi del 2010, e sui binari di Palazzo Chigi c’è un terzo “treno” pronto a partire. Il 25 marzo il governo vara il decreto legge numero 40. È il cosiddetto “decreto incentivi”, un provvedimento monstre, dove l’esecutivo infila di tutto. Durante l’iter di conversione, il Parlamento completa l’opera. Il 28 aprile, ancora una volta durante una seduta notturna, un altro parlamentare del Pdl, Alessandro Pagano, ripete il blitz, e ripresenta un emendamento con la norma salva-Mondadori.

Il terzo tentativo: il “decreto incentivi”

Stavolta, finalmente, l’operazione riesce. Il 22 maggio le Camere convertono definitivamente il decreto. All’articolo 3, relativo alla “rapida definizione delle controversie tributarie pendenti da oltre 10 anni e per le quali l’Amministrazione Finanziaria è risultata soccombente nei primi due gradi di giudizio”, il comma 2 bis traduce in legge la norma “ad aziendam”: “Il contribuente può estinguere la controversia pagando un importo pari al 5% del suo valore (riferito alle sole imposte oggetto di contestazione, in primo grado, senza tener conto degli interessi, delle indennità di mora e delle eventuali sanzioni)”. E pazienza se il presidente della Repubblica Napolitano, poco dopo, sul “decreto incentivi” invia alle Camere un messaggio per esprimere “dubbi in ordine alla sussistenza dei presupposti di straordinaria necessità ed urgenza, per alcune nuove disposizioni introdotte, con emendamento, nel corso del dibattito parlamentare”. E pazienza se la critica del Quirinale riguarda proprio quell’articolo 3, comma 2 bis. Ormai il gioco è fatto. Il colosso editoriale di proprietà del presidente del Consiglio è sostanzialmente salvo. Per consentire alla Mondadori di chiudere definitivamente i conti con il Fisco manca ancora un banale dettaglio, che rende necessario un ultimo passaggio parlamentare. Il decreto 40 non ha precisato che, per considerare concluso a tutti gli effetti il contenzioso, occorre la certificazione da parte dell’Amministrazione Finanziaria.

Per questo, nel bilancio semestrale 2010 del gruppo di Segrate, presentato il 30 giugno scorso, Marina Berlusconi fa accantonare “8.653 migliaia di euro relativi al versamento dell’importo previsto dal decreto legge 25 marzo 2010, numero 40″ sulla “chiusura delle liti pendenti”, e fa scrivere, a pagina 61, al capitolo “Altre attività correnti”: “Pur nella convinzione della correttezza del proprio operato, e con l’obiettivo di non esporre la società a una situazione di incertezza ulteriore, sono state attuate le attività preparatorie rispetto al procedimento sopra richiamato. In particolare si è proceduto all’effettuazione del versamento sopra richiamato. Nelle more della definizione del quadro normativo, a fronte dell’introduzione di specifiche attestazioni da parte dell’Amministrazione Finanziaria previste nelle ultime modifiche al decreto, e tenuto anche conto del fatto che gli atti necessari per il perfezionamento del procedimento e l’acquisizione dei relativi effetti non sono stati ancora completati, la società ha ritenuto di iscrivere l’importo anticipato nella posta in esame…”. Ricapitolando: la Mondadori mette da parte poco più di 8,6 milioni di euro, cioè il 5% dei 173 che avrebbe dovuto al Fisco (al netto di sanzioni e interessi), in attesa di considerare perfezionato il versamento al Fisco in base alle ultime integrazioni al decreto che saranno effettuate in Parlamento. E le integrazioni arrivano puntuali, alla Camera, il 7 luglio: nella manovra 2011 il relatore Antonio Azzolini (ancora lui) inserisce l’emendamento finale: “L’avvenuto pagamento estingue il giudizio a seguito dell’attestazione degli uffici dell’Amministrazione Finanziaria comprovanti la regolarità dell’istanza e il pagamento integrale di quanto dovuto”. Ci siamo: ora il “delitto” è davvero perfetto. La Mondadori può pagare pochi spiccioli, e chiudere in gloria e per sempre la guerra con l’Erario, che a sua volta gliene da atto rilasciandogli regolare “quietanza”.

L’epilogo: una nazione “ad personam”?

Sembra un romanzaccio di fanta-finanza o di fanta-politica. È invece la pura e semplice cronaca di un pasticciaccio di regime. Nel quale tutto è vero, tutto torna e tutto si tiene. Stavolta Berlusconi non può dire “non mi occupo degli affari delle mie aziende”: non è forse vero che il 3 dicembre 2009 (come riportato testualmente dalle intercettazioni dell’inchiesta di Trani) nel pieno del secondo tentativo di far passare la legge “ad aziendam” dice al telefono al commissario dell’Agcom Giancarlo Innocenzi “è una cosa pazzesca, ho il fisco che mi chiede 900 milioni… De Benedetti che me li chiede ma ha già avuto una sentenza a favore, 750 milioni, pensa te, e mia moglie che mi chiede 90 miliardi delle vecchie lire all’anno… sono messo bene, no?”. Stavolta Berlusconi non può dire che Carboni, Martino e Lombardi sono solo “quattro sfigati in pensione”: non è forse vero che nelle 15 mila pagine dell’inchiesta delle procure sulla cosiddetta P3 la parola “Mondadori” ricorre 430 volte (insieme alle 27 in cui si ripete la parola “Cesare”) e che nella frenetica attività della rete criminale creata per condizionare i magistrati nell’interesse del premier sono finiti sia il presidente della Cassazione Carbone (cui come abbiamo visto spettava il compito di dirottare alle Sezioni Unite la vertenza Mondadori-Agenzia delle Entrate) sia il presidente dell’Avvocatura dello Stato Oscar Fiumara (cui competeva il necessario via libera a quel “dirottamento”?).

È tutto agli atti. Una sola domanda: di fronte a un simile sfregio delle norme del diritto, un simile spregio dei principi del mercato e un simile spreco di denaro pubblico, ci si chiede come possano tacere le istituzioni, le forze politiche, le Confindustrie, gli organi di informazione. Possibile che “ad personam”, o “ad aziendam”, sia ormai diventata un’intera nazione?

m.giannini@repubblica. it

(19 agosto 2010) © Riproduzione riservata

Categoria: Informazioni | 1 Commento »

 

Il Pd, il bavaglio e la democrazia

Inserito da casoledelsa il 18 Agosto 2010

                            CI RISIAMO! E’ APPARSO UN ALTRO MANIFESTO DI “PENSARE COMUNE” E ANCHE QUESTO NON SI DISCOSTA MOLTO DAI PRECEDENTI, SEMPRE LA SOLITA STORIA: CHI NON LA PENSA COME LORO NON HA TITOLO A PARLARE!

QUESTO E’ TIPICO DELLA DESTRA  ITALIANA,DENIGRARE, INSULTARE L’AVVERSARIO POLITICO, ESEMPI CE NE SONO ANCHE RECENTI BASTA PENSARE AL CASO BOFFO O AL CASO FINI. QUEST’ULTIMO, OGGI, SU TUTTI I GIORNALI, IN UN TRITACARNE MEDIATICO.

 IERI , FINCHE’ E’ STATO COPERTO ED ALLINEATO, CONSIDERATO UN GRANDE POLITICO.

MA VENIAMO ALLA  DESTRA  DI  CASOLE, SINCERAMENTE UN PO’ PIU’ MODESTA. LO DIMOSTRA L’ULTIMO MANIFESTO PUBBLICATO DALL’ASSOCIAZIONE CULTURALE,  DOVE SI METTONO INSIEME,  IN POCHE RIGHE,  GLADIATORI, SENTINELLE, FESTE DI PIAZZA, UNA BUONA DOSE DI DENIGRAZIONE VERSO IL GRUPPO DIRIGENTE DEL PD (QUESTO NON POTEVA MANCARE!), DI PARTITI O MOVIMENTI CHE NON SI SAREBBERO PRESENTATI ALLE ELEZIONI PER PAURA DI CONTARSI.

E POI SOPRATTUTTO SI PICCHIA SEMPRE SUL SOLITO TASTO: CHI LA PENSA COME L’ASSOCIAZIONE,  VUOLE IL BENE DEL PAESE,  TUTTI GLI ALTRI NO!  VERREBBE DA DIRE: MENOMALE CHE CI SONO! ALTRIMENTI COME SI FAREBBE A TROVARE CENA LA SERA A CASA??!!!”

IL REFERIMENTO AL GLADIATORE,  CI SFUGGE E NE CHIEDIAMO SCUSA, MA FORSE ANCHE CHI L’HA SCRITTO, NON HA MOLTA CONOSCENZA DI CHI ERANO I GLADIATORI NELL’ANTICA ROMA.

LE FESTE E LE INIZIATIVE CULTURALI CHE DURANTE L’ESTATE SI SUSSEGUONO A CASOLE SONO DA SEMPRE NEL DNA DEL TERRITIRIO CASOLESE, NON UNA SCOPERTA DELL’AMMINISTRAZIONE COMUNALE TARGATA “PENSARE COMUNE”.  SONO FRUTTO DI UN LAVORO, COME AMMETTE ANCHE IL LORO MANIFESTO, DI TANTE ASSOCIAZIONI, SOCIETA’ SPORTIVE, CONTRADE E COMITATI CHE CON IL LORO IMPEGNO HANNO DATO, NEL TEMPO, VISIBILITA’ AD UN TERRITORIO INDIPENDENTEMENTE DA CHI FOSSE IN QUEL MOMENTO ALLA GUIDA DEL COMUNE.

 

ANCHE PERCHE’ L’ATTIVITA’ DI UN’AMMINISTRAZIONE PUBBLICA NON PUO’ IDENTIFICARSI SOLO CON QUESTI ASPETTI.  LE QUASI MILLE FAMIGLIE CHE VIVONO NEL NOSTRO TERRITORIO SONO ALLE PRESE CON PROBLEMI DI NON POCO CONTO COME L’OCCUPAZIONE, LA PRECARIETA’, LA SCUOLA E CHI PIU’ NE HA PIU’ NE METTA.

CHI  HA,  QUESTI  PROBLEMI NON SI ACCONTENTA DI UN BALLETTO IN PIAZZA, ALTRIMENTI, VISTO CHE VENGONO CITATI I GLADIATORI, ANCHE NELL’ANTICA ROMA,  GLI IMPERATORI,  QUANDO C’ERA PIU’ MISERIA, GRATIFICAVANO IL POPOLO CON GIOCHI E FESTE. ANZI, FACEVANO ANCHE DI PIU’ (QUI NON CI SIAMO ANCORA ARRIVATI!) GETTAVANO DENARI TRA LA FOLLA !!!!!! 

UN ALTRO PUNTO COMUNE AD OGNI  MANIFESTO AFFISSO,  E’ IL RIVENDICARE DI AVER VINTO LE ELEZIONI E  QUINDI DI AVERE IL DIRITTO A GOVERNARE.

 CI SEMBRA CHE NESSUNO DELL’ OPPOSIZIONE ABBIA MESSO IN DUBBIO IL RISULTATO ELETTORALE, ABBIA CHIESTO DI RICONTARE I VOTI O GRIDATO A BROGLI.  PERCIO’ PIENA LEGITTIMAZIONE A GOVERNARE, MA ALTRETTANTA LEGITTIMAZIONE,  A CHI NON GOVERNA, DI POTER FARE OPPOSIZIONE NEI MODI CHE RITIENE PIU’ OPPORTUNI.

CONTIAMO 1042 ELETTORI  E VOGLIAMO RAPPRESENTARLI AL MEGLIO SIA NEL CONSIGLIO COMUNALE CHE SUL TERRITORIO, E PER QUESTO NON POSSIAMO E NON VOGLIAMO STARE ZITTI!!

IL GRUPPO DIRIGENTE DEL PD DI CASOLE E’ STATO SCELTO E VOTATO DAGLI ISCRITTI. E’ UN GRUPPO GIOVANE E PREPARATO E NE SIAMO FIERI, CERTO PUO’  NON PIACERE, AGLI AMICI DI PENSARE COMUNE,  PERCHE’ NON E’ DI QUELLI CHE SALE LE SCALE CON IL CAPPELLO IN MANO!!!!!

PER QUANTO RIGUARDA CHI NON SI E’ PRESENTATO ALLE ULTIME ELEZIONI COMUNALI, SE BEN RICORDIAMO, IL CENTROSINISTRA UNITO C’ERA, RIFONDAZIONE C’ERA, LA LEGA C’ERA….O CHI MANCAVA??? FORSE IL PDL? SI MANCAVANO PROPRIO LORO…..CHISSA’ PERCHE’?????

AL CONFRONTO NON CI SIAMO MAI SOTTRATTI.

 I NOSTRI PRIMI INTERLOCUTORI SONO I CITTADINI CON I QUALI QUOTIDIANAMENTE CI CONFRONTIAMO, ANCHE ATTRAVERSO PUBBLICHE ASSEMBLEE - COME A MENSANO – IN LUGLIO, DURANTE LA FESTA DEL PD - DOVE EVIDENTEMENTE “PENSARE COMUNE” HA RITENUTO “UTILE”  NON INTERVENIRE.     MA QUESTA E’ UN’ALTRA QUESTIONE!!

      PD - UNIONE COMUNALE  DI  CASOLE D’ELSA

Categoria: Segreteria | 8 Commenti »

 

ancora un ferragosto in carcere..anche quello è un pezzo d’Italia

Inserito da casoledelsa il 18 Agosto 2010

 
Click, clack…non so se in un fumetto questo sarebbe il rumore delle chiavi che aprono la cancellata di un settore dentro ad un carcere. Sono tante le chiavi, i controlli, poi le singole celle. I click clack ti precedono, ti seguono, ti accompagnano. Assieme ai volti stanchi, vigili degli agenti della polizia penitenziaria. Poi ti rimangono dentro per un po’, anche quando hai già preso la strada di casa.

 

Ricordo la prima volta che sono entrata in visita ufficiale in un carcere: ero ancora assessore, era un carcere femminile, era l’8 marzo. Allora i clik clak mi gelarono la schiena.

Poi ogni ferragosto sono andata nei carceri. Ranza e Siena. Ed ogni volta ho imparato qualcosa di nuovo. L’ho imparato non solo dalle statistiche sui numeri dei detenuti, da quelle degli agenti in ruolo. L’ho imparato dagli occhi. Quelli intravisti attraverso le sbarre di chi si chiedeva chi fossero i visitatori della giornata, quelli del Comandante che paziente ascoltava ogni richiesta dei detenuti che lo vedevano passare.

L’ho imparato dai racconti delle Direttrici, dall’ostinazione dei lavoratori che pur essendo messi a dura prova con straordinari oramai divenuti ordinari…svolgono il loro lavoro con dedizione e vedono una organizzazione ministeriale sbagliata che forza, riempie i “contenitori”e non si pone altri problemi.

 

Ranza ha superato la soglia di tolleranza di quasi 100 detenuti, mancano 40 guardie carceraria. In questo drammatico 2010 solo 8 agenti sono stati inviati “temporaneamente” ad alleviare le difficoltà. La direttrice che se n’è appena andata, un siciliana forte e determinata ha portato determinazione ed idee, ha allentato qualche morsa della detenzione, ha raccolto stima ed apprezzamento, ma ha concluso il suo incarico, ed oggi, dopo 5 anni dal pensionamento del vecchio direttore Ranza è ancora senza una direzione effettiva.

 

Santo Spirito è oramai una vergogna negli anni 2010 per le condizioni igienico sanitarie.

 

Interrogazioni, lettere, mobilitazione, Noi ci siamo sempre stati, ed oggi gli agenti ce lo hanno riconosciuto, ma purtroppo le risposte del Ministro non ci sono mai state. Ben altre sono le priorità del Ministro Alfano…tanto tempo sono costati il legittimo impedimento, il processo breve, la legge bavaglio…perchè occuparsi delle carceri che esplodono, in cui si moltiplicano come in nessun altro paese suicidi, aggressioni agli agenti ecc….

Eppure il sistema carcerario la dice lunga sul livello di civiltà di quello stesso Paese.

La strada non puo essere quella del piano carceri…ma di una diversa idea della pena, della rieducazione, del reinserimento…

 

Non abbasseremo l’attenzione su Ranza, non lasceremo soli quegli occhi stanchi, non possiamo dimenticarci di quel suono metallico: Clik Clak

(Susanna Cenni)

Categoria: Informazioni | 1 Commento »

 

ANCORA DAL CONSIGLIO DEL 31.7.2010

Inserito da casoledelsa il 17 Agosto 2010

INTERROGAZIONI PRESENTATE AL CONSIGLIO COMUNALE DEL 31.7.2010 

DAL GRUPPO CENTROSINISTRA PER CASOLE D’ELSA:

AL SINDACO PIERO PII
Al Segr. Comunale PATRIZIA NUZZI

Interrogazione scritta con richiesta di risposta scritta
PREMESSO
 Che: i gruppi consiliari, come prevede il T.U.E.L., al fine di espletare il proprio mandato, hanno il diritto di ottenere, in tempo utile, la documentazione necessaria per la discussione dei punti all’o.d.g.;
 Che : il Regolamento del Consiglio Comunale, trattandone nell’art. 40, non precisa in maniera esplicita il temine per la consegna degli atti relativi all’ordine del giorno, rinviando ai termini previsti dallo Statuto (che però non tratta l’argomento);
CHIEDIAMO
Pertanto
 Che si provveda in tempi brevi, tramite convocazione dell’organismo preposto, a modificare l’articolo 40- DEPOSITO DEGLI ATTI - del Regolamento del Consiglio Comunale,al fine di rendere esplicito il termine per la consegna dei documenti;
 Che come è previsto per in molti altri Comuni si consideri come termine di consegna, il giorno solare di pubblicazione dell’ordine del giorno;
GRUPPO CENTROSINISTRA
PER CASOLE D’ELSA
Casole lì 31/07/2010

 

Interrogazione scritta con richiesta di risposta scritta

 

 

PREMESSO

 

-     Che il servizio postale rappresenta  la funzione primaria delle Poste Italiane Spa e che questa società gestisce per conto dello Stato Italiano il servizio postale in condizioni di monopolio ed è vocazione  primaria di questo ente;

-     Che da parte di molti cittadini del capoluogo e delle frazioni ci vengono segnalati disservizi e mancati recapiti di corrispondenza

 

 

CHIEDE

 

       al Sindaco ed all’Amministrazione Comunale di sollecitare, anche in forma scritta,  la Direzione Distrettuale , competente per il  territorio di Casole d’Elsa,   di  risolvere le problematiche denunciate dai cittadini e garantire a tutta la popolazione un servizio postale  efficiente e puntuale.

 

 

GRUPPO CONSILIARE CENTRO SINISTRA PER CASOLE D’ELSA

                                              

                                              

 

 

                                                     

 

                                              

 

Casole d’Elsa lì 31/07/2009

Categoria: Consiglio Comunale, GRUPPO CONSILIARE CENTROSINISTRA | Nessun Commento »

 

« Older Entries

Scrivi a:

Per Informazioni scrivi a:
info@pdcasoledelsa.net
oppure direttamente a:
Claudio Cavicchioli

Calendario

Agosto 2010
L M M G V S D
« Lug   Set »
 1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
3031  

Categorie

Archivi

LINK

Meta