Fotovoltaico… cosa ne pensa il Consigliere Alfio Barbagallo?

Inserito da casoledelsa il 24 Luglio 2010

Il Sindaco Pii, persona attenta e sensibile anche in occasione di una sua pastorale ai casolesi, su Lucciana, ha voluto dare un saggio della sua arte  concludendo la lettera “ (…)voglio in questa occasione ringraziare tutti coloro che con il loro impegno hanno consentito il raggiungimento di questo obbiettivo e la presenza, anche in questa occasione, di tanta gente positiva è la migliore risposta a coloro che con pervicacia continuano nella loro perversa logica di divisione e di contrapposizione.

Facciamo un esempio di logica divisoria e contrapposizione, che noi invece riteniamo essere “sentinelle della trasparenza, rigore, onestà, legalità, moralità, coerenza, nostri valori di riferimento per una gestione amministrativa al servizio di tutti i cittadini”.    

Riflessioni sul:.  Piano Integrato Fotovoltaico.

Si legge nei risvolti dell’inchiesta P3  che Carboni e Soci avevano a disposizione, in Sardegna, terreni che aspettavano solo il via libera della Regione Sardegna. Mancava solo una cosa: IL REGOLAMENTO e la conseguente delibera della Regione Sardegna ( Pii, perché non parla ai casolesi dell’ Associazione LA SPONDA? ).

 

Visto che il Sindaco PII, non ci degna di una risposta ai nostri quesiti, le giriamo al Consigliere con delega all’Agricoltura Alfio Barbagallo.

Barbagallo, noto agricoltore casolese, proprietario di svariati ettari di terreno agricolo e non, di un pregevole patrimonio zootecnico, che nel suo passato ha ricoperto ruoli direttivi in seno alla Coldiretti Valdelsana, possiamo a ragione dire, essere una persona esperta e competente, quindi chi meglio di lui può “chiarirci” sull’argomento.

Ø      Perché il regolamento è retroattivo?

Ø      Il Sindaco Pii, ha dichiarato essere arrivate oltre venti richieste di installazioni di impianti, chi ha fatto tali richieste in quali luoghi e per quale potenza? Sono proprietari da quanti anni?

Ø      Quale il beneficio per i cittadini? E per il territorio? E per il turismo?

Ø      Di questo regolamento ne è stata data comunicazione per un parere di parte alle associazioni ambientalistiche e agricole?

Ø      Si è chiesto il parere alla Provincia e alla Regione?

Ø      E’ stata fatta una valutazione di impatto ambientale a livello annuo e quadriennale (termine del mandato amministrativo)?.

Detto questo, ci chiediamo perché su un argomento così rilevante per il nostro territorio, il Sindaco della “trasparenza” Pii, non ha ritenuto necessario portare a conoscenza dei cittadini delle sue intenzioni, per un parere che dire necessario e fondamentale è perfino riduttivo?

 

Tutto questo con la “Consulta per l’Ambiente” ha attinenza?

 

Aspettiamo fiduciosi le risposte.

Bruno Melani

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FIAT ……. PD se ci sei batti un colpo!

Inserito da casoledelsa il 24 Luglio 2010

Termini Imerese poi Pomigliano ora Mirafiori. Marchionni con il consenso di Bonanni (Cisl), Angeletti (Uil) e Sacconi (Governo) stannò facendo il più grosso “MASSACRO SOCIALE OPERAIO” del dopoguerra.

Sono nato nel PCI e le battaglie operaie ci hanno distinto e forgiato con il popolo in un unico ceppo d’acciaio. Oggi vedo il PD troppo morbido, insicuro, assente su questioni che domani andranno ad incedere sul futuro dei nostri figli e dei figli dei nostri figli.

BERSANI, svegliamoci. Non basta aver “la schiena dritta” bisogna che il padrone-Marchionni veda una mobilitazione nazionale senza uguali. Bersani, non facciamo che siano gli altri a portare avanti le battaglie che sono nel nostro DNA. Bersani che gli operai FIAT non ci rigirino contro come è stato per il referendum dell’acqua.

Oggi sull’unità è pubblicata una lettera di un operaio FIAT che risponde a Marchionni, il quale aveva inviato in data 9 Luglio una lettera a tutto il Gruppo.

Vi prego, leggetela con attenzione, dedicate qualche minuto alla riflessione, se potete stampatela e fatela leggere ai vostri colleghi di lavoro, al salumiere, al tabaccaio e da qui che partirà una nuova “rivoluzione sociale”.  Bruno Melani

Fiat, lettera di un operaio: «Caro Sergio, saremo noi a perdere tutto»

Caro Sergio, Non posso nascondere l’emozione provata quando ho trovato la sua missiva, ho pensato fosse la comunicazione di un nuovo periodo di cassa integrazione e invece era la lettera del «padrone», anzi, chiedo scusa: la lettera di un collega. Ho scoperto che abbiamo anche una cosa in comune, siamo nati entrambi in Italia. Mi trova d’accordo quando dice che ci troviamo in una situazione molto delicata e che molte famiglie sentono di più il peso della crisi. Aggiungerei però che sono le famiglie degli operai, magari quelle monoreddito, a pagare lo scotto maggiore, non la sua famiglia. Io conosco la situazione più da vicino e, a differenza sua, ho molti amici che a causa dei licenziamenti, dei mancati rinnovi contrattuali o della cassa integrazione faticano ad arrivare a fine mese. Ma non sono certo che lei afferri realmente cosa voglia dire.Quel che è certo è che lei ha centrato il nocciolo della questione: il momento è delicato. Quindi, che si fa? La sua risposta, mi spiace dirlo, non è quella che speravo. Lei sostiene che sia il caso di accettare «le regole del gioco» perché «non l’abbiamo scelte noi». Chissà come sarebbe il nostro mondo se anche Rosa Lee Parks, Martin Luther King, Dante Di Nanni, Nelson Mandela, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, Emergency, Medici senza Frontiere e tutti i guerrieri del nonostante che tutti i giorni combattono regole ingiuste e discriminanti, avessero semplicemente chinato la testa, teorizzando che il razzismo, le dittature, la mafia o le guerre fossero semplicemente inevitabili, e che anziché combatterle sarebbe stato meglio assecondarle, adattarsi. La regola che porta al profitto diminuendo i diritti dei lavoratori è una regola ingiusta e nel mio piccolo, io continuerò a crederlo e a oppormi.

Per quel che riguarda Pomigliano, le soluzioni che propone non mi convincono. Aumentare la competitività riducendo il benessere dei lavoratori è una soluzione in cui gli sforzi ricadono sugli operai. Lei saprà meglio di me come gestire un’azienda, però quando parla di «anomalie» a Pomigliano, non posso non pensare che io non conoscerò l’alta finanza, ma probabilmente lei non ha la minima idea di cosa sia realmente, mi passi l’espressione, «faticare».

Non so se lei ha mai avuto la fortuna di entrare in una fonderia. Beh, io ci lavoro da 13 anni e mentre il telegiornale ci raccomanda di non uscire nelle ore più calde, io sono a diretto contatto con l’alluminio fuso e sudo da stare male. Le posso garantire che è già tutto sufficientemente inumano. Costringere dei padri di famiglia ad accettare condizioni di lavoro ulteriormente degradanti, e quel che peggio svilenti della loro dignità di lavoratori, non è una strategia aziendale: è una scappatoia. Ma parliamo ora di cose belle. Mi sono nuovamente emozionato quando nella lettera ci ringrazia per quello che abbiamo fatto dal 2004 ad oggi, d’altronde come lei stesso dice «la forza di un’ organizzazione non arriva da nessuna altra parte se non dalle persone che ci lavorano». Spero di non sembrarle venale se le dico che a una virile stretta di mano avrei preferito il Premio di risultato in busta paga oppure migliori condizioni di lavoro. Oppure poteva concedere il rinnovo del contratto a tutti i ragazzi assunti per due giorni oppure una settimana solo per far fronte ai picchi di produzione, sfruttati con l’illusione di un rinnovo e poi rispediti a casa. Lei dice che ci siete riconoscenti. Ci sono molti modi di dimostrare riconoscenza. Perché se, come pubblicano i giornali, la Fiat ha avuto un utile di 113 milioni di euro, ci viene negato il Premio di produzione? Ma immagino che non sia il momento di chiedere. D’altronde dopo tanti anni ho imparato: quando l’azienda va male non è il momento di chiedere perché i conti vanno male e quando l’azienda guadagna non è il momento di fermarsi a chiedere, è il momento di stringere i denti per continuare a far si che le cose vadano bene.

Lei vuole insegnarci che questa «è una sfida che si vince tutti insieme o tutti insieme si perde». Immagino che comprenda le mie difficoltà a credere che lei, io, i colleghi di Pomigliano e i milioni di operai che dipendono dalle sue decisioni, rischiamo alla pari. Se si perderà noi perderemo, lei invece prenderà il suo panfilo e insieme alla sua liquidazione a svariati zeri veleggerà verso nuovi lidi. Noi tremeremo di paura pensando ai mutui e ai libri dei ragazzi, e accetteremo lavori con trattamenti ancora più più svilenti, perché quello che lei finge di non sapere, caro Sergio, è che quello che impone la Fiat, in Italia, viene poi adottato e imposto da ogni altro grande settore dell’industria.

Spero che queste righe scritte con il cuore non siano il sigillo della mia lettera di licenziamento. Solo negli ultimi tempi ho visto licenziare cinque miei colleghi perché non condividevano l’idea «dell’entità astratta, azienda». Ora chiudo, anche se scriverle è stato bello. Spererei davvero che quando mi chiede se per i miei figli e i miei nipoti vorrei un futuro migliore di questo, guardassimo tutti e due verso lo stesso futuro. Temo invece che il futuro prospettato ai nostri figli sia un futuro fatto di iniquità, di ingiustizia e connotato da una profonda mancanza di umanità. (…) Un futuro in cui si devono accettare le regole, anche se ingiuste, perché non le abbiamo scelte noi. Sappia che non è così, lei può scegliere. Insieme, lei e noi possiamo cambiarle quelle regole, cambiarle davvero, anche se temo che non sia questo il suo obbiettivo (…). A lei le cose vanno già molto bene così. Sappia che non ha il mio appoggio e che continuerò ad impegnarmi perché un altro mondo sia possibile. Buon lavoro anche a lei.

Massimiliano Cassaro

 

 

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