PREMESSO
Ø che questo Consiglio Comunale ha approvato, con delibera n° 84 del 28/11/08 il regolamento per la gestione delle strade vicinali di uso pubblico,
Ø che con delibera di cc n°146 del 24/10/09 veniva aggiornata la viabilità secondaria nella zona di Berignone, con la variazione di alcuni tratti di viabilità secondaria di pubblico passo,
CONSIDERATE
le lamentele rivoltemi da alcuni frontisti circa la loro mancata informazione sui cambiamenti in atto,
CHIEDONO
Ø se tali notizie corrispondano a verità
Ø come sta procedendo l’amministrazione per l’aggiornamento dei tracciati e gli eventuali investimenti da fare in compartecipazione con i frontisti.
Claudio Fontanelli
Centrosinistra per Casole d’Elsa
A questa interrogazione Pii, ha dato una prima risposta a braccio, ma riteniamo che in quel momento sia stato smemorato o non a conoscenza di quello che si stava discutendo.
1) Se va a leggere la convenzione erelativa piantina dell’area Piazza Salvini vedrà che esiste un marciapiede necessario per la sicurezza dei pedoni. Al riguardo lo preghiamo di rivolgersi al titolare della soc. Sa.mar il quale voleva invece del marciapiede fare un percorso delimitato da una corda ( vedi assemblea pubblica in luogo del 2007)
2) Per quanto riguarda il terreno inviatiamo il Sig. Pii a ritornare all’assemblea del settembre 2009 quando disse che i lavori sarebbe finiti li a poco. Poi come può il Comune spendere dei soldi per dei giochi per una lottizzazione che non è stata ancora consegnata? Ma se il terreno non è idoneo perchè il Comune non ha prima aspettato che tutto si sistemasse?
PREMESSO
Ø Il Sindaco nel corso di un assemblea pubblica(settembre 2009) in località La Corsina, per illustrare alla popolazione lo stato di avanzamento lavori della lottizzazione, ,la struttura del parco giochi e del campo di calcio e indicare il termine lavori, dichiarò :
o che il costo dei giochi sarebbe stato di euro 28.000,00 (mostrando dei depliant).
o Che sarebbe stato fatto un marciapiede a ridosso del muro (così come da disegno della convenzione), nella Piazza Salvini
o Che i lavori sarebbero finiti nel breve tempo, confortato anche dalla presenza del titolare la Società Sa.Mar Sig. Salvini (lottizzante) presente all’avvenimento.
CONSTATATO
Ø Alla data odierna (sono disponibili delle foto):
q il parco giochi è inagibile , mancando dei più elementari lavori di agibilità del terreno, come vialetti in ghiaia, panchine, qualità della terra riportata.
q Il Campo di calcio è inesistente sia nella struttura del terreno che nella delimitazione(reti protezione) e assenza attrezzatura tecnica (porte)
q Il marciapiede di Piazza Salvini è inesistente
q La segnaletica carente sia all’interno della lottizzazione che all’ingresso della stessa (vedi cartelli stradali)
q La strada ingresso lottizzazione manca di tutte le sicurezze, il passo pedonale non è visibile (così come invece dichiarato nel corso dell’assemblea), luci stradali.
q La strada che porta a Monti è sbarrata
CHIEDE
Ø Se la lottizzazione “La Corsina” è terminata, cioè il Comune fatte le dovute verifiche delle opere primarie e secondarie, ha preso in carico la stessa.
Ø Se sono state eseguite tutte le opere previste dalla convenzione.
Ø Se tutte le abitazioni sono in possesso delle certificazioni di Agibilità e abitabilità.
Ø Quanto è stata la spesa per attrezzare il parco giochi, ed in quale capitolo di bilancio questa è specificata.
Ø Copia della fattura di acquisto giochi e copia dei preventivi di società ammesse alla gara
Ø Certificazione dell’avvenuto collaudo delle opere Primarie e secondarie fatte dai Professionisti esterni e del Comune.
Ø Qualora la lottizzazione non fosse passata ancora in carico all’Amministrazione ed essendo scaduti i termini della Convenzione, quali iniziative intende prendere codesta Amministrazione come sostituirsi ai lottizzanti avvalendosi delle fedejussioni a garanzia.
PREMESSO
Ø La salute dei cittadini è priorità indiscussa per ogni Amministrazione
Ø La salvaguardia del territorio e il rispetto delle regole sono principi inderogabili
Ø Tra le autorità competenti e la proprietà del terreno denominato “Fornace Salvini” in località “Il Merlo” è stato firmato un protocollo che prevede la bonifica del terreno.
Ø Sul territorio non sono presenti attività da molti mesi, il che fa pensare ad una conclusione della stessa.
CHIEDIAMO
a) Copia del documento riportante le attività di ripristino del terreno
b) Stato dell’arte dell’attività e autorità che hanno certificato i lavori
c) Qualora i lavori non fossero terminati, cosa intende fare codesta Amministrazione a tutela dei cittadini.
Costituito a Casole d’Elsa il Comitato per “Enrico Rossi Presidente”.
Con la nascita di questo Comitato, dichiara Bruno Melani, Segretario Unione Comunale di Casole, vogliamo dar maggior voce al nostro territorio, la Valdelsa, colpita duramente dalla crisi economica. Vogliamo essere volano positivo di idee programmatiche, e di un impegno costante per rafforzare la coalizione.
La prima iniziativa Venerdì 26 Febbraio a Casole(Centro Congressi) ore 18,30 con:
Andrea Manciulli (Segretario Pd Regionale)
Marco Spinelli (Candidato Consigliere alle Regionali)
seguirà ore 20.30 cena presso Circolo PD di Pievescola
Composizione del comitato con le prime adesioni :
Bruno Melani (Coordinatore), Alice Angioletti, Romeo Angioletti, Mario Batoni, Patrizia Bogi, Claudio Cavicchioli, Claudio Fontanelli, Riccardo Gabellieri, Alice Grassi, Stefano Lapiti, Massimo Lapucci, Michele, Lotrecchiano, Luigi Menichetti, Pasquale Pietroni Giancarlo Quattrini, Giordano Risani, Claudia Rumachella, Enrico Rumachella, Sara Sammicheli, Luciano Stoppo
PREMESSO
v CHE: siamo venuti a conoscenza che dal 22 Febbraio 2010, non sarà più possibile ricevere alcun tipo di vaccinazione a Casole d’Elsa, ma saranno effettuate solo all’Ufficio Igene di Poggibonsi e di Colle di val d’Elsa
v CHE: questo tipo di intervento arrecherà grandi disagi a molti cittadini del nostro Comune che dovranno spostarsi a tanti chilometri di distanza e questi disagi impatteranno principalmente sulle fasce più deboli della popolazione
In considederazione che anche il nostro Comune è socio della Società della Salute e che le scelte di ottimizzazione delle spesa non comportino sacrifici solo per i Comuni più piccoli….
CHIEDIAMO
Ø Al Sindaco e all’Assessore alla Sanità di manifestare nei confronti della Società della Salute la nostra più netta opposizione a questo intervento, che giudichiamo possa non essere un vero risparmio, ma un’ingiusta penalizzazione nei confronti delle fasce più deboli e svantaggiate dei nostri territori.
Centrosinistra per Casole - Alice Angioletti
Apprendiamo con stupore che le motivazioni che hanno indotto la fondazione MPS ad aumentare in un solo colpo del 7% le indennità di tutti i deputati sono dovute al caro vita e quindi legate all’aumento dell’indice Istat.
Vorremmo far presente che tutti i membri della deputazione svolgono in prevalenza una professione o sono pensionati o dipendenti di altre strutture o che addirittura hanno altri incarichi rilevanti per i quali percepiscono una remunerazione.
Riteniamo inaccettabile che si aumentino del 7% delle indennità già molto elevate, quando ci sono famiglie che a causa della crisi, non riescono ad arrivare a fine mese perché sono si aumentati i prezzi al consumo, ma purtroppo le loro misere retribuzioni da dipendenti o da pensionati sono rimaste ferme o addirittura ci sono famiglie che sono costrette a vivere con le indennità di disoccupazione o con la cassa integrazione.
Ci sembrerebbe un gesto molto responsabile e un segnale importante di sensibilità nei confronti delle famiglie, delle aziende e di tutti quei lavoratori che con difficoltà si confrontano tutti i giorni con una crisi strutturale molto complessa, se tutti i membri delle due deputazioni rinunciassero a tali aumenti visto che in altre realtà locali gli amministratori di società pubbliche o miste hanno lasciato invariate le indennità oppure in alcuni casi se le sono addirittura ridotte per diminuire i costi durante questa situazione di crisi.
E alquanto singolare che il presidente della camera Gianfranco Fini alcuni giorni fa in un incontro con gli studenti alla Luiss di Roma inviti i deputati a non avere i doppi incarichi, mentre a Siena si decida di aumentare le indennità a chi di incarichi ne ha anche più di due.
E per questa ragione che invitiamo tutto il PD senese a prendere una posizione su questa vicenda che riteniamo sgradevole in un periodo di crisi come quello attuale.
CAMBIA L’ITALIA Siena - Area politico culturale del PD
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editoriale |
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Sul decreto Protezione civile il Partito democratico, insieme alle altre forze di opposizione, ha ottenuto una vittoria molto importante. Maggioranza e governo hanno dovuto fare più passi indietro. Prima hanno dovuto rinunciare alla creazione della Protezione civile Spa. Poi accettare di misurarsi in aula sui contenuti delle norme, approvando alcune nostre fondamentali proposte: è stato cancellato lo scudo giudiziario per la gestione delle emergenze in Campania ed è stata accolta una modifica che ha ristabilito l’autonomia del ministero dei Beni culturali dal dipartimento della Protezione civile. Abbiamo dimostrato che l’unità delle forze che si oppongono al governo Berlusconi può portare a risultati significativi. |
(Particolare della Grotta del Chiostraccio)
ORDINE DEL GIORNO DEL CENTROSINISTRA PER CASOLE D’ELSA
PARCO NATURALISTICO DELLA MONTAGNOLA SENESE
PREMESSO CHE:
LA NOSTRA COALIZIONE AVEVA PRESENTATO, ALLE ELEZIONI COMUNALI DEL GIUGNO SCORSO, UN PROGRAMMA ELETTORALE DOVE ERA PREMINENTE UNA SCELTA AMBIENTALE DI VALORIZZAZIONE DELLE AREE VERDI PRESENTI SUL NOSTRO TERRITORIO.
TENUTO CONTO CHE:
CONSIDERIAMO LA MONTAGNOLA SENESE UN’AREA DALLE SPICCATE CARATTERISTICHE DI NATURALITA’E IN CONSIDERAZIONE DELLA PRESENZA DI NUMEROSE CAVITA’ E GROTTE NATURALI, ABBIAMO PRESO CONTATTI CON DIVERSI GRUPPI DI SPELEOLOGI CHE HANNO ESPLORATO QUESTA PARTE DI TERRITORIO.
LE RICERCHE DI QUESTI APPASSIONATI HANNO RIVELATO LA PRESENZA DI OLTRE 50 GROTTE, DALLE CARATTERISTICHE GEOLOGICHE DIVERSE, CHE INSISTONO TRA I COMUNI DI CASOLE D’ELSA, MONTERIGGIONI E SOVICILLE.
SOLO NEL COMUNE DI CASOLE D’ELSA NE SONO GIA’ STATE CENSITE CIRCA UNA DECINA.
SONO PRESENTI ANCHE GROTTE DI GRANDI DIMENSIONI DA POTER ADIBIRE A PERCORSO VISITABILE ANCHE DAL PUBBLICO, PREVIA OPPORTUNE OPERE DI MESSA IN SICUREZZA.
IN CONSIDERAZIONE CHE LA MONTAGNOLA SENESE E’ AMMINISTRATIVAMENTE SUDDIVISA TRA I COMUNI SOPRA CITATI E CHE CONSIDERIAMO COME UN PUNTO QUALIFICANTE DEL NOSTRO PROGETTO DI GOVERNO, LA COLLABORAZIONE CON LE ALTRE MUNICIPALITA’ DEL TERRITORIO.
CONSIDERATA L’ IMPORTANZA ECONOMICO CULTURALE E NATURALISTICA CHE TALE VALORIZZAZIONE POTREBBE ASSUMERE, CON RISVOLTI POSITIVI ANCHE DAL PUNTO DI VISTA OCCUPAZIONALE,
IMPEGNAMO:
IL SINDACO E LA GIUNTA COMUNALE A FARSI PROMOTORE NEI CONFRONTI DELLE AMMINISTRAZIONI DI MONTERIGGIONI E DI SOVICILLE E NEI CONFRONTI DELL’AMMINISTRAZIONE PROVINCIALE, PER UN PROGETTO UNICO DI PARCO NATURALISTICO SPELEOLOGICO DA ABBINARE AD UN PARCO AVVENTURA DELLA MONTAGNOLA SENESE.
CENTROSINISTRA PER CASOLE D’ELSA
CLAUDIO CAVICCHIOLI
AFFERRARE IL FUTURO.
AMBIENTE E GREEN ECONOMY
PER IL BUON GOVERNO DELLE REGIONI
relazione di Fabrizio Vigni (Presidente APEA)
Ci sono almeno due buone ragioni per mettere l’ambiente e la green economy nel cuore dei nostri programmi per le Regioni.
La prima riguarda il futuro dell’Italia. Come si esce dalla più grave crisi economica del dopoguerra? Quale ruolo avrà l’Italia in Europa e nel mondo? La nostra convinzione è che dovremmo, come stanno facendo altri paesi, scommettere sull’ambiente come motore di una nuova economia. Sulla nuova rivoluzione industriale delle tecnologie pulite. Sulla sfida delle energie rinnovabili per salvare il clima. Sulla green economy come opportunità di innovazione e sviluppo.
Esattamente un anno fa, in questa stessa sala – ricordate? - parlavamo esattamente di questo. La grande crisi finanziaria globale era esplosa da poco. E ci chiedevamo: come se ne esce, da una crisi così? Dicemmo: non basta rimettere il treno deragliato sui binari, se sono gli stessi binari di prima. Dalle grandi crisi – così fu anche nel ’29 – si esce solo guardando al mondo con occhi nuovi. Non basta regolare meglio la finanza, questa è l’occasione per ripensare caratteri e finalità dello sviluppo. Un new deal ecologico per contrastare la recessione e uscire dalla crisi. La sfida per la politica, in questo passaggio d’epoca, è non solo tornare a regolare il mercato, ma orientare l’economia verso la nuova frontiera della sostenibilità.
Ad un anno di distanza, guardando cosa sta succedendo in giro per il mondo, vediamo che ci sono tre modi di reagire alla crisi.
Il primo è un atteggiamento sostanzialmente passivo: fare il meno possibile, aspettando che la crisi passi. Così si è comportato il governo italiano.
Il secondo è un atteggiamento di difesa attiva: cercare di salvare i settori più a rischio, proteggere la parte più debole del mondo del lavoro. Dio solo sa quanto ce ne sia bisogno. La crisi morde duro: in Italia disoccupazione sopra al 10%, cassa integrazione a livelli record. “Quella a cui stiamo assistendo”, ha detto Lawrence Summers, il principale consulente economico di Obama, commentando i dati sulla disoccupazione negli USA, “è una recessione umana.” Difendersi è necessario. Ma non basta.
Il terzo è quello più coraggioso e lungimirante, e deve essere il nostro: difendere chi perde il lavoro e le imprese a rischio, ma cercando al tempo stesso di cogliere la crisi come opportunità per investire nei settori strategici e più innovativi. Investire sull’economia del futuro.
L’economia verde è al centro di questa scommessa. Il miglior investimento che possiamo fare per contrastare la recessione e creare posti di lavoro è puntare sulla modernizzazione ecologica dell’economia.
Un numero crescente di imprese, anche in Italia, lo ha già capito. Sotto i nostri occhi sta avvenendo un sommovimento profondo: al punto che forse tra qualche anno quella che oggi chiamiamo “economia verde” chiameremo, più semplicemente, con una parola sola: economia. Sempre più l’economia vincente sarà quella capace di creare più ricchezza e benessere con meno consumo di energia e di materie prime, producendo meno rifiuti e meno inquinamento. La sfida ambientale, da questo punto di vista, come sottolinea con forza l’enciclica di Benedetto XVI, è anche una opportunità di umanizzazione dell’economia.
L’economia ha annusato il vento nuovo. Anche la politica dovrebbe fare la propria parte. Guidare un new deal verde: pensate che nuovo, grande, affascinante orizzonte.
E invece la politica arranca. Il mondo è pieno di problemi globali, ma senza governo globale. Del vertice di Copenaghen va visto sicuramente anche il bicchiere mezzo pieno – la maturazione della consapevolezza anche in paesi fino a ieri disattenti o negazionisti della necessità di affrontare la sfida del clima - ma certo ne escono anche confermate le difficoltà della politica a trovare accordi globali. Il pensiero neoliberista esce a pezzi dalla crisi, torna la necessità di regolare il mercato, ma non c’è ancora una dimensione politica sovranazionale in grado di farlo con efficacia.
Ancora più in ritardo è la politica italiana. Se per vincere la sfida della green economy l’Italia dovesse contare solo sul governo nazionale, ci sarebbe poco da star allegri. La destra italiana non sembra avercelo proprio nella testa. Tant’è che nell’ambito delle misure di sostegno all’economia, in assoluto già misere e inconsistenti, per interventi sulla green economy siamo tra i fanalini di coda in confronto ad altri paesi.
Il compito di un partito che sta all’ opposizione è incalzare il governo. Con le nostre proposte. In parlamento e nel paese. Lo faremo anche in mille piazze italiane, tra due settimane, e la nostra associazione sarà impegnata a fianco del partito.
L’ambiente è tra le quattro priorità al centro della mobilitazione. Con parole semplici e chiare: raddoppiare l’energia prodotta dalle fonti rinnovabili, no al nucleare; rendere permanenti gli incentivi fiscali del 55% per il risparmio energetico negli edifici privati (estendendoli anche alla sicurezza antisismica); un piano per l’efficienza energetica di tutti gli edifici pubblici; incentivi per la sostituzione delle auto più inquinanti e degli elettrodomestici; mille nuovi treni per i pendolari; ripristinare i finanziamenti per la difesa del suolo, dimezzati dal governo; consentire ai Comuni di aprire subito migliaia di piccoli cantieri per la manutenzione di scuole, strade, ferrovie, per la riqualificazione delle città. Con la green economy si può creare almeno un milione di posti di lavoro.
Tre scelte strategiche sarebbero necessarie per orientare l’economia italiana nella direzione giusta.
In primo luogo, efficaci politiche industriali. Quando si parla di green economy, attenzione, non si parla solo di energia. Una modernizzazione ecologica è possibile e necessaria in tutti i settori: dall’industria dell’auto agli elettrodomestici, dalla chimica alla meccanica, dall’edilizia all’agricoltura, dal turismo alla finanza. In ogni settore si possono sviluppare ricerca e innovazione legate a tecnologie pulite, ecoefficienza, nuovi prodotti.
Tanto più perchè si intravedono cambiamenti anche nei consumi e negli stili di vita. Verso una maggiore sobrietà. Per effetto della crisi, certo. Ma anche per una maggiore attenzione alla qualità ambientale dei prodotti. Guardate le pubblicità su qualsiasi rivista: auto ecologiche, case ecologiche, banche ecologiche. Tutto ecologico. Certo, c’è anche l’effetto greenwashing: la moda, l’apparenza. Ma sullo sfondo c’è un cambiamento vero.
Bisognerebbe allora, ad esempio, rilanciare ed estendere “Industria 2015”. Pensare ad un nuovo piano – una sorta di “Industria 2020”, per riprendere un’idea di Bersani - che nei prossimi 10 anni, lo stesso orizzonte temporale che l’Europa si è data per gli obiettivi su energia e clima, si proponga di orientare i settori strategici dell’industria italiana verso la green economy.
In secondo luogo, le politiche fiscali. Tremonti ogni tanto si balocca con l’idea di una riforma fiscale che aiuti l’ambiente. Non gli lascerei questa bandiera, tanto più che le sue sono solo chiacchere. Noi già nel 2004 avevamo presentato in parlamento una proposta di riforma del sistema fiscale in senso ecologico. Una riforma che a parità di gettito incentivi la riconversione ecologica delle produzioni e dei consumi, alleggerisca il prelievo su lavoro e imprese, disincentivi lo spreco di materie prime e di energia.
Ne farei un nostro cavallo di battaglia: un fisco più giusto, che orienti la società verso una maggiore equità; e un fisco più ecologico, che orienti l’economia verso la sostenibilità.
In terzo luogo, politiche per la qualità ambientale. L’Italia, forse più di ogni altro paese, ha l’opportunità di innestare la rivoluzione industriale delle tecnologie pulite e delle produzioni ecologiche sulle vocazioni di un territorio ad alta qualità ambientale.
Se ci pensate bene, per un paese come il nostro il fascino della sfida sta qui: proprio nel momento in cui serve il massimo di sguardo sul futuro, mentre si spalanca un orizzonte di innovazioni e tecnologie che saranno il cuore di una nuova economia, più che mai possiamo far leva su un patrimonio di civiltà e di bellezza - un irripetibile intreccio di storia, natura, cultura - che viene dal passato.
Non sarà la competizione al ribasso sul costo del lavoro a proteggerci nella competizione internazionale, ma solo il saper produrre beni e servizi di qualità, la valorizzazione delle nostre vocazioni, delle nostre risorse, dei nostri talenti. L’Italia ha tanti problemi, ma anche qualcosa che il mondo ci invidia: beni culturali ed ambientali, città d’arte, aree protette, bellezza del paesaggio, agricoltura di qualità, quel saper fare “le cose belle che piacciono al mondo” . E’ un punto di forza per la nostra economia, per una nuova stagione del “made in Italy”. E’ un motivo di identità e di orgoglio dei territori. Ma la condizione indispensabile è non dissipare questo patrimonio, dispiegare politiche per la tutela e la valorizzazione dell’ambiente.
Ora - ecco il punto al centro della nostra riflessione - se tutto dipendesse solo dal governo nazionale, la sfida della green economy sarebbe per l’Italia una partita già persa. Ma c’è un mucchio di cose, per fortuna, che si possono fare anche nonostante il governo. A cominciare dal ruolo delle Regioni.
Le Regioni hanno competenze importanti sull’ambiente. E possono dare un forte impulso ai sistemi economici locali, orientandoli verso l’economia verde. Lo dimostrano le cose già fatte. Ci sono governi regionali di centrosinistra che si presentano all’appuntamento elettorale con risultati importanti: ad esempio nello sviluppo delle energie rinnovabili, grazie a buone politiche che hanno saputo utilizzare al meglio gli incentivi e le misure varate dal governo Prodi tra il 2006 e il 2008.
Il ruolo delle Regioni è essenziale. Perfino nel caso che il governo nazionale decidesse di imboccare la via della green economy, non si andrebbe molto lontano senza una robusta iniziativa dal basso – dalle regioni e dai territori – che coinvolga amministrazioni locali, imprese, cittadini.
Questa è dunque la prima buona ragione per mettere l’ambiente e la green economy al centro della campagna elettorale.
* * *
La seconda ragione riguarda più direttamente noi. Il PD, il centrosinistra. Per vincere, e poi per governare - governare bene - non bastano candidati e alleanze. Prima ancora servono buone idee. Programmi che tengano insieme concretezza e visione del futuro. E la green economy può essere la bandiera di una nuova stagione del governo regionale e locale del centrosinistra.
Chi è meno giovane ricorderà la stagione d’oro delle giunte di sinistra, tra la metà degli anni ’70 e gli anni ’80. Se fermavi uno per strada e gli chiedevi “se dico giunte di sinistra, cosa ti viene in mente”?, con tutta probabilità ti sentivi rispondere: “scuole materne, servizi per gli anziani, consultori, l’Estate romana…”. Esperienze che divennero simboli di una stagione. Se in Italia si è realizzato in quegli anni un più moderno sistema di welfare, in gran parte è stato per merito dei governi locali. Poi, per molte ragioni, si è fatta un po’ di fatica a ritrovare bandiere e simboli altrettanto forti, di quelli che restano nella memoria.
Ci piacerebbe pensare che tra qualche anno, chiedendo per strada “cosa ti viene in mente se dico Regioni e giunte di centrosinistra?”, potessimo sentirci rispondere: “energia pulita, ambiente, economia verde…”.
Questa deve divenire una nuova frontiera del buongoverno. Un tratto distintivo dell’identità del Partito Democratico.
La green economy, allora, non come un semplice capitolo, ma come cuore dei nostri programmi. Una nuova visione dello sviluppo, che guarda tanto alla crescita intelligente e regolata dell’economia quanto alle ragioni dell’ambiente e della qualità della vita. Che ci consente di rappresentare sia interessi – quelli delle imprese più dinamiche e innovative, del mondo del lavoro, di tecnici e ricercatori – sia sensibilità e valori di una larga parte dell’opinione pubblica.
Noi vogliamo portare le regioni italiane tra le regioni più verdi d’Europa. Regioni del clima, della green economy, delle energie pulite.
Tanto più che proprio su questi temi diviene evidente una delle principali linee di demarcazione dalla destra. Possiamo metterli in difficoltà. La loro è un’Italia piccina e vecchia. Non vedono dove va il mondo. La questione del nucleare ne è un esempio.
Nella nostra posizione non c’è nulla di ideologico. Siamo contrari perché c’è un problema di costi economici troppo alti e incompatibili con le logiche di un mercato libero dell’energia, perché ci sono problemi irrisolti di gestione delle scorie e di sicurezza, perché per l’Italia non ha senso partecipare risalire sul treno delle vecchie tecnologie nucleari (sarebbe “come mettersi a fabbricare carrozze quando all’orizzonte si profilavano le auto”, è stato autorevolmente scritto) .
Le contraddizioni, sul nucleare, sono tutte nel centrodestra. Fanno i decisionisti, ma poi giocano a nascondino per non svelare prima delle elezioni quali sono i siti. Fanno i federalisti, ma vogliono imporre le decisioni alle Regioni con procedure da tempi di guerra: lo conferma la decisione del Consiglio dei Ministri di impugnare alcune leggi regionali. E voglio ricordare che Basilicata, Calabria, Emilia, Umbria, Lazio, Puglia, Liguria, Marche, Piemonte, Molise e Toscana hanno presentato ricorso alla Corte Costituzionale. Le contraddizioni del centrodestra vengono a galla: in Sicilia, ad esempio, dove hanno votato il nostro ordine del giorno contro il nucleare, o in Veneto, dove il candidato leghista Zaia ieri ha detto: “Una centrale nel Veneto? Meglio di no”.
Bisogna dare battaglia, in ogni regione. Una battaglia che va combattuta con gli strumenti appropriati: ho seri dubbi che tra questi vi sia quello referendario, considerato che ormai da 15 anni nessun referendum raggiunge il quorum, e rischia dunque di trasformarsi in un boomerang. Abbiamo frecce molto più efficaci nel nostro arco.
* * *
I programmi elettorali saranno elaborati regione per regione, naturalmente. Però pensiamo che il Pd si debba caratterizzare anche con alcuni messaggi nazionali.
Noi oggi vorremmo dare un messaggio che unifica la nostra campagna elettorale – l’ambiente e la green economy come nuova frontiera dello sviluppo e del benessere - e al tempo stesso offrire un contributo di idee per i programmi da elaborare in ciascuna regione. Attorno a tre gruppi di questioni fondamentali: le politiche per il clima, l’energia e l’economia verde; il governo del territorio; i servizi pubblici locali, acqua, rifiuti, trasporti. Lo faranno Edo Ronchi, Roberto Della Seta e Vanni Bulgarelli, con le loro comunicazioni. Io mi limito a sottolineare alcune questioni.
Primo. Le Regioni devono guidare la rivoluzione dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili, e fare la propria parte nelle politiche per il clima. Senza un loro forte impegno gli obiettivi europei non saranno mai raggiunti (tanto più che il governo italiano, una vera vergogna, è tra gli unici tre, sui 27 dell’Unione, che non hanno ancora presentato il piano nazionale per il raggiungimento degli obiettivi fissati nel pacchetto “20-20-20”). Servono piani regionali che fissino obiettivi, strumenti, azioni. Piani per il risparmio energetico e per la bioedilizia. Semplificazione delle procedure per gli impianti. Sostegno alla modernizzazione ecologica dei sistemi produttivi – anche attraverso distretti tecnologici e poli di innovazione per lo sviluppo di nuove filiere industriali.
Secondo. Il territorio: bisogna contrastare la pressione della rendita immobiliare, che ha prodotto un crescente e insostenibile consumo del suolo. Che trova un anello debole negli enti locali, spinti a cercare nelle entrate da oneri immobiliari una copertura alle difficoltà finanziarie. Si deve mettere un argine. Orientare la pianificazione urbanistica verso la riqualificazione e il recupero del patrimonio edilizio. Orientare l’edilizia verso l’efficienza energetica e la sicurezza antisismica. Contrastare l’abusivismo. Prevenire il dissesto idrogeologico dell’Italia che frana e resta sott’acqua. Tutelare paesaggio, biodiversità, aree naturali protette. Garantire l’equilibrio tra attività venatorie e tutela ambientale, un equilibrio che le deroghe introdotte dal centrodestra al Senato farebbero saltare.
Terzo. Lo sviluppo dei servizi pubblici locali - acqua, rifiuti, trasporto pubblico – è un pezzo importante della green economy. Stiamo parlando di servizi essenziali per un paese civile. Prendiamo i rifiuti: ci sono almeno due Italie. Aree vicine agli standard europei più avanzati, altre che affondano nell’arretratezza. La vicenda della Campania non è isolata. La Sicilia, nonostante i riflettori delle TV non si siano accesi come in Campania, è al collasso. Anche in altre regioni la situazione è al limite: discariche vicine all’esaurimento, raccolta differenziata troppo bassa, carenza di impianti. E amministrazioni che non sanno decidere: non meno grave della sindrome nimby è la sindrome nimtoo (“non durante il mio mandato”), che colpisce talvolta gli amministratori, anche i nostri: se c’è da realizzare un impianto di trattamento dei rifiuti, per il recupero di materia o di energia, chi governa deve avere la capacità di ascoltare e confrontarsi, ma poi anche di decidere.
Stiamo parlando della necessità di investimenti per dotare il paese di infrastrutture indispensabili: depuratori, acquedotti, impianti per il trattamento dei rifiuti, reti per il gas e l’energia, infrastrutture per la mobilità. Servono ingenti investimenti – con piani regionali che coinvolgano anche imprese, banche, Fondazioni bancarie - che in una fase come questa possono avere anche una funzione “anticiclica”, molto più delle sbandierate grandi opere.
Stiamo parlando di servizi che richiedono al tempo stesso politiche industriali, efficienza economica, salvaguardia dell’interesse pubblico, qualità ambientale. Tutte cose non in contrasto tra loro, se messe nel verso giusto. L’acqua, ad esempio, è e deve rimanere un bene pubblico: per noi questo principio non può essere messo in discussione. Alla linea del governo - che facendo volutamente una colossale confusione di piani tra liberalizzazione e privatizzazione impone privatizzazioni forzate e svendita del patrimonio pubblico - noi contrapponiamo la necessità di una più forte capacità pubblica di programmazione, regolazione e controllo, in modo tale che la gestione del servizio – pubblica, privata o mista che sia la natura del gestore - non comprometta comunque mai l’interesse generale.
* * *
Per essere credibile, il PD deve rispondere di più e meglio ai problemi ambientali delle tante parti d’Italia in cui governa (sappiamo quanto la vicenda dei rifiuti in Campania, ad esempio, abbia ferito la credibilità del centrosinistra). Ovunque, dal livello nazionale a quelli locali, il PD deve imboccare con decisione questa strada.
Ma il mestiere di un partito è stare anche nella società, non solo nelle istituzioni. E il cambiamento necessario non è solo fatto di green economy, deve essere anche culturale e sociale.
New deal ecologico significa anche cambiare comportamenti e stili di vita. Una diversa concezione del benessere. Consumi più responsabili e intelligenti. Dare importanza ai beni pubblici, e non solo alla ricchezza privata. Altrimenti le tecnologie verdi, da sole, non basteranno. Un esempio? Prendete il traffico. Il giorno che avremo auto ad emissioni zero sarà un grande passo avanti. L’aria delle nostre città sarà più pulita. Ma se non si punta sul trasporto pubblico rimarranno comunque città congestionate e invivibili.
Non solo di green economy, insomma, abbiamo bisogno, ma anche di green society. E di nuovo civismo, che potremmo chiamare civismo ecologista.
All’inizio degli anni ’90 fece molto discutere un libro di uno studioso americano, Robert Putnam, sulle tradizioni civiche nelle regioni italiane. Dove si vive meglio? Dove le istituzioni sono più efficienti? La tesi di Putnam era che il diverso rendimento delle istituzioni, e perfino i diversi gradi di sviluppo tra le regioni, fossero riconducibili alla maggiore o minore presenza di civicness. Cioè senso civico, individui e comunità responsabili, attenti al bene comune. Il senso civico come ossigeno del buongoverno. C’è molta verità in quella tesi, a mio parere. E quando si parla di ambiente è ancora più vero: senza attenzione al bene comune, senza comportamenti responsabili, senza gesti quotidiani di ciascuno di noi, difficilmente si chiude il cerchio virtuoso.
La politica è anche questo. Lavorare nella società. Contribuire a cambiare culture, comportamenti, valori. Quante cose da fare per i nostri circoli, per il PD, in ogni parte d’Italia, se solo mettiamo in movimento tutte le energie di un grande partito di popolo.
Questo è lo spirito che anima l’esperienza degli ecologisti democratici. Noi ci abbiamo creduto a tal punto, nel progetto del PD, da averlo addirittura anticipato nei tempi. A tal punto da aver mescolato subito le nostre storie di provenienza, accomunati non dalle appartenenze del passato, ma da un’idea del futuro. A tal punto da aver dato vita non ad una corrente, ma ad una associazione con quasi 200 circoli in tutta Italia, aperta anche a molti non iscritti al partito. Una associazione che vuol fare da lievito – e da pungolo – per spingere il PD nella direzione giusta. Una associazione che opera dentro e fuori il partito, per aiutare il PD a radicarsi nella società ed abitare nel futuro. Uno degli affluenti che portano acqua al fiume.
Da anni sudiamo per costruire un ambientalismo moderno, riformista, per far cadere il muro tra ecologia e economia. Abbiamo un sacco di difetti. Però fatemi dire una di quelle cose antipatiche che quando non ne puoi proprio fare a meno vanno dette in punta di piedi: se la politica, anche a sinistra, ci avesse ascoltato un po’ di più, forse oggi non si troverebbe a rincorrere ciò che sta maturando nelle parti più dinamiche dell’economia e nell’opinione pubblica.
Pensiamo che il PD debba essere il partito che dà voce e forza ad un moderno ambientalismo. Che dà rappresentanza politica a quella sensibilità, quegli interessi, quelle culture che in altri paesi, come la Francia e la Germania, hanno premiato in misura sorprendente, nel voto europeo dello scorso anno, i partiti verdi. Già oggi una parte importante delle migliori energie dell’ambientalismo italiano è nel PD.
E’ ovviamente necessario, anche in vista delle regionali, costruire attorno al PD un sistema di alleanze; ma sempre su programmi coerenti, e senza pensare che la rappresentanza dell’ambientalismo vada cercata altrove, appaltata a qualche altra formazione politica.
La nostra scommessa aveva ed ha due obiettivi: rinnovare la politica, far divenire il PD un grande e moderno partito ecologista; e al tempo stesso rinnovare l’ambientalismo, per superare definitivamente ogni logica minoritaria e fondamentalista.
Lo abbiamo detto cento volte: non siamo una corrente. Anche nel passaggio congressuale ciascuno ha scelto liberamente, e tutti insieme abbiamo lavorato per dare più forza alle ragioni dell’ambiente in tutte le mozioni. Non ho problemi a ridirlo per la centounesima: non siamo una corrente. Però è il caso di dirlo con qualche specificazione in più. Se per correnti si intendono quelle purtroppo oggi prevalenti - recinti chiusi dove si sta per convenienza, residui di appartenenze del passato, cordate che si formano dietro un capo più che sensibilità che si riconoscono attorno a un’idea – no, proprio non siamo quella roba lì.
Però pensiamo di essere un esempio di come dovrebbe invece articolarsi un grande partito, questo sì, se vincessero le ragioni della buona politica: aree che nascono da culture politiche – dove l’ossessione del potere non prevale sulla passione per le idee – aree che non si chiudono in recinti ma cercano contaminazione e sintesi, e che in quanto tali pesano nella vita interna del partito.
Vorremmo poter stare in questo partito in maniera libera e leale, senza essere corrente in senso deteriore, e senza per questo esser destinati a prender calci negli stinchi o messi ai margini. Non lo diciamo con tono lagnoso, ma al contrario con la voglia di combattere per contrastare le degenerazioni, e far pesare di più le ragioni degli ecologisti nel PD.
Troppo spesso capita di assistere a spettacoli sconfortanti. Correntismo esasperato. Feudi e sottofeudi locali. Vanità e ambizioni sfrenate, personalismi che tracimano. Posso sbagliarmi, ma penso che se non prendiamo di petto questi mali che hanno frenato e avvelenato i primi anni di vita del PD - processi degenerativi che vengono da più lontano e non risparmiavano i precedenti partiti - non c’è decisione sul modello di partito e sulle regole che di per sé possa guarire il male.
Anche dell’implosione dell’Unione tra 2006 e 2008 abbiamo dato forse una lettura insufficiente: magari la frammentazione fosse stata solo tra i partiti, era ed è anche nei partiti. O si arresta questo slittamento progressivo, o vince la buona politica – quella che tira fuori le energie migliori di ciascuno, quella che ti fa sentire parte di un cammino comune – o il progetto stesso del PD sarà frenato da una zavorra pesantissima.
La malattia non si guarisce solo con le regole e con i codici etici, pur necessari, ma lavorando per dare un senso forte e condiviso al nostro progetto politico. Poche altre attività come la politica hanno la capacità di tirare fuori il meglio e il peggio dalla natura umana: è quando si smarrisce il senso di un progetto collettivo condiviso che in genere viene fuori il peggio, e si finisce per pensare solo a se stessi.
Mentre la politica è invece cercare insieme, e sentirsi insieme agli altri. Pietro Nenni lo disse con uno splendido aneddoto, in Parlamento, nel 1959. “Lungo una strada, due operai stanno mettendo mattoni uno sopra l’altro. Passa un viandante, chiede cosa stanno facendo. Il primo dice: “Sto ammucchiando mattoni”. L’altro, invece, risponde: “Stiamo costruendo una cattedrale”. Entrambi stanno facendo la stessa cosa, ma per il primo il lavoro altro non serve che a sé, per guadagnarsi da vivere; per il secondo ha anche un senso più grande, sa di costruire qualcosa per il futuro e per gli altri.”
Se il riformismo si presenta tecnocratico e freddo, se non evoca un orizzonte di futuro, se non ha parole che danno senso ad un progetto condiviso, difficilmente riesce a convincere e a vincere; tanto più di fronte ad una destra che fa leva sul populismo.
Noi continuiamo a pensare che alle sfide del 21° secolo non si risponde né con un riformismo timido e subalterno, né rispolverando vecchie ricette del passato. Il PD lo abbiamo fatto perché questo passaggio d’epoca chiede un pensiero politico nuovo. E se il PD cerca idee nuove e forti per dare fondamenta solide e un senso al proprio progetto, qui, nelle cose di cui parliamo oggi – l’ambiente, la green economy, una nuova concezione del benessere – di cose da dire, e da fare, ne trova in gran quantità.
Vale la pena di darci da fare per la più bella città del mondo. La Toscana.
“Come la stella polare senza tramonto, che per tutta l’eterna notte artica di sei mesi mantiene uno sguardo penetrante, fermo e centrale, così il proposito d Achab ora risplendeva fissamente sulla costante mezzanotte del fosco equipaggio”. Herman Melville, Moby Dick
Cari amici,è davvero una gran fatica. Bella. Ho incontrato, sto incontrando e incontrerò nelle prossime settimane più gente che posso. Non è un esercizio spirituale, né una prova di forza. È più simile all’essere risucchiato da una intensa determinazione.
Vedo negli occhi delle persone che incontro una volontà precisa ad affrontare la crisi che c’è, ed è tenace, proponendo e discutendo la possibilità di guardare oltre. Ci sono molte idee che cercano spazio. E questo è davvero il motore del progetto di governo che sta mettendo radici in Toscana.
Siamo la più bella città del mondo. Una città di 3.600.000 abitanti. Una metropoli di medie dimensioni, poco più grande - per esempio - dell’area estesa di Los Angeles. Ma mentre a Los Angeles lo spazio tra un punto di eccellenza e un altro è un grande problema di sicurezza, degrado, miseria fuori controllo, qui tutto il territorio è risorsa. Il nostro habitat è la nostra ricchezza e lo difenderemo senza steccati separatisti. Prederemo di petto la questione delle infrastrutture e della mobilità: ognuno deve sentirsi più vicino a ogni altro. Come in una città, appunto.
Vogliamo poi vedere crescere la scuola pubblica e aiutarla anche a resistere alle politiche distruttive del governo nazionale. Vogliamo combattere l’illegalità aggredendo le cause e le rendite che la generano e ne traggono profitto. Vogliamo una macchina amministrativa che spenda meno e soprattutto spenda meglio. Vogliamo premiare chi è bravo. Ci sembra normale, no? E a tutto questo si aggiunge la questione del lavoro e dello sviluppo. Ne riparleremo, perché è al centro dei miei pensieri.
Questo deve fare il governo democratico di una terra civile e ben attrezzata come la nostra. Tenere insieme il perché e il come. L’intenzione con la capacità. Non mancano gli strumenti, non mancano le occasioni.
Io vi aspetto, anzi che dico? Vi vengo incontro.
La Toscana Avanti Tutta.
A presto,
Enrico Rossi ( Candidato alla Presidenza della Regione Toscana)