Il governo, la Lega Nord e il Pdl, con il ventisettesimo ricorso al voto di fiducia che espropria il Parlamento, sta per mercificare l’acqua: un bene essenziale per la vita.
Se questa legge sarà approvata nelle prossime ore sarà cancellata una conquista di civiltà il principio per il quale tutte le acque sono pubbliche, come recita l’articolo 1 della Legge 36 del 1994, meglio conosciuta come Legge Galli.
Mentre si inneggia al federalismo fiscale, che rimane una legge manifesto senza decreti attuativi, le comunità locali vengono espropriate della libertà di scelta sulla forma migliore di gestione del servizio idrico, come avviene in tutti i paesi d’Europa, a partire da Francia e Germania.
L’articolo 15 del decreto legge 135/09, frutto di un blitz al Senato senza una discussione adeguata sulla riforma dei servizi pubblici locali, rischia di provocare la paralisi dell’intero settore, visto che si fermerebbero gli investimenti programmati, verrebbe meno la manutenzione delle infrastrutture esistenti, con un peggioramento della qualità delle reti e del servizio per i cittadini e per le imprese.
Per il Pd occorre scongiurare la privatizzazione e tutelare, in ogni modo, la proprietà pubblica del bene acqua, investire per migliorare il servizio idrico, per investire nella vita e nell’ambiente. L’uso dell’acqua per il consumo umano deve essere prioritario rispetto a tutti gli altri usi. L’acqua è una risorsa che va salvaguardata e utilizzata secondo criteri di solidarietà, per rispettare le aspettative ed i diritti delle generazioni future, a poter fruire di un patrimonio ambientale integro.Gli usi delle acque sono e devono rimanere pubblici per non pregiudicare il patrimonio idrico, la vivibilità dell’ambiente, l’agricoltura, la fauna e la flora acquatiche.
La gestione industriale del servizio idrico deve rimanere a controllo pubblico, per ottimizzare costi, ridurre sprechi ed inefficienze che si scaricano sulle tasche dei cittadini, non può essere dominata dal profitto, limitandosi alla giusta remunerazione degli investimenti. Una privatizzazione selvaggia rischia di mettere a rischio la qualità del servizio, l’occupazione del settore, le opere per nuovi acquedotti.
Per il Pd si deve tornare in Parlamento a discutere di una riforma condivisa che possa salvaguardare l’acqua come bene pubblico.