Liberta’ di stampa - Pullman per Roma sabato 19 Settembre

Inserito da casoledelsa il 13 Settembre 2009

Comunicato Federazione Giornalisti

La manifestazione del 19 settembre è importante per potere continuare a svolgere con dignità questo mestiere.
E’ importante per assicurare al Paese un diritto fondamentale: sapere cosa succede nella nostra Repubblica.
E’ importante per l’effetto a catena che le leggi in arrivo e la querela delle domande pongono: non potremo più scrivere di alcun atto, di alcun tipo, potremo essere soggetti a querele civili nel caso le domande da noi poste fossero giudicate capziose.
E’ importante perché riguarda noi tutti.

ESSERCI SARA’ IMPORTANTE, DELEGARE NON E’ PIU’ POSSIBILE.

In occasione della manifestazione del 19 settembre per la libertà di stampa che si terrà a Roma in Piazza del Popolo a partire dalle ore 16.00, si sta costruendo in questi giorni una rete logistica per permettere a chiunque di poter arrivare a Roma e prendere parte all’evento.

Da Colle Val d’Elsa verrà organizzato un pullman per Colle-Poggibonsi-Casole.

Chiunque voglia partecipare può rivolgersi a Bruno cell. 334.6889032.

                                                        PD  Territoriale Casole d’elsa

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Il mondo del lavoro e la difesa dei diritti

Inserito da casoledelsa il 13 Settembre 2009

Dall’Unità del 12 Settembre 2009

Cofferati: «Come nel ‘69 il mondo del lavoro deve difendere i suoi diritti»
di Rinaldo Gianola
Sarebbe bello se i lavoratori riscoprissero oggi lo spirito del 1969. L’azione collettiva, nel sindacato unito e forte, è la sola che consente a chi lotta di raggiungere risultati positivi. Le scelte individuali, isolate, non portano da nessuna parte». Con Sergio Cofferati l’impegno era di ricordare con l’Unità l’autunno caldo di quarant’anni fa: una straordinaria stagione di cambiamento e di democrazia, quando gli operai si alzarono in piedi e presero il destino nelle loro mani. Ma dobbiamo fare i conti con le lotte di questi giorni. «Se non stiamo sul tetto non esistiamo» dicono gli operai della Esab, mentre i precari si mettono in mutande e altri lavoratori occupano uffici o salgono sulla gru. Le cronache della crisi sociale di questa triste Italia sono piene di proteste clamorose, che spesso sfuggono al sindacato. Tra passato e presente, cerchiamo di ragionare su cosa sta succedendo con l’ex leader della Cgil.Autunno 1969, Sergio Cofferati è alla Pirella Bicocca. Cosa faceva?
«Entro in Pirelli il 9 giugno 1969, avevo 21 anni. Il giorno dopo faccio il primo sciopero». Un predestinato… «Ma no… La Bicocca aveva 13 mila dipendenti ed era la più grande fabbrica di Milano (l’Alfa Romeo di Arese non era ancora decollata). Dalla fine del 1968 la fabbrica era in lotta. Prima con il rinnovo del contratto di categoria gomma-plastica che aveva alzato il profilo dell’azione operaia e poi con la vertenza sul cottimo: con questa si apre simbolicamente a Milano l’autunno caldo. È una battaglia chiave: i lavoratori chiedono di aumentare le tariffe di cottimo e di introdurre prime forme di controllo sull’organizzazione del lavoro. Si tratta di una grandissima novità culturale. I lavoratori conquistano il “Comitato cottimo” dove i rappresentanti sindacali valutano, contestano e modificano le tabelle».

E lei? «Beh, questo era il miolavoro di tecnico. Mi occupavo di tempi e metodi dell’organizzazione. Studiai la prima “isola” produttiva nel settore dei cavi ».

Politicamente che aria tirava?
«Altri tempi. In Bicocca c’erano i sindacati confederali e il Comitato unitario di base (Cub). Poi le sezioni di pci, dc e psi. Presenti i gruppi extraparlamentari: Lotta continua, Avanguardia Operaia, il Movimento studentesco. All’inizio rappresentavo l’Ms perchèmi ero iscritto alla facoltà di Matematica. Entrai nel pci nel 1972. La fabbrica era unascuola di lotta e di democrazia. Incontrai grandi dirigenti come i comunisti Tadini e Bonalumi, il socialista Bonfanti.Congli extraparlamentari i rapporti erano tesi,maricordo dei bei personaggi come Cipriani di Ao e l’operaio Mario Mosca».

L’accusavano di essere un “destro”. È vero?
«Certo. Lavoravo a contatto con la direzione e alcuni compagni mi contestavano. Dicevano che non potevo usare gli strumenti del padrone e poi difendere i lavoratori. Io rispondevo che era meglio per tutti noi conoscere i meccanismi della fabbrica e dell’organizzazione. Che discussioni… mi ritengo fortunato: ho incontrato in quegli anni delle persone straordinarie ».

Autunno caldo è sinonimo di partecipazione, ungrandemovimentocollettivo. Cosa successe?
«Nel 1969 milioni di lavoratori presero davvero coscienza delle loro condizioni e del loro ruolo nella società. L’enorme mobilitazione era indotta da un’azione forte di tutto il sindacato. L’unità confederale fu un motore decisivo. In più c’erano il merito, la qualità delle richieste sindacali e l’ingresso di una nuova leva di operai e impiegati con i loro interessi, aspirazioni, stili di vita. E poi il clima generale: quello che accadeva in Bicocca, a Mirafiori, a Porto Marghera aveva uneffetto moltiplicatore sulle speranze e sulla volontà di milioni di lavoratori ».

Quale fu lareazionedegli imprenditori a quel movimento?
«La Pirelli aveva una sua originalità nel panorama industriale. Nonostante le forti tensioni, l’azienda manteneva un orizzonte aperto, Leopoldo Pirelli era unuomo che guardava avanti, fu pure l’ispiratore in quegli anni della riforma di Confindustria. Certo la grande avanzata dei lavoratori era vista come una minaccia dai poteri più oscuri e reazionari del Paese: nel dicembre 1969 c’è la strage di piazza Fontana e inizia un’altra tragica storia ».

Qual è oggi l’eredità del 1969?
«Considero quella dell’autunno caldo un’eredità storica importantissima. Nel 1969 ci fu l’affermazione del ruolo nazionale della classe operaia, dei produttori di ricchezza. I lavoratori sono stati poi decisivi per consentire al Paese di passare le strettorie che aveva davanti. La classe operaia è stata determinante nella lotta al terrorismonegli anni Settanta e per l’ingresso dell’Italia in Europa».

Nostalgia?
«I lavoratori, i sindacati devono riscoprire lo spirito del 1969. Anche la politica e gli imprenditori dovrebbero guardare con preoccupazione a quello che succede. Se qualcuno, nel governo o tra gli industriali, pensa che unsindacato debole, diviso possa portare vantaggi alle imprese, si ricordi che non è mai stato così e non lo sarà mai».

Oggi,davantialla crisi, i lavoratori reagiscono con proteste spesso individuali. Come le giudica?
«Queste azioni nascono dalla sfiducia, dalla paura, dall’esasperazione. Ma quando una persona sceglie di agire da sola, qualunque sia la ragione, lancia un segnale negativo. Si fa strada l’idea che si può ottenere un risultato positivo solo quando si è visibili e non quando si è forti e coesi. Si pensa che se una cosa non la dice la tv allora non esiste, ma l’effetto mediatico diminuisce man mano che queste azioni isolate si moltiplicano».

E allora, come se ne esce?
«Credo nel sindacato, nella sua funzione di rappresentanza, di organizzatore dell’azione collettiva dei lavoratori. Certo, oggi, è più difficile. C’è una frammentazione del mondo del lavoro. Da questa situazione se ne esce solo se le confederazioni ritrovano un apprezzabile rapporto unitario. Oggi non c’è un soggetto sociale o una classe che da sola può cambiare le cose. Da soli non si va da nessuna parte».

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Congresso - Lettera di Franceschini iscritti Pd

Inserito da casoledelsa il 13 Settembre 2009

Care iscritte, cari iscritti, in questi giorni si sta votando in tutti i circoli d´Italia.

Mi rivolgo direttamente a voi perché conosco la vostra passione e il vostro
attaccamento al partito.

In ogni Festa, in ogni assemblea, in ognuno dei mille circoli di tutte le
province italiane in cui sono andato da segretario, ho ascoltato le vostre
speranze e ho capito le delusioni per quello che si poteva fare meglio e non
è stato fatto.

Perché di certo abbiamo fatto errori ma ora dobbiamo rimboccarci le maniche
e correggerli, andando però avanti nella nuova storia comune che abbiamo
appena iniziato a vivere.

Il mio impegno è questo: non tornare indietro.

Non tornare indietro rispetto alla scelta di un partito radicato nel
territorio, con un Circolo in ogni comune e in ogni quartiere. Un partito
aperto, che unisce la straordinaria forza dei nostri iscritti e dei nostri
militanti alle energie di tanti elettori pronti a lavorare con loro per un
progetto in cui credono.

Non tornare indietro rispetto all´idea di un partito ricco di diversità come
tutti i grandi partiti nel mondo. Abbiamo scelto noi di chiudere una lunga
stagione di divisioni per far nascere il Pd, la casa di tutti i
progressisti: laici, cattolici, di sinistra, ambientalisti, liberal,
socialisti. E così deve restare il Pd: il partito in cui quelle diversità
sono la ricchezza che permette di costruire la sintesi e la linea comune.

Per questo sono orgoglioso che a sostenere la mia candidatura vi sia tutta
questa varietà di storie.

Per questo sono orgoglioso che il Coordinatore della mia mozione
congressuale sia Piero Fassino.

Per questo mi si è aperto il cuore quando alla fine di agosto un vecchio
signore ha attraversato la folla che riempiva la piazza, mi ha abbracciato e
mi ha detto: “Sono l´ultimo segretario del Partito Comunista di Gallipoli ma
voterò per te, perché non mi interessa da dove vieni ma dove vuoi andare”.

Questo è il Pd che abbiamo sognato e che ora dobbiamo costruire: un luogo in
cui ognuno ha portato l´orgoglio della propria storia precedente ma in cui
si sta insieme per il futuro che si vuole costruire, per l´idea di Italia
che abbiamo.

Come sapete, quando 6 mesi fa tutti mi hanno chiesto di fare il Segretario
del Pd, in un momento molto difficile, avevo detto che il mio lavoro sarebbe
finito in ottobre. Poi ho riflettuto molto su quelle parole di Berlusconi
appena sono stato eletto: “Ecco l´ottavo leader del centrosinistra. Tra un
po´ ci sarà il nono”. Ho masticato amaro quel giorno perché ho pensato che
purtroppo non aveva torto: in quindici anni di là c´è stato sempre lui, di
qua tutti i leader che si sono susseguiti sono stati più ostacolati dal
fuoco amico che da quello avversario.

Allora mi sono detto: questa volta a decidere se devo smettere o se dopo sei
mesi devo continuare a fare il Segretario del Pd, non saranno quattro o
cinque capi chiusi in una stanza ma saranno gli iscritti e gli elettori del
Pd.

Ecco, solo questo vi chiedo: quando voterete nei Circoli e poi alle Primarie
del 25 ottobre, tra noi candidati scegliete chi vi convince di più, chi
immaginate potrà fare meglio l´opposizione e preparare le future vittorie,
ma scegliete liberi.

E´ troppo importante la scelta per seguire l´indicazione di qualcuno che
conta o per restare legati alle antiche appartenenze.

Seguite solo la vostra coscienza, fate come quel vecchio segretario del Pci:
scegliete uno di noi, ma non per la storia da cui proviene ma per quella
futura che propone al partito e al Paese.

Se farete così, chiunque vinca avrà vinto tutto il Pd.
Dario Franceschini

Categoria: SPECIALE CONGRESSO | Nessun Commento »

 

Congresso - Lettera di Bersani iscritti Pd

Inserito da casoledelsa il 13 Settembre 2009

Cara iscritta, Caro iscritto,

in questi giorni il nostro congresso comincerà a vivere in tutti i circoli. È
il primo congresso del Pd, un congresso davvero fondativo. Abbiamo tutti la
responsabilità di costruire uno strumento utile all´Italia e agli interessi e
ai valori che vogliamo rappresentare. Il compito dei candidati è quello di
dire con chiarezza se ci sia qualcosa da correggere di ciò che abbiamo fatto
fin qui e che cosa ci sia da correggere per guardare avanti e dare nuova
forza al nostro grande progetto.
Le candidature non sono contrapposizioni; sono diverse proposte che si
sottopongono agli iscritti e ai cittadini elettori. Loro decideranno, e tutti
ci rimetteremo alle loro decisioni. Per questo la discussione può essere
serena, chiara e vera. Un partito, infatti, è una comunità di protagonisti.
Alla fine del nostro percorso congressuale dovremo dire parole chiare e nuove
all´Italia e avviare un ciclo politico che porti ad una alternativa di
governo. Questo è il nostro compito, questa è la nostra responsabilità.

Comunque la pensiate, voglio salutarvi tutti con grande amicizia e
solidarietà e augurarvi (e augurarci) buon lavoro.
Pier Luigi Bersani

Categoria: SPECIALE CONGRESSO | Nessun Commento »

 

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