MIZARU - KIKAZARU - IWAZARU

Inserito da Bruno il 7 Luglio 2009

La dott.ssa Tamara Lapucci in una lettera indirizzata al presedente della Provincia,  Bezzini, esprime una sensazione di disagio non solo sua ma di tante persone che a Casole professano gli stessi principi.

 

Egregio. Simone  Bezzini

                                                                                              Pres. Provincia Siena

                                                                                              Siena

 

Caro Simone;

mi dispiace tanto doverti scrivere questa lettera, ma dopo venti giorni dalle dichiarazioni del  neo-sindaco di Casole, Piero Pii, non ho visto nessuna risposta da parte tua che prendesse le distanze da tali affermazioni. Avrei voluto sentirti dire che non sai di che fartene del voto di uno che si professa di sinistra, ma che è a capo di una coalizione di destra; invece questo silenzio, sia tuo che di Elisa Meloni, crea non pochi imbarazzi a chi come me sta da una certa parte politica.

Essere di sinistra è uno stile di vita, è qualcosa che hai radicato profondamente dentro di te, non una dichiarazione alla stampa rilasciata all’indomani del voto. Nessun uomo di sinistra avrebbe sfruttato il partito per arrivare ai vertici della vita pubblica per poi tradire chi gli aveva dato fiducia con comportamenti che verranno giudicati in altra sede. NOI TUTTI, comunque, sia a CASOLE che a SIENA, siamo colpevoli di aver permesso ad un simile personaggio di agire per anni senza un minimo di riscontro e  di controllo politico nelle sedi in cui questo avrebbe dovuto avvenire.

Vorrei che in un momento delicato come questo per il mio paese non si commettesse lo stesso errore e che i nostri elettori ( i famosi 1042 che ci hanno dato fiducia ) vedessero chiaramente da che parte sta il loro Presidente di Provincia.

 Ti ringrazio per l’attenzione e ti auguro buon lavoro!

 Casole lì,   4 Luglio 2009                                            Tamara  Lapucci

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Convocazione Circoli territoriali e segreteria PD

Inserito da Bruno il 7 Luglio 2009

Mercoledì  8 Luglio 2009 - ore 21.15 è convocata l’assemblea dei Circoli territoriali, Segreteria e invitati permanenti del Pd di Casole d’Elsa presso il Circolo di Casole - Via Casolani 51.

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LA TRASPARENZA - LE VIGNE - RELAZIONE URBANISTICA

Inserito da Bruno il 7 Luglio 2009

Con la pubblicazione della relazione sugli aspetti urbanistici e procedurali relativi al Piano Complesso di Intervento Podere Le Vigne commissionato dal Comune di Casole d’Elsa all’Arch. Maurizio Del Zordo diamo attuazione ad un impegno preso con i cittadini di Casole in merito al principio della TRASPARENZA.

  Piano complessivo di intervento

PODERE LE VIGNE

ANALISI URBANISTICA E PROCEDURALE
Il Comune di Casole d’Elsa è dotato di Piano Strutturale (approvato con DCC n. 54 del 28/6/2000), e regolamento Urbanistico (approvato con DCC n. 27 del 21/5/2001)

Il podere Le Vigne ricade nel Sistema Ambientale, e nel Sottosistema V1-serbatoi di naturalità.

Il Piano Strutturale all’art. 30 stabilisce che nel Sistema Ambientale l’attività
Agricola e gli spazi scoperti di uso pubblico a verde debbano costituire almeno l’80% del totale della superficie territoriale. Quanto al restante 20% (massimo), lo stesso articolo 30 consente quale uso principale i Servizi e attrezzature di uso pubblico.
L’art. 32 riguarda specificamente il Sottosistema V1-Serbatoi di naturalità: si rimanda al R.U. la disciplina degli “eventuali interventi finalizzati alla valorizzazione ed alla fruibilità dei contesti naturalistici ai fini turistici, attraverso operazioni di recupero e/o di adeguamento degli spazi aperti e degli edifici esistenti(…)”.
L’art. 35 per Ambito V1.3 - La Selva (in cui ricade il podere Le Vigne) fornisce ulteriori indicazioni in particolare per l’uso del suolo e la disciplina degli spazi aperti.

Quindi il Piano Strutturale ammette interventi di recupero e/o adeguamento del patrimonio edilizio ad uso turistico, sempre che sia verificata nel Sistema Ambientale nel suo complesso la destinazione principale - attività agricole e spazi scoperti di uso pubblico a verde - almeno per l’80% del territorio.

 Il Regolamento Urbanistico precisa le indicazioni di Piano Strutturale all’art. 60 - Sottosistema V1. Fra le destinazioni d’uso consentite, oltre all’attività agricola ed agli spazi pubblici a verde, sono indicati i Servizi ed attrezzature di uso pubblico, la Residenza, le Attività ricettive (ad esclusione di campeggi, villaggi turistici, aree di sosta e parchi vacanza).

Il Podere Le Vigne, inoltre è specificamente trattato in apposita scheda normativa (art. 118 R.U.), che prevede:

- la struttura a turistico ricettiva dell’intero nucleo;
-
- le categorie di intervento ammesse per gli edifici esistenti (nucleo principale: ed. 001 restauro, ed. 003 demolizione e ricostruzione senza aumento di volume, ed. 004 demolizione e ricostruzione senza aumento di volume con eventuale adeguamento dell’altezza, annesso 002 consevazione di tipo 2);
-
- la possibilità di realizzare nuovi volumi, per una superficie netta non superiore a 1000 mq;
-
- la realizzazione di attrezzature sportive all’aperto e piscina scoperta;
-
- l’attuazione attraverso il Programma Integrato di Intervento;

Il Comune di Casole d’Elsa delibera l’apertura di un primo bando per la formazione del Programma Integrato di Intervento con DCC n. 17 del 22/3/2002, ed in tale occasione viene incluso il Podere Le Vigne fra le aree interessate, con specifica scheda di intervento all’art. 18.

Si conferma quanto contenuto nel Piano Strutturale e nel Regolamento Urbanistico, e vengono date ulteriori indicazioni per la progettazione degli interventi, in particolare per la nuova edificazione (cui viene assegnata una localizzazione seppure indicativa ed una altezza nei limiti dei due piani nel fronte valle, quindi compreso un eventuale piano seminterrato, come si evince anche dallo schema di sezione allegato alla norma), e per le sistemazioni esterne.

 Per gli edifici esistenti si conferma il restauro per “buona parte” del nucleo principale, la conservazione di tipo 2 per l’annesso 002 cui si aggiunge la possibilità di ampliare fino al raddoppio della volumetria.
La destinazione d’uso è quella ricettiva, con specifica indicazione di appartamenti per vacanza.

 

L’INTERVENTO

A seguito del permesso di costruire n. 117/2006 è stato dato corso all’attuazione dell’intervento, che si è però interrotto a seguito delle attività della Sezione di polizia Giudiziaria presso la Procura della Repubblica di Siena, che ha ravvisato violazioni urbanistico-edilizie.

In seguito il Comando Stazione Forestale di San Gimignano ha redatto il Processo Verbale n. 44 del 30 Ottobre 2007 per violazione dell’art. 42 della legge Forestale Toscana (L.R. 39/2000) e dell’art. 79 del relativo regolamento di attuazione (Reg. 48/R/2003), relativamente alla trasformazione di boschi.
A seguito dell’intervento della Magistratura e del Corpo Forestale, si evidenziano alcune distinte problematiche che necessitano approfondimento e definizione.

 

VINCOLO AMBIENTALE

E’ stata contestata dal Corpo Forestale dello Stato la violazione dell’art. 42 comma 1 e comma 3 lettera b) della L. R. 39/2000 e dell’art. 79 comma 2 del relativo Regolamento di attuazione (48/R/2003), indicando pertanto la mancanza delle autorizzazioni tanto secondo le disposizioni del D. Lgs. 42/2003, quanto ai fini del vincolo idrogeologico.

D.Lgs. 42/2004

Il Codice dei beni culturali e del paesaggio prevede, fra le aree tutelate per legge (art. 142 comma 1 lettera g.), “i territori coperti da foreste e da boschi, ancorché percorsi dal

 Fuoco, e quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento”, e pertanto le opere di trasformazione necessitano di apposita autorizzazione rilasciata una volta accertata la compatibilità paesaggistica delle stesse.

La definizione di “bosco” o “superficie boscata” si ricava in modo coincidente tanto dalla L.R. 39/2000, art. 3, quanto dal D.Lgs. 227/2001 art. 2: si tratta di aree coperte da vegetazione arborea forestale di estensione non inferiore a 2000mq e larghezza non inferiore a 20mq, con copertura al suolo pari almeno a 20%.

E’ importante notare innanzitutto che la sussistenza del vincolo dipende esclusivamente dalla effettiva presenza della area boscata come sopra definita: la eventuale mancanza o inesattezza della rappresentazione cartografica del vincolo nelle tavole di Piano Strutturale o del Programma Integrato di Intervento non comporta in alcun modo la decadenza del vincolo stesso, come pure la localizzazione delle zone per una nuova edificazione contenuta nella scheda del P.I.I.: infatti, accertata la presenza del bosco, e quindi del vincolo - che prevale sulla destinazione urbanistica - doveva essere richiesta la prescritta autorizzazione.

Se risulta evidente che gli edifici esistenti ed il resede originario di pertinenza possono essere considerati fuori dall’area boscata, lo stesso non può dirsi per le aree circostanti, anche prossime. La relazione del Dott. Pisaneschi, incaricato dalla Comunità Montana Val di Merse di compiere accertamenti in questo senso, è esplicita ed univoca: anche se gran parte del terreno interessato dai lavori negli anni ‘50 veniva coltivato, negli anni ‘90 quasi tutta la zona era occupata da una densa vegetazione, classificabile come bosco ai sensi dell’art. 3 della L.R. 39/2000.

A seguito dei lavori si è provocata una trasformazione del bosco come definito dall’art. 41 della L.R. 39/2000, per una superficie complessiva di circa un ettaro, senza che sia stata richiesta nè tanto meno rilasciata la prevista autorizzazione.

Evidentemente questa trasformazione è stata operata in funzione dell’attività edilizia prevista. E’ quindi importante accertare quali parti dell’intervento ricadono all’interno dell’area boscata trasformata illegittimamente.

 Anche in questo caso la relazione del dr. Pisaneschi chiarisce la situazione: il solo corpo principale dell’edificio esistente, anche dopo la ricostruzione, in area non interessata da trasformazione del bosco. Tutti gli altri al contrario, parzialmente o totalmente, ne risultano all’interno. Questo anche perché è emerso che, anche nel caso di interventi su fabbricati esistenti - per cui erano previsti interventi conservativi o ampliamenti dell’esistente - si è proceduto ad un loro spostamento anche relativamente consistente, nell’ordine di alcuni metri. Questo prvoca da una parte una violazione della categoria di intervento, come vedremo nel punto successivo, ma anche la conseguenza di far ricadere in area interessata da trasformazione di bosco anche alcuni edifici esistenti ricostruiti non in situ.

Relativamente alla compatibilità con la normativa di tutela ambientale, si verifica quindi il caso di totale assenza di autorizzazione paesaggistica nei casi in cui l’intervento insite su un area interessata da trasformazione del bosco: secondo lo schema allegato alla relazione del Dott. Pisaneschi sono gli edifici C, D, E, e la piscina BL totalmente, B ed F parzialmente. Rispetto alla scheda allegata al Regolamento Urbanistico si tratta degli edifici 002 e 004 (rispettivamente C e B) e della nuova edificazione, mentre solo l’edificio principale, 001 e 003 nel R.U. corrispondente all’edificio A nell’allegato del Dott. Pisaneschi risulta totalmente esterno all’area interessata da trasformazione del bosco.

Nei casi di totale assenza di autorizzazione, peraltro, la stessa non può essere rilasciata in sanatoria successivamente alla realizzazione, anche parziale, degli interventi (art. 146 comma 12 D.Lgs 42/2004): questa è prevista infatti:
- quando i lavori non abbiano determinato creazioni di superfici utili o volumi ovvero aumento di quelli legittimamente realizzati;
- per l’impiego di materiali in difformità dall’autorizzazione paesaggistica;
- Nei lavori configurabili come manutenzione ordinaria o straordinaria (art. 167 comma 4 D. Lgs 42/2004).

  
Nel caso in oggetto pertanto è prevista solamente la rimessione in pristino dei luoghi.

 

VINCOLO IDROGEOLOGICO

La violazione dell’art. 4 comma 3 lettera b) della L. R. 39/2000, citata dal Corpo Forestale dello Statao nel processo verbale n. 44/7, riguarda l’autorizzazione ai fini del vincolo idrogeologico. In questo caso la contestazione riguarda la realizzazione delle opere in maniera difforme rispetto all’autorizzazione rilasciata dalla Comunità Montana. La competenza ad assumere provvedimenti in merito, a parte i profili sanzionatori, spetta quindi alla Comunità Montana della Val di Merse.

Stante sussistenza del vincolo, la relativa autorizzazione necessaria per il rilascio stesso del permesso di costruire. L’autorizzazione è stata concessa (peraltro in sanatoria) dalla Comunità Montana Val di Merse in data 17.10.2006.

Successivamente la stessa Comunità Montana, sulla base di verifiche e sopralluoghi, ha ritenuto che l’autorizzazione rilasciata fosse basata su una rappresentazione dei luoghi non corrispondente alla realtà, proprio per quanto riguarda l’assenza di area boscata asserita nella documentazione presentata dalla proprietà a corredo della richiesta di autorizzazione.

Quindi la Comunità Montana, dopo aver avviato il procedimento in data 13.11.2007. ha provveduto all’annullamento dell’autorizzazione in data 18.2.2008.

Dal momento che, come riporta il provvedimento di annullamento, questo “opera retroattivamente ovvero con efficacia ex tunc”, siamo in presenza di lavori eseguiti in assenza di autorizzazione ai fini del vincolo idrogeologico, che rende illegittimo il titolo autorizzativi edilizio.

 VIOLAZIONI URBANISTICO - EDILIZIE

Nella puntuale relazione redatta dall’ Arch. Mori, funzionario responsabile del Servizio Urbanistica e edilizia Privata del Comune di Casole d’Elsa in data 10 Settembre 2007 vengono evidenziate difformità di quanto rappresentato nel rilievo allegato al progetto rispetto all’effettivo stato di fatto, e difformità di quanto realizzato rispetto al progetto stesso.

Senza entrare nel merito della determinazione quantitativa della situazione preesistente rispetto a quanto realizzato, che non può essere oggetto della presente relazione ma che è rappresentato nella citata relazione dell’Srch. Mori ( con risposta dell’avv. Comporti per la proprietà), si ritiene di sottolineare gli aspetti maggiormente rilevanti per una futura risoluzione della situazione che si è venuta a creare.
1. Sia il regolamento Urbanistico che il Programma Integrato Intervento assegnano specifiche categorie di intervento per l’edificio principale e l’annesso, rispettivamente Restauro e Conservazione di tipo 2. Risulta invece un generalizzato ricorso alla fattispecie della demolizione e ricostruzione: se pure è evidente che in caso di degrado rilevante si può verificare la impossibilità di procedere con categorie previste, queste deve essere eventualmente valutato da parte delle strutture tecniche del Comune, anche su segnalazione dell’operatore, e portare alla modifica conseguente della normativa (peraltro di esclusiva competenza comunale), al fine di predisporre una adeguata normativa di intervento, che in questo caso invece viene totalmente a mancare.
2. Il rilievo della situazione esistente è elemento fondamentale del progetto, espressamente richiesto anche dalla scheda del Programma Integrato di Intervento (”Rilievo dettagliato in scala non inferiore a 1:100 degli elementi costitutivi degli edifici”). In particolare in questo caso, trattandosi di interventi

 Conservativi o di ripristino, il rilievo è la base stessa su cui si appoggia l’ipotesi progettuale, determinando inoltre la consistenza quantitativa dell’organismo edilizio. Anche in presenza di ruderi il Regolamento Urbanistico (art. 109 c. 7 bis) prescrive il ricorso ” all’individuazione della presunta conformazione originaria, attraverso una accurata ricerca storico documentale. Il Progetto di ricostruzione dovrà dunque caratterizzarsi come operazione sostanziale di recupero dei caratteri, oltre che della conformazione originaria del complesso dal punto di vista volumetrico ed architettonico”. Le discrepanze evidenziate dalla relazione dell’Ufficio Tecnico sono di notevole consistenza: incrementi dimensionali sia dell’edificio principale che dell’annesso, una porzione di terzo piano per l’edificio principale. In caso di edifici comunque soggetti ad interventi conservativi, anche le difformità qualitative, ad esempio nella determinazione delle tipologia di copertura o nella disposizione delle aperture, acquistano una maggiore rilevanza. Inoltre è stato riscontrato, anche nella relazione del Dott. Pisaneschi, un generalizzato spostamento dei fabbricati realizzati rispetto alle rappresentazioni cartografiche. Questo aggrava la violazione della tipologia di intervento per quanto attiene alle trasformazioni degli edifici esistenti, trattandosi di demolizioni e ricostruzione con traslazione dei volumi, e relativamente alla nuova edificazione impone la verifica strumentale del rispetto dei limiti planimetrici indicati nella scheda del P.I.I. La conferma di questa difformità pone ulteriori seri dubbi sulla legittimità del permesso di costruire, né si può sostenere che il suo rilascio possa costituire di per sé elemento probante in qualche modo convalidato dal Comune, dal momento che le strutture tecniche comunali non sono tenute - né potrebbero - al controllo sistematico della rispondenza allo stato di fatto di tutti i rilievi degli edifici e terreni allegati ai progetti presentati, essendo responsabilità del progettista e del committente la attestazione di tale rispondenza.

 3. Nella edificazione del nuovo edificio si è realizzato , sia pure su parti limitate, un ulteriore terzo piano, che contrasta con quanto prescritto dalla scheda del Programma Integrato Intervento. Infatti la norma recita ” gli edifici avranno altezza non superiore a due piani a valle, prevalentemente con un piano seminterrato”. E’ evidente che laddove un dislivello porti alla realizzazione di un piano seminterrato, relativamente al fronte a valle questo è uno dei due piani che costituiscono l’altezza massima dell’edificio. Ciò è confermato anche dallo schema prescrittivi contenuto nella scheda del Programma Integrato Intervento che, in sezione, indica chiaramente il nuovo edificio costituito da un piano seminterrato e uno soprastante (due sul fronte a valle), e la dicitura: “per il nuovo edificio sono vincolanti solo l numero dei piani ed il rapporto con lo spazio pavimentato ed il terreno”.
4. Le opere realizzate in difformità senza il permesso di costruire riguardano la piscina (forma e posizione), i volumi separati (incremento quantitativo e realizzazione di parcheggi interrati mentre sono consentiti solo locali accessibili dall’interno), il rapporto di impermeabilizzazione (è stato superato il limite di 0,10 mq/mq richiesto dal Programma Integrato Intervento ). Relativamente alla piscina ed ai parcheggi interrati è stata presentata variante in corso d’opera: occorre rilevare che la variante in corso d’opera, ai sensi dell’art. 142 della L.R. 1/2005, non può riguardare edifici soggetti a restauro, né può comportare modifiche alla sagoma ( art. 83 comma 12 L.R. 1/2005), e non può riguardare beni tutelati ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio.
Per quanto riguarda i parcheggi interrati, una organizzazione sostanzialmente diversa (da posti auto a box) e modifiche dimensionali dovevano poter essere valutate in sede di istruttoria tecnica del progetto. Inoltre, se pur ammessi dalla L. 122/89 anche in deroga agli strumenti urbanistici - evidentemente per accrescere la dotazione di parcheggi nelle

 

 

 

 

 

 

 
Aree urbane, a cui la legge è specificamente riferita - il Regolamento Urbanistico prevede l’esclusione dalla possibilità di realizzare volumi interrati con accesso dall’esterno non in toto, o genericamente, ma in maniera specifica degli edifici rurali e le case sparse disciplinate dalle schede normative, ritenendo evidentemente la sussistenza di particolari ragioni legate a fattori ambientali (localizzazioni nelle aree rurali) o al pregio del manufatto.
Contenere la superficie impermeabilizzata entro il limite di 0,1 mq/mq è uno specifico vincolo posto dalla norma del Programma Integrato di Intervento, la cui applicazione non può che riguardare la totalità dell’area di intervento.
In presenza di tali difformità rispetto allo stato di fatto, allo strumento urbanistico, al permesso di costruire, e fermo restando quanto al punto precedente relativamente al vincolo ambientale ex D. lgs. N. 42/2004 comma 1 lettera g, trovano applicazone le norme di cui al titolo VII della L.R. 1/2005 - Sanzioni.

Si può infatti assumere che le opere realizzate conformemente al permesso di costruire ma sulla base di un rilievo dello stato di fatto non rispondente a quanto prescritto dalle norme tecniche della strumentazione urbanistica, siano equiparabili - fermo restando altri tipi di responsabilità che qui non sono affrontati - alle opere eseguite con parziali difformità o con variazioni essenziali rispetto al permesso di costruire legittimamente riasciato.

Le variazioni essenziali, definire all’art. 133 della L.R. 1/2005, possono riferirsi in particolare a:
- aumento della superficie con destinazione residenziale in misura superiore al 5% da 0 a 300 mq, al 2% dai successivi 301mq. Questo ca so riguarda, salvo verifica in quanto non c’è quantificazione in termini di superficie, l’ intervento

 

 

 

 

 
sul corpo principale che - secondo la relazione dell’Uffico Tecnico - passa da 2065 mc. ( secondo gli elaborati catastali ) a 2795 mc. ( secondo il rilievo allegato al progetto ), con incremento pari al 34% ed eventualmente il fabbricato ex parata (n. 004) per cui viene stimato un incremento da 230 mc. A 280 mc. Diverso il caso dell’annesso (n. 002): la relazione di stima riporta una superficie coperta di 62 mq., il rilievo ne riporta invece 128 mq., ed il progetto ne ripropone la sagoma senza incrementi; la norma del Programma Integrato di Intervento consentiva il raddoppio della volumetria, quindi nonostante la erronea rappresentazione del rilievo la consistenza finale dell’edificio risulta conforme alla norma.

- modifica dell’altezza che comporti aumento del numero di piani. Questo caso riguarda sia la porzione del terzo piano dell’edificio principale, che quella dell’edificio di nuova edificazione.

La norma (art. 132 l.R. 1/2005 comma 2 e 5) prevede la demolizione delle opere eseguite con variazioni essenziali e, per i soli casi di addizioni o sopraelevazioni (è il caso degli interventi sugli edifici esistenti), qualora il ripristino dello stato dei luoghi non sia possibile, l’applicazione si una sanzione pecuniaria pari al doppio dell’aumento di valore venale dell’immobile conseguente alla realizzazione delle opere (art. 132 L. R. 1/2005 comma 9).

Per quanto riguarda le opere eseguite in parziale difformità rispetto al permesso di costruire legittimamente rilasciato, si applica l’art. 139 della L. R. 1/2005, che prevede la demolizione delle opere ovvero, quando questo non può avvenire senza pregiudizio della parte eseguita in conformità, l’applicazione di una sanzione pecuniaria pari al doppio dell’aumento di valore venale dell’immobile conseguente alla realizzazione delle opere (art. 132 L. R. 1/2005 comma 9).

  CONCLUSIONI

Le diverse fattispecie delle irregolarità sopra evidenziate ( vincolo ambientale, vincolo idrogeologico, violazione urbanistico-edilizie ) si combinano a formare un quadro di notevole complessità.
Evidentemente la violazione della normativa di tutela ambientale (D.Lgs 42/2004 e L.R. 39/2000) pone le problematiche maggiori, in quanto, come detto precedentemente, la relativa autorizzazione non può essere rilasciata in caso di avvenuta realizzazione, anche parziale, delle opere. Inoltre è previsto unicamente la demolizione e il ripristino della situazione antecedente.

Questa riguarda tutta la nuova edificazione (in verità l’edificio F secondo la relazione del Dott. Pisaneschi solo parzialmente), la ricostruzione dell’annesso sopra strada (002 nel P.I.I. e edificio C nella relazione Pisaneschi) e parzialmente del volume a fianco dell’edificio principale (004 nel P.I.i. e edificio B nella relazione Pisaneschi) in quanto traslati dalla posizione originaria fino ad interessare area di trasformazione del bosco.

La presenza di edifici parzialmente ricadenti in area di trasformazione del bosco può indurre a considerare una parziale demolizione, ma a mio parere questo è difficile da sostenere se non in presenza di corpi di fabbrica ben identificabili e distinguibili nelle diverse parti, interne e esterne all’area di vincolo. Inoltre probabilmente queste considerazioni sono rese inutili dagli altri profili di illegittimità.

Solo il fabbricato principale (001 e 003 nel P.I.I. e edificio A nella relazione Pisaneschi) risulta fuori dall’area di trasformazione del bosco, e pertanto non ha comportato una violazione dell’art. 42 comma 1 della L.R. 39/2000.

Per quanto riguarda l’autorizzazione relativa al vincolo idrogeologico, il suo annullamento da parte della Co,unità Montana Val di Merse con effetto retroattivo compromette di fatto la legittimità di tutto il permesso di costruire n. 117/2006 di cui, in presenza del vincolo suddetto, costituisce premessa indispensabile in quanto

 L’intervento comprende “trasformazioni della destinazione d’uso dei terreni a seguito della realizzazione di edifici, manufatti edilizi, opere infrastrutturali ed altre opere costruttive” ( art. 2 comma 1 lettera a) del regolamento per lo svolgimento delle funzioni relative al vincolo idrogeologico della Comunità Montana della Val di Merse).

Per quanto attiene alla violazione urbanistico edilizie, limitandosi al caso dell’edificio principale ricostruito - unico esterno all’area a vincolo paesaggistico - si individua una violazione della tipologia di intervento prevista ( da restauro o conservazione a demolizione e ricostruzione con traslazione di volumetria), nonché un aumento di volume e una sopraelevazione parziale. Siamo nel caso di variazioni essenziali rispetto al permesso di costruire (art. 133 L.R. 1/2005), e si potrebbe sostenere l’applicazione dell’art. 132 commi 2 e 5 della L.R. 172005, con l’eventuale possibilità di applicare un eventuale sanzione pecuniaria pari al doppio dell’aumento di valore venale dell’immobile conseguente alla realizzazione delle opere di ampliamento e sopraelevazione.

Questa possibilità deve essere però valutata alla luce dei provvedimenti che si riterrà di adottare nei confronti del permesso di costruire, che è unico e unitario.

Quanto a questo, i numerosi livelli di irregolarità riscontrati e sopra descritti non possono che portare ad una valutazione di totale illegittimità del titolo abilitativo, che costituisce la base per un provvedimento di autotutela da parte dell’Amministrazione Comunale che provveda all’annullamento del titolo stesso ai sensi dell’art. 21 nonies della L. 241/1990, ravvisando le ragioni di interesse pubblico nel corretto adempimento dei compiti di controllo e gestione dei beni paesaggistici.

Nella predisposizione di tale provvedimento potrebbe essere valutata l’opportunità di provvedere all’annullamento parziale del permesso di costruire, con l’esclusione cioè di quanto relativo al “recupero” dell’edificio principale, in quanto l’esecuzione di un intervento di recupero che non provochi alterazione della destinazione d’uso

 Dei suoli non ricade fra gli interventi per cui è richiesta l’autorizzazione ai fini del vincolo idrogeologico. Naturalmente resta l’applicazione delle sanzioni di legge.

 APPENDICE: DESTINAZIONE URBANISTICA

La funzione prevista dagli atti di governo del territorio per il nucleo del Podere Le Vigne è chiaramente espressa sia nel Regolamento Urbanistico che nel Programma Integrato di Intervento, coerentemente con gli indirizzi del piano Strutturale: funzione turistico ricettiva, con particolare riferimento alla tipologia degli appartamenti vacanze.

La questione delle diverse tipologie delle strutture ricettive, in particolare quelle a tipologia residenziale, è elemento di particolare delicatezza in special modo quando riguarda ambiti rurali di pregio quali quelli in oggetto.

Infatti si stà verificando una tendenza al frazionamento e alla vendita separata di tali strutture, che di fatto si trasformano progressivamente in seconde case, vanificando in tal modo l’obbiettivo di valorizzazione turistica del territorio stabilito dalla pianificazione, e al contempo sottraendo alla fruizione pubblica quote crescenti del territorio stesso.

Il caso delle residenze Turistico Alberghiere (RTA), definite dall’art. 27 della L.R. 42/2000 e dagli art. 11 - 20 del relativo regolamento di attuazione (reg. 18/R/2001), è oggetto anche di una apposita Circolare della regione Toscana, che sostanzialmente conferma alcuni punti fermi: sono strutture ricettive a gestione unitaria, collocate in strutture edilizie altrettanto unitarie, da realizzarsi in zone con specifica destinazione. In presenza di permesso di costruire che preveda l’uso turistico ricettivo dell’immobile da realizzare o recuperare, un suo frazionamento o vendita per ottenere singole unità residenziali costituisce violazione delle norme sia urbanistiche - edilizie che di disciplina dell’attività turistica.

Nel caso delle Case Appartamenti Vacanze (CAV art. 56 L.R. 42/2000, art. 40 Reg. 18/R/2001) la questione si pone in modo diverso: sono strutture edilizie assimilabili in tutto alla residenza, anche se vi si svolge un attività imprenditoriale di tipo turistico; non necessitano delle unitarietà sia fisica che gestionale delle RTA, pertanto non si può eventualmente parlare di “frazionamento” della struttura, né escludere in via preventiva l’alienazione separata. Per questa ragione, laddove siano……

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