Accordo sulla RCR ex CALP

Inserito da casoledelsa il 30 Giugno 2009

In un comunicato il Presidente della Provincia Simone Bezzini ha anunciato l’accordo raggiunto: “La Provincia di Siena continuerà a monitorare attentamente l’evolversi della situazione della crisi Rcr Cristalleria Italiana attraverso la convocazione periodica di tavoli istituzionali e attraverso la costituzione annunciata dei due tavoli di lavoro, a cui i due assessorati di riferimento stanno già lavorando”

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Solidarietà per le vittime di Viareggio

Inserito da casoledelsa il 30 Giugno 2009

Agipress - agenzia di stampa quotidiana nazionale - www.agipress.it Notizia n.18616 (agipress) del 30 giugno 2009 - ore 16.05 È di sedici morti, 36 feriti, di cui quattordici feriti gravi, 4 dispersi e oltre 300 sfollati il tragico bilancio (ancora provvisorio) dell’esplosione di un treno merci che trasportava gpl, deragliato intorno alla mezzanotte alla stazione di Viareggio, in provincia di Lucca. In seguito allo scoppio due palazzine sono state completamente rase al suolo. Diversi i caseggiati limitrofi danneggiati. Il capo della Protezione civile Giudo Bertolaso è giunto sin dalle prime ore della mattina a Viareggio, dove ha già ispezionato la zona colpita dall’esplosione. La notizia ha aftto il giro del mondo. Attestati di solidarietà sono arrivati da ogni dove. In primo luogo il Papa che ha pregato per le vittime. Poi il capo dello Stato Giorgio Napolitano che si è stretto attorno ai familiari delle vittime e dei feriti. I lavori del consiglio regionale, previsti per questo pomeriggio, martedì 30, sono aperti da un minuto di silenzio per le vittime del disastro accaduto a Viareggio. I lavori si sono chiusi immediatamente ed una delegazione istituzionale si è recata sul luogo della tragedia. Di essa facevano parte il presidente del consiglio, Riccardo Nencini, i vicepresidenti, Alessandro Starnini e Angelo Pollina e i capigruppo dell’assemblea regionale. Sul posto è arrivto anche il Presidente del Cosiglio dei Ministri Silvio Berlusconi. Ai cittadini di Viareggio e alle famiglie così duramente colpite è andto anche il pensiero del Presidente dell’Uncem Toscana Oreste Giurlani che ha dichiarato: “un lutto incredibile, che investe il territorio toscano in uno dei suoi snodi cardine come Viareggio: UNCEM Toscana è a disposizione per qualsiasi fabbisogno di tipo logistico e organizzativo”. Insieme agli assessori Eugenio Baronti e Giuseppe Bertolucci il presidente della Regione Toscana Claudio Martini sono andati sul luogo della strage ferroviaria. La Protezione Civile ha attivato una tendopoli per assistere gli sfollati.

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COMUNICATO DEL SEGRETARIO REGIONALE

Inserito da casoledelsa il 30 Giugno 2009

Firenze, martedì 30 giugno 2009

Ai Segretari Territoriali del PD

Responsabili organizzazione del PD

Ai Segretari Comunali del PD

Ai Coordinatori di circolo del PD

Oggetto:

 

 

Sospensione attività del PD nella giornata del 30 giugno

Care e cari,

come tutti voi saprete questa notte un grave incidente ferroviario ha coinvolto

la città di Viareggio. Un evento gravissimo che non può lasciarci indifferenti.

In occasione di questo tragico fatto riteniamo opportuno chiedervi che tutte le

attività pubbliche del nostro partito, in programma in questa giornata, all’interno dei

nostri circoli territoriali e delle feste democratiche, vengano sospese.

Riteniamo doveroso in un momento così doloroso, interrompere le attività del

partito, come altre volte in occasione di altri eventi analoghi è già accaduto.

Grazie e buon lavoro a tutti

Un saluto caro

Andrea Manciulli

Segretario Regionale PD Toscana

Partito Democratico – Unione Regionale della Toscana

Via Martelli 4, 50129 Firenze - Tel. 055 33941 / 055 214990 – Fax 055 292793 - E-mail: info@pdtoscana.it

www.pdtoscana.it

U

NIONE REGIONALE DELLA TOSCANA

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Assegnati i lavori per la nuova Cassia

Inserito da casoledelsa il 29 Giugno 2009

(da valdelsa.net)

Assegnati i lavori per la nuova Cassia. 34milioni di euro di investimento ed entro tre anni la conclusione

29-06-2009 LAVORI NUOVA CASSIA | La Provincia di Siena ha aggiudicato la gara per la realizzazione dei lavori sulla S.R.T. n° 2 “CASSIA”. tratto Siena (Viadotto Monsindoli sulla GR - SI) Svincolo Monteroni d’Arbia Nord.
Oltre 34milioni di euro l’importo complessivo dell’appalto a cui si è arrivati dopo l’approvazione del progetto esecutivo. Nei tempi previsti sono state avviate le procedure per la pubblicazione della gara fino all’affidamento di questa mattina con i lavori che avranno una durata stimata di circa tre anni. “L’aggiudicazione nei tempi stabiliti per la realizzazione della nuova Cassia da Monteroni a Monsindoli - spiega Alessandro Pinciani, assessore ai lavori pubblici della Provincia di Siena - rappresenta un segnale di forte attenzione che la Provincia continua a porre ad uno dei temi più sentiti dalle comunità locali, quello della mobilità e dell’interconnessione tra territori. Prosegue con oggi il lavoro su un progetto avviato e portato avanti con grande decisione dalla precedente giunta, una delle opere più importanti per l’intero territorio in materia di viabilità. Un intervento che produrrà cambiamenti rilevanti nel sistema della mobilità su gomma per i flussi da e verso il sud della provincia”. Entro l’autunno, una volta terminati gli adempimenti di legge, prenderanno il via i lavori.

Il progetto
Il progetto prevede la realizzazione di un tratto stradale di sette chilometri alternativo al vecchio tracciato della Cassia per un importo di circa 34milioni di euro complessivi. I lavori prevedono la realizzazione di una strada di grande scorrimento a due corsie senza accessi laterali ad eccezione di tre intersezioni all’altezza di Monteroni d’Arbia, della zona industriale di Isola d’Arbia e di Monsindoli. Il nuovo tracciato consentirà di alleggerire una parte significativa di traffico su gomma all’altezza della Coroncina, semplificando l’accesso a Siena, alla Due Mari e alla Siena-Firenze.

L’iter negli anni
Nel 2002 viene trasferito alla Provincia anche il progetto per il nuovo tratto Monteroni - Monsindoli. L’analisi del progetto aveva evidenziato tuttavia una serie di criticità legate essenzialmente agli aspetti idrologici e idraulici del territorio interessato dal tracciato, soggetto a frequenti fenomeni di esondazione dei corsi d’acqua. Si è reso pertanto necessario procedere ad una revisione e aggiornamento del progetto stesso, che ha comportato modifiche anche agli strumenti urbanistici del Comune di Siena. Inoltre, sono state concluse le complesse procedure di individuazione e verifica ambientale delle cave di prestito (gennaio 2004/novembre 2006) e la successiva procedura di autorizzazione alla coltivazione delle cave stesse (febbraio 2007/giugno 2008). La Provincia di Siena ha approvato il progetto definitivo del nuovo tratto nell’aprile 2007. In seguito è stato redatto il progetto esecutivo e si sono concluse le procedure per la coltivazione delle cave. Dopo la conferenza finale dei servizi che ha approvato il progetto in linea tecnica, l’approvazione della Giunta Provinciale, la pubblicazione della gara e oggi l’affidamento.

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RELAZIONE DI ELISA MELONI - ASSEMBLEA PROVINCIALE

Inserito da casoledelsa il 29 Giugno 2009

Relazione di Elisa Meloni, segretario provinciale del Pd di Siena

Assemblea provinciale

Circolo del Partito democratico di Sovicille

22 giugno 2009

 

Cari democratici e care democratiche,

apriamo questa assemblea a due settimane dal voto, nel momento in cui è in corso lo spoglio relativo ai ballottaggi, per una prima analisi dei risultati emersi dalle urne il 6 e 7 giugno. Purtroppo non siamo qui a commentare una vittoria, ma neanche a celebrare il funerale del Partito, come molti avevano pronosticato. Siamo qui, con un sorriso a denti stretti, perché abbiamo la consapevolezza che il progetto del Pd è ancora in corsa e che sono ancora tanti, coloro che, nonostante tutto, ci hanno voluto rinnovare la loro fiducia.

Prima di addentrarci in un’analisi che riguarda il nostro territorio, voglio iniziare facendo una riflessione più generale, cercando di leggere e comprendere il messaggio che gli elettori ci hanno voluto inviare. Iniziamo con le elezioni europee. Abbiamo assistito al presentarsi di un duplice esito chiaro e coerente: un’astensione generalizzata in tutta Europa, che cresce anche in Italia, e un ripudio delle proposte progressiste e socialiste. L’Europa, per rispondere alla crisi, sceglie la destra, anche quella più populista ed estrema. L’esatto contrario di quello che è avvenuto con l’elezione dei Barack Obama negli Stati Uniti d’America, dove i cittadini hanno scelto in maniera inequivocabile la strada del riformismo.

Iniziamo dall’incremento dall’astensionismo. Alle elezioni europee del 2004 l’affluenza fu del 45,47 per cento. Nel 2009, nell’Europa dei 27, scende al 43,07 per cento, in linea con la costante diminuzione riscontrata in questi primi 30 anni di voto. In Italia, nonostante il nostro paese vanti una delle tradizione europeiste più solide, l’affluenza, per la prima volta è scesa sotto la soglia del 70 per cento, attestandosi poco sopra il 66 per cento, rispetto al quasi 73 cento del 2004. Io credo che la disaffezione degli elettori nei confronti dell’Europa non possa essere letta, in maniera semplicistica, invocando i fantasmi dell’euroscetticismo o del populismo. Nel bel mezzo della peggior crisi economica e sociale dal dopoguerra ad oggi, l’Ue è stata percepita dai cittadini non solo distante, ma troppo sparpagliata, inconcludente, praticamente inutile rispetto alle domande, poste dai cittadini su temi che scandisono la loro vita: dalla sicurezza al lavoro, dalla sanità alla scuola.

 A questo si è aggiunta la mancanza di un coordinamento politico europeo delle risposte alla crisi che ha messo ancora più in evidenza la frammentarietà e la debolezza comunitaria, rispetto al protezionismo nazionale evocato e incarnato dai governi nazionali neoliberisti.

 In questo contesto i fautori della deregulation della destra, responsabili della crisi, sarebbero dovuti uscire con le ossa rotte ed invece, paradossalmente, sono state tutte le sinistre, quella di lotta, quella di governo, quella mediterranea, quella anglosassone e quella scandinava ad essere crollate. La destra è avanzata in Europa ovunque.

Gli elettori, votando a destra, si sono sentiti rassicurati dalle risposte, più estreme e xenofobe, che in qualche modo si sono fatte carico e hanno compreso la paura dei cittadini di perdere il lavoro, di veder decurtata la pensione, di non avere prospettive di miglioramento della loro vita, di sentirsi assediati nelle proprie città dagli immigrati. Di contro la destra ha avuto una socialdemocrazia, che sta vivendo non solo una crisi politica ma anche di linguaggio, incapace di proporsi come alternativa credibile, ancorata a vecchi schemi e poco capace di farsi interprete dei nuovi bisogni e delle nuove ansie.

 

Sarebbe grave e pericolo se dall’analisi di questo voto, la risposta che le forze progressiste e riformiste in Europa fosse quella di rincorrere la destra sul proprio terreno senza costruire risposte nuove più forte, ma coerenti con i propri valori e la propria identità e il proprio contributo per la riorganizzazione del campo progressista a livello europeo, il Pd già da questa elezioni ha cominciato a darlo delineando un nuovo orizzonte.

Siamo la prima forza progressista in Europa che ha raccolto oltre  8 milioni di voti  eleggendo 21 europarlamentari, che si siederanno in una nuova casa, l’alleanza progressista dei socialisti e dei democratici segnando una tappa importante per la costruzione del fronte riformista e progressista a livello internazionale.

Nella nostra Regione, Leonardo Domenici ha fatto il pieno di voti, contribuendo così a mandare in Europa una figura autorevole che ha le capacità e l’esperienza politica per rappresentare al meglio la Toscana in Europa. La fiducia accordata a Domenici da circa 7000 mila elettori nella Provincia di Siena sarà sicuramente ripagata dall’ex sindaco di Firenze, per far partecipare la nostra regione al processo di integrazione con le idee ed i valori del centrosinistra, di quel cattolicesimo democratico e di quella sinistra socialista che rappresentano le grandi famiglie politiche del continente e che in Toscana rappresentano larghi strati della società.

Un passo avanti in questa direzione non fa andare in secondo piano il fatto che il nostro partito, ha raccolto il 26,1 per cento dei voti, registrando un arretra registrando un arretramento di ben 7 punti percentuali rispetto alle politiche del 2008. Non possiamo nasconderlo, né a noi stessi né all’esterno, è stata una sconfitta, per certi versi anche sonora. Ma non abbiamo paura a dircelo: sarebbe potuta andare anche peggio.

Per troppo tempo dalla sconfitta dello scorso anno ci siamo parlati addosso senza porsi il problema di farsi un’opposizione vera al governo Berlusconi. Solo negli ultimi mesi Dario Franceschini, insieme al gruppo dirigente, hanno cercato di arrestare una declino che sembrava inarrestabile. E’ vero che la destra non ha sfondato ed è giusto dirlo, ma non possiamo sottovalutare l’emorragia di voti e l’arretramento per aree geografiche e per fasce sociali, anche quelle più vicine alla nostra esperienza. Abbiamo salvato la pelle ma se non cambiamo rotta, se non modifichiamo presto il nostro modo di essere e fare opposizione allora forse la prossima volta potrebbe essere troppo tardi.

Iniziamo dai numeri, nudi e crudi, e da una prima analisi sui flussi elettorali. In un anno, abbiamo perso 4 milioni di voti. Un mare di consenso volatilizzato. Del nostro arretramento ha beneficiato in primo luogo l’Italia dei Valori e poi tutti i partiti più a sinistra di noi. A fronte di  8 elettori del Pd passati nel 2009 ad altre formazioni del centrosinistra, solo 1 ha fatto il percorso inverso. Ma la delusione del popolo democratico è racchiusa in quello che io ritengo essere il dato più allarmante che riguarda gli oltre 3 milioni di nostri elettori, che hanno scelto di rimanere a casa, astenendosi dal voto. Uno scontento evidente, palpabile che è provocato, in larga misura da noi stessi. Ha ragione chi ha detto che il peggior nemico del Pd è il Pd stesso.

 

La verità, secondo me, è che abbiamo deluso le aspettative di quanti hanno creduto nel Pd e che volevano un Pd diverso. Le divisioni, i diversi modi di vedere devono essere un contributo, ma non possono né prevalere né, tantomeno, pensare di mettere in discussione la sopravvivenza stessa del progetto complessivo. In questi mesi, per colpa di tutti, ci siamo auto flagellati, facendoci del male, dividendoci fra noi e perdendo di vista la prima ragione per cui è nato il Pd: essere l’unica forza in grado di cambiare il Paese. Ed è tanto più grave perché lo facciamo nel bel mezzo di una crisi drammatica.

 

Dall’ultimo rapporto dell’Irpet, pubblicato lo scorso 19 giugno, risulta che le ripercussioni più gravi della crisi si sono svolte nei primi mesi del 2009 e condizioneranno almeno tutto l’anno. in Toscana, secondo le previsioni, il PIL scenderà del -4,9%, prevalentemente per la forte contrazione delle esportazioni all’estero (-14,7%) e degli investimenti (-14,5%), che si ripercuoteranno soprattutto sull’industria manifatturiera (valore aggiunto -14%). Già evidenti i riflessi sull’occupazione, con un’impennata del ricorso alla cassa integrazione da parte delle imprese nei primi mesi dell’anno; a fine anno si prevede una caduta della domanda di lavoro valutabile intorno alle 45 mila unità. Solo nella seconda metà del 2009 si prevede una stabilizzazione del ciclo senza tuttavia che l’economia torni a crescere: il commercio mondiale aumenterà nel 2010 appena dello 0,4% e per i paesi OCSE si prevede una crescita zero del PIL, così come per la Toscana.

 

Un’ipotesi questa non particolarmente esaltante, ma che assumerebbe un significato positivo perché, lasciando intravedere l’uscita dalla crisi, consentirebbe l’affermarsi di un nuovo clima di fiducia che potrebbe alimentare la ripresa di investimenti e consumi, avviando una nuova fase espansiva nel 2011. Anche in Toscana, quindi, il 2010 sarà un anno di crescita zero in cui solo l’industria in senso stretto continuerà a vedere lievi riduzioni dei livelli produttivi (–1,4%); negli altri settori economici si cominceranno ad intravedere, invece, i primi segnali di crescita.

 

In questo contesto l’emorragia di consensi ha attraversato tutta l’Italia, da Nord a Sud, senza risparmiare le aree considerate roccaforti democratiche. Rispetto al 2008 siamo scesi a – 42 nelle Isole, a - 37 al Sud, a - 33 per cento al Centro e al Nord Ovest. Abbiamo tenuto di più al Nord Est con un – 28, ma purtroppo non è che ci sia da sorridere, anche perché in Lombardia e Veneto il Pd è il terzo Partito.

Anche in Toscana, unica Regione insieme all’Emilia dove il Pd è più forte del Pdl, ma dove la Lega Nord raggiunge percentuali un tempo inimmaginabili, non possiamo certo ritenerci soddisfatti, visto il calo alle europee di oltre sei punti percentuali e la perdita di oltre 300 mila voti. Anche qui arretriamo a beneficio dell’Idv che raddoppia e dei partiti di sinistra, ma la cosa più rilevante da sottolineare è che, rispetto al passato, la nostra Regione potrebbe essere nei prossimi anni un terreno contendibile per il centrodestra, già dal 2010 in occasione delle elezioni regionali.

Non è un loro merito ma un nostro demerito che, forse, nasce anche dall’eccessiva sicurezza, da parte di un pezzo della classe dirigente del partito toscano in alcune aree, di poter contare su una “rendita di posizione”. Io sono sempre stata convinta, e l’ho detto più volte in questi mesi, che il nostro cammino sarebbe stato difficile e, che per questo era necessario spendere tutte le nostre energie per stare in mezzo alla gente, per spiegare i nostri programmi, senza dare niente per scontato. In questa campagna elettorale è giusto dare merito a tutti i nostri candidati, dai sindaci ai consiglieri comunali e provinciali e a Simone Bezzini, di averci messo tanta passione, entusiasmo, idee, ma soprattutto la voglia di tornare a discutere con le persone, ascoltando i problemi e cercando di costruire insieme a loro le soluzioni.

Prima di entrare nel vivo con l’analisi del voto ottenuto dal Pd nella nostra Provincia, vorrei soffermarmi un attimo sull’andamento delle amministrative a livello nazionale. Non mi dilungherò sui numeri che, ancora una volta, svettano impietosi. Il nostro Partito tiene al primo turno solo 15 su 51 governate,  contro le 25 del centrodestra. In queste ore sono in corso gli scrutini delle 19 province al ballottaggio, tra le quali ci sono Arezzo, Grosseto e Prato alle quali guardiamo con grande attenzione. A Roberto Vasai, a Lamberto Gestri e a Leonardo Marras va il nostro in bocca al lupo.

Anche alle comunali il Pd non è andato meglio, conquistando al primo turno solo 5 comuni, rispetto alle 26 città del 2004. Ben 16 sono invece i Comuni che sono interessati oggi dal ballottaggio, tra cui Firenze e Prato.

 

Il Pd in provincia

In Provincia di Siena abbiamo ottenuto un risultato migliore rispetto al resto della Toscana e del Paese, anche se non possiamo dire di essere rimasti pienamente soddisfatti. Per questo già dalle prime ore dopo il voto, ho ritenuto importante sottolineare che fosse necessario avviare una riflessione seria sulle ragioni che hanno portato a un’erosione così sensibile del nostro consenso. Credo che ognuno di noi, guardando e riguardando l’esito elettorale, non si sia sentito soddisfatto. Dobbiamo prendere atto di un’ambivalenza dei dati che ci vedono vincere in provincia di Siena pur perdendo consensi, in linea con il trend nazionale negativo.  

Il voto europeo ci consegna, nella nostra provincia, va analizzato insieme al dato amministrativo sia perché nel nostro territorio si ritrovano le dinamiche nazionali, seppur in un contesto di partenza più favorevole per il Pd, sia perché questo ci consente di impostare anche da noi una discussione che guarda agli appuntamenti futuri e, in particolar modo, all’impegno prioritario di radicare il progetto del Pd con più forza ed incisività. Io non condivido.

Anche se sono molto contenta che nessuno metta in discussione le ragioni di fondo e l’esistenza del Pd, non condivido sui tempi e sulle modalità con le quali è stata avviata nei giorni scorsi la discussione in vista del primo congresso nazionale del Partito. Perché non si parla di progetti concreti? Perché più che sulle ragioni della sconfitta e le risposte da dare alla crisi ci si occupa della collocazione dei singoli dirigenti nazionali? Perché non si cercano soluzioni unitarie all’interno delle quali tante energie di questo partito potrebbero svolgere ruoli diversi e contribuire al bene di tutto il Pd?

Io credo che noi abbiamo bisogno di un congresso, ma di un congresso vero, che parta dalle ragioni della sconfitta, che si interroghi sul ruolo di una forza riformista in una situazione di crisi come quella attuale, che anteponga le ragioni collettive agli schieramenti individuali, che valorizzi una nuova classe dirigente, figlia del Pd diffusa su tutto il territorio nazionale, in grado di superare le divisioni del passato e affrontare con forza le ragioni del futuro. Guai se qualcuno pensasse che, qualsiasi cosa scegliessimo la base del partito ci seguirebbe incondizionatamente. Ci potrebbero essere per tutti brutte sorprese.   

Una delle certezze che abbiamo all’indomani del voto è rappresentata dal tramonto della fase di solitudine del Pd come Partito a vocazione maggioritaria, fuori da ogni possibile alleanza. Oggi il Pd può rafforzarsi solo se è l’asse portante all’interno di un soggetto più ampio fondato intorno ad un programma chiaro e condiviso. Un progetto, sia chiaro, che non ha nulla a che vedere con la frammentazione e la litigiosità che ha caratterizzato l’esperienza de L’Unione. Un progetto, quello, ormai consegnato alla storia e non più riproducibile.

Le riflessioni che avviamo stasera sono un punto di partenza, che vi chiedo di continuare a sviluppare, come sicuramente avete già iniziato a fare, nelle Unioni Comunali. Spero che saranno le idee e le proposte che usciranno da questo confronto, la base della discussione congressuale anche in provincia di Siena.

 

Dati voto provinciale

Il Partito democratico conquista alle elezioni europee, nel nostro territorio, il 45,51 per cento,  pari a 71mila voti perdendo  circa sette punti percentuali rispetto alle politiche del 2008 quando arrivammo al 53,1 con 93mila voti. Non dobbiamo dimenticare però, che nel 2008 ci presentammo insieme ai Radicali, che il 6 e 7 giugno scorsi  hanno raccolto il 2,39 per cento dei consensi.

C’è stata una perdita di voti che può essere quantificata intorno ai 22mila consensi. 22mila cittadini non ci hanno ridato fiducia e questo è il punto centrale dal quale dobbiamo partire. Dobbiamo chiederci perché si sono allontanati da noi, dove sono finiti questi voti e, naturalmente, cosa fare per recuperarli, cercando di creare le condizioni perché si possano riavvicinare e appassionare di nuovo al Pd e al suo progetto.

Tra le altre forze politiche, in linea con il successo nazionale, ottiene un risultato importante anche in Provincia di Siena, L’Italia dei Valori, che arriva al 5,67 per cento. Per Sinistra e Libertà, invece, costituita da Socialisti, Verdi e Vendoliani, il bottino non va oltre il 3,79 per cento. Sul fronte della destra il Pdl scende al 26,9 per cento, mentre la Lega Nord raggiunge quota 4,07.

L’affermazione significativa dell’Idv che si ripercuote sul nostro risultato. Il Pd, infatti, ha perso una parte consistente dei suoi voti a favore delle formazioni che hanno sostenuto le posizioni più radicali e antiberlusconiane. Ma solo questo non basta. Sono stati infatti circa 25mila gli elettori che sono rimasti a casa, con una flessione di quasi il 7 per cento, aumentando l’esercito degli astensionisti. Un numero significativo che ha penalizzato anche il centrodestra e che non può essere sottovalutato.

Ci sono tante ragioni nella scelta di altre forze politiche a scapito del Pd, di carattere nazionale e locale, che devono farci riflettere. Dobbiamo chiederci, prima di tutto, perché nel Paese il progetto politico del Pd abbia perso, in parte, il suo appeal.

L’Istituto Cattaneo di Bologna ha analizzato i risultati elettorali, sottolineando come il partito maggiore perda voti sia nel centrodestra, che nel centrosinistra a favore della sua stessa area politica. Non c’è, dunque, scambio tra gli schieramenti come, del resto avviene ormai da oltre un decennio nel nostro Paese. Un fenomeno fisiologico al quale, però, si aggiunge, nel nostro caso, un deficit più profondo di credibilità della classe dirigente e della proposta politica

Come prima causa di questa difficoltà su scala nazionale, metterei lo scarso radicamento che ancora caratterizza il Pd e la perdita di credibilità del progetto stesso. Abbiamo guardato troppo dentro noi stessi, senza riuscire ad interpretare le grandi trasformazioni che sta vivendo la nostra società. Dove esiste una storia e una tradizione di partecipazione politica, il partito perde meno e mantiene il suo ruolo centrale. Laddove, infatti, si sono presentati donne e uomini attivi nel territorio, con storie diverse, ma uniti da ideali e valori, conosciuti e riconoscibili nella società, il Pd ha resistito al vento di destra che soffia in Europa, raccogliendo risultati importanti.

Io credo che da questo dobbiamo tutti trarre un insegnamento e percorrere una strada nuova,  anche a Siena, senza dubbi, tentennamenti o mediazioni di alcun tipo. Occorre ridiscutere e rilanciare: l’immagine del Partito e della qualità della sua classe dirigente; accrescere la coerenza tra valori, proposta politica e comportamenti concreti; dare più credibilità e concretezza alla nostra proposta politica, considerando il dialogo e l’incontro con i problemi reali delle persone, essa stessa parte del progetto. Dobbiamo recuperare la capacità di valorizzare quel tratto, che per noi è identitario, di vivere nel  territorio, condividendone le ansie e le preoccupazioni e dare risposte ai temi che lo riguardano.

Da quando sono segretario, ma anche nei mesi precedenti ho avvertito, in più di un’occasione, un campanello d’allarme.  Mi riferisco, alla nostra distanza dai cittadini che, talvolta, ha caratterizzato anche la nostra azione sul territorio. Quando non ci sono contatti, o sono sporadici e non soddisfacenti, si crea un malessere che, se non recuperato, diventa distacco e disaffezione.

Spesso non basta essere bravi amministratori o bravi dirigenti di partito, ma occorre, perché un progetto sia considerato buono da tutti, una condivisione negli obiettivi, nelle modalità e la capacità di mettersi in discussione. Non possiamo permetterci di rinchiuderci in una torre d’avorio, né consideraci assediati in un fortino se qualcuno la pensa diversamente da noi. In Provincia di Siena abbiamo fatto, più che altrove, della partecipazione e della presenza sul territorio un punto di forza e un moto di intendere l’amministrazione della cosa pubblica. Non dobbiamo, per questo, adagiarci su ciò che siamo stati, smarrendo la capacità di essere tutt’uno con il territorio. Anche perché è da qui che si recupera quel  gusto della partecipazione di stare fisicamente insieme alle persone, senza pensare che siano loro a dover venire da noi. Guai, poi, se dessimo l’impressione di essere una classe dirigente più dedita all’esercizio del potere che impegnata a farsi popolo.

Questo modo di vivere il partito e la politica è indispensabile nella fase storica di profondo disorientamento e disgregazione che stiamo vivendo, nella quale il futuro viene avvertito come una minaccia, più che come una promessa.  Il compito della politica  è quello di creare le condizioni affinché tutti coloro che vivono il presente con un senso di impotenza e rassegnazione possano riacquistare la speranza e sentirsi protagonisti attivi del proprio futuro..

Il Partito democratico ha come compito quello di costruire un progetto e radicare in maniera forte e convinta i nostri valori.

 

L’elezione di Simone Bezzini

Sono solo pochi mesi che faccio il segretario provinciale, ma mi sembra che sia passato già molto tempo, per tutto ciò che è accaduto e per l’intensità del lavoro sul quale ci siamo impegnati.  Ripercorrendo rapidamente i primi sei mesi del 2009 focalizzerei l’attenzione su alcune tappe fondamentali della strada che abbiamo percorso insieme: il 1° febbraio le primarie del Pd; le elezioni primarie di Castelnuovo Berardenga e Montepulciano il 22 marzo e quelle di San Gimignano il 28; la conferenza programmatica provinciale e la costruzione dell’alleanza per il governo dell’amministrazione provinciale fino ad arrivare, ed è cronaca di questi giorni, alla campagna elettorale e all’elezione di Simone Bezzini alla presidenza della Provincia.

Io credo che Simone riassuma molto bene quella sintesi tra i valori e gli ideali che tutti noi portiamo avanti, e quell’idea pragmatica, concreta e laboriosa della politica, che oggi serve a tutta la Provincia di Siena. Il risultato ottenuto da Simone è tra i più alti in Italia e assume un significato ancora più importante, alla luce dei 27 punti di distacco che lo separano dalla candidata del Pdl, Donatella Santinelli. Bezzini raccoglie quasi 90 mila preferenze sfiorando il 58 per cento. Questo successo è dovuto, in primo luogo, alle capacità di Simone e all’impegno infaticabile che, in questi sei mesi, lo ha portato a visitare palmo a palmo ogni angolo della nostra provincia. E’ questa la garanzia migliore per il futuro di tutti. Sono certa che insieme a lui potremo far crescere tutto il nostro territorio, valorizzandone i punti di forza, dando una risposta alle sue debolezze, cercando di distribuire equamente le forze e le risorse per imprimere quella spinta necessaria allo sviluppo, al rinnovamento e al benessere comune.

Il fatto che Simone si sia subito messo a lavoro per tradurre in azioni concrete ciò che aveva annunciato durante tutta la campagna elettorale è stato il miglior segnale per dare il via a quella fase che ci dovrà portare a cogliere  tre obiettivi: rompere i vecchi schemi; essere più forti delle difficoltà e della crisi; proiettare i nostri valori nel futuro. Io sono sicura che Simone non deluderà la grande aspettativa che si avverte nel nostro territorio intorno al progetto che, insieme a lui, sapremo realizzare.

Ancora una volta Siena ha dimostrato di poter essere quel laboratorio democratico e quel punto di riferimento di cui il  Pd ha bisogno per ripartire. In questo senso, uno degli elementi positivi della tornata elettorale è rappresentato senza dubbio dalle basi cha abbiamo gettato per un nuovo centrosinistra, plurale e a vocazione maggioritaria. Questo delle alleanze è un tema fondamentale che dovrà accompagnare ogni passo della nostra azione politica, concretizzandosi su tutte le scelte e non solo al momento del voto.

Simone già in queste ore sta affrontando la questione delle crisi aziendali che colpisce, oltre ad alcuni settori in difficoltà già da alcuni come quello del cristallo,  della camperistica e della pelletteria anche comparti che fino a pochi mesi fa rappresentavano il motore vincente di questa provincia come la metalmeccanica di precisione, il travertino e la terracotta. Proprio questa mattina su Rcr si è tenuto il tavolo istituzionale, dove l’azienda ha presentato formalmente il piano di risanamento, che comporta sacrifici enormi per i lavoratori e che sarà oggetto di discussione e trattative nei prossimi giorni. La sopravvivenza del punto produttivo colligiano è una priorità da tutto il sistema politico e istituzionale della provincia.

Il Pd è riuscito ad eleggere ben tredici consiglieri provinciali, sette uomini e sei donne. Un risultato di cui andare orgogliosi, anche perché ci conferma come l’unica forza in grado di rappresentare, in consiglio provinciale, tutti i territori della Provincia. Io vorrei ringraziare tutto il Pd, gli iscritti , i militanti e gli elettori per il lavoro profuso durante questa campagna elettorale. Vorrei ringraziare tutti quelli che sono stati candidati nella lista del Pd, a partire dal consiglio provinciale, e nelle altre liste del Pd o sostenute dal Pd.

A questo proposito vorrei ringraziare tutti coloro che, inseriti nella lista a sostegno di Simone,  hanno preso parte all’avventura della campagna elettorale e non sono stati eletti. A loro vorrei dire che non dobbiamo perderci di vista e che il bello inizia adesso. Il Pd non si dimenticherà certo del contributo che hanno dato e sono sicura che, se lo vorranno, potranno farlo anche in futuro. Il nostro partito ha bisogno di persone come loro che, nei fatti, dimostrano l’amore per la politica e per questa terra mettendosi in gioco, e spendendo il loro volto e il loro tempo per contribuire a dare un futuro migliore alla Provincia di Siena.

La qualità delle proposte, la solidità della coalizione e la voglia di condividerle hanno infuso forza e valore al nostro progetto. Il Pd, in questo resta, la forza intorno alla quale costruire concretamente il nostro futuro. Il consenso è trasversale nel territorio e, a livello numerico, supera il 50 per cento a Castiglione d’Orcia (53,32);  Radicondoli (53,14), a San Gimignano (52,8); Chiusi (51,36); Chiusdino (51,28); Poggibonsi (50,90); Torrita di Siena (50,7).

Voto centrosinistra

E’ interessante fare un confronto anche del risultato ottenuto dal Pd oggi e quello dei Ds e La Margherita del 2004. Oggi il Partito democratico raccoglie il oltre il 46 per cento dei voti, rispetto al 45 per cento ottenuto dai Ds nel 2004 che sommato al 7 de La Margherita, fissava il risultato del precedente voto provinciale al 52,2. In termini assoluti rispetto alle politiche del 2008 perdiamo 24mila voti (6,88 per cento), mentre rispetto alle provinciali del 2004 perdiamo circa 13 (6,70 per cento). Di Pietro guadagna rispetto alle provinciali del 2004 quasi 8mila voti, aumentando di quasi 3000 voti rispetto al 2008. La Sinistra, costituitasi nei mesi scorsi, ha ottenuto circa 5500 voti beneficiando sicuramente in parte della perdita di consensi del Pd.

Voto centrodestra

Il candidato del Pdl, invece, Donatella Santinelli si ferma al 30,43 per cento dei consensi, raccogliendo quasi 47mila voti. Il Pdl si ferma al 25 per cento, perdendo oltre 4 punti acquistati in gran parte dalla Lega Nord che dall’1,27 del 2004, passando all’1,29 del 2008, arriva al 4,75 con oltre 7300 voti. Tra i candidati alla presidenza della Provincia, Angelo Del Dottore dell’Udc si ferma a poco più del 4 per cento con 6421; Antonio Falcone raggiunge il 5,56 per cento, con 8553 preferenze, mentre Pietro Del Zanna con poco più 3080, sfiora il 2 per cento.

Voto Siena città Poggibonsi e Colle di Val d’Elsa

Andando ad analizzare il voto nel Comune capoluogo, vediamo che il Partito democratico raccoglie il 39,6 per cento, circa 11300 voti, perdendone oltre 3mila voti rispetto al 2004 e 7000 rispetto al 2008. Il Pdl scende di 4000 voti rispetto alle politiche, mentre crescono la Lega di tre punti percentuali e l’Italia dei Valori del 2,2 per cento. Anche il risultato cittadino, dunque, è coerente con il trend della provincia e segna l’importante impegno di tutto il gruppo dirigente della città  a sostegno di Simone Bezzini. Un sostegno non socntato, visto che non si votava per le comunali

Accanto al voto per le elezioni europee e per le provinciali, gran parte dell’impegno profuso da tutti noi è stato rivolto alle voto per l’elezioni dei sindaci e dei consigli comunali di trenta dei trentasei Comuni della Provincia.

Nelle due città sopra i quindicimila abitanti, Poggibonsi e Colle di Val d’Elsa e i, i candidati del Pd  hanno colto due importanti successi, in due realtà complesse, e dove le grandi trasformazioni rischiano di mettere in crisi più che altro il modello di coesione sociale della crisi si fanno sentire più che altrove. A Poggibonsi siamo riusciti a superare la soglia del 62 per cento, insieme a Lucia Coccheri e a Colle, Paolo Bogioni ha ottenuto poco meno del 60 per cento.

Comuni a Rischio

Io credo che una vittoria fondamentale, alla quale guardiamo tutti con grande soddisfazione, è quella di Gabriella Ferranti a Chianciano Terme. Là c’è stata l’unica battaglia con il centrodestra che purtroppo, i nostri avversari hanno esasperato e portato in un terreno fuori dai confini della dialettica democratica e dai problemi reali della gente. I chiancianesi, agli attacchi violenti, hanno scelto la credibilità di una nuova classe dirigente da far crescere con Gabriella Ferranti.

A Piancastagnaio, anche grazie a un lavoro importante, teso a consolidare ed ampliare la coalizione, sia a sinistra che al centro con l’ingresso dell’Udc, la lista di centrosinistra ha ottenuto un consenso importante al di là di ogni aspettativa, vincendo con uno scarto di 347 voti rispetto ai circa 50 del 2004, registrando la seconda e, credo proprio, definitiva sconfitta della lista civica. L’allargamento della coalizione è stato possibile grazie alla piena condivisione del lavoro svolto e del contributo apportato da tutti i soggetti nella condivisione di punti programmatici importanti a partire dal protocollo di intesa sulla geotermia e dal successivo accordo volontario attuativo.

Il grande successo di Michele Pescini a Gaiole in Chianti, in una realtà complessa sul piano politico, ci fa guardare al futuro con grandi speranze, perché insieme a lui abbiamo scommesso su una nuova classe dirigente giovane, che si è avvicinata al partito e si impegnerà nell’amministrazione comunale.

Altro successo importante è quello di Alessandro Masi a Sovicille, dove il Comitato contro l’ampliamento dell’aeroporto di Ampugnano ha dato vita, insieme al centrodestra ad una lista civica che, come a Gaiole, per la sua composizione ha reso insidiosa la battaglia elettorale.

Questa campagna elettorale sarà ricordata anche per il grande numero di lista civiche presentate. In ben cinque comuni i simboli di centrodestra sono scomparsi  sostituiti in molti casi, proprio da quelle liste civiche trasversali “fatte di tutto e niente”.  Il Pdl, incapace di fare opposizione e di spendere volti credibili, ha preferito barattare i suoi simboli e le sue idee, spinto solo da ragioni strumentali.

A Casole d’Elsa, per cento voti,  l’ha spuntata Piero Pii. Guardando i numeri potremo attribuire questa sconfitta alla mancanza di coesione del centrosinistra, con  Rifondazione che ha raccolto, per l’appunto, poco più di cento voti. In realtà la questione è più complessa. Dobbiamo partire dall’ultimo anno e dalla scelta difficile e dolorosa, da parte del Partito, di non ricandidare Valentina Feti. I passaggi successivi con la candidatura di Mario Batoni prima, che poi ha rinunciato, e la definitiva scelta del segretario del Partito Claudio Cavicchioli, ci hanno portato a recuperare molti consensi, soprattutto nelle frazioni, ma nel capoluogo, dove tutti sapevamo esserci le maggiori difficoltà è stato possibile solo in parte.

Il ritardo con il quale siamo arrivati a questa scelta e il progressivo trascinarsi di una discussione interna poco produttiva e i problemi dell’amministrazione uscente, ereditati da quella precedente, hanno fatto sì che solo nelle ultime settimane di campagna elettorale si sia seriamente lavorato a ricostruire il nostro rapporto con la società casolese.

Gli elettori ci hanno chiamato a fare l’opposizione. Credo che Claudio Cavicchioli, insieme agli altri consiglieri eletti, saprà farlo nel migliore dei modi e lavoreranno per rafforzare il partito, investendo su una nuova generazione e per costruire un’alternativa forte e credibile che ci possa vedere, nel più breve tempo possibile, a tornare a governare quella realtà. Siamo vicini Claudio e cercheremo di sostenerlo in quella battaglia che non è solo la sua, ma di tutti noi.

La sconfitta di Pienza in favore di una lista civica sostenuta dal centrodestra, anche se con un candidato proveniente della sinistra e partecipante alle primarie del 14 ottobre, non può che essere letta in un’ambiguità di fondo che ha caratterizzato una parte del gruppo dirigente del Partito democratico. Questo ha contraddistinto sia la fase della scelta delle candidature, con la volontà di fare le primarie, arrivando alla scelta di Claudio Serafini in seguito alla rinuncia di altri, ma senza la convinzione da parte di tutti. Nel corso della campagna elettorale abbiamo registrato la mancanza di  convinzione da parte di alcuni dirigenti del partito, fino al punto di non impegnarsi come necessario nelle elezioni comunali.

Nel sostenere Claudio Serafini nel lavoro che porterà avanti come minoranza in consiglio comunale, a Pienza si pone la necessità di un rinnovamento della classe dirigente, a partire da un impegno di coloro che si sono spesi candidandosi nella lista per il consiglio comunale. A Silvano Giani, coordinatore dell’Unione comunale del Pd di Pienza, voglio chiedere anche stasera di continuare nel suo impegno. Non possiamo sottovalutare il fatto che la campagna della lista civica si è caratterizzata per ricercare una grande discontinuità rispetto a scelte strategiche compiute nell’area negli ultimi anni, ma che hanno avuto origine a partire dagli anni Ottanta. Il Pd  né a livello provinciale né di area vuole sottrarsi ad un’analisi approfondita, che laddove ci sono delle perplessità evidenzi i problemi reali, se ci sono, e avanzi proposte politiche e di governo all’altezza di affrontare le sfide di cui abbiamo bisogno.

A Radicofani, e concludo, non era scontato il risultato di Massimo Magrini, candidato anche del Pd, a seguito di una lunga discussione che si è svolta all’interno del partito di quella realtà. Il risultato ottenuto getta le basi per far crescere un nuovo gruppo e dirigente, giovane, motivato e in larga parte presente in giunta e consiglio Comunale. La vittoria ottenuta al di là di ogni più rosea aspettativa ha sconfessato il più bieco campanilismo, che ha prodotto in una parte del territorio comunale ad un disimpegno in favore della lista di centrosinistra come è dimostrato dai documenti politici e dai conseguenti risultati elettorali.

Chiusura

Mi auguro, davvero, che nelle prossime settimane saremo impegnati in una discussione congressuale seria all’altezza di quello che l’Italia oggi ci chiede, per compiere tutti insieme quello scatto che ci consenta di intravedere all’orizzonte un Paese migliore. Oggi, purtroppo, le cronache nazionali sono occupate da questioni private, molto spesso squallide, che quando riguardano personaggi pubblici diventano giustamente pubbliche, ma che non possono relegare in secondo piano i problemi reali del Paese.

Per questo serve un Pd forte. Un Pd che abbia radici profonde, grande struttura, e un’anima. Quella di cui parla nel suo ultimo libro Luigi Manconi, quando dice che “I limiti del Pd non si riducono certo a una debolezza sull’immigrazione o sul test. Biologico. Basti pensare a quanti effetti negativi, e perfino distruttivi produca la cosiddetta rissosità all’interno del partito; ma, a ben vedere quella ininterrotta e autolesionistica conflittualità è una delle espressioni più visibili di quella stessa sindrome: la carenza di identità collettiva. Si presenta come riproduzione esasperata della frammentazione personalistica. In ogni caso quei temi sono una cartina al tornasole del deficit d’anima che il nostro partito rivela. La forza di una questione politica e la sua capacità appeal e mobilitazione, non dipendono dal fatto che essa sia direttamente apprezzata e condivisa da gran parte dell’elettorato, bensì dal fatto che costituisca o meno  una posta in gioco dirimente, nella quale potersi riconoscere seppure dopo un percorso travagliato. In altri termini un tema di minoranza può assume re a determinate condizioni la valenza ideale e politica di una grande questione di maggioranza. In ogni caso, un affare di cuore e di passione”.

E solo con il cuore e la passione faremo grande il Pd e faremo dell’Italia un Paese migliore.

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Lavoratori organizzano presidi per RCR e TRIGANO

Inserito da casoledelsa il 29 Giugno 2009

I lavoratori della RCR e della Trigano hanno organizzaro per oggi a partire dalle 14,00 in piazza del Duomo dei presidi di protesta.  Tale iniziativa è organizzata in concomitanza con l’incontro presso la sedde dell’Amministrazione Provinciale dove si discuterà sul futuro delle due aziende.

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ALCUNE RIFLESSIONI SUL DOPOVOTO

Inserito da casoledelsa il 26 Giugno 2009

                                                                                                                                                    

A diversi giorni  dalle elezioni comunali di Casole d’Elsa,  più volte chiamato in causa, mi sento di dover  intervenire per alcune riflessioni.

In un recente articolo apparso sul Blog di Italia Nostra, si configurerebbero scenari di complotti o di mancati accordi,  dettati da logiche che francamente ritengo infondate.

Quando siamo protagonisti di una sconfitta,  penso che la prima cosa da fare sia quella di una seria  riflessione sugli errori commessi nella conduzione della campagna elettorale  o nella nostra capacità di saper parlare ai cittadini di Casole d’Elsa.

Non mi pare opportuna invece una campagna dove si scaricano responsabilità o colpe nei confronti di altri o si  ipotizzano presunti complotti tra elementi magari del tutto estranei alla competizione locale.

Una classe politica che si rispetti  dovrebbe  fare una disamina accurata sulle ragioni che hanno portato a questo risultato e mettere in moto le contromisure politiche e programmatiche  per contrastare le ragioni e il messaggio che le altre forze politiche sono riuscite a far passare tra la gente.

Detto questo ritengo del tutto fantasiose le  ipotesi  formulate sulle ragioni delle mie dimissioni dal ruolo di Segretario Comunale del Partito Democratico, che non sono dettate assolutamente da ragioni di protesta contro nessuno, come apparso di recente nel Blog di Casole Nostra.

Ho ritenuto doveroso dimettermi , dopo questa cocente sconfitta ,  perché sono convinto che il nostro partito disponga di persone altrettanto valide che sapranno, in un momento così delicato, prenderne in mano le sorti e portare avanti un lavoro iniziato un’anno e mezzo fa.

In un momento politico come questo, di forte delusione e  di disorientamento,    la mia permanenza alla guida comunale del partito sarebbe dannosa e controproducente.

Ho comunque condiviso questa scelta in un’assemblea comunale del Partito Democratico di Casole d’Elsa, tenutasi la scorsa settimana e nella quale ho manifestato la necessità di  abbandonare almeno uno dei ruoli che mi trovo a dover ricoprire.

D’accordo con gli altri dirigenti del partito si è ritenuto più importante un  mio impegno come Capogruppo dell’opposizione in Consiglio Comunale,  per dare incisività e forza alla coalizione del Centrosinistra per Casole d’Elsa,  che ha comunque ottenuto la fiducia di 1042 cittadini.

                                                                          *   *   *

La conduzione della nostra campagna elettorale ha presentato certamente lati positivi ma anche certe lacune che probabilmente hanno influito sull’esito finale del voto.

Quando leggo però che non abbiamo ricercato un accordo con Rifondazione Comunista devo intervenire dicendo che questo non corrisponde alla verità.

 C’ è stato un incontro tenutosi a  Colle di Val d’Elsa il 30.4.2009  convocato tramite le rispettive direzioni dell’area Valdelsa,  dove erano presenti esponenti dell’uno e dell’altro partito.

In conclusione della serata ci è stato chiesto,  per il giorno successivo, di elaborare un documento riepilogativo sui nostri intendimenti programmatici in materia urbanistica, e i nostri interlocutori,  avrebbero fornito una risposta, in tempi brevi.

Qualche giorno dopo in un contatto con  il loro portavoce,   mi viene comunicato  che  l’accordo non si poteva fare,  perchè i tempi non lo consentivano e che quindi a Casole d’Elsa avrebbero presentato una loro lista autonoma.

Questi sono i fatti.

Certo forse anche come PD di Casole,  possiamo rimproverarci di esserci mossi in ritardo e con poca convinzione, e questo è un fatto indiscutibile del quale mi prendo ,  come Segretario Comunale del PD  la piena responsabilità.

Ma abbiamo anche notato un pregiudizio di fondo,  da parte dei nostri interlocutori che pur sedendo ad un tavolo di negoziale, parlavano con noi come se avessero già deciso di non accettare.

E’ poi tutta da dimostrare,  la tesi che i voti di Rifondazione, una volta raggiunto un accordo,  si potessero considerare completamente ad appannaggio della nostra lista di  Centrosinistra.

Non mi  sento quindi di attribuire la responsabilità dell’esito elettorale,    ad un mancato accordo  con Rifondazione Comunista ,  ma non si può nenche affermare  che non si sia tentato di trovare un’intesa per raccogliere anche quei voti.

Vorrei poi nuovamente considerare come assurde e calunniose, certe ipotesi di accordi sottobanco tra il PD Provinciale e la lista civica Pensare Comune per “perdere” il nostro comune.

Non è su sospetti e congetture,  che possiamo far ripartire una azione politica credibile che possa invece riportarci a riprendere il governo del nostro bellissimo Comune.

CLAUDIO CAVICCHIOLI

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Don Farinella scrive al cardinal Bagnasco

Inserito da barbara il 26 Giugno 2009

    Egregio sig. Cardinale,

viviamo nella stessa città e apparteniamo alla stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma diranno lo stesso in senso inverso. E’ il destino dei commessi viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua città.

Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei (24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio 2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha trattato - o meglio non ha trattato - la questione morale (o immorale?) che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto controllo, calunnia come lotta politica.

 

Lei e il segretario della Cei avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del consiglio di “frequentare minorenni”, dichiara che deve essere trattato “come un malato”, lo descrive come il “drago al quale vanno offerte vergini in sacrificio”. Le interviste pubblicate da un solo (sic!) quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo governo. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e istituzionale.

Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi (e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni, sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la “verità” che è la nuda “realtà”. Il vostro atteggiamento è recidivo perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze (Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome dei supremi “principi non negoziabili” e ora non avete altro da dire se non che le vostre paroline sono “per tutti”, cioè per nessuno.

Il popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete lesinato bacchettate all’integerrimo e cattolico praticante, Prof. Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi.
Non date forse un’assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in campo etico voi “parlate per tutti”? Questa espressione vuota vi permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra della morale generica (cioè l’immoralità) e i cavoli degli interessi cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private, ponendo da sé in relazione i due fatti. E’ forse un avvertimento che se non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il governo e l’attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere l’8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però, sapere che è una conseguenza diretta dell’inesistente magistero della Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.

I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non è grave e passano sopra a stili di vita sessuale con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla bugia e sull’odio dell’avversario pur di vincere a tutti i costi. I cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il nostro popolo con “modelli televisivi” ignobili, rissosi e immorali.

Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave, tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà personale e per l’altro 50% sotto l’influenza diretta del presidente del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d’interessi che sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese? Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati, consegnandoli a morte certa?

Non è lo stesso uomo che ha fatto un decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro? Non siete voi gli stessi che difendete la vita “dal suo sorgere fino al suo concludersi naturale”? La vita dei neri vale meno di quella di una bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall’eresia della Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi delitti che anche l’etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi di Sant’Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di Milano perché “anche l’imperatore é nella Chiesa, non al disopra della Chiesa”. Voi onorate un vitello d’oro.

Io e, mi creda, molti altri credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali provenienti da “mammona iniquitatis”, si è reso disposto a saldarvi qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro silenzio che - è il caso di dirlo - è un silenzio d’oro? Quando il vostro silenzio non regge l’evidenza dell’ignominia dei fatti, voi, da esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma senza disturbarla troppo: “troncare, sopire … sopire, troncare”.

Sig. Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? “Veda vostra paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo … si fa peggio. Lei sa cosa segue: quest’urti, queste picche, principiano talvolta da una bagattella, e vanno avanti, vanno avanti… A voler trovarne il fondo, o non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire” (A. Manzoni, Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una “bagatella” per il cui perdono bastano “cinque Pater, Ave e Gloria”? La situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete smentito: “Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix” (La Stampa, 8-5-2009).

Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre della Chiesa, l’integerrimo sant’Ilario di Poitier, che già nel sec. IV metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell’imperatore Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: “Noi non abbiamo più un imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni (dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci uccide l’anima con il denaro” (Ilario di Poitiers, Contro l’imperatore Costanzo 5).

Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo, un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo il 50% di pertinenza del presidente della Cei “per interessi superiori”, lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto connettivo della convivenza civile.

Lei ha parlato di “emergenza educativa” che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è lamentato dei “modelli negativi della tv”. Suppongo che lei sappia che le tv non nascono sotto l’arco di Tito, ma hanno un proprietario che è capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi, pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del “velinismo” o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli. Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare sull’altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l’Italia.

Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza delle verità come insegna Giovanni Battista che all’Erode di turno grida senza paura per la sua stessa vita: “Non licet”? Al Precursore la sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro “tacere” porta fortuna.

In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.

Genova 31 maggio 2009
Paolo Farinella, prete

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Settore autocaravan- crisi TRIGANO

Inserito da casoledelsa il 24 Giugno 2009

E’ stato convocato per venerdì 3 luglio un tavolo istituzionale per il confronto tra le parti sociali ed una verifica sulle prospettive dell’azienda. Il neo-presidente della Provincia Simone Bezzini ha convocato un tavolo istituzionale che si terrà venerdì 3 luglio. “Il primo passo sarà quello di comprendere dai vertici aziendali quali siano le reali volontà di prospettiva a medio e lungo termine”

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CRISI DEL LAVORO IN VALDELSA

Inserito da casoledelsa il 22 Giugno 2009

Ad aggravare la già preoccupante emoragia di posti di lavoro in Valdelsa si aggiunge la notizia di un possibile consistente ridimensionamento della ex CALP, storica azienda colligiana.

(da LA NAZIONE di Siena - 20/06/2009)

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Ex CALP è rottura, a rischio 500 posti

Rottura tra sindacati e azienda nel nertice che doveva preparare il tavolo istituzionale in Provincia previsto lunedì. Organizzato un presidio. Futuro denso di incognite. Con Elsatec la Rsu parla di posto a rischio per 523 persone. I timori: “L’azienda non ha voluto parlare di piano industriale ma di cassa integrazione, anticamera della mobilità”
Siena, 20 giugno 2009 - Altro che autunno caldo. L’economia valdelsana affronta un’estate 2009 rovente, percorsa da una crisi che brucia lavoro e speranze a ritmi mai conosciuti: il camper e il suo indotto sono fermi da tempo (circa 60 aziende e 1000 persone coinvolte), il metalmeccanico è in difficoltà (Imer di Poggibonsi 150 in cassa integrazione, Itla di Casole 50), decine di aziende mediopiccole sono già state costrette a fermarsi e il cristallo-vetro vive giorni drammatici. Ivv, Ltp, Duccio Di Segna e Colle-Vilca hanno attivato la cassa integrazione per 85 persone complessivamente e su tutto si staglia la crisi dell’ Rcr e della sua controllata Elsatec, per cui l’Rsu parla ormai di futuro a rischio per 523 persone, 499 dell’ex Calp
L’incontro azienda-Rsu-sindacati di ieri, convocato in preparazione del tavolo istituzionale di lunedì prossimo in Provincia, si è chiuso con una rottura. “L’azienda non ha voluto parlare di piano industriale, ma solo della nuova cassa integrazione (220 persone per un anno-ndr) - afferma Luciano Binarelli della Filcem Cgil - che, però, è l’anticamera della mobilità, visto che l’azienda considera quei 220 posti esuberi strutturali”. “Non accettiamo un piano utile solo alla sopravvivenza dell’azienda nell’immediato, senza un progetto di rilancio che, insieme alla riduzione dei costi, parli anche di prospettive, riorganizzazione e continuità - fa eco un comunicato della Rsu - A pagare non possono essere sempre i soliti noti: le responsabilità di chi ha gestito l’azienda fino ad oggi devono avere un peso nella trattativa». Lunedì i lavoratori sciopereranno per l’intera giornata e manifesteranno davanti al palazzo della Provincia.

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