Comunicato stampa

Inserito da casoledelsa il 10 Dicembre 2008

 

COMUNE DI CASOLE D’ELSA
Provincia di Siena
Comunicato stampa n. 49 del 10 dicembre 2008

 

L’adozione sarà al centro dell’assise comunale in programma sabato 13 dicembre alle ore 16 a Casole d’Elsa
La variante al Piano di Recupero di San Severo al centro del prossimo consiglio

L’adozione della variante al Piano di Recupero di San Severo sarà al centro della prossima seduta del consiglio comunale di Casole d’Elsa, in programma sabato 13 dicembre alle ore 16 nella sala del consiglio comunale presso il Centro Congressi in via Casolani. L’ordine del giorno prevede la lettura e l’approvazione dei verbali della seduta precedente, a cui seguiranno le comunicazioni del sindaco e la discussione in merito ai prossimi passaggi che riguarderanno San Severo e l’adozione della relativa variante.

 

(ins. da Claudio)

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L’ OPINIONE di Bruno Melani

Inserito da Bruno il 9 Dicembre 2008

 

L’ OPINIONE di Bruno Melani

La non ricandidatura di Valentina a Sindaco di Casole e il documento di precisazione da parte della stessa apparso sui giornali in questi giorni, hanno aperto un forte dibattito all’interno della popolazione casolese e dello stesso Partito Democratico locale.
E ora? Chi sarà il candidato sindaco? Perché questa decisione? Queste ed altre domande sono ricorrenti da parte della popolazione.
Sono da quattro anni residente a Casole, abito a Cavallano una delle zone uscite peggio dal piano di sviluppo concepito prima dell’ anno 2000, tant’è che la convenzione tra l’amministrazione e i lottizzanti è datata Settembre 1999 così come quella della Corsina.
In questo periodo ho potuto apprezzare il “dinamismo” e la “capacità politica” di Valentina, ho anche capito le “difficoltà” nella gestione del ciclone San Severo e successiva inchiesta della magistratura.
“Cosa c’è dietro l’angolo?” chiedeva il conduttore agli ospiti che dovevano rispondere ad una platea attenta e partecipativa.
Per il PD di Casole sicuramente un periodo di duro lavoro fatto di confronto/dialogo con la popolazione dove sarà importante più ascoltare che parlare.
Per Comuni come Casole con meno 5000 abitanti il regolamento per le Amministrative del Pd prevede le Primarie o “consultazioni tra gli iscritti” ed è su questa strada che il Partito si è indirizzato
La mia “opinione” è che non ci si fermi agli iscritti ma si allarghi “l’ascolto” a tutti coloro che hanno dimostrato di avere a cuore il bene di Casole e che sono sicuramente tanti.
Ringrazio Giovanni Congravi , che con la sua “opinione” esposta alla porta del Circolo di Casole, ci ha indicato la strada da percorrere che è poi quella del “confronto”.
Con questa mia “opinione” attraverso il Blog del PD di Casole vorrei aprire una discussione che arricchisca il “confronto” sul tema “Quale futuro per Casole?” .

 

Bruno Melani

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Intervista al Sindaco Valentina Feti

Inserito da casoledelsa il 9 Dicembre 2008

E’ stata ufficializzata nei giorni scorsi la notizia che Valentina Feti, attuale sindaco di Casole d’Elsa non correrà per il secondo mandato. L’abbiamo incontrata per capire come nasce questa decisione e le motivazioni che stanno alla base della mancata ricandidatura da parte del Pd.Nel mese di ottobre, Lei, come anche gli altri sindaci al primo mandato, ha dato al Pd la sua disponibilità a ricandidarsi per il secondo mandato a sindaco di Casole d’Elsa.
Da quella data è trascorso un mese e mezzo. La mia è stata una scelta ben ponderata che andava sicuramente oltre le mie ragioni personali. Credo infatti, nonostante le traversie e le difficoltà che ci sono state in questi anni, di aver saputo gestire la situazione e di aver fatto un’esperienza importante, che mi ha dato un bagaglio di sapere e di conoscenza che sarebbe stato stupido non mettere a disposizione del mio Partito con maggior consapevolezza della prima volta.
Non ha mai pensato negli ultimi due anni di legislatura, visti i problemi, le inchieste e il polverone giudiziario sollevatosi a Casole d’Elsa, che sarebbe stato meglio rimettere il mandato o comunque non ricandidarsi?
Credo nella correttezza e nelle regole, ma le stesse non devono diventare una scusa rispetto alle responsabilità da assumersi, neppure per il primo cittadino. A titolo personale mi avrebbe giovato di più dimettermi un anno fa o, comunque, non ricandidarmi adesso; ma ho sempre creduto nel grande lavoro fatto da questa amministrazione e nel contributo essenziale che mi è stato dato da tutta la struttura amministrativa nel momento di difficoltà e per il quale non finirò mai di ringraziare tutti coloro che mi sono stati vicini. Abbiamo condiviso insieme alla stessa l’obiettivo di uscire da questa situazione di criticità e di stallo che qualcuno ha visto bene di cavalcare. Abbiamo scelto di impegnarci per gestire la crisi finanziaria contingente e per dare continuità alla programmazione e alla gestione dei servizi al fine di rispondere alle esigenze quotidiane della nostra comunità. Non potevo non tenere fede a tutti questi impegni che hanno visto tante persone lavorare assiduamente insieme a me. Avremo potuto fare tante altre cose, ma purtroppo non ci sono state né le condizioni, né il tempo. Per questo motivo e vedendo oggi quella che è la situazione del nostro Comune, sia a livello generale che per gli scenari che si delineano, credo ancora, ed a maggior ragione, di avere fatto bene a dare la mia disponibilità. Sono legata a questo Comune, ma non sono mai stata legata alla poltrona di Sindaco. Chi ha voluto leggere la mia permanenza, fino ad oggi, con queste motivazioni, non ha fatto altro che utilizzare un linguaggio politico superato e vecchio. Io ho 33 anni ed è la prima volta che mi misuro in un’esperienza amministrativa, tanto impegnativa. Mi fa sorridere, con profonda amarezza, chi mi accusa di essere attaccata alla poltrona. Io sono profondamente legata alla mia comunità e ho cercato di dare al mio Comune tutto il mio impegno e le mie idee che, purtroppo non hanno avuto il tempo di emergere completamente.

 

Facciamo un altro “salto” nel tempo, questa volta più breve: arriviamo a due giorni fa con la decisione del Partito democratico di non ricandidarla per le prossime elezioni comunali. Cosa è successo e come giudica questa decisione?
Oggi il Partito mi chiede di fare un passo indietro e non rimane che prenderne atto. Non posso negare il grande rammarico che provo per essere arrivata, dopo tanto lavoro, in una situazione estremamente difficile come sono stati gli ultimi due anni di questo mandato, e non partecipare all’inizio di una nuova stagione per condividere i risultati del nostro stesso lavoro e per finire quello che ho iniziato. Ma non è certo l’orgoglio personale che deve dettare scelte come queste e quindi, anche se convinta della forte esperienza che ho fatto e del contributo che potrei ancora dare a questo Comune, non mi rimane che chiudere questa esperienza e passare a qualcun altro il testimone.
Il Partito democratico ha giustificato la sua non ricandidatura temendo strumentalizzazioni politiche all’inchiesta che la vede coinvolta insieme alla sua giunta. Qual è oggi la situazione del punto di vista giudiziario?
Per quello che ci riguarda personalmente spero che tutto questo possa chiudersi nel più breve tempo possibile. Sono fiduciosa rispetto alla mia posizione ed a quella dei miei colleghi amministratori, in merito ai fatti giudiziari, perché sono certa che le nostre azioni non sono mai state finalizzate all’interesse personale, ma a quello collettivo. E’ per questo che avrei voluto un maggior coraggio da parte di tutti ad affrontare, con i rischi del caso, una campagna elettorale aspra, ma trasparente, da prendere di petto e accompagnarla con un lavoro concreto che c’è stato, come viene riconosciuto anche dallo stesso partito. Nello stesso tempo sono anche cosciente che gli stessi eventi giudiziari possano influenzare oltremodo la nuova tornata elettorale.
E’ tempo di bilanci, dunque. Cosa cambierebbe di questi quattro anni di esperienza da sindaco?
Come sono arrivata, me ne vado, forte di un’esperienza, non facile, con molti rammarichi, ma importante. Come giovane avrei preferito una sincera mano adulta sulla spalla e meno chiacchiere da parte di una generazione che invece di pensare alla propria sussistenza avrebbe dovuto dare più spazio e più collaborazione, in modo serio e discreto. Forse ho avuto una colpa che vale per tutte: essere stata prima troppo ingenua, per inesperienza, per fiducia in chi sapeva o doveva sapere più di me e oggi troppo responsabile. Non si nasce “imparati”, l’avvicendamento e il cambio generazionale è una cosa seria, ma la si deve volere veramente, non basta solo sostituire serve accompagnare il passaggio. Me ne vado a testa alta, ammettendo i miei errori, con un’umiltà che vorrei cogliere anche in altre persone. Sicuramente non cambierei tutta la concretezza che con la nostra amministrazione siamo riusciti a portare avanti; abbiamo lavorato per i primi anni nella normalità ed il resto nella contingenza delle difficoltà che tutti conoscono e nonostante queste siamo riusciti a portare avanti gli impegni presi in campagna elettorale ed anche progetti nuovi fortemente voluti e ricercati.
Come vede il suo futuro politico?
La vita spero sia sufficientemente lunga da darmi altre possibilità per dimostrare quanto ho detto e per fare qualcosa per gli altri. Sono sicura però, che anche se così non fosse, il tempo della la mia vita e tutto quello che ho dedicato a questo Comune sia già più che sufficiente a dimostrarlo. Credo di aver rispettato tutti e le opinioni di tutti, secondo qualcuno anche troppo. Sono stata troppo spesso silenziosa, ma laboriosa e questo certo paga meno di chi sventola sotto il naso spot pubblicitari e articoli di giornale; ho sempre creduto nella politica fatta con i fatti e per questi ci vuole tempo. La comunicazione è estremamente importante, ho cercato di ridare a questo Comune ed alla politica la possibilità di poterla fare in maniera corretta e realista. Da persona Democratica, rispetto la decisione della maggioranza del mio Partito e responsabilmente metterò a disposizione dello stesso il frutto dell’esperienza che mi ha fatto fare e per il quale lo ringrazio, per portare avanti il progetto politico per Casole. Confermo il mio impegno per i prossimi mesi non solo per chiudere questa legislatura ed il lavoro amministrativo, ma anche per dare il supporto necessario alla squadra che dovrà affrontare la prossima tornata elettorale.

 

(inserito da Claudio)

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Lettera di Walter

Inserito da casoledelsa il 9 Dicembre 2008

La Lettera di Walter Veltroni
Il testo della lettera di Veltroni al Corriere della Sera
Questione morale: non difendiamo l’indifendibile
«Il Partito democratico non ha alcuna intenzione di essere indulgente con se stesso»Caro direttore, se il Presidente della Repubblica denuncia il preoccupante impoverimento culturale e morale della politica, non solo nel Mezzogiorno, tutti i partiti devono sentirsi chiamati in causa. E ciascuno è chiamato a guardarsi in casa, senza nulla concedere alla pratica, anch’essa una forma di malcostume politico, di mostrarsi severi con gli altri per poter essere più indulgenti con se stessi, perché il problema purtroppo riguarda sia centrodestra che centrosinistra, come anche la vicenda dell’Abruzzo dimostra.

Il Partito democratico non ha alcuna intenzione di essere indulgente con se stesso. Come ha scritto giustamente Pierluigi Battista, ne va della nostra ambizione di rappresentare un fattore di cambiamento, di rinnovamento culturale e morale del Paese, oltre che di alternativa credibile alla destra. Ha ragione dunque Oscar Luigi Scalfaro, quando ci chiede di riuscire dove la maggior parte dei partiti della Prima Repubblica fallì: saper selezionare i propri dirigenti e i propri rappresentanti sulla base della loro capacità politica e insieme, indissolubilmente, della loro moralità e trasparenza, ben al di là degli stessi vincoli di legge e senza delegare questa fondamentale funzione al pur essenziale controllo di legalità da parte della magistratura.
Mentre ci poniamo questo obiettivo, non ci sfugge quanto sia impervia la strada per raggiungerlo. Non è facile coniugare la capacità di rappresentanza della società italiana, una rappresentanza che vogliamo ampia e aperta, per così dire «in presa diretta », senza i filtri dirigisti di burocrazie e apparati, con l’accortezza di non assorbire e poi addensare anche le tossine che nella società italiana circolano e, in particolare in alcune aree del Paese, rischiano di rappresentare un fattore condizionante, se non addirittura dominante. Il Pd, il centrosinistra hanno una lunga positiva tradizione di governo delle città e del territorio. Ma in qualche caso, troppi per me, ci sono esperienze politiche e amministrative che hanno visto appannarsi i fattori che le avevano portate ad affermarsi nelle loro comunità: la trasparenza morale, la competenza professionale, il riformismo innovatore. In molte realtà, questi fattori si sono consolidati in un rapporto forte e maturo con la società civile. In altre invece, certamente meno delle prime ma sempre troppe, la trasparenza è diventata opacità e uso del potere per alimentare il consenso, la competenza si è rovesciata in professionismo politico, non di rado cinico e arrogante, il riformismo innovatore si è spento in una gestione del potere fine a se stessa.

Il Pd può uscire più forte e più credibile da questo passaggio critico. Ma potremo farlo solo se sapremo rifuggire dalla tentazione di chiuderci a difesa dell’indifendibile e se sapremo invece nutrire il coraggio di scommettere in modo ancora più deciso sull’innovazione.

L’innovazione è anzitutto politica. L’abbiamo chiamata «vocazione maggioritaria ». Che non è vacua ricerca della solitudine o presunzione di autosufficienza, ma ambizione di cambiare in profondità i rapporti di forza politici nella società italiana. Questa visione è del tutto compatibile con la ricerca e la paziente costruzione di alleanze programmatiche chiare. È invece del tutto alternativa all’illusione di compensare con alleanze eterogenee e disinvolte, l’incrinarsi della propria credibilità politica, o la minorità del proprio consenso elettorale.

La seconda dimensione dell’innovazione è programmatica. Noi ci candidiamo a governare, il Paese come il più piccolo dei comuni italiani, non per gestire l’esistente, ma per rappresentare il bisogno e la domanda di cambiamento che la società italiana esprime. La tensione riformatrice, insieme alla vicinanza quotidiana alle persone, è la condizione indispensabile per il successo delle nostre esperienze amministrative e di governo, ma anche il migliore antidoto alla riduzione della politica ad una lotta senza scrupoli per un potere che diventa fine a se stesso.

La terza dimensione dell’innovazione è quella della nostra classe dirigente diffusa, nazionale e locale. Noi scommettiamo sulla democrazia e siamo forse gli unici a farlo. La nostra vita interna è ancora molto diversa da come la vorremmo, ma se ci guardiamo intorno vediamo quasi solo partiti che nascono e muoiono per un gesto sovrano, sia esso l’annuncio dal predellino di una macchina o una lacrima che scioglie il partito in un applauso. O, all’opposto, microformazioni personali, piccole imprese politiche a conduzione familiare. Si vedono ormai partiti che non hanno vita democratica, in cui dirigenti e candidati vengono scelti da una persona. E su questo non ascolto nessuna delle parole severe che commentano la vita democratica, questa sì indiscutibile, del Pd.

Noi scommettiamo sulla democrazia, la democrazia diretta dei nostri elettori, gli unici titolari della decisione sulle prime cariche di partito e sulle candidature, attraverso le primarie, da coniugare con la democrazia degli iscritti, il nostro vasto volontariato politico, che può e vuole rappresentare una delle strutture portanti della nostra vita civile. Da questo grande popolo dovrà emergere in tempi rapidi una nuova classe dirigente. Ma se la democrazia è libertà, è partecipazione, è rinnovamento, è anche autorità. Non a caso, insieme ad uno statuto che delinea un modello di democrazia interna che non ha precedenti nella storia dei partiti politici italiani, l’Assemblea costituente ha approvato un rigoroso codice etico e previsto un’apposita magistratura interna incaricata di applicarlo e farlo rispettare. Non saranno norme che resteranno sulla carta, ma il nostro contributo a quel rinnovamento dell’etica pubblica che è indispensabile al futuro della nostra democrazia.

 

(Inserito da Claudio)

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QUALITA’ DELLA VITA - SIENA IN CIMA ALLA CLASSIFICA

Inserito da casoledelsa il 9 Dicembre 2008

7/12/08/ h 17 - La qualita’ della vita? Merito di tutta la comunita’. Ora l’obiettivo mantenere il primato
Il presidente Fabio Ceccherini commenta lindagine di ItaliaOggi. Siena prima provincia italiana per qualit della vita

«Fa piacere avere la conferma di essere tra le province italiane ai vertici per qualità della vita. Ad essere riconosciuti e premiati sono gli sforzi collettivi di una comunità, istituzioni ma anche mondo del volontariato, della cultura, dell’economia, che negli anni non ha perso il senso solidale, civico, e culturale che è tipico della nostra storia, antica e più recente», così Fabio Ceccherini, presidente della Provincia di Siena, alla notizia del primato per qualità della vita secondo il Rapporto 2008 pubblicato domani dal quotidiano ItaliaOggi.«A contare non è il primato in sé, anche se importante, - dice - quanto continuare ad essere sempre a questi livelli e continuare l’impegno per mantenerlo nel tempo, riuscendo a trovare tutti insieme le soluzioni per superare quelle difficoltà che cominciano ad affacciarsi anche da noi».

«La Provincia di Siena in questi anni ha lavorato, insieme a tanti soggetti, del volontariato, del sociale e dell’economia, della cooperazione, non attenendosi alle competenze assegnate dalle leggi, ma realizzando azioni e strumenti operativi secondo il principio di una sussidiarietà concreta. Sono così nati e sviluppati progetti innovativi nell’ambito dell’assistenza agli anziani, ai diversamente abili, ai più deboli, alle giovani coppie, ai migranti. Abbiamo fortemente voluto il microcredito di solidarietà, che oggi è un importante strumento di aiuto a famiglie e cittadini. Abbiamo investito molte risorse per la messa in sicurezza e il miglioramento dei servizi per la scuola, che rimane il primo pilastro di una comunità che guarda al futuro. In tema di sviluppo economico abbiamo lavorato per fare sistema tra istituzioni e mondo delle imprese nel fronteggiare una crisi i cui effetti cominciano a manifestarsi. Abbiamo sostenuto bandi per favorire la ricerca applicata in azienda o per sollecitare i giovani alla cultura d’impresa».

«Di fronte a questa fase straordinaria di crisi, abbiamo stanziato nel bilancio di previsione 2009, che andremo ad approvare, oltre 5 milioni di Euro a sostegno dello sviluppo economico e del sistema delle imprese. Così come chiediamo alla Fondazione Monte dei Paschi di Siena linee straordinarie di intervento, una capacità di selezione dei progetti straordinaria e tempi di risposta rapidi per assegnare le risorse. Tutto questo per permettere a questo territorio di mantenere quel primato che oggi, giustamente, può festeggiare».

7 dicembre 2008

(INSERITO DA CLAUDIO)

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Lettera aperta di Massimo Lapucci

Inserito da Claudio il 4 Dicembre 2008

Un recente articolo pubblicato su questo sito, ” Diamo a Cesare….”  è stato oggetto di pesanti commenti,   in un’assemblea pubblica dell’Associazione Politico-Culturale “Pensare Comune”. Per questo motivo abbiamo deciso,  di chiarire alcuni aspetti relativi al blog del Partito Democratico di Casole d’Elsa e di ospitare una risposta di Massimo che con una “lettera aperta” ha voluto puntualizzare alcuni passaggi della suo intervento precedente.

Va precisato che su questo sito,  possono richiedere la pubblicazione di un loro articolo, tutti i nostri iscritti e simpatizzanti.  Tutti quello che viene  pubblicato è comunque espressione del PD e quindi  da considerare pensiero condiviso.

 Per informazione e trasparenza nei confronti dei lettori precisiamo  che le attività politiche che portiamo avanti e quindi anche quella del Blog,  vengono finanziate con i proventi di un tesseramento  e di una festa comunale (Casole in Festa) . Provvediamo a redigere ogni anno regolare bilancio delle nostre entrate e delle nostre uscite, sulla base dei regolamenti del nostro partito. 

Cerchiamo di portare avanti una linea editoriale suddivisa per argomenti: dalla politica alle istituzioni, dal costume  all’attualità ,  agli eventi che riguardano il nostro territorio.

Accettiamo volentieri consigli e suggerimenti sperando comunque di fornire valido strumento di dibattito e di informazione.

Partito Democratico

Claudio Cavicchioli

Scritta da Massimo Lapucci

 

Lettera aperta agli amici e concittadini di “Pensare comune” e al loro leader.

 

Alcuni giorni fa ho inviato un articolo al blog del PD di Casole, intitolato “Diamo a Cesare ….”. Tale articolo, è stato pubblicato con qualche giorno di ritardo rispetto al mio invio e con una modalità che non ha evidenziato chi lo aveva inserito.  Una svista,  non certo una volontà di nascondersi dietro l’anonimato (a Casole l’anonimato, così come gli pseudonimi, sono il segreto di Pulcinella).

Venerdì scorso in occasione dell’assemblea pubblica tenutasi al Centro congressi di Casole dagli amici di “Pensare comune”, Piero Pii nell’ambito della sua esposizione ha richiamato l’attenzione sull’articolo in questione mettendo in evidenza quest’aspetto.  Pur presente, non ho immediatamente risposto perché la cosa ha colto di sorpresa anche me che, non avendo avuto modo di visitare il blog nei due giorni precedenti e non sapendo quindi che l’articolo era stato nel frattempo pubblicato, non avevo neppure potuto notare l’assenza del mio nome.

A questo perciò, rimedio con questa lettera, aggiungendo che l’articolo è stato scritto da me in quanto cittadino di Casole e senza nessun tipo di richiesta o influenza di chicchessia.  

Anche se la conoscenza reciproca non è approfondita credo comunque che questo basti all’ex sindaco per capire che dietro le righe da lui definite violente, non c’è un attacco partitico ma più semplicemente una serie di considerazioni, per quanto amare e polemiche, forse semplicistiche, certamente non condivise da tutti, strettamente personali, fatte da uno dei tanti cittadini di Casole.

D’altronde sul giovanissimo blog del PD casolese, scrivono diversi iscritti che, in quella sede, possono esprimere civilmente e liberamente le proprie opinioni.

Vorrei però con l’occasione chiarire alcuni aspetti dell’articolo che credo siano stati fraintesi.

Come è noto il mio interessamento alla politica è recentissimo (si parla di qualche mese)  e prevedibilmente provvisorio. Mi considero infatti un sostenitore ceduto momentaneamente alla politica,  un cittadino che chiamato a partecipare, ha deciso di accettare e prestare il proprio contributo in un momento difficile per la nostra comunità sperando che il proprio apporto per quanto modesto possa essere di qualche utilità per ritornare quanto prima ad una situazione di normalità.

Nonostante viva in questo paese dai primi anni ottanta, in questo pur breve periodo di coinvolgimento nella politica mi sono reso conto di quanto poco conoscessi Casole e i risvolti politici, sociali ed economici che né guidano il divenire. 

E questo mi ha fatto pensare quanto spesso noi,  maggioranza dei cittadini comuni, non tanto per disinteresse di fondo, ma piuttosto perché presi da mille problemi e impegni quotidiani,  non ci facciamo (sbagliando) sufficientemente partecipi della gestione della cosa pubblica, lasciando ad altri la facoltà di operare,  i quali agiscono forti di un consenso più spesso basato sulla poca partecipazione della cittadinanza che su una reale volontà popolare. D’altronde come dice il proverbio “chi tace acconsente”.

Da cui la prima parte dell’articolo con la quale ripercorro quello che la memoria mi consente e traggo le conclusioni che l’intelletto mi suggerisce.

Quando parlo di: “ .. paesi dormitorio senza punti di aggregazione con infrastrutture scadenti e in molti casi urbanisticamente discutibili” oppure quando dico di “crescita esponenziale in un contesto disarticolato di abitazioni e individui” ,  ovviamente esprimo un parere personale, ma credo che molti abitanti di questo comune abbiano la stessa percezione di questo immane pastrocchio che è diventato il nostro bellissimo territorio.

Quando quasi trent’anni fa decisi di vivere a Casole, lo feci per scelta consapevole, non forzata da fattori contingenti, in quanto, in un mondo che già allora si preannunciava per quello che poi è diventato, caotico e frenetico, Casole mi sembrò un buon posto per vivere.

Non mi sbagliavo, così infatti è stato per molti anni e posso dire di non aver rimpianti per aver fatto quella scelta.

 D’altronde non avevo certo l’illusione  che tutto rimanesse immutato nel tempo.

 Quindi, quando anni fa proprio dalla voce di Piero Pii sentivo parlare con convinzione di sviluppo urbanistico e della necessità di aumentare la popolazione per non depauperare il paese ed avere maggiori opportunità come comunità,  per il bene del paese, mi sembrò tanto convincente, che nelle ultime due legislature in cui ha fatto il Sindaco mi è sembrato giusto votarlo. Non voglio disconoscere i meriti del suo operato ma il risultato complessivo, quello tra costi e benefici, non è quello che immaginavo anzi lo definirei per usare un eufemismo “deludente”.

Non possiamo ignorare che a causa di una gestione eccessivamente “disinvolta”, negli ultimi anni la nostra comunità è diventata purtroppo negativamente famosa in tutta Italia e anche in altri paesi.

Si può dire questo o è considerata blasfemia?

D’altronde durante l’assemblea pubblica lo stesso ex sindaco ha detto che in futuro si dovrà costruire (meno) e costruire meglio.  Come dire che in passato si è costruito troppo e male ? Se così è, da dove parte l’errore di valutazione, quanto dobbiamo risalire indietro nel tempo per trovare i progenitori di questo

pessimo risultato ?

Passiamo alla seconda parte, quella dello chef per intenderci. 

Nel corso dell’assemblea questa metafora è stata definita un attacco anche a Valentina Feti (attuale sindaco). Non mi pare, anzi…

Tempo addietro per le vie del paese ho assistito a un vivace dibattito tra alcuni nostalgici Casolesi veraci, che attribuivano la colpa di tutte le attuali disgrazie del paese a Valentina Feti e all’attuale giunta.

 Ora io non mi voglio erigere a difensore dell’attuale Sindaco e della giunta, non spetta certo a me, ma trovo profondamente ingiusto e detesto i casi di giustizia sommaria in cui qualcuno viene preso a unico “capro espiatorio”  per le mancanze di molti.

  Non voglio dire che il percorso politico di Valentina sia esente da errori  o come hanno interpretato i nostri concittadini di Casolenostra, ripubblicando l’articolo: “ignara” vice chef.

 E’ mia opinione personale che i suoi errori li abbia fatti, credo anche che stia pagando ben oltre i suoi demeriti

Dobbiamo però guardare oltre,  in quelle che sono le sue qualità positive e le sue potenzialità professionali.

In un momento così difficile, la sua amministrazione è riuscita a portare comunque a termine  provvedimenti concreti e positivi.

Non mancherei neppure di rimarcare il senso di responsabilità che ha dimostrato restando alla guida del Comune sino al termine del suo mandato evitando alla comunità tutta,  una serie di disagi ben più pesanti di quelli fin qui subiti. 

L’altra sera nel corso dell’assemblea, Piero Pii ha portato all’attenzione dei presenti fascicoli di documenti pieni di dati al fine di dimostrare che la storia dei piani regolatori di Casole parte da lontanissimo (quindi non come dicevo io nell’articolo parlando di mesi,  ma di parecchi anni) e che dopo notevoli vicissitudini ed aggiustamenti (non tanto efficaci a giudicare dai risultati) transitando anche nei periodi in cui lui ha ricoperto il ruolo di sindaco, nel quale ha fatto quello che ha potuto, (almeno così io ho capito) sono arrivati sino a noi,  nella veste che tutti abbiamo poi visto attuata. 

Allora da cittadino qualunque mi domando:

 se il personaggio politico più capace che il paese, abbia avuto in questi anni (e su questo credo ci sia l’unanime consenso), a causa delle inestricabili e lunghissime procedure burocratiche che regolano l’urbanistica, ha potuto fare ben poco per evitare il degrado urbanistico che abbiamo sotto gli occhi, che miracoli ci si poteva aspettare da chiunque fosse stato il successore?

Oltretutto l’ultimo Sindaco,  se prendiamo per buone le date citate dal suo predecessore,  fosse solo per questioni anagrafiche,  sarebbe da considerare non responsabile.

Allora ecco qui il succo della metafora dello chef, ricavato da una sicuramente semplicistica e grottesca ricostruzione da cittadino qualunque che non ha la memoria storica del paese.

Provvedero’ volentieri comunque a documentarmi sul libro che prossimamente Piero Pii divulgherà.

 Ma ritengo,  se non altro,  di avere quel sufficiente grado di discernimento per considerare i fatti per come si svolgono e le cose per come vengono dette. 

Mi accorgo solo ora però che la mia curiosità è ancora inappagata. Ma allora chi dovranno ringraziare i clienti del ristorante per il mal di pancia ? Sta a vedere che alla fine la colpa è la loro per non aver annusato i piatti prima di mangiare.

 

Casole d’Elsa, 30/11/2008

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CONSIGLIO COMUNALE

Inserito da casoledelsa il 4 Dicembre 2008

COMUNE DI CASOLE D’ELSA
Provincia di SienaComunicato stampa n. 76 del 5 novembre 2008

Tra gli argomenti all’ordine del giorno, anche il Regolamento per le Strade Vicinali di Uso Pubblico
Casole d’Elsa, approvato in consiglio comunale l’assestamento di bilancio per il 2008
Un consiglio comunale ricco di argomenti quello che si è svolto nei giorni scorso a Casole d’Elsa. Tra i principali punti all’ordine del giorno, l’approvazione dell’assestamento di bilancio.
“Quello che stiamo per concludere - ha affermato Valentina Feti, sindaco di Casole - è stato l’anno finanziario più delicato della nostra legislatura. Un anno che, nonostante le difficoltà, chiude positivamente sotto il segno dell’equilibrio finanziario e della riorganizzazione della macchina comunale”.

Tra i punti all’ordine del giorno importante sottolineare la delibera per l’accensione del Mutuo per la realizzazione del secondo stralcio della nuova scuola media. “A chi volutamente ha accusato quest’Amministrazione di pagare da tempo interessi sul mutuo per la scuola a lavori fermi, rispondo con i fatti: il mutuo precedentemente preso è stato esaurito con la prima fase dei lavori e utilizzato con il primo Contributo della Fondazione Monte dei Paschi; quello che oggi viene acceso è il mutuo necessario insieme al secondo ed al terzo contributo Fondazione per fare la gara di appalto per il secondo e terzo lotto dei lavori. Sinceramente non capisco come chi è in Consiglio Comunale e che è chiamato a deliberare su questi atti, possa parlare diversamente da come è.”

“Le vicende che hanno coinvolto il nostro comune - prosegue Feti - hanno determinato un rallentamento delle attività che ha comportato una consistente diminuzione delle entrate derivanti dagli oneri di urbanizzazione, entrata importante anche se non esclusiva per il nostro comune. Non è stato facile fare i conti con questi tipo di imprevisto e riuscire ad arginare le difficoltà che sono derivate dal fermo di questa entrata”. “Quest’anno - continua ancora il primo cittadino - oltre che con il taglio dell’ICI, per il quale ancora non c’è dato sapere quando avverrà la liquidazione del secondo 50%, con il taglio degli introiti da parte dello Stato, come per gli altri comuni, ci siamo trovati a fare i “conti” con una situazione emergenziale dalla quale però, con grandi sacrifici politici ed un ottimo lavoro della struttura, siamo riusciti ad uscire con soddisfazione per il lavoro condotto”.

L’altro argomento importante che è stato al centro dell’ultimo consiglio casolese è stato quello dell’approvazione del Regolamento per le Strade Vicinali di Uso Pubblico. “La fruibilità del territorio - sottolinea Feti - è la garanzia che questa amministrazione vuole lasciare a Casole. A questo scopo, alla fine del 2007, è stata formalmente costituita una Commissione Consiliare che lavorasse sulla revisione delle Strade Vicinali di Uso Pubblico e ne stendesse un regolamento”.

“Il nostro comune - spiega il sindaco - ha una vecchia delibera del 1970, dove si erano determinate le strade vicinali di uso pubblico e, a distanza di molti anni, l’amministrazione ha deciso di revisionare tale delibera e di fare un regolamento di Gestione per questo tipo di strade. Sicuramente questo determinerà un maggior impegno finanziario per il comune, che aumentando le strade vicinali con l’uso pubblico e dettando le norme di gestione, oltre a quelle comunali, dovrà nel prossimo futuro vedere un impegno finanziario maggiore per la manutenzione della viabilità. Tuttavia, questo ci darà la possibilità di garantire ai cittadini la fruibilità di tutto il territorio, grazie all’apertura delle strade che riterremo di utilità pubblica, senza affidarci semplicemente al buon senso del privato”.

Tra le comunicazioni il Sindaco ha dato infine notizia dell’avvenute dimissioni dell’assessore Patrick Pii. “La condivisione della scelta - dichiara Feti - è stata inevitabile, in quanto non era più garantita la presenza necessaria al conseguimento del mandato”. “Pii - ricorda Feti - era stato designato quale Assessore alla Cultura, alle Politiche Giovanili ed allo Sport, settori determinanti per la gestione della piccola ma vivace realtà Casolese, che presuppongono un continuo lavoro nonostante i pochi mesi che rimangono dalla scadenza del mandato amministrativo.”

“E’ con rammarico - conclude il primo cittadino casolese - che diamo questa notizia. Purtroppo, le divergenti opinioni circa le problematiche attuali di Casole, hanno fatto sì che si allontanasse la possibilità di condurre insieme questa ultima parte del lavoro di Giunta”. Per il momento non è prevista alcuna sostituzione e sarà la Giunta attuale ed il Sindaco a farsi carico di tali competenze.

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Comunicato stampa

Inserito da Claudio il 4 Dicembre 2008

L’assemblea comunale del Pd: “Su lei il nostro giudizio positivo ma occorre garantire la massima trasparenza”
Pd Casole: “Non ricandidare Valentina Feti per scongiurare speculazioni politiche”

Valentina Feti non correrà per il secondo mandato a sindaco di Casole d’Elsa alle elezioni amministrative del 2009. Lo ha deciso all’unanimità l’assemblea comunale del Partito democratico, riunitasi ieri, martedì 2 dicembre a Casole d’Elsa.

 

“Vogliamo esprimere – affermano i democratici casolesi – il nostro più sincero ringraziamento per il lavoro svolto in questi anni da Valentina Feti e dalla giunta comunale. La legislatura che si sta per concludere ha visto un grande impegno per la valorizzazione del territorio e delle sue qualità, con un profondo rinnovamento delle politiche di governo, anche attraverso l’inizio del procedimento che porterà all’approvazione della variante generale dello strumento e la revisione della macchina amministrativa. Non sono mancati momenti difficili, culminati con gli avvisi di garanzia recapitati ad alcuni amministratori attuali e del passato, per alcune procedure amministrative iniziate nella passata legislatura. Proprio per garantire la massima trasparenza e il principio dell’etica pubblica che caratterizza il Pd, crediamo che sia giusto dare un segnale di cambiamento per il futuro, scongiurando la possibilità di ogni speculazione di carattere politico sulle vicende giudiziarie ancora aperte”.

 “Il nostro giudizio sul lavoro svolto da Valentina Feti in questi anni – proseguono i democratici casolesi – resta positivo, anche perché, pur trovandosi a ‘fare i conti’ con errori compiuti da amministrazioni passate, è riuscita a portare avanti importanti progetti di rinnovamento delle politiche di governo del territorio in relazione alle trasformazioni che, negli ultimi anni hanno interessato Casole d’Elsa e la nostra provincia, anche sul piano normativo. Valentina Feti è e resta una risorsa importante per il Pd casolese, all’interno del quale proseguirà il suo impegno, in attesa che si chiariscano, e ci auguriamo  tempestivamente e positivamente, gli aspetti di carattere giudiziario che la riguardano. Adesso – conclude la nota del Pd di Casole d’Elsa – si apre un percorso di confronto all’interno del Partito che dovrà portare alla scelta di un nuovo candidato a sindaco, autorevole e capace, intorno al quale ci dovrà essere la massima convergenza possibile”.

PARTITO DEMOCRATICO

CASOLE D’ELSA

 

 

 

 

PD CASOLE D’ELSA 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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OLTRE IL GIARDINO

Inserito da casoledelsa il 2 Dicembre 2008

l ministro di famiglia di casa Berlusconi e la pista da sci sul Lambro

DI ALBERTO STATERA

 

E’ sottosegretario in carica allo Sviluppo Economico con delega alle Comunicazioni, ma non tutti sanno che è soprattutto assessore agli Affari di Famiglia (famiglia Berlusconi, of course). Si chiama Paolo Romani, si dichiara ex giornalista, fondatore di Telelivorno e di Telelombardia, e non ha remore nel confessare pubblicamente che ha accettato di fare l’assessore all’Urbanistica del Comune di Monza perché c’era “da risolvere un problema che è una spina nel fianco della famiglia Berlusconi”. Da bravo soldatino, si è applicato ed è riuscito ad imbastire un’operazione che ha già portato nelle tasche di Paolo Berlusconi, fratello del capo, 40 milioni, che stanno per salire a 90 o 100. La “spina nel fianco” della famiglia presidenziale si chiama Cascinazza, un’area di 500 mila metri quadrati agricoli nel Comune di Monza che i Berlusconi comprarono nel 1980 dalla famiglia Ramazzotti, quella dell’amaro, per 7 miliardi di lire. Il progetto era di costruirci sopra una sessantina di palazzi residenziali, una specie di Milano4. Ma tra alterne vicende il progetto non decollò mai, nonostante l’affettuoso sostegno offerto negli ultimi anni dal presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. Anche perché, situata tra il Lambro e il Lambretto, la Cascinazza ogni tanto va sott’acqua. E’ vero che nel 2004 il Consiglio dei ministri approvò, in assenza del premier che si era correttamente ritirato nella sala accanto a sorbire il tè con Gianni Letta perché nessuno osasse sospettare conflitti d’interesse, la progettazione di un canale scolmatoio del costo di 168 milioni di euro. Ma la Cascinazza era diventata quasi un incubo per il premier, il cui fratello minore, come tutti sanno, non ne azzecca una. E poi perché costruire direttamente, se con gli opportuni interventi politici quei terreni si possono valorizzare clamorosamente?
Così, vinte le elezioni a Monza, Romani viene spedito a fare l’assessore comunale all’Urbanistica. Ruolo nel quale si fa onore, perché organizza la vendita della Cascinazza alla Brioschi dei Cabassi, che pagano a Paolo Berlusconi 40 milioni, ma sottoscrivono una clausola che prevede una “integrazione” del prezzo al doppio o forse al triplo, nel caso di “valorizzazione” di quei terreni. L’assessore, diventato nel frattempo sottosegretario nel IV governo Berlusconi, si mette perciò di buzzo buono e presenta nei giorni scorsi una variante generale al PGT, il Piano di Governo del Territorio per valorizzare quell’appezzamento fin qui di assoluta inedificabilità. Quale migliore occasione dell’Expò del 2015?
La variante Romani prevede infatti un “primo utilizzo” dell’area per l’Expò e poi un “riutilizzo dell’edificato con le seguenti destinazioni: direzionale, produttivo, residenza, edilizia residenziale convenzionata, artigianale espositivo, commerciale, intrattenimento, centro ricreativo bambini e ragazzi, centro anziani, centro per l’innovazione tecnologica nell’impresa, spazio espositivo per mostre continue, teatro, Spa e centro di medicina estetica, asilo nido, scuola materna, campo sportivo, sedi di Protezione Civile, Croce Rossa, Carabinieri, Banca d’Italia”. E chi più ne ha ne metta. Il sottosegretarioassessore è un tipo immaginifico e aggiunge che lui vede svettare tra il Lambro e il Lambretto cinque magnifici grattacieli, una pista di sci coperta, perché non tutti possono andare in montagna a sciare, e una monorotaia che corre sul Canale Villoresi.
Così, varata la variante, i Cabassi dovranno pagare a Paolo Berlusconi un altro pacco di milioni. E l’assessore agli Affari Familiari, a operazione compiuta, potrà dimettersi a Monza e andare a Roma a curare per il capo, dalla sua poltrona di sottosegretario alle Comunicazioni, il licenziamento di tutti quei comunisti nerovestiti (lodo Dell’Utri) che infestano la Rai.

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Documento sulla scuola del Gruppo PD in Consiglio Comunale - 28/11/2008

Inserito da casoledelsa il 2 Dicembre 2008

I recenti atti legislativi del Governo in materia di educazione e di istruzione (Legge 133, D.L. 137) e i provvedimenti attuativi che seguiranno, spingono le Amministrazioni locali ad un’attenta riflessione sulla scuola di questo Paese e sulle conseguenze che i suddetti interventi potranno avere sulle scuole del nostro territorio.

La funzione della scuola

“La consapevolezza del ruolo strategico dell’istruzione per la crescita della persona, per la sua realizzazione e per lo sviluppo civile, democratico ed economico dell’Italia è cresciuta negli ultimi anni. Rafforzare la nostra dotazione di capitale materiale e immateriale è condizione indispensabile per tornare su un sentiero di sviluppo (“Quaderno bianco sulla scuola”, 2007). Insomma, spendere bene in istruzione potrà dare forti risultati su tutti i fronti dove l’Italia presenta oggi un ritardo.

Il Governo nazionale vede però queste voci di spesa come costi, non come investimenti, decidendo di rispondere a questa sfida con un intervento che passa attraverso classi sovraffollate, il ripristino dei voti alle elementari e alle medie inferiori, il cinque in condotta con bocciatura, il ritorno del maestro unico e la riduzione dell’orario delle lezioni.

In Italia il 25% della popolazione compresa tra i 15 e i 65 anni è in possesso della sola licenza elementare; nel 2004 solo il 48% delle persone tra i 25 e i 64 anni aveva un diploma di scuola superiore, contro una media dei Paesi più industrializzati del 67%. L’Italia è in serio ritardo sulle politiche di istruzione e formazione.

Sulla base di questi dati il ministro Gelmini emana una serie di provvedimenti che prefigurano il ritorno ad una scuola fortemente selettiva ed autoritaria.

Tutto ciò contrasta però col mandato della Costituzione della Repubblica, che assegna alla scuola il compito di includere (“La scuola è per tutti”, recita l’art. 34) e di emancipare e contrasta altresì con le strategie di sviluppo del nostro Paese.

Per competere a livello internazionale abbiamo bisogno di portare più avanti possibile le conoscenze di una sempre più vasta parte della popolazione. Pena il declino. Lo vediamo anche a livello locale: per la gestione di un agriturismo non sono più sufficienti un cipresso ed una piscina, ma servono le conoscenze delle lingue, ma anche del territorio, della sua storia, della sua cultura e del suo ambiente. Per rendere redditizia l’agricoltura c’è bisogno di ricerca sulle tecniche di coltura idonee, sui prodotti tipici, conoscere disciplinari, lavorare per ottenere certificazioni di qualità. Le industrie manifatturiere, rimanere competitive sul mercato hanno bisogno di investire continuamente in termini in tecnologie ed innovazione. Per fare tutto ciò c’è bisogno di persone competenti, di lavoratori consapevoli, di cittadini partecipi alle scelte della comunità.

Il nostro dissenso nei confronti dei provvedimenti del Governo non nasce quindi sulla base di una contrapposizione ideologica, ma dalla constatazione che la direzione intrapresa porta alla costruzione di un modello di scuola (e di riflesso di società), inadeguato a rispondere alle sfide che ci attendono nel futuro.

Quale modello, quale scuola

Il ministro Gelmini chiede di tornare ad una scuola antica per sanare i difetti di quella attuale. Le ragioni pedagogiche, più volte dichiarate, ma mai in modo esplicito dal ministro indicano direzioni opposte a quelle intraprese.

Non ci si può nascondere nemmeno dietro alle esigenze delle famiglie perché, nella scuola del D.lvo 59/2004, che ora si vorrebbe ripristinare, il modello “secco” delle 27 ore era scelto dal meno del 10% dei genitori, oltre il 50% optava per una settimana tra le 27 e le 30 ore. Allora perché tanto “accanimento” con i simili tagli? Non sarebbe forse meglio puntare all’eccellenza, investire per individuare e portare a regime le buone pratiche?

Perché dietro i tagli, le brutali operazioni di cassa richieste del ministro dell’Economia, si cela un modello di società che si vuole veicolare e costruire attraverso lo strumento della scuola. Il maestro unico e l’uso distorto della valutazione non servono solo a risparmiare, ma ripropongono una scuola in cui l’apprendimento era affare più o meno privato dell’allievo e contava il prodotto nell’indifferenza quasi totale del processo. Chi era bravo per doti naturali, oppure per ambiente più favorevole, andava avanti; chi aveva difficoltà era considerato uno scansafatiche, oppure gli veniva detto di non essere adatto allo studio, quindi gli si “consigliava” un lavoro manuale. Il voto rappresentava uno strumento sanzionatorio e di selezione, doveva premiare o ratificare il fallimento.

Da qui bocciature o abbandoni, evasioni, o, come si dice oggi, la dispersione (si diceva “selezione di classe”).

Ricordiamo un attimo la scuola del passato, quella a cui il Governo pare guardare con nostalgia:

Il diritto allo studio è uno dei diritti costituzionali più importanti; il successo e l’istruzione dei bambini di oggi sarà una risorsa per loro e per la società di questo Paese domani. A condizione che la società di oggi voglia investire su questo capitale umano.

C’è bisogno di risposte capaci di valorizzare le esperienze positive accumulate (che pure sono presenti in ogni territorio) e di ridurre i molti squilibri che ancora caratterizzano il nostro sistema di istruzione. Puntare sulla qualità non è semplice e costa, ma non si tratta di un lusso. Non c’è altra strada che investire in questa direzione: investire sull’ignoranza è il vero lusso che non ci possiamo permettere; muoversi in questa direzione porterebbe solo problemi in futuro.

Veniamo a noi

La riduzione prevista del tempo scuola , il taglio ipotizzato degli organici nei prossimi dieci anni di 100000 docenti e 4300 di personali ATA, l’aumento graduale del numero degli alunni per classe, l’accorpamento delle istituzioni scolastiche ed il rischio di chiusura di scuole non metropolitane, mettono in discussione la qualità di una scuola pubblica come luogo di costruzione delle conoscenze, che deve favorire l’integrazione di tutte le diversità come sancito dalla Costituzione. Occorre saper vedere le specificità della scuola italiana e dei suoi 800 Comuni, la generalizzazione del diritto all’istruzione della Costituzione, l’intervento per i disabili, l’accoglienza per i bambini non italiani, il tempo disteso a supporto delle famiglie (e chiave di una buona didattica). I provvedimenti presi compromettono seriamente la possibilità di riuscire a garantire tutto ciò.

Le organizzazioni sindacali hanno provato ad elaborare proiezioni sugli effetti che avranno nel nostro territorio. L’operazione maestro unico e l’accorpamento delle classi porterebbe in Toscana ad un taglio di 3468 posti nella scuola primaria e 1989 posti nella scuola media inferiore (fonti CISL).

Anche nella realtà senese l’offerta formativa delle scuole rischia di non essere più garantita. So stima la soppressione di 247 posti nella scuola primaria e di 147 nella media inferiore (dati CISL, FLCCGIL). Senza contare gli effetti sulla scuola dell’infanzia, in cui si prevede l’eliminazione del tempo di compresenza degli insegnanti, l’aumento fino a 30 del numero di bambini per sezione e l’inserimento indiscriminato dei bambini di due anni e mezzo.

Tutto ciò avrà effetti non solo sull’organizzazione interna delle scuole. L’aumento del numero di bambini per sezione imporrà l’accorpamento delle classi nelle realtà più piccole, con pluriclassi improponibili, fino alla possibile chiusura definitiva di interi plessi scolastici come Radicondoli e Ulignano. La riduzione del tempo scuola a 24 ore settimanali col contestuale obbligo di accoglimento delle richieste di orari più lunghi da parte delle famiglie costringerà a trovare fondi per finanziare il pagamento di queste ore aggiuntive. Ma poiché il fondo delle istituzioni è assolutamente insufficiente a coprire un onere così gravoso, il risultato sarà la sospensione di qualunque progetto e la richiesta di aiuto agli enti locali. Così il tempo pieno, che nella nostra provincia funzione in 250 classi della scuola primaria, oltre ad essere snaturato, per essere garantito anche solo come semplice sorveglianza, dovrà essere sostenuto dei Comuni o dalle famiglie stesse, che potrebbero essere chiamate a contribuire.

Il nostro impegno

Il territorio della Valdelsa, e con Casole, è ricco di opportunità dal punto di vista formativo. Questa ricchezza è il frutto di un impegno serio e competente degli insegnanti che hanno contribuito col loro lavoro a costruire percorsi in grado di includere e di educare. Ha concorso al raggiungimento di questi risultati una stretta sinergia con gli enti locali, che negli anni hanno assicurato sostegno e servizi (mensa, trasporti, edilizia scolastica) e profuso il loro impegno diretto nell’offerta formativa. Tutto ciò è sicuramente migliorabile, ed i nostro impegno va verso standard sempre più elevati, secondo una strada battuta in questi anni anche dalla Regione Toscana.

La Legge Regionale 26 Luglio 2002 n°32 “… disciplina gli interventi che la Regione Toscana promuove per lo sviluppo dell’educazione, dell’istruzione, dell’orientamento, della formazione professionale e dell’integrazione sociale, nonché il diritto all’apprendimento lungo tutto l’arco della vita quale fondamento necessario per il diritto allo studio ed il diritto al lavoro”.

Ed è a questo obiettivo che l’Amministrazione Comunale di Casole d’Elsa, insieme alle altre Amministrazioni valdelsane , guardano e vogliono continuare a guardare, in una logica di miglioramento e progressiva qualificazione del sistema per esser in grado di garantire a tutti no solo l’opportunità di andare a scuola, ma la sicurezza di andare in una buona scuola, capace di accompagnare tutti e ciascuno con attenzione competenza bella crescita all’interno di un mondo complesso e difficile.

Gruppo Consiliare del Partito Democratico

Casole d’Elsa

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