L’ OPINIONE di Bruno Melani

Inserito da Bruno il 9 Dicembre 2008

 

L’ OPINIONE di Bruno Melani

La non ricandidatura di Valentina a Sindaco di Casole e il documento di precisazione da parte della stessa apparso sui giornali in questi giorni, hanno aperto un forte dibattito all’interno della popolazione casolese e dello stesso Partito Democratico locale.
E ora? Chi sarà il candidato sindaco? Perché questa decisione? Queste ed altre domande sono ricorrenti da parte della popolazione.
Sono da quattro anni residente a Casole, abito a Cavallano una delle zone uscite peggio dal piano di sviluppo concepito prima dell’ anno 2000, tant’è che la convenzione tra l’amministrazione e i lottizzanti è datata Settembre 1999 così come quella della Corsina.
In questo periodo ho potuto apprezzare il “dinamismo” e la “capacità politica” di Valentina, ho anche capito le “difficoltà” nella gestione del ciclone San Severo e successiva inchiesta della magistratura.
“Cosa c’è dietro l’angolo?” chiedeva il conduttore agli ospiti che dovevano rispondere ad una platea attenta e partecipativa.
Per il PD di Casole sicuramente un periodo di duro lavoro fatto di confronto/dialogo con la popolazione dove sarà importante più ascoltare che parlare.
Per Comuni come Casole con meno 5000 abitanti il regolamento per le Amministrative del Pd prevede le Primarie o “consultazioni tra gli iscritti” ed è su questa strada che il Partito si è indirizzato
La mia “opinione” è che non ci si fermi agli iscritti ma si allarghi “l’ascolto” a tutti coloro che hanno dimostrato di avere a cuore il bene di Casole e che sono sicuramente tanti.
Ringrazio Giovanni Congravi , che con la sua “opinione” esposta alla porta del Circolo di Casole, ci ha indicato la strada da percorrere che è poi quella del “confronto”.
Con questa mia “opinione” attraverso il Blog del PD di Casole vorrei aprire una discussione che arricchisca il “confronto” sul tema “Quale futuro per Casole?” .

 

Bruno Melani

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Intervista al Sindaco Valentina Feti

Inserito da casoledelsa il 9 Dicembre 2008

E’ stata ufficializzata nei giorni scorsi la notizia che Valentina Feti, attuale sindaco di Casole d’Elsa non correrà per il secondo mandato. L’abbiamo incontrata per capire come nasce questa decisione e le motivazioni che stanno alla base della mancata ricandidatura da parte del Pd.Nel mese di ottobre, Lei, come anche gli altri sindaci al primo mandato, ha dato al Pd la sua disponibilità a ricandidarsi per il secondo mandato a sindaco di Casole d’Elsa.
Da quella data è trascorso un mese e mezzo. La mia è stata una scelta ben ponderata che andava sicuramente oltre le mie ragioni personali. Credo infatti, nonostante le traversie e le difficoltà che ci sono state in questi anni, di aver saputo gestire la situazione e di aver fatto un’esperienza importante, che mi ha dato un bagaglio di sapere e di conoscenza che sarebbe stato stupido non mettere a disposizione del mio Partito con maggior consapevolezza della prima volta.
Non ha mai pensato negli ultimi due anni di legislatura, visti i problemi, le inchieste e il polverone giudiziario sollevatosi a Casole d’Elsa, che sarebbe stato meglio rimettere il mandato o comunque non ricandidarsi?
Credo nella correttezza e nelle regole, ma le stesse non devono diventare una scusa rispetto alle responsabilità da assumersi, neppure per il primo cittadino. A titolo personale mi avrebbe giovato di più dimettermi un anno fa o, comunque, non ricandidarmi adesso; ma ho sempre creduto nel grande lavoro fatto da questa amministrazione e nel contributo essenziale che mi è stato dato da tutta la struttura amministrativa nel momento di difficoltà e per il quale non finirò mai di ringraziare tutti coloro che mi sono stati vicini. Abbiamo condiviso insieme alla stessa l’obiettivo di uscire da questa situazione di criticità e di stallo che qualcuno ha visto bene di cavalcare. Abbiamo scelto di impegnarci per gestire la crisi finanziaria contingente e per dare continuità alla programmazione e alla gestione dei servizi al fine di rispondere alle esigenze quotidiane della nostra comunità. Non potevo non tenere fede a tutti questi impegni che hanno visto tante persone lavorare assiduamente insieme a me. Avremo potuto fare tante altre cose, ma purtroppo non ci sono state né le condizioni, né il tempo. Per questo motivo e vedendo oggi quella che è la situazione del nostro Comune, sia a livello generale che per gli scenari che si delineano, credo ancora, ed a maggior ragione, di avere fatto bene a dare la mia disponibilità. Sono legata a questo Comune, ma non sono mai stata legata alla poltrona di Sindaco. Chi ha voluto leggere la mia permanenza, fino ad oggi, con queste motivazioni, non ha fatto altro che utilizzare un linguaggio politico superato e vecchio. Io ho 33 anni ed è la prima volta che mi misuro in un’esperienza amministrativa, tanto impegnativa. Mi fa sorridere, con profonda amarezza, chi mi accusa di essere attaccata alla poltrona. Io sono profondamente legata alla mia comunità e ho cercato di dare al mio Comune tutto il mio impegno e le mie idee che, purtroppo non hanno avuto il tempo di emergere completamente.

 

Facciamo un altro “salto” nel tempo, questa volta più breve: arriviamo a due giorni fa con la decisione del Partito democratico di non ricandidarla per le prossime elezioni comunali. Cosa è successo e come giudica questa decisione?
Oggi il Partito mi chiede di fare un passo indietro e non rimane che prenderne atto. Non posso negare il grande rammarico che provo per essere arrivata, dopo tanto lavoro, in una situazione estremamente difficile come sono stati gli ultimi due anni di questo mandato, e non partecipare all’inizio di una nuova stagione per condividere i risultati del nostro stesso lavoro e per finire quello che ho iniziato. Ma non è certo l’orgoglio personale che deve dettare scelte come queste e quindi, anche se convinta della forte esperienza che ho fatto e del contributo che potrei ancora dare a questo Comune, non mi rimane che chiudere questa esperienza e passare a qualcun altro il testimone.
Il Partito democratico ha giustificato la sua non ricandidatura temendo strumentalizzazioni politiche all’inchiesta che la vede coinvolta insieme alla sua giunta. Qual è oggi la situazione del punto di vista giudiziario?
Per quello che ci riguarda personalmente spero che tutto questo possa chiudersi nel più breve tempo possibile. Sono fiduciosa rispetto alla mia posizione ed a quella dei miei colleghi amministratori, in merito ai fatti giudiziari, perché sono certa che le nostre azioni non sono mai state finalizzate all’interesse personale, ma a quello collettivo. E’ per questo che avrei voluto un maggior coraggio da parte di tutti ad affrontare, con i rischi del caso, una campagna elettorale aspra, ma trasparente, da prendere di petto e accompagnarla con un lavoro concreto che c’è stato, come viene riconosciuto anche dallo stesso partito. Nello stesso tempo sono anche cosciente che gli stessi eventi giudiziari possano influenzare oltremodo la nuova tornata elettorale.
E’ tempo di bilanci, dunque. Cosa cambierebbe di questi quattro anni di esperienza da sindaco?
Come sono arrivata, me ne vado, forte di un’esperienza, non facile, con molti rammarichi, ma importante. Come giovane avrei preferito una sincera mano adulta sulla spalla e meno chiacchiere da parte di una generazione che invece di pensare alla propria sussistenza avrebbe dovuto dare più spazio e più collaborazione, in modo serio e discreto. Forse ho avuto una colpa che vale per tutte: essere stata prima troppo ingenua, per inesperienza, per fiducia in chi sapeva o doveva sapere più di me e oggi troppo responsabile. Non si nasce “imparati”, l’avvicendamento e il cambio generazionale è una cosa seria, ma la si deve volere veramente, non basta solo sostituire serve accompagnare il passaggio. Me ne vado a testa alta, ammettendo i miei errori, con un’umiltà che vorrei cogliere anche in altre persone. Sicuramente non cambierei tutta la concretezza che con la nostra amministrazione siamo riusciti a portare avanti; abbiamo lavorato per i primi anni nella normalità ed il resto nella contingenza delle difficoltà che tutti conoscono e nonostante queste siamo riusciti a portare avanti gli impegni presi in campagna elettorale ed anche progetti nuovi fortemente voluti e ricercati.
Come vede il suo futuro politico?
La vita spero sia sufficientemente lunga da darmi altre possibilità per dimostrare quanto ho detto e per fare qualcosa per gli altri. Sono sicura però, che anche se così non fosse, il tempo della la mia vita e tutto quello che ho dedicato a questo Comune sia già più che sufficiente a dimostrarlo. Credo di aver rispettato tutti e le opinioni di tutti, secondo qualcuno anche troppo. Sono stata troppo spesso silenziosa, ma laboriosa e questo certo paga meno di chi sventola sotto il naso spot pubblicitari e articoli di giornale; ho sempre creduto nella politica fatta con i fatti e per questi ci vuole tempo. La comunicazione è estremamente importante, ho cercato di ridare a questo Comune ed alla politica la possibilità di poterla fare in maniera corretta e realista. Da persona Democratica, rispetto la decisione della maggioranza del mio Partito e responsabilmente metterò a disposizione dello stesso il frutto dell’esperienza che mi ha fatto fare e per il quale lo ringrazio, per portare avanti il progetto politico per Casole. Confermo il mio impegno per i prossimi mesi non solo per chiudere questa legislatura ed il lavoro amministrativo, ma anche per dare il supporto necessario alla squadra che dovrà affrontare la prossima tornata elettorale.

 

(inserito da Claudio)

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Lettera di Walter

Inserito da casoledelsa il 9 Dicembre 2008

La Lettera di Walter Veltroni
Il testo della lettera di Veltroni al Corriere della Sera
Questione morale: non difendiamo l’indifendibile
«Il Partito democratico non ha alcuna intenzione di essere indulgente con se stesso»Caro direttore, se il Presidente della Repubblica denuncia il preoccupante impoverimento culturale e morale della politica, non solo nel Mezzogiorno, tutti i partiti devono sentirsi chiamati in causa. E ciascuno è chiamato a guardarsi in casa, senza nulla concedere alla pratica, anch’essa una forma di malcostume politico, di mostrarsi severi con gli altri per poter essere più indulgenti con se stessi, perché il problema purtroppo riguarda sia centrodestra che centrosinistra, come anche la vicenda dell’Abruzzo dimostra.

Il Partito democratico non ha alcuna intenzione di essere indulgente con se stesso. Come ha scritto giustamente Pierluigi Battista, ne va della nostra ambizione di rappresentare un fattore di cambiamento, di rinnovamento culturale e morale del Paese, oltre che di alternativa credibile alla destra. Ha ragione dunque Oscar Luigi Scalfaro, quando ci chiede di riuscire dove la maggior parte dei partiti della Prima Repubblica fallì: saper selezionare i propri dirigenti e i propri rappresentanti sulla base della loro capacità politica e insieme, indissolubilmente, della loro moralità e trasparenza, ben al di là degli stessi vincoli di legge e senza delegare questa fondamentale funzione al pur essenziale controllo di legalità da parte della magistratura.
Mentre ci poniamo questo obiettivo, non ci sfugge quanto sia impervia la strada per raggiungerlo. Non è facile coniugare la capacità di rappresentanza della società italiana, una rappresentanza che vogliamo ampia e aperta, per così dire «in presa diretta », senza i filtri dirigisti di burocrazie e apparati, con l’accortezza di non assorbire e poi addensare anche le tossine che nella società italiana circolano e, in particolare in alcune aree del Paese, rischiano di rappresentare un fattore condizionante, se non addirittura dominante. Il Pd, il centrosinistra hanno una lunga positiva tradizione di governo delle città e del territorio. Ma in qualche caso, troppi per me, ci sono esperienze politiche e amministrative che hanno visto appannarsi i fattori che le avevano portate ad affermarsi nelle loro comunità: la trasparenza morale, la competenza professionale, il riformismo innovatore. In molte realtà, questi fattori si sono consolidati in un rapporto forte e maturo con la società civile. In altre invece, certamente meno delle prime ma sempre troppe, la trasparenza è diventata opacità e uso del potere per alimentare il consenso, la competenza si è rovesciata in professionismo politico, non di rado cinico e arrogante, il riformismo innovatore si è spento in una gestione del potere fine a se stessa.

Il Pd può uscire più forte e più credibile da questo passaggio critico. Ma potremo farlo solo se sapremo rifuggire dalla tentazione di chiuderci a difesa dell’indifendibile e se sapremo invece nutrire il coraggio di scommettere in modo ancora più deciso sull’innovazione.

L’innovazione è anzitutto politica. L’abbiamo chiamata «vocazione maggioritaria ». Che non è vacua ricerca della solitudine o presunzione di autosufficienza, ma ambizione di cambiare in profondità i rapporti di forza politici nella società italiana. Questa visione è del tutto compatibile con la ricerca e la paziente costruzione di alleanze programmatiche chiare. È invece del tutto alternativa all’illusione di compensare con alleanze eterogenee e disinvolte, l’incrinarsi della propria credibilità politica, o la minorità del proprio consenso elettorale.

La seconda dimensione dell’innovazione è programmatica. Noi ci candidiamo a governare, il Paese come il più piccolo dei comuni italiani, non per gestire l’esistente, ma per rappresentare il bisogno e la domanda di cambiamento che la società italiana esprime. La tensione riformatrice, insieme alla vicinanza quotidiana alle persone, è la condizione indispensabile per il successo delle nostre esperienze amministrative e di governo, ma anche il migliore antidoto alla riduzione della politica ad una lotta senza scrupoli per un potere che diventa fine a se stesso.

La terza dimensione dell’innovazione è quella della nostra classe dirigente diffusa, nazionale e locale. Noi scommettiamo sulla democrazia e siamo forse gli unici a farlo. La nostra vita interna è ancora molto diversa da come la vorremmo, ma se ci guardiamo intorno vediamo quasi solo partiti che nascono e muoiono per un gesto sovrano, sia esso l’annuncio dal predellino di una macchina o una lacrima che scioglie il partito in un applauso. O, all’opposto, microformazioni personali, piccole imprese politiche a conduzione familiare. Si vedono ormai partiti che non hanno vita democratica, in cui dirigenti e candidati vengono scelti da una persona. E su questo non ascolto nessuna delle parole severe che commentano la vita democratica, questa sì indiscutibile, del Pd.

Noi scommettiamo sulla democrazia, la democrazia diretta dei nostri elettori, gli unici titolari della decisione sulle prime cariche di partito e sulle candidature, attraverso le primarie, da coniugare con la democrazia degli iscritti, il nostro vasto volontariato politico, che può e vuole rappresentare una delle strutture portanti della nostra vita civile. Da questo grande popolo dovrà emergere in tempi rapidi una nuova classe dirigente. Ma se la democrazia è libertà, è partecipazione, è rinnovamento, è anche autorità. Non a caso, insieme ad uno statuto che delinea un modello di democrazia interna che non ha precedenti nella storia dei partiti politici italiani, l’Assemblea costituente ha approvato un rigoroso codice etico e previsto un’apposita magistratura interna incaricata di applicarlo e farlo rispettare. Non saranno norme che resteranno sulla carta, ma il nostro contributo a quel rinnovamento dell’etica pubblica che è indispensabile al futuro della nostra democrazia.

 

(Inserito da Claudio)

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QUALITA’ DELLA VITA - SIENA IN CIMA ALLA CLASSIFICA

Inserito da casoledelsa il 9 Dicembre 2008

7/12/08/ h 17 - La qualita’ della vita? Merito di tutta la comunita’. Ora l’obiettivo mantenere il primato
Il presidente Fabio Ceccherini commenta lindagine di ItaliaOggi. Siena prima provincia italiana per qualit della vita

«Fa piacere avere la conferma di essere tra le province italiane ai vertici per qualità della vita. Ad essere riconosciuti e premiati sono gli sforzi collettivi di una comunità, istituzioni ma anche mondo del volontariato, della cultura, dell’economia, che negli anni non ha perso il senso solidale, civico, e culturale che è tipico della nostra storia, antica e più recente», così Fabio Ceccherini, presidente della Provincia di Siena, alla notizia del primato per qualità della vita secondo il Rapporto 2008 pubblicato domani dal quotidiano ItaliaOggi.«A contare non è il primato in sé, anche se importante, - dice - quanto continuare ad essere sempre a questi livelli e continuare l’impegno per mantenerlo nel tempo, riuscendo a trovare tutti insieme le soluzioni per superare quelle difficoltà che cominciano ad affacciarsi anche da noi».

«La Provincia di Siena in questi anni ha lavorato, insieme a tanti soggetti, del volontariato, del sociale e dell’economia, della cooperazione, non attenendosi alle competenze assegnate dalle leggi, ma realizzando azioni e strumenti operativi secondo il principio di una sussidiarietà concreta. Sono così nati e sviluppati progetti innovativi nell’ambito dell’assistenza agli anziani, ai diversamente abili, ai più deboli, alle giovani coppie, ai migranti. Abbiamo fortemente voluto il microcredito di solidarietà, che oggi è un importante strumento di aiuto a famiglie e cittadini. Abbiamo investito molte risorse per la messa in sicurezza e il miglioramento dei servizi per la scuola, che rimane il primo pilastro di una comunità che guarda al futuro. In tema di sviluppo economico abbiamo lavorato per fare sistema tra istituzioni e mondo delle imprese nel fronteggiare una crisi i cui effetti cominciano a manifestarsi. Abbiamo sostenuto bandi per favorire la ricerca applicata in azienda o per sollecitare i giovani alla cultura d’impresa».

«Di fronte a questa fase straordinaria di crisi, abbiamo stanziato nel bilancio di previsione 2009, che andremo ad approvare, oltre 5 milioni di Euro a sostegno dello sviluppo economico e del sistema delle imprese. Così come chiediamo alla Fondazione Monte dei Paschi di Siena linee straordinarie di intervento, una capacità di selezione dei progetti straordinaria e tempi di risposta rapidi per assegnare le risorse. Tutto questo per permettere a questo territorio di mantenere quel primato che oggi, giustamente, può festeggiare».

7 dicembre 2008

(INSERITO DA CLAUDIO)

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