Dopo mesi di campagna elettorale che ha interessato il mondo intero, gli Stati Uniti d’America hanno eletto il nuovo presidente. Come ormai tutti sanno quello che è accaduto oltre oceano è senza dubbio una svolta epocale per quel paese, dove fino al 1865 in molti stati era legalizzata la schiavitù o dove fino a pochi anni fa, per la gente di colore, era vietato fruire degli stessi locali dei bianchi o addirittura salire su un mezzo pubblico assieme ai bianchi.
Certo è che, pur con tutte le contraddizioni presenti in quel lontano paese, gli americani hanno dato una bella lezione di civiltà e di democrazia al mondo intero.
A mio avviso hanno anche lanciato un bellissimo messaggio di speranza.
Evidentemente anche quando tutto sembra andare per il verso contrario e i potenti, rappresentati dalle multinazionali e dai grandi gruppi finanziari che la fanno da padroni nel mondo, sembrano avere la meglio su tutto e su tutti, relegandoci tutti quanti a ruolo di inermi burattini, la gente, le persone comuni, il genere umano in generale trova sempre la forza di reagire trovando sempre la strada per alimentare una nuova speranza.
In questo caso la speranza di un futuro un po’ migliore ha veramente travalicato i confini statunitensi, a vedere le scene di entusiasmo trasmesse da tutto il mondo, che il risultato di queste elezioni ha suscitato.
Sicuramente oggi il mondo è diventato particolarmente piccolo, tanto che eventi che accadono dall’altra parte della terra si ripercuotono anche su di noi come se fossero accaduti dietro casa.
Proprio l’altro ieri la mia assicurazione con la quale avevo anni fa stipulato una polizza per l’accantonamento della pensione mi ha annunciato, come se nulla fosse, che per legge erano “costretti a comunicarmi” le variazioni in perdita del valore accantonato per importi superiori al 30% e siccome nel mio caso eravamo a circa il 33% ecco qua l’informazione, e tutti a posto. Come tutto a posto ? Stanno dicendo a me e a chissà quante altre migliaia di persone, che ci hanno letteralmente fatto sparire 1/3 dei risparmi che avevamo accantonato per la pensione e se la cavano con una semplice comunicazione ?
Sarebbe come se, una persona che lascia la propria auto in un garage custodito e a pagamento, si sentisse rispondere quando va a ritirarla che l’auto è stata rubata ma che il garage è a posto perché l’ha comunicato.
Io credo che è questo che la gente comune non vuole più sentire. Se veramente si vuole ridare slancio all’economia, oltre alle necessarie misure economiche, come la riduzione della pressione fiscale, l’aumento degli stipendi e delle pensioni più basse e indispensabile prima di tutto ricreare le “regole” che sono alla base di una società civile e senza le quali la società si trasforma in una giungla dove solo il più forte o il più scaltro sopravvive.
Avere regole significa avere una legge uguale per tutti e non diversa per alcuni, significa che chi sbaglia deve pagare, significa che non tutto è permesso, ma solo quello che non danneggia il mio prossimo, significa che anche chi la pensa diversamente da me ha il diritto di esprimere la sua opinione perché potrebbe avere ragione.
Una volta nelle scuole veniva insegnata una materia che si chiamava “educazione civica”. Poi la modernità l’ha fatta ritenere superata. Io credo che il reinserimento nelle scuole di questo argomento, sia oltremodo utile per insegnare ai nostri figli le fondamenta di una società civile e democratica.
Se non ripartiamo da questi principi tutto il resto ha veramente poca importanza.
Certo che i mesi che ci aspettano saranno particolarmente duri, anche qui a casa nostra, infatti la congiuntura internazionale si sta facendo sentire in maniera pesante.
Nella sola alta Valdelsa il prossimo anno, salvo miracoli dell’ultimo minuto, perderanno il lavoro alcune centinaia di persone.
Le amministrazioni locali dovranno dare veramente il meglio per riuscire, a limitare gli effetti di quest’onda d’urto che ci sta colpendo.
A Casole d’Elsa è ormai iniziato il periodo di preparazione alle elezioni alle quali saremo chiamati nella prossima primavera per decidere quale sarà l’amministrazione comunale che ci guiderà nei prossimi cinque anni.
Il PD Casole sta approntando il programma che presenterà tramite i suoi candidati alle prossime elezioni.
Un programma che non promette prodigiose riprese, o ricette miracolose ma semplicemente una formula onesta, che partendo da dati reali, permetta di avviare uno sviluppo sostenibile per tutti i settori merceologici che danno vita al tessuto sociale ed economico casolese, al fine di gettare le basi per una ripresa a pieno quando le condizioni a livello nazionale e internazionale lo permetteranno.
Io credo e spero che la maggior parte dei cittadini di Casole, in questi mesi che ci separano dalle elezioni abbiano la voglia di “uscire dal tunnel” e di esaminare con obiettività e senso critico i programmi e le persone che gli verranno proposti dai diversi schieramenti e per poter scegliere con serenità e saggezza.
In fondo come dice il proverbio “tutto il mondo è paese” e anche qui a Casole come in America “possiamo” cambiare.
SI RIPARTE!!!!!!!
Così titolava il primo numero dell’Unità nella sua veste grafica del 26 Ottobre scorso scandendo anche i tempi del volere del popolo PD che vuole un opposizione al governo più incisiva e che si era materializzata con la grande manifestazione di Roma del giorno prima.
SI RIPARTE!!!!! è anche lo spirito che anima la nuova dirigenza del PD Circoli Comune di Casole dopo un periodo di normale e naturale apprendistato dalla loro costituzione.
Il Segretario Territoriale dei Circoli del Comune di Casole, Claudio Cavicchioli ha delineato le linee guida che dovranno portare il Partito alla competizione elettorale per il rinnovo delle cariche amministrative del 2009 ma anche al rafforzamento organizzativo dei Circoli Pd del territorio.
Ogni Circolo stà quindi animandosi proponendo da subito alcune iniziative.
Casole “Aprirà alla gente” tutte le domeniche mattine dalle ore 11,00 alle 12,00 la propria sede.
Compatibilmente con gli impegni istituzionali anche gli amministratori saranno presenti.
Un momento di “ascolto” di “riflessione” con i cittadini senza preclusione di colori e di idee politiche pronti a “dibattere e raccogliere” quanto verrà proposto.
Pievescola Sabato 15 Novembre dalle ore 18,00 proporrà una Assemblea aperta - FESTA DEL TESSERAMENTO - alla quale parteciperà Carolina Persi della Direzione Provinciale del P.D. Si analizzerà lo stato di avanzamento del tesseramento e del radicamento del progetto “Veltroni” nel nostro territorio. A chiusura della serata un rinfresco con prodotti tipici locali .
“Mercoledì insieme”. Tutti i prossimi mercoledì fino alle elezioni amministrative si svolgeranno assemblee aperte o riunioni di segreteria organizzative.
Per andare “verso la gente” le assemblee verranno organizzate alternativamente presso tutte le sedi dei Circoli del Comune così tutti potranno partecipare e portare il proprio contributo al programma per le prossime amministrative.
INVITIAMO QUINDI TUTTI I NOSTRI ISCRITTI E SIMPATIZZANTI A PARTECIPARE, PER COSTRUIRE UN FUTURO NUOVO A CASOLE D’ELSA.
Bruno
10-11-2008 CRISI UNIVERSITA’ SIENA | Il risanamento dei conti in quattro anni. E’ quanto si propone il piano approvato dal consiglio d’amministrazione dell’università di Siena dopo una lunga e tesa riunione. Un piano che testimonia le forti difficoltà attuali dell’ateneo. La proposta discussa dal Senato accademico, sarà presentata anche ai sindacati, al Collegio dei direttori di dipartimento e successivamente al tavolo interistituzionale senese. Quindi il piano definitivo sarà approvato dal Cda.
Ecco in breve le decisioni più significative. Intanto ci sarà un taglio dei corsi che passeranno da 119 dell’anno accademico 2007/2008 a 88 del 2009/2010 e ci sarà una riduzione significativa del numero di master e corsi di perfezionamento, sulla base dei risultati formativi conseguiti e delle risorse finanziarie a disposizione, con particolare riguardo al loro “effettivo autofinanziamento. Altro aspetto i risparmi. Nel 2009 il piano punta a minori costi e maggiori ricavi per un ammontare complessivo di circa 17 milioni di euro, mentre negli anni successivi gli interventi garantiranno il progressivo raggiungimento dell’equilibrio di bilancio. Sempre il prossimo anno “non verranno attivate nuove procedure concorsuali - si legge nella lunga nota dell’ateneo- per posti di professore di I e II fascia”. Riguardo al ruolo dei ricercatori, eventuali nuove procedure sono condizionate all’acquisizione di finanziamenti ministeriali. Le prese di servizio dei vincitori di concorsi già conclusi saranno subordinate al riaccertamento della copertura finanziaria nel bilancio preventivo 2009.
Sempre ricondotte al riaccertamento della relativa copertura finanziaria in sede di bilancio preventivo 2009 o successivi, le procedure concorsuali in corso per il personale tecnico - amministrativo sono sospese, cosi’ come le prese di servizio dei vincitori di concorsi già conclusi. Analogamente non saranno attivate nuove procedure di reclutamento, se non alle medesime condizioni e subordinatamente agli stessi accertamenti.
Sarà fatto ricorso a tutte le forme di pensionamento anticipato dei docenti consentite dalla normativa; mentre il personale tecnico-amministrativo sarà collocato a riposo al raggiungimento di 40 anni di contribuzione, e si esclude il mantenimento in servizio oltre i limiti di età al personale docente e tecnico amministrativo.
La dotazione ordinaria di finanziamenti per i dipartimenti sarà ridotta dal 2009 del 50 per cento; e ci sarà “un forte contenimento delle spese relative ai servizi”. Sarà inoltre escluso il ricorso al lavoro interinale. L’attività didattica e di ricerca sarà svolta, oltrechè nelle facoltà dell’Ateneo, anche nelle sedi distaccate di Arezzo e Grosseto, “per le quali - si sottolinea - dovranno comunque essere rivisti i rapporti convenzionali con le istituzioni locali per rendere certi e adeguati i loro impegni finanziari”. Inoltre, saranno “modalità di coordinamento e cooperazione tra gli atenei della Toscana, con riferimento sia alle iniziative didattiche e scientifiche sia a esigenze amministrative comuni”. Infine le strutture. Sarà elaborato e realizzato in tempi rapidi un piano strutturale per la riorganizzazione e razionalizzazione del patrimonio immobiliare e della sua destinazione d’uso, finalizzato essenzialmente alla progressiva estinzione degli affitti passivi.
Contestualmente alla attuazione del piano di risanamento, dovrà essere affrontato il problema del disavanzo pregresso. A tal fine il Consiglio di amministrazione ha già attivato procedure di valorizzazione del patrimonio immobiliare attraverso uno specifico incarico alla Società Reag. Sulla base delle risultanze sarà presa la decisione in merito alle migliori soluzioni da adottare “compreso anche l’eventuale alienazione di uno o più immobili, indicando a tal fine prioritariamente la Certosa di Pontignano, il Collegio Santa Chiara, il Palazzo Bandini. Inoltre si ritiene che debba essere valutata con la Regione Toscana la possibile alienazione di parte del Policlinico Le Scotte”.
FRA INTESO
di CURZIO MALTESE
I bookmakers in questi casi non accettano scommesse. Da mesi, in previsione dell’evento storico dell’altra notte, si aspettava la prima gaffe di Silvio Berlusconi sul colore della pelle del nuovo presidente americano. Il Cavaliere non delude mai le peggiori aspettative e la battuta è arrivata. L’unica sorpresa è la tempistica. Ad appena ventiquattr’ore dall’elezione il premier se n’è uscito con la storia di Obama “abbronzato”. Non è la solita cafonata alla quale ci ha abituato e ci siamo ormai rassegnati da lustri. È una definizione grondante di razzismo.
Il peggior razzismo, quello semi inconsapevole e quindi assai autoindulgente che dilaga in Italia, fra la preoccupazione del resto del mondo. Una malattia sociale che un governo responsabile dovrebbe combattere, invece di sguazzarci con gusto.
Scontata la gaffe, ovvia la reazione. In simili frangenti Berlusconi adotta due reazioni standard. La prima: non l’ho mai detto. È la più assurda, ma paradossalmente efficace (in Italia). Come fai a discutere con uno che nega se stesso? La seconda è: l’ho detto ma non avete capito.
Stavolta ha usato questa. “Abbronzato era un complimento, una carineria” ha spiegato ai soliti cronisti bolscevichi. “E se non lo capite, allora andate a fare…”. Sommando così carineria a carineria.
S’intende che “andare a fare” è detto con affetto. Con eguale affetto i giornalisti potrebbero ricambiare l’invito, ma probabilmente le giustificazioni valgono solo dall’alto verso il basso.
Non stiamo a farla lunga. Non si tratta solo di vergogna. Chi ne ha ancora la forza? È piuttosto la disperazione di essere ogni volta precipitati in questo indegno pollaio. Gli elettori americani in un giorno hanno cambiato la storia del mondo. L’avvento del figlio di un africano alla Casa Bianca sta spingendo miliardi di persone, pur nel mezzo di una crisi spaventosa, a interrogarsi sui valori profondi della democrazia, la più straordinaria conquista dell’umanità, in fondo a un cammino secolare di sangue e intolleranza. E il contributo dell’Italia berlusconiana a questo grandioso dibattito qual è? Questa miserabile trovata, volgare e razzista, senza neppure il coraggio dell’assunzione di responsabilità o la dignità di porgere le scuse.
Non bastava la sortita a caldo del ministro Gasparri, il quale, confondendo le proprie ossessioni di ex fanatico fascista con la competenza internazionale, aveva commentato “sarà contento Bin Laden”. Ci voleva pure lo strazio supplementare della “battuta” di Berlusconi, che ha ormai girato il mondo, con danno enorme per il Paese. In pochi minuti infatti la rete ha deluso la speranza residua, che non lo prendessero sul serio, come altre volte. Come siamo abituati a fare qui, rassegnati a non scandalizzarci per lo scandalo, a non chiamare fascismo il fascismo, razzismo il razzismo.
C’era stata la rincorsa provinciale ad appropriarsi di Obama. Tutti si proclamano o cercano l’Obama italiano, a destra e a sinistra. Quando in Italia un Barack Obama non avrebbe neppure il diritto di voto. I figli d’immigrati, 440 mila fra nati e cresciuti qui, non sono considerati cittadini italiani, per via del medievale ius sanguinis. Lo ricordiamo nell’ipotesi, piuttosto remota, in cui fra le centinaia di obamisti dell’ultima ora si trovasse un politico serio. Ecco l’occasione per proporre finalmente una legge civile in materia d’immigrazione.
A cominciare dal presidente del Consiglio, i cui molti cantori hanno illustrato nei giorni scorsi alle masse ammirate le straordinarie analogie fra Berlusconi e Obama. Come non scorgere, del resto, l’assoluta comunanza delle due parabole. Il figlio di un pastore kenyano che arriva alla Casa Bianca a soli 47 anni e promette di cambiare il mondo. E l’uomo più ricco d’Italia che a 72 anni, con il solo aiuto del novanta per cento dei media da lui controllati, torna a Palazzo Chigi, dopo aver cambiato i capelli. È naturale che Berlusconi abbia adottato Obama, ripromettendosi di dargli presto “buoni consigli”. Incrociamo le dita perché non avvenga, nell’interesse stesso del premier. Non si sa come la Casa Bianca potrebbe reagire a una frase del tipo: “Vieni, abbronzato, che ti spiego come non farsi processare”.
Che fare? Vergognarsi per loro, ridere, piangere. Fingiamo pure che tutto sia normale. Però quanto stringe il cuore ascoltare il nobile discorso dello sconfitto McCain: “Il popolo ha scelto. Ho avuto l’onore di salutare il nuovo presidente degli Stati Uniti. È una giornata storica”. Non si potrebbe avere un giorno un conservatore come questo a capo della destra italiana, anche di seconda mano?
Gli Stati Uniti d’America hanno dimostrato di essere pronti per un cambiamento radicale, situazione neanche immaginabile fino a pochi anni fa.Questa notte mi sono svegliata con il desiderio di sapere a chi sarebbero state affidate le sorti del Paese più potente del Mondo: ho trepidato nell’attesa e infine ho scoperto con grande emozione che Barack Obama era diventato il 44° Presidente degli USA.
Ho ascoltato il suo discorso e mi sono emozionata per la sua capacità di trasmettere sentimenti e di riscoprire la speranza di un cambiamento che coinvolgerà l’America e con sé il resto del Mondo:
«Questa vittoria non è il cambiamento ma la possibilità del cambiamento e se c’è ancora qualcuno che dubita che l’America sia un posto dove ogni cosa è possibile, dove si può realizzare il sogno dei nostri padri e dimostrare il potere della democrazia, questa notte la risposta è arrivata. L’hanno data le donne e gli uomini che sono stati in coda per ore per poter votare».
Oggi, scrive Vittorio Zucconi su Repubblica: «Molto abbiamo detto, scritto e ascoltato, da mesi ormai, sulla straordinaria novità di un presidente afro americano, insieme bianco (la parte di lui che sempre si dimentica) e nero, ed è ovvia la lezione - anzi, la sberla - che la democrazia americana ha dato ai miserabili sfruttatori delle paure razziali e del provincialismo identitario che oggi purtroppo spadroneggiano in Europa. O che fecero dire in un telegiornale de La7 al Presidente della Camera italiana, onorevole Gianfranco Fini, che l’America non avrebbe mai eletto “un nero”. Ma la promessa di Obama è più della etnia, della storia personale, della capacità di superare l’handicap di un nome tremendo come Hussein, è la stessa che fece di Kennedy l’uomo che fermò il mondo a un passo dall’olocausto nucleare…».
Credo che l’America abbia dato all’Europa una grande lezione di democrazia, appena le proiezioni hanno delineato la vittoria di Obama, senza neanche attendere i dati definitivi, McCain ha telefonato ad Obama per congratularsi e ha promesso di dargli tutto l’appoggio necessarioperché l’America “il più grande paese del mondo” superi le difficili sfide che l’aspettano.
Anche Obama nel suo discorso non si è dimenticato di concedergli l’onore delle armi e di ringraziarlo per il coraggio che ha avuto.
Questo esempio dovrebbe essere seguito anche dal Nostro Presidente del Consiglio, che non ha mai accettato la sconfitta ( per la vittoria del Centro Sinistra nel 2006) e che ha mandato avanti inutili polemiche per mesi interi, denunciando fantomati brogli. Questa è la dimostrazione della della sua scarsa conoscenza della democrazia.
Un’ultima riflessione vorrei fare, pur nella gioia della vittoria di Obama e fermamente convinta che sarà un ottimo Presidente, l’America ha dimostrato di essere pronta per un Presidente nero, non ha avuto pregiudizi di tipo raziale e ha valutato le sue idee e le sue proposte per quello che erano.
Ha dimostrato però, di non essere pronta per un Presidente Donna è questo l’unico rammarico.
“SOGNO CHE UN GIORNO I MIEI BAMBINI POSSANO VIVERE IN UN PAESE CHE NON LI GIUDICHI DAL COLORE DELLA LORO PELLE”
Martin Luther King
OGGI QUEL GIORNO E’ ARRIVATO….
BARACK OBAMA E’ IL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI
C.C.
(Congo). Mancano il cibo, l’acqua, le medicine, un qualsiasi riparo. Il primo convoglio di aiuti umanitari delle Nazioni Unite e delle Ong (Organizzazioni non governative) si muoverà solo in giornata, la speranza è che riesca a raggiungere Rutshuru, la città occupata dai ribelli congolesi nell’est della Repubblica democratica del Congo (Rdc, ex Zaire). Porterà una prima assistenza d’emergenza nella zona maggiormente devastata dai combattimenti tra l’esercito regolare e i miliziani del Consiglio nazionale per la difesa del popolo di Laurent Nkunda, l’ex generale che capeggia la ribellione.Se il corridoio umanitario annunciato dall’Onu sarà rispettato, questi saranno i primi aiuti ai profughi e il primo segnale concreto della tenuta del cessate il fuoco. La crisi umanitaria, insieme ai negoziati politici per mettere uno stop alla guerra civile che infiamma l’est del Congo, sono le priorità su cui le diplomazie europea ed internazionale si stanno concentrando. Il ministro degli esteri britannico David Miliband ha dichiarato che «più di 1,6 milioni di sfollati» nella parte orientale del Congo sono «presi in trappola» e senza possibilità di accesso agli aiuti umanitari. Miliband era a Kinshasa e si trova nella capitale economica della Tanzania, Dar es Salaam, con il ministro degli esteri francese Bernard Kouchner: entrambi riferiranno ai colleghi europei, alla riunione informale del consiglio esteri a Marsiglia. «C’è una minaccia di epidemie e di diffusa denutrizione nella zona», ha riferito il ministro britannico.
Il capo dei ribelli congolesi Laurent Nkunda, intervistato da un gruppo di giornalisti nel suo feudo di Kichanga, ha detto di volere dei negoziati diretti con il governo di Kinshasa, minacciando in caso contrario di «cacciarlo dal potere». «Vogliamo un negoziato diretto con il governo - ha detto Nkunda -. Attendo una risposta. È una loro scelta rifiutare il negoziato con noi. Ma noi li spingeremo a questi negoziati, altrimenti, li cacceremo dal potere». La roccaforte dei ribelli di Kichanga si trova a 80 chilometri a nordovest della capitale Goma. «Siamo già entrati a Goma - ha detto Nkunda -. Le mie truppe infiltrate mercoledì erano all’aeroporto. Ho detto loro di ritirarsi perchè ho visto la sofferenza dei miei fratelli di Goma, alimentata dall’esercito congolese che fugge dallo scontro».
Negli ultimi giorni i combattimenti si sono ridotti notevolmente, ma continuano le vessazioni di ogni tipo sui civili inermi. Contro di loro si scatenano i ribelli, i soldati governativi, gli sbandati di entrambi le parti, che hanno costretto centinaia di migliaia di persone ad abbandonare i loro villaggi, quasi sempre dati alle fiamme, senza sapere dove sia possibile trovare un rifugio