Diamo a Cesare …

Inserito da casoledelsa il 27 Novembre 2008

Il principale mezzo di comunicazione tra esseri umani ormai da alcune migliaia di anni è la parola; prima in forma orale e poi in quella scritta. Anche tra gli animali esistono forme di intercomunicazione nelle forme più disparate ma nessuna così elaborata e complessa come quella tra esseri umani.
Tramite le definizioni che scaturiscono dai vocaboli, riusciamo a trasmetterci concetti, immagini, sensazioni. Le parole possono ferire una persona o esaltarla, possono creare dei nemici o dare origine a un proselitismo che coinvolge masse talvolta anche imponenti. La parola crea speranze o le distrugge. La parola è uno strumento potente in mano a chi la sa usare.
Ad ogni parola viene assegnato un significato preciso e spesso inequivocabile ed è strano come invece noi tutti anziché attenerci obiettivamente al significato dei vocaboli spesso tendiamo ad attribuire ai singoli termini delle interperetazioni di comodo che poco hanno a che vedere con il significato reale della parola usata.
Prendiamo per esempio la parola “sviluppo”, questo vocabolo sottintende in senso lato una qualsivoglia forma di crescita. Quando gli si affianca il termini “sociale” o “economico” si vuol rimarcare un generalizzato miglioramento della qualità della vita di una determinata popolazione sia in termini di servizi che economici.
Alcuni anni fa nel nostro comune si cominciò a sentir parlare dall’allora amministrazione comunale della necessità di creare le condizioni per Casole per uno “sviluppo socio/economico” che avrebbe portato il nostro paese ad essere modello ed esempio anche per i paesi limitrofi ed oltre.
Ci venne allora detto che la via da percorrere per raggiungere questo traguardo stava nel realizzare le condizioni per un aumento della popolazione (in pochissimi anni), cosa che avrebbe permesso, grazie al numero di abitanti, di poter fruire di opportunità alle quali solo i Comuni di una certa dimensione potevano accedere.
L’allora sindaco gettò quindi le basi del piano regolatore che avrebbe consentito in futuro di accogliere tutte quelle famiglie di cui si riteneva Casole avesse bisogno. L’idea di per se poteva essere anche condivisibile, ma evidentemente nessuno allora si pose la domanda sul che cosa intendesse esattamente il primo cittadino per “sviluppo”.
I risultati si sono cominciati a vedere con il tempo, ed ognuno, può a suo giudizio trarre le conclusioni che più gli sembrano giuste.
Certo, l’obiettivo dell’aumento di popolazione è stato raggiunto, ma a quale prezzo? Sono stati realizzati interi “paesi dormitorio”, senza punti di aggregazione, con infrastrutture e servizi scadenti, in molti casi urbanisticamente discutibili.
A giustificazione di tutto questo si è sentito dire, che i vari piani regolatori hanno avuto approvazioni successive a vari livelli fino alla Regione, quindi come dire, se sbagli ci sono stati,  la colpa è un po’ di tutti e di nessuno.
Un po’ troppo comodo crediamo. Il piano regolatore parte da qui ed è qui che va considerato il bene della comunità, non a Siena o a Firenze dove esaminano il tutto seduti attorno ad un tavolo.
Quindi tornando al significato delle parole, se il fautore di questo progetto intendeva per “sviluppo” una crescita esponenziale di popolazione in un contesto disarticolato di abitazioni ed individui, certamente l’ha raggiunto. Per chi invece ingenuamente riteneva che si trattasse di un miglioramento della qualità della vita, immaginandosi magari un paese fiorente pieno di famigliole spensierate sullo stile “mulino bianco” credo proprio sia rimasto deluso e amareggiato del risultato.
Per usare poi un termine da giocatori di carte, se poi ci mettiamo sopra il carico da undici, rappresentato dalle irregolarità edilizie contestate dalla magistratura negli ultimi due anni il quadro assume veramente tinte fosche.
Oggi molti recriminano, anche giustamente, sulle gravi conseguenze soprattutto economiche che tutto questo ha comportato per molte famiglie di Casole o sui disagi che molti stanno vivendo in conseguenze delle edificazioni selvagge ma pochi riflettono realisticamente sul fatto che un piano regolatore non viene reso attuabile dalla sera alla mattina, occorrono mesi e mesi e una volta definito non si può cambiare facilmente in tempi brevi. Occorrono procedure altrettanto lunghe e articolate.
Ora può accadere che nel frattempo cambi l’amministrazione comunale che l’ha pensato e che subentrino nuovi amministratori.

E’ come se un vice cuoco prendesse in gestione un ristorante dove fino a un momento la cucina era diretta da un altro chef di chiara fama, trovando magari già le tavole apparecchiate e le pietanze pronte .
Magari potrebbe anche accadere che per l’eccessiva fiducia nel precedente chef e per l’impossibilità di accertarsi tempestivamente della qualità delle pietanze si sia costretti ad iniziare a dare da mangiare alla clientela, senza rendersi subito conto che nelle vivande c’è qualcosa che non và.
Magari qualcuno dei camerieri azzarda qualche commento sulla qualità del cibo, ma la fama del precedente chef è tale da non permettere dubbi.
Poi tutto ad un tratto cominciano i primi disturbi seguiti da altri, e poi altri ancora. Intervengono gli organi di controllo e chiudono il ristorante.
I clienti indignati si infuriano con il vice cuoco il quale trova qualche difficoltà a spiegare che non è lui l’artefice del pasticcio,  d’altronde è lui che ha somministrato le pietanze.

A questo punto ognuno si finisca la storiella come più gli aggrada….
la fantasia umana a questo proposito non ha limiti, figurarsi c’è pure chi immagina un lieto fine dove a sistemare le cose venga richiamato a gran voce il grande chef che ha originato il gran pastrocchio.

Va bene a questo mondo tutto è possibile, ma per favore impariamo a dare a Cesare quel ch’è di Cesare.

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Pimby 2008

Inserito da Claudio il 27 Novembre 2008

26/11/2008 h 17 Pimby 2008, premiati concretezza e impegno della Provincia di Siena in tema di rifiuti

 

«Il premio ottenuto dalla Provincia di Siena è frutto della capacità e del coraggio della politica di affrontare il tema dei rifiuti non con l’emergenza ma con la lungimiranza necessaria in questi casi,  tenendo fermi i principi della sicurezza e salute dei cittadini, in primo luogo, e cercando di ottenere le migliori soluzioni possibili con la tecnologia più moderna e avanzata». Con queste parole il presidente della Provincia di Siena Fabio Ceccherini, ha commentato il premio “Pimby 2008″, ricevuto proprio dalla Provincia di Siena e da Sienambiente, destinato ad amministrazioni locali che hanno scelto di realizzare grandi opere coniugando rispetto delle regole con il consenso dei cittadini. A Palazzo delle Esposizioni, per la cerimonia di consegna, anche Lucia Coccheri, presidente di Sienambiente Spa, che ha sottolineato: «Ricevere questo riconoscimento è un fatto di grande soddisfazione per l’azienda che rappresento, ma soprattutto per la comunità senese. La trasparenza del percorso di realizzazione del piano provinciale, la consapevolezza condivisa sui problemi da risolvere, il rapporto fiduciario dei cittadini con le istituzioni e verso il gestore, ha reso possibile il raggiungimento  degli obiettivi che nel corso degli anni ci siamo dati in materia di gestione dei rifiuti». Un riconoscimento, Pimby 2008, che giunge grazie al potenziamento del termovalorizzatore di Poggibonsi oltre che per i risultati raggiunti in tema di raccolta differenziata dei rifiuti e per le politiche attuate in materia di sostenibilità ambientale. «Il termovalorizzatore di Poggibonsi - ha infatti sottolineato il presidente Ceccherini -, inaugurato lo scorso settembre, chiude una stagione istituzionale e di investimenti sull’impiantistica lunga molti anni. E chiude con risultati concreti e positivi. Possiamo, infatti, considerare completato il ciclo integrato dei rifiuti; da anni siamo la provincia toscana con la più alta percentuale di raccolta differenziata (nel 2008 verrà raggiunto l’obiettivo del 45%), che d’ora in avanti dovremmo chiamare “finalizzata” perché nel nostro caso effettivamente il materiale raccolto viene poi trattato in modo differenziato; abbiamo ridotto le discariche all’aperto, dalle 10 del 1998 alle attuali 3; e realizzato 34 stazioni ecologiche in tutta la provincia. Questo premio - ha concluso Ceccherini -, oltre a farci naturalmente molto piacere, consente di affrontare con spirito positivo la sfida dell’Ato grande del sud della Toscana, nella certezza però che non va abbassato il livello raggiunto dalle singole aree ma ognuno deve mettere a disposizione i propri risultati per permettere a tutti significativi miglioramenti».
Il premio Pimby, insieme per una cultura sostenibile del fare - Il riconoscimento, nato per valorizzare esperienze concrete all’antitesi della sindrome  ‘Nimby’ (Not in my back yard),  è stato assegnato a quattro realizzazioni, una per ogni macro categoria di infrastrutture: energia, mobilità, trasformazioni sul territorio e rifiuti. Su 23 candidature la preferenza è così andata, oltre che al Comune di Civitavecchia, alla Regione Marche e al Comune di Rho, a Provincia di Siena e Sienambiente  per il potenziamento del termovalorizzatore di Poggibonsi. «Pimby premia per il secondo anno consecutivo quelle Amministrazioni virtuose che hanno contribuito a dare un input allo sviluppo del nostro Paese - ha dichiarato Chicco Testa, presidente del Comitato Scientifico di Associazione Pimby -. In Italia la destrutturazione dei meccanismi decisionali rende di fatto difficile qualsiasi grande progetto che venga dall’opinione pubblica percepito come potenzialmente rischioso. Ciò che è normale in altri Paesi d’Europa, da noi appare come un’ impresa miracolosa, anche se ammiriamo le infrastrutture dei nostri vicini».

26 novembre 2008

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