CRONACA LOCALE

Inserito da casoledelsa il 14 Ottobre 2008

Fugge all’alt dei carabinieri: ucciso. Il fatto è accaduto stamani a Colle di Val d’Elsa: si tratta di un albanese plupregiudicato


14-10-2008 MORTO A COLLE DI VAL D’ELSA |

Un uomo è rimasto ucciso alle prime luci dell’alba di stamani nel corso di un’operazione di controllo del territorio effettuata dai carabinieri a Colle di Val d’Elsa: si tratta di Tornja Zeni, nato nel 1973 in Albania, un pluripregiudicato che aveva fornito ben nove identità diverse durante le numerose volte nelle quali era stato fermato dalle forze dell’ordine.
Secondo le prime informazioni i militari hanno intercettato almeno tre auto che erano poi fuggite: una di queste, una lancia Y risultata poi rubata, durante l’inseguimento si è schiantata contro un muro. I due occupanti hanno cercato di scappare nei campi mentre i militari, che avevano udito uno scoppio, hanno esploso dei colpi di pistola. Uno ha raggiunto e ucciso uno dei due uomini, mentre l’altro ha fatto perdere le sue tracce.
Massimo riserbo da parte dei Carabinieri della compagnia di Poggibonsi e della stazione di Colle di Val d’Elsa che stanno conducendo le indagini, che avevano predisposto la notte scorsa un’operazione di controllo del territorio dopo i numerosi furti avvenuti di recente in alcune abitazioni della zona.
Sono invece sfuggite ai militari altre due auto, un’Astra e un fuoristrada anch’esse rubate, con i loro occupanti. Probabile che la banda intercettata si stesse preparando a compiere altri furti nella zona.

 CLAUDIA………

Categoria: Informazioni | Nessun Commento »

 

LETTERA APERTA A CASOLE NOSTRA

Inserito da casoledelsa il 13 Ottobre 2008

                                                                                                          Agli amici di Casole Nostra

                                                                                          

 

 Carissimi amici,

                        sono un  lettore del  Blog  Casole Nostra, e ritengo molto importante questa Vostra attività che stimola un dibattito aperto e in taluni casi suggerisce soluzioni,  a volte anche condivisibili,   sui temi dell’ ambiente e dello sviluppo sostenibile nel nostro Comune.

                         Mi riferisco in questo caso all’articolo apparso in data  6 ottobre 2008  per il quale ritengo di  dover intervenire direttamente,  come coordinatore del Partito Democratico di Casole d’Elsa .

                        Pur rispettando le Vostre opinioni sulla figura che dovrebbe avere il prossimo candidato a Sindaco, vorrei precisare che le scelte del nostro partito, per il  futuro di Casole            saranno improntate ad un percorso di massima trasparenza in conformità con lo Statuto Nazionale  e i regolamenti regionali e provinciali del Partito Democratico (pubblicati sul sito www.sienapartitodemocratico.it).

                         Vorrei precisarVi che le eventuali elezioni  primarie sono uno strumento da attivare, qualora si presentino più candidati,  rivolgendo domanda ad un apposito Comitato di Adesione nominato dall’Assemblea Territoriale,   dove sono rappresentati tutti i circoli del PD di Casole.                                           

Non esiste alcun porto delle nebbie dunque, il nostro partito ha da tempo pubblicizzato una campagna di adesione, che consente a tutti gli iscritti di partecipare attivamente  e di  manifestare le proprie idee nei circoli territoriali di competenza. (Casole - Cavallano, Mensano, Monteguidi,  Pievescola) .

                     

                        Ma c’è anche dell’altro: nelle prossima settimana  il PD di Casole, in concomitanza con il tesseramento, inizierà una campagna di ascolto, che proseguirà  fino novembre, con la distribuzione di questionari a tutte le famiglie casolesi e tramite il web, in cui sarà chiesta un’opinione sui temi che riguardano l’amministrazione e il nostro territorio.

                         Sulla questione delle primarie del  Corriere di Siena,  mi pare francamente ridicolo avvalorare  il responso di una iniziativa , dove una stessa persona, acquistando più copie del quotidiano, può votare anche 100 o 200 volte lo stesso candidato.

                        Queste forme di sondaggio non hanno secondo me  attendibilità  e non possono rappresentare alcuna indicazione per la scelta dei candidati.

                        Comunque le nostre scelte saranno di ampia partecipazione e meditate per il bene futuro di Casole d’ Elsa.

                          Saluti

 PD CASOLE D’ELSA

Claudio Cavicchioli

Categoria: Informazioni | Nessun Commento »

 

GESTIONE DEL RISPARMIO

Inserito da casoledelsa il 8 Ottobre 2008

DIECI CONSIGLI PER IL RISPARMIO GARANTITO
di Marco lo Conte
7 ottobre 2008
Da il sole 24 ore economia e Finanza

1 I conti bancari sono garantiti?
Sì: il Fondo interbancario di tutela dei depositi (Fitd) garantisce i conti bancari fino a 103.291,38 euro per depositario. La somma riguarda ciascun cliente e, se si hanno conti su più banche, ciascuna banca. Il limite invece resta a 103mila euro totali se si hanno più conti nella stessa banca. Per i conti contestati, la garanzia vale per ciascun cointestatario: se moglie e marito hanno un conto in comune la garanzia sale a oltre 206mila euro.
2 Queste garanzie valgono anche per i conti online?
Che siano online o in una filiale bancaria, i conti correnti presentano le stesse garanzie: fino a 103.291,38 euro per depositario, nelle stesse forme e modalità valide per i conti correnti “tradizionali”.

3 La garanzia dei conti correnti bancari si estende anche a eventuali conti correnti cifrati?
I conti correnti cifrati sono garantiti alla stessa stregua degli altri, purché il titolare dimostri, documenti alla mano, di esserne il legittimo proprietario.
4 E i libretti postali?
I libretti postali sono garantiti dalla Cassa Depositi e Prestiti, una società per azioni controllata per il 70% dallo Stato attraverso il Tesoro e per la restante parte da fondazioni, soprattutto bancarie. Il loro livello di garanzia è dunque del tutto assimilabile a quello offerto dai titoli di Stato italiani.
5 Gli assegni circolari sono sicuri?
Sì, anch’essi sono garantiti dal Fondo interbancario di tutela dei depositi per gli stessi ammontari indicati per il conto corrente bancario. Ogni istituto che emette gli assegni circolari deve depositare una cauzione presso la Banca centrale proporzionata all’ammontare dei titoli emessi.
6 Posso stare tranquillo per i miei certificati di deposito?
Certo, il Fondo interbancario di tutela dei depositi garantisce anche quelli ma solo se nominativi, non al portatore, per gli stessi controvalori indicati per i conti correnti bancari.
7 Chi garantisce il conto titoli?
Questo strumento è simile a una cassetta di sicurezza: custodisce azioni, bond e altri strumenti di investimento di proprietà del risparmiatore. È quindi separato dal patrimonio della banca: in caso di liquidazione di questa, i titoli verrebbero riconsegnati al risparmiatore.
8 Sono sicuri i titoli di Stato?
È lo Stato che garantisce i Buoni ordinari del Tesoro e gli altri titoli pubblici come CTz, CcT o BTp e si impegna a restituire a chi li sottoscrive, a scadenze prestabilite, la somma investita oltre a un interesse che varia in base alle condizioni del titolo e alle oscillazioni del mercato.
9 Qual è la situazione per i fondi comuni?
I fondi comuni, così come la loro versione quotata - gli Etf -, sono organismi di investimento collettivo del risparmio, prodotti da società di gestione del risparmio (Sgr) spesso controllate da istituti di credito ma autonome. Gli attivi sono custoditi da una banca depositaria. In caso di liquidazione della banca i patrimoni dei fondi comuni e degli Etf non sono interessati dalla liquidazione ma restano di proprietà del risparmiatore e gli vengono restituiti. Ovviamente l’andamento del mercato influenza il valore delle quote, che può salire o scendere.
10 E per i fondi pensione?
Come i fondi comuni, anche i fondi pensione hanno un patrimonio separato da quello delle società che li gestiscono e quindi non sono coinvolti da una liquidazione di queste. Come per i fondi, però, il valore delle quote varia in funzione dei mercati.

Categoria: Informazioni | Nessun Commento »

 

CRISI FIANZIARIA

Inserito da casoledelsa il 8 Ottobre 2008

ECONOMIA


L’ANALISI
Il mondo drogato
della vita a credito
di ZYGMUNT BAUMANUn quotidiano britannico ha pubblicato la storia di un cinquantunenne che ha accumulato un debito di 58mila sterline su 14 carte di credito e finanziamenti vari. Con l’impennata dei costi del carburante, dell’elettricità e del gas non riusciva più a pagare gli interessi.

Deplorando, col senno di poi, la sconsideratezza che lo ha gettato in questa situazione spiacevole se la prendeva con chi gli aveva prestato il denaro: parte della colpa è anche loro, diceva, perché rendono terribilmente facile indebitarsi. In un altro articolo pubblicato lo stesso giorno, una coppia spiegava di aver dovuto drasticamente ridurre il bilancio familiare, ma esprimeva anche preoccupazione per la figlia, una ragazza giovane già pesantemente indebitata. Ogni volta che esaurisce il plafond della carta di credito subito le viene offerto in prestito altro denaro. A giudizio dei genitori le banche che incoraggiano i giovani a prendere prestiti per acquistare, e poi altri prestiti per pagare gli interessi, sono corresponsabili delle sventure della figlia.

C’era un vecchio aneddoto su due agenti di commercio che giravano l’Africa per conto dei rispettivi calzaturifici. Il primo inviò in ditta questo messaggio: inutile spedire scarpe , qui tutti vanno scalzi. Il secondo scrisse: richiedo spedizione immediata di due milioni di paia di scarpe, tutti qui vanno scalzi. La storiella mirava ad esaltare l’intuito imprenditoriale aggressivo, criticando la filosofia prevalente all’epoca secondo cui il commercio rispondeva ai bisogni esistenti e l’offerta seguiva l’andamento della domanda. Nel giro di qualche decennio la filosofia imprenditoriale si è completamente capovolta. Gli agenti di commercio che la pensano come il primo rappresentante sono rarissimi, se ancora esistono. La filosofia imprenditoriale vigente ribadisce che il commercio ha l’obiettivo di impedire che si soddisfino i bisogni, deve creare altri bisogni che esigano di essere soddisfatti e identifica il compito dell’offerta col creare domanda. Questa tesi si applica a qualsiasi prodotto, venga esso dalle fabbriche o dalle società finanziarie. La suddetta filosofia imprenditoriale si applica anche ai prestiti: l’offerta di un prestito deve creare e ingigantire il bisogno di indebitarsi.

 

L’introduzione delle carte di credito è stata un segno premonitore. Le carte di credito erano state lanciate sul mercato con uno slogan rivelatore e straordinariamente seducente: “Perché aspettare per avere quello che vuoi?”. Desideri una cosa ma non hai guadagnato abbastanza per pagarla? Beh, ai vecchi tempi, ora fortunatamente andati, si doveva procrastinare l’appagamento dei propri desideri: stringere la cinghia, negarsi altri diletti, essere prudenti e parchi nelle spese e depositare il denaro così racimolato su un libretto di risparmio nella speranza di riuscire, con la cura e la pazienza necessarie, ad accumularne abbastanza per poter realizzare i propri sogni. Grazie a Dio e al buon cuore delle banche non è più così! Con la carta di credito si può invertire l’ordine: prendi subito, paghi dopo. La carta di credito rende liberi di appagare i desideri a propria discrezione: avere le cose nel momento in cui le vuoi, non quando te le sei guadagnate e te le puoi permettere.

Questa era la promessa, ma sotto c’era anche una nota in caratteri minuscoli, difficile da decifrare anche se facile da intuire in un momento di riflessione: quel perenne “dopo” ad un certo punto si trasformerà in “subito” e bisognerà ripagare il prestito. Il pagamento dei prestiti contratti per non aspettare e soddisfare subito i vecchi desideri, renderà difficilissimo soddisfarne di nuovi… Non pensare al “dopo”, significò , come sempre, guai in vista. Si può smettere di pensare al futuro solo a proprio rischio e pericolo. Sicuramente il conto sarà salato. Più presto che tardi arriva la consapevolezza che allo sgradevole differimento dell’appagamento si è sostituito un breve differimento della vera terribile punizione per l’essere stati precipitosi. Ci si può togliere uno sfizio quando si vuole, ma anticipare il diletto non lo renderà più abbordabile… In ultima analisi, sarà differita solo la presa di coscienza della triste realtà.

Per quanto nociva e dolorosa, questa non è l’unica nota in caratteri minuscoli sotto la promessa del “prendi subito, paga dopo”. Per evitare di limitare ad un solo prestatore il profitto derivante dalle carte di credito e dai prestiti facili, il debito contratto doveva essere (e così è stato) trasformato in un bene che procuri profitto permanente. Non riesci a ripagare il tuo debito? Non preoccuparti: a differenza degli avidi prestatori di denaro vecchio stile, ansiosi di veder ripagate le somme prestate entro termini ben precisi e non differibili, noi prestatori di denaro moderni e disponibili non ti chiediamo indietro i nostri soldi, bensì ci offriamo di prestartene altri per pagare il vecchio debito e avere un po’ di disponibilità (cioè di debito) in più per toglierti nuovi sfizi. Siamo le banche che dicono “sì”, le banche disponibili, le banche col sorriso, come diceva una delle pubblicità più geniali.

Quello che nessuno spot diceva apertamente, lasciando la verità ai cupi presagi del debitore, era che le banche prestatrici in realtà non volevano che i debitori pagassero i debiti. Se lo avessero fatto entro i termini non sarebbero stati più in debito, ma sono proprio i loro debiti (il relativo interesse mensile) che i moderni, disponibili (e geniali) prestatori di denaro hanno deciso, con successo, di riciclare come fonte prima del loro profitto costante, assicurato (e si spera garantito). I clienti che restituiscono puntualmente il denaro preso in prestito sono l’incubo dei prestatori. Le persone che si rifiutano di spendere denaro che non abbiano già guadagnato e si astengono dal prenderlo in prestito, non sono di alcuna utilità ai prestatori - perché sono quelli che (spinti dalla prudenza o da un senso antiquato dell’onore) si affrettano a ripagare i propri debiti alle scadenze. Una delle maggiori società di carte di credito presenti in Gran Bretagna ha suscitato pubbliche proteste (che certo avranno vita breve) nel momento in cui ha scoperto il suo gioco rifiutando il rinnovo delle carte ai clienti che pagavano ogni mese il loro intero debito, senza quindi incorrere in sanzioni finanziarie.

L’odierna stretta creditizia non è risultato del fallimento delle banche. Al contrario, è il frutto del tutto prevedibile, anche se nel complesso inatteso, del loro straordinario successo: successo nel trasformare una enorme maggioranza di uomini e donne, vecchi e giovani, in una genìa di debitori. Perenni debitori, perché si è fatto sì che lo status di debitore si auto-perpetui e si continuino a offrire nuovi debiti come unico modo realistico per salvarsi da quelli già contratti. Entrare in questa condizione, ultimamente, è diventato facile quanto mai prima nella storia dell’uomo: uscirne non è mai stato così difficile. Tutti coloro che erano nelle condizioni di ricevere un prestito, e milioni di altri che non potevano e non dovevano essere allettati a chiederlo, sono già stati ammaliati e sedotti a indebitarsi. E proprio come la scomparsa di chi va a piedi nudi è un guaio per l’industria calzaturiera, così la scomparsa delle persone senza debiti è un disastro per l’industria dei prestiti. Quanto predetto da Rosa Luxemburg si è nuovamente avverato: comportandosi come un serpente che si mangia la coda il capitalismo è nuovamente arrivato pericolosamente vicino al suicidio involontario, riuscendo ad esaurire la scorta di nuove terre vergini da sfruttare…

Negli Usa il debito medio delle famiglie è cresciuto negli ultimi otto anni - anni di apparente prosperità senza precedenti- del 22 per cento. L’ammontare totale dei prestiti su carta di credito non pagati è cresciuto del 15%. E , cosa forse più minacciosa, il debito complessivo degli studenti universitari, la futura élite politica, economica e spirituale della nazione, è raddoppiato. L’insegnamento dell’arte di “vivere indebitati”, per sempre, è ormai inserito nei programmi scolastici nazionali… Si è arrivati a una situazione molto simile in Gran Bretagna. Il resto dei Paesi europei segue a non grande distacco. Il pianeta bancario è a corto di terre vergini avendo già sconsideratamente dedicato allo sfruttamento vaste estensioni di terreno sterile.

La reazione finora, per quanto possa apparire imponente e addirittura rivoluzionaria per come emerge dai titoli dei media e dalle dichiarazioni dei politici, è stata la solita : il tentativo di ricapitalizzare i prestatori di denaro e di rendere i loro debitori nuovamente in grado di ricevere credito, così il business di prestare e prendere in prestito, dell’indebitarsi e mantenersi indebitato, potrebbe tornare alla “normalità”. Il welfare state per i ricchi (che a differenza del suo omonimo per i poveri non è mai stato messo fuori servizio) è stato riportato in vetrina dopo essere stato temporaneamente relegato nel retrobottega per evitare invidiosi paragoni. Lo Stato ha nuovamente flesso in pubblico muscoli a lungo rimasti inattivi, stavolta al fine di proseguire il gioco che rende questo esercizio ingrato ma, abominevole a dirsi, inevitabile; un gioco che stranamente non sopporta che lo Stato fletta i muscoli, ma non può sopravvivere senza.

Quello che si dimentica allegramente (e stoltamente) in quest’occasione è che l’uomo soffre a seconda di come vive. Le radici del dolore oggi lamentato, al pari delle radici di ogni male sociale, sono profondamente insite nel nostro modo di vivere: dipendono dalla nostra abitudine accuratamente coltivata e ormai profondamente radicata di ricorrere al credito al consumo ogni volta che si affronta un problema o si deve superare una difficoltà. Vivere a credito dà dipendenza come poche altre droghe, e decenni di abbondante disponibilità di una droga non possono che portare a uno shock e a un trauma quando la disponibilità cessa. Oggi ci viene proposta una via d’uscita apparentemente semplice dallo shock che affligge sia i tossicodipendenti che gli spacciatori: riprendere (con auspicabile regolarità) la fornitura di droga.

Andare alle radici del problema non significa risolverlo all’istante. È però l’unica soluzione che possa rivelarsi adeguata all’enormità del problema e a sopravvivere alle intense, seppur relativamente brevi , sofferenze delle crisi di astinenza.
(Traduzione di Emilia Benghi)
(8 ottobre 2008)

Categoria: Informazioni | Nessun Commento »

 

QUESTA E’ L’ITALIA CHE NON VORREI

Inserito da barbara il 3 Ottobre 2008

“Mi hanno tenuta nuda quattro ore in una stanza dell’aeroporto di Ciampino. Prima mi hanno accusato di essere una ladra di bambini, poi di traffico di clandestini e per ultimo di essere un corriere della droga”. Ma Amina Sheikh Said, donna somala di 51 anni, sposata con un italiano e cittadina italiana, era solo una nonna che riportava in Italia i suoi quattro nipotini da Londra.Ancora intolleranza e razzismo. Dopo lo studente ghanese che ha denunciato d’essere stato aggredito dai vigili di Parma, e il cinese picchiato ieri da una gang di minorenni in un quartiere popolare della capitale, la denuncia di una donna d’origine somala sembra confermare un clima di intolleranza che non ha confini. Secondo i sondaggi, il razzismo è già emergenza.

Il racconto della donna somala. Tornava a Roma dopo aver fatto visita ai quattro figli che abitano a Londra, la donna somala che ha denunciato di essere stata vittima di ingiurie razziste. Era il 21 luglio. Insieme a lei aveva per mano quattro dei suoi nipotini, tre di un figlio e uno di un altro, bambini tra i sette e gli 11 anni.

“Umiliata e maltrattata”. L’hanno chiamata negra; l’hanno “umiliata, maltrattata e oltraggiata” come hanno spiegano i rappresentanti dell’associazione Antigone al quotidiano online Linkontro.info che sostengono la battaglia di Amina. “Arrivata all’aeroporto di Ciampino - racconta l’associazione - la Polizia di frontiera esamina i documenti dei bimbi e decide che qualcosa non va. I minori hanno cognomi diversi tra loro”.

Ispezione corporale. “L’accusano del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina”. Ispezionano i bagagli. “Amina è condotta in una stanza e fatta spogliare per un’ispezione corporale. Le resta addosso solo il reggiseno. Due donne - racconta ancora Antigone - le dicono che si sarebbe dovuta sottoporre all’esplorazione anale e vaginale. Amina rifiuta. Chiede almeno che sia un medico a farlo”.

“Ti spediamo in carcere”. Le due donne incaricate dell’ispezione la ingiuriano: “Ti spedisco in carcere”; “Come sei nera fuori lo sei dentro”; “Daremo i bambini all’assistente sociale”. La sospettano di essere un corriere della droga. Per oltre quattro ore, Amina rimane svestita di fronte a un numero imprecisato di persone che entrano ed escono dalla stanza. Poi viene ammanettata e distesa su una barella, coperta da un telo di cellophane da imballo. Viene portata in ambulanza al Policlinico Casilino. Dalla perquisizione non emerge niente.

Nessun verbale. “Nessuno le rilascia alcun verbale”, dicono le associazioni. “Delle perquisizioni effettuate non rimane traccia. Le annunciano che contro di lei è stato aperto un procedimento penale per resistenza a pubblico ufficiale”.

Categoria: Informazioni | Nessun Commento »

 

FESTA DELLA VENDEMMIA A MENSANO

Inserito da casoledelsa il 2 Ottobre 2008

FESTA DELLA VEDEMMIA A MENSANO:

 Sabato 4 - Domenica 5 ottobre 2008

Sfilate in costume, gastronomia, cantine aperte e degustazioni.

Saranno questi gli ingredienti della “Festa della Vendemmia” che sabato dalle 15 e domenica 10 animeranno il caratteristico borgo di Mensano.

L’evento, organizzato con patrocinio del Comune di Casole, avrà al centro una serie di iniziative che offriranno ai visitatori momenti di intrattenimento e degustazioni.

c.c.

Categoria: Informazioni | 1 Commento »

 

Il frutto avvelenato della tolleranza zero

Inserito da barbara il 1 Ottobre 2008

di CURZIO MALTESE

A Parma, nella civile Parma, la polizia municipale ha massacrato di botte un giovane ghanese, Emmanuel Bonsu Foster, e ha scritto sulla sua pratica la spiegazione: “negro”. Davano la caccia agli spacciatori e hanno trovato Emmanuel, che non è uno spacciatore, è uno studente. Anzi è uno studente che gli spacciatori li combatte. Stava cominciando a lavorare come volontario in un centro di recupero dei tossici. Ma è bastato che avesse la pelle nera per scatenare il sadismo dei vigili, calci, pugni, sputi al “negro”.Parma è la stessa città dove qualche settimana fa era stata maltrattata, rinchiusa e fotografata come un animale una prostituta africana. L’ultimo caso di inedito razzismo all’italiana pone due questioni, una limitata e urgente, l’altra più generale.

La prima è che non si possono dare troppi poteri ai sindaci. Il decreto Maroni è stato in questo senso una vera sciagura. La classe politica nazionale italiana è mediocre, ma spesso il ceto politico locale è, se possibile, ancora peggio. Delegare ai sindaci una parte di poteri, ha significato in questi mesi assistere a un delirio di norme incivili, al grido di “tolleranza zero”. In provincia come nelle metropoli, nella Treviso o nella Verona degli sceriffi leghisti, come nella Roma di Alemanno e nella Milano della Moratti.

A Parma il sindaco Pietro Vignali, una vittima della cattiva televisione, ha firmato ordinanze contro chiunque, prostitute e clienti, accattoni e fumatori (all’aperto!), ragazzi colpevoli di festeggiare per strada. Si è insomma segnalato, nel suo piccolo, nel grande sport nazionale: la caccia al povero cristo. Sarà il caso di ricordare a questi sceriffi che nella classifica dei problemi delle città italiane la sicurezza legata all’immigrazione non figura neppure nei primi dieci posti. I problemi delle metropoli italiane, confrontate al resto d’Europa, sono l’inquinamento, gli abusi edilizi, le buche nelle strade, la pessima qualità dei servizi, il conseguente e drammatico crollo di presenze turistiche eccetera eccetera. Oltre naturalmente alla penetrazione dell’economia mafiosa, da Palermo ad Aosta, passando per l’Emilia.

I sindaci incompetenti non sanno offrire risposte e quindi si concentrano sui “negri”. Nella speranza, purtroppo fondata, di raccogliere con meno fatica più consensi. Di questo passo, creeranno loro stessi l’emergenza che fingono di voler risolvere.

Provocazioni e violenze continue non possono che evocare una reazione altrettanto intollerante da parte delle comunità di migranti. Al funerale di Abdoul, il ragazzo ucciso a Cernusco sul Naviglio non c’erano italiani per testimoniare solidarietà. A parte un grande artista di teatro, Pippo Del Bono, che ha filmato la rabbia plumbea di amici e parenti. La guerra agli immigrati è una delle tante guerre tragiche e idiote che non avremmo voluto. Ma una volta dichiarata, bisogna aspettarsi una reazione del “nemico”.
L’altra questione è più generale, è il clima culturale in cui sta scivolando il Paese, senza quasi accorgersene.

Nel momento stesso in cui si riscrive la storia delle leggi razziali, nell’urgenza di rivalutare il fascismo, si testimonia quanto il razzismo sia una malapianta nostrana. L’Italia è l’unica nazione civile in cui nei titoli di giornali si usa ancora specificare la provenienza soltanto per i delinquenti stranieri: rapinatore slavo, spacciatore marocchino, violentatore rumeno. Poiché oltre il novanta per cento degli stupri, per fare un esempio, sono compiuti da italiani, diventa difficile credere a una forzatura dovuta all’emergenza. L’altra sera, da Vespa, tutti gli ospiti italiani cercavano di convincere il testimone del delitto di Perugia che “nessuno ce l’aveva con lui perché era negro”. Negro? Si può ascoltare questo termine per tutta la sera da una tv pubblica occidentale? Non lo eravamo e stiamo diventando un paese razzista. Così almeno gli italiani vengono ormai percepiti all’estero.

Forse non è vero. Forse la caccia allo straniero è soltanto un effetto collaterale dell’immensa paura che gli italiani provano da vent’anni davanti al fenomeno della globalizzazione. La paura e, perché no?, la vergogna si sentirsi inadeguati di fronte ai grandi cambiamenti, che si traduce nel più facile e abietto dei sentimenti, l’odio per il diverso. La nostalgia ridicola di un passato dove eravamo tutti italiani e potevamo quindi odiarci fra di noi. In questo clima culturale miserabile perfino un sindaco di provincia o un vigile di periferia si sentono depositari di un potere di vita o di morte su un “negro”.

Categoria: Informazioni | Nessun Commento »

 

Newer Entries »

Scrivi a:

Per Informazioni scrivi a:
info@pdcasoledelsa.net
oppure direttamente a:
Claudio Cavicchioli

Calendario

Ottobre 2008
L M M G V S D
« Set   Nov »
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  

Categorie

Archivi

LINK

Meta