ALITALIA - EPIFANI:”L’ULTIMO NO? NON E’ STATO IL MIO”

Inserito da barbara il 23 Settembre 2008

“Scaricabarile indegno di paese civile, governo si assuma sue responsabilità”

Roma, 19 settembre - “La Cgil, per la parte che le competeva, l’accordo con la Cai lo ha firmato”. Così il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, in un’intervista a ‘La Stampa’, all’indomani del ritiro dell’offerta da parte della Compagnia aerea italiana per l’acquisto di Alitalia. “Abbiamo firmato per il personale di terra - spiega - perché tra il personale di terra i sindacati favorevoli a firmare, ossia Cisl, Uil, Ugl e noi, rappresentiamo più del il 51% dei lavoratori. Per il personale di volo non è così. Non si può firmare un accordo separato se si rappresenta meno della metà dei lavoratori”.

All’ipotesi che la Cgil sia caduta in una trappola, Epifani risponde: “Trappola? Hanno cominciato a dare la colpa a noi prima che la trattativa fosse finita. Una trattativa strana, anomala, dove ogni giorno si dava un ultimatum e tra un giorno e l’altro non si lavorava, specie sui problemi dove esistevano distanze più ampie. Insomma c’era un clima di strumentalizzazione. Uno scaricabarile indegno di un paese civile. Piuttosto che cercare capri espiatori, il presidente del Consiglio e il governo si assumano le loro responsabilità per come hanno gestito tutta la vicenda”.

Quanto alla lettera inviata ieri al presidente della Cai, il leader della Cgil risponde: “Era un tentativo estremo di allargare il consenso; e ne avevo avvertito l’ingegner Colaninno. La posizione finale della Cgil è quella del suo segretario generale, espressa nella lettera che ho inviato a Colaninno”. Una lettera, aggiunge, “spedita alle 13,30, annunciandogliela per telefono. Mancavano più di due ore alla scadenza dell’ultimatum. Era in equivoca”. Sul fallimento della trattativa, inoltre, Epifani sostiene: “Io credo che sia stata la Cai a tirarsi indietro. Si sono accorti che non riuscivano a risolvere il problema del personale di volo. Il clima sociale all’interno dell’azienda si era surriscaldato. Già da qualche giorno trapelava che all’interno della cordata c’erano contrasti; deve aver pesato anche la crisi finanziaria mondiale”.

Sul da farsi, il segretario generale della Cgil, conclude: “L’azionista di maggioranza di Alitalia, ovvero il governo, ha il dovere di tentare tutte le strade che consentano di trovare una soluzione. In tutte le direzioni, quelle che c’erano e sembra non ci siano più, e quelle nuove che si possano trovare. Il fallimento dell’Alitalia sarebbe un dramma non solo per i lavoratori ma per l’intero paese. Non credo che far venire giù le macerie possa servire a qualcuno”.

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