Carceri, lo straniero rimane

Inserito da Massimo il 25 Settembre 2008

Carceri, lo straniero rimane (estratto dal Sole 24 ore)
Andrea Maria Candidi, Giovanni Parente
Pianeta diviso a metà sull’assistenza penale. Con l’eccezione di uno striminzito pugno di Stati, Africa e Asia alzano uno steccato quasi invalicabile alla cooperazione, non solo con l’Italia. È un responso senza appello quello che si ricava dalla cartina geografica dell’integrazione giudiziaria, costruita in base al censimento degli accordi bilaterali o multilaterali siglati dai vari Paesi. A partire dai casi più eclatanti, vale a dire India e Cina, in pratica mezzo mondo che non scende a patti con nessuno, quanto meno in tema di collaborazione tra organi giudiziari per indagini contro la criminalità internazionale.
Quello degli strumenti di cooperazione in materia penale è un tema tornato alla ribalta di recente, quando il ministro della Giustizia, alle prese con il riproporsi prepotente del problema dell’affollamento delle carceri, ha indicato nel trasferimento dei detenuti stranieri verso i Paesi di origine una strada da battere.
Come previsto su queste pagine il 7 aprile scorso, se il trend di ingressi degli ultimi mesi verrà confermato da qui alla fine dell’anno, all’inizio del 2009 gli istituti penitenziari italiani si troveranno, quanto a presenze, nelle stesse condizioni che hanno costretto il Parlamento nel 2006 ad approvare in tutta fretta la legge sull’indulto. E la ricetta Alfano (che comunque ha sottolineato l’imprescindibilità di investire nell’apertura di nuove carceri), alla luce del quadro non certo esaltante degli accordi internazionali, muove una goccia nell’oceano.
… tra i primi dieci Paesi di provenienza dei detenuti stranieri nelle carceri nostrane, solo in tre casi è ipotizzabile il trasferimento. Negli altri sette, tra cui Marocco, Tunisia e Algeria (da cui provengono quasi 8mila reclusi, il 40% del totale degli stranieri che al 31 agosto sfiorano le 21mila unità su un totale complessivo di circa 56mila detenuti), l’operazione è resa impossibile dall’assenza di uno strumento legislativo ad hoc. Le diplomazie sono dunque avvertite.
Allo stato le materie su cui si sono costruiti i rapporti di collaborazione con le autorità giudiziarie dei Paesi stranieri, cui l’Italia aderisce, sono sostanzialmente quattro: estradizione (e mandato d’arresto europeo), trasferimento di persone condannate, assistenza giudiziaria (che consente a un’autorità di chiedere agli organismi stranieri di procedere a indagini al posto suo), lotta al riciclaggio. Istituti regolati innanzitutto da quattro convenzioni europee - ma aperte alla firma anche oltre i confini del Vecchio continente - siglate a Parigi nel 1957 (estradizione) e a Strasburgo nel 1959 (assistenza giudiziaria), nel 1983 (trasferimento condannati, con protocollo addizionale del 1997) e nel 1990 (lotta al riciclaggio).
Questi i quattro caposaldi che, affiancati da una serie di accordi bilaterali, costituiscono l’ossatura normativa della complessa disciplina della cooperazione internazionale in materia penale. Alla fine, restano sulla carta 82 Paesi … che stringono rapporti con l’Italia, compresi quelli europei, con i quali la rete di collaborazione è a 360 gradi dopo l’ultimo tassello del mandato d’arresto europeo. Dunque, oltre i confini del mondo occidentale (anche le intere Americhe sono praticamente dotate di strumenti di cooperazione) e l’Oceania, rimane ben poco. Perché tra Africa e Asia si individuano solo tredici ordinamenti che hanno deciso di sottoscrivere perlomeno una forma di cooperazione.
Tra questi appaiono anche Algeria, Marocco e Tunisia che aderiscono però solo alla Convenzione europea in materia di estradizione. In cui parte attiva, che chiede cioè il trasferimento, non è lo Stato in cui è detenuto il cittadino straniero, ma lo Stato che sta ricercando la persona in questione perché ad esempio lì è stata inflitta la condanna. Questo vuol dire che verso l’Algeria, il Marocco o la Tunisia, l’Italia può trasferire solo cittadini ricercati o condannati da quegli ordini giudiziari, e non cittadini originari di quei Paesi ma condannati dai tribunali italiani…

Il glossario
Estradizione
È la consegna, allo Stato richiedente, di una persona ricercata o perché oggetto di una condanna definitiva a pena detentiva o a misura privativa della libertà personale o perché oggetto di una ordinanza di custodia cautelare in carcere
Mandato d’arresto europeo
Sostituisce, nella Ue, l’estradizione con una procedura di cattura e consegna delle persone ricercate. La consegna avviene non più attraverso le procedure estradizionali, gestite dalle autorità centrali degli Stati, ma con provvedimento emesso dall’autorità giudiziaria
Assistenza giudiziaria
Attraverso tali strumenti, gli Stati possono prestarsi assistenza nella lotta contro la criminalità internazionale. Ad esempio, il giudice che deve svolgere indagini all’estero può chiedere alle Autorità di quello Stato di eseguirle in sua vece trasmettendone i risultati al Paese richiedente, ai fini del loro utilizzo nel processo. Anche le rogatorie sono atti di tale tipo
Trasferimento condannati
Consente ai cittadini di uno Stato, detenuti in espiazione di pena in un altro Stato, di essere trasferiti in quello d’origine per continuare a espiare la pena. Presso il Consiglio Ue è in discussione una proposta di decisione quadro in base alla quale il trasferimento delle persone condannate può prescindere, a determinate condizioni, dal consenso della persona da trasferire e dall’accordo tra gli Stati
Il quadro dei partner
L’Europa con le manette…
Paesi che hanno tutti gli strumenti compreso il mandato d’arresto europeo
Austria, Belgio, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Gran Bretagna, Grecia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria
…e quella senza
Paesi che hanno tutti gli strumenti ma non il mandato d’arresto europeo
Albania, Andorra, Armenia, Azerbaijan, Bosnia Erzegovina, Bulgaria, Croazia, Georgia, Islanda, Liechtenstein, Macedonia, Moldavia, Montenegro, Norvegia, San Marino, Serbia, Svizzera, Turchia, Ucraina
Dove lo scambio è possibile
Paesi che hanno strumenti in tema di estradizione e trasferimento detenuti
Australia, Bahamas, Bolivia,Canada, Costarica,Cuba, Israele,Perù,Stati Uniti, Venezuela
Niente trasferimento
Paesi che hanno strumenti in tema di estradizione, ma non trasferimento detenuti
Algeria, Argentina, Brasile, ElSalvador, Kenia, Lesotho, Libano, Marocco, Messico, Monaco, Nuova Zelanda, Paraguay, Russia, Santa Sede, Singapore, Sri Lanka, Sud Africa, Tunisia, Uruguay
Estradizione off limits
Paesi che hanno strumenti in tema di trasferimento detenuti ma non di estradizione
Cile, Ecuador, Giappone, Hong Kong, Mauritius, Panama, Thailandia, Tonga, Trinidad e Tobago

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ALITALIA - EPIFANI:”L’ULTIMO NO? NON E’ STATO IL MIO”

Inserito da barbara il 23 Settembre 2008

“Scaricabarile indegno di paese civile, governo si assuma sue responsabilità”

Roma, 19 settembre - “La Cgil, per la parte che le competeva, l’accordo con la Cai lo ha firmato”. Così il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, in un’intervista a ‘La Stampa’, all’indomani del ritiro dell’offerta da parte della Compagnia aerea italiana per l’acquisto di Alitalia. “Abbiamo firmato per il personale di terra - spiega - perché tra il personale di terra i sindacati favorevoli a firmare, ossia Cisl, Uil, Ugl e noi, rappresentiamo più del il 51% dei lavoratori. Per il personale di volo non è così. Non si può firmare un accordo separato se si rappresenta meno della metà dei lavoratori”.

All’ipotesi che la Cgil sia caduta in una trappola, Epifani risponde: “Trappola? Hanno cominciato a dare la colpa a noi prima che la trattativa fosse finita. Una trattativa strana, anomala, dove ogni giorno si dava un ultimatum e tra un giorno e l’altro non si lavorava, specie sui problemi dove esistevano distanze più ampie. Insomma c’era un clima di strumentalizzazione. Uno scaricabarile indegno di un paese civile. Piuttosto che cercare capri espiatori, il presidente del Consiglio e il governo si assumano le loro responsabilità per come hanno gestito tutta la vicenda”.

Quanto alla lettera inviata ieri al presidente della Cai, il leader della Cgil risponde: “Era un tentativo estremo di allargare il consenso; e ne avevo avvertito l’ingegner Colaninno. La posizione finale della Cgil è quella del suo segretario generale, espressa nella lettera che ho inviato a Colaninno”. Una lettera, aggiunge, “spedita alle 13,30, annunciandogliela per telefono. Mancavano più di due ore alla scadenza dell’ultimatum. Era in equivoca”. Sul fallimento della trattativa, inoltre, Epifani sostiene: “Io credo che sia stata la Cai a tirarsi indietro. Si sono accorti che non riuscivano a risolvere il problema del personale di volo. Il clima sociale all’interno dell’azienda si era surriscaldato. Già da qualche giorno trapelava che all’interno della cordata c’erano contrasti; deve aver pesato anche la crisi finanziaria mondiale”.

Sul da farsi, il segretario generale della Cgil, conclude: “L’azionista di maggioranza di Alitalia, ovvero il governo, ha il dovere di tentare tutte le strade che consentano di trovare una soluzione. In tutte le direzioni, quelle che c’erano e sembra non ci siano più, e quelle nuove che si possano trovare. Il fallimento dell’Alitalia sarebbe un dramma non solo per i lavoratori ma per l’intero paese. Non credo che far venire giù le macerie possa servire a qualcuno”.

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INCONTRO CON LE ASSOCIAZIONI VENATORIE

Inserito da casoledelsa il 22 Settembre 2008

 

 

GIOVEDI 18 SETTEMBRE, SI E’ TENUTO A CASOLE,  PRESSO LA SEDE DEL PD, IN VIA CASOLANI IL SECONDO INCONTRO TRA LE ASSOCIAZIONI DEI CACCIATORI E L’ASSESSORE PROVINCIALE ALLA CACCIA E ALL’AMBIENTE, CLAUDIO GALLETTI.

ALLA PRESENZA DEL SINDACO DI CASOLE VALENTINA FETI, DEI RAPPRESENTANTI COMUNALI E PROVINCIALI DI FEDERCACCIA E ARCICACCIA SI E’ PARLATO DELL’ATTIVITA’ DI CACCIA NELLA ZONA DI BERIGNONE

L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE E LA PROVINCIA DI SIENA STANNO SVOLGENDO  OPERA DI MEDIAZIONE CON L’AZIENDA AGRITURISTICO VENATORIA BERIGNONE.

SI STA PROFILANDO UN ACCORDO SULLA CONFIGURAZIONE DEGLI AMBITI VENATORI  TRA  LA SOCIETA’ E LE ASSOCIAZIONI DEI CACCIATORI.

LE PARTI SI DOVRANNO REINCONTRARE , PER UNA DECISONE DEFINITIVA, ENTRO IL 1-11-2008.

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CRESCITA DIMEZZATA IN EUROPA

Inserito da Massimo il 22 Settembre 2008

(Estratto da Il sole 24 ore)
Adriana Cerretelli
BRUXELLES. Dal nostro inviato
Italia in stagnazione. Eurolandia sull’orlo della recessione. Sono decisamente finiti i tempi in cui ci si illudeva di sfuggire agli shock globali, finanziari o petroliferi che fossero, ripetendo il mantra dei fondamentali europei sani. Il commissario Ue Joaquin Almunia, il presidente dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker, quello della Bce Jean-Claude Trichet, tutti in coro ieri a Bruxelles hanno dovuto prendere atto che la realtà è un’altra e molto grama.
Da un anno all’altro le attese di crescita nella zona euro si sono letteralmente dimezzate: dal 2,6% del 2007 oggi si spera di arrivare all’1,3% per il 2008 (ma non è detto), quando ancora in aprile si inseguiva l’1,7. L’inflazione annua corre al 3,6% quando in aprile era attesa al 3,1. «Un anno di turbolenze sui mercati finanziari, il raddoppio dei prezzi del petrolio, la correzione su alcuni mercati immobiliari hanno avuto un impatto sull’economia» ha detto Almunia presentando le sue previsioni.
Davanti all’Europarlamento Juncker ha evocato senza mezzi termini «il rischio di recessione tecnica (due trimestri consecutivi di contrazione del Pil, ndr)». In ogni caso la Germania già si trova in recessione tecnica, Spagna e Gran Bretagna ci andranno nel secondo semestre. Pur parlando di «una fase di depressione con un terzo trimestre che si annuncia debole» e di «rischi ancora orientati al rialzo» per l’inflazione, Trichet ha sottolineato che la ripresa economica dovrebbe tornare ad affacciarsi «nel corso del 2009».
Come la Francia, l’Italia sfugge ai due trimestri negativi. Però registra il peggior tasso di crescita dell’area, decisamente lontano dal valore medio. Quasi nullo, il suo dato, con lo 0,1% per il 2008 contro lo 0,5 che Bruxelles ancora prevedeva in aprile e contro l’1,5% messo a segno nel 2007. Peggiora anche l’inflazione, che nelle attese sale dal 3 al 3,7%, ma in questo caso è in linea con la media. Solo in Germania su base annua la crescita tiene all’1,8% senza variazioni. In Francia cala dall’1,6 all’1, in Spagna dal 2,2 all’1,4, in Gran Bretagna dall’1,7 all’1,1.
L’analisi di Bruxelles sulle ragioni della scarsa performance italiana è scoraggiante. Viene spiegata con la caduta dei consumi privati sotto la spinta del caro-prezzi e del conseguente calo del reddito disponibile, con la riduzione dei profitti delle imprese e relativi investimenti. Quindi meno importazioni e meno export. «Le prospettive per i prossimi mesi restano sfavorevoli tra deterioramento delle competitività e rallentamento della domanda mondiale. La sfida resta il recupero della competitività sul lato dei costi», si legge nelle previsioni che ci riguardano. Non solo. «I notevoli aumenti dei salari nonostante la scarsa crescita della produttività, combinati con una concorrenza interna limitata, rischiano di frenare un rapido declino dell’inflazione».
Detto questo, Almunia ieri ha ribadito il giudizio positivo sulla programmazione triennale del bilancio italiano non meno che sull’impegno del Governo a tenere il deficit sotto controllo. Da Juncker la promozione della Robin Tax sui profitti dei gruppi petroliferi: «È una decisione giudiziosa. Chi avrebbe immaginato che fosse Berlusconi ad adottarla mentre gli anglosassoni, i campioni del liberismo e della concorrenza, nazionalizzano le banche?».
Alla vigilia dell’Ecofin che si terrà a Nizza nel week-end e parlerà molto anche della crisi finanziaria internazionale e dei modi per tentare di governarla, Trichet ieri, sia pure con grande cautela, non ha escluso per la Bce un maggior ruolo di supervisione bancaria. «Dovremmo di sicuro prenderlo in considerazione molto attentamente» anche se, ha aggiunto, «spingiamo per il massimo di cooperazione e scambio di informazioni in Europa e nell’area euro». Juncker gli ha subito mandato a dire di «non essere favorevole a un’autorità centrale ma a un regolamento comune». Poi ha attaccato la multiforme rappresentanza dell’area euro nelle sedi internazionali: «Ridicola. Non vedo perché accanto al presidente della Bce ci debba essere una legione di governatori nazionali». Mini-scaramucce che annunciano un caldo Ecofin a Nizza.

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CASO ALITALIA

Inserito da Claudio il 17 Settembre 2008

alitalia

Un pasticcio

Dopo l’abbandono del tavolo di contrattazione delle nove sigle sindacali, Silvio Berlusconi è tornato ad attaccare i sindacati arrivando ad affermare che se la trattativa fallisse per un “egoismo irragionevole”, il governo non potrebbe “garantire” quanto promesso ai 3.250 esuberi previsti dal piano di salvataggio di Alitalia. Ci sarebbe cioè una “drastica” riduzione di sostegni e rimborsi, e che le parti in causa “devono considerare anche questo”. Una minaccia alla quale ha risposto la Cgil che considera le parole del premier “inaccettabili e non consone all’alto ruolo che ricopre” . Dopo questi fatti la Cgil ha chiesto al presidente del Consiglio Berlusconi “più rispetto, più misura e di evitare goffi tentativi di scaricare su altri responsabilità che sono, per la quota che gli compete, anche sue”, responsabilità pesanti dopo gli annunci spot lanciati durante la campagna elettorale sulla imminente cordata italiana, che misero in fuga Air France-Klm facendo fallire la trattativa allora in corso, molto più vantaggiosa economicamente e soprattutto meno drammatica in fatto di esuberi, visto che all’epoca, solo cinque mesi fa, si parlava poco meno di 2500 tagli a fronte degli attuali 3250 dichiarati, che potrebbero aumentare notevolmente. Anche perché il commissario straordinario della compagnia, Augusto Fantozzi, ha appena fatto sapere che “nell’immediato non ci sono problemi di operatività per i voli Alitalia, ma i soldi non sono pochi, sono pochissimi, e stanno per finire”.

La situazione peggiore di ora in ora, e i disagi cominciano a farsi sentire in tutto il Paese. Il Cub ha proclamato nella giornata del 17 settembre quattro ore di sciopero, dalle 12.00 alle 16.00, e in corso anche agitazioni del personale di terra di tutte le compagnie italiane indetto da Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl e quella della Uilt/ApM (Associazione piloti Meridiana). Le conseguenze previste per ora a Fiumicino sono limitate a Meridiana che ha programmato la cancellazione di tre voli: uno per Olbia e due per Cagliari. Air One non prevede invece soppressioni. Cancellati anche 40 voli mentre la Sea, indetto originariamente sempre per iol 17 settembre, dalle sigle Sdl, Cub-Trasporti e Slai Cobas, è stato posticipato di un mese, al 17 ottobre prossimo.

Tra l’altro la Guardia di Finanza ha fatto visita alla sede di via della Magliana per acquisire, su delega della procura di Roma, una serie di documenti, tra cui i bilanci consolidati con le relative certificazioni da parte delle società di revisione, degli ultimi dieci anni. L’inchiesta non ha nulla a che vedere con l’attuale trattativa in corso per il salvataggio della compagnia di bandiera, ma solo la parte precedente culminata con la dichiarazione di insolvenza da parte del tribunale civile del 5 settembre scorso. Il fascicolo processuale, allo stato, rimane senza ipotesi di reato e senza indagati.

Per il segretario del Partito Democratico Walter Veltroni “quello di Alitalia è un pasticcio tra i più gravi della storia dell’Italia del dopoguerra che lascerà i suoi miasmi ancora per molto tempo”. Un pasticcio, osserva Veltroni, ancor più “insopportabile” perché il governo vuol far pagare i prezzi di questo pasticcio a lavoratori che guadagnano 1300 euro al mese o a giovani precari ormai da molti anni”. A questo punto il segretario del PD denuncia come “il premier e molti uomini della sua maggioranza, al posto di riconoscere gli errori e i guai causati dalle loro decisioni, si esercitano a rovesciare le colpe sui sindacati, in particolare sulla Cgil, e sui dipendenti della compagnia”.

Ore di attesa, dunque, per Alitalia. Mentre sindacati e governo cercano l’accordo per quello che resta della compagnia di bandiera italiana, alla Camera si è tenuta anche un ‘audizione del commissario europeo ai Trasporti Antonio Tajani, il quale, vista la situazione di poca trasparenza, ha rinnovato l’appello per il rispetto della normativa e dei principi dell’UE. Non solo il commissario, viste le modalità con cui il governo sta procedendo nel risolvere la questione Alitalia, ha proposto un soggetto ”incaricato della supervisione dell’intera procedura di Alitalia per garantire il rispetto del diritto comunitario e internazionale, soggetto che avrebbe l’obbligo di riferire periodicamente alla Commissione”. Infatti durante l’audizione Tajani ha elencato i principi della normativa europea alla quale il governo dovrebbe ispirarsi, si tratta di “importanti precisazioni - come osserva Marco Filippi, capogruppo PD in commissione Lavori pubblici - che addensano molte nubi sull’operazione Alitalia: in particolare, Tajani ha sottolineato che la vendita degli asset della bad company deve avvenire a prezzo di mercato, che la nuova acquisizione del personale deve avvenire attraverso una nuova assunzione da parte della nuova società e che l’acquisizione degli slot deve avvenire in maniera trasparente e con procedure di evidenza pubblica, così come previsto dalle norme comunitarie. Ma soprattutto ha raccomandato la separazione netta tra la vecchia e la nuova società, oltre a segnalare l’opportunità per il governo di formalizzare la richiesta all’UE della nomina di un valutatore delle procedure in questione, come elemento di reciproca garanzia”. A questo punto sottolinea Filippi “è evidente che alla luce del provvedimento all’esame del Parlamento e delle trattative in corso, dove i rappresentanti del vecchio personale contratta le condizioni per il nuovo, i termini richiesti dall’UE non sono rispettati. Da tempo sono venuti meno i criteri di trasparenza, di corretta informazione istituzionale e sopratutto di deroga assoluta alle elementari norme di concorrenza del mercato”.

I criteri espressi dall’UE - incalzano le senatrici PD Francesca Marinaro e Marilena Adamo, rispettivamente capogruppo del PD e componente della commissione Politiche delle UE del Senato - “sembrano del tutto in contraddizione con l’operato del governo”. Infatti, come spiegano le due senatrici, “per quanto riguarda la trasparenza nelle procedure adottate, non sono state per nulla trasparenti, non c’è stata nessuna gara, si vuole procedere con una modifica ad hoc della legge Marzano ed infine l’advisor, BancaIntesa, è uno dei soggetti che dà vita alla nuova compagnia nonché il principale creditore di AirOne, e altro soggetto che dà vita alla nuova società.”.

Tra l’altro nel corso dell’audizione è stato sollevato il problema del prestito ponte per il quale, ha dichiarato Tajiani, ”è stata aperta una procedura investigativa per un sospetto che si trattasse di aiuto di Stato
illegittimo”. Anche se, come precisa, “non si emette una sentenza di condanna prima del processo”, il commissario ha anche spiegato che “se al termine delle indagini, il finanziamento risulterà non in sintonia, chiederemo all’ Alitalia di restituire i 300 milioni che ha ricevuto”, richiesti dal premier Berlusconi. Per Filippi “è evidente quindi che la procedura di investigazione in corso, salvo improbabili significative inversioni di rotta, si concluderà con una sentenza di infrazione comunitaria e, quindi, con la conseguente richiesta di restituzione del prestito ponte. C’è da chiedersi chi mai potrà risarcire lo Stato di questo denaro dato che i margini sui lavoratori si sono già esauriti. Tutto ricadrà inevitabilmente sugli utenti con un aggravio delle tariffe”.

Intanto il decreto legge su Alitalia approderà in aula al Senato martedì 30 settembre e dovrebbe essere votato entro giovedì 2 ottobre.

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Veltroni, duro attacco alla destra.

Inserito da Claudio il 15 Settembre 2008


“Stanno rovinando l’Italia”

Il leader ai giovani del suo partito: “Si rischia l’autunno della democrazia
e della libertà. In un Paese che rischia di perdere anche la memoria”
di CLAUDIA MORGOGLIONE

    Veltroni, duro attacco alla destra "Stanno rovinando l'Italia"

Walter Veltroni

“LA DESTRA sta rovinando economicamente, politicamente e moralmente l’Italia”. Ed è anche responsabile di un vero e proprio “genocidio dei valori”, di “un deserto storico e culturale”, della deriva di una società “egoista e spietata” in cui “tutto è indistinto e tutto è lecito”. Di una pratica di governo che oscilla “tra annunci roboanti e misure ferree”, senza mai risolvere i problemi. In cui “la protezione, o presunta tale, è al di sopra di ogni cosa, anche di libertà e diritti civili: anche così può cominciare l’autunno della democrazia e della libertà”. Specie in un Paese “che rischia di perdere anche la memoria”, in cui vengono messi sullo stesso piano “i veri difensori d’Italia e coloro che scegliendo Salò e la Germania nazista avrebbero finito per distruggerla completamente”.

Nel suo discorso alla conferenza di chiusura della scuola estiva di politica del Pd a Sinalunga (provincia di Siena), davanti a una platea di giovani, Walter Veltroni è più netto, più duro, e più chiaro che mai. Contro la cultura di Berlusconi e dei post-fascisti: “L’Italia si renderà conto a breve che sette anni di governo della destra l’hanno ridotta nella condizione drammatica in cui si trova oggi”. Colpa di un “approccio neo-conservatore” che fa leva sulla paura, reprime invece di risolvere, cerca il revisionismo nell’interpretazione della storia d’Italia (il riferimento a Gianni Alemanno, Ignazio La Russa e soci è evidente).

“Noi dalla parte giusta”. L’orgoglio di essere democratico Veltroni lo esprime citando una serie di momenti cruciali, nella storia del progresso umano: “C’erano i democratici, non la destra, con le prime suffragette; con i braccianti che si battevano per la terra; per far finire una guerra (la seconda mondiale, ndr) che aveva fatto milioni di vittime; a sostenere la battaglia per la chiusura dei manicomi; a lottare per i diritti dei neri d’America; contro l’apartheid”. E per spiegare il punto di vista, il segretario ricorre anche a una citazione di Cris McCandless, protagonista (veramente esistito) del film Into the Wild di Sean Penn: “La felicità è reale solo quando è condivisa”.

La cultura dell’egoismo. Veltroni attacca l’idea dominante di un “io separato dal noi”: “Un virus che può fare solo male a una comunità”. Poi denuncia che in Italia c’è “una vera e propria perdita di senso, sotto una fitta coltre di egoismo e cinismo”. Ed è la destra “responsabile di questo clima di una società senza valori, in cui tutti coltivano solo il proprio desiderio individuale e si considera la missione e l’impegno collettivo e solidale come una favola per buoni sentimenti”. E così, di fronte agli immigrati o a chi ha un orientamento sessuale diverso, “bisogna solo proteggersi, tirar su muri e costruire fortezze”.

Il governo Berlusconi. Tante le stoccate al governo. A cominciare da istruzione e formazione: “Per il pensiero democratico la scuola è il centro di tutto, per la destra è un costo da tagliare. Per Berlusconi la scuola è a sua televisione, è così che vuole che vengano formati gli italiani”. Poi, riferendosi all’articolo di Repubblica di oggi sul consumo di cocaina tra i ragazzini, Veltroni sottolinea che la lotta alla droga significa lotta alla mafia e alla camorra, “e per stroncarle al governo ci vuole gente che non pensi che i mafiosi sono degli eroi”. E comunque, anche su questo tema, “la risposta della destra è miserevole”, basata solo solo sulla repressione. Così come altri provvedimenti, “dalle impronte ai bambini rom per arrivare alle celle negli stadi e al carcere per le prostitute e i loro clienti”.

Contro il revisionismo. Una bella fetta del discorso è dedicato alle polemiche attuali su Resistenza, Ventennio e Salò: “Non può esserci equidistanza tra fascismo e antifascismo. Non ci possono essere due verità, entrambe relative e soggettive. Ce ne è una sola: quella che la Storia ci ha consegnato. Che è scritta sulla pietra, sulle tavole della legge della nostra Costituzione. La destra non ha una vera cultura repubblicana”. E attenzione: anche se nel Novecento “la libertà ha sconfitto il totalitarismo, non può dirsi scongiurato il rischio che nuove forme di totalitarismo si prendano la rivincita”.

Contro il pessimismo. Di fronte a un’analisi così desolante, Veltroni ricorda che “c’è chi domanda cose migliori rispetto a quelle che comunemente vengono messe in offerta. Ci sono persone molto migliori rispetto alle rappresentazioni che solitamente vengono fatte. C’è un’Italia milgiore e possibile, che deve ritrovare il coraggio di sè”. Un messaggio di speranza ai giovani del suo partito, all’interno di un quadro, e di un’analisi dell’esistente, decisamente a tinte fosche.

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CAMPAGNA TESSERAMENTO 2008-2009

Inserito da casoledelsa il 9 Settembre 2008

Anche nel nostro comune parte la Campagna di Tesseramento del PD, per l’anno 2008-2009.

Invitiamo tutti i fondatori,  gli aderenti  e i simpatizzanti a recarsi nei circoli (ex sezioni), agli orari previsti, per ritirare la tessera nei giorni 12-13-14 di settembre.

Per il Circolo di Pievescola è previsto il giorno 11 settembre giovedì.

PD CASOLE D’ELSA

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IL VALORE DELLA RESISTENZA

Inserito da barbara il 9 Settembre 2008

8 settembre 1943, una data fatidica per l’Italia. La data dell’annuncio dell’armistizio con gli Alleati e della fine dell’alleanza militare con la Germania, ma anche la data della caduta del regime fascista.

Qualcuno in passato ha parlato di morte della Patria, io penso invece, come il presidente Ciampi, che quel giorno è morta una certa idea di Patria, quella fascista, e ne è nata un’altra, quella democratica.

Ieri durante la commemorazione del 65° anniversario della difesa di Roma, il ministro della difesa La Russa, intervenendo prima del Presidente Napolitano, ha elogiato il ruolo dei militari della Repubblica di Salò sostenendo che, “dal loro punto di vista, combatterono credendo nella difesa della Patria”.

Il Presidente della Repubblica ha affermato in seguito, contrapponendosi a quanto sostenuto poco prima da La Russa  ”L’8 settembre 1943 sancì il crollo - nella sconfitta e nella resa, nonostante il sacrificio e l’eroismo dei nostri combattenti - di quel disegno di guerra, in alleanza con la Germania nazista, che aveva rappresentato lo sbocco fatale e l’epilogo del fascismo. Ma quell’8 settembre annunciò nello stesso tempo la nascita della Resistenza, nel duplice segno che la caratterizzò fino all’insurrezione vittoriosa e alla Liberazione del 25 aprile del’45″.

E’ necessario lasciare alle nuove generazioni un messagio chiaro e non ambiguo, non tutte le scelte furono uguali, certe distinzioni non si possono eludere, non si devevono dimenticare; LA STORIA NON SI PUO’ CANCELLARE

I valori della Resistenza sono quelli che hanno trovato espressione nella nostra Costituzione e nella ricostruzione morale e materiale dell’Italia democratica.

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Chiusura festa nazionale PD

Inserito da Claudio il 8 Settembre 2008

Veltroni a Parisi: “Hai offeso il Pd”
E Berlusconi “alza le tasse”

Nel 2010 “più alte dello 0,2%”. Il governo “lascerà macerie dopo i fuochi d’artificio”
Attacco a Di Petro: “Ha tradito”. E a Rc: “Aveva rapporti con le Farc”
di CLAUDIA FUSANI

Veltroni intervistato da Mentana

FIRENZE - Doveva essere un po’ l’esame generale dopo l’estate dei veleni, dei “rami tagliati all’albero dello stesso Pd”, delle domande senza risposta e delle “scosse” che non arrivano, con D’Alema e Red da una parte, Parisi dall’altra e una miriade di polemiche locali, da Torino alla Sardegna, passando per Firenze. Veltroni lo sapeva e alla chiusura della prima festa Democratica è arrivato teso, sereno ma preoccupato. Si giocava molto oggi, per se stesso e per il partito.

Missione compiuta, emozione mescolata a passione, lacrime forse no ma sudore tanto. Ed è difficile dire dove finisce il secondo e cominciano le prime. Veltroni ha dato la carica, ha saputo trovare le parole giuste per dire “ripartiamo”, ridare “orgoglio” e “speranza” e chiamare a raccolta “il più grande partito riformista”. Il problema non erano le parole, con cui Veltroni è abilissimo. Il punto era quanto quelle parole avrebbero potuto convincere. Tremila persone accalcate, posti in piedi e in terra, a 33 gradi con un tasso di umidità altissimo, standing ovation e applausi da spellare le mani, la coda per l’autografo sulle melodie dei Cold Play, raccontano di una sintonia rara in una piazza, come quella fiorentina, appassionata, che non fa sconti e pretende fatti. E i “fatti”, le risposte, sono arrivate. Sulla cose da fare, salari, famiglie, scuola, giustizia, ambiente e sicurezza. Sul partito che non è più liquido e quindi “tutti diano una mano” e sul suo ceto politico (”voglio coinvolgere tutti i dirigenti”) a cominciare da D’Alema per finire con Parisi contro cui Veltroni punta il dito: “Non voglio un partito antiberlusconi ma neppure dirigenti filo-Berlusconi”. Risposte anche sulle alleanze di ieri, oggi e domani: “Di Pietro ha tradito il patto con gli elettori”; con l’Udc “va bene il dialogo” ma “no al pressing su Casini”. A Rifondazione, con cui dialoga, il segretario dice: “Sono allibito per il rapporto con le Farc”. Perché in fondo il Pd ha davanti a sé una marcia lunga, il traguardo non sono le Europee (a giugno 2009) ma le prossime elezioni politiche.

Veltroni scalda i muscoli in mattinata. Il segretario arriva alla Fortezza da Basso intorno alle dieci di mattina. Non aveva ancora messo piede alla Festa Democratica, anno primo dopo la festa dell’Unità, tra gli stand e nei vialetti che in due settimane hanno ospitato più di un milione di persone. Veltroni aveva in programma un incontro “tecnico” con i dirigenti locali ma alla fine improvvisa un comizio di circa cinquanta minuti. Per dire: “Il partito democratico non è un partito né di ex né di post ma di democratici e di democratiche”, “non è un’assemblea di reduci che sta insieme per contrastare la malinconia”. Soprattutto “non alza bandiera bianca”. Come invece vorrebbe qualcuno. Poi se ne va a Cortona per il matrimonio di Jovanotti. Torna alle sei, come previsto.

“Un paese senza guida e senza baricentro”. Ore 18, due poltroncine sul palco verde e metallo, da una parte Veltroni, dall’altra Enrico Mentana, davanti una platea per 2.500 persone. A mezzogiorno i posti erano già tutti occupati. Centinaia di persone trovono posto in terra, fuori, altre seggiole, altre panche. Comincia così la campagna d’autunno del Pd. Prima con la critica del governo che “lascia il paese senza guida e quando si spengeranno i fuochi d’artificio resteranno solo macerie”; e del premier che “nei primi cinque mesi ha pesnato solo a risolvere i suoi problemi”. Poi indicando la rotta di una navigazione “complessa” a cui però non ci sono alternative: “Nel momento in cui il progetto del Pd andasse in crisi, nel centrosinistra si apre una diaspora difficilmente conciliabile”. Avanti tutta, quindi, “col gioco di squadra”. Nelle prime file Rosy Bindi, Vannino Chiti, Michele Ventura, Lapo Pistelli accanto a Grazioni Cioni che scalpita per diventare sindaco e nei pressi di Leonardo Domenici che in primavera lascerà Palazzo Vecchio dopo dieci anni. L’appuntamento più importante è la manifestazione del 25 ottobre, “una grande manifestazione, inusuale forse perché dirà tanti no ma anche qualche sì”. Servono pazienza e sangue freddo perché “tutte le svolte hanno bisogno di tempo, non si fanno 800 metri col fiato dei 100…”.

Bagno di folla dopo due ore di intervista-comizio
Parisi “offende” la base del Pd, Di Pietro “ha tradito”, D’Alema faccia squadra. Prima di dire le cose da fare “fuori” dal partito, Veltroni cerca di fare chiarezza dentro il partito. A cominciare da Arturo Parisi che ieri aveva criticato il governo ombra del Pd ed elogiato il governo Berlusconi. “Molti dirigenti del Pd sparano bordate per finire sui giornali senza preoccuparsi se il corpo collettivo del partito subisce danni” dice Veltroni. E comunque, Parisi “ha offeso il 34 per cento degli italiani”, quelli che hanno votato Pd. Toni altrettanto duri contro Di Pietro. Perché ti sei alleato con lui, gli chiede Mentana. “Per dare l’idea di essere più forti e vincenti. Poi Di Pietro aveva sottoscritto un programma e accettato di fare gruppo parlamentare unico. Quando ha visto che aveva i numeri per andare per conto suo, ha scelto di tradire…”. Un paio di messaggi anche per D’Alema. Il primo: “Bene discutere, dare vita ad organismi e associazioni - dice Veltroni - ma il tesseramento quello no, anche perché deve essere uno solo. E soprattutto a un certo punto la discussione deve finire”. Il secondo: “Voglio coinvolgere tutti i dirigenti, ma certo, purché tutti diano veramente una mano e facciano squadra”. Sufficiente per l’ex ministro degli Esteri che ha chiesto di essere coinvolto?

Famiglia, scuola, giustizia, sicurezza: ecco le risposte. “Questo governo - attacca Veltroni - non sa parlare del primo problema di ogni famiglia: i salari”. E’ l’avvio del capitolo delle cose da fare. Il governo-ombra presenterà un pacchetto per la famiglia che prevede “un assegno di 2 mila e 500 euro per famiglie incapienti, un credito d’imposta rimborsabile per incentivare le donne al lavoro, il potenziamento delle detrazioni pari al 19% dell’affitto e l’innalzamento al 23% della quota del tasso detraibile sul mutuo”. Poi la scuola (”l’unica cosa che funziona sono le elementari e tagliano i maestri”), l’ambiente, la sicurezza. “Quanto ci abbiamo messo, noi a sinistra, per capire che se un cittadino chiede sicurezza non è di destra?” si rammarica Veltroni. E quindi a chi arriva da lontano, senza documenti, “va stretta la mano” e “mostrato il pugno di ferro”. Senza dimenticare mai che “è prima di tutto mio fratello”. Pubblico in piedi per un lunghissimo applauso. E ancora, “lotta all’evasione fiscale con parallela riduzione delle tasse visto che il governo ha detto che non potrà farlo per i prossimi cinque anni”. Anzi, “le tasse cresceranno dello0,2% nel 2010″. E la riforma della giustizia. “Berlusconi - dice - la intende così: cambia la legge se è accusato. Noi vogliamo fare le riforme con i magistrati e con gli avvocati no contro”. Su questo punto, comunque, il Pd “non dirà solo dei no”. E’ la risposta all’appello di Napolitano. E a quello che hanno dichiarato nei mesi estivi D’Alema e Violante.

Alleanze “non contro qualcuno ma su qualcosa”. C’è una percentuale che aleggia sulla giornata e sulla festa, un sondaggio pubblicato da La Stampa che piazza il Pd sotto il 30 per cento. Veltroni non capisce “dove sia lo schock” visto che “in Europa la sinistra ovunque perde voti e gli unici che crescono siamo noi”. Detto questo, inutile parlare ora di alleanze, “usciamo dal politichese, torniamo a parlare alle persone, ai cittadini”. Con L’Udc c’è “un dialogo” e “io incontro tutti i leader politici”. E’ più di una frecciata quella contro Rifondazione di Paolo Ferrero: “Resto allibito: un anno fa, quando l’Unione era al governo, alcuni di loro erano in contatto con le Farc. E noi ci si mobilitava per la liberazione di Ingrid Betancourt, prigioniera delle Farc”.

Follini dice che “oggi Veltroni s’è scrollato la polvere della sconfitta”. La maggioranza sorride da lontano e parla di un leader dell’opposizione “in confusione”. La tensioni interne, almeno per un giorno, sembrano congelate. Presto per dire missione compiuta. Ma il Pd oggi sembra aver ritrovato una strada.

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Claudio Cavicchioli

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