A proposito di sviluppo…..

Inserito da Massimo il 28 Luglio 2008

Casole D’Elsa nel terzo millennio, tra tradizione ed innovazione alla ricerca di una nuova identità

Alcuni giorni fa, rovistando tra pubblicazioni più o meno vecchie, mi è capitato tra le mani un libro che non avevo più avuto occasione di sfogliare da parecchio tempo.
Come succede quando ritrovi qualcosa che credevi perduta, mi sono soffermato e ho iniziato a sfogliare le pagine un po’ ingiallite:
Un borgo da scoprire - CASOLE D’ELSA, tra realtà sogno e mistero.
[...] quella sera, mentre stavamo per affrontare con la macchina l’ultima pettata prima di giungere alle due colonne tronche che sembrano elimitare il paese, il sole stava tramontando e avvertimmo la netta sensazione che in quel luogo la nera ombra medioevale incombesse ancora piena di agguato e mistero. Casole d’Elsa ha come un campo magnetico che lo avvolge quando ci si avvicina si avverte la netta sensazione di entrare nella storia, quella lenta successione di eventi e generazioni che ha levigato con il vento le grosse pietre delle altere mura perimetrali. Sembrano adattarsi alla perfezione le parole di Proust: ” A certi animi amanti del mistero, piace credere che gli oggetti conservino qualcosa degli occhi che li hanno guardati, che i monumenti ci appaiono soltanto sotto il velo sensibile su di loro intessuto dall’amore e dalla contemplazione di tanti adoratori nell’andare dei secoli….” [...]“
(Duccio Stefano Gazzei)

Di seguito i ringraziamenti a coloro che avevano contribuito alla redazione dell’opera (tutti Casolesi) e più avanti ancora una dedica:

A Don Paolo Montagnani (*) che trascorse a
Casole un po’ della sua vita,
tutt’altro che invano.
Con infinita riconoscenza


(*) Recentemente scomparso

Assalito da pensieri nostalgici, (Paolo Montagnani oltre ad aver celebrato le mie nozze e battezzato i miei figli è stato una persona da me stimata e anche un amico, uno dei pochi che ho avuto in quella veste) sono stato per un momento colto da un dubbio e incuriosito sono andato a leggere nella penultima di copertina la data di pubblicazione del opera; marzo 1996.
Il libro in questione, “Casole Racconta” a mio giudizio bellissimo, riporta alla memoria una storia recente del paese, ripercorrendo luoghi e situazioni ancora vivi nella memoria di molti vecchi casolesi.
Una storia fatta di tante storie, persone diverse che rappresentavano insieme una comunità.
Non un’astratta identificazione anagrafica ma una identità precisa.
Tante storie singole,  che condividendo una vita comune semplice,  magari costellata di piccole e grandi difficoltà e in qualche caso di miseria, avevano un obiettivo comune che era quello di progredite e migliorare prima di tutto come comunità, ben sapendo che i benefici comuni si ripercuotono inevitabilmente poi anche sui singoli.
Questa situazione fino a non molti anni fa, perlomeno nelle nostre zone, era una condizione comune ed abituale che poi si è andata via via smarrendo, a partire dai centri più grandi.
Far parte di una comunità, non è una semplice questione anagrafica, dovrebbe essere qualcosa di più coinvolgente. La condivisione con altri di parte della propria esistenza e delle proprie emozioni, dei propri sogni e dei propri desideri, per il raggiungimento di una qualità di vita migliore.
Viceversa perdere questa parte emozionale del nostro essere, significa perdere una parte della propria identità. Quanta parte di mondo è composta da individui che pur vivendo fianco a fianco neppure si conoscono? Che cosa condividono se non una solitudine che inaridisce soprattutto l’anima ?
Noi casolesi per ora viviamo ancora una situazione di privilegio rispetto a molti altri luoghi, ma questa condizione non è un dato acquisito ed immutabile ma piuttosto una quotidiana, continua e faticosa lotta per non perdere il contatto con i valori che ci hanno sorretto in passato.
Solo pochi anni fa, molti casolesi vivevano profondamente il proprio territorio e questa passione era tramandata anche alle generazioni successive.
Questa situazione era peraltro guardata con ammirazione e un pizzico di invidia anche da comuni vicini che già da tempo avevano smarrito questa passione iniziando a divenire solamente una mera espressione geografica.
Negli anni recenti le amministrazioni che a Casole si sono succedute hanno previsto che un paese così strutturato era destinato a “spengersi” lentamente e in conseguenza di ciò la politica locale è stata in gran parte rivolta a favorire uno sviluppo demografico di grandi proporzioni percentuali . Fu cosa giusta ? … ai posteri l’ardua sentenza .
Anche i non casolesi di nascita come me, ma per adozione che vivono per scelta e non per necessità in questo territorio ormai da anni , non possono far a meno di paragonare Casole di dieci, quindici anni fa a quella di oggi.
Al cittadino comune, questo “stravolgimento” del territorio , ma soprattutto sociale quanti e quali giovamenti ha portato?  Rispetto agli anni 90′ quanto abbiamo acquistato e cosa abbiamo perso?  Ognuno tragga le proprie conclusioni.
Certamente questo “sviluppo” a qualcuno avrà portato indubbi vantaggi, ma per la stragrande maggioranza dei cittadini già abitanti il Comune, è opinione di chi scrive, ha avuto un costo elevato in perdita di qualità della vita oltre ad un certo scollamento sociale.
Certo per chi viene da fuori e non ha vissuto i nostri “tempi migliori” magari provenendo da realtà molto diverse, Casole può apparire ancora oggi un posto dove “si può vivere” ma dobbiamo per forza accontentarci di questo o abbiamo il dovere anche per i nostri figli di pretendere qualcosa in più?
A poco a poco stiamo perdendo gran parte di quel patrimonio di tradizioni che ci ha reso quello che siamo e quello che ci viene proposto in cambio non lo compensa minimamente
Vecchi e nuovi casolesi saranno chiamati fra non molto alle urne per dare una guida al paese per i prossimi anni. Ognuno di noi dovrà immaginare come vorrebbe il proprio futuro e memore di quello che è stato fatto in passato, scegliere, pensando soprattutto che spesso gli interessi della collettività coincidono in gran parte anche con quelli dei singoli, quasi mai avviene l’opposto.

 

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Claudio Cavicchioli

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